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2019-03-21
Autista senegalese brucia il bus con gli scolaretti: «Vendetta contro Salvini»
Ansa
«Andiamo a Linate, oggi da qui non esce vivo nessuno. Fermerò le morti nel Mediterraneo». Sono le 11.10 di ieri mattina quando l'autista dello scuolabus delle Autoguidovie di Crema mette in atto il piano, criminale e folle nello stesso tempo. Ousseynou Sy, senegalese, 47 anni, vuole una strage, una strage di bambini come Erode. A bordo c'è una scolaresca di 51 ragazzini della scuola media Vailati di Crema, deve condurli in palestra e riportarli indietro come ogni mercoledì. Lo conoscono bene quel signore di colore. Invece questa volta ha altro in testa, un cortocircuito a cui gli investigatori cercano di dare spiegazioni. Probabile avesse in mente un attentato terroristico. Non è la prima volta che l'istinto criminale si impadronisce di lui, la sua fedina penale è sporca. C'è anche un precedente per guida in stato d'ubriachezza: chi gli ha affidato un carico di vite innocenti dovrà rispondere a qualche domanda. Ousseynou Sy devia il percorso stabilito e imbocca la Provinciale 415, la Paullese, verso l'aeroporto. Cosa intende fare? Secondo gli investigatori lanciare il pullman in fiamme contro il terminal. «Voleva arrivare sulla pista, ce l'aveva con il governo per le politiche sui migranti», racconterà uno dei professori che accompagnava le due classi.
Accanto al sedile l'uomo tiene due taniche coperte da sacchi neri e ha cosparso di benzina le cappelliere e i sedili. Aveva pianificato tutto, probabilmente da tempo. Forse ha deciso di agire nel giorno in cui il Senato discute del caso Diciotti e del processo al ministro dell'Interno. «Ci ha preso i telefoni, un mio compagno però è riuscito a nasconderlo. Eravamo stati legati con le fascette da elettricista. Minacciava di versarci addosso benzina e darci fuoco», dirà una delle ragazzine sequestrate.
Sullo scuolabus viaggia il terrore, anche i tre insegnanti che accompagnano gli scolari vengono ammanettati. Nessuno può muoversi, nessuno può parlare o disperarsi perché Ousseynou Sy lo ordina: con la mano destra impugna il volante e nella sinistra stringe un accendino. Le lacrime rigano i visi di 51 bambini che s'illudevano di andare a giocare a pallavolo in palestra e tornarsene poi in famiglia. L'autista continua a gridare e farneticare: «Le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini. Sono qui a vendicare gli immigrati morti in mare». E ancora minaccia: «Qui non scende nessuno, nessuno torna vivo. State buoni o vi brucio». Aveva anche girato e diffuso un video in cui esplicitava il proprio intento stragista. Se i giovani si sono salvati è solo grazie a uno di loro, che è riuscito a nascondere il cellulare: ha avvertito i genitori che hanno allertato i carabinieri. Scattano una serie di posti di blocco, intanto le pattuglie inseguono il bus che procede zigzagando da destra a sinistra sulla Paullese. L'autista forza uno sbarramento allo svincolo di Peschiera Borromeo, speronando le gazzelle che ostruiscono la strada, ma perde il controllo e finisce contro il guardrail. Non è un urto violento, Ousseynou Sy non è ancora soddisfatto: cosparge i sedili con altra benzina e appicca il fuoco. I bambini sono dentro mentre si alzano le fiamme e il fumo invade l'abitacolo. Moriranno tutti soffocati o arsi vivi se non si fa subito qualcosa. I militari rompono i finestrini e fanno irruzione sradicando la porta posteriore. Gli scolari scappano fuori a perdifiato, mentre l'aria dentro si fa irrespirabile e il fuoco avvolge il mezzo. Ne resterà solo la carcassa. L'autista tiene immobilizzati due alunni accanto a sé e minaccia di ucciderli, non si dà per vinto finché i militari non lo arrestano.
Sono passati 40 minuti da quando è cominciato il sequestro. Solo dopo si saprà che nella sua corsa lo scuolabus ha investito anche una macchina con a bordo un padre e un bambino. L'auto ha preso fuoco ma l'uomo con in braccio il piccolo sono usciti in tempo. Il bilancio della mattinata di follia, come spiega il prefetto di Milano, Renato Saccone, è il seguente: 12 studenti e due adulti portati in ospedale per lieve intossicazione, 23 bambini sono stati visitati sul posto in una palestra dell'istituto Margherita Hack di San Donato. Un bimbo è in codice giallo alla De Marchi, gli altri in codice verde. L'autista invece, che è piantonato al San Paolo per ustioni a mani e braccia, è in stato d'arresto per sequestro di persona aggravato da terrorismo e dalla minore età delle vittime, strage, incendio e resistenza. Ousseynou Sy, senegalese di origine ma con cittadinanza del nostro Paese dal 2004, ha una ex moglie italiana e due figli di 12 e 18 anni. Per dovere di cronaca, riportiamo la dichiarazione di Autoguidovie, la società di gestione del servizio scuolabus: «L'uomo, nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato segnali di squilibrio, né avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta. A livello di compartimento aziendale non eravamo a conoscenza dei suoi precedenti penali».
In serata era in corso una perquisizione a casa del senegalese alla ricerca di indizi che possano servire alle indagini. È legato a gruppi terroristici? Può trattarsi di uno jihadista della porta accanto? Il procuratore di Milano, Francesco Greco, spiega: «Stiamo valutando tutte le ipotesi, anche quella del terrorismo». Infatti dell'inchiesta si sta occupando anche Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese. L'uomo risulta comunque «sconosciuto» dal punto di vista dei sospetti legati a gesti eversivi e terrorismo islamico. Non è mai stato segnalato per episodi di radicalismo.
«È stato un miracolo, poteva essere una strage, sono stati eccezionali i carabinieri sia a bloccarlo sia a liberare tutti i bambini», aggiunge ancora Greco. Il magistrato vorrebbe interrogare subito Ousseynou Sy, ma non è possibile per le ustioni che ha riportato. Inoltre quando è stato fermato era «visibilmente alterato», sono in corso anche accertamenti sulle sue condizioni psichiche. Che nessuno aveva mai messo in discussione, tanto da affidargli uno scuolabus e 51 bambini.
Ubriaco al volante e stupratore. Ecco il campione dell’integrazione
Si chiama Ousseynou Sy, ha 47 anni, è un senegalese nato in Francia, con cittadinanza italiana. È separato, ha due figli e vive a Crema, dove da più di 15 anni fa l'autista. Eppure non è nuovo alle forze dell'ordine: l'uomo che ieri ha sequestrato un bus tentando di fare una strage di bambini, ha precedenti penali per guida in stato d'ebbrezza e per molestie. Nonostante questo ieri - come tante altre volte - era al volante del pullman di linea della società Autoguidovie che porta gli alunni dalla scuola media Vailati di Crema (Cr) a una palestra poco lontana, dove svolgono attività sportiva. Come è possibile? A quanto pare, semplicemente, l'azienda non sapeva dei suoi precedenti. Chi lo conosce lo descrive come un uomo «tirchio» e un po' «scansafatiche» ma tutto sommato «tranquillo». Uno a cui «non piaceva troppo lavorare» ma che non aveva mai dato segni di indole violenta né di radicalizzazione di nessun genere.
Sy è arrivato in Italia prima del 2002, in quegli anni già lo ricordano come collaboratore dell'azienda di trasporto pubblico locale cremasca. Si era da poco sposato con un'italiana, da cui ha avuto due figli (oggi di 12 e 18 anni). Vivevano a Castelleone, un paesino della provincia di Cremona, poi i due hanno divorziato e alla moglie sono rimasti i figli, mentre lui è tornato a vivere a Crema. Fin dal lontano 2004 il senegalese risulta dipendente di Autoguidovie, la maggior azienda italiana a capitale privato del trasporto pubblico locale, con partecipazioni e controllate in aziende pubbliche anche in Emilia Romagna e in Toscana, uno fra i primi 20 gestori del Paese. Eppure Sy non è affatto nuovo alle forze dell'ordine. Nella sua cerchia di conoscenze ricordano bene i suoi guai, di cui lui non faceva mistero. Nel 2007 all'autista venne sospesa la patente con un provvedimento che lo ha costretto a non lavorare per sei mesi. Erano gli anni in cui ancora viveva a Castelleone con moglie e figli, ma secondo il racconto di alcuni colleghi aveva un'amante a Brescia ed era solito fare la spola tra le due località, dopo il lavoro e anche a tarda notte. Fu in una di queste occasioni che, rientrando verso casa, venne fermato da una pattuglia per un controllo e non servì molto agli agenti a capire che era sbronzo. La denuncia per molestie invece è più recente, risale al 2011. A querelare l'autista fu una passeggera trentacinquenne di Dovera, un paesino nei dintorni di Crema: la donna sostenne che l'uomo le avesse fatto avances non richieste. Ieri la Procura di Milano ha riferito in conferenza stampa che per il reato di violenza sessuale Sy ha ricevuto un anno di condanna. Ma la vicenda - a quanto risulta - non comportò per lui nessuna conseguenza sul lavoro. «È un nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato nessun segnale di squilibrio, anzi è sempre stato in servizio, tranquillo. Ci era stato ceduto nel servizio cremasco quando siamo subentrati ad altre linee», ha spiegato ieri il direttore del personale di Autoguidovie, Corrado Bianchessi, «faceva tutte le visite previste e non avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta come autista». Sulla questione dei precedenti giudiziari, l'azienda ha diramato una nota che non scioglie i dubbi: «In più di 100 anni di vita di Autoguidovie nulla di simile era mai accaduto». Resta il fatto che un loro autista, con precedenti per guida in stato d'ebbrezza, si è messo alla guida di uno scuolabus con l'intento di fare una strage.
Ieri mattina, prima di partire per il viaggio del terrore, ha semplicemente detto a chi l'ha visto mettersi al posto di guida: «Porto i ragazzi in palestra e torno». Non era la prima volta che Sy portava avanti e indietro le scolaresche con quell'autobus. Gli alunni che hanno vissuto l'incubo lo conoscevano tutti, almeno di vista. E anche per gli insegnanti quell'autista era un viso noto. Sy non è l'unico autista immigrato alle dipendenze del colosso dei trasporti pubblici, così come Crema non è certo una città allineata alle posizioni del governo in materia di immigrazione. Anzi. Stefania Bonaldi, sindaco eletto con il Pd dal 2017, è una delle dissidenti del decreto sicurezza. Ritenendo che il provvedimento del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, abbia «profili di incostituzionalità e gravi conseguenze per la comunità» il primo cittadino lo scorso gennaio ha avocato a sé le richieste in anagrafe, ipotizzando valutazioni caso per caso sulle iscrizioni dei richiedenti asilo ai registri, che invece il decreto vieterebbe. E non lo ha fatto in sordina. Per celebrare la sua disobbedienza, il sindaco aveva organizzato una serata in sala ricevimenti, al municipio, cui hanno partecipato esponenti locali del fronte contrario al decreto Salvini. Come Maria Luisa Crotti, vicepresidente della Camera penale della Lombardia orientale o don Luca Favarin, parroco attivo nel settore dell'accoglienza, che ha raccontato dei progetti di accoglienza di giovani richiedenti asilo e rifugiati a Padova e dell'impatto che il Decreto ha sulle loro vite.
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Ha legato 51 ragazzi delle medie e sparso benzina: «I migranti muoiono, di qui non esce vivo nessuno». I carabinieri salvano tutti in extremis con un blitz.Sposato con un'italiana, Ousseynou Sy ha precedenti penali ma guidava l'autobus. Il Viminale valuta il ritiro della cittadinanza. Il sindaco di Crema, città della scolaresca presa di mira, s'era opposto al decreto sicurezza.Lo speciale contiene due articoli. «Andiamo a Linate, oggi da qui non esce vivo nessuno. Fermerò le morti nel Mediterraneo». Sono le 11.10 di ieri mattina quando l'autista dello scuolabus delle Autoguidovie di Crema mette in atto il piano, criminale e folle nello stesso tempo. Ousseynou Sy, senegalese, 47 anni, vuole una strage, una strage di bambini come Erode. A bordo c'è una scolaresca di 51 ragazzini della scuola media Vailati di Crema, deve condurli in palestra e riportarli indietro come ogni mercoledì. Lo conoscono bene quel signore di colore. Invece questa volta ha altro in testa, un cortocircuito a cui gli investigatori cercano di dare spiegazioni. Probabile avesse in mente un attentato terroristico. Non è la prima volta che l'istinto criminale si impadronisce di lui, la sua fedina penale è sporca. C'è anche un precedente per guida in stato d'ubriachezza: chi gli ha affidato un carico di vite innocenti dovrà rispondere a qualche domanda. Ousseynou Sy devia il percorso stabilito e imbocca la Provinciale 415, la Paullese, verso l'aeroporto. Cosa intende fare? Secondo gli investigatori lanciare il pullman in fiamme contro il terminal. «Voleva arrivare sulla pista, ce l'aveva con il governo per le politiche sui migranti», racconterà uno dei professori che accompagnava le due classi. Accanto al sedile l'uomo tiene due taniche coperte da sacchi neri e ha cosparso di benzina le cappelliere e i sedili. Aveva pianificato tutto, probabilmente da tempo. Forse ha deciso di agire nel giorno in cui il Senato discute del caso Diciotti e del processo al ministro dell'Interno. «Ci ha preso i telefoni, un mio compagno però è riuscito a nasconderlo. Eravamo stati legati con le fascette da elettricista. Minacciava di versarci addosso benzina e darci fuoco», dirà una delle ragazzine sequestrate. Sullo scuolabus viaggia il terrore, anche i tre insegnanti che accompagnano gli scolari vengono ammanettati. Nessuno può muoversi, nessuno può parlare o disperarsi perché Ousseynou Sy lo ordina: con la mano destra impugna il volante e nella sinistra stringe un accendino. Le lacrime rigano i visi di 51 bambini che s'illudevano di andare a giocare a pallavolo in palestra e tornarsene poi in famiglia. L'autista continua a gridare e farneticare: «Le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini. Sono qui a vendicare gli immigrati morti in mare». E ancora minaccia: «Qui non scende nessuno, nessuno torna vivo. State buoni o vi brucio». Aveva anche girato e diffuso un video in cui esplicitava il proprio intento stragista. Se i giovani si sono salvati è solo grazie a uno di loro, che è riuscito a nascondere il cellulare: ha avvertito i genitori che hanno allertato i carabinieri. Scattano una serie di posti di blocco, intanto le pattuglie inseguono il bus che procede zigzagando da destra a sinistra sulla Paullese. L'autista forza uno sbarramento allo svincolo di Peschiera Borromeo, speronando le gazzelle che ostruiscono la strada, ma perde il controllo e finisce contro il guardrail. Non è un urto violento, Ousseynou Sy non è ancora soddisfatto: cosparge i sedili con altra benzina e appicca il fuoco. I bambini sono dentro mentre si alzano le fiamme e il fumo invade l'abitacolo. Moriranno tutti soffocati o arsi vivi se non si fa subito qualcosa. I militari rompono i finestrini e fanno irruzione sradicando la porta posteriore. Gli scolari scappano fuori a perdifiato, mentre l'aria dentro si fa irrespirabile e il fuoco avvolge il mezzo. Ne resterà solo la carcassa. L'autista tiene immobilizzati due alunni accanto a sé e minaccia di ucciderli, non si dà per vinto finché i militari non lo arrestano. Sono passati 40 minuti da quando è cominciato il sequestro. Solo dopo si saprà che nella sua corsa lo scuolabus ha investito anche una macchina con a bordo un padre e un bambino. L'auto ha preso fuoco ma l'uomo con in braccio il piccolo sono usciti in tempo. Il bilancio della mattinata di follia, come spiega il prefetto di Milano, Renato Saccone, è il seguente: 12 studenti e due adulti portati in ospedale per lieve intossicazione, 23 bambini sono stati visitati sul posto in una palestra dell'istituto Margherita Hack di San Donato. Un bimbo è in codice giallo alla De Marchi, gli altri in codice verde. L'autista invece, che è piantonato al San Paolo per ustioni a mani e braccia, è in stato d'arresto per sequestro di persona aggravato da terrorismo e dalla minore età delle vittime, strage, incendio e resistenza. Ousseynou Sy, senegalese di origine ma con cittadinanza del nostro Paese dal 2004, ha una ex moglie italiana e due figli di 12 e 18 anni. Per dovere di cronaca, riportiamo la dichiarazione di Autoguidovie, la società di gestione del servizio scuolabus: «L'uomo, nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato segnali di squilibrio, né avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta. A livello di compartimento aziendale non eravamo a conoscenza dei suoi precedenti penali». In serata era in corso una perquisizione a casa del senegalese alla ricerca di indizi che possano servire alle indagini. È legato a gruppi terroristici? Può trattarsi di uno jihadista della porta accanto? Il procuratore di Milano, Francesco Greco, spiega: «Stiamo valutando tutte le ipotesi, anche quella del terrorismo». Infatti dell'inchiesta si sta occupando anche Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese. L'uomo risulta comunque «sconosciuto» dal punto di vista dei sospetti legati a gesti eversivi e terrorismo islamico. Non è mai stato segnalato per episodi di radicalismo.«È stato un miracolo, poteva essere una strage, sono stati eccezionali i carabinieri sia a bloccarlo sia a liberare tutti i bambini», aggiunge ancora Greco. Il magistrato vorrebbe interrogare subito Ousseynou Sy, ma non è possibile per le ustioni che ha riportato. Inoltre quando è stato fermato era «visibilmente alterato», sono in corso anche accertamenti sulle sue condizioni psichiche. Che nessuno aveva mai messo in discussione, tanto da affidargli uno scuolabus e 51 bambini. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/autista-senegalese-brucia-il-bus-con-gli-scolaretti-vendetta-contro-salvini-2632292732.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ubriaco-al-volante-e-stupratore-ecco-il-campione-dellintegrazione" data-post-id="2632292732" data-published-at="1780903205" data-use-pagination="False"> Ubriaco al volante e stupratore. Ecco il campione dell’integrazione Si chiama Ousseynou Sy, ha 47 anni, è un senegalese nato in Francia, con cittadinanza italiana. È separato, ha due figli e vive a Crema, dove da più di 15 anni fa l'autista. Eppure non è nuovo alle forze dell'ordine: l'uomo che ieri ha sequestrato un bus tentando di fare una strage di bambini, ha precedenti penali per guida in stato d'ebbrezza e per molestie. Nonostante questo ieri - come tante altre volte - era al volante del pullman di linea della società Autoguidovie che porta gli alunni dalla scuola media Vailati di Crema (Cr) a una palestra poco lontana, dove svolgono attività sportiva. Come è possibile? A quanto pare, semplicemente, l'azienda non sapeva dei suoi precedenti. Chi lo conosce lo descrive come un uomo «tirchio» e un po' «scansafatiche» ma tutto sommato «tranquillo». Uno a cui «non piaceva troppo lavorare» ma che non aveva mai dato segni di indole violenta né di radicalizzazione di nessun genere. Sy è arrivato in Italia prima del 2002, in quegli anni già lo ricordano come collaboratore dell'azienda di trasporto pubblico locale cremasca. Si era da poco sposato con un'italiana, da cui ha avuto due figli (oggi di 12 e 18 anni). Vivevano a Castelleone, un paesino della provincia di Cremona, poi i due hanno divorziato e alla moglie sono rimasti i figli, mentre lui è tornato a vivere a Crema. Fin dal lontano 2004 il senegalese risulta dipendente di Autoguidovie, la maggior azienda italiana a capitale privato del trasporto pubblico locale, con partecipazioni e controllate in aziende pubbliche anche in Emilia Romagna e in Toscana, uno fra i primi 20 gestori del Paese. Eppure Sy non è affatto nuovo alle forze dell'ordine. Nella sua cerchia di conoscenze ricordano bene i suoi guai, di cui lui non faceva mistero. Nel 2007 all'autista venne sospesa la patente con un provvedimento che lo ha costretto a non lavorare per sei mesi. Erano gli anni in cui ancora viveva a Castelleone con moglie e figli, ma secondo il racconto di alcuni colleghi aveva un'amante a Brescia ed era solito fare la spola tra le due località, dopo il lavoro e anche a tarda notte. Fu in una di queste occasioni che, rientrando verso casa, venne fermato da una pattuglia per un controllo e non servì molto agli agenti a capire che era sbronzo. La denuncia per molestie invece è più recente, risale al 2011. A querelare l'autista fu una passeggera trentacinquenne di Dovera, un paesino nei dintorni di Crema: la donna sostenne che l'uomo le avesse fatto avances non richieste. Ieri la Procura di Milano ha riferito in conferenza stampa che per il reato di violenza sessuale Sy ha ricevuto un anno di condanna. Ma la vicenda - a quanto risulta - non comportò per lui nessuna conseguenza sul lavoro. «È un nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato nessun segnale di squilibrio, anzi è sempre stato in servizio, tranquillo. Ci era stato ceduto nel servizio cremasco quando siamo subentrati ad altre linee», ha spiegato ieri il direttore del personale di Autoguidovie, Corrado Bianchessi, «faceva tutte le visite previste e non avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta come autista». Sulla questione dei precedenti giudiziari, l'azienda ha diramato una nota che non scioglie i dubbi: «In più di 100 anni di vita di Autoguidovie nulla di simile era mai accaduto». Resta il fatto che un loro autista, con precedenti per guida in stato d'ebbrezza, si è messo alla guida di uno scuolabus con l'intento di fare una strage. Ieri mattina, prima di partire per il viaggio del terrore, ha semplicemente detto a chi l'ha visto mettersi al posto di guida: «Porto i ragazzi in palestra e torno». Non era la prima volta che Sy portava avanti e indietro le scolaresche con quell'autobus. Gli alunni che hanno vissuto l'incubo lo conoscevano tutti, almeno di vista. E anche per gli insegnanti quell'autista era un viso noto. Sy non è l'unico autista immigrato alle dipendenze del colosso dei trasporti pubblici, così come Crema non è certo una città allineata alle posizioni del governo in materia di immigrazione. Anzi. Stefania Bonaldi, sindaco eletto con il Pd dal 2017, è una delle dissidenti del decreto sicurezza. Ritenendo che il provvedimento del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, abbia «profili di incostituzionalità e gravi conseguenze per la comunità» il primo cittadino lo scorso gennaio ha avocato a sé le richieste in anagrafe, ipotizzando valutazioni caso per caso sulle iscrizioni dei richiedenti asilo ai registri, che invece il decreto vieterebbe. E non lo ha fatto in sordina. Per celebrare la sua disobbedienza, il sindaco aveva organizzato una serata in sala ricevimenti, al municipio, cui hanno partecipato esponenti locali del fronte contrario al decreto Salvini. Come Maria Luisa Crotti, vicepresidente della Camera penale della Lombardia orientale o don Luca Favarin, parroco attivo nel settore dell'accoglienza, che ha raccontato dei progetti di accoglienza di giovani richiedenti asilo e rifugiati a Padova e dell'impatto che il Decreto ha sulle loro vite.
Keir Starmer (Ansa)
In seguito, Calocane si è dichiarato colpevole di omicidio colposo e i suoi legali hanno invocato l’incapacità di intendere e di volere, che è stata parzialmente riconosciuta portando all’internamento del killer in un ospedale psichiatrico di massima sicurezza. Ma sul suo caso è stata allestita una commissione di inchiesta il cui lavoro si è appena concluso, portando alla luce una serie incredibile di errori e sottovalutazioni da parte delle autorità di polizia britanniche. Calocane, affetto da schizofrenia paranoide, avrebbe dovuto essere arrestato ben prima di compiere la strage. Si era già reso responsabile di numerosi episodi violenti, disertava gli incontri con gli psichiatri, si scelse di non internarlo e di lasciarlo libero anche se era evidentemente pericoloso.
Il Daily Telegraph, nei giorni scorsi, ha scritto che la commissione di inchiesta «ha anche rivelato che nel 2020 gli operatori della salute mentale decisero di non sottoporre Calocane a un ricovero coatto in seguito a un violento incidente, dopo aver preso in considerazione una ricerca che suggeriva una sovrarappresentazione dei giovani uomini di colore nelle carceri». Questo particolare è stato smentito con forza da alcuni dei medici auditi dalla commissione, ma è inevitabile che sorgano profondi dubbi a riguardo, soprattutto dopo quello che è accaduto a Henry Nowak, ucciso a pugnalate da un sikh e trattato da criminale mentre moriva soltanto perché bianco.
Emma Webber, madre di una delle vittime di Calocane, ha avuto parole piuttosto chiare sul punto. «Quello che dobbiamo fare è essere coraggiosi e affrontare queste discussioni davvero difficili in questo Paese» ha detto alla stampa. «Calocane era un uomo di colore che ha ucciso tre persone bianche e ha tentato di ucciderne altre tre, e questo non è mai stato oggetto di discussione. Se fosse successo il contrario, lo sarebbe stato». Difficile darle torto. Soprattutto se si legge l’inchiesta realizzata dal Telegraph sul modo in cui il sistema di salute mentale britannico è stato messo sotto pressione in questi anni al fine di «ridurre le diseguaglianze». Nove medici che servono e hanno servito nei servizi di salute mentale inglesi hanno raccontato di essere stati ripetutamente invitati a ridurre il numero di pazienti neri.
«Un medico che lavorava nello stesso ente ospedaliero in cui era stato curato Valdo Calocane ha affermato che l’organismo di controllo aveva visitato il suo reparto poco prima dell'attacco del killer di Nottingham e gli era stato detto che c’erano troppi pazienti neri», riporta il Telegraph. Non è tutto. Il Mental Health Act britannico, la legge che regola appunto i servizi di salute mentale, stabilisce che si svolgano periodiche revisioni indipendenti sulle strutture. Ebbene, nel 2018 la relazione conclusiva di tale revisione spiegò che «cercare di trovare modi per ridurre i ricoveri coatti di persone di origine africana e caraibica in particolare è una delle principali sfide».
E ancora: «Nel 2023, il servizio sanitario nazionale», scrive il Telegraph, «ha raccomandato agli enti ospedalieri di esaminare i ricoveri per problemi di salute mentale spiegando che “nel tempo dovrebbero essere in grado di dimostrare una riduzione delle disuguaglianze”. La Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani, consultata sul Mental Health Act del 2025, ha affermato che gli enti ospedalieri dell’NHS dovrebbero essere tenuti a fornire un “piano d’azione completo se non sono in grado di dimostrare una riduzione anno su anno dei tassi di detenzione sproporzionati subiti dai gruppi di minoranza etnica, in particolare dalle persone di colore”». Insomma è piuttosto evidente che ci sia stata una notevole pressione da più fronti e soprattutto da attori istituzionali per ridurre il numero di pazienti di colore. I risultati, purtroppo, si sono visti: morti e feriti. Il fatto è che, come ha notato qualcuno, la malattia mentale non si cura con la sociologia, il crimine non si ferma con l’inclusione. E la realtà, piaccia o meno, non si può annullare per volontà ideologica.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa dell'8 giugno con Carlo Cambi
A rompere gli indugi è stato Banco Bpm. Era nell’aria da mesi. E ieri, all’ora di pranzo, è uscito il comunicato: l’istituto milanese chiede a Mps di andare a nozze. Nessuna Opa. Solo «concordare un’operazione di aggregazione». Operazione finalizzata alla creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni, si legge nella nota. L’aggregazione verrebbe attuata nelle modalità tipiche dei «cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture», prosegue il comunicato.
Secondo operatore nazionale per dimensioni… Bnp Paribas stima che le nozze potrebbero creare sì un terzo polo bancario, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo, ma appunto il secondo per asset (450 miliardi circa), con un 15% di market share nei prestiti, il 13% nei depositi e 2.900 filiali. L’istituto di Piazza Meda potrebbe contare su sinergie superiori a 1,1 miliardi lordi annui e una capitalizzazione di Borsa potenzialmente superiore a 50 miliardi (attualmente siamo sui 28 miliardi per Siena a 20 per Bpm). L’istituto guidato da Giuseppe Castagna stima inoltre una potenziale generazione di profitto netto a regime pari a 6 miliardi, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra.
Numeri incredibili. Ma i numeri sono paradossalmente niente in confronto al centro di potere che «passa da Siena» con questa aggregazione, come ha detto pochi giorni fa Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Montepaschi. Mps controlla oltre l’85% di Mediobanca. Mediobanca che ha in mano il 13,2% di Generali, primo azionista del Leone. Non è finita, perché il primo socio del Monte è Delfin - la holding degli eredi di Leonardo Del Vecchio - con il 17,5%, ma Delfin è pure secondo socio nel capitale del Leone di Trieste con il 10,1%. Nel caso di fusione Siena-Milano l’azionista più importante sarebbe sempre Delfin con circa l’11%. Seguito da Credit Agricole. La banca francese, storicamente presente in Italia con Cariparma, Friuladria e non solo, ha iniziato una scalata a Bpm che l’ha portata al 22,9% del capitale. La Banque Verte transalpina potrebbe inoltre essere interessata ad acquistare gli sportelli che il gruppo Bpm-Mps dovrebbe cedere per questioni di Antitrust: 130 filiali, il 4% della futura super banca, calcolano Bnp Paribas e Morgan Stanley. L’Agricole sarebbe così protagonista della finanza italiana, un gradino sotto Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, che in questi giorni sta per mettere le mani sul 37,5% di Delfin, rilevando quote dai fratelli grazie a un prestito da circa 11 miliardi che vede in prima fila come finanziatori Unicredit (azionista di Generali con l’8,9% e con Delfin socia della banca di piazza Gae Aulenti con il 2,85%) e proprio Credit Agricole.
Visto il potere in ballo, a metà pomeriggio, arriva la controproposta. Da parte di chi? Secondo il Financial Times Intesa Sanpaolo sta preparando un’offerta congiunta con Bpere Unipol su Monte dei Paschi. L’istituto modenese - quinto in Italia per dimensioni con l’assicurazione guidata da Carlo Cimbri come primo azionista - acquisterebbe le attività bancarie del Monte, mentre la banca di Carlo Messina, ne acquisterebbe la recente unità Mediobanca e, di conseguenza, la quota del 13% in Generali. Da Siena non commentano. Oggi però il cda di Mps approfitterà della riunione già convocata per dare le prime risposte.
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Un uomo, un aeroplano, il freddo da domare per stabilire un record. Ma soprattutto il tentativo di capire come gli aeroplani avrebbero potuto volare più in alto per sfuggire alla contraerea.