- Il titolare uscente dello Sviluppo economico, iscritto al Pd da pochi mesi, è pronto a imbracciare il fucile e salire sui monti come un partigiano: «L’Italia è ostaggio di bulli e fascistelli, bisogna mobilitarsi». Peccato che si batta a favore dei diktat tedeschi.
- E intanto Renzi scorda il suo spread per attaccare Luigi Di Maio e Matteo Salvini, mentre il ministro Pier Carlo Padoan non ricorda un suo testo anti austerity del 1986 in cui attaccava Berlino.
Lo speciale contiene tre articoli.
Una mattina mi son svegliato e ho trovato… Carlo Calenda. Era già vestito di tutto punto, con gli scarponi ai piedi, la giubba grigioverde e il moschetto a tracolla, pronto per incamminarsi lungo l’impervio sentiero che conduce nel folto dei boschi. Sinceramente, non ce lo aspettavamo. Sì, è vero, qualche giorno fa aveva mandato segnali inquietanti. Apprestandosi a lasciare l’incarico di ministro dello Sviluppo economico, aveva scritto: «Non vado in pensione e non mi ritiro. Sarò anzi più libero per scrivere, intervenire nel dibattito pubblico, combattere se necessario e pure rimettermi in forma, quello si davvero indispensabile». Dunque ce lo immaginavamo in tuta, con la fascia di spugna sulla fronte mentre saltellava seguendo un video di Jane Fonda sui fondamenti dell’aerobica. Quanto ci siamo sbagliati! Avremmo dovuto capire che cosa sarebbe accaduto. Quella frase sibillina, «sarò più libero per combattere, se necessario», doveva farci pensare a qualcosa di diverso dal fitness. Ed ecco che ora, del tutto impreparati, ci troviamo di fronte un resistente con il coltello tra i denti.
Chiamatelo come preferite: il partigiano Johnny Calenda o, ancora meglio, il comandante Che Calenda, indomito guerrigliero. A narrare le sue gesta non sono canzoni o saghe, bensì gli innumerevoli tweet che il nostro ha disseminato sulla Rete. Uno, in particolare, suona come una potente chiamata alle armi. «L’agenda Salvini/ Di Maio è oramai chiara» tuona Calenda. «Mira a portare l’Italia fuori dall’Europa e dall’Occidente distruggendo le istituzioni e 70 anni di storia. Bisogna creare un fronte civile di resistenza a questo progetto mobilitando il Paese. E non aver paura delle elezioni».
Nientemeno: un fronte civile di resistenza. E perché non un Comitato di liberazione nazionale, già che ci siamo? Anzi, perché non invochiamo l’intervento armato degli Stati Uniti? Si potrebbe organizzare un bel bombardamento a tappeto, magari cominciando dalle città del Sud, così imparano a pretendere il reddito di cittadinanza. Quanto al Nord, beh, lì sarà guerra senza quartiere.
Scriveva Guevara nel suo manuale del guerrigliero: «È fondamentale che in ogni momento l’avversario abbia l’impressione di essere completamente accerchiato; nelle zone boscose o accidentate di giorno, e nei territori di pianura o facilmente controllabili dalle pattuglie nemiche di notte». Così agirà Calenda, muovendosi al passo del giaguaro fra gli arbusti (o fra i sofà dei salotti, terreno a lui più adatto).
Ai suoi fedelissimi sta già dando lezioni di strategia. «Se mostriamo paura abbiamo già perso», spiega sempre su Twitter. «Se un bullo dice “o si fa come dico io o elezioni” la risposta è: elezioni. Non si cede il passo a chi minaccia. Mai. E se qualche fascistello minaccia la presa della Bastiglia, chi ha a cuore l’Italia si mobilita. Subito. Altro che congresso».
Davvero stupefacente: Calenda si è iscritto al Pd da poco più di due mesi ed è già un comunista d’acciaio, deciso a sgominare i fascistelli di Lega e 5 stelle. Oddio, può darsi che sia l’entusiasmo del neofita. Magari l’ex ministro ha deciso di sperimentare una per una tutte le fasi del progressismo, e a settembre ce lo ritroveremo in pieno riflusso, mentre a ottobre farà professione di fede socialdemocratica e a novembre si sarà trasformato in un blairiano, dopo non poche scissioni interne. Intanto, però, ce lo dobbiamo tenere partigiano. Solo un particolare suona un po’ stonato. Calenda fa la resistenza, e va bene. Ma invece di combattere l’invasore germanico, sembra intenzionato a sostenerlo. Mentre i suoi antichi predecessori sparavano ai crucchi, lui apre il fuoco su chi difende l’autonomia dell’Italia.
Curioso, non trovate? I giornali teutonici da giorni vomitano insulti contro di noi. Jan Fleischauer, su Der Spiegel, ha scritto che gli italiani sono «scrocconi aggressivi», gente senza dignità («I mendicanti almeno dicono grazie», ha aggiunto il simpaticone). Un altro gioioso tedesco, il commissario europeo al Bilancio, Guenther Oettinger, ha pensato bene di recapitarci un bel plico di minacce: «Le regole sono chiarissime: i criteri del nuovo indebitamento e dei debiti complessivi vanno rispettate», ha dichiarato. «Se questo non accade ci saranno colloqui molto seri. Anche il governo greco alla fine si è attenuto ai diritti e ai doveri dell’eurozona». Il riferimento ad Atene non è affatto casuale ed è piuttosto inquietante per chi si ricorda come ha agito la Troika da quelle parti.
Bene, mentre questa gente ci assalta, il guerrigliero Calenda che fa? Se la prende con chi critica l’Europa, e invoca la lotta dura contro il nuovo governo. È un partigiano sui generis, il simpatico Carlo. Un combattente 4.0 che parteggia per il nemico. Secondo lui, a volere l’Italia «in ginocchio con il piattino in mano» sono Di Maio e Salvini, mica i burocrati Ue che minacciano di ridurci come la Grecia.
Chissà, forse il ministro uscente meriterebbe di essere accontentato, organizzando un nuovo passaggio alle urne. E allora sì che si potrebbe cantare tutti insieme: «Calenda ciao, ciao, ciao»…
Francesco Borgonovo
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