2025-02-16
A pesare sul conto finale per i cittadini non solo gli incentivi alle rinnovabili, ma anche i sostegni alle industrie che consumano di più. Per ridurre i costi, è fondamentale puntare sul nucleare di nuova generazione.Quando la prossima settimana il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si siederà al tavolo per affrontare il tema del caro bollette si troverà a dover sciogliere un nodo rimasto marginale nell’attenzione generale, ma comunque importante. Ed è un problema che investe non solo il governo ma anche l’associazione degli industriali. Confindustria ripete da mesi che per alleggerire le bollette bisognerebbe scorporare l’onere delle fonti rinnovabili ma non sembra concentrarsi sull’altro pilastro magari più sottile che concorre a gonfiare i costi: agli utenti viene girato anche il costo dei sussidi alle imprese energivore. E tra gli associati a Viale dell’Astronomia, queste costituiscono un folto gruppo.Le grandi aziende, quelle che protestano maggiormente, sono però quelle che incassano più aiuti, ma l’elenco delle società cosiddette energivore comprende anche molte piccole e medie imprese appartenenti a vari settori, dall’industria cartaria alle acciaierie, dalle imprese meccaniche a quelle alimentari. Sono anni che ricevono aiuti consistenti (più di 2 miliardi all’anno) che finiscono tutti nelle bollette dei consumatori. Vediamo con quali formule sono stati introdotti incentivi e agevolazioni fiscali. L’Interconnector, avviato nel 2010, consente a tali aziende di pagare, su una parte dei consumi, lo stesso prezzo dei mercati confinanti, che è spesso più basso (pensiamo alla Francia con il nucleare). Il meccanismo costa al sistema circa 400 milioni all’anno. L’Interrompibilità, poi, è una formula attiva dal 2008 che in sostanza garantisce un indennizzo per il solo fatto che la fornitura di elettricità potrebbe interrompersi in caso di necessità da parte di Terna. La misura vale circa 500 milioni l’anno, ma c’è da notare che si è trattato di un servizio attivato solo in rari casi di emergenza, mentre ha garantito una compensazione di costo stabile nel tempo. Poi c’è il rimborso dei costi indiretti di CO2, misura che risale al 2020, come compensazione dei costi della CO2 trasferiti dai produttori di energia termoelettrica nel prezzo finale dell’elettricità. Un meccanismo che si stima impatti per 140 milioni e che il governo avrebbe previsto di raddoppiare nel 2025. Il totale fa più di 1 miliardo di aiuti cui si aggiungono altri benefici come l’esenzione totale di alcune componenti tariffarie a copertura degli oneri generali di sistema (i cosiddetti Asos, oneri per il supporto delle fonti rinnovabili), avviata dal 2018, per un totale di circa altri 1,1 miliardi di euro. Infine, a fronte dell’aumento dei costi energetici a livello nazionale, il governo ha introdotto un credito d’imposta al 45% per le spese sostenute per la componente energetica acquistata e sfruttata entro il 31 marzo 2023. Totale complessivo superiore a 2 miliardi. Il costo di tali misure è girato al consumatore.Quindi se da un lato le imprese che hanno alti consumi di elettricità devono rispettare determinati criteri e adempiere agli obblighi normativi (tra questi c’è la redazione di una diagnosi energetica ogni quattro anni per calcolare il consumo reale e i possibili risparmi e interventi di efficientamento) recepiti in tutta l’Ue, dall’altro sono anche destinatarie di incentivi e agevolazioni fiscali previsti dallo Stato a sostegno della spesa energetica.Questi aiuti durante il Covid e dopo la guerra potevano essere giustificati ma prima hanno fatto più che comodo.Certamente è un tema sensibile tanto più nella prospettiva di un aumento della domanda di energia imposta dalle nuove tecnologie. Gli ambientalisti spingono per aumentare le fonti rinnovabili ma c’è da considerare però che vento e sole non sono sempre presenti e quindi la generazione non basta da sola a riequilibrare il mix per il Paese. Inoltre spesso la realizzazione degli impianti di produzione sostenibile è ostacolata da lacci burocratici e dai divieti posti dagli stessi difensori dell’ambiente, con una evidente contraddizione. Emblematica la posizione dei 5 stelle che in commissione Attività produttive, hanno attaccato il governo. «Grave che l’Italia si ritrovi tra i Paesi in procedura di infrazione per il mancato recepimento di alcune norme sulle fonti rinnovabili. In due anni e mezzo di legislatura non sono stati in grado di sbloccare le rinnovabili e di renderle strutturalmente integrate nel sistema elettrico, cosa che avrebbe alleviato l’agonia di cittadini e imprese strozzati da bollette stellari». Eppure proprio i 5 stelle in Sardegna hanno bloccato tutti gli impianti rinnovabili.Per avere bollette più basse è necessario quindi cambiare l’attuale mix energetico e assegnare al nucleare di nuova generazione un ruolo importante. Perché alla fine sempre qui si torna.
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