True
2023-07-03
Bambini scomparsi
Il 10 giugno scorso una bambina è scomparsa in pieno giorno dal palazzo in cui viveva con la madre.
La bambina si chiama Kataleya Alvarez e da quel giorno di lei non si sa più nulla. Ha 5 anni. Ed è stata rapita verso le tre del pomeriggio. L’edificio dove alloggiava è l’ex hotel Astor a Firenze. Alle porte del centro città. Accanto ai capolavori monumentali di Giotto, Brunelleschi, Ghiberti. Accanto alla inverosimile bellezza del Ponte Vecchio e alla struggente meraviglia della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Accanto a questo ensemble di bellezze che ogni anno appaga l’anima di migliaia di visitatori. Come possa una creatura sparire dal cuore di una città tanto viva come Firenze, con il vocio della gente che si propaga nelle strade, sarebbe interessante saperlo.
Ma la realtà è che quella palazzina è un edificio interamente occupato da immigrati che pagavano il pizzo ai gestori del racket. Realtà lasciate allo sbando, volutamente sottaciute, dove tutti vedono ma nessuno parla.
C’è voluto il sequestro di una bimba per portare all’attenzione delle istituzioni una realtà vergognosa che si consuma dentro quelle mura.
Ma ormai i sequestri dei bambini, compiuti o tentati, avvengono sotto gli occhi di tutti. Pieno centro. Pieno giorno. Il padre di Kata ha chiamato i giornalisti da tutto il mondo. Dov’è finita mia figlia? Che fine ha fatto? Domande che rimbombano nella testa dei genitori fino a spaccarla. Bambini che spariscono così nel nulla senza lasciare traccia. Genitori che devono avere non due, ma mille occhi perché basta una frazione di secondo. Il 21 maggio scorso in piazza Gae Aulenti a Milano, una donna marocchina ha tentato di rapire un bimbo di 2 anni. Tutto è accaduto in pochissimi secondi.
Anche qui, pieno giorno, pieno centro, alle sei e mezza del pomeriggio, in una piazza che non è un sobborgo di periferia, con favelas, baraccopoli, baracche e abitazioni precarie; ma è una piazza pedonale, sopraelevata, a forma circolare, circondata da vari edifici come il complesso Unicredit. In più è unita a corso Como, una delle strade più vitali di Milano, con negozi, bar, ristoranti.
Il piccolo si trovava in piazza assieme ai genitori e al fratellino di sette. Con loro c’era anche un’amica di famiglia con un altro bimbo di anni otto. Le due mamme erano in gelateria, il padre era fuori ad attendere, e nel mentre sorvegliava i tre piccoli che erano a pochi metri di distanza, si è accostata una donna.
La ventiduenne di origini nordafricane si è avvicinata ai bimbi, ha detto loro qualcosa, pronunciando «frasi senza sconnesse, senza senso», rivelano fonti della Verità, e poi di scatto ha afferrato il più piccolo dei tre bambini ed è corsa via.
È stata la prontezza di riflessi del padre del bimbo a sventare il peggio. Ma non è il solo caso.
Giusto un mese fa c’è stato un altro episodio. Questa volta a Vercelli in Piemonte. Una donna di 30 anni ha tentato di rapire una neonata di 4 mesi in una chiesa in pieno centro. Anche qui è stata la prontezza dei riflessi della madre a evitare la disgrazia e la donna è stata arrestata e indiziata di tentato sequestro di persona, sottrazione di persone incapaci e violenza privata.
Ma è il 22 aprile scorso quando un uomo di 50 anni a Fiumicino (Roma) ha tentato di rapire un bimbo di 8 anni. Il peggior incubo. Il rapimento del proprio figlio nel proprio giardino di casa.
Secondo quanto raccontato agli investigatori, il bambino stava giocando nel cortile della abitazione dove vive con i genitori, quando uno sconosciuto all’improvviso si è avvicinato. Ha parcheggiato l’auto lungo la strada, è sceso dalla vettura e introdottosi nel giardino ha afferrato il piccolo per un braccio e lo ha trascinato con forza fino alla macchina. È stato il bambino a salvarsi da solo. Il piccolo si è divincolato ed è scappato tornando a casa dove la madre era già in preda al panico.
E andiamo al 4 giugno scorso quando a Ferrara in piazza Castellina, anche qui a due passi dal centro storico, un uomo di 25 anni, indiano, ha cercato di rapire una bimba di 3 strappandola dalle braccia della madre. Solo la nonna coraggio di 43 anni è riuscita a evitare il peggio. La nonna, in gamba per fortuna, ha inseguito l’uomo fin dentro la stazione e lo ha messo con le spalle al muro. L’indiano puntava a salire su un treno per Venezia ma la nonna lo ha bloccato. Ha iniziato a urlare. La gente si è fermata. E alla fine il venticinquenne è stato arrestato dai carabinieri. Ci piacerebbe sapere quanti giorni di galera fanno questi ladri di bambini.
La riforma Cartabia ha introdotto la querela di parte anche per il reato di sequestro di persona, «facendo tuttavia salva la procedibilità d’ufficio quando la persona offesa sia incapace per età o per infermità». Almeno questo. Alleluia.
Anche a Monza pochi giorni dopo il tentato rapimento del bimbo a Milano in piazza Gae Aulenti, una bimba di 8 anni è finita nel mirino dei manigoldi. A denunciare il fatto sono stati i genitori stessi. La piccola stava passeggiando in strada a Correzzana, un comune di appena tremila anime in provincia di Monza e Brianza, con due amichette dopo una festa di compleanno, quando una donna, a bordo di un’auto, che indossava il velo islamico, avrebbe tentato di trascinarla dentro la vettura. Stando al racconto delle ragazzine in auto c’era anche un uomo. Qui la piccola si è salvata grazie all’intervento delle amiche. E la notizia ha messo tutti in allerta. Anche perché Correzzana, dicono, è un paesino molto tranquillo dove non era mai accaduto niente di simile. Qualche padre e qualche madre preoccupati, hanno lanciato consigli nei gruppi social e nelle chat su whatsapp, «si sta avvicinando la bella stagione e noi tutte, con i nostri figli, passeremo più tempo nei parchetti e all’aperto. Posti molto gettonati per queste cose. Basta davvero un attimo, fate attenzione». Già.
E infatti questi racconti sembrano rievocare tempi andati.
Episodi che parevano essersi fermati e che invece aumentano in modo considerevole, soprattutto negli ultimi mesi. Già anni addietro se ne parlava. Nel 2010 a Bologna un uomo del Bangladesh tentò di rapire un bambino di 3 anni. L’episodio scosse parecchio la città. Il piccolo stava camminando con la madre in via Albertoni accanto al policlinico Sant’Orsola. La donna stava tenendo per mano il figlio quando lo straniero afferrò il bimbo tenendolo per il braccio e tentò di strapparlo a colei che lo aveva messo al mondo. Attimi di terrore e panico, anche perché se i farabutti riescono nell’intento, cosa fai? Chi chiami?
Anche qui furono le grida della madre ad attirare l’attenzione. Ma è proprio nel mentre finiamo di scrivere questo pezzo, che giunge la notizia di un altro tentativo di rapimento a Milano. Uno sconosciuto, il 22 giugno scorso, ha cercato di rapire una bimba di 4 anni mentre era al parco Vergani con la baby sitter. E stata lei a evitare il peggio. L’uomo è scappato.
Sono quasi sempre maschi, molte volte stranieri. L’identikit dei bimbi fantasma
Angela Celentano, Denise Pipitone, Mauro Romano, Sergio Isidori, Mariano Farina e Salvatore Colletta, Alessia e Livia Schepp, Emanuela Orlandi. Sono solo alcuni dei casi più eclatanti di bambini spariti, sospesi nel nulla, alcuni scomparsi alla luce del giorno, inghiottiti nel buio. Bambini che ora sono, sarebbero, uomini, donne, adulti appunto. Per i genitori, per le cronache, rimangono sempre piccoli, anche se crescono.
La vita che avanti, che continua, questi bambini per sempre, finiti chissà dove e quelle famiglie spezzate in cerca di un appiglio per far sì che il punto interrogativo sciolga la sua zavorra e diventi esclamativo. O tragicamente un punto.
Stando al dossier «I bambini invisibili» realizzato da Telefono Azzurro, in Italia ogni giorno vengono denunciate in media circa 47 scomparse di bambini, di cui 36 sono stranieri e 11 sono di origine italiana.
In Europa, pensate, si registrano circa 250.000 casi di bambini scomparsi, uno ogni due minuti.
Dati presenti nel Centro elaborazione dati del ministero dell’Interno, certificano che nel 2021 i minori scomparsi sono stati in totale 12.117 di cui il 3.324 italiani e 8.793 stranieri. Un aumento considerevole rispetto all’anno precedente.
Nel 2020 le persone scomparse, infatti, sono state 13.527 persone, di cui 7.672 minori: di questi, solo il 43% è stato rintracciato (3.322). Chi non viene ritrovato finisce nelle file dello sfruttamento, della tratta degli esseri umani, della violenza.
Sempre secondo Telefono Azzurro l’anno scorso sono state presentate denunce per la scomparsa di 17.130 minori.
E di queste, 14.410 riguardano ragazzi tra i 15 e i 17 anni. L’età dell’adolescenza, quella che ti fa sentire grande, ma sei ancora piccolo.
Degli oltre 17.000 bambini di cui non si ha più notizia, il 75,90% riguarda stranieri e il 24,10% italiani. Di questi il 72,11% viene ritrovato, ma solo il 31,17% riguarda gli stranieri.
Il numero maggiore di denunce per i bambini scomparsi è quello di egiziani e tunisini, ossia il 43,61% di tutti i casi di scomparsa di minori stranieri.
La maggior parte è di sesso maschile (91,33%). Dal 2021 al 2022 l’incremento è stato del 47,86% per i minori stranieri e del 24,18% per i minori italiani.
Se ci concentriamo sui primi quattro mesi del 2023, sempre in Italia, i minori scomparsi sono 5.908. Di questi ne sono stati ritrovati 2.423.
Gli italiani scomparsi da gennaio ad aprile sono 1.319. Di questi, 974 hanno fatto ritorno a casa, ma degli 345 ancora non si sa nulla. Di stranieri ne mancano 3.140, su 4.589 scomparsi. Numeri impressionanti che fanno rabbrividire e i brividi corrono ancora di più se si analizzano i dati dal primo gennaio 1974 fino al 31 dicembre 2020. Il ventiquattresimo report del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse, stima che in questo poco meno di mezzo secolo sono sparite in Italia, 258.552 persone (di 62.842 non c’è più traccia anche dopo anni) e circa il 53% di loro è minorenne.
In questo arco temporale, 136.884 sono state le denunce di scomparsa di minori: 43.655 di nazionalità italiana e 93.229 stranieri. Che fine fanno?
Sergio Isidori aveva 5 anni e mezzo quando è scomparso, da Villa Potenza, in provincia di Macerata, dove viveva con la sua famiglia. Era il 23 aprile 1979. Oggi avrebbe 49 anni.
Denise Pipitone è scomparsa misteriosamente da Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, l’1 settembre del 2004, all’età di 4 anni e non è mai stata ritrovata. La mamma della piccola, Piera Maggio, non ha mai smesso di cercarla. Mauro Romano aveva 6 anni quando venne rapito davanti casa dei nonni a Recale, in Salento. Era il 21 giugno 1977.
Se si va sul sito Gmcn (Global missing children network) una rete internazionale il cui scopo è quello di fornire un aiuto al ritrovamento dei minori scomparsi, e si effettua una ricerca, la maggior parte in Italia riguarda stranieri. Ma c’è anche Pasquale Porfidia, scomparso a 8 anni da Marcianise, in provincia di Caserta. Era la mattina del 7 maggio 1990. Oggi avrebbe 41 anni.
Angela Celentano: 27 anni di incubo
Era il 10 agosto 1996. Tra poco più di un mese saranno passati 27 anni. Quel giorno, alcune persone della comunità evangelica di Vico Equense, città della penisola sorrentina, tra il golfo di Napoli e quello di Salerno, si ritrovarono, come ogni anno, per una gita sul monte Faito.
Tra loro c’è anche una bambina di tre anni. È lì, insieme agli altri bimbi che gioca. I capelli riccioli neri, quegli occhioni grandi come gocce d’inchiostro, la maglietta azzurrina e un paio di pantaloncini rosa. Le ultime immagini che si conservano di lei, la mostrano in quello che doveva essere un sabato pieno di gioia. Ma alle 13 il padre si accorge che la figlioletta non c’è più. La bambina si chiama Angela Celentano e da quel giorno di lei non c’è più nessuna traccia. Sparita. Scomparsa. Volatilizzata nel nulla.
Tutte le persone presenti quel giorno iniziano a cercarla, la zona è molto affollata, ma nessuno sembra averla vista. Che fine ha fatto Angela? Com’è possibile che una bambina nel mezzo di un picnic con tutte quelle persone sparisca così, lasciando ai genitori anni di angoscia e disperazione. Diventa una culla il dolore, dove la speranza è sempre accesa, ma la rassegnazione è sempre lì, pronta, che ti aspetta la sera. Quel giorno arrivano tutti: carabinieri, guardia di finanza, polizia, esercito, unità cinofile, elicotteri, raggi infrarossi, cani volpe, perfino i cavalli per avvistare le persone al buio. Per scongiurare una eventuale caduta della piccola, intervengono anche speleologi e rocciatori. La zona viene setacciata con fare chirurgico. I carabinieri di Vico Equense ascoltano i testimoni, guardano e riguardano quelle ultime immagini di quel filmato girato poco prima che il padre si accorgesse della assenza della figlia, ma niente, Angela non si trova. I giorni seguenti arrivano molte segnalazioni, quasi tutte anonime e alcune case e ville della zona vengono perquisite.
Il 19 agosto arriva una telefonata a casa dei genitori. Si sente solo il pianto disperato di una bambina. È Angela? La speranza in quel frangente si fa più viva, i genitori non sanno che il tunnel durerà anche per gli anni a venire.
Nell’audio si sente la voce di una bambina e in sottofondo forse quella di un uomo.
Il papà di Angela, Catello Celentano, dice: «Pronto, pronto». Lo ripete più volte quel «pronto», come a voler infilare la mano dentro al telefono. Come a voler sentire la figlia, a sentirla ancora una volta. Poi il silenzio. Il telefono viene riagganciato e nessuna richiesta. Nessuna domanda. La voce non è mai stata riconosciuta con chiarezza.
Le indagini proseguono per anni ed è il 2009, quando salta fuori l’ipotesi di una pista turca. Una blogger racconta di aver saputo che la ragazza fosse ancora viva e si trovasse in Turchia. La magistratura italiana tramite una rogatoria internazionale riuscì a interrogare un uomo che avrebbe tenuto Angela segregata, ma le indagini si risolsero con un nulla di fatto. Nel 2010 sul sito angelacelentano.com, il sito realizzato dalla famiglia per raccogliere segnalazioni, arriva una mail di una ragazza messicana Celeste Ruiz che dice di poter essere Angela. Ma si scoprì che dietro la giovane messicana in realtà vi era un uomo. Poi fu la volta della pista francese. Ma anche qui nulla di fatto. E poi l’estate scorsa. Una ragazza venezuelana presenta una spiccata somiglianza con la bambina, compresa quella voglia sulla schiena che ha Angela. Viene eseguito il test del Dna. A febbraio scorso arrivano i risultati. Non è lei. L’11 giugno scorso Angela ha compiuto 30 anni. Il sito tenuto in vita dai genitori segna un tracciato indelebile di questa, ormai donna. «Ti riconosci», c’è scritto accanto alla foto della figlia, «se hai dubbi sulla tua identità e pensi di essere Angela, contattaci». Angela oggi avrebbe i capelli castani, forse lunghi, quel viso ovale, dolce. Quegli occhi ancora neri come gocce d’inchiostro.
Ad oggi il caso non è stato risolto.
Continua a leggereRiduci
Ogni giorno, in Italia, 47 minori svaniscono nel nulla. In alcuni casi, l’allarme rientra dopo poche ore, in altri non se ne sa più niente. E negli ultimi tempi stanno aumentando i casi di tentativi di rapimento casuali, in pieno giorno: piccoli strappati dalle mani dei genitori da sbandati animati dalle peggiori intenzioni.Dal 1974 fino al 2020 si sono perse le tracce di 258.552 persone. E circa il 53% di loro è minorenne. In tutta Europa ne manca all’appello uno ogni due minuti.La sparizione di Angela Celentano risale al 1996, durante una scampagnata sul monte Faito con la famiglia. Da allora vagliate molte piste, tutte senza esiti. Però la speranza è rimasta viva.Lo speciale contiene tre articoli.Il 10 giugno scorso una bambina è scomparsa in pieno giorno dal palazzo in cui viveva con la madre.La bambina si chiama Kataleya Alvarez e da quel giorno di lei non si sa più nulla. Ha 5 anni. Ed è stata rapita verso le tre del pomeriggio. L’edificio dove alloggiava è l’ex hotel Astor a Firenze. Alle porte del centro città. Accanto ai capolavori monumentali di Giotto, Brunelleschi, Ghiberti. Accanto alla inverosimile bellezza del Ponte Vecchio e alla struggente meraviglia della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Accanto a questo ensemble di bellezze che ogni anno appaga l’anima di migliaia di visitatori. Come possa una creatura sparire dal cuore di una città tanto viva come Firenze, con il vocio della gente che si propaga nelle strade, sarebbe interessante saperlo.Ma la realtà è che quella palazzina è un edificio interamente occupato da immigrati che pagavano il pizzo ai gestori del racket. Realtà lasciate allo sbando, volutamente sottaciute, dove tutti vedono ma nessuno parla.C’è voluto il sequestro di una bimba per portare all’attenzione delle istituzioni una realtà vergognosa che si consuma dentro quelle mura. Ma ormai i sequestri dei bambini, compiuti o tentati, avvengono sotto gli occhi di tutti. Pieno centro. Pieno giorno. Il padre di Kata ha chiamato i giornalisti da tutto il mondo. Dov’è finita mia figlia? Che fine ha fatto? Domande che rimbombano nella testa dei genitori fino a spaccarla. Bambini che spariscono così nel nulla senza lasciare traccia. Genitori che devono avere non due, ma mille occhi perché basta una frazione di secondo. Il 21 maggio scorso in piazza Gae Aulenti a Milano, una donna marocchina ha tentato di rapire un bimbo di 2 anni. Tutto è accaduto in pochissimi secondi. Anche qui, pieno giorno, pieno centro, alle sei e mezza del pomeriggio, in una piazza che non è un sobborgo di periferia, con favelas, baraccopoli, baracche e abitazioni precarie; ma è una piazza pedonale, sopraelevata, a forma circolare, circondata da vari edifici come il complesso Unicredit. In più è unita a corso Como, una delle strade più vitali di Milano, con negozi, bar, ristoranti.Il piccolo si trovava in piazza assieme ai genitori e al fratellino di sette. Con loro c’era anche un’amica di famiglia con un altro bimbo di anni otto. Le due mamme erano in gelateria, il padre era fuori ad attendere, e nel mentre sorvegliava i tre piccoli che erano a pochi metri di distanza, si è accostata una donna.La ventiduenne di origini nordafricane si è avvicinata ai bimbi, ha detto loro qualcosa, pronunciando «frasi senza sconnesse, senza senso», rivelano fonti della Verità, e poi di scatto ha afferrato il più piccolo dei tre bambini ed è corsa via.È stata la prontezza di riflessi del padre del bimbo a sventare il peggio. Ma non è il solo caso.Giusto un mese fa c’è stato un altro episodio. Questa volta a Vercelli in Piemonte. Una donna di 30 anni ha tentato di rapire una neonata di 4 mesi in una chiesa in pieno centro. Anche qui è stata la prontezza dei riflessi della madre a evitare la disgrazia e la donna è stata arrestata e indiziata di tentato sequestro di persona, sottrazione di persone incapaci e violenza privata.Ma è il 22 aprile scorso quando un uomo di 50 anni a Fiumicino (Roma) ha tentato di rapire un bimbo di 8 anni. Il peggior incubo. Il rapimento del proprio figlio nel proprio giardino di casa.Secondo quanto raccontato agli investigatori, il bambino stava giocando nel cortile della abitazione dove vive con i genitori, quando uno sconosciuto all’improvviso si è avvicinato. Ha parcheggiato l’auto lungo la strada, è sceso dalla vettura e introdottosi nel giardino ha afferrato il piccolo per un braccio e lo ha trascinato con forza fino alla macchina. È stato il bambino a salvarsi da solo. Il piccolo si è divincolato ed è scappato tornando a casa dove la madre era già in preda al panico. E andiamo al 4 giugno scorso quando a Ferrara in piazza Castellina, anche qui a due passi dal centro storico, un uomo di 25 anni, indiano, ha cercato di rapire una bimba di 3 strappandola dalle braccia della madre. Solo la nonna coraggio di 43 anni è riuscita a evitare il peggio. La nonna, in gamba per fortuna, ha inseguito l’uomo fin dentro la stazione e lo ha messo con le spalle al muro. L’indiano puntava a salire su un treno per Venezia ma la nonna lo ha bloccato. Ha iniziato a urlare. La gente si è fermata. E alla fine il venticinquenne è stato arrestato dai carabinieri. Ci piacerebbe sapere quanti giorni di galera fanno questi ladri di bambini.La riforma Cartabia ha introdotto la querela di parte anche per il reato di sequestro di persona, «facendo tuttavia salva la procedibilità d’ufficio quando la persona offesa sia incapace per età o per infermità». Almeno questo. Alleluia. Anche a Monza pochi giorni dopo il tentato rapimento del bimbo a Milano in piazza Gae Aulenti, una bimba di 8 anni è finita nel mirino dei manigoldi. A denunciare il fatto sono stati i genitori stessi. La piccola stava passeggiando in strada a Correzzana, un comune di appena tremila anime in provincia di Monza e Brianza, con due amichette dopo una festa di compleanno, quando una donna, a bordo di un’auto, che indossava il velo islamico, avrebbe tentato di trascinarla dentro la vettura. Stando al racconto delle ragazzine in auto c’era anche un uomo. Qui la piccola si è salvata grazie all’intervento delle amiche. E la notizia ha messo tutti in allerta. Anche perché Correzzana, dicono, è un paesino molto tranquillo dove non era mai accaduto niente di simile. Qualche padre e qualche madre preoccupati, hanno lanciato consigli nei gruppi social e nelle chat su whatsapp, «si sta avvicinando la bella stagione e noi tutte, con i nostri figli, passeremo più tempo nei parchetti e all’aperto. Posti molto gettonati per queste cose. Basta davvero un attimo, fate attenzione». Già.E infatti questi racconti sembrano rievocare tempi andati. Episodi che parevano essersi fermati e che invece aumentano in modo considerevole, soprattutto negli ultimi mesi. Già anni addietro se ne parlava. Nel 2010 a Bologna un uomo del Bangladesh tentò di rapire un bambino di 3 anni. L’episodio scosse parecchio la città. Il piccolo stava camminando con la madre in via Albertoni accanto al policlinico Sant’Orsola. La donna stava tenendo per mano il figlio quando lo straniero afferrò il bimbo tenendolo per il braccio e tentò di strapparlo a colei che lo aveva messo al mondo. Attimi di terrore e panico, anche perché se i farabutti riescono nell’intento, cosa fai? Chi chiami?Anche qui furono le grida della madre ad attirare l’attenzione. Ma è proprio nel mentre finiamo di scrivere questo pezzo, che giunge la notizia di un altro tentativo di rapimento a Milano. Uno sconosciuto, il 22 giugno scorso, ha cercato di rapire una bimba di 4 anni mentre era al parco Vergani con la baby sitter. E stata lei a evitare il peggio. L’uomo è scappato.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bambini-scomparsi-2662217185.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sono-quasi-sempre-maschi-molte-volte-stranieri-lidentikit-dei-bimbi-fantasma" data-post-id="2662217185" data-published-at="1688388168" data-use-pagination="False"> Sono quasi sempre maschi, molte volte stranieri. L’identikit dei bimbi fantasma Angela Celentano, Denise Pipitone, Mauro Romano, Sergio Isidori, Mariano Farina e Salvatore Colletta, Alessia e Livia Schepp, Emanuela Orlandi. Sono solo alcuni dei casi più eclatanti di bambini spariti, sospesi nel nulla, alcuni scomparsi alla luce del giorno, inghiottiti nel buio. Bambini che ora sono, sarebbero, uomini, donne, adulti appunto. Per i genitori, per le cronache, rimangono sempre piccoli, anche se crescono. La vita che avanti, che continua, questi bambini per sempre, finiti chissà dove e quelle famiglie spezzate in cerca di un appiglio per far sì che il punto interrogativo sciolga la sua zavorra e diventi esclamativo. O tragicamente un punto. Stando al dossier «I bambini invisibili» realizzato da Telefono Azzurro, in Italia ogni giorno vengono denunciate in media circa 47 scomparse di bambini, di cui 36 sono stranieri e 11 sono di origine italiana. In Europa, pensate, si registrano circa 250.000 casi di bambini scomparsi, uno ogni due minuti. Dati presenti nel Centro elaborazione dati del ministero dell’Interno, certificano che nel 2021 i minori scomparsi sono stati in totale 12.117 di cui il 3.324 italiani e 8.793 stranieri. Un aumento considerevole rispetto all’anno precedente. Nel 2020 le persone scomparse, infatti, sono state 13.527 persone, di cui 7.672 minori: di questi, solo il 43% è stato rintracciato (3.322). Chi non viene ritrovato finisce nelle file dello sfruttamento, della tratta degli esseri umani, della violenza. Sempre secondo Telefono Azzurro l’anno scorso sono state presentate denunce per la scomparsa di 17.130 minori. E di queste, 14.410 riguardano ragazzi tra i 15 e i 17 anni. L’età dell’adolescenza, quella che ti fa sentire grande, ma sei ancora piccolo. Degli oltre 17.000 bambini di cui non si ha più notizia, il 75,90% riguarda stranieri e il 24,10% italiani. Di questi il 72,11% viene ritrovato, ma solo il 31,17% riguarda gli stranieri. Il numero maggiore di denunce per i bambini scomparsi è quello di egiziani e tunisini, ossia il 43,61% di tutti i casi di scomparsa di minori stranieri. La maggior parte è di sesso maschile (91,33%). Dal 2021 al 2022 l’incremento è stato del 47,86% per i minori stranieri e del 24,18% per i minori italiani. Se ci concentriamo sui primi quattro mesi del 2023, sempre in Italia, i minori scomparsi sono 5.908. Di questi ne sono stati ritrovati 2.423. Gli italiani scomparsi da gennaio ad aprile sono 1.319. Di questi, 974 hanno fatto ritorno a casa, ma degli 345 ancora non si sa nulla. Di stranieri ne mancano 3.140, su 4.589 scomparsi. Numeri impressionanti che fanno rabbrividire e i brividi corrono ancora di più se si analizzano i dati dal primo gennaio 1974 fino al 31 dicembre 2020. Il ventiquattresimo report del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse, stima che in questo poco meno di mezzo secolo sono sparite in Italia, 258.552 persone (di 62.842 non c’è più traccia anche dopo anni) e circa il 53% di loro è minorenne. In questo arco temporale, 136.884 sono state le denunce di scomparsa di minori: 43.655 di nazionalità italiana e 93.229 stranieri. Che fine fanno? Sergio Isidori aveva 5 anni e mezzo quando è scomparso, da Villa Potenza, in provincia di Macerata, dove viveva con la sua famiglia. Era il 23 aprile 1979. Oggi avrebbe 49 anni. Denise Pipitone è scomparsa misteriosamente da Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, l’1 settembre del 2004, all’età di 4 anni e non è mai stata ritrovata. La mamma della piccola, Piera Maggio, non ha mai smesso di cercarla. Mauro Romano aveva 6 anni quando venne rapito davanti casa dei nonni a Recale, in Salento. Era il 21 giugno 1977. Se si va sul sito Gmcn (Global missing children network) una rete internazionale il cui scopo è quello di fornire un aiuto al ritrovamento dei minori scomparsi, e si effettua una ricerca, la maggior parte in Italia riguarda stranieri. Ma c’è anche Pasquale Porfidia, scomparso a 8 anni da Marcianise, in provincia di Caserta. Era la mattina del 7 maggio 1990. Oggi avrebbe 41 anni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bambini-scomparsi-2662217185.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="angela-celentano-27-anni-di-incubo" data-post-id="2662217185" data-published-at="1688388168" data-use-pagination="False"> Angela Celentano: 27 anni di incubo Era il 10 agosto 1996. Tra poco più di un mese saranno passati 27 anni. Quel giorno, alcune persone della comunità evangelica di Vico Equense, città della penisola sorrentina, tra il golfo di Napoli e quello di Salerno, si ritrovarono, come ogni anno, per una gita sul monte Faito. Tra loro c’è anche una bambina di tre anni. È lì, insieme agli altri bimbi che gioca. I capelli riccioli neri, quegli occhioni grandi come gocce d’inchiostro, la maglietta azzurrina e un paio di pantaloncini rosa. Le ultime immagini che si conservano di lei, la mostrano in quello che doveva essere un sabato pieno di gioia. Ma alle 13 il padre si accorge che la figlioletta non c’è più. La bambina si chiama Angela Celentano e da quel giorno di lei non c’è più nessuna traccia. Sparita. Scomparsa. Volatilizzata nel nulla. Tutte le persone presenti quel giorno iniziano a cercarla, la zona è molto affollata, ma nessuno sembra averla vista. Che fine ha fatto Angela? Com’è possibile che una bambina nel mezzo di un picnic con tutte quelle persone sparisca così, lasciando ai genitori anni di angoscia e disperazione. Diventa una culla il dolore, dove la speranza è sempre accesa, ma la rassegnazione è sempre lì, pronta, che ti aspetta la sera. Quel giorno arrivano tutti: carabinieri, guardia di finanza, polizia, esercito, unità cinofile, elicotteri, raggi infrarossi, cani volpe, perfino i cavalli per avvistare le persone al buio. Per scongiurare una eventuale caduta della piccola, intervengono anche speleologi e rocciatori. La zona viene setacciata con fare chirurgico. I carabinieri di Vico Equense ascoltano i testimoni, guardano e riguardano quelle ultime immagini di quel filmato girato poco prima che il padre si accorgesse della assenza della figlia, ma niente, Angela non si trova. I giorni seguenti arrivano molte segnalazioni, quasi tutte anonime e alcune case e ville della zona vengono perquisite. Il 19 agosto arriva una telefonata a casa dei genitori. Si sente solo il pianto disperato di una bambina. È Angela? La speranza in quel frangente si fa più viva, i genitori non sanno che il tunnel durerà anche per gli anni a venire. Nell’audio si sente la voce di una bambina e in sottofondo forse quella di un uomo. Il papà di Angela, Catello Celentano, dice: «Pronto, pronto». Lo ripete più volte quel «pronto», come a voler infilare la mano dentro al telefono. Come a voler sentire la figlia, a sentirla ancora una volta. Poi il silenzio. Il telefono viene riagganciato e nessuna richiesta. Nessuna domanda. La voce non è mai stata riconosciuta con chiarezza. Le indagini proseguono per anni ed è il 2009, quando salta fuori l’ipotesi di una pista turca. Una blogger racconta di aver saputo che la ragazza fosse ancora viva e si trovasse in Turchia. La magistratura italiana tramite una rogatoria internazionale riuscì a interrogare un uomo che avrebbe tenuto Angela segregata, ma le indagini si risolsero con un nulla di fatto. Nel 2010 sul sito angelacelentano.com, il sito realizzato dalla famiglia per raccogliere segnalazioni, arriva una mail di una ragazza messicana Celeste Ruiz che dice di poter essere Angela. Ma si scoprì che dietro la giovane messicana in realtà vi era un uomo. Poi fu la volta della pista francese. Ma anche qui nulla di fatto. E poi l’estate scorsa. Una ragazza venezuelana presenta una spiccata somiglianza con la bambina, compresa quella voglia sulla schiena che ha Angela. Viene eseguito il test del Dna. A febbraio scorso arrivano i risultati. Non è lei. L’11 giugno scorso Angela ha compiuto 30 anni. Il sito tenuto in vita dai genitori segna un tracciato indelebile di questa, ormai donna. «Ti riconosci», c’è scritto accanto alla foto della figlia, «se hai dubbi sulla tua identità e pensi di essere Angela, contattaci». Angela oggi avrebbe i capelli castani, forse lunghi, quel viso ovale, dolce. Quegli occhi ancora neri come gocce d’inchiostro. Ad oggi il caso non è stato risolto.
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
Continua a leggereRiduci
Il ciclista sloveno Tadej Pogacar dell'Uae Team Emirates festeggia dopo aver vinto la 117ª edizione della classica ciclistica Milano-Sanremo (Ansa)
Lo sloveno cade a 30 chilometri dall’arrivo, rientra con una rincorsa impressionante e decide la Classicissima allo sprint contro Tom Pidcock. Un successo, arrivato al sesto tentativo, che completa il suo straordinario palmarès e arriva dopo una corsa vissuta sempre all’attacco.
C’è un’immagine che racconta più di tutte questa Milano-Sanremo: la maglia iridata strappata, il fianco sinistro sanguinante, e Tadej Pogacar che si rialza e riparte quando la sua corsa sembra finita. Da lì in avanti, la Classicissima cambia direzione e diventa il terreno della sua impresa.
Lo sloveno vince per la prima volta la Milano-Sanremo al sesto tentativo, chiudendo in 6h35’49’’ e battendo allo sprint Tom Pidcock, rimasto l’unico capace di reggergli il passo fino agli ultimi metri. Terzo Wout van Aert, quarto Mads Pedersen. Il primo degli italiani è Andrea Vendrame, sesto.
Fino a poco più di trenta chilometri dal traguardo, però, la storia sembra un’altra. Una caduta in gruppo, poco prima della Cipressa, coinvolge anche Pogacar. Finisce a terra, resta attardato, visibilmente ferito. Per qualche istante la sua Sanremo sembra chiusa lì. Quando risale in sella, il gruppo è già lontano e l’inseguimento appare complicato. È in quel momento che la corsa cambia volto. Pogacar rientra, metro dopo metro, aiutato anche dalla squadra, poi si riporta nelle prime posizioni proprio all’inizio della Cipressa. Non aspetta: accelera, forza il ritmo, seleziona il gruppo fino a portarsi via soltanto i nomi più attesi, tra cui Mathieu van der Poel e Pidcock. La selezione definitiva arriva sul Poggio. Lo sloveno attacca ancora, più volte, fino a staccare Van der Poel. Solo Pidcock resiste e si incolla alla sua ruota. In cima hanno pochi secondi sugli inseguitori, ma bastano. La discesa è veloce, il margine tiene, e la corsa si decide in via Roma. È uno sprint a due, situazione non abituale per Pogacar. Parte lungo, da davanti, costringendo Pidcock a inseguire. Il britannico prova a rimontare, ma negli ultimi metri lo sloveno riesce a mantenere mezza ruota di vantaggio, quanto basta per prendersi la vittoria che gli mancava. Dietro, il gruppo rientra troppo tardi. Van Aert conquista il terzo posto dopo l’inseguimento, in una giornata segnata anche per lui dalla caduta. Più indietro gli altri favoriti, mai davvero in grado di rientrare sui due battistrada nel finale. «Sono molto felice, un sacco di emozioni. Non vedevo l’ora di vincere questa gara», ha detto Pogacar all’arrivo. «Sapevo che con Pidcock sarebbe stata dura, ma sono riuscito a mettere la ruota davanti».
Per il fuoriclasse sloveno è molto più di una vittoria. La Sanremo era uno dei pochi tasselli mancanti in un palmarès già straordinario. Oggi arriva nel modo più difficile, passando attraverso un errore, una caduta e una rincorsa che avrebbe spento molti altri. E invece no. Dopo aver recuperato, attaccato e resistito, Pogacar completa l’opera allo sprint.
Continua a leggereRiduci