
La Commissione europea toglie i dazi su un modello di auto Volkswagen prodotto in Cina e Pechino ringrazia mettendo i dazi su latticini e formaggi europei.
Con una decisione di esecuzione firmata da Ursula von der Leyen e comparsa nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 9 febbraio scorso, la Commissione ha abolito i dazi del 20,7% sulle auto Cupra Tavascan prodotte nello stabilimento cinese di Anhui e importate in Ue. Il modello sarà soggetto a prezzo minimo di importazione e a quote di volumi annuali limitate.
Il Suv elettrico del marchio Cupra (appartenente alla casa automobilistica spagnola Seat, a sua volta parte della galassia Volkswagen) è prodotto in Cina e come tale avrebbe dovuto pagare un dazio all’ingresso in Unione europea. Ma qualche giorno fa la Commissione aveva pubblicato un documento che apriva la porta agli esportatori cinesi: proporre un accordo per tenere il prezzo più alto rispetto al listino, così da non spiazzare i produttori europei.
Un portavoce della Commissione aveva affermato che si trattava di una proposta ipotetica, ma nel giro di pochi giorni l’accordo con Volkswagen, che in questo caso figura come un esportatore cinese, ha reso reale la cosa.
La Camera di commercio cinese in Europa ha fatto sapere che gli altri produttori cinesi di veicoli elettrici stanno valutando se presentare le proprie proposte di impegno sui prezzi, che per i cinesi presentano l’indubbio vantaggio di lasciare nelle loro tasche margini di profitto che non avrebbero se pagassero i dazi.
Pechino ieri ha risposto fissando i dazi sulle importazioni di prodotti lattiero-caseari europei all’11,7%, dopo una indagine anti sovvenzioni avviata nel 2024. Una indagine aperta dopo la decisione della Commissione di imporre dazi sulle auto elettriche cinesi fino al 45%. Lo scorso dicembre il governo cinese aveva annunciato dazi cautelativi del 43% su formaggi freschi e fusi e su alcuni tipi di panna provenienti dall’Europa, riscossi tramite depositi. Ora la decisione di stabilire l’aliquota definitiva dell’11,7% può essere motivata come risposta di distensione da parte di Pechino dopo le concessioni a Cupra.
L’intreccio di questa vicenda mostra ancora una volta il fallimento dell’Unione europea. Mentre Ursula von der Leyen davanti al Parlamento due giorni fa ha parlato di «preferenza europea» per salvare il mercato unico dalle esportazioni cinesi e i 27 si sono riuniti ieri in Belgio per un ritiro al capezzale dell’industria europea, la Commissione apre le porte alla Cina.
Soprattutto, le follie regolatorie dell’Unione sono diventate ingestibili. La storia di questi ultimi anni è costellata di norme disastrose che vengono poi riviste, corrette, rallentate, ritrattate. Bruxelles partorisce la direttiva sulla responsabilità sociale e poi si rende conto che è inapplicabile, così come la legge sulla deforestazione. Mette in pista il sistema Ets 2 per poi frenarne l’applicazione quando ci si rende conto degli oneri che comporterà. Lancia il bando delle auto con motore a combustione interna al 2035 e poi lo ammorbidisce generando una confusione peggiore. Introduce il Cbam per tassare il carbonio poi lo elimina per l’80% degli obbligati. Lo stesso Cbam non tiene conto dei semilavorati e così genera un danno per i produttori europei. L’Ue ora sta considerando l’idea di limitare il sistema Ets 1, dopo che questo per anni ha appesantito di costi il sistema industriale, minandone la celeberrima competitività. Gli esempi potrebbero continuare a lungo. Ciò che sembra impossibile a Bruxelles è generare una regolazione ben fatta, che non causi danni e non costringa a continue marce indietro. La malagestione europea di questi anni è una grave concausa della crisi industriale in cui l’Europa è precipitata e qualsiasi vertice tra leader dovrebbe cominciare da questo semplice punto di partenza.




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