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2018-04-10
La terza vita dell'Ape Piaggio. Dopo il boom del dopoguerra e la crescita in Asia ora vuole spostare le Piramidi
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L'Ape sbarca in Egitto, e c'è da scommettere che la mobilità all'ombra delle piramidi non sarà più la stessa. Il veicolo a tre ruote più famoso del mondo, ideato dalla Piaggio nel 1948 per dare agli italiani stremati dalla guerra la possibilità di acquistare un furgoncino a prezzi modici, fa il suo ingresso nel mercato egiziano. L'Ape, per gli italiani, ha rappresentato (e rappresenta) un fenomeno di costume: nato come evoluzione commerciale della Vespa, scooter cult al quale, nelle prime serie, fu attaccato un rimorchio, il tre ruote ancora oggi è sinonimo di inventiva e di made in Italy. In Sicilia ha conquistato addirittura un nome ad hoc: «la Lapa». Ovunque voi siate, ovunque vi troviate, a Manhattan o a Berlino, a Londra o a Parigi, non potrete fare a meno di imbattervi in un Ape trasformato, a seconda dei casi, in friggitrice volante, in pizzeria ambulante, in souvenir shop tanto naif quanto sbarazzino.

Dunque, questo arzillo vecchietto di 70 anni, piuttosto che andare in pensione si appresta a invadere l'Egitto, dopo il boom del dopoguerra italiano e il successo nel mondo asiatic : «Il gruppo Piaggio», ha commentato Roberto Colaninno, presidente e amministratore delegato del gruppo, «sta portando avanti da diversi anni un progetto di crescita dell'export dei veicoli commerciali leggeri nei Paesi emergenti. Grazie alle sue peculiarità, Ape è il veicolo ideale per supportare in modo efficace lo sviluppo delle economie in fase di espansione, come quella egiziana, e siamo particolarmente soddisfatti di entrare nel secondo mercato del mondo, affiancati da partner affidabili e ben radicati sul territorio».
Con circa 70.000 veicoli commerciali leggeri venduti nel 2017, l'Egitto è il secondo mercato al mondo dopo la Nigeria per le vendite dei veicoli a tre ruote, con volumi in crescita del 50% dal 2010 a oggi. Il gruppo Piaggio entra con Ape nello sconfinato mercato egiziano, in partnership con una società internazionale con sede in Egitto, molto radicata nelle principali città del territorio: si prevede l'apertura di 15 punti vendita entro il prossimo autunno e la realizzazione di una rete distributiva e di assistenza capillare nel Paese. I 95 milioni di egiziani faranno in fretta ad abituarsi ai mitici «scali di marcia» dell'Ape che si arrampica su qualunque salita, fulgido esempio della volontà che supera ogni ostacolo: non mancheranno di circolare, sui social network, fotografie di tre ruote stipati di merce fino all'inverosimile, traballanti ma sempre in piedi grazie alla straordinaria stabilità di questo veicolo pieno di sorprese.
Ape City
In Egitto, Ape è stata lanciata nelle versioni Ape Cargo (destinata al trasporto di merci), Ape City e Ape Romanza (destinate al trasporto di persone); nel Paese il tre ruote è comunemente utilizzato come servizio di taxi nelle aree periferiche delle grandi città, collegandole agli hub del centro metropolitano, per rispondere alle necessità di spostamento non soddisfatte dal trasporto pubblico locale. La proverbiale creatività degli egiziani non mancherà di fornire spunti e idee per la personalizzazione dell'Ape, veicolo che da sempre rappresenta una tela bianca sulla quale scatenare la fantasia di ciascun proprietario. Località turistiche di primissimo piano, come ad esempio l'isola d'Ischia, hanno trasformato l'Ape in versione microtaxi in una vera e propria attrazione turistica, con le loro coperture colorate e gli interni curatissimi, rigorosamente strakitsch.
Ape Romanza
Lo sbarco in Egitto è destinato a produrre un sostanzioso aumento delle vendite del gruppo: nel settore dei veicoli commerciali, Piaggio ha chiuso il 2017 con vendite nel mondo pari a 176.800 unità, per un fatturato netto pari a 391,9 milioni di euro. Nel mercato indiano nel segmento trasporto merci, Piaggio è leader con una quota di mercato del 48,8%. Nel settore dei veicoli commerciali le vendite sono state pari a 176.800 veicoli (188.000 unità nel 2016) per un fatturato netto pari a 391,9 milioni di euro (396,6 milioni di euro al 31 dicembre 2016). Il dato include i ricambi e accessori, che hanno registrato vendite per 46,6 milioni di euro, in crescita del 4,8% rispetto ai 44,5 milioni di euro al 31 dicembre 2016.
In un mercato indiano dei veicoli commerciali a tre ruote ancora in calo rispetto all'anno precedente ma con un trend in miglioramento, la consociata Pvpl si attesta su una quota complessiva nei veicoli tre ruote del 26,5% e conferma la leadership nel segmento trasporto merci (cargo) con una quota del 48,8%. Parte del rallentamento delle vendite in India registrato dall'hub produttivo Pvpl è stato compensato dalla crescita delle esportazioni nel mondo, che nel 2017 sono state di 21.800 veicoli commerciali. Tali vendite sono state consolidate in parte all'interno dall'area Emea e Americas e in parte all'interno dell'area India, in funzione delle diverse responsabilità nella gestione dei singoli mercati di sbocco.
Ape Cargo
Ora, l'obiettivo è conquistare fette consistenti del mercato egiziano, paese in fortissima espansione, con l'obiettivo di rivoluzionare non solo il trasporto di mezzi e persone, ma anche lo street food, come del resto già accade in Europa. Il Cairo, con i suoi 20 milioni di abitanti, è un alveare: l'Ape ci starà a meraviglia.
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Il tre ruote di Pontedera sbarca in Egitto, il secondo mercato al mondo, in cui questo tipo di veicoli vengono utilizzati prevalentemente come servizio taxi nelle periferie delle grandi città. Ma l'ad Roberto Colaninno guarda anche al trasporto delle merci con il Cargo. In Italia ha rappresentato lo sviluppo economico e in Sicilia ha addirittura un nome ad hoc: «la Lapa».L'Ape sbarca in Egitto, e c'è da scommettere che la mobilità all'ombra delle piramidi non sarà più la stessa. Il veicolo a tre ruote più famoso del mondo, ideato dalla Piaggio nel 1948 per dare agli italiani stremati dalla guerra la possibilità di acquistare un furgoncino a prezzi modici, fa il suo ingresso nel mercato egiziano. L'Ape, per gli italiani, ha rappresentato (e rappresenta) un fenomeno di costume: nato come evoluzione commerciale della Vespa, scooter cult al quale, nelle prime serie, fu attaccato un rimorchio, il tre ruote ancora oggi è sinonimo di inventiva e di made in Italy. In Sicilia ha conquistato addirittura un nome ad hoc: «la Lapa». Ovunque voi siate, ovunque vi troviate, a Manhattan o a Berlino, a Londra o a Parigi, non potrete fare a meno di imbattervi in un Ape trasformato, a seconda dei casi, in friggitrice volante, in pizzeria ambulante, in souvenir shop tanto naif quanto sbarazzino. Dunque, questo arzillo vecchietto di 70 anni, piuttosto che andare in pensione si appresta a invadere l'Egitto, dopo il boom del dopoguerra italiano e il successo nel mondo asiatic : «Il gruppo Piaggio», ha commentato Roberto Colaninno, presidente e amministratore delegato del gruppo, «sta portando avanti da diversi anni un progetto di crescita dell'export dei veicoli commerciali leggeri nei Paesi emergenti. Grazie alle sue peculiarità, Ape è il veicolo ideale per supportare in modo efficace lo sviluppo delle economie in fase di espansione, come quella egiziana, e siamo particolarmente soddisfatti di entrare nel secondo mercato del mondo, affiancati da partner affidabili e ben radicati sul territorio».Con circa 70.000 veicoli commerciali leggeri venduti nel 2017, l'Egitto è il secondo mercato al mondo dopo la Nigeria per le vendite dei veicoli a tre ruote, con volumi in crescita del 50% dal 2010 a oggi. Il gruppo Piaggio entra con Ape nello sconfinato mercato egiziano, in partnership con una società internazionale con sede in Egitto, molto radicata nelle principali città del territorio: si prevede l'apertura di 15 punti vendita entro il prossimo autunno e la realizzazione di una rete distributiva e di assistenza capillare nel Paese. I 95 milioni di egiziani faranno in fretta ad abituarsi ai mitici «scali di marcia» dell'Ape che si arrampica su qualunque salita, fulgido esempio della volontà che supera ogni ostacolo: non mancheranno di circolare, sui social network, fotografie di tre ruote stipati di merce fino all'inverosimile, traballanti ma sempre in piedi grazie alla straordinaria stabilità di questo veicolo pieno di sorprese. Ape CityIn Egitto, Ape è stata lanciata nelle versioni Ape Cargo (destinata al trasporto di merci), Ape City e Ape Romanza (destinate al trasporto di persone); nel Paese il tre ruote è comunemente utilizzato come servizio di taxi nelle aree periferiche delle grandi città, collegandole agli hub del centro metropolitano, per rispondere alle necessità di spostamento non soddisfatte dal trasporto pubblico locale. La proverbiale creatività degli egiziani non mancherà di fornire spunti e idee per la personalizzazione dell'Ape, veicolo che da sempre rappresenta una tela bianca sulla quale scatenare la fantasia di ciascun proprietario. Località turistiche di primissimo piano, come ad esempio l'isola d'Ischia, hanno trasformato l'Ape in versione microtaxi in una vera e propria attrazione turistica, con le loro coperture colorate e gli interni curatissimi, rigorosamente strakitsch. Ape RomanzaLo sbarco in Egitto è destinato a produrre un sostanzioso aumento delle vendite del gruppo: nel settore dei veicoli commerciali, Piaggio ha chiuso il 2017 con vendite nel mondo pari a 176.800 unità, per un fatturato netto pari a 391,9 milioni di euro. Nel mercato indiano nel segmento trasporto merci, Piaggio è leader con una quota di mercato del 48,8%. Nel settore dei veicoli commerciali le vendite sono state pari a 176.800 veicoli (188.000 unità nel 2016) per un fatturato netto pari a 391,9 milioni di euro (396,6 milioni di euro al 31 dicembre 2016). Il dato include i ricambi e accessori, che hanno registrato vendite per 46,6 milioni di euro, in crescita del 4,8% rispetto ai 44,5 milioni di euro al 31 dicembre 2016.In un mercato indiano dei veicoli commerciali a tre ruote ancora in calo rispetto all'anno precedente ma con un trend in miglioramento, la consociata Pvpl si attesta su una quota complessiva nei veicoli tre ruote del 26,5% e conferma la leadership nel segmento trasporto merci (cargo) con una quota del 48,8%. Parte del rallentamento delle vendite in India registrato dall'hub produttivo Pvpl è stato compensato dalla crescita delle esportazioni nel mondo, che nel 2017 sono state di 21.800 veicoli commerciali. Tali vendite sono state consolidate in parte all'interno dall'area Emea e Americas e in parte all'interno dell'area India, in funzione delle diverse responsabilità nella gestione dei singoli mercati di sbocco. Ape CargoOra, l'obiettivo è conquistare fette consistenti del mercato egiziano, paese in fortissima espansione, con l'obiettivo di rivoluzionare non solo il trasporto di mezzi e persone, ma anche lo street food, come del resto già accade in Europa. Il Cairo, con i suoi 20 milioni di abitanti, è un alveare: l'Ape ci starà a meraviglia.
Ansa
Del resto quando degradi l’idea stessa di cultura allo schema del prodotto di consumo e quando utilizzi ostentatamente le strategie di marketing per dire che «il marketing è oppressione», quando denunci la mercificazione e vendi il tuo letto disfatto per milioni di sterline, allora sei tu ad essere il cuore stesso del sistema che pensavi di denunciare. E mentre diventi multimilionario e ti godi il riconoscimento del ruolo di artista e di intellettuale - ormai le due cose non possono più essere disgiunte - non ti accorgi che nel frattempo il «popolo» al quale pensi di parlare non è la massa ma è l’élite straricca di coloro che frequentano il salotto del tuo gallerista per partecipare al gioco (fiscale) dell’arte contemporanea.
L’ultimo grande eroe dell’arte trasgressiva e della denuncia sociale è caduto l’altro giorno sotto una meritata salva di fischi e derisioni. L’opera raffigurante un uomo che marcia accecato dalla propria bandiera, installata nottetempo in Waterloo Place a Londra senza autorizzazione apparente e con la solita modalità «pirata» dal collettivo che utilizza il nome Banksy, viene immediatamente adottata dal Westminster City Council e dal sindaco Sadiq Khan: alle prime luci dell’alba compaiono barriere di protezione e dichiarazioni ufficiali con tanto di cartella stampa che definiscono l’installazione «un vibrante contributo alla scena artistica pubblica».
Senonché la Bbc fa un servizio in cui solleva dubbi sulla presunta «trasgressività» dell’installazione provocando l’ulteriore conferma dall’amministrazione londinese che dichiara che l’opera «non è autorizzata» ma che verrà mantenuta e transennata fino alle elezioni locali come «motivo di riflessione contro i nazionalismi». Inaspettatamente, però, su X si solleva una pressoché unanime protesta non tanto contro l’installazione, che ha un effettivo potenziale comunicativo e «di rottura» inferiore ad un manifesto pubblicitario di una serie Netflix, quanto nei confronti del palese e ormai ridicolo cortocircuito tra politica, artisti sovvenzionati e mercato dell’arte. Tutti elementi interni al mondo della Sinistra che ormai non riesce più a fuoriuscire dai riti e dai linguaggi che ha stabilito con tale solerzia e convinzione da giungere all’inevitabile deriva finale: il comico.
I più furbi, notando le reazioni del pubblico, si sono a loro volta uniformati alla nuova ondata di rigetto ed hanno, candidamente e con la nonchalance che ne contraddistingue l’esistenza, elaborato nuove analisi nelle quali effettivamente si riconosce che Banksy è un paraculo, che è da sempre d’accordo con le istituzioni (o almeno da quando ha una quotazione di mercato) e che la politica gli ha in pratica commissionato l’opera. Improvvisamente anche per le riviste impegnate l’artista-collettivo multimilionario, da decenni allineato all’agenda ufficiale, che finanzia le Ong immigrazioniste e che non perde occasione per condannare il populismo, non solo incarna «il provocative conformism» ma la sua opera non fa altro che «proiettare l’ansia elitaria verso il populismo reazionario piuttosto che sfidare il vero potere». I commentatori chic britannici si sono così accorti che Banksy più che ad Andy Warhol guarda a Greta Thunberg offrendo al mercato ribelle il prodotto giusto, quello che consente la trasgressione estetica confermando l’ortodossia culturale.
Esattamente come le magliette dei trasgressivi che attaccano le pericolosissime masse populiste e corrono a difendere il debole e inerme Quirinale, esattamente come le solite «battaglie culturali» sempre allineate al mainstream e sempre dotate di merchandising già pronto il primo giorno di «manifestazioni spontanee», ormai ogni discorso ribelle è merce che consolida il dominio producendo verità attraverso il consenso culturale.
Il fatto è che mai nella storia si è chiesto alle avanguardie una ricetta politica alternativa ma solo la lucidità per denunciare la narrazione dominante e distaccarsene radicalmente. La ribellione al sistema di un Johnny Rotten rifuggiva ogni programma politico e si limitava a smascherare ogni forma di falsa coscienza; oggi l’artista contemporaneo non vede l’ora di farsi cooptare dal potere e di farsi quotare nel sistema dell’arte contemporanea, correndo a confermare ogni battaglia culturale woke e decidendo così di farsi attivista politico proprio mentre l’ex cantante dei Sex Pistols liquida il woke come «una banda di pazzi» e ammette che oggi è la sinistra ad incarnare tutto ciò che è divertente odiare. E mentre Rolling Stone retrocede Eric Clapton dalla decima alla trentacinquesima posizione della sua hall of fame per «le sue critiche al vaccino Covid e la sua scelta di non discriminare l’ingresso ai suoi concerti durante la pandemia», siamo tutti chiamati a ricordare che l’arte autentica è affermazione vitale e non risentimento mascherato da progressismo, rifiuto della conformità e non ricerca ossessiva delle benedizioni istituzionali.
Questa volta, con l’ennesima installazione pedagogica del buon Banksy, si cominciano ad intravedere i segni di un diffuso rigetto nei confronti di forme obsolete, utili solo a mantenere privilegi elitari, controllo della narrazione ed estromissione dei veri temi critici dall’agenda narrativa dominante. Fino a che un giorno chi scrive quell’agenda si accorgerà che viene letta solo ai vernissage di certe gallerie.
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Michele Emiliano (Ansa)
Dal rapporto burrascoso con il governatore della Puglia e suo ex pupillo, Antonio Decaro, a un ritorno in toga, Emiliano va a ruota libera in un’intervista rilasciata a Telenorba. Dopo 23 anni di aspettativa politica è in attesa della decisione della Terza commissione del Csm per ottenere il via libera a un’altra aspettativa per diventare consulente giuridico della Regione Puglia, domanda già bocciata tre volte.
Ieri doveva arrivare la decisione che non è arrivata. La discussione sul contratto proposto da Decaro al suo predecessore (con uno stipendio di circa 130.000 euro all’anno) ha fatto emergere diverse obiezioni, tra cui quella secondo cui «un consigliere non è la stessa cosa di un operativo: il via libera creerebbe un precedente per il quale tutti gli enti territoriali potrebbero chiedere un magistrato in aspettativa per affidargli compiti dirigenziali.
«Il presidente Decaro mi ha chiesto di dargli una mano come consulente», spiega Emiliano, «io gli ho detto: “Sono disposto a darti consulenze pure telefoniche gratuitamente”, però evidentemente voleva darmi il segno della sua vicinanza. Io avevo detto che era una costruzione un po’ ardita, ma lui ha voluto andare avanti. Dopodiché il Pd ha chiesto alla commissione sugli incidenti del lavoro di inserirmi come consulente. Ma se io dovessi scegliere, non vedrei l’ora di rimettermi la toga, di andare a fare il pubblico ministero in una Procura».
La legge attuale impedisce ai magistrati che hanno fatto politica di rientrare negli uffici giudiziari, ma a lui questa legge non si applica essendo andato in aspettativa prima. «Temo solo che la Procura dove rischio di andare sarebbe un po’ perseguitata dai giornalisti», aggiunge. Ecco la scusa. «Sto cercando di evitare di rientrare in servizio proprio per evitare questo. Dopodiché, se mi costringono a rientrare, sarò felicissimo perché chi nasce magistrato muore magistrato».
Ma non esita a dire anche che «se il Pd decidesse di candidarmi» alle Politiche 2027 «sarei felice», perché «la politica obiettivamente è la bacchetta magica che se funziona, cambia tutto, come al contrario se non funziona fa un disastro». A Emiliano ha cambiato davvero tutto.
Quindi? «Non è che uno per sopravvivere deve fare politica per forza», insiste. «Mi rendo conto però che se qualcuno mi chiedesse di fare il deputato farebbe una cosa intelligente perché ho una certa esperienza. Se non me lo chiedesse perché sono troppo ingombrante a me la vita non me la cambiano». E ne ha anche per il sindaco di Genova, Silvia Salis, che scarica per ingraziarsi il segretario Pd, Elly Schlein: «Non credo abbia le carte in regola per essere candidata premier del centrosinistra. È appena diventata sindaco, non ha nessuna storia politica e non ha nessuna connessione con tutto il mondo progressista. È una figura interessante per il futuro, non per il presente».
Emiliano manda poi una serie di messaggi a Decaro, delfino che si è smarcato dal suo mentore. «Antonio è reo confesso: lo dice chiaramente a tutti che soffre la mia presenza, ma questo lo capisco». Tuttavia, gli tende la mano: «Io, comunque, qualunque cosa dovesse fare Antonio, sono dalla sua parte e lo sosterrò in tutte le maniere perché ovviamente, come diceva mia madre, l’ho fatto io, non è che lo posso distruggere».
Nel corso dell’intervista, Emiliano ha anche presentato il suo romanzo noir, L’Alba di San Nicola, raccontandone la genesi: «Se non mi avessero messo a riposo forzato, probabilmente non l’avrei finito. È stato un momento per riorganizzare la propria vita».
Anche se per il momento la vita di Emiliano assomiglia di più a un giallo.
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Nicola Magrini (Ansa)
L’affermazione è stata fatta nel contesto delle misure prese durante la seconda ondata, da settembre a dicembre 2020. Innanzitutto, l’ex dg ha voluto precisare che nei primi protocolli di trattamento domiciliare Aifa le indicazioni «non erano di vigile attesa ma di watchful waiting, monitoraggio attento e presente, non da remoto, dell’evoluzione clinica del paziente».
Peccato che la circolare dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, firmata il 30 novembre 2020 dall’ex direttore generale della Prevenzione sanitaria Giovanni Rezza e uscita dopo 8 mesi con le linee guida sulla gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2, riportasse proprio «vigile attesa» e «trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo)». L’accoppiata tachipirina e vigile attesa che lasciava senza cure centinaia di migliaia di persone atterrite dal virus, quando rimanevano contagiate e sapevano di non poter andare al Pronto soccorso. Quanto al «monitoraggio non da remoto», sappiamo che la maggior parte dei medici si rifiutava di visitare i propri assistiti, lasciandoli spesso anche senza risposte telefoniche. Magrini, che è specializzato in farmacologia clinica, ha poi spiegato ai parlamentari della commissione che gli studi clinici randomizzati (Rct) sono lo strumento più affidabile anche durante la pandemia per valutare efficacia e sicurezza dei farmaci. «Undici trattamenti non hanno dimostrato nessuna efficacia su mortalità, durata ricovero e ventilazione e qualche potenziale danno. Li cito rapidamente, l’idrossiclorochina, il lopinavir […] il plasma dei convalescenti che in Italia ha avuto faticose polemiche, l’aspirina…».
Non si è trattato solo dell’ennesimo insulto al professor Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo aveva iniziato la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune (e che si tolse la vita nel luglio del 2021), ma anche della negazione dell’efficacia dell’infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti, riconosciuta da studi autorevoli.
Come quello dell’ottobre 2023, uscito su The New England Journal of Medicine (Nejm) e che dimostrava una mortalità ridotta nei pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), indotta da Covid-19, ai quali era stato somministrato plasma raccolto da donatori convalescenti, entro 5 giorni dall’inizio della ventilazione meccanica invasiva. Non solo, tra l’inizio di aprile 2020 e la fine di agosto 2020, quasi 100.000 pazienti ricoverati in circa 2.200 ospedali statunitensi con infezioni da Sars-CoV-2 furono trattati con plasma convalescente nell’ambito di un programma autorizzato dalla Fda.
In Italia, invece, lo studio clinico randomizzato e controllato chiamato Tsunami, promosso da Istituto superiore della sanità e Aifa «non evidenziò benefici» e la cura venne bocciata. Forse perché costava poco. Ancora oggi, Magrini insiste nel definire il plasma iperimmune inefficace, magari con qualche potenziale danno. E vogliamo parlare dell’aspirina? Solo guardando agli studi dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri pubblicati nel 2021, 2022 e 2023, era documentata l’importanza di farmaci antinfiammatori non steroidei quali l’aspirina. Nel gennaio di quest’anno, un nuovo lavoro pubblicato su Frontiers in Immunology, prendeva in esame i meccanismi molecolari dell’effetto dell’aspirina sulla struttura della proteina Spike, riducendo la capacità del virus di legarsi alle cellule dell’ospite e limitando il danno polmonare. E per fortuna che l’ex dg di Aifa ha affermato: «Le linee guida terapeutiche progrediscono con il progredire delle evidenze, che nel caso del Covid sono progredite di mese in mese, in alcuni momenti anche di settimana in settimana». Nessun mea culpa per quello che la nostra agenzia regolatoria impedì che venisse attuato, escludendo trattamenti importanti?
Magrini ha spiegato in commissione che aveva ragione l’articolo apparso il 14 aprile su Nejm dal titolo «Valutazione dei farmaci durante la pandemia di Covid-19», nel quale «Jerry Avorn affermava che avremo problemi, come disegni di studi clinici inadeguati e sicurezza in studi randomizzati prima della immissione sul mercato o loro autorizzazione». Nel testo si affermava che «l’ampliamento dell’accesso a terapie sperimentali non ancora completamente valutate potrebbe avere diverse conseguenze indesiderate» e Magrini ha fatto l’esempio di Trump. «Diceva che aveva l’intuito che funzionasse l’idrossiclorochina, la preoccupazione della scienza era di un input politico […] occorre proteggere le persone da farmaci inefficaci o poco sicuri». L’ex dg non ha dubbi: «La salute dei singoli pazienti, sia della popolazione si preserverà restando fedeli ai principi di valutazione delle attività regolatorie». Il giudizio su Aifa, guardando all’epoca pandemica, invece per molti italiani non è affatto positivo.
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Secondo Il Tg 1 Andrea Sempio sarebbe stato intercettato in macchina mentre parlava da solo. Dopo aver visto i suoi video insieme a Stasi avrebbe telefonato a Chiara per farle delle avances, ma lei lo avrebbe duramente respinto. Marco Poggi, però, difende l'amico: mai visto con lui i video di Chiara