True
2020-07-20
Cara Europa una risata ti seppellirà
Berlino (iStock)
Chi l'ha detto che i tedeschi non possiedono senso dell'umorismo? Per ricredersi, basta imbattersi in una puntata qualunque di Die Anstalt, show televisivo trasmesso in Germania dall'emittente Zdf ormai dal lontano febbraio 2014. Mattatori del programma - il cui titolo significa letteralmente «l'istituzione», ma nel linguaggio informale può essere tradotto come «la gabbia di matti» - i due comici Max Uthoff e Claus Von Wagner, tra l'altro anche autori dello spettacolo.
Scenografie semplici, dialoghi serrati e un forte grado di complicità tra i due conduttori. Quasi tutti gli sketch, infatti, si basano su lunghi e articolati botta e risposta tra i due protagonisti. Per certi versi, Die Anstalt ricorda la genialità perduta di quel cabaret italiano esploso dagli anni Sessanta in poi, e troppo facilmente rimpiazzato da una comicità dozzinale.
Ma come ogni prodotto di humour di qualità, oltre che per ridere la trasmissione di Uthoff e Von Wagner nasce anche per far pensare. Molti dei temi trattati sono seri, a volte perfino profondi, come la vendita degli armamenti oppure i massacri causati dalle Ss in Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Una riflessione che a un primo impatto potrebbe sembrare riservata al pubblico locale. Nei loro sketch, infatti, si intravede chiaramente la capacità di cogliere tutti i limiti della cultura tedesca.
C'è la volontà di dominio teutonica, la maniacale rincorsa del pareggio di bilancio, i pregiudizi verso i «partner» europei. Scendendo più in profondità, però, ci si accorge che i dialoghi non sono perlopiù appannaggio esclusivo del pubblico di casa. Ragion per cui Die Anstalt, quanto meno sulla piattaforma Youtube, dove qualche volenteroso utente si è prodigato per sottotitolare i video dei quali riproponiamo alcuni stralci su queste stesse pagine, sta timidamente iniziando a guadagnarsi qualche fan anche dalle nostre parti. Quasi una nicchia a giudicare dalle poche migliaia di visualizzazioni dei video, ma è già qualcosa. Perché bisogna ammetterlo, Max Uthoff e Claus Von Wagner hanno molto da dire sull'Italia e all'Italia. La loro feroce critica all'Unione europea, vista ormai come un progetto meramente burocratico e tecnocratico, intercetta un malessere molto in voga nel nostro Paese.
C'è un po' di Italia - ma anche di Spagna, Grecia, Portogallo - nella sfortunata Molvania che non riesce più a finanziarsi sui mercati. E infatti non è un caso se, proprio durante l'episodio che racconta le sventure di quell'immaginario Paese, a un certo punto Max Uthoff dice: «Vede, la Ue aveva avvertito l'Italia dicendo che avrebbero “sparato" pubblicamente su Berlusconi, fino a quando gli italiani non avrebbero più potuto permettersi il costo degli interessi (sul debito, ndr)». Com'è altrettanto tagliente e significativa la risposta di Von Wagner quando chiede al suo interlocutore «che Unione europea è questa, dove alla fine si è costretti a difendere Berlusconi?».
Uno dopo l'altro, i due comici passano in rassegna, riducendoli a brandelli, i principali cliché dell'europeismo più spinto. Memorabile il ridicolo concierge del «Grand Hotel Europa», che quando risponde al telefono della hall esclama: «Uniti nella diversità. Se fallisce l'euro fallisce l'Europa. Pace da 70 anni!». Oppure il triste ingegnere spagnolo costretto a fare il facchino, simbolo del fallimento della mobilità giovanile.
Tutto da ridere (e rimuginare) lo spezzone nel quale Von Wagner e Uthoff vanno su e giù a cavalcioni su un dondolo a rappresentare gli scambi commerciali tra un Paese e l'altro. Quando invece gli argomenti trattati sono più complessi, i due si servono di schemi e lavagne. Non è raro, in questi casi, che la gag si trasformi in una vera e propria lezione di educazione civica oppure di macroeconomia.
La chiave del successo di Die Anstalt, sia in televisione che sui social, sta nei suoi indiscussi protagonisti. Nato nel 1977, Claus Von Wagner consegue la laurea con una tesi sul cabaret politico nella tv tedesca. Dieci anni più grande di lui, invece, nel 2019 Max Uthoff è stato insignito del premio «Deutscher Kabarettpreis» per aver saputo mostrare «le contraddizioni e le ingiustizie del nostro sistema sociale con spietato umorismo». Due talenti indiscussi che ci auguriamo di vedere presto anche sui nostri schermi.
La verità sugli aiuti
«Succede anche voi ultimamente, quando nelle discussioni sulla Grecia provate ad argomentare in modo differente, di sentirvi come un medico in un morbillo party? Conoscenze basilari di economia per molti tedeschi sono diventate come i carboidrati: “Ogni tanto va bene, ma se riesco ad evitare…".
“I nostri soldi vanno tutti ai greci!", dice il lettore tipico della Bild. Vabbè che chi legge la Bild per informarsi, beve anche la grappa per dissetarsi. Anche se molti “informati “dicono che noi abbiamo salvato la Grecia, la verità è che l'89% di tutti gli aiuti, più di 200 miliardi, sono andati proprio lì dove c'era davvero bisogno: in banche e settore finanziario.
Guardate, di tutti i soldi che ha ricevuto la Grecia, l'89% è andato direttamente nel settore finanziario. Ai creditori privati si sono pagati debiti e interessi, solo una piccola parte dei soldi è arrivata nelle casse dello Stato. Si può dire che i greci hanno visto di quei soldi tanto quanto i lavoratori immigrati delle Olimpiadi di Sochi.
Adesso vi direte: “Oh, ma allora si poteva anche chiamare salvataggio delle banche". Certo, ma si sarebbe stati sinceri... Il sistema finanziario non è proprio stato solidale con i greci. Nessuno voleva più comprare titoli di stato greci, così è scattato il programma di aiuti Ue che ha creato questa situazione: all'inizio della crisi, nel 2010, il 100% dei debiti greci era in mano a creditori privati, cioè banche tedesche, francesi, greche, compagnie assicurative. Adesso sono solo il 20%. Il resto, l'80% dei debiti, è sulle spalle di istituzioni pubbliche. Cos'è successo? I rischi sui libri contabili delle banche sono migrati sulle spalle dei contribuenti europei.
Voi direte: “Ok, abbiamo evidentemente salvato il sistema bancario e non abbiamo speso nulla. Ma allora chi ha pagato?". Le povere famiglie greche, che hanno nel frattempo perso l'86% delle loro entrate».
La Verità sulla Bce
Cittadino Ue (C): «Va bene la stabilità, ma sono importanti anche la crescita e l'occupazione…».
Congierge Grand Hotel Europa (Cg): «La Bce è sotto l'influenza della Germania, soprattutto, e per questo si batte in prima linea per la stabilità dei prezzi. Non perché si tratti dell'idea politico-economica più convincente, ma perché è quella che i tedeschi hanno trovato più convincente. Vede, la stabilità dei prezzi è per il bene di tutti!».
C: «Ma guardi alla Spagna, guardi all'Italia. C'è un'alta stabilità dei prezzi, ma anche una disoccupazione troppo alta».
Cg: «Noi riteniamo invece che non sia abbastanza alta! Secondo la teoria della Bce, la quota ideale di disoccupazione in Spagna sarebbe, al momento, del 16%».
C: «Sta dicendo che avete una teoria secondo la quale in Spagna dovrebbe aumentare la disoccupazione?».
Cg: «È il Nairu, tasso di disoccupazione di inflazione stabile. Vede, ogni situazione economica ha la sua misura ideale di disoccupazione, che non si può abbassare artificialmente troppo velocemente, altrimenti c'è il pericolo di inflazione, la quale è un male per…?».
C: «La stabilità dei prezzi?».
Cg: «Esatto!».
C: «Perché per i disoccupati la stabilità dei prezzi è la cosa più importante, secondo lei? E non un posto di lavoro? Io voglio che la Bce si occupi della disoccupazione di quei Paesi!».
Cg: «È proprio per questo che abbiamo reso la Bce indipendente da appassionati politici nevrotici e ad alta emozionalità come lei! A voi abbiamo bloccato l'ingresso, ma non ai presidenti delle banche centrali. Loro provengono tutti da un gruppo di banchieri estremamente bene informato che si chiama “Top 30", una società chiusa di 30 top banker che si incontrano con i capi delle banche centrali e li influenzano».
C: «Quali possibilità ci sono che questi 30, quando controllano le banche, facciano qualcosa che a queste grandi banche non piace?».
Cg: «Nessuna!».
C: «Sa una cosa? La sua bella e indipendente Bce è sotto il controllo della finanza».
La verità sulla democrazia
Congierge Grand Hotel Europa (Cg): «Cosa sta cercando? La democrazia? Cosa vuol dire democrazia? Non noto la mancanza di democrazia nell'Ue».
Cittadino Ue (C): «Bene! Dunque, da qualche parte in questo organigramma dell'Ue dovrebbe esserci il cittadino europeo».
Cg: «Qua in basso».
C: «E dove viene fatta la politica europea?».
Cg: «Qua in alto».
C: «E come fa il cittadino europeo a far sentire la sua influenza democratica da laggiù a quassù?».
Cg: «Nel Consiglio dell'Unione europea, si incontrano i rispettivi ministri degli Stati Ue, e loro lì decidono le leggi».
C: «Un momento… il cittadino sceglie i suoi rappresentanti da solo… Non riesco a ricordare quando ho votato questo Consiglio».
Cg: «Non direttamente. Lei vota i politici per il Parlamento tedesco, no? Questi deputati votano la cancelliera. La cancelliera nomina i suoi ministri. Questi ministri vanno a Bruxelles e si incontrano nel Consiglio, e lì si decidono le leggi. Eccola lì, la sua influenza».
C: «Mi chiedo solo se il ministro dei Trasporti, dopo questo lungo viaggio, si ricorda della mia influenza. Già quando è in patria non fa quello che voglio io… Figuriamoci cosa farà quando è in viaggio per lavoro! Dunque, vediamo se ho capito… il Consiglio fa le leggi…».
Cg: “No! Semmai decide sulle leggi che vengono proposte dalla Commissione».
C: «Io l'ho eletta questa Commissione?».
Cg: «Per niente!».
C: «Ma propone delle leggi che per me sono molto importanti. Hanno bisogno della mia influenza!».
Cg: «Lei e la sua influenza! Sembra che sia ossessionato dal potere! Lei vota il Parlamento tedesco, questo elegge il capo del governo, che a sua volta sceglie i ministri che vanno nel Consiglio e lì eleggono la Commissione europea. Sono dei funzionari che vengono proposti al Parlamento europeo».
C: «Cos'è, un voto assistito?».
La verità sul deficit
Presidente Molvania (P): «Le ho appena dimostrato che tutti i suoi parametri del deficit sono senza fondamento!».
Ambasciatore Ue (A): «Non lo sono se ci si attengono tutti. Queste sono le regole della Ue. Ogni comunità ha bisogno di regole, vero?».
P: «Che bella comunità questa! Che gioca con delle regole senza fondamento. Sa che cosa hanno scatenato queste cifre? Una brutale politica del risparmio nei piccoli Stati, come l'Irlanda, che ha abbassato il salario minimo. In Grecia hanno tagliato le pensioni. In Spagna hanno chiuso i pronto soccorsi. Si può dire che la politica del risparmio è costata la vita delle persone».
A: «Volevamo solo il meglio: la stabilità dei prezzi».
P: «Lei mette il bene di una teoria davanti al bene della gente. Anche il fondo monetario internazionale si è corretto nel frattempo».
A: «Anche noi: abbiamo inasprito la nostra politica del risparmio con il patto di bilancio».
P: «Sa che cosa faccio? Informerò il Parlamento europeo».
A: «La prego, lo sanno già da tempo. Lo hanno già criticato».
P: «E non hanno cambiato niente?».
A: «Cosa crede, perché potete votarlo secondo lei?».
P: «L'Ue non è così democratica da lasciare spazio a Paesi che fanno politica economica sociale. Ma potremmo fare una Bce che si occupi di disoccupazione e non solo di stabilità dei prezzi!».
A: «La Germania non vuole».
P: «Potremmo allora costruire un fondo finanziario comune, dal quale si investe nei paesi in crisi per stabilizzarli. Oppure fare gli eurobond».
A: «I tedeschi non vogliono».
P: «Allora aumentiamo i salari, così l'export diventa più caro e diminuisce, e se diminuisce gli altri Stati non si indebitano».
A: «Il governo tedesco non vuole!».
P: «Ma cosa vogliono i tedeschi allora? Ancora di più di questa Europa?».
A: «Esatto!».
Continua a leggereRiduci
Volete sapere la verità sull'Ue? Sui suoi difetti e sulle sue regole assurde? C'è un programma comico che in Germania è diventato un fenomeno. Prende di mira senza censure tutti i cliché europeisti. E bacchetta Berlino.La verità sugli aiuti: «La troika ha massacrato i poveri greci. I soldi? Sono serviti per pagare le banche».La verità sulla Bce: «La stabilità dei prezzi? Piace in Germania. Chi se ne importa dei disoccupati italiani».La verità sulla democrazia: «Il potere nelle mani di chi non è stato eletto. E i cittadini non contano proprio niente...».La verità sul deficit: «Rispettate i parametri. E pazienza se così chiudono gli ospedali e muoiono le persone».Lo speciale contiene cinque articoli.Chi l'ha detto che i tedeschi non possiedono senso dell'umorismo? Per ricredersi, basta imbattersi in una puntata qualunque di Die Anstalt, show televisivo trasmesso in Germania dall'emittente Zdf ormai dal lontano febbraio 2014. Mattatori del programma - il cui titolo significa letteralmente «l'istituzione», ma nel linguaggio informale può essere tradotto come «la gabbia di matti» - i due comici Max Uthoff e Claus Von Wagner, tra l'altro anche autori dello spettacolo. Scenografie semplici, dialoghi serrati e un forte grado di complicità tra i due conduttori. Quasi tutti gli sketch, infatti, si basano su lunghi e articolati botta e risposta tra i due protagonisti. Per certi versi, Die Anstalt ricorda la genialità perduta di quel cabaret italiano esploso dagli anni Sessanta in poi, e troppo facilmente rimpiazzato da una comicità dozzinale. Ma come ogni prodotto di humour di qualità, oltre che per ridere la trasmissione di Uthoff e Von Wagner nasce anche per far pensare. Molti dei temi trattati sono seri, a volte perfino profondi, come la vendita degli armamenti oppure i massacri causati dalle Ss in Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Una riflessione che a un primo impatto potrebbe sembrare riservata al pubblico locale. Nei loro sketch, infatti, si intravede chiaramente la capacità di cogliere tutti i limiti della cultura tedesca. C'è la volontà di dominio teutonica, la maniacale rincorsa del pareggio di bilancio, i pregiudizi verso i «partner» europei. Scendendo più in profondità, però, ci si accorge che i dialoghi non sono perlopiù appannaggio esclusivo del pubblico di casa. Ragion per cui Die Anstalt, quanto meno sulla piattaforma Youtube, dove qualche volenteroso utente si è prodigato per sottotitolare i video dei quali riproponiamo alcuni stralci su queste stesse pagine, sta timidamente iniziando a guadagnarsi qualche fan anche dalle nostre parti. Quasi una nicchia a giudicare dalle poche migliaia di visualizzazioni dei video, ma è già qualcosa. Perché bisogna ammetterlo, Max Uthoff e Claus Von Wagner hanno molto da dire sull'Italia e all'Italia. La loro feroce critica all'Unione europea, vista ormai come un progetto meramente burocratico e tecnocratico, intercetta un malessere molto in voga nel nostro Paese. C'è un po' di Italia - ma anche di Spagna, Grecia, Portogallo - nella sfortunata Molvania che non riesce più a finanziarsi sui mercati. E infatti non è un caso se, proprio durante l'episodio che racconta le sventure di quell'immaginario Paese, a un certo punto Max Uthoff dice: «Vede, la Ue aveva avvertito l'Italia dicendo che avrebbero “sparato" pubblicamente su Berlusconi, fino a quando gli italiani non avrebbero più potuto permettersi il costo degli interessi (sul debito, ndr)». Com'è altrettanto tagliente e significativa la risposta di Von Wagner quando chiede al suo interlocutore «che Unione europea è questa, dove alla fine si è costretti a difendere Berlusconi?».Uno dopo l'altro, i due comici passano in rassegna, riducendoli a brandelli, i principali cliché dell'europeismo più spinto. Memorabile il ridicolo concierge del «Grand Hotel Europa», che quando risponde al telefono della hall esclama: «Uniti nella diversità. Se fallisce l'euro fallisce l'Europa. Pace da 70 anni!». Oppure il triste ingegnere spagnolo costretto a fare il facchino, simbolo del fallimento della mobilità giovanile. Tutto da ridere (e rimuginare) lo spezzone nel quale Von Wagner e Uthoff vanno su e giù a cavalcioni su un dondolo a rappresentare gli scambi commerciali tra un Paese e l'altro. Quando invece gli argomenti trattati sono più complessi, i due si servono di schemi e lavagne. Non è raro, in questi casi, che la gag si trasformi in una vera e propria lezione di educazione civica oppure di macroeconomia. La chiave del successo di Die Anstalt, sia in televisione che sui social, sta nei suoi indiscussi protagonisti. Nato nel 1977, Claus Von Wagner consegue la laurea con una tesi sul cabaret politico nella tv tedesca. Dieci anni più grande di lui, invece, nel 2019 Max Uthoff è stato insignito del premio «Deutscher Kabarettpreis» per aver saputo mostrare «le contraddizioni e le ingiustizie del nostro sistema sociale con spietato umorismo». Due talenti indiscussi che ci auguriamo di vedere presto anche sui nostri schermi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cara-europa-una-risata-ti-seppellira-2646435724.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-verita-sugli-aiuti" data-post-id="2646435724" data-published-at="1595180676" data-use-pagination="False"> La verità sugli aiuti «Succede anche voi ultimamente, quando nelle discussioni sulla Grecia provate ad argomentare in modo differente, di sentirvi come un medico in un morbillo party? Conoscenze basilari di economia per molti tedeschi sono diventate come i carboidrati: “Ogni tanto va bene, ma se riesco ad evitare…". “I nostri soldi vanno tutti ai greci!", dice il lettore tipico della Bild. Vabbè che chi legge la Bild per informarsi, beve anche la grappa per dissetarsi. Anche se molti “informati “dicono che noi abbiamo salvato la Grecia, la verità è che l'89% di tutti gli aiuti, più di 200 miliardi, sono andati proprio lì dove c'era davvero bisogno: in banche e settore finanziario. Guardate, di tutti i soldi che ha ricevuto la Grecia, l'89% è andato direttamente nel settore finanziario. Ai creditori privati si sono pagati debiti e interessi, solo una piccola parte dei soldi è arrivata nelle casse dello Stato. Si può dire che i greci hanno visto di quei soldi tanto quanto i lavoratori immigrati delle Olimpiadi di Sochi. Adesso vi direte: “Oh, ma allora si poteva anche chiamare salvataggio delle banche". Certo, ma si sarebbe stati sinceri... Il sistema finanziario non è proprio stato solidale con i greci. Nessuno voleva più comprare titoli di stato greci, così è scattato il programma di aiuti Ue che ha creato questa situazione: all'inizio della crisi, nel 2010, il 100% dei debiti greci era in mano a creditori privati, cioè banche tedesche, francesi, greche, compagnie assicurative. Adesso sono solo il 20%. Il resto, l'80% dei debiti, è sulle spalle di istituzioni pubbliche. Cos'è successo? I rischi sui libri contabili delle banche sono migrati sulle spalle dei contribuenti europei. Voi direte: “Ok, abbiamo evidentemente salvato il sistema bancario e non abbiamo speso nulla. Ma allora chi ha pagato?". Le povere famiglie greche, che hanno nel frattempo perso l'86% delle loro entrate». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cara-europa-una-risata-ti-seppellira-2646435724.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-verita-sulla-bce" data-post-id="2646435724" data-published-at="1595180676" data-use-pagination="False"> La Verità sulla Bce Cittadino Ue (C): «Va bene la stabilità, ma sono importanti anche la crescita e l'occupazione…». Congierge Grand Hotel Europa (Cg): «La Bce è sotto l'influenza della Germania, soprattutto, e per questo si batte in prima linea per la stabilità dei prezzi. Non perché si tratti dell'idea politico-economica più convincente, ma perché è quella che i tedeschi hanno trovato più convincente. Vede, la stabilità dei prezzi è per il bene di tutti!». C: «Ma guardi alla Spagna, guardi all'Italia. C'è un'alta stabilità dei prezzi, ma anche una disoccupazione troppo alta». Cg: «Noi riteniamo invece che non sia abbastanza alta! Secondo la teoria della Bce, la quota ideale di disoccupazione in Spagna sarebbe, al momento, del 16%». C: «Sta dicendo che avete una teoria secondo la quale in Spagna dovrebbe aumentare la disoccupazione?». Cg: «È il Nairu, tasso di disoccupazione di inflazione stabile. Vede, ogni situazione economica ha la sua misura ideale di disoccupazione, che non si può abbassare artificialmente troppo velocemente, altrimenti c'è il pericolo di inflazione, la quale è un male per…?». C: «La stabilità dei prezzi?». Cg: «Esatto!». C: «Perché per i disoccupati la stabilità dei prezzi è la cosa più importante, secondo lei? E non un posto di lavoro? Io voglio che la Bce si occupi della disoccupazione di quei Paesi!». Cg: «È proprio per questo che abbiamo reso la Bce indipendente da appassionati politici nevrotici e ad alta emozionalità come lei! A voi abbiamo bloccato l'ingresso, ma non ai presidenti delle banche centrali. Loro provengono tutti da un gruppo di banchieri estremamente bene informato che si chiama “Top 30", una società chiusa di 30 top banker che si incontrano con i capi delle banche centrali e li influenzano». C: «Quali possibilità ci sono che questi 30, quando controllano le banche, facciano qualcosa che a queste grandi banche non piace?». Cg: «Nessuna!». C: «Sa una cosa? La sua bella e indipendente Bce è sotto il controllo della finanza». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cara-europa-una-risata-ti-seppellira-2646435724.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="la-verita-sulla-democrazia" data-post-id="2646435724" data-published-at="1595180676" data-use-pagination="False"> La verità sulla democrazia Congierge Grand Hotel Europa (Cg): «Cosa sta cercando? La democrazia? Cosa vuol dire democrazia? Non noto la mancanza di democrazia nell'Ue». Cittadino Ue (C): «Bene! Dunque, da qualche parte in questo organigramma dell'Ue dovrebbe esserci il cittadino europeo». Cg: «Qua in basso». C: «E dove viene fatta la politica europea?». Cg: «Qua in alto». C: «E come fa il cittadino europeo a far sentire la sua influenza democratica da laggiù a quassù?». Cg: «Nel Consiglio dell'Unione europea, si incontrano i rispettivi ministri degli Stati Ue, e loro lì decidono le leggi». C: «Un momento… il cittadino sceglie i suoi rappresentanti da solo… Non riesco a ricordare quando ho votato questo Consiglio». Cg: «Non direttamente. Lei vota i politici per il Parlamento tedesco, no? Questi deputati votano la cancelliera. La cancelliera nomina i suoi ministri. Questi ministri vanno a Bruxelles e si incontrano nel Consiglio, e lì si decidono le leggi. Eccola lì, la sua influenza». C: «Mi chiedo solo se il ministro dei Trasporti, dopo questo lungo viaggio, si ricorda della mia influenza. Già quando è in patria non fa quello che voglio io… Figuriamoci cosa farà quando è in viaggio per lavoro! Dunque, vediamo se ho capito… il Consiglio fa le leggi…». Cg: “No! Semmai decide sulle leggi che vengono proposte dalla Commissione». C: «Io l'ho eletta questa Commissione?». Cg: «Per niente!». C: «Ma propone delle leggi che per me sono molto importanti. Hanno bisogno della mia influenza!». Cg: «Lei e la sua influenza! Sembra che sia ossessionato dal potere! Lei vota il Parlamento tedesco, questo elegge il capo del governo, che a sua volta sceglie i ministri che vanno nel Consiglio e lì eleggono la Commissione europea. Sono dei funzionari che vengono proposti al Parlamento europeo». C: «Cos'è, un voto assistito?». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cara-europa-una-risata-ti-seppellira-2646435724.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="la-verita-sul-deficit" data-post-id="2646435724" data-published-at="1595180676" data-use-pagination="False"> La verità sul deficit Presidente Molvania (P): «Le ho appena dimostrato che tutti i suoi parametri del deficit sono senza fondamento!». Ambasciatore Ue (A): «Non lo sono se ci si attengono tutti. Queste sono le regole della Ue. Ogni comunità ha bisogno di regole, vero?». P: «Che bella comunità questa! Che gioca con delle regole senza fondamento. Sa che cosa hanno scatenato queste cifre? Una brutale politica del risparmio nei piccoli Stati, come l'Irlanda, che ha abbassato il salario minimo. In Grecia hanno tagliato le pensioni. In Spagna hanno chiuso i pronto soccorsi. Si può dire che la politica del risparmio è costata la vita delle persone». A: «Volevamo solo il meglio: la stabilità dei prezzi». P: «Lei mette il bene di una teoria davanti al bene della gente. Anche il fondo monetario internazionale si è corretto nel frattempo». A: «Anche noi: abbiamo inasprito la nostra politica del risparmio con il patto di bilancio». P: «Sa che cosa faccio? Informerò il Parlamento europeo». A: «La prego, lo sanno già da tempo. Lo hanno già criticato». P: «E non hanno cambiato niente?». A: «Cosa crede, perché potete votarlo secondo lei?». P: «L'Ue non è così democratica da lasciare spazio a Paesi che fanno politica economica sociale. Ma potremmo fare una Bce che si occupi di disoccupazione e non solo di stabilità dei prezzi!». A: «La Germania non vuole». P: «Potremmo allora costruire un fondo finanziario comune, dal quale si investe nei paesi in crisi per stabilizzarli. Oppure fare gli eurobond». A: «I tedeschi non vogliono». P: «Allora aumentiamo i salari, così l'export diventa più caro e diminuisce, e se diminuisce gli altri Stati non si indebitano». A: «Il governo tedesco non vuole!». P: «Ma cosa vogliono i tedeschi allora? Ancora di più di questa Europa?». A: «Esatto!».
Kulsum Shadab Wahab, fondatrice di Ara Lumiere, tra i capi della collezione «Wounds of Gold»
Da anni impegnata nel sostegno alle donne sopravvissute alla violenza di genere, Wahab ha fondato Ara Lumiere con l’obiettivo di offrire dignità, autonomia economica e nuove opportunità a chi è stata vittima di attacchi con l’acido.
Nel novembre scorso è stata inoltre nominata Women empowerment ambassador per la Camera nazionale della moda italiana, riconoscimento che rafforza il legame tra il suo impegno sociale e il sistema della moda. Il progetto Ara Lumiere si fonda su un modello produttivo preciso: l’atelier impiega esclusivamente donne sopravvissute ad attacchi con acido, coinvolgendole in ogni fase della creazione. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di una scelta strutturale che integra artigianalità, formazione e indipendenza economica. Da questa esperienza concreta nasce «Wounds of Gold». La collezione trasforma la memoria in linguaggio visivo: le cicatrici non vengono nascoste né attenuate, ma diventano costruzione, superficie e architettura del capo. Linee irregolari, interruzioni materiche e contrasti tattili traducono l’idea di resilienza in forme sartoriali. La collezione attinge alla forza espressiva dei tessuti indiani, interpretati come materiali vivi, plasmati dal tempo e dall’intervento umano.
Le tradizioni della tessitura vengono rilette attraverso una sartorialità contemporanea che unisce radici culturali e visione futura. Ricami in zari e broccati vengono trattati e manipolati per evocare abrasioni e fratture, creando superfici che ricordano metalli consumati. Il risultato sono texture segnate ma risolute, capaci di raccontare una storia senza rinunciare alla raffinatezza. La palette cromatica è intensa e simbolica. L’oro emerge come elemento narrativo centrale: non semplice ornamento, ma segno di dignità riconquistata. L’argento introduce tensione e modernità, l’avorio suggerisce rinascita, mentre il nero ancora la collezione alla realtà, riconoscendo il trauma senza lasciargli dominare il racconto. Insieme, questi colori costruiscono un percorso visivo che va dalla frattura alla ricomposizione, dall’ombra alla luce. Le silhouette si distinguono per una struttura quasi architettonica, che tuttavia conserva una dimensione intima. Giacche e blazer sartoriali assumono la forma di corazze contemporanee: protettive ma eleganti, rigorose ma sensibili. Le linee volutamente irregolari, le proporzioni leggermente alterate e le texture stratificate riflettono corpi modellati dall’esperienza, lontani dall’idea di perfezione idealizzata che spesso domina la moda. A sostenere il percorso di Ara Lumiere è anche l’agenzia Negri Firman Pr & Communications, guidata da Silvia Negri. La collaborazione nasce da una visione comune: valorizzare un progetto che fonde moda etica, sostenibilità e impegno sociale, trasformando l’abbigliamento in uno strumento di advocacy e cambiamento. L’agenzia ha inoltre sviluppato il concept dell’evento di presentazione della collezione, curandone il posizionamento creativo, l’art direction e la produzione, con l’obiettivo di tradurre i valori del brand in un’esperienza immersiva.
Kulsum Shadab Wahab, originaria dell’India, è una filantropa e imprenditrice impegnata nel supporto alle donne sopravvissute alla violenza di genere e agli attacchi con l’acido. La sua attività filantropica e imprenditoriale nasce proprio in India, dove il progetto Ara Lumiere coinvolge donne sopravvissute a queste aggressioni nella produzione artigianale dei capi, offrendo formazione e indipendenza economica. Con «Wounds of Gold», Ara Lumiere dimostra come il processo creativo possa generare opportunità concrete oltre l’estetica. Ogni capo porta con sé una presenza e una storia, trasformando l’abito in una testimonianza viva.
La collezione invita a riconsiderare i concetti di bellezza, forza e lusso, mostrando come anche una cicatrice possa diventare forma, struttura e luce. In questo modo la moda si afferma non solo come espressione stilistica, ma come strumento di autonomia, dignità e rinascita. «Lo spirito delle donne, il loro coraggio, la loro resilienza e quella forza silenziosa saranno sempre la mia guida. Nel mio ruolo di ambasciatrice custodisco le loro storie e vado avanti con determinazione e responsabilità. Attraverso la moda e l’impegno sociale mi adopero per promuovere un mondo in cui ogni donna possa sentirsi libera, forte e capace di costruire il proprio destino, generando un cambiamento globale», ha concluso Kulsum Shadab Wahab.
Continua a leggereRiduci
(Ansa)
L’ambasciatore dovrebbe evidenziare a Landini e compagni la drammatica situazione del popolo cubano e illustrare le sfide che il Paese, alle prese con «le strette» di Trump, affronta quotidianamente. Più o meno come successo di recente, in occasione di un convegno («Difendere Cuba e il diritto internazionale: la campagna Energia per la vita») organizzato nella Sala del Carroccio in Campidoglio. L’incontro è stato ideato da diverse associazioni e tra queste spiccavano i nomi di Cgil, Anpi e Arci. Così come tra i relatori si faceva notare la presenza del segretario generale della Cgil, Pino Gesmundo, considerato uno degli uomini più vicini al Lider Maximo , Landini.
Tutto legittimo, ci mancherebbe. Qui non è in discussione il diritto dei cubani di difendere la libertà del loro popolo o la possibilità di organizzare delle iniziative per raccogliere aiuti o solidarietà. Viene invece assai difficile comprendere perché questa sia diventata una delle principali attività (tra convegni e flotille varie) di un sindacato che dovrebbe avere ben altre priorità: preoccuparsi di chi sta perdendo il posto di lavoro.
Anche perché, nonostante i buoni dati sull’occupazione, peraltro ripetutamente confutati dalla stessa Cgil, basterebbe la situazione dell’automotive e di Stellantis per convincere i duri e puri della Fiom a spostare il centro dei loro pensieri.
Che la situazione in casa ex Fiat sia critica lo ripetiamo da mesi. Ma con gli eredi degli Agnelli non c’è mai limite al peggio. Solo ieri, tanto per lasciar spazio ai fatti nuovi, Stellantis ha «messo alla porta» della fabbrica di Atessa altri 305 dipendenti. Il linguaggio usato dall’azienda è molto meno diretto, si parla di apertura di una procedura di incentivazione all’esodo, ma la sostanza è quella. Ci sono altre posizioni di troppo che vanno tagliate.
Che si aggiungono alle continue sforbiciate degli ultimi anni. Nella Val di Sangro gli addetti sono passati dai circa 6.500 di alcuni anni fa agli attuali 4.330, con la prospettiva di scendere a poco più di 4.000 al termine della nuova procedura di incentivazione all’uscita. Nello stesso momento, come è ovvio che sia, è crollata anche la produzione, passata dai 297.000 furgoni realizzati nel 2018 aai 166.000 del 2025.
Cambiano solo i numeri, ma la sostanza degli altri stabilimenti italiani è la stessa. E i vari siti, da Mirafiori fino a Pomigliano, Termoli e Melfi, si portano dietro la drammatica scia di chiusure e licenziamenti che sta falcidiando l’indotto. Ieri l’epicentro è stato Cassino dove i lavoratori hanno proclamato una giornata di sciopero.
Motivazione? Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, all’origine della protesta ci sarebbe la decisione di Stellantis di negare l’accesso all’assemblea delle aziende dell’indotto. In particolare Logitech, Teknoservice e Trasnova. Che paradossalmente sono quelle più colpite dalla crisi, con una cassa integrazione continua e prospettive occupazionali assai incerte.
Il punto è che la cronaca aziendale su Stellantis (ieri altro tracollo in Borsa: ha perso il 4,37%) assomiglia sempre di più a una sorta di bollettino di guerra. Con delle giornate più funeste, come quelle che sono appena trascorse. Anche perché raccontano di nuove iniziative strategiche (per adesso smentite) che porterebbero le ex fabbriche Agnelli sempre più lontane dal Belpase.
Giovedì Bloomberg ha parlato di incontri con i produttori cinesi Xiaomi e Xpeng per valutare diverse opzioni per una potenziale ristrutturazione delle attività europee del gruppo. Evidenziando che tra le alternative prese in considerazione ci sarebbe la possibilità di acquisire partecipazioni in alcuni marchi del gruppo. Per esempio Maserati. Stellantis ha smentito in modo anche abbastanza seccato.
Non sarebbe, però, la prima volta che una smentita degli Elkann si trasforma in tempi rapidi nell’ennesimo annuncio drammatico per i lavoratori.
Continua a leggereRiduci
(IStock)
«Mostrano un legame molto solido e intenso […] una coppia matura, equilibrata, traspare fiducia e stima nell’altro […] caratterialmente sono l’opposto ma questo non li divide, piuttosto li integra», si legge nel provvedimento del tribunale di cui dà notizia il Corriere della Sera. Uniti civilmente dal 2019, vogliono adottare un bambino di un orfanatrofio all’estero ma l’articolo 6 della legge 184 sulle adozioni parla chiaro: «L’adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni».
Il vincolo matrimoniale è requisito fondamentale, in Italia non esiste il matrimonio legale tra persone dello stesso sesso e le coppie unite civilmente dopo la legge Cirinnà del 2016 non possono accedere all’adozione congiunta. La Consulta, con sentenza 33/2025 aveva dichiarato incostituzionale il comma 1 dell’articolo 29 bis della legge in questione «solo» nella parte in cui non includeva le persone singole, residenti in Italia, fra coloro che possono presentare dichiarazione di disponibilità all’adozione internazionale.
Il tribunale di Venezia sostiene che la normativa risulta discriminante sia per le coppie unite civilmente, sia per i bambini e contrasta con i principi della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Per l’avvocato Valentina Pizzol, che assiste la coppia, il divieto diventa facilmente aggirabile: «Se i nostri clienti divorziassero, ciascuno di loro potrebbe adottare un bimbo e dopo anche ricostituire l’unione civile», ha tenuto a sottolineare.
È vero, ritenendo che di fronte a una situazione di abbandono e di sofferenza del bambino bisogna guardare al suo concreto interesse, con la sentenza 33 la Consulta ha, però, aperto solo a persone di stato libero e non ai componenti di unioni civili. Il single può essere Lgbt, ma l’orientamento sessuale non sembra un criterio rilevante per valutare la sua idoneità genitoriale, mentre le coppie gay restano escluse. I giudici costituzionali dovevano immaginare che prima o poi anche le coppie dello stesso sesso avrebbero puntato i piedi per vedersi riconosciuto il diritto di adottare un minore all’estero.
Una norma che impedisce l’adozione internazionale a due uomini uniti civilmente non ha «alcuno scopo legittimo e non trova una ragione plausibile alla luce del principio di uguaglianza», sostiene il Tribunale dei minorenni, secondo il quale la coppia di veneziani «ha risorse idonee a farsi carico di minori in stato di abbandono». Fa bene Pro vita & famiglia a protestare, affermando attraverso il suo portavoce Jacopo Coghe che la decisione «di rimettere alla Corte costituzionale la norma sulle adozioni è grave perché strumentalizza e snatura il senso del supremo interesse di un minore».
L’associazione ricorda che «l’adozione esiste per dare a un bambino una mamma e un papà, non per esaudire il “diritto al figlio” degli adulti». Però la Consulta, riconoscendo che i single risultano in astratto idonei a prendersi cura di un minore abbandonato, idonei a offrire un «ambiente stabile e armonioso», lo scorso anno ha aperto la strada alle pretese anche degli omosessuali. Ha inaugurato «quella pericolosa deriva del “diritto al figlio”», come sottolinea Coghe.
Certo, poi spetta al giudice minorile accertare l’idoneità affettiva, la capacità di mantenere, di educare dell’aspirante genitore, tenendo pure conto della rete familiare di riferimento, però se un single omosessuale offre garanzie la sua dichiarazione di disponibilità ad adottare un minore straniero residente all’estero non viene negata. E la coppia omosessuale allora punta i piedi, si ribella.
Pro vita & famiglia denuncia anche una «contraddizione palese» nella magistratura minorile italiana: «Mentre il tribunale di Venezia vuole far adottare un bambino a coppie gay, i colleghi dell’Aquila, con la famiglia del bosco, li strappano ai genitori naturali. È chiaro che i giudici devono rivedere urgentemente la loro concezione, evidentemente fallace, di “superiore interesse del minore”».
Le sentenze della Consulta diventano il pretesto per forzare la mano con il legislatore anche in tema di suicidio assistito. L’archiviazione delle inchieste nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, autodenunciatosi per aver accompagnato in Svizzera nel 2022 due malati terminali che rifiutavano trattamenti di sostegno vitale, sta spostando la questione non punibilità riconosciuta dalla Consulta a una pretesa di diritto generalizzato «all’aiuto alla morte volontaria».
L’associazione ha annunciato mobilitazioni nelle piazze di tutta Italia, dal 6 al 19 aprile. Obiettivo, chiedere al governo di ritirare la legge che «escluderebbe il Servizio sanitario nazionale (e, dunque, le Regioni stesse) da questi percorsi; limiterebbe il diritto all’aiuto alla morte volontaria solo a pazienti attaccati a una macchina (escludendo così molti pazienti oncologici terminali o affetti da patologie neurodegenerative); eliminerebbe il ruolo dei Comitati etici locali, sostituiti da un Comitato nazionale di nomina governativa». Verrebbe anche annullato il testamento biologico, per chi fa richiesta di aiuto alla morte volontaria.
A dispetto delle proclamazioni e dei toni che si preannunciano sempre più accesi, non va dimenticato che la Consulta ha sempre ritenuto pregiudiziale a ogni trattamento di fine vita il ricorso alle cure palliative e che la cultura della vita va di pari passo con la cura della sofferenza. L’autodeterminazione vale anche nelle scelte di morte?
Continua a leggereRiduci