2024-08-21
La polizia britannica usa un software in grado di spiare i dati bancari e i messaggi dei cellulari dei proprietari delle vetture.Federico Mollicone (Fdi): «Abbiamo aggiunto la cultura tra i settori rilevanti da proteggere».Lo speciale contiene due articoli.Da ormai diversi anni il problema del «car hacking», cioè colpire con un attacco informatico le automobili di nuova generazione, sta diventando sempre più preoccupante. È ormai evidente che con l’introduzione di tecnologie sempre più sofisticate, come gli aggiornamenti over-the-air (cioè tramite semplice rete wireless) e una maggiore connettività dei dati, le auto non sono più un semplice mezzo di trasporto, ma sono ormai diventate dei veri e propri hub di scambio e ricezione di dati personali. Secondo le stime di esperti del settore, i veicoli generano circa 25 giga byte di dati ogni ora, circa tre volte la media consumata ogni mese da un normale utente di un telefono cellulare. È una svolta epocale per il settore automotive, una nuova sfida per la sicurezza informatica, che non riguarda solo il pericolo di hackeraggio ma la stessa sicurezza degli automobilisti per potenziali violazioni del sistema operativo. In teoria un criminal hacker potrebbe arrivare a controllare o influenzare la frenata e lo sterzo, ma soprattutto sarebbe in grado di rubare l’enorme quantità di dati dei proprietari, che sono sempre più esigenti per avere mezzi tecnologicamente all’avanguardia, ma anche più esposti. In Inghilterra nelle ultime settimane è scoppiata una polemica che riguarda le forze dell’ordine. In pratica i cosiddetti bobby starebbero utilizzando un nuovo software in grado di spiare le informazioni personali di alcuni conducenti, come i dati di navigazione, quelli bancari e persino i messaggi di testo dei cellulari. Stiamo parlando di Berla, un software che permette agli investigatori «di identificare, acquisire e analizzare informazioni critiche memorizzate nei sistemi dei veicoli». In pratica grazie a questo sistema di analisi usato in ambito forense, la polizia è in grado di estrarre una lunga serie di dati dai veicoli, tra cui la velocità media: potrebbe essere in grado anche di prevedere il rischio di incidenti. Al momento solo le stazioni di Derbyshire e Gwent hanno confermato di utilizzare questa tecnologia (costata 48.000 sterline), ma hanno anche sottolineato di usarla solo durante le indagini per omicidio, rapimenti o rapine. «Oggi le automobili, anche quelle più semplici, sono centri tecnologici avanzati, dotati di numerosi computer interconnessi che gestiscono diversi aspetti del veicolo. Questi sistemi, collegandosi ai nostri smartphone, possono catturare dati come contatti, messaggi, preferenze quotidiane e persino credenziali di accesso ai servizi, trasformando l’auto non solo in un mezzo di trasporto, ma in un archivio digitale della nostra vita personale», dice Pierguido Iezzi, strategic business director di Tinexta Cyber. «E allo stesso tempo la stessa digitalizzazione e soprattutto le informazioni e i dati diventano uno strumento importante e vitale per le attività investigative, tool di hacking a disposizione delle forze di polizia per accedere ai dati dei veicoli come avviene in Uk» continua Iezzi. «Questi dati diventano cruciali per indagini complesse e aprono la strada a discussioni sul tema della polizia predittiva e privacy». Ma secondo l’inchiesta portata avanti dalla lobby Privacy International altre 30 forze di polizia si sono rifiutate di rispondere venendo accusate di «inaccettabile segretezza», anche perché il potenziale di «sorveglianza intrusiva» dovrebbe mettere in allarme il Parlamento sull’urgente bisogno di nuove regole. «Intelligenza artificiale, fake news e big data stanno rivoluzionando il nostro quotidiano e le stesse operazioni investigative delle forze dell’ordine. In Argentina è stata recentemente annunciata la creazione di una nuova unità di intelligenza artificiale, voluta dal presidente Javier Milei, volta a prevenire crimini futuri tramite l'unità “Artificial Intelligence Applied to Security Unit”. Sebbene il governo sostenga che questa tecnologia possa prevenire crimini prima che accadano, esistono preoccupazioni legate al potenziale abuso di tali strumenti, che potrebbero trasformare la sicurezza in un mezzo di controllo e repressione», nota Iezzi. «Tecnologie simili, come il software “Giove” in Italia, dimostrano come l’Ia può essere impiegata per la sorveglianza predittiva, ma sempre nel rispetto degli ambiti etici, legali, privacy e diritti dei cittadini, in linea con le indicazioni dell’Ai Act europeo e del Ddl Ai italiano» ricorda. Peccato che proprio di questi tempi l’Inghilterra non stia brillando per tutela della privacy e libertà di parola, dopo le rivolte antimmigrazione delle ultime due settimane e le polemiche per gli interventi di Elon Musk su X («La guerra civile è inevitabile»). Come noto, il primo ministro laburista Keir Starmer è stato accusato di aver attentato alla liberà di espressione nel Regno Unito. Anche perché nelle ultime settimane ci sono stati diversi arresti (ai sensi Communications Act) tra chi aveva condiviso sui social post che incitavano alle rivolte per le strade o notizie considerate false.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/attacchi-hacker-auto-2668993062.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cyber-attacchi-nei-musei-francesi-litalia-intanto-e-gia-corsa-ai-ripari" data-post-id="2668993062" data-published-at="1724177150" data-use-pagination="False"> Cyber attacchi nei musei francesi. L’Italia intanto è già corsa ai ripari Entro ottobre di quest’anno tutti i Paesi dell’Unione europea dovranno recepire la direttiva Nis 2 sulla sicurezza delle reti e dell’informazione. Come noto, i criminali informatici stanno diventando sempre più efficienti nel colpire istituzioni e aziende che spesso si trovano ancora sprovviste di protezioni adeguate. La normativa amplia i livelli di protezione e spinge i governi a definire i requisiti di sicurezza. Purtroppo, però, i Paesi membri non si stanno muovendo in maniera uniforme. C’è chi è più avanti in alcuni ambiti, chi in altri. L’Italia, per esempio, è l’unica al momento ad aver inserito nelle scorse settimane il concetto di «cultura» nella direttiva Nis2 sulla cybersicurezza. «L’avanzamento tecnologico senza sicurezza è un rischio che non ci possiamo permettere: lo abbiamo inserito anche nel programma elettorale del 2022» spiega Federico Mollicone, deputato di Fdi autore dell’emendamento. «I legislatori europei nel lungo elenco dei soggetti che, secondo la direttiva Nis2, dovranno assicurare elevati standard di protezione contro gli attacchi cyber, non hanno previsto di includere i soggetti che forniscono servizi connessi o strumentali al settore della cultura. Ma la cultura in Italia è un settore rilevante per l’economia e, allo stesso tempo, critico: basti pensare all’interruzione dell’erogazione online dei ticket per accedere a un museo a causa di un attacco cibernetico o, guardando all’attualità, ai recenti attacchi ai musei francesi o alla partecipata capitolina Zetema. E siamo alla vigilia di grandi eventi, come il Giubileo nel 2025». Dopo gli attacchi ransomware a 40 musei in Francia durante le Olimpiadi, senza dimenticare gli 8 milioni di euro di danni di gennaio alla British Library di Londra (principale biblioteca nazionale del Regno Unito), l’Italia ha voluto fare un passo in avanti. A inizio agosto a essere colpito fu il sistema informatico che gestisce i musei più importanti di Francia. Un evento che può ripetersi ovunque con gravi ricadute sull’intero sistema culturale. Anche perché il rischio di furto di dati e interruzione di servizi è elevatissimo. «Basti pensare al cyberattacco alla piattaforma Ticketmaster con cui sono stati violati i dati personali di 560 milioni di fan di Taylor Swift, oltre al furto di Qr Code di 440.000 biglietti del tour» prosegue Mollicone che ha già presentato nei mesi scorsi una legge sulla pirateria digitale. «La cultura e l’arte sono un asset economico fondamentale e sono, quindi, un bersaglio dei criminali. Sono un simbolo di unione tra l’Europa, l’America e i Paesi del Pacifico: attaccarli significa colpire il nostro modello culturale e rappresentano, quindi, un bersaglio geopolitico. Infine, sono elementi che pervadono l’opinione pubblica: attaccarli significa avere attenzione mediatica mondiale». L’Italia è all’inizio del recepimento della direttiva Nis2, altri Paesi, come la stessa Francia, sono un passo avanti, ma si ritrovano comunque in ritardo su altri aspetti. «Lavoreremo col ministro Sangiuliano e il ministero della Cultura - congiuntamente all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale - affinché l’Italia possa diventare il leader europeo della protezione cyber del mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo dal vivo, dell’audiovisivo, della musica, della proprietà intellettuale», aggiunge Mollicone. «L’interconnessione digitale è sempre di più delicata arteria del nostro quotidiano, con tutti i rischi associati. Lo abbiamo già vissuto durante il cyber-caos del “venerdì blu”, con impatti significativi sul traffico aereo e sugli ospedali o negli atti di sabotaggio terroristico alla fibra ottica degli operatori francesi di internet e telefonia prima dell’inizio delle Olimpiadi parigine» dice alla Verità Pierguido Iezzi, strategic business director di Tinexta Cyber. «Ora, siamo di fronte a un nuovo attacco ransomware che ha colpito il sistema informatico del network nazionale dei musei francesi, che controlla circa 40 musei transalpini. Di fronte a questi sempre più frequenti avvenimenti è necessaria una drastica presa di coscienza». Per questo motivo, dice Iezzi, «fortunatamente nel nostro Paese vi è già stato un cruciale intervento del governo, che ha approvato prima della pausa estiva il decreto per recepire la direttiva Network and Information Security 2 (Nis2). Ora, il compito passa alle aziende, che dovranno implementare entro ottobre le misure di sicurezza previste».
Gertrude O'Brady.Il chiosco, s.d./LaM, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut de Lille Métropole, Villeneuve d’Ascq© Philip Bernard
Dal Cubismo all’Art Brut, a Palazzo Zabarella di Padova in mostra (sino al 25 gennaio 2026) oltre 60 opere di 30 diversi artisti delle avanguardie del primo e del secondo dopoguerra, tutti provenienti dal LaM di Lille. Fra capolavori noti e meno conosciuti, anche cinque dipinti di Pablo Picasso e sei straordinarie tele di Amedeo Modigliani.
Susanna Tamaro (Getty Images)
La scrittrice Susanna Tamaro: «La società dimentica che la vita non ci appartiene, ma la morte non si affronta con le carte bollate. La lotta con il destino è essenziale perché dalla fragilità dell’esistenza è impossibile scappare».
Il punto di vista di Susanna Tamaro sul tempo presente è sempre originale. Nell’ultimo saggio, intitolato La via del cuore. Per ritrovare senso nella vita (Solferino), sulla scorta dell’inventore dell’etologia, Konrad Lorenz, utilizza le osservazioni sulla natura e gli animali per studiare la società contemporanea. A ben guardare, però, questo memoir può essere letto anche come una lunga preghiera per lo stato del pianeta. «È così», ammette la scrittrice, «non condivido la tendenza all’angelicazione dell’uomo o a vederlo come frutto dell’evoluzione».
Il principale operatore della rete elettrica nazionale registra ricavi pari a 2,88 miliardi (l’8,9% in più rispetto al 2024) e accelera nei progetti Tyrrhenian Link e Adriatic Link, al centro della strategia per la decarbonizzazione. Aumenta il peso delle rinnovabili.
Nei primi nove mesi del 2025 Terna, principale gestore della rete elettrica nazionale, ha consolidato la propria posizione strategica nel settore, segnando un’intensa crescita economico-finanziaria e un’accelerazione significativa degli investimenti a supporto della transizione energetica. Il consiglio di amministrazione, guidato da Igor De Biasio e con la presentazione dell’amministratore delegato Giuseppina Di Foggia, ha approvato risultati che provano la solidità del gruppo e il suo ruolo determinante nel percorso di decarbonizzazione del Paese.
Nel periodo gennaio-settembre, il fabbisogno elettrico italiano si è attestato a 233,3 terawattora (TWh), di cui circa il 42,7% è stato coperto da fonti rinnovabili. Tale quota conferma la crescente integrazione delle fonti green nel panorama energetico nazionale, un processo sostenuto dal potenziamento infrastrutturale e dagli avanzamenti tecnologici portati avanti da Terna.
Sul fronte economico, i ricavi del gruppo hanno raggiunto quota 2,88 miliardi di euro, con un incremento dell’8,9% rispetto agli stessi mesi del 2024. L’Ebitda, margine operativo lordo, ha superato i 2 miliardi (+7,1%), mentre l’utile netto si è attestato a 852,7 milioni di euro, in crescita del 4,9%. Risultati, questi, che illustrano non solo un miglioramento operativo, ma anche un’efficiente gestione finanziaria; il tutto, nonostante un lieve aumento degli oneri finanziari netti, transitati da 104,9 a 131,7 milioni di euro.
Elemento di rilievo sono gli investimenti, che hanno superato i 2 miliardi di euro (+22,9% rispetto ai primi nove mesi del 2024, quando il dato era di 1,7 miliardi), un impegno che riflette la volontà di Terna di rafforzare la rete di trasmissione e favorire l’efficienza e la sicurezza del sistema elettrico. Tra i principali progetti infrastrutturali si segnalano il Tyrrhenian Link, il collegamento sottomarino tra Campania, Sicilia e Sardegna, con una dotazione finanziaria complessiva di circa 3,7 miliardi di euro, il più esteso tra le opere in corso; l’Adriatic Link, elettrodotto sottomarino tra Marche e Abruzzo; e i lavori per la rete elettrica dedicata ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026.
L’attenzione ai nuovi sistemi di accumulo elettrico ha trovato un momento chiave nell’asta Macse, il Meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio, conclusosi con l’assegnazione totale della capacità richiesta, pari a 10 GWh, a prezzi molto più bassi del premio di riserva, un segnale di un mercato in forte crescita e di un interesse marcato verso le soluzioni di accumulo energetico che miglioreranno la sicurezza e contribuiranno alla riduzione della dipendenza da fonti fossili.
Sul piano organizzativo, Terna ha visto una crescita nel personale, con 6.922 dipendenti al 30 settembre (502 in più rispetto a fine 2024), necessari per sostenere la complessità delle attività e l’implementazione del Piano industriale 2024-2028. Inoltre, è stata perfezionata l’acquisizione di Rete 2 S.r.l. da Areti, che rafforza la presenza nella rete ad alta tensione dell’area metropolitana di Roma, ottimizzando l’integrazione e la gestione infrastrutturale.
Sotto il profilo finanziario, l’indebitamento netto è cresciuto a 11,67 miliardi di euro, per sostenere la spinta agli investimenti, ma è ben bilanciato da un patrimonio netto robusto di circa 7,77 miliardi di euro. Il consiglio ha confermato l’acconto sul dividendo 2025 pari a 11,92 centesimi di euro per azione, in linea con la politica di distribuzione che punta a coniugare remunerazione degli azionisti e sostenibilità finanziaria.
Da segnalare anche le iniziative di finanza sostenibile, con l’emissione di un Green Bond europeo da 750 milioni di euro, molto richiesto e con una cedola del 3%, che denuncia la forte attenzione agli investimenti a basso impatto ambientale. Terna ha inoltre sottoscritto accordi finanziari per 1,5 miliardi con istituzioni come la Banca europea per gli investimenti e Intesa Sanpaolo a supporto dell’Adriatic Link e altri progetti chiave.
L’innovazione tecnologica rappresenta un altro pilastro della strategia di Terna, con l’apertura dell’hub Terna innovation zone Adriatico ad Ascoli Piceno, dedicato alla collaborazione con startup, università e partner industriali per sviluppare soluzioni avanzate a favore della transizione energetica e della digitalizzazione della rete.
La solidità del piano industriale e la continuità degli investimenti nelle infrastrutture critiche e nelle tecnologie innovative pongono Terna in una posizione di vantaggio nel garantire il sostentamento energetico italiano, supportando la sicurezza, la sostenibilità e l’efficienza del sistema elettrico anche in contesti incerti, con potenziali tensioni commerciali e geopolitiche.
Il 2025 si chiuderà con previsioni di ricavi per oltre 4 miliardi di euro, Ebitda a 2,7 miliardi e utile netto superiore a un miliardo, fra conferme di leadership e rinnovate sfide da affrontare con competenza e visione strategica.
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Il presidente venezuelano Nicolas Maduro (Getty Images)
L’operazione Southern Spear lanciata da Washington fa salire il rischio di escalation. Maduro mobilita 200.000 militari, denuncia provocazioni Usa e chiede l’intervento dell’Onu, mentre l’opposizione parla di arruolamenti forzati e fuga imminente del regime.
Nel Mar dei Caraibi la tensione fra Venezuela e Stati Uniti resta altissima e Washington, per bocca del suo Segretario alla Guerra Pete Hegseth, ha appena lanciato l’operazione Southern Spear. Questa nuova azione militare è stata voluta per colpire quelli che l’amministrazione Trump ha definito come i narco-terroristi del continente sudamericano ed ha il dichiarato obiettivo di difendere gli Stati Uniti dall’invasione di droga portata avanti da questi alleati di Maduro. Intanto è stata colpita la 21ª imbarcazione, accusata di trasportare droga verso il territorio statunitense, facendo arrivare a circa 80 il numero delle vittime.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha ordinato alle forze armate di essere pronte ad un’eventuale invasione ed ha dispiegato oltre 200mila militari in tutti i luoghi chiave del suo paese. il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez sta guidando personalmente questa mobilitazione generale orchestrata dalla Milizia Nazionale Bolivariana, i fedelissimi che stanno rastrellando Caracas e le principali città per arruolare nuove forze.
L’opposizione denuncia arruolamenti forzati anche fra i giovanissimi, soprattutto nelle baraccopoli intorno alla capitale, nel disperato tentativo di far credere che la cosiddetta «rivoluzione bolivariana», inventata dal predecessore di Maduro, Hugo Chavez, sia ancora in piedi. Proprio Maduro si è rivolto alla nazione dichiarando che il popolo venezuelano è pronto a combattere fino alla morte, ma allo stesso tempo ha lanciato un messaggio di pace nel continente proprio a Donald Trump.
Il presidente del Parlamento ha parlato di effetti devastanti ed ha accusato Washington di perseguire la forma massima di aggressione nella «vana speranza di un cambio di governo, scelto e voluto di cittadini». Caracas tramite il suo ambasciatore alle Nazioni Unite ha inviato una lettera al Segretario Generale António Guterres per chiedere una condanna esplicita delle azioni provocatorie statunitensi e il ritiro immediato delle forze Usa dai Caraibi.
Diversi media statunitensi hanno rivelato che il Tycoon americano sta pensando ad un’escalation con una vera operazione militare in Venezuela e nei primi incontri con i vertici militari sarebbe stata stilata anche una lista dei principali target da colpire come porti e aeroporti, ma soprattutto le sedi delle forze militari più fedeli a Maduro. Dal Pentagono non è arrivata nessuna conferma ufficiale e sembra che questo attacco non sia imminente, ma intanto in Venezuela sono arrivati da Mosca alcuni cargo con materiale strategico per rafforzare i sistemi di difesa anti-aerea Pantsir-S1 e batterie missilistiche Buk-M2E.
Dalle immagini satellitari si vede che l’area della capitale e le regioni di Apure e Cojedes, sedi delle forze maduriste, sono state fortemente rinforzate dopo che il presidente ha promulgato la legge sul Comando per la difesa integrale della nazione per la salvaguardia della sovranità e dell’integrità territoriale. In uno dei tanti discorsi alla televisione nazionale il leader venezuelano ha spiegato che vuole che le forze armate proteggano tutte le infrastrutture essenziali.
Nel piano presentato dal suo fedelissimo ministro della Difesa l’esercito, la polizia ed anche i paramilitari dovranno essere pronti ad una resistenza prolungata, trasformando la guerra in guerriglia. Una forza di resistenza che dovrebbe rendere impossibile governare il paese colpendo tutti i suoi punti nevralgici e generando il caos.
Una prospettiva evidentemente propagandistica perché come racconta la leader dell’opposizione Delsa Solorzano «nessuno è disposto a combattere per Maduro, tranne i suoi complici nel crimine. Noi siamo pronti ad una transizione ordinata, pacifica e che riporti il Venezuela nel posto che merita, dopo anni di buio e terrore.»
Una resistenza in cui non sembra davvero credere nessuno perché Nicolas Maduro, la sua famiglia e diversi membri del suo governo, avrebbero un piano di fuga nella vicina Cuba per poi probabilmente raggiungere Mosca come ha già fatto l’ex presidente siriano Assad.
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso preoccupazione per i cittadini italiani detenuti nelle carceri del Paese, sottolineando l’impegno della Farnesina per scarcerarli al più presto, compreso Alberto Trentini, arrestato oltre un anno fa.
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