True
2019-04-14
Su abusi e ’68 ha ragione
Ratzinger. Ecco i numeri
Ansa
«Sembra esserci un consenso nella letteratura che l'incidenza dell'abuso ha raggiunto il picco negli anni Settanta e Ottanta». Così è scritto a pagina 28 nel report del novembre 2017 redatto dall'organismo di ricerca inglese Indipendent inquiry child sexual abuse, dopo aver scandagliato i vari report nel mondo sulla crisi degli abusi nella chiesa cattolica. Il lavoro è scaricabile dal sito web del centro di ricerca www.iicsa.org.uk. I numeri non sono opinioni e sembrano smentire coloro che in questi giorni hanno attaccato gli «appunti» diffusi da Benedetto XVI a proposito degli abusi nella Chiesa, dove il Papa emerito indica, tra l'altro, l'influenza della cultura della liberazione sessuale sull'esplodere del fenomeno abusi nel clero. «La tesi di Ratzinger che collega la pedofilia del clero al Sessantotto è palesemente infondata», twitta il teologo «cattolico» Vito Mancuso, che per sostenere la sua considerazione tira fuori con signorilità la faccenda del coro di Ratisbona in cui operava il fratello di Joseph Raztinger. I casi di abuso in quel coro, ricorda Mancuso, risalgono al 1945, ergo la tesi dell'influenza della rivoluzione sessuale sugli abusi è «palesemente infondata». Ma la letteratura mondiale è piuttosto cocciuta sui numeri. Se non possono provare un nesso in senso stretto, dimostrano però come i casi di abuso diventano un fenomeno, una piaga dalle proporzioni sempre più vaste, proprio nei decenni in cui viene concepita e poi cresce, e si afferma come modello di costume, la cosiddetta rivoluzione sessuale.
I più rilevanti report sul tema abusi del clero, pubblicati negli Sati Uniti dall'autorevole John Jay College of Criminal Justice, nel 2004 e nel 2011, mostrano, infatti, un grafico che attesta come i casi di abuso siano dilagati nel periodo che va dal 1960 al 1985; sia per quanto riguarda il numero di presunti abusi per ogni anno, sia per quanto riguarda il numero di sacerdoti accusati.
Peraltro, anche la ricerca della Royal commission australiana ha rilevato come l'incidenza della denunce di abuso si riferisca a fatti che per la maggior parte sarebbero avvenuti negli anni Settanta. Allo stesso modo l'organismo inglese National catholic safeguarding commision nel suo rapporto annuale del 2014 indicava che il maggior numero di accuse poste tra il 2002 e il 2012 riguardava abusi (tutte le forme di abuso, non solo gli abusi sessuali) che presumibilmente si sono verificati negli anni Settanta. Il rapporto Deetman sulla Chiesa cattolica olandese (2011) conferma che la stragrande maggioranza degli abusi ha avuto luogo nel periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Anche il rapporto commissionato dalla Chiesa cattolica tedesca, pubblicato nel settembre 2018, conferma questa tendenza. Tutto ciò in qualche modo conferma quindi che non è possibile derubricare come «palesemente infondata» l'analisi di Ratzinger circa il ruolo che la rivoluzione sessuale di quegl'anni può avere avuto nel trasformare in fenomeno quello che prima poteva essere presente come realtà, ma non con quella vastità.
Quale sia stato effettivamente il ruolo della rivoluzione sessuale nella vita della Chiesa, e quindi anche nel dilagare del fenomeno abusi, è difficile da evidenziare empiricamente, ma «la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma», come ha sottolineato Benedetto XVI nei suoi «appunti» diffusi giovedì, coincideva con un «collasso» della teologia morale che si è riverberato nella «questione della vita sacerdotale e inoltre in quella dei seminari». Secondo il cardinale Gerhard Muller, già prefetto dell'ex Sant'Ufficio, quella di Benedetto XVI è «l'analisi più profonda della genesi della crisi di credibilità della Chiesa in materia di morale sessuale e più intelligente di tutti i messaggi dati in occasione del vertice dei presidenti delle Conferenze episcopali» sugli abusi in Vaticano. Sono parole nette quelle consegnate ieri all'agenzia tedesca kath.net: «Non si può parlare di critica, perché la parola critica significa distinguere le cose intellettualmente esigenti per dare un contributo alla comprensione di questioni importanti. Queste sono persone che non credono e non pensano. Soprattutto, non hanno la minima decenza». Monsignor Charles Chaput, vescovo di Philadelpia, ha dal canto suo scritto un articolo sulla rivista americana First thing. «L'ingenuo desiderio», ha scritto, «di molti progressisti della Chiesa della metà del secolo scorso ad accettare, o almeno accomodare, la licenza sessuale come una forma di liberazione umana, ha guidato il crollo intellettuale di un'intera generazione di teologi morali cattolici». Il punto è che «la sessualità è legata intimamente all'antropologia, all'autocoscienza umana e allo scopo del corpo. Pertanto, affinché la Chiesa rimanga la Chiesa, non può esserci accordo con comportamenti fondamentalmente in disaccordo con la parola di Dio e la comprensione cristiana della persona umana come imago Dei. Tutti questi tentativi portano inevitabilmente a ciò che Ratzinger (ora Benedetto XVI, papa emerito) una volta chiamava apostasia silenziosa».
Il filosofo Augusto Del Noce, in un suo saggio citato da Chaput, osservava che «sarà necessaria un'enorme revisione culturale per lasciarsi alle spalle i processi filosofici che hanno trovato espressione nella rivoluzione sessuale di oggi». E il vescovo di Philadelpia conclude dicendo che «troppi cattolici oggi sembrano non avere la volontà e la capacità di perseguire quel compito. La buona notizia è che alcuni dei nostri leader hanno ancora il coraggio di dire la verità».
La lobby Lgbt passa al contrattacco
La storia strappalacrime sull'adolescente che diventa una ragazza. La campagna contro i retrogradi che si oppongono al farmaco che blocca la pubertà. La descrizione poetica dei giovani che «sfidano la gravità» e, con essa, gli stereotipi di genere. E poi la campagna martellante sull'utero in affitto, con l'aberrante incesto biotecnologico del Nebraska, i giudici veneziani che chiedono la genitorialità omosex in Costituzione... È evidente, in questi ultimi giorni, un'accelerazione mediatca sui temi eticamente sensibili. Come se la trimurti Lgbt (Corriere, Repubblica e Stampa), con il prezioso contributo del Fatto Quotidiano, stia approntando una controffensiva post Forum di Verona.
Ieri, sul giornale fondato da Eugenio Scalfari faceva bella mostra di sé la vicenda di «Luca che diventerà Ludovica», una sorta di grande pubblicità alla triptorelina, il farmaco da poco autorizzato dall'Aifa per interrompere la pubertà nei minori affetti da disforia di genere. Solo qualche giorno fa, peraltro, La Stampa aveva accusato «le sigle della destra cattolica che ripudiano l'aborto e considrano l'omosessualità “opera del demonio"» di aver diffuso fake news su quel medicinale. Secondo il quotidiano torinese, la triptorelina, con il cambio di sesso, «non c'entra proprio nulla». Eppure è noto che questo farmaco, sebbene produca effetti non irreversibili, è di fatto il primo passo verso l'intervento chirurgico. Ma ovviamente, chi osa mettere in dubbio la liceità di simili manipolazioni sulla pelle dei ragazzini, sulla cui pericolosità si sono espressi chiaramente gli ex membri del Gids, la clinica londinese per baby trans, è un «medievale».
Anche ammettendo che chi la pensa come noi della Verità sia un antimoderno, siamo sicuri che questa modernità sia proprio un paradiso? Siamo sicuri, come sembrava argomentare ieri Il Fatto, che la somministrazione della triptorelina agli adolescenti sia cosa buona, giusta e priva di controindicazioni? Siamo sicuri, come ha affermato la Corte europea, che il «diritto dei bimbi ad avere dei genitori» significhi che la «maternità surrogata» va legittimata? E siamo sicuri che chiamarla «maternità surrogata» o «gestazione per altri» basti a occultare la realtà del mercato di donne e neonati? Siamo sicuri che, mentre qualcuno questi bimbi se li va a comprare in California, sia giusto sopprimerli nel grembo con gli aborti, ché tanto il feto è solamente un grumo di cellule e «la vagina è mia quindi decido io»?
Eccolo, il paradosso dello Stato liberale. Esso nasce promettendo di rimanere neutrale rispetto alle questioni etiche, ma cresce trasformando l'esercizio del suo potere in esercizio di «biopotere». Lo Stato, o il super Stato liberale (com'è l'Ue) diventa una tentacolare organizzazione per il controllo dell'esistenza biologica dei cittadini. Sente il bisogno di produrre e riprodurre le condizioni di quella «liberazione» che doveva essere concepita, invece, come limitazione delle interferenze della politica nella vita privata.
E questo è anche - visto che il tema è stato riportato in auge dall'intervento di Benedetto XVI sulla pedofilia - il fallimento della filosofia postsessantottina. Quel filone di pensiero voleva smascherare la verità essenziale dell'organizzazione occidentale del potere politico. Voleva rivelare, cioè, che il potere politico è sempre, innanzitutto, potere biopolitico, potere sulla vita (e sulla morte) delle persone. Ma anziché di liberarci da questo pervasivo controllo (lo stesso, per intenderci, che secondo quegli autori era alla base della determinazione dei ruoli di genere), ci ha consegnati a un meccanismo ancora più invadente. Potenziato, in seguito, dall'evoluzione della tecnica, che oramai si avvia verso l'inquietante orizzonte della clonazione umana. Che ad annunciarla (falsamente) siano stati i cinesi non è un caso: dal dirigismo applicato alla demografia, alle fasce per misurare la concentrazione degli alunni a scuola, è proprio Pechino l'avanguardia del Leviatano biopolitico.
Ma almeno, in Cina non hanno bisogno di venderlo alla società inquadrata dal Partito come un eden libertario. Da noi, invece, l'offensiva del biopotere si nutre di toccanti reportage giornalistici e giurisprudenza creativa. Tutto, è ovvio, rigorosamente «al riparo dal processo elettorale». Come disse un certo Mario Monti.
Caos a New York sull’obbligo delle vaccinazioni
Promette di finire in tribunale la vicenda legata all'esplosione dei casi di morbillo in corso negli Stati Uniti. Dall'inizio dell'anno hanno destato scalpore due distinte vicende. L'ultima in ordine di tempo riguarda la città di New York, e in particolare i quartieri di Brooklyn e del Queens, dove si sono registrati 285 casi da ottobre ad aprile. Preoccupato dal rapido peggioramento della situazione, lo scorso 9 aprile il commissario cittadino alla salute Oxiris Barbot, d'accordo con il sindaco Bill De Blasio, ha emesso un ordinanza con la quale dispone l'obbligo di vaccinarsi per tutti i residenti in alcuni codici postali, pena una multa di 1.000 dollari (poco meno di 900 euro). Qualche settimana prima, il 26 marzo, la contea di Rockland (stato di New York) aveva dichiarato lo stato d'emergenza, vietando l'ingresso nei luoghi pubblici a tutti i minorenni non vaccinati. Tutta colpa dei 153 casi registrati nell'ultimo semestre, saliti a 180 nell'ultimo aggiornamento fornito dal dipartimento locale della salute. Al centro delle polemiche, in entrambi i casi, la reticenza da parte delle comunità ebree ortodosse a far vaccinare i propri figli. Nel caso di Rockland, pare, il «paziente zero» sarebbe stato un cittadino tornato da un viaggio in Israele durante il quale avrebbe contratto la malattia.
Dipinte della autorità come assolutamente necessarie nell'interesse della salute pubblica, le drastiche misure adottate potrebbero scatenare una battaglia a colpi di carte bollate. Secondo quanto riporta un editoriale pubblicato sul New York Times, esiste infatti il rischio concreto che sulla testa del primo cittadino De Blasio cadano una pioggia di denunce. Negli Stati uniti, infatti, le questioni legate alla sfera delle libertà individuali sono fortemente sentite, specialmente se riguardano un campo così delicato come quello dei trattamenti sanitari. A prescindere dalla necessità di arginare il proliferare della malattia, limitando quanto più possibile le conseguenze per i più piccoli, la politica e i media si stanno interrogando per comprendere cause, effetti e rimedi di una simile situazione. Non è un caso perciò se lunedì, accogliendo la richiesta di un gruppo di genitori, il giudice Rolf Thorsen abbia impugnato la dichiarazione dello stato d'emergenza firmata da Ed Day, capo della contea di Rockland, rendendo parzialmente nulli gli effetti dell'ordinanza. Nel testo della pronuncia, il togato spiega che i casi di morbillo rappresentano appena lo 0,5% della popolazione e ciò non giustifica che «il livello di epidemia rientri nella definizione di “disastro"» contemplata dalla legge dello Stato. Inoltre, nota Thorsen, l'ordinanza viola il termine di cinque giorni prevista dalla norma. Pur dissentendo, la contea si è ritrovata con le mani legate.
Successivamente, Day ha diffuso due distinti comunicati stampa, nei quali ribadisce il «forte disaccordo» con la decisione del giudice e annuncia che la contea è al lavoro per studiare nuovi soluzioni in grado di bypassare gli ostacoli giuridici. Tornando sulle rive dell'Hudson, colpisce che anche un quotidiano come il New York Times scelga di usare toni morbidi per tracciare i contorni della questione. La via di fuga legale, almeno secondo alcuni, va rintracciata in una sentenza risalente al 1905 (Jacobson contro il Massachussets), nella quale la Corte suprema stabiliva l'autorità della legge locale a imporre l'obbligo vaccinale in caso di epidemia anche contro la volontà del cittadino. Tuttavia, gli esperti dubitano che un precedente così lontano nel tempo e in circostanze così diverse possa reggere l'urto di una eventuale class action.
Nell'occhio del ciclone il sistema vaccinale degli Stati Uniti, da molti giudicato eccessivamente permissivo. Sebbene a livello federale non esista un obbligo, tutti gli Stati prevedono la necessità di vaccinare bambini e ragazzi ai fini dell'ammissione scolastica. Un passaggio facilmente aggirabile grazie alla presenza di tre tipologie di esenzioni: mediche (tutti gli Stati), religiose (47 Stati) e sia religiose che filosofiche (19). Cambiare questo assetto è in realtà tutt'altro che facile. Secondo quanto dichiarato questa settimana da Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, una proposta di legge in tal senso rischierebbe infatti di violare il primo emendamento della costituzione americana, quello che garantisce la libertà di culto.
Continua a leggereRiduci
Il legame tra pedofilia e rivoluzione sessuale, messo in luce da Ratzinger, viene negato dai corifei di Francesco. Ma molti studi confermano la tesi del Papa emerito.La lobby Lgbt passa al contrattacco. Da Repubblica alla Stampa e al Fatto, sono numerosi gli articoli che esaltano la transessualità infantile e l'utero in affitto. La biopolitica è il nuovo terreno di scontro.Caos a New York sull'obbligo delle vaccinazioni. Scelta la linea dura dopo i casi di morbillo, ma si teme una pioggia di denunce No vax.Lo speciale comprende tre articoli.«Sembra esserci un consenso nella letteratura che l'incidenza dell'abuso ha raggiunto il picco negli anni Settanta e Ottanta». Così è scritto a pagina 28 nel report del novembre 2017 redatto dall'organismo di ricerca inglese Indipendent inquiry child sexual abuse, dopo aver scandagliato i vari report nel mondo sulla crisi degli abusi nella chiesa cattolica. Il lavoro è scaricabile dal sito web del centro di ricerca www.iicsa.org.uk. I numeri non sono opinioni e sembrano smentire coloro che in questi giorni hanno attaccato gli «appunti» diffusi da Benedetto XVI a proposito degli abusi nella Chiesa, dove il Papa emerito indica, tra l'altro, l'influenza della cultura della liberazione sessuale sull'esplodere del fenomeno abusi nel clero. «La tesi di Ratzinger che collega la pedofilia del clero al Sessantotto è palesemente infondata», twitta il teologo «cattolico» Vito Mancuso, che per sostenere la sua considerazione tira fuori con signorilità la faccenda del coro di Ratisbona in cui operava il fratello di Joseph Raztinger. I casi di abuso in quel coro, ricorda Mancuso, risalgono al 1945, ergo la tesi dell'influenza della rivoluzione sessuale sugli abusi è «palesemente infondata». Ma la letteratura mondiale è piuttosto cocciuta sui numeri. Se non possono provare un nesso in senso stretto, dimostrano però come i casi di abuso diventano un fenomeno, una piaga dalle proporzioni sempre più vaste, proprio nei decenni in cui viene concepita e poi cresce, e si afferma come modello di costume, la cosiddetta rivoluzione sessuale. I più rilevanti report sul tema abusi del clero, pubblicati negli Sati Uniti dall'autorevole John Jay College of Criminal Justice, nel 2004 e nel 2011, mostrano, infatti, un grafico che attesta come i casi di abuso siano dilagati nel periodo che va dal 1960 al 1985; sia per quanto riguarda il numero di presunti abusi per ogni anno, sia per quanto riguarda il numero di sacerdoti accusati. Peraltro, anche la ricerca della Royal commission australiana ha rilevato come l'incidenza della denunce di abuso si riferisca a fatti che per la maggior parte sarebbero avvenuti negli anni Settanta. Allo stesso modo l'organismo inglese National catholic safeguarding commision nel suo rapporto annuale del 2014 indicava che il maggior numero di accuse poste tra il 2002 e il 2012 riguardava abusi (tutte le forme di abuso, non solo gli abusi sessuali) che presumibilmente si sono verificati negli anni Settanta. Il rapporto Deetman sulla Chiesa cattolica olandese (2011) conferma che la stragrande maggioranza degli abusi ha avuto luogo nel periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Anche il rapporto commissionato dalla Chiesa cattolica tedesca, pubblicato nel settembre 2018, conferma questa tendenza. Tutto ciò in qualche modo conferma quindi che non è possibile derubricare come «palesemente infondata» l'analisi di Ratzinger circa il ruolo che la rivoluzione sessuale di quegl'anni può avere avuto nel trasformare in fenomeno quello che prima poteva essere presente come realtà, ma non con quella vastità. Quale sia stato effettivamente il ruolo della rivoluzione sessuale nella vita della Chiesa, e quindi anche nel dilagare del fenomeno abusi, è difficile da evidenziare empiricamente, ma «la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma», come ha sottolineato Benedetto XVI nei suoi «appunti» diffusi giovedì, coincideva con un «collasso» della teologia morale che si è riverberato nella «questione della vita sacerdotale e inoltre in quella dei seminari». Secondo il cardinale Gerhard Muller, già prefetto dell'ex Sant'Ufficio, quella di Benedetto XVI è «l'analisi più profonda della genesi della crisi di credibilità della Chiesa in materia di morale sessuale e più intelligente di tutti i messaggi dati in occasione del vertice dei presidenti delle Conferenze episcopali» sugli abusi in Vaticano. Sono parole nette quelle consegnate ieri all'agenzia tedesca kath.net: «Non si può parlare di critica, perché la parola critica significa distinguere le cose intellettualmente esigenti per dare un contributo alla comprensione di questioni importanti. Queste sono persone che non credono e non pensano. Soprattutto, non hanno la minima decenza». Monsignor Charles Chaput, vescovo di Philadelpia, ha dal canto suo scritto un articolo sulla rivista americana First thing. «L'ingenuo desiderio», ha scritto, «di molti progressisti della Chiesa della metà del secolo scorso ad accettare, o almeno accomodare, la licenza sessuale come una forma di liberazione umana, ha guidato il crollo intellettuale di un'intera generazione di teologi morali cattolici». Il punto è che «la sessualità è legata intimamente all'antropologia, all'autocoscienza umana e allo scopo del corpo. Pertanto, affinché la Chiesa rimanga la Chiesa, non può esserci accordo con comportamenti fondamentalmente in disaccordo con la parola di Dio e la comprensione cristiana della persona umana come imago Dei. Tutti questi tentativi portano inevitabilmente a ciò che Ratzinger (ora Benedetto XVI, papa emerito) una volta chiamava apostasia silenziosa». Il filosofo Augusto Del Noce, in un suo saggio citato da Chaput, osservava che «sarà necessaria un'enorme revisione culturale per lasciarsi alle spalle i processi filosofici che hanno trovato espressione nella rivoluzione sessuale di oggi». E il vescovo di Philadelpia conclude dicendo che «troppi cattolici oggi sembrano non avere la volontà e la capacità di perseguire quel compito. La buona notizia è che alcuni dei nostri leader hanno ancora il coraggio di dire la verità».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/benedetto-xvi-ha-ragione-e-i-dati-lo-dimostrano-picco-di-abusi-dopo-il-1968-2634544967.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-lobby-lgbt-passa-al-contrattacco" data-post-id="2634544967" data-published-at="1782502678" data-use-pagination="False"> La lobby Lgbt passa al contrattacco La storia strappalacrime sull'adolescente che diventa una ragazza. La campagna contro i retrogradi che si oppongono al farmaco che blocca la pubertà. La descrizione poetica dei giovani che «sfidano la gravità» e, con essa, gli stereotipi di genere. E poi la campagna martellante sull'utero in affitto, con l'aberrante incesto biotecnologico del Nebraska, i giudici veneziani che chiedono la genitorialità omosex in Costituzione... È evidente, in questi ultimi giorni, un'accelerazione mediatca sui temi eticamente sensibili. Come se la trimurti Lgbt (Corriere, Repubblica e Stampa), con il prezioso contributo del Fatto Quotidiano, stia approntando una controffensiva post Forum di Verona. Ieri, sul giornale fondato da Eugenio Scalfari faceva bella mostra di sé la vicenda di «Luca che diventerà Ludovica», una sorta di grande pubblicità alla triptorelina, il farmaco da poco autorizzato dall'Aifa per interrompere la pubertà nei minori affetti da disforia di genere. Solo qualche giorno fa, peraltro, La Stampa aveva accusato «le sigle della destra cattolica che ripudiano l'aborto e considrano l'omosessualità “opera del demonio"» di aver diffuso fake news su quel medicinale. Secondo il quotidiano torinese, la triptorelina, con il cambio di sesso, «non c'entra proprio nulla». Eppure è noto che questo farmaco, sebbene produca effetti non irreversibili, è di fatto il primo passo verso l'intervento chirurgico. Ma ovviamente, chi osa mettere in dubbio la liceità di simili manipolazioni sulla pelle dei ragazzini, sulla cui pericolosità si sono espressi chiaramente gli ex membri del Gids, la clinica londinese per baby trans, è un «medievale». Anche ammettendo che chi la pensa come noi della Verità sia un antimoderno, siamo sicuri che questa modernità sia proprio un paradiso? Siamo sicuri, come sembrava argomentare ieri Il Fatto, che la somministrazione della triptorelina agli adolescenti sia cosa buona, giusta e priva di controindicazioni? Siamo sicuri, come ha affermato la Corte europea, che il «diritto dei bimbi ad avere dei genitori» significhi che la «maternità surrogata» va legittimata? E siamo sicuri che chiamarla «maternità surrogata» o «gestazione per altri» basti a occultare la realtà del mercato di donne e neonati? Siamo sicuri che, mentre qualcuno questi bimbi se li va a comprare in California, sia giusto sopprimerli nel grembo con gli aborti, ché tanto il feto è solamente un grumo di cellule e «la vagina è mia quindi decido io»? Eccolo, il paradosso dello Stato liberale. Esso nasce promettendo di rimanere neutrale rispetto alle questioni etiche, ma cresce trasformando l'esercizio del suo potere in esercizio di «biopotere». Lo Stato, o il super Stato liberale (com'è l'Ue) diventa una tentacolare organizzazione per il controllo dell'esistenza biologica dei cittadini. Sente il bisogno di produrre e riprodurre le condizioni di quella «liberazione» che doveva essere concepita, invece, come limitazione delle interferenze della politica nella vita privata. E questo è anche - visto che il tema è stato riportato in auge dall'intervento di Benedetto XVI sulla pedofilia - il fallimento della filosofia postsessantottina. Quel filone di pensiero voleva smascherare la verità essenziale dell'organizzazione occidentale del potere politico. Voleva rivelare, cioè, che il potere politico è sempre, innanzitutto, potere biopolitico, potere sulla vita (e sulla morte) delle persone. Ma anziché di liberarci da questo pervasivo controllo (lo stesso, per intenderci, che secondo quegli autori era alla base della determinazione dei ruoli di genere), ci ha consegnati a un meccanismo ancora più invadente. Potenziato, in seguito, dall'evoluzione della tecnica, che oramai si avvia verso l'inquietante orizzonte della clonazione umana. Che ad annunciarla (falsamente) siano stati i cinesi non è un caso: dal dirigismo applicato alla demografia, alle fasce per misurare la concentrazione degli alunni a scuola, è proprio Pechino l'avanguardia del Leviatano biopolitico. Ma almeno, in Cina non hanno bisogno di venderlo alla società inquadrata dal Partito come un eden libertario. Da noi, invece, l'offensiva del biopotere si nutre di toccanti reportage giornalistici e giurisprudenza creativa. Tutto, è ovvio, rigorosamente «al riparo dal processo elettorale». Come disse un certo Mario Monti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/benedetto-xvi-ha-ragione-e-i-dati-lo-dimostrano-picco-di-abusi-dopo-il-1968-2634544967.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="caos-a-new-york-sullobbligo-delle-vaccinazioni" data-post-id="2634544967" data-published-at="1782502678" data-use-pagination="False"> Caos a New York sull’obbligo delle vaccinazioni Promette di finire in tribunale la vicenda legata all'esplosione dei casi di morbillo in corso negli Stati Uniti. Dall'inizio dell'anno hanno destato scalpore due distinte vicende. L'ultima in ordine di tempo riguarda la città di New York, e in particolare i quartieri di Brooklyn e del Queens, dove si sono registrati 285 casi da ottobre ad aprile. Preoccupato dal rapido peggioramento della situazione, lo scorso 9 aprile il commissario cittadino alla salute Oxiris Barbot, d'accordo con il sindaco Bill De Blasio, ha emesso un ordinanza con la quale dispone l'obbligo di vaccinarsi per tutti i residenti in alcuni codici postali, pena una multa di 1.000 dollari (poco meno di 900 euro). Qualche settimana prima, il 26 marzo, la contea di Rockland (stato di New York) aveva dichiarato lo stato d'emergenza, vietando l'ingresso nei luoghi pubblici a tutti i minorenni non vaccinati. Tutta colpa dei 153 casi registrati nell'ultimo semestre, saliti a 180 nell'ultimo aggiornamento fornito dal dipartimento locale della salute. Al centro delle polemiche, in entrambi i casi, la reticenza da parte delle comunità ebree ortodosse a far vaccinare i propri figli. Nel caso di Rockland, pare, il «paziente zero» sarebbe stato un cittadino tornato da un viaggio in Israele durante il quale avrebbe contratto la malattia. Dipinte della autorità come assolutamente necessarie nell'interesse della salute pubblica, le drastiche misure adottate potrebbero scatenare una battaglia a colpi di carte bollate. Secondo quanto riporta un editoriale pubblicato sul New York Times, esiste infatti il rischio concreto che sulla testa del primo cittadino De Blasio cadano una pioggia di denunce. Negli Stati uniti, infatti, le questioni legate alla sfera delle libertà individuali sono fortemente sentite, specialmente se riguardano un campo così delicato come quello dei trattamenti sanitari. A prescindere dalla necessità di arginare il proliferare della malattia, limitando quanto più possibile le conseguenze per i più piccoli, la politica e i media si stanno interrogando per comprendere cause, effetti e rimedi di una simile situazione. Non è un caso perciò se lunedì, accogliendo la richiesta di un gruppo di genitori, il giudice Rolf Thorsen abbia impugnato la dichiarazione dello stato d'emergenza firmata da Ed Day, capo della contea di Rockland, rendendo parzialmente nulli gli effetti dell'ordinanza. Nel testo della pronuncia, il togato spiega che i casi di morbillo rappresentano appena lo 0,5% della popolazione e ciò non giustifica che «il livello di epidemia rientri nella definizione di “disastro"» contemplata dalla legge dello Stato. Inoltre, nota Thorsen, l'ordinanza viola il termine di cinque giorni prevista dalla norma. Pur dissentendo, la contea si è ritrovata con le mani legate. Successivamente, Day ha diffuso due distinti comunicati stampa, nei quali ribadisce il «forte disaccordo» con la decisione del giudice e annuncia che la contea è al lavoro per studiare nuovi soluzioni in grado di bypassare gli ostacoli giuridici. Tornando sulle rive dell'Hudson, colpisce che anche un quotidiano come il New York Times scelga di usare toni morbidi per tracciare i contorni della questione. La via di fuga legale, almeno secondo alcuni, va rintracciata in una sentenza risalente al 1905 (Jacobson contro il Massachussets), nella quale la Corte suprema stabiliva l'autorità della legge locale a imporre l'obbligo vaccinale in caso di epidemia anche contro la volontà del cittadino. Tuttavia, gli esperti dubitano che un precedente così lontano nel tempo e in circostanze così diverse possa reggere l'urto di una eventuale class action. Nell'occhio del ciclone il sistema vaccinale degli Stati Uniti, da molti giudicato eccessivamente permissivo. Sebbene a livello federale non esista un obbligo, tutti gli Stati prevedono la necessità di vaccinare bambini e ragazzi ai fini dell'ammissione scolastica. Un passaggio facilmente aggirabile grazie alla presenza di tre tipologie di esenzioni: mediche (tutti gli Stati), religiose (47 Stati) e sia religiose che filosofiche (19). Cambiare questo assetto è in realtà tutt'altro che facile. Secondo quanto dichiarato questa settimana da Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, una proposta di legge in tal senso rischierebbe infatti di violare il primo emendamento della costituzione americana, quello che garantisce la libertà di culto.
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
Continua a leggereRiduci
La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
Continua a leggereRiduci
I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
Continua a leggereRiduci
Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
Continua a leggereRiduci