
«In Campania le dosi di vaccino anti Covid sono finite e la somministrazione si fermerà», ha lanciato l'allarme ieri il governatore Vincenzo De Luca. Mentre altre Regioni - Toscana, Veneto e Umbria - sono già «in riserva». Dal salotto televisivo di Lucia Annunziata, il Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, ha assicurato che oggi ci sarà la nuova distribuzione di fiale e che entro la fine di marzo saranno vaccinati 6 milioni di italiani grazie anche ai contratti aggiuntivi sottoscritti dalla Ue con la stessa Pfizer e Moderna.
Il problema però resta a monte e riguarda i vincoli di somministrazione che non vengono rispettati, né fatti rispettare, con una mancanza di coordinamento centrale. Prendiamo l'esempio della Toscana che oggi dovrebbe finire tutti i 52.295 vaccini Pfizer consegnati. Gli appuntamenti per le somministrazioni sono stati sospesi e verranno riattivati solo quando si avrà certezza di altre dosi: ne sono attese 28.275, slittate da oggi al 13 gennaio. Attrezzata come il Lazio ma non come la Lombardia e con una popolazione meno concentrata, ovvero una geografia più complicata in termini anche di orografia, la scelta del governatore Eugenio Giani è stata quella di utilizzare le fiale senza tenerle da parte per i richiami. Tanto che sono già partite le prime somministrazioni a medici e pediatri di famiglia passando quindi già al secondo step della scansione prevista dal governo. Aprendo ai medici di base, non inseriti nella richiesta iniziale, la Toscana si è assunta un rischio. Idem per la Puglia che vuol chiedere di vaccinare gli insegnanti già nella fase due e che ora inserisce da subito anche il personale Inps, Inail e di altri enti mentre il Piemonte allarga a medici generici, pediatri, farmacisti, dentisti e odontoriatri.
Se le categorie dei vaccinandi vengono cambiate in corso d'opera come si può fissare un cronoprogramma delle vaccinazioni? Se il vincolo è la somministrazione, questo deve essere ottimizzato per fare il maggior numero possibile di vaccini. Ma gli altri fattori devono essere dimensionati per consentirle di funzionare. Se invece, come è successo, viene sovradimensionato solo il fattore dei vaccinandi e quello dei vaccini disponibili resta uguale, cominciano i problemi in termini di programmazione. C'è poi un altro problema: scarseggiano gli infermieri con un forte squilibrio nelle candidature per le assunzioni previste da Arcuri (hanno risposto al bando circa 15mila medici e meno di 4mila infermieri).
Anche secondo il parere unanime del panel di esperti che compone il tavolo di lavoro Oitaf, «la campagna di vaccinazione Covid-19 funziona e raggiunge l'obiettivo (vaccinare un numero di persone sufficiente a innescare l'immunità di gregge) se funziona in modo massimamente efficiente la somministrazione. Questa fase deve quindi essere progettata e realizzata in modo da estrarre la maggior produttività possibile dalle risorse impegnate. Non devono mai mancare le risorse necessarie: vaccinandi, vaccini, vaccinatori in senso ampio». Se una delle catene di fornitura cambia e non cambiano le altre, salta tutto. Devono tutte restare efficaci.
In assenza di una norma, qualcuno dovrebbe imporre il rispetto dei vincoli o comunque chiederne conto preventivamente visto che le direttive escludono la medicina territoriale dalla fase uno ma non prevedono sanzioni per chi le ignora (anzi, c'è un implicito premio mediatico e «politico» per chi ne fa tante in percentuale). E che sono le Regioni ad avere indicato le esigenze. Dovrebbe intervenire il ministero della Salute ma anche il Commissario per l'emergenza cui spetta il coordinamento. È anche vero che le direttive parlano di personale sanitario e delle Rsa, una definizione - la prima - molto «elastica». Arcuri qualche giorno fa, rispondendo alle richieste di anticipare le vaccinazioni per i docenti, si è limitato a dire che il Parlamento ha votato un piano scansionato per categorie e potrà valutare di modificarlo, senza però voler entrare nel merito e sottolineando che è «il Parlamento a doverlo stabilire». E anche ieri nel salotto dell'Annunziata ha continuato a ripetere che «non abbiamo tutti i vaccini che vorremmo».






