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«Nido di vipere», desiderio e ipocrisia nel Texas profondo

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«Nido di vipere», desiderio e ipocrisia nel Texas profondo
«The Hunting Wives» (Netflix)

Arrivata su Netflix Italia, Nido di vipere adatta il romanzo di May Cobb e racconta noia, desiderio e trasgressione in una comunità texana conservatrice. Tra dramma e giallo, la serie osserva le contraddizioni private e sociali della sua protagonista.

La serie dello scandalo, quella che negli Stati Uniti ha fama di aver passato al vaglio, senza nulla lasciare all'immaginazione, la sessualità omoerotica di donne all'apparenza tradizionali. The Hunting Wives, tradotto per l'Italia con Nido di vipere, è un romanzo di May Cobb, adattato poi a serie televisiva. Negli Usa, sotto forma di narrazione tv, ha debuttato lo scorso anno. Su Netflix Italia, invece, è arrivata lunedì 15 dicembre, portando con sé una storia fatta di noia e trasgressione, di bisogni che emergono piano, travolgendo chi li provi prima ancora che questi possa capire perché.

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Macché fine vita: tagliate le liste d’attesa
iStock
La Schlein si lamenta perché «6 milioni di cittadini non riescono a curarsi nella sanità pubblica». Invece di proporre soluzioni, specie nelle regioni a guida Pd, spinge per un presunto diritto non previsto nella Costituzione e che interessa qualche centinaio di persone.

«Ci sono 6 milioni di italiani che non riescono a curarsi nella sanità pubblica». Lo ha detto Elly Schlein nell’intervista di ieri al Corriere della Sera. E dopo aver giurato che, quando nel 2027 sarà eletta presidente del Consiglio, penserà lei a risolvere il problema, la segretaria del Pd si dedica al suicidio assistito. Non so se il disegno di legge patrocinato dal Partito democratico faccia parte di una qualche strategia per ridurre le liste d’attesa, sta di fatto che di proposte concrete della sinistra, per consentire a 6 milioni di italiani di curarsi con la sanità pubblica, al momento non se ne vedono. Mentre si vede benissimo che l’opposizione vuole far approvare una legge che estenda la possibilità di togliersi la vita con l’aiuto dello Stato. Al momento, approfittando di una sentenza della Corte costituzionale che ha creato un vuoto normativo, alcune Regioni già consentono di ricevere assistenza per suicidarsi. Ma la sinistra vorrebbe che questa pratica divenisse legge nazionale e che dunque tutte, senza alcun distinguo sulle condizioni del paziente, fossero obbligate a somministrare quella che un po’ ipocritamente qualcuno chiama «la dolce morte».

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L'ex pm Rinaudo: «Fine vita. Sul protocollo Bertolaso si è allargato troppo»
L'ex pm Antonio Rinaudo (Ansa)
L’ex pm di Torino Antonio Rinaudo commenta l’atto amministrativo, voluto dall’assessore lombardo Guido Bertolaso, che coinvolge il servizio sanitario nella morte medicalmente assistita: «È stato aggirato il voto del Consiglio regionale».

Clicca qui sotto per consultare per intero il protocollo «Bertolaso».

Protocollo Bertolaso.pdf


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Quarto in Toscana, questa volta una donna col Parkinson. «Usata» dai soliti attivisti...

Il suicidio assistito in Italia tocca quota 16. A tante ammontano ora le morti on demand, l’ultima delle quali è stata resa nota ieri dall’associazione Luca Coscioni. Per protagonista ha Mariasole, nome di fantasia di una signora di 63 anni deceduta a casa sua il 4 maggio. La donna - che è il quarto caso di suicidio assistito nella Toscana di Eugenio Giani, la cui legge in materia è stata dichiarata parzialmente illegittima dalla Consulta con la sentenza n. 204 del 29 dicembre scorso - dal 2015 soffriva d’una forma severa di Parkinson, che l’aveva nel giro di pochi anni portata in una condizione di totale dipendenza da terzi; inoltre era affetta da grave disfagia e stipsi cronica, il che le rendeva necessaria un’assistenza continua.

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«Propaganda sul virus per creare mercato»
La nave da crociera olandese MV Hondius è ancorata al largo della città di Praia, sull’isola di Santiago, a Capo Verde, il 4 maggio 2026, dopo che tre persone erano morte a bordo a causa di una sindrome respiratoria acuta (Ansa)
  • «Repubblica» scrive che i medici sono preoccupati. Insomma, tira aria di vaccino. Che per lo scopritore cileno del ceppo Andes, «oggi non è né utile né necessario». Incredibilmente, la pensa uguale persino la virostar Andrea Crisanti: «Non ci sono le basi per farlo».
  • Gli episodi registrati nel mondo restano undici. Il ministro Orazio Schillaci predica calma.

Lo speciale contiene due articoli

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