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No a pushup e lingerie sexy.  Ora è il turno dell'intimo modellante

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No a pushup e lingerie sexy.  Ora è il turno dell'intimo modellante
Skims
  • Il business dei prodotti contenitivi vale 83 miliardi di dollari a livello mondiale. E questo è solo l'inizio, con l'arrivo di Skims e la nuova partnership di Victoria's Secret e Leonisa, il settore è pronto a crescere.
  • Per molti Spanx è sinonimo di «shapewear», ma in pochi conoscono la storia dietro questa invenzione che è valsa alla sua creatrice Sara Blakely un posto d'onore nella classifica dei più ricchi al mondo.
  • Il nuovo marchio di intimo firmato da Kim Kardashian è andato sold out in soli due minuti, con un guadagno di due milioni di dollari per l'influencer.

Lo speciale contiene tre articoli e gallery fotografiche.


«L'intimo contenitivo è anti femminista, vero?» La domanda è stata posta da un brand che deve il 50% del suo fatturato proprio a questa fetta di mercato. Heist racconta attraverso la sua campagna pubblicitaria un settore che sta vivendo un momento di forte crescita, nonostante esista ancora uno stigma attorno alle donne «che scelgono di indossare intimo contenitivo per sentirsi meglio e apparire meglio», come spiegato da Hannah Craik, presidente del marketing per il brand. Nell'era del #Metoo, ammettere di usare «shapewear» può far passare le donne per «superficiali». Questo tipo di abbigliamento per molti non è infatti che un'evoluzione del famoso corsetto. Allora perché quest'industria a oggi vale 83 miliardi di dollari?

Il paragone col settore della cosmesi è apparente. Una donna che si vuole sentire bella, non lo fa necessariamente per gli altri, ma per rispondere a un'immagine che ha di se stessa, come direbbe Miuccia Prada. Il primo punto di forza per il mercato dello «shapewear» al giorno d'oggi è l'inclusività. Da Spanx a Skims ci troviamo di fronte a brand che Ono stati capaci di rivisitare il concetto di «nude» per assecondare le richieste di una fascia sempre più ampia di clienti. Nel 2017, Heist ha persino dato il via al «The nude project», invitando migliaia di donne ad abbinare il colore della loro pelle a un codice Rgb. Dai dati raccolti sono nate sette sfumature di colore, capace di adattarsi a oltre 1.000 tipi di pelle. Un altro punto di fora dell'intimo contenitivo è il suo non essere soggetto a stagionalità. Sul sito e gli scaffali di Nordstrom, Spanx è il marchio più rifornito con tassi del 46%.

Quando si parla di shapewear bisogna certo fare attenzione a quello di cui si sta parlando. Il 70% della categoria si riferisce infatti a slip, seguito da calze (8.4%), top (7.3%), pantaloncini (5%), tute (3.7%), costumi da bagno (2.4%) e abiti (1%). Nel complesso, il mercato dell'intimo contenitivo prevede una crescita vicina all'8%. Persino Victoria's Secret, marchio meglio conosciuto per la sua lingerie sensuale ha deciso di stringere una partnership con Leonisa ed entrare nel mercato dello shapewear. Il settore sta vivendo un momento di così alta crescita, da non temere l'ingresso di nuovi competitor. Nemmeno il sold out di Skims lo scorso settembre ha frenato la crescita del mercato.

Ma chi indossa intimo contenitivo? Questo tipo di indumento è sembrato essere per anni il segreto - non così segreto - delle star sui red carpet. Come fare a entrare in quell'abito se non con un aiutino? Al tempo stesso, sembra che lo shapewear sia un mercato strettamente legato a taglie abbondati. La realtà è molto diversa. Qualsiasi tipo di donna, almeno una volta nella vita a ceduto all'idea di nascondere quella che da lei viene percepita come imperfezione. Una lettera pubblicata nel 2015 su tutti i maggiori siti americani, ha svelato come alle giovani studentesse della University of Southern California appartenenti alla «sorority» Alpha Chi Omega fosse consigliato di indossare Spanx «anche se siete molto magre». Secondo la presidente del gruppo «lo shapewear vi dà una silhouette migliore e non dovrete più preoccuparvi di trattenere il respiro quando vi sentite un po' gonfie». Insomma, sembra che davvero nessuno riesca più a fare a meno di un paio di slip modellanti.


La storia di Spanx

Sara Blakely ha fondato Spanx - un'azienda che oggi vale oltre 250 milioni di dollari - quando aveva solo 27 anni. L'idea nasce un po' per caso, quando la ragazza decide di tagliare «i piedi» di un paio di calze a maglia e indossarle in giro. A quei tempi Blakely lavorava vendendo fax porta a porta, sotto il caldo sole della Florida, e non c'era niente che odiava di più di quelle calze e di come le cuciture facessero capolino dai suoi sandali. Nonostante il fastidio - e il fatto che quel metodo fai da te non funzionasse granché - Sara non poteva fare a meno di quell'indumento, capace di scolpire il suo corpo e farlo apparire più tonico. È dopo una festa, passata indossando la sua prima invenzione che la giovane si pone l'obiettivo di creare un capo intimo «che non era mai esistito prima».

Con soli 5.000 dollari in banca, la Blakely decide di lanciarsi in questa nuova avventura e dopo due anni lancia il suo primo prodotto. Chiama ogni calzificio del Nord America e viene rifiutata da tutti. Abituata al lavoro porta a porta però non si lascia scoraggiare e finalmente trova la sua occasione alla Highland Mills in Charlotte. Il nome Spanx nasce altrettanto per caso, «perché faceva ridere le persone e dopo una risata nessuno lo dimenticava». Il Ceo di Neiman Marcus, Karen Katz, rimane subito affascinata dalla giovane, capace di risolvere un problema che le donne hanno da sempre. Ma non basta certo essere sugli scaffali di un centro commerciale. Così Sara, che non aveva soldi per la pubblicità più tradizionale, decide di inviare qualche paio di Spanx alla stylist di Oprah Winfrey. Nel 2000, la presentatrice annuncia che il suo prodotto più amato dell'anno è proprio lo «shapewear» ideato dalla Blakely. Alla fine di quell'anno, il suo brand aveva fatturato 4 milioni, l'anno dopo 11.

A 41 anni, Sara Blakey è la più giovane donna a entrare nella lista dei «miliardari» senza l'aiuto di suo marito o dell'eredità di un ricco parente. Spanx è ancora oggi una società privata, di cui Blakely è proprietaria al 100% e dalla sua fondazione nel 1998 non ha mai accumulato debiti o richiesto investimenti esterni. Un fatto ancora più curioso: Sara non ha mai speso un centesimo in pubblicità. Nonostante questo, Spanx è diventato sinonimo di shapewear, un po' come Kleenex lo è per i fazzoletti o Amuchina per i disinfettanti.

Skims: lo shapewear di Kim Kardashian

Nel suo giorno di lancio, Skims è andato completamente sold out, con un ricavo di due milioni di dollari, nonostante nessuno degli articoli in vendita costasse più di 100 dollari. Si dice siano addirittura bastati due minuti perché i prodotti venduti da Kim Kardashian risultassero completamente esauriti.

Skims è una linea completamente dedicata allo «shapewear», quel gruppo di indumenti intimi capaci di scolpire il fisico di chi li indossa, facendo sparire quei chili in più. Skims è stato prodotto in una ampia gamma di tinte «nude» (nove) per accontentare un gruppo sempre più nutrito di fan. Dopotutto, Kim vanta ben 163 milioni di follower sul suo profilo Instagram.

Nella collezione compare un «waist trainer», il corsetto per avere un vitino da vespa, gli shorts capaci di scolpire il lato b (e perfetti anche con abiti dallo spacco vertiginoso), body, tute e slip a vita alta modellanti. Le modelle che appaiono sul sito rappresentano ogni tipo di donna, dalla più snella a quella con le forme più generose. La sua collezione di intimo «adatto a tutti» offre anche il famoso «scotch», segreto di bellezza dei vip, per indossare capi molto scollati senza rischiare di mostrare un po' troppo.

È stato annunciato cinque giorni fa, che il 20% dei profitti dalla vendita della sua collezione in cotone andrà in beneficenza per sostenere le famiglie affette dal Covid-19.

Lo shapewear firmato Triumph

«Speranza nascose al Parlamento la reale efficacia dei vaccini»
Roberto Speranza (Ansa)
L’avvocato Mauro Sandri in commissione Covid mostra come il ministro fece deliberatamente confusione tra agente virale e malattia. Così giustificò le somministrazioni, nonostante sapesse che i sieri non evitano il contagio.

L’inganno vaccinale nei confronti degli italiani da parte dell’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, è stato smascherato ieri nel corso dell’audizione in commissione Covid dei rappresentanti di Condav Odv (Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino). L’avvocato Mauro Sandri ha ripercorso i passaggi del piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da Sars-CoV-2, che doveva garantire il massimo livello di copertura vaccinale sul territorio nazionale, rivelando le «manipolazioni» dell’allora ministro e il via libera a somministrazioni di vaccini «per un’indicazione diversa da quella per cui erano stati approvati».

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«L’Iran una minaccia? Balle di Israele»
Imagoeconomica
Si dimette Joe Kent, capo dell’Antiterrorismo: «Non posso sostenere il conflitto». La replica del tycoon: «Era un debole. Stiamo vincendo, faremo a meno della Nato».

Si è aperta una crepa nell’amministrazione americana in merito alla guerra in Iran: il capo del Centro per l’antiterrorismo americano, Joe Kent, ha rassegnato le dimissioni, rimproverando al presidente americano Donald Trump di essere cascato nella trappola di Israele e della lobby americana. Soprattutto perché «l’Iran non rappresentava una minaccia imminente».

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Evacuati altri soldati italiani da Baghdad
Ansa
L’annuncio del ministro Guido Crosetto: «Sono usciti dall’Iraq, presto saranno a casa. Stiamo facendo rientrare i militari che correvano troppi rischi nella missione. Chi resta deve avere garanzia di sicurezza». Massima allerta per il contingente Unifil in Libano.

«Tutti i soldati italiani nelle basi militari che era troppo pericoloso lasciare lì a causa del conflitto in Iran sono stati fatti rientrare. E ne saranno fatti rientrare altri»: il ministro della Difesa, Guido Crosetto, al Tg4, pronuncia le parole che gli italiani da giorni aspettavano di ascoltare. L’azzardo di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che attaccando l’Iran hanno scatenato una guerra che ha infiammato l’intero Medio Oriente, non può e non deve mettere in pericolo la vita dei soldati italiani, fino a ora solo sfiorati (per fortuna) dalle bombe di Teheran piovute sulla base di Erbil, in Iraq, su un hotel di Baghdad, ancora in Iraq e sulla base di Ali Al Salem, in Kuwait, mentre la base Unifil di Shama, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana nel Sud del Libano, con 1.300 nostri soldati, che operano insieme a tanti contingenti di altri Paesi, è sotto il fuoco incrociato di israeliani e Hezbollah.

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Altri raid su Teheran, ayatollah decapitati. Israele: «Uccisi Larijani e Soleimani»
Il complesso sportivo Shohadan-e Esmaeili, bersaglio dei raid aerei statunitensi e israeliani sull'Iran (Getty Images)
Le Idf eliminano il capo della sicurezza nazionale e il leader delle forze paramilitari Basij. Hezbollah lancia ancora missili.

La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran segna una nuova escalation con l’uccisione di Ali Larijani, figura chiave dell’apparato di sicurezza della Repubblica islamica. Secondo quanto annunciato dall’esercito israeliano e dal ministro della Difesa Israel Katz, Larijani - segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e destinatario di una taglia americana da 10 milioni di dollari - è stato eliminato in un attacco aereo nella notte tra lunedì e martedì.

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