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Blasfemia Piazza Sempione: «Le femministe attaccano violentemente una donna e proprio oggi»

Blasfemia Piazza Sempione: «Le femministe attaccano violentemente una donna e proprio oggi»

«Femministe contro la statua di una donna l'8 marzo! É la festa di tutte le donne o di chi decidono loro? Al centro di Piazza Sempione c'è una donna che è attaccata da altre donne proprio oggi 8 Marzo, Festa di tutte noi. Si chiamava Maria. Femministe e centri sociali illiberali e violenti contro chi dicono di difendere hanno mostrato all'uscita della messa l'immagine blasfema di una Madonna a forma di vagina. Ma si rendono conto di quello che fanno? O sono oramai persi nell' ideologia? Ma le donne poi, sarebbero solo la propria vagina?» ha dichiarato Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo di Pro Vita e Famiglia onlus, contro la manifestazione blasfema avvenuta a Piazza Sempione, a Roma.

«Siamo vicini al parroco, accusato ingiustamente di omofobia per aver difeso la presenza di questa statua nella piazza. La donna ridotta ai suoi genitali non è quello che combattevamo tutti insieme?» ha continuato Ruiu.

«Una giornata che dovrebbe vedere al centro delle migliori attenzioni le donne si è trasformata in una giornata di vera e propria violenza. Per non parlare dello sciopero che oggi colpisce Roma, dai trasporti agli asili nido. Un'altra vera e propria aggressione alle famiglie, alle donne, che oggi come me si dovranno arrangiare con taxi o organizzandosi il lavoro in maniera diversa. Grazie al progressismo andiamo forte in retorica e demagogia, ma i diritti di tutti e di noi donne non sono affatto difesi né tutelati» ha concluso Ruiu.

All’Ue basta lo 0,001% per lasciarci nel guano
(Getty Images)
Oggi Eurostat diffonderà i dati ufficiali sul nostro rapporto deficit/Pil: se sarà del 3%, usciremo dalla procedura d’infrazione. Se dovessimo sforare, anche di pochissimo, l’Europa farà scattare le ganasce. Che si ripercuoteranno su sanità e pensioni.

Siamo appesi allo 0,01%. O forse anche allo 0,001. Ma a voi sembra normale? Il nostro destino, i conti pubblici, le future manovre e, dunque, la vita dei cittadini, le nostre tasse e le nostre pensioni, in queste ore oscillano pericolosamente attorno agli zero virgola per cento del bilancio. Numeri decimali e cervelli decimati: queste sono le regole dell’Europa. E noi ne siamo, purtroppo, ancora prigionieri.

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Meloni: pacchetto contro il caro-vita
Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Salvini: «La Commissione non ci fa aiutare le imprese». Giorgetti: «Serve più flessibilità». Il leader Fdi convoca in serata i ministri: il 1° maggio provvedimenti per rinforzare i salari.

Con la pubblicazione dei dati Eurostat scopriremo se l’Italia avrà modo di uscire o meno dalla procedura d’infrazione imposta da Bruxelles che ci impedisce di effettuare manovre di bilancio espansive di cui l’Italia avrebbe terribilmente bisogno. Un cortocircuito del valore di soli 23 milioni di euro. Infatti per poter uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, il disavanzo di bilancio dell’Italia deve risultare «inferiore al 3% del Pil».

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L’aumento del prezzo del carburante impatterà sul lungo raggio. Bruxelles ammette solo rimborsi in caso di cancellazioni per penuria di cherosene. Lufthansa taglia 20.000 rotte. Rincari del 30% sui preservativi.

Niente voli, niente vacanze, case torride senza aria condizionata, illuminazione contingentata e spostamenti a piedi o assiepati sui mezzi pubblici. Cosa resta? Chiusi in casa con le lenzuola appiccicate sulla pelle per il caldo, magari qualcuno avrà ancora voglia di fare l’amore. Un desiderio che lo choc energetico farà passare, dato che anche i profilattici saranno presto venduti a caro prezzo. È questo lo scenario da brivido che la guerra in Iran ci sta consegnando come nemmeno l’austerity degli anni Settanta aveva osato immaginare.

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Sesso per i permessi: 119 indagati a Napoli tra extracomunitari e funzionari pubblici
(IStock)
Al centro del sistema, che prevedeva rapporti carnali e soldi in cambio di documenti, c’era un bengalese che gestiva un Caf.

C’era un prezzo per tutto. Anche per un certificato anagrafico, una carta d’identità o una residenza. A Napoli, dove, secondo la Procura, un diritto diventava merce, quel prezzo oscillava tra i 100 e i 500 euro. Oppure, in alcuni casi, si è scoperto, diventava altro: prestazioni sessuali. Gli indagati sono 119, tra i quali anche quattro dipendenti comunali ora in pensione e due trasferiti a incarichi non operativi, intermediari e beneficiari dei favori illegali. Oltre a un ex consigliere municipale.

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