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Aspettiamo i fatti prima di bocciare Di Maio

Aspettiamo i fatti prima di bocciare Di Maio
Ansa

Emilio Neri, un lettore di Belluno, mi chiede perché La Verità parli poco delle castronerie dei ministri a 5 stelle, evitando di mettere nel mirino la politica della «decrescita felice».

Come Neri e forse anche altri lettori sanno, penso che il reddito di cittadinanza se applicato in massa e senza controlli possa diventare non un contributo per aiutare chi ha perso il lavoro e ne cerca un altro, ma un incentivo a passare al lavoro nero per tutti coloro che hanno un posto fisso. Da misura per sostenere l'economia, potrebbe in breve trasformarsi in una mossa per affossarla del tutto, spingendo un po' di italiani a campare di solo sussidio. Insomma, il reddito di cittadinanza non mi convince, ma per poterlo criticare in maniera più approfondita vorrei una proposta concreta e non una semplice dichiarazione.

A dire il vero non mi è piaciuto neppure il decreto sul lavoro, quello che ha limitato la libertà di manovra sui contratti. L'intento probabilmente era nobile e mirava a ridurre l'utilizzo dei voucher e delle assunzioni a tempo. In un mercato assai rigido come il nostro, soprattutto per quanto riguarda finanziamenti e mutui, se non puoi esibire una busta paga che non sia precaria non sei nessuno. Dunque, Di Maio e i suoi compagni devono aver pensato che fosse utile contenere il lavoro a ore, impedendo che gli impiegati fossero trasformati in colf. Il risultato ottenuto probabilmente non è il migliore, anche se le critiche mi sono parse sproporzionate. Quello sul lavoro però è anche stato l'unico vero provvedimento che i grillini si siano potuti intestare, perché quanto al resto, sia come detto sul reddito di cittadinanza che sulle cosiddette pensioni d'oro o sulle assegnazioni delle concessioni autostradali, non mi pare ci sia nulla di concreto. Sulla previdenza, tanto per dire, ne abbiamo lette di tutti i colori. Prima si doveva tagliare l'assegno solo a coloro che non l'avessero maturato con adeguati contributi, poi si è pensato di dare una sforbiciata solo ai trattamenti che superassero i 5.000 euro lordi, a prescindere che fossero giustificati o meno, quindi il tetto è stato abbassato a 4.000, infine è ritornato in voga il prelievo di solidarietà, ovvero ciò che prima dei grillini aveva fatto Enrico Letta. Risultato, depositatosi il polverone, al momento non c'è alcuna decisione. Ne abbiamo discusso per un'estate intera, ma il governo non ha prodotto un solo documento. Anzi, a un certo punto è parso in retromarcia, perché forse qualcuno fra i leghisti si è accorto che i tagli rischiavano di colpire non solo i profittatori, ma anche chi si era spaccato la schiena per una vita e la ricca pensione se l'era meritata tutta.

Le frenate dell'estate hanno riguardato pure la dibattuta questione delle concessioni autostradali. Perché se sull'onda dell'indignazione, di fronte alle 43 bare di Genova, la decisione d'impulso è parsa tracciata, quando si sono fatti i conti qualcuno deve essersi accorto che mandare a quel Paese i Benetton e i loro affari non era così semplice. Sulla Verità abbiamo criticato la famiglia di Ponzano Veneto senza alcuno sconto, ma una cosa è mettere gli azionisti di fronte alle proprie responsabilità, un'altra agire senza aver valutato tutte le opzioni e le conseguenze. Come si è visto, passata la rabbia, al governo è tornata la lucidità per muoversi senza fare favori ai Benetton.

Ciò che voglio dire è che alla Verità siamo abituati a ragionare sui fatti e non sulle impressioni. Ai governi non lesiniamo critiche, ma quando c'è materia per farlo. Che i ministri siano gialloverdi, gialloblù o giallorossi o soltanto rossi non ci importa, perché non abbiamo pregiudizi. Ciò che per noi conta è il risultato. E il solo risultato al momento palpabile è che al momento in Italia sbarcano meno immigrati di prima e questo ci pare un innegabile successo. Sul resto, caro Neri, sospendiamo il giudizio. E anche le chiacchiere.

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Secondo gli analisti, le forme avanzate di Ia potrebbero rimpiazzare gli sviluppatori di servizi tecnologici: Microsoft giù del 19% da inizio anno, male anche Amazon. «Mercato stufo delle promesse, contano i profitti»

Dopo anni di euforia indiscriminata, il vento è cambiato. Se fino a ieri bastava pronunciare la parola «Intelligenza artificiale» per vedere i titoli volare in Borsa, oggi gli investitori hanno iniziato a farsi domande più scomode. «Siamo passati dalla fase dell’entusiasmo a quella che i trader chiamano “Ai scare trade”, ovvero la paura che l’innovazione tecnologica, invece di creare valore, finisca per distruggere i modelli di business consolidati», spiega Salvatore Gaziano, consulente finanziario indipendente e responsabile strategie di investimento di SoldiExpert Scf.

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Lo ha dichiarato la vicepresidente del Lazio Roberta Angelilli a margine dell’incontro con il commissario per la Politica regionale e di coesione Raffaele Fitto, che si è tenuto presso la Rappresentanza dello Stato Libero di Baviera.

Studiosi contro la Meloni sul clima ma sbagliano la cura e il colpevole
Giorgio Parisi (Ansa)
Ammesso che la soluzione sia ridurre le emissioni, la responsabilità dell’Italia è minima.

Una decina di sedicenti «studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui sistemi complessi» esprimono «profonda preoccupazione per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica». Ho detto «sedicenti» in modo inappropriato, perché non c’è motivo di dubitare che siano studiosi - nel senso che spendano il loro tempo studiando le cose che dicono di studiare. Tuttavia, dalle cose che scrivono dopo nella lettera, si evince che abbiano capito poco di quel che studiano. Con l’unica eccezione del professor Giorgio Parisi che, sui sistemi complessi, ci ha preso pure il premio Nobel. Ma la lettera attiene alle politiche climatiche e fu lo stesso Parisi a dire pubblicamente di non essere esperto di clima. Insomma, Parisi sta come i cavoli a merenda, e fa solo gioco agli altri firmatari per il suo prestigio.

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Dimmi La Verità | Mirella Molinaro: «Gli sviluppi sulla morte del piccolo Domenico»

Ecco #DimmiLaVerità del 5 marzo 2026. La nostra Mirella Molinaro ci rivela gli ultimi sviluppi dell'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico.

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