
La Biennale di Venezia continua a essere terreno di scontri politici che riflettono le turbolenze internazionali. Dopo le polemiche sul padiglione russo, ieri 27 stand hanno chiuso in protesta contro la presenza della delegazione israeliana. Fuori, tremila manifestanti pro Pal si sono scontrati con la polizia. Matteo Salvini si è recato in visita: «Gli artisti non sono portavoce dei conflitti, no ai boicottaggi. Buttafuoco? Una persona eccezionale».
«Godiamoci l’arte, godiamoci gli artisti al di là delle polemiche, delle bandiere, dei boicottaggi»: così esordisce il vicepremier, ministro dei Trasporti e leader della Lega Matteo Salvini al suo arrivo ai Giardini della Biennale di Venezia nel giorno di pre-inaugurazione, annunciando di voler vedere tutti i padiglioni.
«Io continuo a ritenere che il presidente della Fondazione La Biennale Pietrangelo Buttafuoco abbia ragione», ha ribadito. «Penso che l’arte, come lo sport debbano essere esenti da conflitti. Non penso che gli artisti americani, cinesi, israeliani o russi siano portavoce di conflitti in corso».
L’idea, l’intenzione è quella di abbassare i giri della tensione che si sono alzati intorno alla vicenda del padiglione russo che ha visto scontrarsi duramente il presidente Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli.
«Sono qui per Venezia e per la Biennale e per mettere il mio mattoncino per porre fine alle polemiche», ha puntualizzando. E ha aggiunto: «Polemiche che non dovrebbero coinvolgere una realtà straordinaria come la Biennale» perché «non penso che gli artisti siano protagonisti o complici delle guerre che ci sono in corso. Questo vale per tutti i Paesi».
I veri scontri si sono avuti infatti tra i manifestanti del corteo pro Pal e le forze dell’ordine per via del boicottaggio verso il padiglione di Israele. Tremila persone «sono partite da Via Garibaldi a Venezia per la mobilitazione contro la presenza del padiglione israeliano alla Biennale d’Arte». Al corteo si è aggiunta la chiusura di 27 padiglioni che in segno di protesta per la presenza di Israele hanno chiuso per partecipare al corteo che nel tardo pomeriggio si è trasformato come spesso accade in uno scontro tra polizia e manifestanti. Il contatto c’è stato quando il corteo ha caricato il blocco della polizia per avvicinarsi all’entrata dell’Arsenale dove si trova il padiglione di Israele.
«Mi sembra che stiano boicottando Israele, ieri la Russia, domani gli Stati Uniti, dopodomani magari l’Italia. Io penso che l’arte non debba conoscere né censure, né bavaglio, né boicottaggio, né chiusure. Sono cento Paesi che portano il meglio della loro arte a Venezia e io ne sono orgoglioso», la sintesi del vicepremier che su Buttafuoco ha detto: «Una persona eccezionale, importante per Venezia e per la cultura italiana». I due si sono incontrati in occasione dell’inaugurazione del padiglione Venezia a cui erano presenti il sindaco Luigi Brugnaro e l’ex governatore Luca Zaia, attuale presidente del Consiglio regionale del Veneto.
Al padiglione russo Salvini ha rinnovato la sua speranza affinché «dopo quattro anni di conflitto, di sanzioni e di morti si vada al tavolo e sia la diplomazia a decidere e a chiudere il conflitto. Qua ai Giardini, all’Arsenale non si parla di guerra, non si parla di conflitti. Vengo dal padiglione degli Stati Uniti, passo da quello russo, vado a quello cinese, passo per quello israeliano, vado all’italiano e spero di vederne tanti altri. La cultura e lo sport dovrebbero essere campi neutri, campi d’incontro anche perché chi entra in questo padiglione russo penso che ne esca con un’idea di serenità che poi magari traspone nell’attività politica».
E ancora: «Penso che l’arte e la Biennale servano a riavvicinare. Il fatto che padiglioni di Paesi attualmente in conflitto siano aperti, che ci siano giovani belli, innovativi è un bel segnale».
Sul ministro Giuli ha commentato: «Il mio commento sugli assenti era sui cosiddetti artisti che boicottano altri artisti, non sui colleghi ministri, ognuno fa quello che ritiene. Io rispetto la sensibilità degli altri, mi aspetto che gli altri rispettino la mia. Più che mandare ispezioni, verificare se è stata rispettata la legge, che è stata rispettata e basta». Salvini coglie l’occasione per attaccare anche l’Europa la cui «ingerenza è volgare. È come dire “non fai quello che ti dico” allora “ti tolgo i soldi”, come i bambini che perdono sul campo di pallone e vanno via col pallone. Possiamo fare a meno dei loro 2 milioni di euro», ha chiosato.
E mentre Giuli si concentra sul padiglione russo, passa totalmente indifferente l’installazione inquietante di Ei Arakawa-Nash, artista e genitore queer, che ha allestito uno spazio punteggiato di bambole «bambini», dove sono presenti anche lavori di altri artisti giapponesi. Il visitatore è invitato a compiere il percorso con in braccio una delle 200 bambole messe a disposizione, a cambiare loro i pannolini, mentre si diffonde nella sala la voce dei gemellini dell’artista. Un terribile inno all’utero in affitto sovvenzionato con i soldi pubblici.
Per il resto è un’edizione straordinariamente ricca. In totale sono cento i padiglioni nazionali: 25 ai Giardini, 29 all’Arsenale e altri 46 distribuiti in varie sedi veneziane, tra cui la Santa Sede che è in due luoghi diversi. Assente l’Iran, Israele spostata all’Arsenale rispetto al tradizionale padiglione ai Giardini. Da oggi tutto questo sarà aperto al pubblico.





