Molta cordialità tra Biden e la Merkel. Ma i nodi restano sul tavolo

Si è tenuta, la settimana scorsa, l’ultima visita ufficiale di Angela Merkel negli Stati Uniti. Il cancelliere tedesco è stato il primo leader europeo a essere ricevuto dal presidente americano, Joe Biden, alla Casa Bianca. Un incontro in cui sono state discusse svariate questioni: dall’Ucraina alla pandemia, passando per la sicurezza cibernetica e il gasdotto Nord Stream 2.

I due leader hanno anche sottoscritto la cosiddetta “Dichiarazione di Washington”, con cui hanno ribadito “il loro impegno a una stretta cooperazione bilaterale per promuovere la pace, la sicurezza e la prosperità in tutto il mondo”. La Merkel ha avuto inoltre modo di incontrare il vicepresidente americano, Kamala Harris. Nel suo complesso, si è trattato di una visita particolarmente cordiale, con Biden che ha definito il cancelliere “un’amica personale, oltre che un’amica degli Stati Uniti”. Il presidente americano ha inoltre teso a enfatizzare l’importanza del legame tra Washington e Berlino. “Signora cancelliere”, ha detto, “so che la partnership tra Germania e Stati Uniti continuerà a rafforzarsi solo sulle fondamenta che ha contribuito a costruire”.

Eppure, nonostante questo clima estremamente amichevole e i buoni propositi, la situazione appare molto più complessa nel concreto. E questo non solo a causa dell’incognita legata alle elezioni federali tedesche, che si terranno il prossimo settembre. Indipendentemente dall’identità del nuovo cancelliere, i nodi strutturali restano infatti sul tavolo. Un primo punto interrogativo è emerso già durante la visita della Merkel e riguarda – come abbiamo accennato – la spinosa questione del gasdotto Nord Stream 2. “Mentre ho ribadito le mie preoccupazioni sul Nord Stream 2, io e il cancelliere Merkel siamo assolutamente uniti nella nostra convinzione che alla Russia non deve essere permesso di usare l’energia come arma per costringere o minacciare i suoi vicini”, ha dichiarato Biden. “La mia opinione su Nord Stream 2 è nota da tempo”, ha proseguito il presidente, “I buoni amici possono non essere d’accordo, ma quando sono diventato presidente, era stato completato al 90% e l’imposizione di sanzioni non sembrava avere alcun senso”. Ora, è pur vero che ultimamente Biden abbia affievolito la linea dura di Donald Trump sulla realizzazione del gasdotto. Ma è altrettanto vero che, come da lui stesso ammesso, le preoccupazioni americane sul dossier restino elevate. Il nodo d’altronde non è solo geopolitico, ma anche energetico e ha delle profonde ricadute sulla politica interna americana (soprattutto per quanto riguarda gli Stati produttori di gas naturale).

Un altro elemento di dissidio è poi il rapporto con la Cina. Notoriamente, soprattutto negli ultimi anni, Berlino ha avviato un progressivo avvicinamento nei confronti della Repubblica popolare. Un fattore, questo, che a Washington non è stato affatto gradito. Delle crepe si sono del resto registrate anche durante l’ultimo G7, con Biden che auspicava un compattamento degli alleati in vista della linea dura contro il Dragone e la Merkel che, dal canto suo, sosteneva invece la necessità di un approccio più articolato e meno rigido. La questione è riemersa quindi anche alla Casa Bianca: un funzionario americano ha infatti riferito alla Cnn che “Biden è stato chiaro nei colloqui con la Merkel e altri leader sulla necessità di ‘coinvolgere la Cina da una posizione di forza’”.

Si tratta di differenza significative. Differenze che non è molto probabile si attenueranno dopo le prossime elezioni tedesche. Per quanto stia andando incontro a un ridimensionamento, la Cdu rimarrà centrale nella politica teutonica e costituirà molto probabilmente di nuovo il perno della nuova grande coalizione. Quella Cdu che, avendo scelto come presidente e candidato cancelliere Armin Laschet, tende ancora in maggioranza a sposare sostanzialmente la linea merkeliana. E’ quindi improbabile che la politica estera tedesca sia destinata a cambiare in modo significativo, anche qualora dovessero entrare i Verdi in coalizione. E questo non solo perché l’onda della loro popolarità sta scemando, ma anche perché – proprio sulla politica estera – costoro portano avanti istanze troppo confuse (esprimono per esempio ostilità verso Cina e Russia, ma nutrono al contempo scetticismo nei confronti della Nato). Non è quindi troppo probabile che le relazioni tra Germania e Stati Uniti si riveleranno in discesa nei prossimi anni. Un’eventualità di cui l’Italia dovrebbe approfittare.

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