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2020-07-10
Bloccata la nave di Carola Rackete: «Mette in pericolo gli immigrati»
Carola Rackete (Christoph Soeder:picture alliance via Getty Images)
Mercoledì, durante la conferenza stampa che ha tenuto a Madrid con lo spagnolo Pedro Sánchez, Giuseppe Conte si è presentato come una sorta di grande padre degli immigrati. Per prima cosa ha ribadito che il governo cambierà i decreti sicurezza: «C'è già un'intesa di massima delle forze politiche, siamo pronti per portare in Parlamento un decreto che modifica alcuni profili di quei decreti che ci paiono meritevoli di essere riformulati». Poi si è vantato dei grandi risultati ottenuti dalla sanatoria dei clandestini: «Abbiamo offerto la possibilità a tanti invisibili che sono sul nostro territorio di poter accedere, facendo richiesta, e poter avere un contratto e un'opportunità di lavoro alla luce del giorno». Lui sì che è buono, insomma, mica come quella bestia di Matteo Salvini.
C'è solo un piccolo problema: su entrambe le questioni citate il governo non sta combinando altro che pasticci, riuscendo contemporaneamente - cosa non facile - a danneggiare gli italiani e a scontentare gli immigrazionisti fanatici.
Partiamo dai decreti sicurezza. La discussione fra sinistra e 5 stelle è ancora in corso, ed è probabile che prima di settembre non si arrivi a una conclusione definitiva. Tuttavia sembra proprio che il governo sia intenzionato a cancellare interamente o quasi le norme salviniane. Stando alle indiscrezioni filtrate ieri su alcuni giornali, l'idea è quella di rimettere in funzione il sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo, cioè lo Sprar, che negli anni si è rivelato una mangiatoia per cooperative e associazioni varie ed eventuali. Basterebbe dare un'occhiata alle carte dell'inchiesta di Bergamo sullo sfruttamento degli immigrati per rendersene conto, ma evidentemente i nostri governanti hanno altro da fare, o comunque preferiscono ripristinare il sistema affaristico in voga fino a qualche tempo fa.
Oltre alla reintroduzione dello Sprar, sul piatto c'è la cancellazione delle multe per le Ong. Se anche questa modifica si concretizzasse, i taxisti del mare sarebbero del tutto liberi di fare ciò vogliono nel Mediterraneo. E qui veniamo all'aspetto più singolare di tutta la faccenda. Mercoledì sera, la Guardia costiera ha effettuato un'ispezione sulla Sea Watch 3 (la nave della Capitana Carola Rackete, per intendersi) che si trova a Porto Empedocle. Ebbene, il risultato è che - come ampiamente prevedibile - sull'imbarcazione sono state riscontrate irregolarità piuttosto pesanti. La nave non potrà prendere il mare fino a che l'armatore o la Germania (Stato di bandiera) non avranno risolto i problemi, ma il punto centrale è un altro. Dall'ispezione è emerso che la Sea Watch non ha rispettato le «norme di sicurezza della navigazione, di protezione dell'ambiente e di tutela del personale navigante, ma anche dei migranti stessi».
In buona sostanza, gli attivisti continuano a fare un gioco sporco e pericoloso. Vanno a recuperare persone tra i flutti ben sapendo che la loro imbarcazione non rispetta gli standard di sicurezza necessari.
Non è la prima volta, infatti, che la Guardia costiera decide di fermare una «nave umanitaria». Era già successo, in maggio, con la Alan Kurdi, che aveva gli stessi problemi della Sea Watch: «Diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo nel corso del servizio di assistenza svolto. [...] Violazioni delle normative a tutela dell'ambiente marino».
Ecco, questo è il modo in cui le Ong si comportano: violano costantemente le regole, fanno di testa propria, e giocano sulla pelle delle persone. Eppure il governo ha in mente di premiarle mettendole al riparo dalle sanzioni previste nei decreti sicurezza. Davvero una geniale trovata. E il bello è che gli stessi attivisti che l'esecutivo vuole difendere lo attaccano, accusandolo di essere truce e spietato.
Secondo Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, il fermo amministrativo della nave è «una mossa politica»: «Sotto il pretesto della sicurezza c'è la volontà di scoraggiare la presenza delle navi umanitarie in mare senza assicurare che ci sia un dispositivo di soccorso istituzionale». Capito? Sono pure ingrati, i nostri taxisti. E non sono i soli, per altro.
Dicevamo che Conte si è vantato pure dei mirabolanti effetti della sanatoria dei clandestini. Che sia un fallimento, in realtà, lo hanno ampiamente certificato non soltanto i numeri, ma pure le associazioni degli agricoltori. Ma se ancora non bastasse, a definire un flop il provvedimento è arrivato anche il Grei, cioè il «Gruppo di riflessione sulla regolarizzazione», formato da 250 studiosi, avvocati, medici, attivisti dell'immigrazione. Come riporta Redattoresociale, il Grei è piuttosto scontento della sanatoria: «Doveva essere la volta buona per riportare alla luce del sole un mondo di oltre 600.000 invisibili, con vantaggi per l'integrazione e la sicurezza sanitaria, ma l'occasione è stata sprecata».
A parlare non sono pericolosi sovranisti, ma tifosi delle frontiere aperte, i quali notano che per tantissimi lavoratori stranieri emergere dall'irregolarità sarà impossibile. Ecco perché il Grei definisce la sanatoria «una sconfitta non solo di numeri, ma di politica sociale e di salute pubblica».
Non c'è che dire, Conte miete successi. Premia le Ong che mettono in pericolo i migranti e lo insultano, e si vanta di un provvedimento che danneggia gli stranieri e scontenta chi li difende. Fare di peggio era difficile, ma confidiamo che da qui a settembre il premier sarà in grado di superarsi.
Il governo pronto a togliere le multe ai taxisti del mare. Dalla Consulta arriva l’assist
Ieri il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, doveva presentare ai partiti di maggioranza il testo definitivo del nuovo decreto Sicurezza ma la riunione, la quarta in programma, è stata rinviata a martedì prossimo. In aiuto al capo del Viminale, per dare la spallata definitiva ai dl Salvini è però arrivata «provvidenziale» la pronuncia della Consulta sulle questioni di legittimità costituzionale, sollevate dai tribunali di Milano, Ancona e Salerno, in merito alla preclusione del diritto di iscrizione all'anagrafe dei Comuni per gli stranieri che chiedono asilo in Italia. Secondo i giudici, la norma contenuta nel primo decreto sicurezza del 2018 «è irragionevole», la disposizione censurata non è in contrasto con l'articolo 77 della Costituzione sui requisiti di necessità e di urgenza dei decreti legge ma, in attesa del deposito della sentenza, bisogna attenersi alla nota dell'ufficio stampa della Corte costituzionale per capire il perché della pronuncia dei giudici. La mancata iscrizione all'anagrafe è stata ritenuta incostituzionale «per violazione dell'articolo 3 della Costituzione», secondo il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Incostituzionale «sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto Sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l'accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti».
Un verdetto che arriva proprio mentre si discute delle ultime modifiche ai decreti Sicurezza voluti dall'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Tra i cambi annunciati, proprio il ripristino del diritto dei richiedenti asilo a iscriversi al sistema dell'anagrafe dei Comuni. La Consulta ha spianato la strada al lavoro del ministro Lamorgese. «È la terza riunione che facciamo, abbiamo fatto dei passi avanti, mi sembra che ci sia una convergenza su tanti punti. Su provvedimenti complessi c'è la discussione ma la mediazione è importante», spiegava giovedì mattina Luciana Lamorgese intervenendo alla trasmissione Agorà su Rai3. Non fissava date, si limitava a dire «che arriveranno in tempi brevi modifiche che potrebbero anche andare oltre i rilievi del presidente Mattarella e riguardare il sistema di accoglienza, la protezione umanitaria». La responsabile del Viminale aggiungeva che «bisogna vedere quando il Parlamento sarà disponibile a procedere all'esame. Siamo a luglio, poi ad agosto ci sarà un periodo di chiusura, dobbiamo tenere conto di questo». Appuntamento dunque a settembre, come da tempo insiste il M5s, e a vacanze parlamentari concluse. Unica certezza, quella ben scandita dal ministro dell'Interno: «C'è il desiderio di arrivare a segnali di cambiamento rispetto al passato», da parte della maggioranza di governo. Le modifiche ai dl Salvini riguarderanno soprattutto lo stop alla possibilità di confiscare le navi Ong, dovrebbero sparire le maxi multe fino a 1 milione di euro e si tornerebbe alle sole sanzioni amministrative da 20.000 fino a 50.000 euro per il comandante che effettua azioni di soccorso e viola il divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane. Sarà con ogni probabilità ampliata la categoria dei permessi umanitari a quei casi che non rientrano nell'asilo politico o nella protezione sussidiaria: «Eravamo arrivati al 28 per cento contro il 3-4 per cento di altri Paesi ma limitare al massimo questa forma di protezione non va bene», dichiarava a inizio anno il ministro Lamorgese, continuando a ribadire questa priorità nel cambio delle misure di tutela del nostro Paese, che invece da mesi è nuovamente sotto assalto di sbarchi clandestini. Pensare che è stato lo stesso capo del Viminale ad affermare ieri che il rischio di tensioni sociali in autunno «è concreto perché a settembre ottobre vedremo gli esiti di questo periodo di grave crisi economica», quindi non bisognerebbe abbassare la guardia nemmeno sulle invasioni da parte di stranieri. «Questo governo invece che offrire più sicurezza, smonta i decreti sicurezza e così non fa un dispetto a Salvini ma lo fa agli italiani e a al nostro Paese. L'immigrazione clandestina è un reato, quelli non sono naufragi ma sono viaggi organizzati dai mafiosi», non ha perso l'occasione di commentare il leader della Lega, Matteo Salvini.
Altro cambio preannunciato nel nuovo decreto immigrazione, la reimpostazione dei centri di accoglienza in piccole strutture sparse sul territorio, con capienza limitata in base alle normative anti Covid-19 e sul modello Sprar, così pure la convertibilità dei permessi di soggiorno in permessi di lavoro. C'è già un'intesa di massima, ha assicurato il premier Giuseppe Conte. Di fatto, ieri c'è stato l'ennesimo rinvio perché l'accordo nella maggioranza sui contenuti da cambiare non è così certo. Ma la sentenza della Consulta darà nuovo vigore ai picconatori dei decreti Salvini.
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Fermo amministrativo per la Sea Watch 3 dopo l'ispezione della Guardia costiera, che ha rilevato gravi irregolarità a bordo. Gli attivisti insorgono: «Mossa politica». E attaccano il premier che pensa a favorirli.Ennesimo rinvio del Viminale per la discussione sul dl Salvini. La spallata arriva dalla Corte: «Incostituzionale negare l'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo».Lo speciale contiene due articoli.Mercoledì, durante la conferenza stampa che ha tenuto a Madrid con lo spagnolo Pedro Sánchez, Giuseppe Conte si è presentato come una sorta di grande padre degli immigrati. Per prima cosa ha ribadito che il governo cambierà i decreti sicurezza: «C'è già un'intesa di massima delle forze politiche, siamo pronti per portare in Parlamento un decreto che modifica alcuni profili di quei decreti che ci paiono meritevoli di essere riformulati». Poi si è vantato dei grandi risultati ottenuti dalla sanatoria dei clandestini: «Abbiamo offerto la possibilità a tanti invisibili che sono sul nostro territorio di poter accedere, facendo richiesta, e poter avere un contratto e un'opportunità di lavoro alla luce del giorno». Lui sì che è buono, insomma, mica come quella bestia di Matteo Salvini. C'è solo un piccolo problema: su entrambe le questioni citate il governo non sta combinando altro che pasticci, riuscendo contemporaneamente - cosa non facile - a danneggiare gli italiani e a scontentare gli immigrazionisti fanatici. Partiamo dai decreti sicurezza. La discussione fra sinistra e 5 stelle è ancora in corso, ed è probabile che prima di settembre non si arrivi a una conclusione definitiva. Tuttavia sembra proprio che il governo sia intenzionato a cancellare interamente o quasi le norme salviniane. Stando alle indiscrezioni filtrate ieri su alcuni giornali, l'idea è quella di rimettere in funzione il sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo, cioè lo Sprar, che negli anni si è rivelato una mangiatoia per cooperative e associazioni varie ed eventuali. Basterebbe dare un'occhiata alle carte dell'inchiesta di Bergamo sullo sfruttamento degli immigrati per rendersene conto, ma evidentemente i nostri governanti hanno altro da fare, o comunque preferiscono ripristinare il sistema affaristico in voga fino a qualche tempo fa. Oltre alla reintroduzione dello Sprar, sul piatto c'è la cancellazione delle multe per le Ong. Se anche questa modifica si concretizzasse, i taxisti del mare sarebbero del tutto liberi di fare ciò vogliono nel Mediterraneo. E qui veniamo all'aspetto più singolare di tutta la faccenda. Mercoledì sera, la Guardia costiera ha effettuato un'ispezione sulla Sea Watch 3 (la nave della Capitana Carola Rackete, per intendersi) che si trova a Porto Empedocle. Ebbene, il risultato è che - come ampiamente prevedibile - sull'imbarcazione sono state riscontrate irregolarità piuttosto pesanti. La nave non potrà prendere il mare fino a che l'armatore o la Germania (Stato di bandiera) non avranno risolto i problemi, ma il punto centrale è un altro. Dall'ispezione è emerso che la Sea Watch non ha rispettato le «norme di sicurezza della navigazione, di protezione dell'ambiente e di tutela del personale navigante, ma anche dei migranti stessi». In buona sostanza, gli attivisti continuano a fare un gioco sporco e pericoloso. Vanno a recuperare persone tra i flutti ben sapendo che la loro imbarcazione non rispetta gli standard di sicurezza necessari. Non è la prima volta, infatti, che la Guardia costiera decide di fermare una «nave umanitaria». Era già successo, in maggio, con la Alan Kurdi, che aveva gli stessi problemi della Sea Watch: «Diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo nel corso del servizio di assistenza svolto. [...] Violazioni delle normative a tutela dell'ambiente marino». Ecco, questo è il modo in cui le Ong si comportano: violano costantemente le regole, fanno di testa propria, e giocano sulla pelle delle persone. Eppure il governo ha in mente di premiarle mettendole al riparo dalle sanzioni previste nei decreti sicurezza. Davvero una geniale trovata. E il bello è che gli stessi attivisti che l'esecutivo vuole difendere lo attaccano, accusandolo di essere truce e spietato. Secondo Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, il fermo amministrativo della nave è «una mossa politica»: «Sotto il pretesto della sicurezza c'è la volontà di scoraggiare la presenza delle navi umanitarie in mare senza assicurare che ci sia un dispositivo di soccorso istituzionale». Capito? Sono pure ingrati, i nostri taxisti. E non sono i soli, per altro. Dicevamo che Conte si è vantato pure dei mirabolanti effetti della sanatoria dei clandestini. Che sia un fallimento, in realtà, lo hanno ampiamente certificato non soltanto i numeri, ma pure le associazioni degli agricoltori. Ma se ancora non bastasse, a definire un flop il provvedimento è arrivato anche il Grei, cioè il «Gruppo di riflessione sulla regolarizzazione», formato da 250 studiosi, avvocati, medici, attivisti dell'immigrazione. Come riporta Redattoresociale, il Grei è piuttosto scontento della sanatoria: «Doveva essere la volta buona per riportare alla luce del sole un mondo di oltre 600.000 invisibili, con vantaggi per l'integrazione e la sicurezza sanitaria, ma l'occasione è stata sprecata». A parlare non sono pericolosi sovranisti, ma tifosi delle frontiere aperte, i quali notano che per tantissimi lavoratori stranieri emergere dall'irregolarità sarà impossibile. Ecco perché il Grei definisce la sanatoria «una sconfitta non solo di numeri, ma di politica sociale e di salute pubblica». Non c'è che dire, Conte miete successi. Premia le Ong che mettono in pericolo i migranti e lo insultano, e si vanta di un provvedimento che danneggia gli stranieri e scontenta chi li difende. Fare di peggio era difficile, ma confidiamo che da qui a settembre il premier sarà in grado di superarsi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bloccata-la-nave-di-carola-rackete-mette-in-pericolo-gli-immigrati-2646376922.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-governo-pronto-a-togliere-le-multe-ai-taxisti-del-mare-dalla-consulta-arriva-lassist" data-post-id="2646376922" data-published-at="1594322367" data-use-pagination="False"> Il governo pronto a togliere le multe ai taxisti del mare. Dalla Consulta arriva l’assist Ieri il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, doveva presentare ai partiti di maggioranza il testo definitivo del nuovo decreto Sicurezza ma la riunione, la quarta in programma, è stata rinviata a martedì prossimo. In aiuto al capo del Viminale, per dare la spallata definitiva ai dl Salvini è però arrivata «provvidenziale» la pronuncia della Consulta sulle questioni di legittimità costituzionale, sollevate dai tribunali di Milano, Ancona e Salerno, in merito alla preclusione del diritto di iscrizione all'anagrafe dei Comuni per gli stranieri che chiedono asilo in Italia. Secondo i giudici, la norma contenuta nel primo decreto sicurezza del 2018 «è irragionevole», la disposizione censurata non è in contrasto con l'articolo 77 della Costituzione sui requisiti di necessità e di urgenza dei decreti legge ma, in attesa del deposito della sentenza, bisogna attenersi alla nota dell'ufficio stampa della Corte costituzionale per capire il perché della pronuncia dei giudici. La mancata iscrizione all'anagrafe è stata ritenuta incostituzionale «per violazione dell'articolo 3 della Costituzione», secondo il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Incostituzionale «sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto Sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l'accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti». Un verdetto che arriva proprio mentre si discute delle ultime modifiche ai decreti Sicurezza voluti dall'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Tra i cambi annunciati, proprio il ripristino del diritto dei richiedenti asilo a iscriversi al sistema dell'anagrafe dei Comuni. La Consulta ha spianato la strada al lavoro del ministro Lamorgese. «È la terza riunione che facciamo, abbiamo fatto dei passi avanti, mi sembra che ci sia una convergenza su tanti punti. Su provvedimenti complessi c'è la discussione ma la mediazione è importante», spiegava giovedì mattina Luciana Lamorgese intervenendo alla trasmissione Agorà su Rai3. Non fissava date, si limitava a dire «che arriveranno in tempi brevi modifiche che potrebbero anche andare oltre i rilievi del presidente Mattarella e riguardare il sistema di accoglienza, la protezione umanitaria». La responsabile del Viminale aggiungeva che «bisogna vedere quando il Parlamento sarà disponibile a procedere all'esame. Siamo a luglio, poi ad agosto ci sarà un periodo di chiusura, dobbiamo tenere conto di questo». Appuntamento dunque a settembre, come da tempo insiste il M5s, e a vacanze parlamentari concluse. Unica certezza, quella ben scandita dal ministro dell'Interno: «C'è il desiderio di arrivare a segnali di cambiamento rispetto al passato», da parte della maggioranza di governo. Le modifiche ai dl Salvini riguarderanno soprattutto lo stop alla possibilità di confiscare le navi Ong, dovrebbero sparire le maxi multe fino a 1 milione di euro e si tornerebbe alle sole sanzioni amministrative da 20.000 fino a 50.000 euro per il comandante che effettua azioni di soccorso e viola il divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane. Sarà con ogni probabilità ampliata la categoria dei permessi umanitari a quei casi che non rientrano nell'asilo politico o nella protezione sussidiaria: «Eravamo arrivati al 28 per cento contro il 3-4 per cento di altri Paesi ma limitare al massimo questa forma di protezione non va bene», dichiarava a inizio anno il ministro Lamorgese, continuando a ribadire questa priorità nel cambio delle misure di tutela del nostro Paese, che invece da mesi è nuovamente sotto assalto di sbarchi clandestini. Pensare che è stato lo stesso capo del Viminale ad affermare ieri che il rischio di tensioni sociali in autunno «è concreto perché a settembre ottobre vedremo gli esiti di questo periodo di grave crisi economica», quindi non bisognerebbe abbassare la guardia nemmeno sulle invasioni da parte di stranieri. «Questo governo invece che offrire più sicurezza, smonta i decreti sicurezza e così non fa un dispetto a Salvini ma lo fa agli italiani e a al nostro Paese. L'immigrazione clandestina è un reato, quelli non sono naufragi ma sono viaggi organizzati dai mafiosi», non ha perso l'occasione di commentare il leader della Lega, Matteo Salvini. Altro cambio preannunciato nel nuovo decreto immigrazione, la reimpostazione dei centri di accoglienza in piccole strutture sparse sul territorio, con capienza limitata in base alle normative anti Covid-19 e sul modello Sprar, così pure la convertibilità dei permessi di soggiorno in permessi di lavoro. C'è già un'intesa di massima, ha assicurato il premier Giuseppe Conte. Di fatto, ieri c'è stato l'ennesimo rinvio perché l'accordo nella maggioranza sui contenuti da cambiare non è così certo. Ma la sentenza della Consulta darà nuovo vigore ai picconatori dei decreti Salvini.
Carola Rackete (Ansa)
Per un totale di oltre 90.000 euro, da corrispondere «in solido» alla Ong olandese. La nave è stata trattenuta dal 12 luglio al 19 dicembre di quell’anno. Subito dopo il fermo la Sea Watch aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento. Ma dalla prefettura non erano giunte risposte dirette alla Ong. Era stato in realtà comunicato alla Capitaneria di porto che le verifiche del procedimento amministrativo erano ancora in corso e che, quindi, la Sea Watch 3 non poteva lasciare il porto. Secondo i giudici, però, l’assenza di comunicazioni dirette avrebbe prodotto il meccanismo del silenzio-accoglimento, ovvero la cessazione automatica del sequestro. Perché la nave rimase bloccata fino a quando, dopo un ricorso d’urgenza, il tribunale di Palermo, il 19 dicembre 2019, ne ordinò la restituzione. Qui si innesta la frattura. Perché il silenzio-accoglimento nasce come garanzia contro l’inerzia della pubblica amministrazione. Un rimedio contro l’immobilismo burocratico. Ma in questo caso è diventato il grimaldello che trasforma il silenzio in un via libera e l’assenza di risposta in un’accettazione implicita. Non è una valutazione sostanziale sull’opportunità o meno del sequestro. Ma una conseguenza automatica legata a un mancato riscontro formale. Con il fermo che viene considerato dai giudici illegittimo. E che ha subito scatenato la retorica della disobbedienza. «Il risarcimento a Sea-Watch, legato alla vicenda Rackete dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti», rivendica la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. La Rackete all’epoca era stata arrestata per resistenza a nave da guerra, inosservanza dell’ordine di fermarsi e favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare. Nel 2021, però, il gip di Agrigento ha disposto, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero, l’archiviazione del procedimento penale. Alla fine per quell’evento, speronamento della motovedetta incluso, il conto lo pagherà solo lo Stato. La risposta è arrivata direttamente dalla premier Giorgia Meloni: «Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro». E non è finita. La Meloni si chiede anche: «Ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge? E poi, qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione legale di massa? Che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca, una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?». La conclusione della premier è questa: «Mi dispiace se deluderò più di qualcuno, perché noi siamo particolarmente ostinati e continueremo a fare del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini». E mentre la deputata del Partito democratico Debora Serracchiani corre in soccorso della Ong definendo l’intervento della premier «una sceneggiata da bulletta», il vicepremier Matteo Salvini ritiene la decisione «incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo» alla Ong «di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare». Poi aggiunge: «Il 22-23 marzo voterò Sì al referendum per cambiare questa giustizia che non funziona». «Ancora una volta i togati sembrano prendere decisioni politicizzate e incomprensibili», ha commentato il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha aggiunto: «In questo modo si finisce per legittimare chi ha agito in contrasto con le scelte delle autorità nazionali in materia di immigrazione e sicurezza. Il risultato è sempre lo stesso, a pagare sono i cittadini italiani. Si violano le regole, si sfidano le decisioni dello Stato e alla fine si viene persino premiati con un risarcimento. Un paradosso inaccettabile».
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Silvia Salis, sindaco di Genova (Ansa)
Genova potrebbe essere la prima città in cui un’ingiunzione di sfratto arriva non per morosità, finita locazione o inadempimento ma perché l’inquilino non piace a primo cittadino e antifascisti di professione. L’inquilino in questione è Casapound, l’immobile è la sede occupata dall’associazione in via Montevideo e la richiesta della Salis è stata messa nero su bianco in una lettera a questore e prefetto, chiedendo loro di «prendere provvedimenti» verso il sodalizio che, per Salis, è una «presenza non gradita dall’amministrazione in città». «Siamo in un Paese democratico dove anche grazie alla storia che loro respingono è permesso loro di potere, diciamo, esistere liberamente», ha attaccato ancora la Salis dopo un incontro a Palazzo Tursi con una delegazione del movimento Genova antifascista, incentrato sul tema delle problematiche legate alla presenza della sede di Casapound in città, nel quartiere della Foce, teatro delle ripetute manifestazioni degli antifascisti che costituiscono un disagio per i residenti della zona che si sono definiti continuamente «sotto assedio». «Chiaramente non posso agire come sindaca sulla libertà di manifestazione, legittima, ho portato una mia preoccupazione che è quella di un quartiere che si sente assediato, di una serie di tematiche relative non solo all’ordine pubblico, ma anche alla vivibilità. Io mi sono schierata completamente contro la presenza di Casapound nella nostra città ma da sindaca devo tutelare la mia cittadinanza sul fronte della sicurezza e dell’ordine pubblico», ha proseguito la Salis nella sua arringa.
C’è un piccolo particolare, però. La Salis lo rivela a microfoni di GoodMorning Genova: «Il contratto (di affitto, ndr) è regolare. È un tema di opportunità, di posizionamento e, per quanto mi riguarda, di presenza di Casapound in città. Non è gradita», ha ripetuto. Insomma, piacciano o meno le idee di Casapound, l’associazione politica ha tutto il diritto di stare nello stabile che ha scelto come propria sede. Solo che, per Salis, i diritti si interrompono davanti all’ideologia: a lei e ai manifestanti riuniti nel comitato Genova antifascista i «fascisti» di Casapound non piacciono, se ne devono andare subito perché, con il loro operato, provocano le reazioni dei sinceri democratici che cingono d’assedio il quartiere per manifestare contro il gruppo avversario.
Una contraddizione che non è sfuggita a Federico Mollicone, deputato di Fdi: «Solo pochi giorni fa, in occasione del 10 febbraio», quelli di Genova antifascista hanno «diffuso immagini delle bandiere della Jugoslavia di Tito con la scritta “no foibe no party”, definendo vergognosamente il Giorno del ricordo come una “giornata della menzogna”. Gli stessi esponenti, inoltre, hanno rivendicato la distruzione della targa in onore di Norma Cossetto, celebrato l’anniversario della nascita della terrorista delle Brigate rosse, Mara Cagol, e postato i volti dei rappresentanti della destra locale e nazionale a testa in giù, alimentando un clima di odio inaccettabile. È con questi interlocutori che la Salis ha instaurato il dialogo?», si chiede Mollicone. Secondo il deputato, l’apertura delle sedi istituzionali a tali realtà rappresenta un segnale pericoloso: «Il comitato Genova antifascista è stato protagonista negli anni di numerosi scontri con le forze dell’ordine. Questo sodalizio si distingue per un atteggiamento violento e antidemocratico. Come già sottolineato per Askatasuna, collettivi di questo tipo continuano a essere alimentati e giustificati dalle giunte di sinistra e l’incontro di Genova ne è un’ulteriore prova. Auspichiamo che il sindaco Salis e i partiti che la sostengono si dissocino da queste gravissime posizioni».
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