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2019-03-21
Autista senegalese brucia il bus con gli scolaretti: «Vendetta contro Salvini»
Ansa
«Andiamo a Linate, oggi da qui non esce vivo nessuno. Fermerò le morti nel Mediterraneo». Sono le 11.10 di ieri mattina quando l'autista dello scuolabus delle Autoguidovie di Crema mette in atto il piano, criminale e folle nello stesso tempo. Ousseynou Sy, senegalese, 47 anni, vuole una strage, una strage di bambini come Erode. A bordo c'è una scolaresca di 51 ragazzini della scuola media Vailati di Crema, deve condurli in palestra e riportarli indietro come ogni mercoledì. Lo conoscono bene quel signore di colore. Invece questa volta ha altro in testa, un cortocircuito a cui gli investigatori cercano di dare spiegazioni. Probabile avesse in mente un attentato terroristico. Non è la prima volta che l'istinto criminale si impadronisce di lui, la sua fedina penale è sporca. C'è anche un precedente per guida in stato d'ubriachezza: chi gli ha affidato un carico di vite innocenti dovrà rispondere a qualche domanda. Ousseynou Sy devia il percorso stabilito e imbocca la Provinciale 415, la Paullese, verso l'aeroporto. Cosa intende fare? Secondo gli investigatori lanciare il pullman in fiamme contro il terminal. «Voleva arrivare sulla pista, ce l'aveva con il governo per le politiche sui migranti», racconterà uno dei professori che accompagnava le due classi.
Accanto al sedile l'uomo tiene due taniche coperte da sacchi neri e ha cosparso di benzina le cappelliere e i sedili. Aveva pianificato tutto, probabilmente da tempo. Forse ha deciso di agire nel giorno in cui il Senato discute del caso Diciotti e del processo al ministro dell'Interno. «Ci ha preso i telefoni, un mio compagno però è riuscito a nasconderlo. Eravamo stati legati con le fascette da elettricista. Minacciava di versarci addosso benzina e darci fuoco», dirà una delle ragazzine sequestrate.
Sullo scuolabus viaggia il terrore, anche i tre insegnanti che accompagnano gli scolari vengono ammanettati. Nessuno può muoversi, nessuno può parlare o disperarsi perché Ousseynou Sy lo ordina: con la mano destra impugna il volante e nella sinistra stringe un accendino. Le lacrime rigano i visi di 51 bambini che s'illudevano di andare a giocare a pallavolo in palestra e tornarsene poi in famiglia. L'autista continua a gridare e farneticare: «Le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini. Sono qui a vendicare gli immigrati morti in mare». E ancora minaccia: «Qui non scende nessuno, nessuno torna vivo. State buoni o vi brucio». Aveva anche girato e diffuso un video in cui esplicitava il proprio intento stragista. Se i giovani si sono salvati è solo grazie a uno di loro, che è riuscito a nascondere il cellulare: ha avvertito i genitori che hanno allertato i carabinieri. Scattano una serie di posti di blocco, intanto le pattuglie inseguono il bus che procede zigzagando da destra a sinistra sulla Paullese. L'autista forza uno sbarramento allo svincolo di Peschiera Borromeo, speronando le gazzelle che ostruiscono la strada, ma perde il controllo e finisce contro il guardrail. Non è un urto violento, Ousseynou Sy non è ancora soddisfatto: cosparge i sedili con altra benzina e appicca il fuoco. I bambini sono dentro mentre si alzano le fiamme e il fumo invade l'abitacolo. Moriranno tutti soffocati o arsi vivi se non si fa subito qualcosa. I militari rompono i finestrini e fanno irruzione sradicando la porta posteriore. Gli scolari scappano fuori a perdifiato, mentre l'aria dentro si fa irrespirabile e il fuoco avvolge il mezzo. Ne resterà solo la carcassa. L'autista tiene immobilizzati due alunni accanto a sé e minaccia di ucciderli, non si dà per vinto finché i militari non lo arrestano.
Sono passati 40 minuti da quando è cominciato il sequestro. Solo dopo si saprà che nella sua corsa lo scuolabus ha investito anche una macchina con a bordo un padre e un bambino. L'auto ha preso fuoco ma l'uomo con in braccio il piccolo sono usciti in tempo. Il bilancio della mattinata di follia, come spiega il prefetto di Milano, Renato Saccone, è il seguente: 12 studenti e due adulti portati in ospedale per lieve intossicazione, 23 bambini sono stati visitati sul posto in una palestra dell'istituto Margherita Hack di San Donato. Un bimbo è in codice giallo alla De Marchi, gli altri in codice verde. L'autista invece, che è piantonato al San Paolo per ustioni a mani e braccia, è in stato d'arresto per sequestro di persona aggravato da terrorismo e dalla minore età delle vittime, strage, incendio e resistenza. Ousseynou Sy, senegalese di origine ma con cittadinanza del nostro Paese dal 2004, ha una ex moglie italiana e due figli di 12 e 18 anni. Per dovere di cronaca, riportiamo la dichiarazione di Autoguidovie, la società di gestione del servizio scuolabus: «L'uomo, nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato segnali di squilibrio, né avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta. A livello di compartimento aziendale non eravamo a conoscenza dei suoi precedenti penali».
In serata era in corso una perquisizione a casa del senegalese alla ricerca di indizi che possano servire alle indagini. È legato a gruppi terroristici? Può trattarsi di uno jihadista della porta accanto? Il procuratore di Milano, Francesco Greco, spiega: «Stiamo valutando tutte le ipotesi, anche quella del terrorismo». Infatti dell'inchiesta si sta occupando anche Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese. L'uomo risulta comunque «sconosciuto» dal punto di vista dei sospetti legati a gesti eversivi e terrorismo islamico. Non è mai stato segnalato per episodi di radicalismo.
«È stato un miracolo, poteva essere una strage, sono stati eccezionali i carabinieri sia a bloccarlo sia a liberare tutti i bambini», aggiunge ancora Greco. Il magistrato vorrebbe interrogare subito Ousseynou Sy, ma non è possibile per le ustioni che ha riportato. Inoltre quando è stato fermato era «visibilmente alterato», sono in corso anche accertamenti sulle sue condizioni psichiche. Che nessuno aveva mai messo in discussione, tanto da affidargli uno scuolabus e 51 bambini.
Ubriaco al volante e stupratore. Ecco il campione dell’integrazione
Si chiama Ousseynou Sy, ha 47 anni, è un senegalese nato in Francia, con cittadinanza italiana. È separato, ha due figli e vive a Crema, dove da più di 15 anni fa l'autista. Eppure non è nuovo alle forze dell'ordine: l'uomo che ieri ha sequestrato un bus tentando di fare una strage di bambini, ha precedenti penali per guida in stato d'ebbrezza e per molestie. Nonostante questo ieri - come tante altre volte - era al volante del pullman di linea della società Autoguidovie che porta gli alunni dalla scuola media Vailati di Crema (Cr) a una palestra poco lontana, dove svolgono attività sportiva. Come è possibile? A quanto pare, semplicemente, l'azienda non sapeva dei suoi precedenti. Chi lo conosce lo descrive come un uomo «tirchio» e un po' «scansafatiche» ma tutto sommato «tranquillo». Uno a cui «non piaceva troppo lavorare» ma che non aveva mai dato segni di indole violenta né di radicalizzazione di nessun genere.
Sy è arrivato in Italia prima del 2002, in quegli anni già lo ricordano come collaboratore dell'azienda di trasporto pubblico locale cremasca. Si era da poco sposato con un'italiana, da cui ha avuto due figli (oggi di 12 e 18 anni). Vivevano a Castelleone, un paesino della provincia di Cremona, poi i due hanno divorziato e alla moglie sono rimasti i figli, mentre lui è tornato a vivere a Crema. Fin dal lontano 2004 il senegalese risulta dipendente di Autoguidovie, la maggior azienda italiana a capitale privato del trasporto pubblico locale, con partecipazioni e controllate in aziende pubbliche anche in Emilia Romagna e in Toscana, uno fra i primi 20 gestori del Paese. Eppure Sy non è affatto nuovo alle forze dell'ordine. Nella sua cerchia di conoscenze ricordano bene i suoi guai, di cui lui non faceva mistero. Nel 2007 all'autista venne sospesa la patente con un provvedimento che lo ha costretto a non lavorare per sei mesi. Erano gli anni in cui ancora viveva a Castelleone con moglie e figli, ma secondo il racconto di alcuni colleghi aveva un'amante a Brescia ed era solito fare la spola tra le due località, dopo il lavoro e anche a tarda notte. Fu in una di queste occasioni che, rientrando verso casa, venne fermato da una pattuglia per un controllo e non servì molto agli agenti a capire che era sbronzo. La denuncia per molestie invece è più recente, risale al 2011. A querelare l'autista fu una passeggera trentacinquenne di Dovera, un paesino nei dintorni di Crema: la donna sostenne che l'uomo le avesse fatto avances non richieste. Ieri la Procura di Milano ha riferito in conferenza stampa che per il reato di violenza sessuale Sy ha ricevuto un anno di condanna. Ma la vicenda - a quanto risulta - non comportò per lui nessuna conseguenza sul lavoro. «È un nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato nessun segnale di squilibrio, anzi è sempre stato in servizio, tranquillo. Ci era stato ceduto nel servizio cremasco quando siamo subentrati ad altre linee», ha spiegato ieri il direttore del personale di Autoguidovie, Corrado Bianchessi, «faceva tutte le visite previste e non avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta come autista». Sulla questione dei precedenti giudiziari, l'azienda ha diramato una nota che non scioglie i dubbi: «In più di 100 anni di vita di Autoguidovie nulla di simile era mai accaduto». Resta il fatto che un loro autista, con precedenti per guida in stato d'ebbrezza, si è messo alla guida di uno scuolabus con l'intento di fare una strage.
Ieri mattina, prima di partire per il viaggio del terrore, ha semplicemente detto a chi l'ha visto mettersi al posto di guida: «Porto i ragazzi in palestra e torno». Non era la prima volta che Sy portava avanti e indietro le scolaresche con quell'autobus. Gli alunni che hanno vissuto l'incubo lo conoscevano tutti, almeno di vista. E anche per gli insegnanti quell'autista era un viso noto. Sy non è l'unico autista immigrato alle dipendenze del colosso dei trasporti pubblici, così come Crema non è certo una città allineata alle posizioni del governo in materia di immigrazione. Anzi. Stefania Bonaldi, sindaco eletto con il Pd dal 2017, è una delle dissidenti del decreto sicurezza. Ritenendo che il provvedimento del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, abbia «profili di incostituzionalità e gravi conseguenze per la comunità» il primo cittadino lo scorso gennaio ha avocato a sé le richieste in anagrafe, ipotizzando valutazioni caso per caso sulle iscrizioni dei richiedenti asilo ai registri, che invece il decreto vieterebbe. E non lo ha fatto in sordina. Per celebrare la sua disobbedienza, il sindaco aveva organizzato una serata in sala ricevimenti, al municipio, cui hanno partecipato esponenti locali del fronte contrario al decreto Salvini. Come Maria Luisa Crotti, vicepresidente della Camera penale della Lombardia orientale o don Luca Favarin, parroco attivo nel settore dell'accoglienza, che ha raccontato dei progetti di accoglienza di giovani richiedenti asilo e rifugiati a Padova e dell'impatto che il Decreto ha sulle loro vite.
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Ha legato 51 ragazzi delle medie e sparso benzina: «I migranti muoiono, di qui non esce vivo nessuno». I carabinieri salvano tutti in extremis con un blitz.Sposato con un'italiana, Ousseynou Sy ha precedenti penali ma guidava l'autobus. Il Viminale valuta il ritiro della cittadinanza. Il sindaco di Crema, città della scolaresca presa di mira, s'era opposto al decreto sicurezza.Lo speciale contiene due articoli. «Andiamo a Linate, oggi da qui non esce vivo nessuno. Fermerò le morti nel Mediterraneo». Sono le 11.10 di ieri mattina quando l'autista dello scuolabus delle Autoguidovie di Crema mette in atto il piano, criminale e folle nello stesso tempo. Ousseynou Sy, senegalese, 47 anni, vuole una strage, una strage di bambini come Erode. A bordo c'è una scolaresca di 51 ragazzini della scuola media Vailati di Crema, deve condurli in palestra e riportarli indietro come ogni mercoledì. Lo conoscono bene quel signore di colore. Invece questa volta ha altro in testa, un cortocircuito a cui gli investigatori cercano di dare spiegazioni. Probabile avesse in mente un attentato terroristico. Non è la prima volta che l'istinto criminale si impadronisce di lui, la sua fedina penale è sporca. C'è anche un precedente per guida in stato d'ubriachezza: chi gli ha affidato un carico di vite innocenti dovrà rispondere a qualche domanda. Ousseynou Sy devia il percorso stabilito e imbocca la Provinciale 415, la Paullese, verso l'aeroporto. Cosa intende fare? Secondo gli investigatori lanciare il pullman in fiamme contro il terminal. «Voleva arrivare sulla pista, ce l'aveva con il governo per le politiche sui migranti», racconterà uno dei professori che accompagnava le due classi. Accanto al sedile l'uomo tiene due taniche coperte da sacchi neri e ha cosparso di benzina le cappelliere e i sedili. Aveva pianificato tutto, probabilmente da tempo. Forse ha deciso di agire nel giorno in cui il Senato discute del caso Diciotti e del processo al ministro dell'Interno. «Ci ha preso i telefoni, un mio compagno però è riuscito a nasconderlo. Eravamo stati legati con le fascette da elettricista. Minacciava di versarci addosso benzina e darci fuoco», dirà una delle ragazzine sequestrate. Sullo scuolabus viaggia il terrore, anche i tre insegnanti che accompagnano gli scolari vengono ammanettati. Nessuno può muoversi, nessuno può parlare o disperarsi perché Ousseynou Sy lo ordina: con la mano destra impugna il volante e nella sinistra stringe un accendino. Le lacrime rigano i visi di 51 bambini che s'illudevano di andare a giocare a pallavolo in palestra e tornarsene poi in famiglia. L'autista continua a gridare e farneticare: «Le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini. Sono qui a vendicare gli immigrati morti in mare». E ancora minaccia: «Qui non scende nessuno, nessuno torna vivo. State buoni o vi brucio». Aveva anche girato e diffuso un video in cui esplicitava il proprio intento stragista. Se i giovani si sono salvati è solo grazie a uno di loro, che è riuscito a nascondere il cellulare: ha avvertito i genitori che hanno allertato i carabinieri. Scattano una serie di posti di blocco, intanto le pattuglie inseguono il bus che procede zigzagando da destra a sinistra sulla Paullese. L'autista forza uno sbarramento allo svincolo di Peschiera Borromeo, speronando le gazzelle che ostruiscono la strada, ma perde il controllo e finisce contro il guardrail. Non è un urto violento, Ousseynou Sy non è ancora soddisfatto: cosparge i sedili con altra benzina e appicca il fuoco. I bambini sono dentro mentre si alzano le fiamme e il fumo invade l'abitacolo. Moriranno tutti soffocati o arsi vivi se non si fa subito qualcosa. I militari rompono i finestrini e fanno irruzione sradicando la porta posteriore. Gli scolari scappano fuori a perdifiato, mentre l'aria dentro si fa irrespirabile e il fuoco avvolge il mezzo. Ne resterà solo la carcassa. L'autista tiene immobilizzati due alunni accanto a sé e minaccia di ucciderli, non si dà per vinto finché i militari non lo arrestano. Sono passati 40 minuti da quando è cominciato il sequestro. Solo dopo si saprà che nella sua corsa lo scuolabus ha investito anche una macchina con a bordo un padre e un bambino. L'auto ha preso fuoco ma l'uomo con in braccio il piccolo sono usciti in tempo. Il bilancio della mattinata di follia, come spiega il prefetto di Milano, Renato Saccone, è il seguente: 12 studenti e due adulti portati in ospedale per lieve intossicazione, 23 bambini sono stati visitati sul posto in una palestra dell'istituto Margherita Hack di San Donato. Un bimbo è in codice giallo alla De Marchi, gli altri in codice verde. L'autista invece, che è piantonato al San Paolo per ustioni a mani e braccia, è in stato d'arresto per sequestro di persona aggravato da terrorismo e dalla minore età delle vittime, strage, incendio e resistenza. Ousseynou Sy, senegalese di origine ma con cittadinanza del nostro Paese dal 2004, ha una ex moglie italiana e due figli di 12 e 18 anni. Per dovere di cronaca, riportiamo la dichiarazione di Autoguidovie, la società di gestione del servizio scuolabus: «L'uomo, nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato segnali di squilibrio, né avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta. A livello di compartimento aziendale non eravamo a conoscenza dei suoi precedenti penali». In serata era in corso una perquisizione a casa del senegalese alla ricerca di indizi che possano servire alle indagini. È legato a gruppi terroristici? Può trattarsi di uno jihadista della porta accanto? Il procuratore di Milano, Francesco Greco, spiega: «Stiamo valutando tutte le ipotesi, anche quella del terrorismo». Infatti dell'inchiesta si sta occupando anche Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese. L'uomo risulta comunque «sconosciuto» dal punto di vista dei sospetti legati a gesti eversivi e terrorismo islamico. Non è mai stato segnalato per episodi di radicalismo.«È stato un miracolo, poteva essere una strage, sono stati eccezionali i carabinieri sia a bloccarlo sia a liberare tutti i bambini», aggiunge ancora Greco. Il magistrato vorrebbe interrogare subito Ousseynou Sy, ma non è possibile per le ustioni che ha riportato. Inoltre quando è stato fermato era «visibilmente alterato», sono in corso anche accertamenti sulle sue condizioni psichiche. 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Nonostante questo ieri - come tante altre volte - era al volante del pullman di linea della società Autoguidovie che porta gli alunni dalla scuola media Vailati di Crema (Cr) a una palestra poco lontana, dove svolgono attività sportiva. Come è possibile? A quanto pare, semplicemente, l'azienda non sapeva dei suoi precedenti. Chi lo conosce lo descrive come un uomo «tirchio» e un po' «scansafatiche» ma tutto sommato «tranquillo». Uno a cui «non piaceva troppo lavorare» ma che non aveva mai dato segni di indole violenta né di radicalizzazione di nessun genere. Sy è arrivato in Italia prima del 2002, in quegli anni già lo ricordano come collaboratore dell'azienda di trasporto pubblico locale cremasca. Si era da poco sposato con un'italiana, da cui ha avuto due figli (oggi di 12 e 18 anni). Vivevano a Castelleone, un paesino della provincia di Cremona, poi i due hanno divorziato e alla moglie sono rimasti i figli, mentre lui è tornato a vivere a Crema. Fin dal lontano 2004 il senegalese risulta dipendente di Autoguidovie, la maggior azienda italiana a capitale privato del trasporto pubblico locale, con partecipazioni e controllate in aziende pubbliche anche in Emilia Romagna e in Toscana, uno fra i primi 20 gestori del Paese. Eppure Sy non è affatto nuovo alle forze dell'ordine. Nella sua cerchia di conoscenze ricordano bene i suoi guai, di cui lui non faceva mistero. Nel 2007 all'autista venne sospesa la patente con un provvedimento che lo ha costretto a non lavorare per sei mesi. Erano gli anni in cui ancora viveva a Castelleone con moglie e figli, ma secondo il racconto di alcuni colleghi aveva un'amante a Brescia ed era solito fare la spola tra le due località, dopo il lavoro e anche a tarda notte. Fu in una di queste occasioni che, rientrando verso casa, venne fermato da una pattuglia per un controllo e non servì molto agli agenti a capire che era sbronzo. La denuncia per molestie invece è più recente, risale al 2011. A querelare l'autista fu una passeggera trentacinquenne di Dovera, un paesino nei dintorni di Crema: la donna sostenne che l'uomo le avesse fatto avances non richieste. Ieri la Procura di Milano ha riferito in conferenza stampa che per il reato di violenza sessuale Sy ha ricevuto un anno di condanna. Ma la vicenda - a quanto risulta - non comportò per lui nessuna conseguenza sul lavoro. «È un nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato nessun segnale di squilibrio, anzi è sempre stato in servizio, tranquillo. Ci era stato ceduto nel servizio cremasco quando siamo subentrati ad altre linee», ha spiegato ieri il direttore del personale di Autoguidovie, Corrado Bianchessi, «faceva tutte le visite previste e non avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta come autista». Sulla questione dei precedenti giudiziari, l'azienda ha diramato una nota che non scioglie i dubbi: «In più di 100 anni di vita di Autoguidovie nulla di simile era mai accaduto». Resta il fatto che un loro autista, con precedenti per guida in stato d'ebbrezza, si è messo alla guida di uno scuolabus con l'intento di fare una strage. Ieri mattina, prima di partire per il viaggio del terrore, ha semplicemente detto a chi l'ha visto mettersi al posto di guida: «Porto i ragazzi in palestra e torno». Non era la prima volta che Sy portava avanti e indietro le scolaresche con quell'autobus. Gli alunni che hanno vissuto l'incubo lo conoscevano tutti, almeno di vista. E anche per gli insegnanti quell'autista era un viso noto. Sy non è l'unico autista immigrato alle dipendenze del colosso dei trasporti pubblici, così come Crema non è certo una città allineata alle posizioni del governo in materia di immigrazione. Anzi. Stefania Bonaldi, sindaco eletto con il Pd dal 2017, è una delle dissidenti del decreto sicurezza. Ritenendo che il provvedimento del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, abbia «profili di incostituzionalità e gravi conseguenze per la comunità» il primo cittadino lo scorso gennaio ha avocato a sé le richieste in anagrafe, ipotizzando valutazioni caso per caso sulle iscrizioni dei richiedenti asilo ai registri, che invece il decreto vieterebbe. E non lo ha fatto in sordina. Per celebrare la sua disobbedienza, il sindaco aveva organizzato una serata in sala ricevimenti, al municipio, cui hanno partecipato esponenti locali del fronte contrario al decreto Salvini. Come Maria Luisa Crotti, vicepresidente della Camera penale della Lombardia orientale o don Luca Favarin, parroco attivo nel settore dell'accoglienza, che ha raccontato dei progetti di accoglienza di giovani richiedenti asilo e rifugiati a Padova e dell'impatto che il Decreto ha sulle loro vite.
Simone Venturini (Ansa)
Il più giovane tra i candidati nella corsa a Ca’ Farsetti ha superato il diretto avversario del campo largo, Andrea Martella, 58 anni, segretario regionale del Pd, assestando un sonoro schiaffone alla sinistra che non è andata oltre al 40%. Non c’è bisogno di ballottaggio, e quello che è accaduto in Laguna è un test politico importante. «Sarebbe una grande gioia», era stato il primo commento di Giorgia Meloni al risultato che si prospettava, riferito dal senatore di Fdi Raffaele Speranzon.
Qualcuno ha fatto notare che a Venezia il No al referendum costituzionale sulla giustizia aveva preso il 55% dei voti, eppure questo non si è affatto tradotto in uno spostamento a sinistra dell’elettorato. «La stagione buona», che univa Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Psi, +Europa, Radicali e Rifondazione Comunista non ha convinto gli elettori. E nemmeno sono bastati i voti degli islamici, cercati da Martella mettendo in lista ben sei esponenti della comunità bengalese che da tempo chiedono una moschea a Mestre.
Il candidato della mega coalizione «da sindaco darà a Venezia quel cambiamento che Venezia domanda», prometteva sul palco in piazza Ferretto la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, in chiusura di campagna elettorale. Previsione sbagliata, i desideri dei veneziani non sono stati intercettati a sinistra. A Cà Farsetti siederà Venturini. «È un risultato importante e un apprezzamento personale», ha commentato il neo sindaco a caldo, mentre si faceva festa in Galleria Matteotti a Mestre, suo quartier generale assieme alla sede elettorale di Campo Santa Marina, nel centro storico di Venezia, che ad aprile venne imbrattata con cartelli offensivi e intimidatori.
«Un risultato che arriva dopo due mesi impegnativi, ma dopo undici anni di storia personale al servizio della città», ha precisato Venturini. «In questa campagna mi sono sempre presentato come Simone, un ragazzo che da Marghera è partito, ha fatto la gavetta, si è impegnato nel territorio, si è presentato con una civica supportato dal centrodestra e oggi sta ricevendo un buon risultato».
Laureato in giurisprudenza, nato e cresciuto a Marghera, ora residente nella città storica, a 22 anni risultò il più giovane eletto nel Consiglio comunale veneziano. Nel 2015 scese in campo con la lista civica «fucsia» di Brugnaro, fu il più votato e diventò assessore con la delega a Coesione Sociale, Lavoro, Infrastrutture e Sviluppo economico.
Nel corso del mandato 2015-2020 aveva ricoperto ulteriori incarichi all’interno di commissioni e organismi locali e nazionali, nel 2020 venne rieletto sempre nella lista dell’ex sindaco. Ieri, con la lista civica «gialla» sostenuta dal centrodestra ha dimostrato di saper conoscere gli abitanti della sua città. Tra gli obiettivi, vuole una Venezia a misura di giovani «anche in chiave residenziale», come aveva dichiarato alla Verità.
Alla chiusura dei seggi l’affluenza definitiva nel comune di Venezia, con tutte le 256 sezioni conteggiate, è stata del 55,87%, sei punti percentuali in meno rispetto al 2020 (62,23%). Hanno votato 112.701 elettori su 201.713 iscritti (55,87%). Erano otto, tutti uomini, i candidati alla carica di primo cittadino alle elezioni comunali di Venezia.
Oltre a Venturini e a Martella, in grande distacco gli altri nomi in lista, che erano con «Prima il Veneto» Pierangelo Del Zotto, 63 anni, ex assessore al Bilancio della provincia di Venezia; con le liste civiche «Abc-Ambiente Bene Comune» e «Venezia Pace Lavoro» Giovanni Andrea Martini, 70 anni, docente in pensione e già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano; con «Ora!» Michele Boldrin, 69 anni, economista e docente universitario alla Washington University in Saint Louis, che è risultato tra i più votati tra i «minori». Con la lista civica «Città vive» Claudio Vernier, 49 anni, titolare del caffè al Todaro di piazza San Marco; Roberto Agirmo, 58 anni, imprenditore turistico, era il candidato di «Resistere Veneto» mentre Luigi Corò, 62 anni, ex assessore di An a Mirano, esponente di Futuro Nazionale, si presentava con la lista «Futuro per Venezia Mestre». Tutti hanno portato a casa manciate di voti.
«Per le elezioni comunali di Venezia non mi aspettavo un risultato di questo tipo: era difficile immaginare una débâcle così pesante per il centrosinistra. L’astensione sembra aver colpito soprattutto un elettorato giovane, che non si è riconosciuto nella candidatura di Andrea Martella. Proprio quei giovani che poche settimane fa avevano fatto sentire la propria voce in occasione del referendum sulla giustizia, questa volta sono mancati del tutto», ha dichiarato il filosofo Massimo Cacciari, due volte sindaco di Venezia.
Si è votato anche in due Comuni della città metropolitana Venezia. A Cavallino-Treporti, dove è stata riconfermata Roberta Nesto con la sua civica orientata verso il centro destra e a Torre di Mosto dove è stato eletto Andrea Marchesin, sostenuto dal centrodestra (Fi, Fdi, Lega, Udc, Torre di Mosto).
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Geopolitica, intelligenza artificiale e industria: a Trento economisti, imprenditori e politici esaminano i nuovi assetti mondiali.
Innovazione, sostenibilità, tecnologia e, soprattutto, trasformazioni geopolitiche ridefiniscono oggi gli equilibri economici globali. Un contesto in cui le imprese italiane sono chiamate a compiere l'ennesimo salto di qualità: trasformare la complessità in valore strategico. Questo numero di Industria analizza, a partire dai protagonisti del Festival dell'Economia di Trento, i «nuovi poteri» - dall’intelligenza artificiale alla ridefinizione delle filiere produttive, fino alle sfide della sicurezza e del lavoro del futuro – interpretando reazioni e ripercussioni su sistema economico e produzione industriale. È proprio in questo scenario che si inserisce il contributo di Gieffe Research, piattaforma integrata di trasferimento tecnologico e advisory industriale. «Lavoriamo per creare connessioni concrete tra innovazione, organizzazione aziendale e strategia industriale, aiutando le imprese a trasformare gli investimenti tecnologici in vantaggi competitivi reali», sottolinea il fondatore di Gieffe Research, Fabio Glave. «Oggi il mercato richiede una capacità di lettura multidimensionale dei processi industriali: non basta introdurre nuove tecnologie, bisogna saperle integrare all’interno di una governance efficiente e orientata alla crescita strutturata». Il vicepresidente di Confindustria, Marco Nocivelli, si concentra invece su criticità e prospettive della manifattura italiana, dalla crescita di export e made in Italy al rafforzamento delle Pmi.
Lavoro e sicurezza, le voci del governo. Innovazione e intelligenza artificiale stanno già modificando professioni e competenze, imponendo nuovi modelli organizzativi e investimenti continui nella formazione. Su scuola e lavoro intervengono Paola Frassinetti, sottosegretario al ministero dell’Istruzione e del merito, e Marina Calderone, ministro del Lavoro, che commenta il recente Dl 1° maggio, un provvedimento che «guarda in particolare all’inclusione lavorativa dei disoccupati di lunga durata, alle giuste retribuzioni e a un patto di responsabilità con le parti sociali per la qualificazione dell’occupazione in Italia». A concepire la sicurezza come visione integrata, dal contrasto alla criminalità al riutilizzo dei beni confiscati, è il sottosegretario dell'Interno, Wanda Ferro: «Il governo sta lavorando su una strategia complessiva che tiene insieme controllo del territorio, rigenerazione urbana, legalità e prevenzione sociale, dove si inseriscono anche operazioni come «Strade Sicure», «Stazioni Sicure» e il modello Caivano», che segna il ritorno dello Stato nei territori più difficili.
Il modello Trento. Trento, capitale dell'economia durante la kermesse dello Scoiattolo, punta ad alzare l'asticella in termini di sostenibilità e inclusione. Il sindaco Franco Ianeselli non nasconde le sfide: espansione della rete ciclabile, nuovo hub intermodale, circonvallazione ferroviaria, incremento del verde umano, progetti di edilizia a canone moderato, incentivi agli affitti a lungo termine e azzeramento delle liste di attesa per gli asili nido. Dal canto suo, l'Università degli Studi di Trento si propone come luogo capace non solo di trasmettere conoscenze, ma di aiutare i giovani a interpretare un mondo sempre più complesso. Il rettore Flavio Deflorian sottolinea l’importanza di una didattica partecipativa, alimentata dal dialogo continuo tra studenti e docenti, con l’obiettivo di «dare un senso alla conoscenza». Per mantenere alta la qualità della ricerca e della formazione, l’Ateneo deve continuare a investire in infrastrutture, servizi, internazionalizzazione e capacità di attrarre talenti.
Un nuovo ordine internazionale. Il Festival dell'Economia di Trento (20-24 maggio) si conferma osservatorio privilegiato sulle traiettorie del cambiamento, con oltre 700 relatori tra Premi Nobel, economisti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Quest'anno il tema è «Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani». Da un lato si prendono in esame i nuovi centri di potere come le Big Tech, che detengono le chiavi dell’intelligenza artificiale, e le autarchie di Russia e Cina; dall’altro, le paure e le aspettative dei giovani. In primo piano c'è la geopolitica. Saranno ben 14 i panel targati Ispi. «La vera trasformazione è che economia e sicurezza sono ormai inseparabili», spiega Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’Ispi e membro dell’advisory board del Festival. «Conta chi domina le tecnologie avanzate, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, i dati, l’energia, le terre rare, le rotte marittime, le infrastrutture di gitali e finanziarie». L’economista Alessandro Terzulli (presidente GEI) anticipa a Industria il contenuto del panel «Commercio internazionale e potere dei dazi», con l’evoluzione delle barriere commerciali dal 2009 alle presidenze Trump. «Osserviamo la Weaponisation del commercio internazionale, sempre più un’arma geopolitica», che esercita un forte impatto inevitabilmente anche sulle imprese. Al Festival dell'Economia parteciperà anche Giulio Sapelli, il cui panel si concentrerà sul ruolo strategico dell’India e sul nuovo assetto globale. «Si sta consolidando l’intera area dell’Indo-Pacifico, una regione che negli ultimi anni è diventata il centro strategico delle nuove dinamiche economiche e geopolitiche mondiali».
Anche la cultura è un'infrastruttura economica cruciale per il Paese. Dalla tutela del diritto d’autore alla rigenerazione degli attrattori culturali diffusi, fino al ruolo della cultura come nuovo «soft power» italiano, Luigi Abete, presidente di Confindustria Cultura Italia, traccia una prospettiva che unisce impresa, territorio e identità. Tra i volti della manifestazione c'è anche quello di Giovanni Malagò, reduce dai successi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina e ufficialmente candidato alla presidenza della Figc.
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