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Blasfemia Piazza Sempione: «Le femministe attaccano violentemente una donna e proprio oggi»

Blasfemia Piazza Sempione: «Le femministe attaccano violentemente una donna e proprio oggi»

«Femministe contro la statua di una donna l'8 marzo! É la festa di tutte le donne o di chi decidono loro? Al centro di Piazza Sempione c'è una donna che è attaccata da altre donne proprio oggi 8 Marzo, Festa di tutte noi. Si chiamava Maria. Femministe e centri sociali illiberali e violenti contro chi dicono di difendere hanno mostrato all'uscita della messa l'immagine blasfema di una Madonna a forma di vagina. Ma si rendono conto di quello che fanno? O sono oramai persi nell' ideologia? Ma le donne poi, sarebbero solo la propria vagina?» ha dichiarato Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo di Pro Vita e Famiglia onlus, contro la manifestazione blasfema avvenuta a Piazza Sempione, a Roma.

«Siamo vicini al parroco, accusato ingiustamente di omofobia per aver difeso la presenza di questa statua nella piazza. La donna ridotta ai suoi genitali non è quello che combattevamo tutti insieme?» ha continuato Ruiu.

«Una giornata che dovrebbe vedere al centro delle migliori attenzioni le donne si è trasformata in una giornata di vera e propria violenza. Per non parlare dello sciopero che oggi colpisce Roma, dai trasporti agli asili nido. Un'altra vera e propria aggressione alle famiglie, alle donne, che oggi come me si dovranno arrangiare con taxi o organizzandosi il lavoro in maniera diversa. Grazie al progressismo andiamo forte in retorica e demagogia, ma i diritti di tutti e di noi donne non sono affatto difesi né tutelati» ha concluso Ruiu.

Ora Landini vuole far pagare la tassa sul caldo alle aziende
Maurizio Landini (Ansa)

L’afa dà alla testa: la Cgil sposa la campagna di Greenpeace che propone di caricare sulle industrie fossili «le misure necessarie a proteggere i lavoratori dagli impatti che hanno contribuito a provocare».

Che si fa con questo caldo? Accendiamo il condizionatore, ovvio, altrimenti rischiamo di restarci secchi. Ma a sinistra e in Europa purtroppo non la pensano così, perché ubriachi di ideologia rossoverde prospettano altre soluzioni, tutte destinate a condannarci a una brutta fine. Per quanto riguarda i condizionatori, l’Europa non vuole, perché il suo obiettivo non è farci stare al fresco, bensì ridurre le emissioni di CO2. Lo ha fatto chiaramente intendere il commissario Ue al clima, l’olandese Wopke Hoekstra, quel bel tipino che anni fa, durante la pandemia, si oppose alla concessione di aiuti europei per il Covid a Italia e Spagna, riuscendo perfino a suscitare l’indignazione del primo ministro portoghese Antonio Costa, il quale definì il suo discorso disgustoso e meschino.

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Via kebab e negozi etnici dai centri storici
iStock
In Europa la socialista Mette Frederiksen, che apprezza Giorgia Meloni, ordina la stretta contro i ghetti degli stranieri. E addirittura vieta la preghiera del muezzin. Nelle Marche Francesco Acquaroli mette al bando i bazar per salvaguardare la tradizione nazionale.

L’ha evocata Giorgia Meloni martedì, nel Giorno della Verità. Rispondendo a una domanda sul nuovo regolamento per i rimpatri, il presidente del Consiglio ha rivelato un’intesa con il premier della Danimarca, Mette Frederiksen, per rendere al più presto operativi gli hub nei Paesi terzi, allo scopo di rimandare a casa gli immigrati che non hanno diritto di restare. Potrebbe sembrare un accordo fra capi di governo di destra per frenare l’invasione di clandestini. E invece no, i partiti accusati di essere xenofobi, razzisti, fascisti eccetera, invece non c’entrano nulla, perché Mette Frederiksen non fa parte né di un partito sovranista né di un gruppo conservatore, ma è socialista.

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Dal 2000 ad oggi, a Milano-Linate le massime mensili e il numero di giorni sopra i 30 gradi non mostrano variazioni significative.

Quando voglio farmi quattro risate ricostituenti, vado su Google, digito «Repubblica» e leggo il primo articolo che il motore di ricerca mi propone – o propina: qual è il verbo giusto lo decide la disposizione filosofica del momento.

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Tronchetti pronto a riprendersi la guida di Pirelli
Marco Tronchetti Provera (Ansa)
Il manager verso la presidenza: nel cda 12 consiglieri su 15 sono della lista italiana. L’epoca cinese sembra agli sgoccioli.

Il vento gira alla Bicocca. Dopo undici anni di convivenza con i soci cinesi, in Pirelli si prepara il ritorno di Marco Tronchetti Provera alla presidenza del gruppo che ha guidato per gran parte della sua storia recente.

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