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2020-07-20
Cara Europa una risata ti seppellirà
Berlino (iStock)
Chi l'ha detto che i tedeschi non possiedono senso dell'umorismo? Per ricredersi, basta imbattersi in una puntata qualunque di Die Anstalt, show televisivo trasmesso in Germania dall'emittente Zdf ormai dal lontano febbraio 2014. Mattatori del programma - il cui titolo significa letteralmente «l'istituzione», ma nel linguaggio informale può essere tradotto come «la gabbia di matti» - i due comici Max Uthoff e Claus Von Wagner, tra l'altro anche autori dello spettacolo.
Scenografie semplici, dialoghi serrati e un forte grado di complicità tra i due conduttori. Quasi tutti gli sketch, infatti, si basano su lunghi e articolati botta e risposta tra i due protagonisti. Per certi versi, Die Anstalt ricorda la genialità perduta di quel cabaret italiano esploso dagli anni Sessanta in poi, e troppo facilmente rimpiazzato da una comicità dozzinale.
Ma come ogni prodotto di humour di qualità, oltre che per ridere la trasmissione di Uthoff e Von Wagner nasce anche per far pensare. Molti dei temi trattati sono seri, a volte perfino profondi, come la vendita degli armamenti oppure i massacri causati dalle Ss in Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Una riflessione che a un primo impatto potrebbe sembrare riservata al pubblico locale. Nei loro sketch, infatti, si intravede chiaramente la capacità di cogliere tutti i limiti della cultura tedesca.
C'è la volontà di dominio teutonica, la maniacale rincorsa del pareggio di bilancio, i pregiudizi verso i «partner» europei. Scendendo più in profondità, però, ci si accorge che i dialoghi non sono perlopiù appannaggio esclusivo del pubblico di casa. Ragion per cui Die Anstalt, quanto meno sulla piattaforma Youtube, dove qualche volenteroso utente si è prodigato per sottotitolare i video dei quali riproponiamo alcuni stralci su queste stesse pagine, sta timidamente iniziando a guadagnarsi qualche fan anche dalle nostre parti. Quasi una nicchia a giudicare dalle poche migliaia di visualizzazioni dei video, ma è già qualcosa. Perché bisogna ammetterlo, Max Uthoff e Claus Von Wagner hanno molto da dire sull'Italia e all'Italia. La loro feroce critica all'Unione europea, vista ormai come un progetto meramente burocratico e tecnocratico, intercetta un malessere molto in voga nel nostro Paese.
C'è un po' di Italia - ma anche di Spagna, Grecia, Portogallo - nella sfortunata Molvania che non riesce più a finanziarsi sui mercati. E infatti non è un caso se, proprio durante l'episodio che racconta le sventure di quell'immaginario Paese, a un certo punto Max Uthoff dice: «Vede, la Ue aveva avvertito l'Italia dicendo che avrebbero “sparato" pubblicamente su Berlusconi, fino a quando gli italiani non avrebbero più potuto permettersi il costo degli interessi (sul debito, ndr)». Com'è altrettanto tagliente e significativa la risposta di Von Wagner quando chiede al suo interlocutore «che Unione europea è questa, dove alla fine si è costretti a difendere Berlusconi?».
Uno dopo l'altro, i due comici passano in rassegna, riducendoli a brandelli, i principali cliché dell'europeismo più spinto. Memorabile il ridicolo concierge del «Grand Hotel Europa», che quando risponde al telefono della hall esclama: «Uniti nella diversità. Se fallisce l'euro fallisce l'Europa. Pace da 70 anni!». Oppure il triste ingegnere spagnolo costretto a fare il facchino, simbolo del fallimento della mobilità giovanile.
Tutto da ridere (e rimuginare) lo spezzone nel quale Von Wagner e Uthoff vanno su e giù a cavalcioni su un dondolo a rappresentare gli scambi commerciali tra un Paese e l'altro. Quando invece gli argomenti trattati sono più complessi, i due si servono di schemi e lavagne. Non è raro, in questi casi, che la gag si trasformi in una vera e propria lezione di educazione civica oppure di macroeconomia.
La chiave del successo di Die Anstalt, sia in televisione che sui social, sta nei suoi indiscussi protagonisti. Nato nel 1977, Claus Von Wagner consegue la laurea con una tesi sul cabaret politico nella tv tedesca. Dieci anni più grande di lui, invece, nel 2019 Max Uthoff è stato insignito del premio «Deutscher Kabarettpreis» per aver saputo mostrare «le contraddizioni e le ingiustizie del nostro sistema sociale con spietato umorismo». Due talenti indiscussi che ci auguriamo di vedere presto anche sui nostri schermi.
La verità sugli aiuti
«Succede anche voi ultimamente, quando nelle discussioni sulla Grecia provate ad argomentare in modo differente, di sentirvi come un medico in un morbillo party? Conoscenze basilari di economia per molti tedeschi sono diventate come i carboidrati: “Ogni tanto va bene, ma se riesco ad evitare…".
“I nostri soldi vanno tutti ai greci!", dice il lettore tipico della Bild. Vabbè che chi legge la Bild per informarsi, beve anche la grappa per dissetarsi. Anche se molti “informati “dicono che noi abbiamo salvato la Grecia, la verità è che l'89% di tutti gli aiuti, più di 200 miliardi, sono andati proprio lì dove c'era davvero bisogno: in banche e settore finanziario.
Guardate, di tutti i soldi che ha ricevuto la Grecia, l'89% è andato direttamente nel settore finanziario. Ai creditori privati si sono pagati debiti e interessi, solo una piccola parte dei soldi è arrivata nelle casse dello Stato. Si può dire che i greci hanno visto di quei soldi tanto quanto i lavoratori immigrati delle Olimpiadi di Sochi.
Adesso vi direte: “Oh, ma allora si poteva anche chiamare salvataggio delle banche". Certo, ma si sarebbe stati sinceri... Il sistema finanziario non è proprio stato solidale con i greci. Nessuno voleva più comprare titoli di stato greci, così è scattato il programma di aiuti Ue che ha creato questa situazione: all'inizio della crisi, nel 2010, il 100% dei debiti greci era in mano a creditori privati, cioè banche tedesche, francesi, greche, compagnie assicurative. Adesso sono solo il 20%. Il resto, l'80% dei debiti, è sulle spalle di istituzioni pubbliche. Cos'è successo? I rischi sui libri contabili delle banche sono migrati sulle spalle dei contribuenti europei.
Voi direte: “Ok, abbiamo evidentemente salvato il sistema bancario e non abbiamo speso nulla. Ma allora chi ha pagato?". Le povere famiglie greche, che hanno nel frattempo perso l'86% delle loro entrate».
La Verità sulla Bce
Cittadino Ue (C): «Va bene la stabilità, ma sono importanti anche la crescita e l'occupazione…».
Congierge Grand Hotel Europa (Cg): «La Bce è sotto l'influenza della Germania, soprattutto, e per questo si batte in prima linea per la stabilità dei prezzi. Non perché si tratti dell'idea politico-economica più convincente, ma perché è quella che i tedeschi hanno trovato più convincente. Vede, la stabilità dei prezzi è per il bene di tutti!».
C: «Ma guardi alla Spagna, guardi all'Italia. C'è un'alta stabilità dei prezzi, ma anche una disoccupazione troppo alta».
Cg: «Noi riteniamo invece che non sia abbastanza alta! Secondo la teoria della Bce, la quota ideale di disoccupazione in Spagna sarebbe, al momento, del 16%».
C: «Sta dicendo che avete una teoria secondo la quale in Spagna dovrebbe aumentare la disoccupazione?».
Cg: «È il Nairu, tasso di disoccupazione di inflazione stabile. Vede, ogni situazione economica ha la sua misura ideale di disoccupazione, che non si può abbassare artificialmente troppo velocemente, altrimenti c'è il pericolo di inflazione, la quale è un male per…?».
C: «La stabilità dei prezzi?».
Cg: «Esatto!».
C: «Perché per i disoccupati la stabilità dei prezzi è la cosa più importante, secondo lei? E non un posto di lavoro? Io voglio che la Bce si occupi della disoccupazione di quei Paesi!».
Cg: «È proprio per questo che abbiamo reso la Bce indipendente da appassionati politici nevrotici e ad alta emozionalità come lei! A voi abbiamo bloccato l'ingresso, ma non ai presidenti delle banche centrali. Loro provengono tutti da un gruppo di banchieri estremamente bene informato che si chiama “Top 30", una società chiusa di 30 top banker che si incontrano con i capi delle banche centrali e li influenzano».
C: «Quali possibilità ci sono che questi 30, quando controllano le banche, facciano qualcosa che a queste grandi banche non piace?».
Cg: «Nessuna!».
C: «Sa una cosa? La sua bella e indipendente Bce è sotto il controllo della finanza».
La verità sulla democrazia
Congierge Grand Hotel Europa (Cg): «Cosa sta cercando? La democrazia? Cosa vuol dire democrazia? Non noto la mancanza di democrazia nell'Ue».
Cittadino Ue (C): «Bene! Dunque, da qualche parte in questo organigramma dell'Ue dovrebbe esserci il cittadino europeo».
Cg: «Qua in basso».
C: «E dove viene fatta la politica europea?».
Cg: «Qua in alto».
C: «E come fa il cittadino europeo a far sentire la sua influenza democratica da laggiù a quassù?».
Cg: «Nel Consiglio dell'Unione europea, si incontrano i rispettivi ministri degli Stati Ue, e loro lì decidono le leggi».
C: «Un momento… il cittadino sceglie i suoi rappresentanti da solo… Non riesco a ricordare quando ho votato questo Consiglio».
Cg: «Non direttamente. Lei vota i politici per il Parlamento tedesco, no? Questi deputati votano la cancelliera. La cancelliera nomina i suoi ministri. Questi ministri vanno a Bruxelles e si incontrano nel Consiglio, e lì si decidono le leggi. Eccola lì, la sua influenza».
C: «Mi chiedo solo se il ministro dei Trasporti, dopo questo lungo viaggio, si ricorda della mia influenza. Già quando è in patria non fa quello che voglio io… Figuriamoci cosa farà quando è in viaggio per lavoro! Dunque, vediamo se ho capito… il Consiglio fa le leggi…».
Cg: “No! Semmai decide sulle leggi che vengono proposte dalla Commissione».
C: «Io l'ho eletta questa Commissione?».
Cg: «Per niente!».
C: «Ma propone delle leggi che per me sono molto importanti. Hanno bisogno della mia influenza!».
Cg: «Lei e la sua influenza! Sembra che sia ossessionato dal potere! Lei vota il Parlamento tedesco, questo elegge il capo del governo, che a sua volta sceglie i ministri che vanno nel Consiglio e lì eleggono la Commissione europea. Sono dei funzionari che vengono proposti al Parlamento europeo».
C: «Cos'è, un voto assistito?».
La verità sul deficit
Presidente Molvania (P): «Le ho appena dimostrato che tutti i suoi parametri del deficit sono senza fondamento!».
Ambasciatore Ue (A): «Non lo sono se ci si attengono tutti. Queste sono le regole della Ue. Ogni comunità ha bisogno di regole, vero?».
P: «Che bella comunità questa! Che gioca con delle regole senza fondamento. Sa che cosa hanno scatenato queste cifre? Una brutale politica del risparmio nei piccoli Stati, come l'Irlanda, che ha abbassato il salario minimo. In Grecia hanno tagliato le pensioni. In Spagna hanno chiuso i pronto soccorsi. Si può dire che la politica del risparmio è costata la vita delle persone».
A: «Volevamo solo il meglio: la stabilità dei prezzi».
P: «Lei mette il bene di una teoria davanti al bene della gente. Anche il fondo monetario internazionale si è corretto nel frattempo».
A: «Anche noi: abbiamo inasprito la nostra politica del risparmio con il patto di bilancio».
P: «Sa che cosa faccio? Informerò il Parlamento europeo».
A: «La prego, lo sanno già da tempo. Lo hanno già criticato».
P: «E non hanno cambiato niente?».
A: «Cosa crede, perché potete votarlo secondo lei?».
P: «L'Ue non è così democratica da lasciare spazio a Paesi che fanno politica economica sociale. Ma potremmo fare una Bce che si occupi di disoccupazione e non solo di stabilità dei prezzi!».
A: «La Germania non vuole».
P: «Potremmo allora costruire un fondo finanziario comune, dal quale si investe nei paesi in crisi per stabilizzarli. Oppure fare gli eurobond».
A: «I tedeschi non vogliono».
P: «Allora aumentiamo i salari, così l'export diventa più caro e diminuisce, e se diminuisce gli altri Stati non si indebitano».
A: «Il governo tedesco non vuole!».
P: «Ma cosa vogliono i tedeschi allora? Ancora di più di questa Europa?».
A: «Esatto!».
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Volete sapere la verità sull'Ue? Sui suoi difetti e sulle sue regole assurde? C'è un programma comico che in Germania è diventato un fenomeno. Prende di mira senza censure tutti i cliché europeisti. E bacchetta Berlino.La verità sugli aiuti: «La troika ha massacrato i poveri greci. I soldi? Sono serviti per pagare le banche».La verità sulla Bce: «La stabilità dei prezzi? Piace in Germania. Chi se ne importa dei disoccupati italiani».La verità sulla democrazia: «Il potere nelle mani di chi non è stato eletto. E i cittadini non contano proprio niente...».La verità sul deficit: «Rispettate i parametri. E pazienza se così chiudono gli ospedali e muoiono le persone».Lo speciale contiene cinque articoli.Chi l'ha detto che i tedeschi non possiedono senso dell'umorismo? Per ricredersi, basta imbattersi in una puntata qualunque di Die Anstalt, show televisivo trasmesso in Germania dall'emittente Zdf ormai dal lontano febbraio 2014. Mattatori del programma - il cui titolo significa letteralmente «l'istituzione», ma nel linguaggio informale può essere tradotto come «la gabbia di matti» - i due comici Max Uthoff e Claus Von Wagner, tra l'altro anche autori dello spettacolo. Scenografie semplici, dialoghi serrati e un forte grado di complicità tra i due conduttori. Quasi tutti gli sketch, infatti, si basano su lunghi e articolati botta e risposta tra i due protagonisti. Per certi versi, Die Anstalt ricorda la genialità perduta di quel cabaret italiano esploso dagli anni Sessanta in poi, e troppo facilmente rimpiazzato da una comicità dozzinale. Ma come ogni prodotto di humour di qualità, oltre che per ridere la trasmissione di Uthoff e Von Wagner nasce anche per far pensare. Molti dei temi trattati sono seri, a volte perfino profondi, come la vendita degli armamenti oppure i massacri causati dalle Ss in Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Una riflessione che a un primo impatto potrebbe sembrare riservata al pubblico locale. Nei loro sketch, infatti, si intravede chiaramente la capacità di cogliere tutti i limiti della cultura tedesca. C'è la volontà di dominio teutonica, la maniacale rincorsa del pareggio di bilancio, i pregiudizi verso i «partner» europei. Scendendo più in profondità, però, ci si accorge che i dialoghi non sono perlopiù appannaggio esclusivo del pubblico di casa. Ragion per cui Die Anstalt, quanto meno sulla piattaforma Youtube, dove qualche volenteroso utente si è prodigato per sottotitolare i video dei quali riproponiamo alcuni stralci su queste stesse pagine, sta timidamente iniziando a guadagnarsi qualche fan anche dalle nostre parti. Quasi una nicchia a giudicare dalle poche migliaia di visualizzazioni dei video, ma è già qualcosa. Perché bisogna ammetterlo, Max Uthoff e Claus Von Wagner hanno molto da dire sull'Italia e all'Italia. La loro feroce critica all'Unione europea, vista ormai come un progetto meramente burocratico e tecnocratico, intercetta un malessere molto in voga nel nostro Paese. C'è un po' di Italia - ma anche di Spagna, Grecia, Portogallo - nella sfortunata Molvania che non riesce più a finanziarsi sui mercati. E infatti non è un caso se, proprio durante l'episodio che racconta le sventure di quell'immaginario Paese, a un certo punto Max Uthoff dice: «Vede, la Ue aveva avvertito l'Italia dicendo che avrebbero “sparato" pubblicamente su Berlusconi, fino a quando gli italiani non avrebbero più potuto permettersi il costo degli interessi (sul debito, ndr)». Com'è altrettanto tagliente e significativa la risposta di Von Wagner quando chiede al suo interlocutore «che Unione europea è questa, dove alla fine si è costretti a difendere Berlusconi?».Uno dopo l'altro, i due comici passano in rassegna, riducendoli a brandelli, i principali cliché dell'europeismo più spinto. Memorabile il ridicolo concierge del «Grand Hotel Europa», che quando risponde al telefono della hall esclama: «Uniti nella diversità. Se fallisce l'euro fallisce l'Europa. Pace da 70 anni!». Oppure il triste ingegnere spagnolo costretto a fare il facchino, simbolo del fallimento della mobilità giovanile. Tutto da ridere (e rimuginare) lo spezzone nel quale Von Wagner e Uthoff vanno su e giù a cavalcioni su un dondolo a rappresentare gli scambi commerciali tra un Paese e l'altro. Quando invece gli argomenti trattati sono più complessi, i due si servono di schemi e lavagne. Non è raro, in questi casi, che la gag si trasformi in una vera e propria lezione di educazione civica oppure di macroeconomia. La chiave del successo di Die Anstalt, sia in televisione che sui social, sta nei suoi indiscussi protagonisti. Nato nel 1977, Claus Von Wagner consegue la laurea con una tesi sul cabaret politico nella tv tedesca. Dieci anni più grande di lui, invece, nel 2019 Max Uthoff è stato insignito del premio «Deutscher Kabarettpreis» per aver saputo mostrare «le contraddizioni e le ingiustizie del nostro sistema sociale con spietato umorismo». Due talenti indiscussi che ci auguriamo di vedere presto anche sui nostri schermi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cara-europa-una-risata-ti-seppellira-2646435724.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-verita-sugli-aiuti" data-post-id="2646435724" data-published-at="1595180676" data-use-pagination="False"> La verità sugli aiuti «Succede anche voi ultimamente, quando nelle discussioni sulla Grecia provate ad argomentare in modo differente, di sentirvi come un medico in un morbillo party? Conoscenze basilari di economia per molti tedeschi sono diventate come i carboidrati: “Ogni tanto va bene, ma se riesco ad evitare…". “I nostri soldi vanno tutti ai greci!", dice il lettore tipico della Bild. Vabbè che chi legge la Bild per informarsi, beve anche la grappa per dissetarsi. Anche se molti “informati “dicono che noi abbiamo salvato la Grecia, la verità è che l'89% di tutti gli aiuti, più di 200 miliardi, sono andati proprio lì dove c'era davvero bisogno: in banche e settore finanziario. Guardate, di tutti i soldi che ha ricevuto la Grecia, l'89% è andato direttamente nel settore finanziario. Ai creditori privati si sono pagati debiti e interessi, solo una piccola parte dei soldi è arrivata nelle casse dello Stato. Si può dire che i greci hanno visto di quei soldi tanto quanto i lavoratori immigrati delle Olimpiadi di Sochi. Adesso vi direte: “Oh, ma allora si poteva anche chiamare salvataggio delle banche". Certo, ma si sarebbe stati sinceri... Il sistema finanziario non è proprio stato solidale con i greci. Nessuno voleva più comprare titoli di stato greci, così è scattato il programma di aiuti Ue che ha creato questa situazione: all'inizio della crisi, nel 2010, il 100% dei debiti greci era in mano a creditori privati, cioè banche tedesche, francesi, greche, compagnie assicurative. Adesso sono solo il 20%. Il resto, l'80% dei debiti, è sulle spalle di istituzioni pubbliche. Cos'è successo? I rischi sui libri contabili delle banche sono migrati sulle spalle dei contribuenti europei. Voi direte: “Ok, abbiamo evidentemente salvato il sistema bancario e non abbiamo speso nulla. Ma allora chi ha pagato?". 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C'è un'alta stabilità dei prezzi, ma anche una disoccupazione troppo alta». Cg: «Noi riteniamo invece che non sia abbastanza alta! Secondo la teoria della Bce, la quota ideale di disoccupazione in Spagna sarebbe, al momento, del 16%». C: «Sta dicendo che avete una teoria secondo la quale in Spagna dovrebbe aumentare la disoccupazione?». Cg: «È il Nairu, tasso di disoccupazione di inflazione stabile. Vede, ogni situazione economica ha la sua misura ideale di disoccupazione, che non si può abbassare artificialmente troppo velocemente, altrimenti c'è il pericolo di inflazione, la quale è un male per…?». C: «La stabilità dei prezzi?». Cg: «Esatto!». C: «Perché per i disoccupati la stabilità dei prezzi è la cosa più importante, secondo lei? E non un posto di lavoro? Io voglio che la Bce si occupi della disoccupazione di quei Paesi!». Cg: «È proprio per questo che abbiamo reso la Bce indipendente da appassionati politici nevrotici e ad alta emozionalità come lei! A voi abbiamo bloccato l'ingresso, ma non ai presidenti delle banche centrali. Loro provengono tutti da un gruppo di banchieri estremamente bene informato che si chiama “Top 30", una società chiusa di 30 top banker che si incontrano con i capi delle banche centrali e li influenzano». C: «Quali possibilità ci sono che questi 30, quando controllano le banche, facciano qualcosa che a queste grandi banche non piace?». Cg: «Nessuna!». C: «Sa una cosa? La sua bella e indipendente Bce è sotto il controllo della finanza». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cara-europa-una-risata-ti-seppellira-2646435724.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="la-verita-sulla-democrazia" data-post-id="2646435724" data-published-at="1595180676" data-use-pagination="False"> La verità sulla democrazia Congierge Grand Hotel Europa (Cg): «Cosa sta cercando? La democrazia? Cosa vuol dire democrazia? Non noto la mancanza di democrazia nell'Ue». Cittadino Ue (C): «Bene! Dunque, da qualche parte in questo organigramma dell'Ue dovrebbe esserci il cittadino europeo». Cg: «Qua in basso». C: «E dove viene fatta la politica europea?». Cg: «Qua in alto». C: «E come fa il cittadino europeo a far sentire la sua influenza democratica da laggiù a quassù?». Cg: «Nel Consiglio dell'Unione europea, si incontrano i rispettivi ministri degli Stati Ue, e loro lì decidono le leggi». C: «Un momento… il cittadino sceglie i suoi rappresentanti da solo… Non riesco a ricordare quando ho votato questo Consiglio». Cg: «Non direttamente. Lei vota i politici per il Parlamento tedesco, no? Questi deputati votano la cancelliera. La cancelliera nomina i suoi ministri. Questi ministri vanno a Bruxelles e si incontrano nel Consiglio, e lì si decidono le leggi. Eccola lì, la sua influenza». C: «Mi chiedo solo se il ministro dei Trasporti, dopo questo lungo viaggio, si ricorda della mia influenza. Già quando è in patria non fa quello che voglio io… Figuriamoci cosa farà quando è in viaggio per lavoro! Dunque, vediamo se ho capito… il Consiglio fa le leggi…». Cg: “No! Semmai decide sulle leggi che vengono proposte dalla Commissione». C: «Io l'ho eletta questa Commissione?». Cg: «Per niente!». C: «Ma propone delle leggi che per me sono molto importanti. Hanno bisogno della mia influenza!». Cg: «Lei e la sua influenza! Sembra che sia ossessionato dal potere! Lei vota il Parlamento tedesco, questo elegge il capo del governo, che a sua volta sceglie i ministri che vanno nel Consiglio e lì eleggono la Commissione europea. Sono dei funzionari che vengono proposti al Parlamento europeo». C: «Cos'è, un voto assistito?». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cara-europa-una-risata-ti-seppellira-2646435724.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="la-verita-sul-deficit" data-post-id="2646435724" data-published-at="1595180676" data-use-pagination="False"> La verità sul deficit Presidente Molvania (P): «Le ho appena dimostrato che tutti i suoi parametri del deficit sono senza fondamento!». Ambasciatore Ue (A): «Non lo sono se ci si attengono tutti. Queste sono le regole della Ue. Ogni comunità ha bisogno di regole, vero?». P: «Che bella comunità questa! Che gioca con delle regole senza fondamento. Sa che cosa hanno scatenato queste cifre? Una brutale politica del risparmio nei piccoli Stati, come l'Irlanda, che ha abbassato il salario minimo. In Grecia hanno tagliato le pensioni. In Spagna hanno chiuso i pronto soccorsi. Si può dire che la politica del risparmio è costata la vita delle persone». A: «Volevamo solo il meglio: la stabilità dei prezzi». P: «Lei mette il bene di una teoria davanti al bene della gente. Anche il fondo monetario internazionale si è corretto nel frattempo». A: «Anche noi: abbiamo inasprito la nostra politica del risparmio con il patto di bilancio». P: «Sa che cosa faccio? Informerò il Parlamento europeo». A: «La prego, lo sanno già da tempo. Lo hanno già criticato». P: «E non hanno cambiato niente?». A: «Cosa crede, perché potete votarlo secondo lei?». P: «L'Ue non è così democratica da lasciare spazio a Paesi che fanno politica economica sociale. Ma potremmo fare una Bce che si occupi di disoccupazione e non solo di stabilità dei prezzi!». A: «La Germania non vuole». P: «Potremmo allora costruire un fondo finanziario comune, dal quale si investe nei paesi in crisi per stabilizzarli. Oppure fare gli eurobond». A: «I tedeschi non vogliono». P: «Allora aumentiamo i salari, così l'export diventa più caro e diminuisce, e se diminuisce gli altri Stati non si indebitano». A: «Il governo tedesco non vuole!». P: «Ma cosa vogliono i tedeschi allora? Ancora di più di questa Europa?». A: «Esatto!».
Suez, novembre 1956: relitti di navi affondate bloccano il canale (Getty Images)
Un tassello della Guerra fredda fu all’origine della crisi che, alla fine del 1956, interessò il Canale di Suez. Per la costruzione della diga di Assuan, il presidente egiziano Abdel Nasser aveva richiesto finanziamenti A Stati Uniti e Regno Unito. Questi ultimi ritirarono la disponibilità quando Nasser si rivolse all’Unione Sovietica per l’acquisto di armamenti. In risposta, il presidente egiziano proclamò la nazionalizzazione di Suez, fino ad allora gestito da un consorzio anglo-francese.
Attraverso il canale lungo 193 chilometri ed aperto dal 1869, nel 1956 assicurava il transito di circa 2 milioni di barili di petrolio verso un mercato europeo allora fortemente dipendente dall’oro nero. All’ intervento militare di Regno Unito, Francia e Israele, Nasser rispose con la chiusura del canale (che fu minato) e con l’affondamento delle 40 navi presenti nelle acque di Suez. All’inizio delle ostilità, oltre il 60% del traffico di greggio verso occidente fu bloccato.
In Italia la crisi del 1956 fece temere una battuta d’arresto in pieno «boom» economico, sia per l’industria in forte crescita sia per i consumi privati che seguivano la parabola ascendente dell’economia italiana. Il governo, allora guidato dal democristiano Antonio Segni, fu subito attivo in due direzioni: quella diplomatica, dove abbracciò l’atlantismo della «dottrina Eisenhower» (che considerava pericolosa l’azione di Israele e delle potenze coloniali in Medio Oriente in quanto spingevano i Paesi arabi verso l’Unione Sovietica) prendendo decisamente le distanze dalla soluzione armata di Francia e Regno Unito e presentandosi come mediatore internazionale grazie ai consolidati rapporti politici ed economici con l’Egitto.
Sull’emergenza energetica il governo, rappresentato nel settore dal ministro dell’Industria Guido Cortese (Pli), scelse di caricare sulle spalle dello Stato il maggior costo del greggio in modo mirato. Deliberò di evitare gli aumenti dei derivati fondamentali per il funzionamento dell’industria e per la produzione di energia come l’olio combustibile, che sarebbe aumentato di molto a causa dell’impennata dei noli delle navi che erano costrette alla rotta Africana. Applicò invece un aumento del costo della benzina, ma anche in questo caso intervenne per limitarne il rincaro risultante dagli effetti della crisi. Nel 1956, prima della crisi di Suez, un litro di benzina costava 128 lire al litro, di cui ben 91 di oneri fiscali. Gli aumenti dovuti alla crescita del prezzo del greggio e al costo dei trasporti avrebbero fatto crescere di ben 30 lire al litro il prezzo della benzina. Il governo italiano decise di sacrificare una parte degli introiti fiscali e scelse di applicare un aumento di sole 14 lire al litro (7 per i taxisti e i turisti), destinando parte dei proventi dell’aumento ai raffinatori nazionali per compensare i maggiori costi alla fonte. La formula funzionò, impedendo la battuta d’arresto nella crescita industriale ed economica italiana. Il 1956 si chiuse infatti con un bilancio positivo, con una crescita della produzione industriale tra il 7 e l’8%, pur terminando l’anno con l’incognita della durata del blocco di Suez. Peggio andò per le due grandi potenze coloniali, Gran Bretagna e Francia, che avevano deciso di intervenire militarmente rigettando l’idea diplomatica di una gestione multinazionale del canale. Oltre ad aver dovuto affrontare il prezzo della guerra, il blocco dei carburanti e la crescita dei prezzi costrinsero Londra e Parigi a misure ben più drastiche di quelle di Roma, con razionamenti forzati dell’energia, crescita dell’inflazione e conseguente tensione politica. La crisi del 1956 sarà il tramonto definitivo della colonizzazione anglo-francese in Medio Oriente, sostituita dall’egemonia economica degli Usa. La piccola Italia, pur in crescita, era riuscita a reggere meglio il colpo anche per la ancora limitata diffusione di beni privati energivori come automobili ed elettrodomestici (nel 1956 la motorizzazione di massa era ancora agli albori, con poco più di 1 milione di auto circolanti).
Fu nel periodo della crisi di Suez che l’Eni sviluppò la sua presenza in Medio Oriente, gettando le basi della coraggiosa e spregiudicata «dottrina Mattei». Già alla salita al potere di Nasser il presidente dell’ente italiano Enrico Mattei aveva stretto legami con il governo egiziano, offrendo tecnologia e know-how. Con Saipem aveva vinto in breve la gara per la costruzione dell’oleodotto tra Suez e il Cairo. Poco prima della crisi, Mattei entrò nella nuova società petrolifera di Stato egiziana, la International Egyptian Oil Company – IEOC), offrendo al governo del Cairo condizioni molto vantaggiose in termini economici, una formula che ripeté nel 1957 con l’Iran, aggirando la storica egemonia delle Sette Sorelle grazie alla partecipazione ad una società a capitale pubblico.
L’italia ebbe un ruolo importante anche nell’epilogo della crisi del Canale di Suez. Dal 31 ottobre 1956 ben 44 relitti di grandi navi ostruivano il passaggio. Serviva una task force per una bonifica urgente, per non prolungare ulteriormente il blocco. Tra le italiane fu scelta dalle Nazioni Unite la compagnia milanese Micoperi, con sede operativa a Ravenna. Dal 1946 si occupava di bonifica di relitti della guerra. A Suez operò con i pontoni «Squalo» e «Pegaso», affiancata dalle navi delle due società triestine Banfield e Tripcovich. Gli specialisti italiani lavorarono talmente bene da meritare un encomio solenne da parte del consorzio internazionale di bonifica a guida Danese e Olandese. Nell’aprile del 1957 il canale di Suez era libero. Ed il petrolio passò nuovamente, ma lasciando l’Europa con il sapore di una catastrofe economica devastante se solamente il blocco fosse stato prolungato solo di qualche mese.
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Così il premier durante l'informativa alla Camera sull'azione del governo, che ha toccato anche i temi di Hormuz, della crisi in Medio Oriente e del rapporto con gli Stati Uniti.
Quindi la stoccata alla leader Pd sul rapporto Europa-Usa e l'unità dell'Occidente: «Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara a Elly Schlein, che noi siamo testardamente unitari. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo».