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2020-12-23
Anche l’Aifa dà l’ok al vaccino Pfizer ma su dosi e medici siamo all’anno zero
(STR/NurPhoto via Getty Images)
Nella giornata di ieri l'Agenzia italiana del farmaco ha dato l'ok alla commercializzazione del vaccino anti Covid sviluppato da Pfizer e Biontech. La notizia è stata data nel corso di una conferenza stampa tenuta dal presidente, Giorgio Palù, e dal direttore generale, Nicola Magrini. Un passaggio di fatto meramente formale, dal momento che lunedì l'Ema aveva consigliato l'autorizzazione del farmaco e la Commissione europea ne aveva ratificato l'approvazione. L'autorizzazione del vaccino sviluppato da Moderna, ha fatto sapere ieri il regolatore europeo, dovrebbe arrivare invece il 6 gennaio prossimo. «Non ci sono controindicazioni assolute, ma solo cautele», hanno spiegato i vertici dell'Aifa. Tradotto, a parte gli under 16 tutti potranno ricevere il vaccino, anche le donne in gravidanza, i soggetti immunodepressi e con altre patologie. La spiegazione è molto semplice: i benefici superano i possibili rischi. «L'indicazione è che i vaccini inducono immunità sterilizzante e questa è un'altra buonissima notizia», ha dichiarato Palù. Tuttavia, l'Aifa condurrà una stretta farmacovigilanza, basata su due pilastri: lo studio della risposta immunitaria e il monitoraggio delle reazioni avverse.
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha affidato i suoi pensieri a un post su Facebook: «Il 27 dicembre, in tutte le Regioni, inizieranno le prime vaccinazioni al personale sanitario e agli anziani delle Rsa. È ancora dura, ma ora abbiamo un'arma in più». L'Istituto Spallanzani di Roma ha fatto sapere che i primi a ricevere l'iniezione saranno un'infermiera, un operatore socio-sanitario, una ricercatrice e due medici. Entro il mese di gennaio, hanno annunciato Palù e Magrini, l'Aifa e il ministero contano di immunizzare un milione di italiani.
Raccontata così, sembrerebbe tutto rose e fiori. E invece sono numerose le criticità che incombono. Quella di domenica, infatti, dovrebbe essere poco più di una giornata dimostrativa. Come ha spiegato ieri il commissario straordinario Domenico Arcuri, a Santo Stefano partiranno per l'Italia appena 9.750 dosi. Le successive, invece, saranno consegnate direttamente da Pfizer e Biontech ai 300 siti individuati dalla struttura commissariale in accordo con le Regioni.
Va poi precisato che, almeno in questa prima fase, l'accesso al vaccino sarà precluso ai comuni mortali. Subito dopo il personale sanitario, infatti, è prevista la chiamata dei soggetti più rischio. In altre parole, sarà impossibile prenotare la propria dose dal medico di famiglia, né tantomeno in farmacia.
C'è poi il nodo legato al personale che si dovrà occupare delle vaccinazioni. Mancano all'appello ben 15.000 tra medici, infermieri e assistenti sanitari e, al momento, vanno trovati anche gli oltre 500 milioni di euro per pagarli. Come già spiegato su queste pagine, i 12.000 infermieri necessari dovranno sottoporre la loro candidatura sul sito di Invitalia, per poi stipulare un contratto a tempo determinato della durata di appena nove mesi con un'agenzia interinale, anziché essere assunti direttamente dalle Asl. Peccato però, fanno notare i sindacati, che in circolazione non ci siano tanti infermieri disoccupati. Si rischia dunque di «pescare» personale dall'estero o, peggio, di togliere risorse preziose ad altre strutture. Senza contare, sottolinea il presidente del sindacato Nursing Up, Antonio Di Palma, che con i 25 milioni di euro stanziati «si potevano finanziare 142.000 ore aggiuntive di prestazioni infermieristiche aggiuntive» per il personale già in forza.
Acque agitate anche sul versante dei medici. L'idea della premiata ditta Speranza-Arcuri di reclutare gli specializzandi rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. «Ci viene richiesto di somministrare le dosi di vaccino senza un inquadramento contrattuale e alle spese di un orario formativo che ha già molto risentito, in termini di qualità, durante questa pandemia», lamentano i giovani medici, che promettono di dare battaglia.
Un capitolo a parte va dedicato all'approvvigionamento. Se gli aghi e le siringhe dovessero scarseggiare, infatti, l'intero piano di vaccinazioni potrebbe subire forti rallentamenti. Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi che una delle ditte che si è aggiudicata la fornitura vende le siringhe a prezzi quasi quattro volte superiori rispetto ad altri concorrenti. Il commissario Arcuri si è giustificato spiegando che la fornitura riguarda le cosiddette «luer lock», ovvero particolari aghi e siringhe che consentono l'utilizzo del farmaco residuo presente nella fiala, come consigliato dalla Food and drug administration. Ma in realtà nelle indicazioni tecniche fornite agli operatori dal regolatore Usa delle famigerate luer lock non v'è traccia. Infine, gli interrogativi che pesano sulle «primule», i gazebo nei quali il resto della popolazione riceverà il vaccino. Saranno pure belli da vedere, ma sulla sicurezza c'è nebbia fitta. Le primule sono attrezzate per gestire dal punto di vista medico reazioni allergiche gravi come quelle verificatesi negli Usa? È solo l'ultima di una serie di incognite per una campagna vaccinale che parte già in salita.
Degli italiani prigionieri a Londra il governo libererà solo i residenti
Potrà tornare in Italia una parte dei nostri connazionali rimasti bloccati in Inghilterra a causa del blocco dei voli provocato dalla emergenza variante inglese del coronavirus. Dovranno sottoporsi a un tampone prima di imbarcarsi, uno appena scesi dall'aereo e poi dovranno comunque restare 14 giorni in quarantena. Il permesso di ritorno è riservato solo a chi è residente in Italia o a chi deve raggiungere la nostra nazione per motivi di assoluta necessità e urgenza.
Starebbe dunque per sbloccarsi, ma solo in parte, questa vergognosa vicenda, che ha visto il governo italiano protagonista di un altro comportamento improntato alla sciatteria, al disinteresse, alla totale mancanza di ogni tipo di attenzione e sensibilità nei confronti di cittadini italiani bloccati a Londra improvvisamente, con i voli prenotati e i tamponi già effettuati.
Migliaia le telefonate, le email, i messaggi di indignazione e di protesta da parte di questi nostri sventurati connazionali, che hanno ricoperto di accuse il governo, e in particolare il ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio. Già ieri La Verità aveva registrato le parole di sconforto e rabbia di nostri connazionali che avevano trascorso ore e ore al gelo nell'aeroporto di Heatrow, a Londra, senza che nessuno, né l'ambasciata italiana, né il consolato, si degnasse di fornire una indicazione, un sostegno, un aiuto.
«Tra lezioni di calcio sulla tv di Stato e vertici per il rimpasto», ha scritto ieri su Facebook la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, trovi il tempo per occuparsi anche degli italiani bloccati in Gran Bretagna dopo la chiusura dei voli per l'Italia disposta dal suo collega di governo, Roberto Speranza. Dalla stampa apprendiamo che ci sarebbero 40.000 nostri connazionali bloccati in Gran Bretagna. Qual è il piano della Farnesina per garantire un rientro in sicurezza degli italiani? Di Maio la smetta con le passarelle», ha aggiunto la Meloni, «e si occupi dei suoi connazionali che hanno il diritto di trascorrere il Natale con le proprie famiglie».
«Centinaia di ragazze e ragazzi», ha evidenziato Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale della Lega giovani, «in seguito allo stop ai voli dal Regno Unito sono bloccati a Londra senza un alloggio e senza soldi. Non riescono a contattare nessuno, ma soprattutto nessuno fornisce loro informazioni sul loro rimpatrio. Ringrazio il collega Zoffili, presidente del Comitato bicamerale di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, per essersi occupato fin da subito della questione, chiedendo immediati voli di rimpatrio in sicurezza per i nostri connazionali, collaborando a stretto contatto con l'Unità di crisi della Farnesina.Di Maio, Speranza e Conte», ha aggiunto Toccalini, «chiedano scusa ai cittadini italiani bloccati e provvedano immediatamente a voli di rimpatrio».
«Alitalia», ha fatto sapere la compagnia di bandiera, «è pronta e disponibile ad andare a prendere gli italiani bloccati in Gran Bretagna, dopo la sospensione dei voli dal Paese, come ha già fatto a marzo quando volò in Paesi anche più lontani per riportare a casa i nostri connazionali. Alitalia aggiunge di attendere solo indicazioni da parte del governo o dal ministero degli Affari esteri. Intanto tutti i passeggeri che hanno una prenotazione fino al 6 gennaio possono chiedere il rimborso del biglietto, un cambio della prenotazione con eventuale integrazione tariffaria, per viaggiare entro un anno dalla data del volo cancellato, oppure un voucher di importo pari al valore del biglietto acquistato o del suo valore residuo.
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L'Agenzia si allinea all'Ema. La partenza del 27 però è solo dimostrativa con meno di 10.000 unità. E il personale manca.Roma risolve a metà l'ennesimo pasticcio. Per i rientranti scatterà la quarantena.Lo speciale contiene due articoli.Nella giornata di ieri l'Agenzia italiana del farmaco ha dato l'ok alla commercializzazione del vaccino anti Covid sviluppato da Pfizer e Biontech. La notizia è stata data nel corso di una conferenza stampa tenuta dal presidente, Giorgio Palù, e dal direttore generale, Nicola Magrini. Un passaggio di fatto meramente formale, dal momento che lunedì l'Ema aveva consigliato l'autorizzazione del farmaco e la Commissione europea ne aveva ratificato l'approvazione. L'autorizzazione del vaccino sviluppato da Moderna, ha fatto sapere ieri il regolatore europeo, dovrebbe arrivare invece il 6 gennaio prossimo. «Non ci sono controindicazioni assolute, ma solo cautele», hanno spiegato i vertici dell'Aifa. Tradotto, a parte gli under 16 tutti potranno ricevere il vaccino, anche le donne in gravidanza, i soggetti immunodepressi e con altre patologie. La spiegazione è molto semplice: i benefici superano i possibili rischi. «L'indicazione è che i vaccini inducono immunità sterilizzante e questa è un'altra buonissima notizia», ha dichiarato Palù. Tuttavia, l'Aifa condurrà una stretta farmacovigilanza, basata su due pilastri: lo studio della risposta immunitaria e il monitoraggio delle reazioni avverse. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha affidato i suoi pensieri a un post su Facebook: «Il 27 dicembre, in tutte le Regioni, inizieranno le prime vaccinazioni al personale sanitario e agli anziani delle Rsa. È ancora dura, ma ora abbiamo un'arma in più». L'Istituto Spallanzani di Roma ha fatto sapere che i primi a ricevere l'iniezione saranno un'infermiera, un operatore socio-sanitario, una ricercatrice e due medici. Entro il mese di gennaio, hanno annunciato Palù e Magrini, l'Aifa e il ministero contano di immunizzare un milione di italiani. Raccontata così, sembrerebbe tutto rose e fiori. E invece sono numerose le criticità che incombono. Quella di domenica, infatti, dovrebbe essere poco più di una giornata dimostrativa. Come ha spiegato ieri il commissario straordinario Domenico Arcuri, a Santo Stefano partiranno per l'Italia appena 9.750 dosi. Le successive, invece, saranno consegnate direttamente da Pfizer e Biontech ai 300 siti individuati dalla struttura commissariale in accordo con le Regioni.Va poi precisato che, almeno in questa prima fase, l'accesso al vaccino sarà precluso ai comuni mortali. Subito dopo il personale sanitario, infatti, è prevista la chiamata dei soggetti più rischio. In altre parole, sarà impossibile prenotare la propria dose dal medico di famiglia, né tantomeno in farmacia. C'è poi il nodo legato al personale che si dovrà occupare delle vaccinazioni. Mancano all'appello ben 15.000 tra medici, infermieri e assistenti sanitari e, al momento, vanno trovati anche gli oltre 500 milioni di euro per pagarli. Come già spiegato su queste pagine, i 12.000 infermieri necessari dovranno sottoporre la loro candidatura sul sito di Invitalia, per poi stipulare un contratto a tempo determinato della durata di appena nove mesi con un'agenzia interinale, anziché essere assunti direttamente dalle Asl. Peccato però, fanno notare i sindacati, che in circolazione non ci siano tanti infermieri disoccupati. Si rischia dunque di «pescare» personale dall'estero o, peggio, di togliere risorse preziose ad altre strutture. Senza contare, sottolinea il presidente del sindacato Nursing Up, Antonio Di Palma, che con i 25 milioni di euro stanziati «si potevano finanziare 142.000 ore aggiuntive di prestazioni infermieristiche aggiuntive» per il personale già in forza. Acque agitate anche sul versante dei medici. L'idea della premiata ditta Speranza-Arcuri di reclutare gli specializzandi rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. «Ci viene richiesto di somministrare le dosi di vaccino senza un inquadramento contrattuale e alle spese di un orario formativo che ha già molto risentito, in termini di qualità, durante questa pandemia», lamentano i giovani medici, che promettono di dare battaglia.Un capitolo a parte va dedicato all'approvvigionamento. Se gli aghi e le siringhe dovessero scarseggiare, infatti, l'intero piano di vaccinazioni potrebbe subire forti rallentamenti. Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi che una delle ditte che si è aggiudicata la fornitura vende le siringhe a prezzi quasi quattro volte superiori rispetto ad altri concorrenti. Il commissario Arcuri si è giustificato spiegando che la fornitura riguarda le cosiddette «luer lock», ovvero particolari aghi e siringhe che consentono l'utilizzo del farmaco residuo presente nella fiala, come consigliato dalla Food and drug administration. Ma in realtà nelle indicazioni tecniche fornite agli operatori dal regolatore Usa delle famigerate luer lock non v'è traccia. Infine, gli interrogativi che pesano sulle «primule», i gazebo nei quali il resto della popolazione riceverà il vaccino. Saranno pure belli da vedere, ma sulla sicurezza c'è nebbia fitta. Le primule sono attrezzate per gestire dal punto di vista medico reazioni allergiche gravi come quelle verificatesi negli Usa? 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Il permesso di ritorno è riservato solo a chi è residente in Italia o a chi deve raggiungere la nostra nazione per motivi di assoluta necessità e urgenza. Starebbe dunque per sbloccarsi, ma solo in parte, questa vergognosa vicenda, che ha visto il governo italiano protagonista di un altro comportamento improntato alla sciatteria, al disinteresse, alla totale mancanza di ogni tipo di attenzione e sensibilità nei confronti di cittadini italiani bloccati a Londra improvvisamente, con i voli prenotati e i tamponi già effettuati. Migliaia le telefonate, le email, i messaggi di indignazione e di protesta da parte di questi nostri sventurati connazionali, che hanno ricoperto di accuse il governo, e in particolare il ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio. Già ieri La Verità aveva registrato le parole di sconforto e rabbia di nostri connazionali che avevano trascorso ore e ore al gelo nell'aeroporto di Heatrow, a Londra, senza che nessuno, né l'ambasciata italiana, né il consolato, si degnasse di fornire una indicazione, un sostegno, un aiuto. «Tra lezioni di calcio sulla tv di Stato e vertici per il rimpasto», ha scritto ieri su Facebook la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, trovi il tempo per occuparsi anche degli italiani bloccati in Gran Bretagna dopo la chiusura dei voli per l'Italia disposta dal suo collega di governo, Roberto Speranza. Dalla stampa apprendiamo che ci sarebbero 40.000 nostri connazionali bloccati in Gran Bretagna. Qual è il piano della Farnesina per garantire un rientro in sicurezza degli italiani? Di Maio la smetta con le passarelle», ha aggiunto la Meloni, «e si occupi dei suoi connazionali che hanno il diritto di trascorrere il Natale con le proprie famiglie». «Centinaia di ragazze e ragazzi», ha evidenziato Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale della Lega giovani, «in seguito allo stop ai voli dal Regno Unito sono bloccati a Londra senza un alloggio e senza soldi. Non riescono a contattare nessuno, ma soprattutto nessuno fornisce loro informazioni sul loro rimpatrio. Ringrazio il collega Zoffili, presidente del Comitato bicamerale di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, per essersi occupato fin da subito della questione, chiedendo immediati voli di rimpatrio in sicurezza per i nostri connazionali, collaborando a stretto contatto con l'Unità di crisi della Farnesina.Di Maio, Speranza e Conte», ha aggiunto Toccalini, «chiedano scusa ai cittadini italiani bloccati e provvedano immediatamente a voli di rimpatrio». «Alitalia», ha fatto sapere la compagnia di bandiera, «è pronta e disponibile ad andare a prendere gli italiani bloccati in Gran Bretagna, dopo la sospensione dei voli dal Paese, come ha già fatto a marzo quando volò in Paesi anche più lontani per riportare a casa i nostri connazionali. Alitalia aggiunge di attendere solo indicazioni da parte del governo o dal ministero degli Affari esteri. Intanto tutti i passeggeri che hanno una prenotazione fino al 6 gennaio possono chiedere il rimborso del biglietto, un cambio della prenotazione con eventuale integrazione tariffaria, per viaggiare entro un anno dalla data del volo cancellato, oppure un voucher di importo pari al valore del biglietto acquistato o del suo valore residuo.
Alla fine degli anni ’40 la Vespa ebbe la sua veste definitiva, con caratteristiche che manterrà per i decenni a venire. Nell’ultimo scorcio del decennio, a pochi anni dalla fine della guerra, Piaggio aveva riguadagnato anche i macchinari per la produzione in serie, persi sotto le bombe alleate negli stabilimenti di Pontedera. Il decennio si era concluso con l’introduzione della «125», evoluzione della prima e più spartana «98» del 1946. Nel 1951 la casa presentò la nuova Vespa «ottavo di litro», con notevoli migliorie tecniche nei cavi del cambio, nella sospensione anteriore e nella riduzione delle vibrazioni garantite dalla presenza di silent block. Lo stampaggio realizzato da moderne presse americane permise anche di abbassare i listini, dando di fatto uno slancio inarrestabile alla motorizzazione dell’Italia postbellica. Accanto alla rinnovata «125» la casa di Pontedera lanciò nel 1952 un modello ancora più economico, la oggi rarissima «125 U», dove la lettera «U» stava per «utilitaria». Lo scooter era riconoscibile dal cofano motore ridotto a semplice copertura degli organi, aperto lateralmente e dal faro anteriore di dimensioni ridotte. In Italia non ebbe grandissimo successo, mentre fu più apprezzata all’estero dove furono esportate in Svezia, Venezuela e Iran (in Venezuela furono adottate dalla polizia, in Iran dalle poste). Anche in Italia, la Vespa fu compagna del lavoro quotidiano dei difficili anni della ricostruzione, con la versione motocarro presentata già nel 1948 (con il nome provvisorio di TriVespa), poi diventata sempre più diffusa con il nome di «Ape».
Nel 1953 la Vespa fu consacrata sul grande schermo nel film culto «Vacanze romane» con Gregory Peck e Audrey Hepburn. L’attore americano guidava una «125» (V31T) faro basso del 1951 che fece il primo giro «virtuale» del mondo. Gli anni ’50 catapultano la Vespa in cima ai desideri degli italiani, seguita dalla rivale Lambretta Innocenti. Con la crescita delle vendite (500.000 esemplari alla fine del 1953) si alza anche la cilindrata. La «150 GS» del 1955 è la prima ad avere velleità sportive, con una potenza di 8 Cv e il cambio a 4 marce che permetteva alla GS di infrangere il muro dei 100 km/h. Fu messa in listino anche la vespa 150 «VL», una versione più tranquilla della GS, ribattezzata «struzzo» per la particolare forma della carenatura del faro anteriore al manubrio. Nel 1958 sarà rinnovata anche la «125» con l’adozione dei semigusci e dei comandi nascosti nel manubrio. Questo modello fu utilizzato nelle scene degli inseguimenti dei paparazzi ne «La Dolce Vita» di Federico Fellini.
All’inizio degli anni Sessanta la spinta del boom economico comincia a ridursi, mentre la motorizzazione degli italiani passa dalle 2 alle 4 ruote (con l’immissione sul mercato delle utilitarie Fiat «600» e «500» dalla metà del decennio precedente). Piaggio risponde alla contrazione con un’altra idea vincente. Nel 1963 presenta la prima Vespa «50», caratterizzata dalle dimensioni ridotte, dando vita alla generazione delle «small frame». Fu l'ultima Vespa firmata da Corradino D'Ascanio. Guidabile senza patente e a partire dai 14 anni, la nuova «50» si inserì nel mondo dei ciclomotori scalando in pochissimo tempo le classifiche di vendita. Nelle cilindrate più alte, per la prima volta la Vespa si presentò al pubblico con un motore da 180cc. Nel 1964 esce la «180 Super Sport», uno degli scooter più veloci sul mercato con i suoi 105 km/h di punta. Anche le linee sono rinnovate, con il faro trapezoidale e un disegno più squadrato, che porrà fine alle bombature accentuate della prima generazione dello scooter Piaggio. Anche la serie «piccola» vedrà evoluzioni a partire dalla metà del decennio. Nel 1965 vengono presentate due meteore da 90cc. con il telaio della «50», di cui una sportiva, la 90 «SS» caratterizzata da un finto serbatoio tra sellino e manubrio, che in realtà è un portaoggetti. Il manubrio, più stretto e inclinato verso il basso ricordava quelli utilizzati sulle moto sportive. Nello stesso anno viene lanciata la «125 Nuova», base small frame per quella che nel 1967 inizierà la serie best seller delle piccole targate, la «Primavera». Alla fine degli anni Sessanta Piaggio presenta una rinnovata 180cc, la «Rally», dotata di un faro di grandi dimensioni e per la prima volta del bauletto portaoggetti dietro la scocca anteriore. Il decennio si chiude con l’ampliamento dell’offerta sui »Vespini» da 50cc, con la nuova «50 N» dal telaio allungato per un maggiore confort di marcia e con la versione lusso con cromature, la «50 L». Nel 1969 Piaggio presenta una delle Vespa più iconiche della sua lunga storia: al Salone del Ciclo e Motociclo di Milano compare una Vespa 50 dal faro rettangolare, così come il fanalino posteriore ed il sellino a «gobba». E’ la «50 Special», il sogno dei ragazzi degli anni Settanta.
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Nella Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, alla Torre dei Conti di Roma si è tenuta una commemorazione per Octav Stroici, l’operaio deceduto dopo ore di attesa sotto le macerie in seguito al crollo del 3 novembre 2025. «Noi siamo qui perché il sacrificio di Octav non sia vano», ha dichiarato a margine della cerimonia Natale Di Cola, segretario di CGIL Roma e Lazio. «Ci manca tantissimo e non lo dimenticheremo mai», ha detto alla stampa la figlia della vittima, Alina Stroici.