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2020-12-23
Anche l’Aifa dà l’ok al vaccino Pfizer ma su dosi e medici siamo all’anno zero
(STR/NurPhoto via Getty Images)
Nella giornata di ieri l'Agenzia italiana del farmaco ha dato l'ok alla commercializzazione del vaccino anti Covid sviluppato da Pfizer e Biontech. La notizia è stata data nel corso di una conferenza stampa tenuta dal presidente, Giorgio Palù, e dal direttore generale, Nicola Magrini. Un passaggio di fatto meramente formale, dal momento che lunedì l'Ema aveva consigliato l'autorizzazione del farmaco e la Commissione europea ne aveva ratificato l'approvazione. L'autorizzazione del vaccino sviluppato da Moderna, ha fatto sapere ieri il regolatore europeo, dovrebbe arrivare invece il 6 gennaio prossimo. «Non ci sono controindicazioni assolute, ma solo cautele», hanno spiegato i vertici dell'Aifa. Tradotto, a parte gli under 16 tutti potranno ricevere il vaccino, anche le donne in gravidanza, i soggetti immunodepressi e con altre patologie. La spiegazione è molto semplice: i benefici superano i possibili rischi. «L'indicazione è che i vaccini inducono immunità sterilizzante e questa è un'altra buonissima notizia», ha dichiarato Palù. Tuttavia, l'Aifa condurrà una stretta farmacovigilanza, basata su due pilastri: lo studio della risposta immunitaria e il monitoraggio delle reazioni avverse.
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha affidato i suoi pensieri a un post su Facebook: «Il 27 dicembre, in tutte le Regioni, inizieranno le prime vaccinazioni al personale sanitario e agli anziani delle Rsa. È ancora dura, ma ora abbiamo un'arma in più». L'Istituto Spallanzani di Roma ha fatto sapere che i primi a ricevere l'iniezione saranno un'infermiera, un operatore socio-sanitario, una ricercatrice e due medici. Entro il mese di gennaio, hanno annunciato Palù e Magrini, l'Aifa e il ministero contano di immunizzare un milione di italiani.
Raccontata così, sembrerebbe tutto rose e fiori. E invece sono numerose le criticità che incombono. Quella di domenica, infatti, dovrebbe essere poco più di una giornata dimostrativa. Come ha spiegato ieri il commissario straordinario Domenico Arcuri, a Santo Stefano partiranno per l'Italia appena 9.750 dosi. Le successive, invece, saranno consegnate direttamente da Pfizer e Biontech ai 300 siti individuati dalla struttura commissariale in accordo con le Regioni.
Va poi precisato che, almeno in questa prima fase, l'accesso al vaccino sarà precluso ai comuni mortali. Subito dopo il personale sanitario, infatti, è prevista la chiamata dei soggetti più rischio. In altre parole, sarà impossibile prenotare la propria dose dal medico di famiglia, né tantomeno in farmacia.
C'è poi il nodo legato al personale che si dovrà occupare delle vaccinazioni. Mancano all'appello ben 15.000 tra medici, infermieri e assistenti sanitari e, al momento, vanno trovati anche gli oltre 500 milioni di euro per pagarli. Come già spiegato su queste pagine, i 12.000 infermieri necessari dovranno sottoporre la loro candidatura sul sito di Invitalia, per poi stipulare un contratto a tempo determinato della durata di appena nove mesi con un'agenzia interinale, anziché essere assunti direttamente dalle Asl. Peccato però, fanno notare i sindacati, che in circolazione non ci siano tanti infermieri disoccupati. Si rischia dunque di «pescare» personale dall'estero o, peggio, di togliere risorse preziose ad altre strutture. Senza contare, sottolinea il presidente del sindacato Nursing Up, Antonio Di Palma, che con i 25 milioni di euro stanziati «si potevano finanziare 142.000 ore aggiuntive di prestazioni infermieristiche aggiuntive» per il personale già in forza.
Acque agitate anche sul versante dei medici. L'idea della premiata ditta Speranza-Arcuri di reclutare gli specializzandi rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. «Ci viene richiesto di somministrare le dosi di vaccino senza un inquadramento contrattuale e alle spese di un orario formativo che ha già molto risentito, in termini di qualità, durante questa pandemia», lamentano i giovani medici, che promettono di dare battaglia.
Un capitolo a parte va dedicato all'approvvigionamento. Se gli aghi e le siringhe dovessero scarseggiare, infatti, l'intero piano di vaccinazioni potrebbe subire forti rallentamenti. Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi che una delle ditte che si è aggiudicata la fornitura vende le siringhe a prezzi quasi quattro volte superiori rispetto ad altri concorrenti. Il commissario Arcuri si è giustificato spiegando che la fornitura riguarda le cosiddette «luer lock», ovvero particolari aghi e siringhe che consentono l'utilizzo del farmaco residuo presente nella fiala, come consigliato dalla Food and drug administration. Ma in realtà nelle indicazioni tecniche fornite agli operatori dal regolatore Usa delle famigerate luer lock non v'è traccia. Infine, gli interrogativi che pesano sulle «primule», i gazebo nei quali il resto della popolazione riceverà il vaccino. Saranno pure belli da vedere, ma sulla sicurezza c'è nebbia fitta. Le primule sono attrezzate per gestire dal punto di vista medico reazioni allergiche gravi come quelle verificatesi negli Usa? È solo l'ultima di una serie di incognite per una campagna vaccinale che parte già in salita.
Degli italiani prigionieri a Londra il governo libererà solo i residenti
Potrà tornare in Italia una parte dei nostri connazionali rimasti bloccati in Inghilterra a causa del blocco dei voli provocato dalla emergenza variante inglese del coronavirus. Dovranno sottoporsi a un tampone prima di imbarcarsi, uno appena scesi dall'aereo e poi dovranno comunque restare 14 giorni in quarantena. Il permesso di ritorno è riservato solo a chi è residente in Italia o a chi deve raggiungere la nostra nazione per motivi di assoluta necessità e urgenza.
Starebbe dunque per sbloccarsi, ma solo in parte, questa vergognosa vicenda, che ha visto il governo italiano protagonista di un altro comportamento improntato alla sciatteria, al disinteresse, alla totale mancanza di ogni tipo di attenzione e sensibilità nei confronti di cittadini italiani bloccati a Londra improvvisamente, con i voli prenotati e i tamponi già effettuati.
Migliaia le telefonate, le email, i messaggi di indignazione e di protesta da parte di questi nostri sventurati connazionali, che hanno ricoperto di accuse il governo, e in particolare il ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio. Già ieri La Verità aveva registrato le parole di sconforto e rabbia di nostri connazionali che avevano trascorso ore e ore al gelo nell'aeroporto di Heatrow, a Londra, senza che nessuno, né l'ambasciata italiana, né il consolato, si degnasse di fornire una indicazione, un sostegno, un aiuto.
«Tra lezioni di calcio sulla tv di Stato e vertici per il rimpasto», ha scritto ieri su Facebook la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, trovi il tempo per occuparsi anche degli italiani bloccati in Gran Bretagna dopo la chiusura dei voli per l'Italia disposta dal suo collega di governo, Roberto Speranza. Dalla stampa apprendiamo che ci sarebbero 40.000 nostri connazionali bloccati in Gran Bretagna. Qual è il piano della Farnesina per garantire un rientro in sicurezza degli italiani? Di Maio la smetta con le passarelle», ha aggiunto la Meloni, «e si occupi dei suoi connazionali che hanno il diritto di trascorrere il Natale con le proprie famiglie».
«Centinaia di ragazze e ragazzi», ha evidenziato Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale della Lega giovani, «in seguito allo stop ai voli dal Regno Unito sono bloccati a Londra senza un alloggio e senza soldi. Non riescono a contattare nessuno, ma soprattutto nessuno fornisce loro informazioni sul loro rimpatrio. Ringrazio il collega Zoffili, presidente del Comitato bicamerale di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, per essersi occupato fin da subito della questione, chiedendo immediati voli di rimpatrio in sicurezza per i nostri connazionali, collaborando a stretto contatto con l'Unità di crisi della Farnesina.Di Maio, Speranza e Conte», ha aggiunto Toccalini, «chiedano scusa ai cittadini italiani bloccati e provvedano immediatamente a voli di rimpatrio».
«Alitalia», ha fatto sapere la compagnia di bandiera, «è pronta e disponibile ad andare a prendere gli italiani bloccati in Gran Bretagna, dopo la sospensione dei voli dal Paese, come ha già fatto a marzo quando volò in Paesi anche più lontani per riportare a casa i nostri connazionali. Alitalia aggiunge di attendere solo indicazioni da parte del governo o dal ministero degli Affari esteri. Intanto tutti i passeggeri che hanno una prenotazione fino al 6 gennaio possono chiedere il rimborso del biglietto, un cambio della prenotazione con eventuale integrazione tariffaria, per viaggiare entro un anno dalla data del volo cancellato, oppure un voucher di importo pari al valore del biglietto acquistato o del suo valore residuo.
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L'Agenzia si allinea all'Ema. La partenza del 27 però è solo dimostrativa con meno di 10.000 unità. E il personale manca.Roma risolve a metà l'ennesimo pasticcio. Per i rientranti scatterà la quarantena.Lo speciale contiene due articoli.Nella giornata di ieri l'Agenzia italiana del farmaco ha dato l'ok alla commercializzazione del vaccino anti Covid sviluppato da Pfizer e Biontech. La notizia è stata data nel corso di una conferenza stampa tenuta dal presidente, Giorgio Palù, e dal direttore generale, Nicola Magrini. Un passaggio di fatto meramente formale, dal momento che lunedì l'Ema aveva consigliato l'autorizzazione del farmaco e la Commissione europea ne aveva ratificato l'approvazione. L'autorizzazione del vaccino sviluppato da Moderna, ha fatto sapere ieri il regolatore europeo, dovrebbe arrivare invece il 6 gennaio prossimo. «Non ci sono controindicazioni assolute, ma solo cautele», hanno spiegato i vertici dell'Aifa. Tradotto, a parte gli under 16 tutti potranno ricevere il vaccino, anche le donne in gravidanza, i soggetti immunodepressi e con altre patologie. La spiegazione è molto semplice: i benefici superano i possibili rischi. «L'indicazione è che i vaccini inducono immunità sterilizzante e questa è un'altra buonissima notizia», ha dichiarato Palù. Tuttavia, l'Aifa condurrà una stretta farmacovigilanza, basata su due pilastri: lo studio della risposta immunitaria e il monitoraggio delle reazioni avverse. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha affidato i suoi pensieri a un post su Facebook: «Il 27 dicembre, in tutte le Regioni, inizieranno le prime vaccinazioni al personale sanitario e agli anziani delle Rsa. È ancora dura, ma ora abbiamo un'arma in più». L'Istituto Spallanzani di Roma ha fatto sapere che i primi a ricevere l'iniezione saranno un'infermiera, un operatore socio-sanitario, una ricercatrice e due medici. Entro il mese di gennaio, hanno annunciato Palù e Magrini, l'Aifa e il ministero contano di immunizzare un milione di italiani. Raccontata così, sembrerebbe tutto rose e fiori. E invece sono numerose le criticità che incombono. Quella di domenica, infatti, dovrebbe essere poco più di una giornata dimostrativa. Come ha spiegato ieri il commissario straordinario Domenico Arcuri, a Santo Stefano partiranno per l'Italia appena 9.750 dosi. Le successive, invece, saranno consegnate direttamente da Pfizer e Biontech ai 300 siti individuati dalla struttura commissariale in accordo con le Regioni.Va poi precisato che, almeno in questa prima fase, l'accesso al vaccino sarà precluso ai comuni mortali. Subito dopo il personale sanitario, infatti, è prevista la chiamata dei soggetti più rischio. In altre parole, sarà impossibile prenotare la propria dose dal medico di famiglia, né tantomeno in farmacia. C'è poi il nodo legato al personale che si dovrà occupare delle vaccinazioni. Mancano all'appello ben 15.000 tra medici, infermieri e assistenti sanitari e, al momento, vanno trovati anche gli oltre 500 milioni di euro per pagarli. Come già spiegato su queste pagine, i 12.000 infermieri necessari dovranno sottoporre la loro candidatura sul sito di Invitalia, per poi stipulare un contratto a tempo determinato della durata di appena nove mesi con un'agenzia interinale, anziché essere assunti direttamente dalle Asl. Peccato però, fanno notare i sindacati, che in circolazione non ci siano tanti infermieri disoccupati. Si rischia dunque di «pescare» personale dall'estero o, peggio, di togliere risorse preziose ad altre strutture. Senza contare, sottolinea il presidente del sindacato Nursing Up, Antonio Di Palma, che con i 25 milioni di euro stanziati «si potevano finanziare 142.000 ore aggiuntive di prestazioni infermieristiche aggiuntive» per il personale già in forza. Acque agitate anche sul versante dei medici. L'idea della premiata ditta Speranza-Arcuri di reclutare gli specializzandi rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. «Ci viene richiesto di somministrare le dosi di vaccino senza un inquadramento contrattuale e alle spese di un orario formativo che ha già molto risentito, in termini di qualità, durante questa pandemia», lamentano i giovani medici, che promettono di dare battaglia.Un capitolo a parte va dedicato all'approvvigionamento. Se gli aghi e le siringhe dovessero scarseggiare, infatti, l'intero piano di vaccinazioni potrebbe subire forti rallentamenti. Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi che una delle ditte che si è aggiudicata la fornitura vende le siringhe a prezzi quasi quattro volte superiori rispetto ad altri concorrenti. Il commissario Arcuri si è giustificato spiegando che la fornitura riguarda le cosiddette «luer lock», ovvero particolari aghi e siringhe che consentono l'utilizzo del farmaco residuo presente nella fiala, come consigliato dalla Food and drug administration. Ma in realtà nelle indicazioni tecniche fornite agli operatori dal regolatore Usa delle famigerate luer lock non v'è traccia. Infine, gli interrogativi che pesano sulle «primule», i gazebo nei quali il resto della popolazione riceverà il vaccino. Saranno pure belli da vedere, ma sulla sicurezza c'è nebbia fitta. Le primule sono attrezzate per gestire dal punto di vista medico reazioni allergiche gravi come quelle verificatesi negli Usa? È solo l'ultima di una serie di incognite per una campagna vaccinale che parte già in salita.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/anche-laifa-da-lok-al-vaccino-pfizer-ma-su-dosi-e-medici-siamo-allanno-zero-2649622841.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="degli-italiani-prigionieri-a-londra-il-governo-liberera-solo-i-residenti" data-post-id="2649622841" data-published-at="1608674251" data-use-pagination="False"> Degli italiani prigionieri a Londra il governo libererà solo i residenti Potrà tornare in Italia una parte dei nostri connazionali rimasti bloccati in Inghilterra a causa del blocco dei voli provocato dalla emergenza variante inglese del coronavirus. Dovranno sottoporsi a un tampone prima di imbarcarsi, uno appena scesi dall'aereo e poi dovranno comunque restare 14 giorni in quarantena. Il permesso di ritorno è riservato solo a chi è residente in Italia o a chi deve raggiungere la nostra nazione per motivi di assoluta necessità e urgenza. Starebbe dunque per sbloccarsi, ma solo in parte, questa vergognosa vicenda, che ha visto il governo italiano protagonista di un altro comportamento improntato alla sciatteria, al disinteresse, alla totale mancanza di ogni tipo di attenzione e sensibilità nei confronti di cittadini italiani bloccati a Londra improvvisamente, con i voli prenotati e i tamponi già effettuati. Migliaia le telefonate, le email, i messaggi di indignazione e di protesta da parte di questi nostri sventurati connazionali, che hanno ricoperto di accuse il governo, e in particolare il ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio. Già ieri La Verità aveva registrato le parole di sconforto e rabbia di nostri connazionali che avevano trascorso ore e ore al gelo nell'aeroporto di Heatrow, a Londra, senza che nessuno, né l'ambasciata italiana, né il consolato, si degnasse di fornire una indicazione, un sostegno, un aiuto. «Tra lezioni di calcio sulla tv di Stato e vertici per il rimpasto», ha scritto ieri su Facebook la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, trovi il tempo per occuparsi anche degli italiani bloccati in Gran Bretagna dopo la chiusura dei voli per l'Italia disposta dal suo collega di governo, Roberto Speranza. Dalla stampa apprendiamo che ci sarebbero 40.000 nostri connazionali bloccati in Gran Bretagna. Qual è il piano della Farnesina per garantire un rientro in sicurezza degli italiani? Di Maio la smetta con le passarelle», ha aggiunto la Meloni, «e si occupi dei suoi connazionali che hanno il diritto di trascorrere il Natale con le proprie famiglie». «Centinaia di ragazze e ragazzi», ha evidenziato Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale della Lega giovani, «in seguito allo stop ai voli dal Regno Unito sono bloccati a Londra senza un alloggio e senza soldi. Non riescono a contattare nessuno, ma soprattutto nessuno fornisce loro informazioni sul loro rimpatrio. Ringrazio il collega Zoffili, presidente del Comitato bicamerale di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, per essersi occupato fin da subito della questione, chiedendo immediati voli di rimpatrio in sicurezza per i nostri connazionali, collaborando a stretto contatto con l'Unità di crisi della Farnesina.Di Maio, Speranza e Conte», ha aggiunto Toccalini, «chiedano scusa ai cittadini italiani bloccati e provvedano immediatamente a voli di rimpatrio». «Alitalia», ha fatto sapere la compagnia di bandiera, «è pronta e disponibile ad andare a prendere gli italiani bloccati in Gran Bretagna, dopo la sospensione dei voli dal Paese, come ha già fatto a marzo quando volò in Paesi anche più lontani per riportare a casa i nostri connazionali. Alitalia aggiunge di attendere solo indicazioni da parte del governo o dal ministero degli Affari esteri. Intanto tutti i passeggeri che hanno una prenotazione fino al 6 gennaio possono chiedere il rimborso del biglietto, un cambio della prenotazione con eventuale integrazione tariffaria, per viaggiare entro un anno dalla data del volo cancellato, oppure un voucher di importo pari al valore del biglietto acquistato o del suo valore residuo.
Antonio Tajani (Ansa)
Tutto il traffico areo è paralizzato nella zona del Golfo: almeno 5.000 i voli cancellati, mentre nell’area sarebbero 58.000 gli italiani coinvolti. Da Mascate è passato anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rimasto bloccato due giorni fa a Dubai, come migliaia di italiani, sotto il bombardamento iraniano, per rientrare in serata in Italia con il Gulfstream G550 dell’Aeronautica militare, partito dalla base di Pratica di Mare.
Crosetto, investito da molte critiche, in particolare dai deputati pentastellati della commissione Difesa che hanno presentato un’interrogazione sul perché l’Italia non sia stata avvisata dell’attacco israelo-americano a Teheran, prima di muoversi verso l’Oman ha rilasciato una nota durissima. Ha scritto su «X»: «Sto rientrando in Italia continuando a gestire da ieri la situazione con tutti gli strumenti tecnici necessari per farlo anche all’estero. Rientrerò da solo, per evitare l’esposizione a ulteriori pericoli ad altri. Ho già bonificato all’Aeronautica Militare una somma che è il triplo di quello che pagano i passeggeri sui voli di Stato. Lascerò qui la mia famiglia (che comprende la scelta), dopo essermi sincerato che per loro, come per gli altri cittadini italiani e stranieri, non ci siano rischi rilevanti se non quelli di nefasta casualità».
Crosetto ha poi precisato: «Trovo vergognoso e basso questo modo di fare polemica. Non penso che si possa strumentalizzare una situazione creatasi per eventi, l’attacco a Dubai, che non erano considerati tra le ipotesi di risposta iraniana. Ciò detto la mia presenza qui è stata utile nella gestione della crisi così come lo sono stati i contatti con i miei colleghi europei e mediorientali e quella che avrò con il Pentagono». A rispondere in Parlamento di quanto sta avvenendo sarà oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha ricordato: «Abbiamo costituito al ministero degli Esteri una task force Golfo affinché tutti gli italiani possano essere assistiti nella maniera migliore possibile». Tajani in risposta a chi dice che il governo italiano è stato ignorato ha precisato: «Non sapevo della presenza di Crosetto a Dubai, ma lui è partito prima dell’attacco: noi siamo stati informati quando l’operazione era già iniziata. Mi ha chiamato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, per avvertirmi di quanto stavano facendo in accordo con gli americani». A Dubai c’è la maggiore concentrazione di italiani e ci sono molti studenti minorenni in gita. Tajani ha rassicurato: «In questo momento il console d’Italia è a contatto con questi ragazzi; sono tutti assistiti, sistemati negli alberghi ed è tutto garantito dal governo degli Emirati Arabi Uniti come mi aveva assicurato il ministro degli Esteri». Ad Abu Dhabi, dove c’è un’altra massiccia presenza di italiani, si è avuto un momento critico perché - ha comunicato il ministro degli Esteri - «è stato colpito un grattacielo vicino alla nostra sede diplomatica». La cantante Big Mama ha lanciato un appello: «Siamo bloccati a Dubai, sentiamo i missili sopra di noi, siamo tantissimi, sono terrorizzata». Un gruppo di italiani è fermo nell’isola di The Palm. Daniele Bovo, un ragazzo veronese di 21 anni, si è improvvisato reporter dagli Emirati e ha raccontato attimi di grande paura. A Dubai sono bloccati in aeroporto imprenditori pugliesi che di ritorno dall’India, una volta fatto scalo, non sono potuti ripartire. In totale gli italiani che si trovano nell’area di conflitto sono circa 58.000. Una mappa approssimativa ne stima 22.400 residenti tra Dubai e Abu Dhabi a cui si aggiungono circa 2.000 turisti. In Iran, dove da tempo c’è la massima allerta, si trovano 470 connazionali, in Libano ce ne sono 3.900 e circa 2.000 in Giordania. In Israele sono presenti 20.800 italiani e mille di questi militano nell’esercito di Tel Aviv, in Arabia Saudita ci sono 3.500 connazionali, in Qatar 3.200, in Kuwait 1.000, nel Bahrein circa 780 e in Iraq poco più di 550.
Ora si aggiunge anche un altro velato timore. I servizi britannici avvertono che due missili iraniani hanno colpito Cipro, ma Nicosia ha smentito. L’ex consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, Jhon R. Bolton, conversando con Repubblica ha affermato che l’Italia sarebbe un possibile bersaglio, ipotesi già affacciata dall’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled. Teoricamente è possibile: i missili Soumar hanno una gittata di 3.000 chilometri, ma noi siamo un bersaglio al limite e comunque abbiamo un efficiente scudo sia nazionale che europeo, anche se dall’inizio dell’operazione israelo-americana a Teheran la base Nato di Aviano è in stato di massima allerta.
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Che cosa spinge un pilota a volare senza nessun altro a bordo? Magari a intraprendere un volo lungo e rischioso? Ecco una storia, poco nota, che aiuta a capire noi stessi!
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Da allora gli Stati Uniti hanno provato in mille modi a piegare l’Iran, prima con le cattive, poi con le buone, quindi di nuovo con le cattive. All’inizio sostennero il regime di Saddam Hussein, nella speranza che facesse cadere quello di Khomeini, poi - finita una guerra che durò otto anni e provocò un milione di morti - provarono con le sanzioni economiche. Quindi, con l’arrivo di Barack Obama, tentarono la via dell’accordo, per impedire che Teheran proseguisse l’arricchimento dell’uranio e si dotasse della bomba atomica. Infine, una volta eletto al suo primo mandato Donald Trump, ritornarono alla dottrina delle maniere forti. Resosi conto che l’Iran continuava i piani per ottenere armamenti nucleari, prima ruppe le intese rimettendo le sanzioni e poi autorizzò l’uccisione del capo delle forze speciali iraniane, un’organizzazione che negli anni aveva tessuto una formidabile rete di alleanze militari nella regione. Già, perché l’Iran in mezzo secolo ha cercato di imporre all’islam la sua guida, sposando la causa palestinese e finanziando un’infinità di movimenti terroristici. Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza, gli Huthi nello Yemen, più chiunque fosse in grado di destabilizzare il Medio Oriente. Gli sciiti di Teheran hanno armato fino ai denti tutti, persino gruppi sunniti, con l’obiettivo di conquistare un giorno la Mecca, sfrattando la monarchia saudita. Per capire che cosa questo ha significato è sufficiente pensare a che cosa sia successo negli anni in Libano, Siria, Yemen, Gaza, Iraq e via.
Dunque appare piuttosto curioso che, come ha fatto ieri Ezio Mauro su Repubblica, si definisca l’intervento degli Stati Uniti e di Israele una «Guerra del disordine mondiale». Ciò a cui abbiamo assistito per anni è stato proprio questo: un conflitto permanente che nella regione aveva come obiettivo il caos. Gli ayatollah miravano a spazzare via i governi di Arabia, Giordania, Egitto, per imporre il loro predominio. Per definire ciò che sta accadendo a Teheran si rispolverano vecchie categorie del passato. Si parla di «nuovo imperialismo» e si rivendica la necessità di rilanciare l’Onu, ovvero quella stessa organizzazione che non soltanto ha assistito impotente a ogni conflitto, ma negli anni ha consentito a regimi sanguinari come quello iraniano di salire in cattedra e rappresentare la difesa dei diritti civili. Il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano, sostiene che l’unica via per risolvere la crisi e ripristinare il diritto internazionale sia il dialogo, senza rendersi conto che la diplomazia è stata sepolta da quasi mezzo secolo di dittatura.
«Infiammare il Golfo è un boomerang», ammonisce l’ex ministro montiano Andrea Riccardi, a capo della comunità di Sant’Egidio, aggiungendo: «Ora Putin e Xi avranno campo libero». Ma se c’è una cosa che si capisce dalle reazioni di Russia e Cina è proprio che la fine degli ayatollah mette in seria difficoltà anche Mosca e Pechino. La prima non potrà più disporre dei droni di fabbricazione iraniana che tanto sono serviti per contrastare le forze dell’Ucraina. La seconda invece non avrà più modo di contare sul petrolio di Teheran per alimentare la sua economia. E il gigante asiatico, senza il combustibile iraniano e venezuelano, non può far correre le sue fabbriche e sarà costretto a rallentare.
Altro che disordine mondiale. Se l’operazione di Stati Uniti e Israele riuscirà a decapitare il regime teocratico di Teheran, il mondo sarà un po’ meno minacciato. O per lo meno questo è ciò che si spera.
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Prima dell’escalation, le stime per il 2026 indicavano un mercato in eccesso di offerta, con prezzi attorno ai 60 dollari. Ora gli analisti avvertono che, se le interruzioni persistessero, oggi i futures del Brent potrebbero anche schizzare a 100 dollari. Secondo Rystad Energy, l’impatto potenziale della chiusura – anche considerando deviazioni via oleodotti sauditi ed emiratini – equivarrebbe a una perdita netta di 8-10 milioni di barili al giorno; le stime parlano di 6,5-7,5 milioni di barili deviabili, ma resterebbe un calo vicino al 13% dell’offerta globale. In base all’analisi storica di Bloomberg Economics, una riduzione dell’1% dell’offerta tende a spingere i prezzi del 4%. Non sorprende che JPMorgan Chase veda scenari a 120-130 dollari, mentre Rabobank è più cauta (oltre 90 nel breve). L’Opec+, l’organizzazione dei Paesi esportatori di oro nero allargata alla Russia, ha annunciato ieri un aumento di 206.000 barili al giorno da aprile: meno dello 0,2% della domanda mondiale, insufficiente a compensare un blocco prolungato.
«Il fattore chiave è Hormuz», ha osservato Ajay Parmar di Icis. La chiusura può avvenire di fatto anche senza atto formale: se le assicurazioni rifiutano la copertura «war risk», le navi smettono di navigare. I premi sono già saliti oltre il 50%: assicurare una petroliera da 100 milioni di dollari costa circa 375.000 dollari a viaggio, contro i 250.000 precedenti. Oltre 150 petroliere risultano ancorate oltre lo Stretto secondo Al Jazeera e i pasdaran avrebbero colpito tre navi, con un morto, feriti e danni. Il colosso Msc ha ordinato alle navi nel Golfo di mettersi al riparo, così come Maersk ha sospeso i transiti.
Il conto non è solo petrolifero. Il Gnl, ovvero il gas liquefatto, è il vero nervo scoperto europeo. In Italia le importazioni nel 2025 hanno superato 20,9 miliardi di metri cubi, un terzo dei consumi nazionali (erano il 23,7% un anno prima), in crescita del 41% sul 2024. Il 90% dei carichi è arrivato da Stati Uniti (44,3%, oltre 9 miliardi di mc), Qatar (24,4%) e Algeria (21,3%). Un blocco di Hormuz avrebbe dunque ripercussioni immediate sui prezzi spot europei e sulle bollette del gas e della luce, dato che metà della produzione di elettricità in Italia è figlia del gas.
L’onda lunga della guerra tocca poi trasporti e commercio. La chiusura parziale degli spazi aerei in Iran, Iraq, Israele e nei Paesi del Golfo ha provocato la più ampia interruzione dei voli dalla pandemia: migliaia di cancellazioni, hub come Dubai in tilt. Secondo i dati raccolti dal sito di tracciamento dei voli FlightAware, domenica mattina oltre 6.700 voli risultavano in ritardo e 1.900 cancellati in tutto il mondo, numeri da sommare alle migliaia del giorno prima.
Dicevamo del commercio... l’interscambio Italia-Paesi del Golfo vale 29,4 miliardi di euro. Solo verso gli Emirati le esportazioni hanno toccato 7,9 miliardi nel 2024 (+19,4%), con un avanzo di 6 miliardi: meccanica, macchinari, moda, gioielli, arredo e agroalimentare. Centinaia di imprese italiane operano nell’area dove risiedono 13.000 connazionali.
Ci aspettano giorni di incertezza, dunque, che è nemica del business. Ma i rincari energetici inevitabilmente impattano sull’inflazione. Secondo uno studio della Federal Reserve, ogni aumento di 10 dollari del petrolio può aggiungere 20 punti base all’inflazione. Se i prezzi salissero di 30-40 dollari, l’effetto sui listini energetici e sui costi industriali sarebbe significativo. «Non sono preoccupato», ha detto Donald Trump, che può contare su produzione petrolifera e di gas di tutto rispetto. Ma per mercati, imprese e famiglie il conto della guerra è già iniziato.
Il fattore determinante sarà comunque il tempo. La durata del conflitto. A metà giugno si temeva il peggio, quando Israele e Iran iniziarono a bombardarsi a vicenda, poi in 12 giorni si concluse la guerra. E i rincari rientrarono. Proprio in virtù di questo precedente un ottimista storico dei mercati come Ed Yardeni ha spiegato: «Non ci sorprenderebbe se l’eventuale svendita dell’S&P 500 (l’indice più rappresentativo di Wall Street, ndr) di lunedì si trasformasse in un rally, trainato dalle aspettative di un calo dei prezzi del petrolio una volta terminata l’ultima guerra in Medio Oriente. Anche il prezzo dell’oro potrebbe registrare un’altra flessione lunedì. I rendimenti obbligazionari potrebbero scendere a causa sia della domanda di beni rifugio sia delle prospettive post-belliche di un calo dei prezzi del petrolio». Chi avrà ragione? Di sicuro la finanza ragiona diversamente dagli imprenditori e dai cittadini, che invece pagano e basta. Intanto, le Borse di Dubai e Abu Dhabi oggi e domani resteranno chiuse.
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