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2020-02-21
All’università di Torino la prof premia l’occupazione: «Do il 30 politico a tutti»
Ansa
Va bene che Torino è nota per essere una città esoterica e magica, ma negli ultimi giorni il tasso di stregoneria ha decisamente superato il livello di guardia, producendo una sovversione della realtà grottesca se non inquietante. La sintesi del mondo alla rovescia potrebbe essere questa: l'università ospita un convegno negazionista delle foibe; gli studenti di destra protestano e vengono aggrediti da centri sociali e antagonisti assortiti; una professoressa si schiera con i suddetti antagonisti e distribuisce «30 politici» agli studenti; il rettore istituisce nuove regole al fine di combattere fascismo, razzismo e sessismo. In buona sostanza, vengono premiati i violenti e screditati gli studenti «sovranisti».
Spieghiamo. Il 13 febbraio scorso, nell'aula D5 del campus Luigi Einaudi dell'Università di Torino, viene organizzato dall'Anpi un convegno sulle foibe. Che si tratti di un incontro negazionista è evidente. L'evento s'intitola «Fascismo-colonialismo-foibe. L'uso politico della memoria per la manipolazione delle verità storiche». Partecipano Moni Ovadia e Stojan Spetic, giornalista sloveno, già senatore del Pci, poi in Rifondazione, poi nei Comunisti italiani e via degradando. Costui è noto per aver inviato una lettera al presidente Sergio Mattarella in cui definisce il giorno del ricordo «giornata dell'odio di orwelliana memoria» e spiega che anche sloveni e croati subirono tragedie. Chiaro: questo signore è un negazionista che critica una legge dello Stato che prevede di onorare la memoria delle foibe. Eppure viene invitato - dall'Anpi - a un convegno ospitato in un campus universitario. Per altro, la lettera di Spetic è riportata su siti Web dell'Associazione partigiani, con tanto di rimandi a siti degli antagonisti torinesi.
Lo scandalo, dunque, è che in Italia ci siano associazioni foraggiate da denaro pubblico (l'Anpi) e istituzioni universitarie pronte a dare spazio a certi personaggi. Nessuno, però, si è indignato per questo schifo, se non gli studenti del Fuan, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia. «Abbiamo voluto dimostrare pacificamente il nostro dissenso», spiega il responsabile torinese Andrea Montalbano, «esponendo fuori dall'Università uno striscione e distribuendo dei volantini. Abbiamo, da regolamento, informato l'Ateneo di quello che stavamo facendo». L'Università ha avvisato le forze dell'ordine, temendo disordini. E in effetti, nel giro di poco, vicino al banchetto del Fuan sono comparsi personaggi provenienti dal centro sociale Askatasuna (che si trova poco distante dal campus) e un buon numero di studenti antagonisti, i quali avevano il chiaro scopo di impedire la diffusione dei volantini. «A un certo punto», racconta Montalbano, «sono riusciti a sfondare il cordone e c'è stato un contatto, mi sono preso un calcio». Le forze dell'ordine hanno respinto gli antagonisti, i quali hanno iniziato a scontrarsi con gli agenti (tre della Digos sono rimasti feriti).
Non paghi, gli antagonisti sono riusciti a entrare nella palazzina Einaudi dell'Università, e hanno occupato l'aula - intitolata a Paolo Borsellino - regolarmente assegnata al Fuan in quanto lista universitaria riconosciuta. «L'hanno coperta di scritte», dice Albano, «e si sono tenuti le chiavi. Ad oggi l'aula è chiusa, non sappiamo esattamente chi abbia le chiavi, di certo non l'Università. Così salgono a due le aule occupate in quella palazzina, visto che da anni il Collettivo universitario autonomo occupa una stanza, pur non essendo una organizzazione riconosciuta».
Riepilogando: gli antagonisti cercano di impedire il dissenso contro un convegno negazionista, si scontrano con la polizia, entrano in università e occupano un'aula. Di fronte a tutto ciò, la reazione del rettore è stupefacente. Il magnifico Stefano Geuna sapete con chi se l'è presa? Con i fascisti... «Abbiamo già nel regolamento per le organizzazioni studentesche una richiesta di rispettare i principi di democraticità, libera partecipazione, antirazzismo, antisessismo e antifascismo nelle finalità e nell'organizzazione delle attività», ha dichiarato. «Ora però proporremo al senato accademico e al Cda che sia chiesta una sottoscrizione esplicita di queste caratteristiche». In sostanza: chi vorrà ottenere uno spazio dovrà firmare una dichiarazione di antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Che certo non impedisce di negare la memoria delle foibe o di menare gli avversari politici.
Il rettore, però, è preoccupato dalle violenze fasciste: «Era da parecchi anni che all'università non si verificavano simili fatti che hanno creato allarme in tutta la comunità scientifica anche perché si inseriscono in un clima cittadino in cui di recente si sono registrati episodi di razzismo e fascismo», ha detto. Siamo al delirio: gli antagonisti aggrediscono e occupano e questo pensa al razzismo? Il mondo alla rovescia, appunto.
Fermi che non è finita. Il giorno dopo gli scontri con la polizia, gli antagonisti hanno deciso di occupare l'intera palazzina Einaudi. Nell'edificio era in corso l'ultimo appello dell'esame di Sociologia dei processi culturali, la professoressa associata Raffaella Ferrero Camoletto stava interrogando gli studenti. Quando gli agenti della sicurezza del campus l'hanno invitata a lasciare l'aula, la docente ha protestato. Proprio così: a suo dire, uscire dall'edificio voleva dire favorire le operazioni di sgombero degli occupanti da parte della polizia. Secondo la docente, la vera minaccia era rappresentata dalle forze dell'ordine che mettevano a rischio «il diritto allo studio e al pensiero critico, che è ciò che l'università dovrebbe insegnare». Alla fine, la professoressa antagonista ha sospeso la sessione d'esame e ha deciso di dare a tutti gli studenti lo stesso voto: «30 politico».
«Il sacrosanto diritto allo studio e ancor più l'intoccabile libertà di pensiero nulla hanno a che vedere con scelte volte a mettere in atto azioni di recupero della legalità», dice Eugenio Bravo, segretario del sindacato di polizia Siulp di Torino, comprensibilmente irritato. Ad aumentare il suo sgomento arriva pure un comunicato firmato da «dottorandi, precari e docenti» del campus Einaudi a sostegno della professoressa Camoletto. «Un comunicato che sembra giustificare le foibe, dimenticando che c'è una legge dello Stato a tutelarne la memoria», dice Bravo. «Mi chiedo che cosa insegnino i docenti, che la polizia è fascista? Ricordo che si tratta di professori di una università pubblica». Dal rettore, per ora, non giunge notizia di provvedimenti contro la Camoletto, anche se l'assessore piemontese al Diritto allo studio, Elena Chiorino, ha chiesto una formale presa di distanza. Gli unici provvedimenti sono stati presi «contro i fascisti».
A quanto pare, nelle università italiane, negare le foibe e occupare le aule è un diritto.
Bologna, sardine in cattedra al liceo. La preside benedice: «Corretto»
Domani, al liceo artistico Arcangeli di Bologna le lezioni si fermeranno per dare spazio a un'assemblea studentesca. Invitate al dibattito «Democrazia e attualità» sono nientepopodimeno che le sardine. La comunicazione dell'ordine del giorno, firmata dal dirigente scolastico Maria Grazia Diana, è stata data a docenti, studenti e genitori, si comincerà alle 8.20 per finire alle 13.10 in una sala del Nuovo cinema Nosadella. Le assemblee nella scuola secondaria superiore sono definite «occasione di partecipazione democratica», ma la normativa di riferimento è ben chiara quando specifica che possono essere invitati «su richiesta dei promotori delle assemblee medesime, esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione culturale e civile degli studenti». Che cosa c'entra il movimento 6000 sardine Bologna con tematiche utili alla formazione di giovani allievi? Se l'è chiesto Galeazzo Bignami, parlamentare di Fratelli d'Italia che ha puntato il dito contro la curiosa iniziativa.
La preside però non si scompone, alla Verità ha tenuto a precisare che «la procedura è stata corretta, il consiglio d'istituto ha valutato la proposta dei rappresentati degli studenti. Si parlerà di democrazia, di partecipazione, di cittadinanza attiva, questi saranno i temi che abbiamo approvato». La professoressa Diana non vuol sentir parlare di pericolo di politicizzare un'assemblea che si sostituisce alla didattica per alcune ore ma che deve avere finalità consone agli insegnamenti di un istituto. «Le sardine sono un movimento, non un partito», dichiara la dirigente, sorvolando su come Mattia Santori e gli altri pesciolini girino l'Italia sostenendo la sinistra, ponendo veti alle candidature e senza perdere un'occasione per ribadire il loro odio nei confronti di Matteo Salvini. L'alibi «non diventeremo mai un partito» sostenuto per portare voti a Bonaccini in Emilia Romagna, da tempo è stato smascherato, le sardine scalpitano per strutturarsi anche a costo di epurare attivisti, come è successo nei giorni scorsi a Napoli dove è stato cacciato Bruno Martirani, leader dei pescetti partenopei.
La preside dell'artistico di Bologna non può ignorare come il movimento, anziché sparire da «tv e giornali» fino al prossimo congresso di marzo come aveva assicurato dopo le Regionali, si stia muovendo con incontri a Palazzo e al Sud, nelle stesse piazze dove parla l'ex ministro dell'Interno. Certo, magari l'entusiasmo con cui viene accolto è calato parecchio, basti vedere il flop di Napoli e la piazza mezza vuota in Puglia, a Squinzano «malgrado il richiamo di Arci Lecce per fare, tutti insieme, fronte comune contro il Capitano», osserva Leccenews24.
Invitare sardine a parlare in un'assemblea di istituto significa indottrinare migliaia di studenti sulle tematiche care al movimento di sinistra. Strano che la professoressa Maria Grazia Diana non abbia intuito la pericolosità di un confronto a una voce sola, considerato che a parlare di «Democrazia e attualità» saranno solo gli attivisti che seguono Santori. I temi democratici sono diventati loro esclusività? Eppure la dirigente, che dopo 12 anni al liceo Gaetano Chierici di Reggio Emilia è stata trasferita lo scorso settembre al liceo Arcangeli di Bologna, nel luglio 2013 difendeva con vigore l'intervento da lei promosso all'artistico reggiano dal titolo «Praticare l'antimafia a scuola». L'aveva definito un «percorso della legalità a più voci, per far incontrare i ragazzi del nostro liceo con personaggi, artisti, scrittori che si sono occupati di mafia per aumentare la consapevolezza». Trovava utile coinvolgere gli studenti in una «pratica sociale attiva» e oggi autorizza il teatrino delle sardine in un cinema bolognese? Magari agiteranno tutti le figurine di stoffa che l'associazione Vicini d'Istanti, ospitata gratuitamente nella parrocchia di San Mamolo a Bologna, ha fatto realizzare per contribuire alla raccolta fondi del movimento. In vendita a 10 euro, facendola passare come «erogazione liberale». Possiamo immaginare quanta simpatia continuino a godere le sardine a Bologna se nessuno dei docenti ha sollevato obiezioni o suggerito qualche altra voce «fuori dal coro» per rendere proficuo un incontro sulla democrazia. Domani non ci saranno nemmeno i professori a vigilare sull'assemblea. Non sono tenuti a partecipare, nessun obbligo, solo quello di fare l'appello a inizio e termine incontro, per eventualmente segnare come assenti quelli che hanno marinato la scuola. Se alcuni studenti l'avranno fatto, andando a imbucarsi altrove, sarà stata una scelta democratica.
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Gli studenti antagonisti negano le foibe, si scontrano con la polizia e occupano un edificio. La docente li difende e attacca gli agenti. Il rettore pensa ai «fascisti».All'assemblea di istituto, e senza alcun contraddittorio, gli esponenti del gruppo di Mattia Santori istruiranno i ragazzi su «democrazia e attualità». La dirigente giustifica così: «Non sono un partito».Lo speciale contiene due articoli.Va bene che Torino è nota per essere una città esoterica e magica, ma negli ultimi giorni il tasso di stregoneria ha decisamente superato il livello di guardia, producendo una sovversione della realtà grottesca se non inquietante. La sintesi del mondo alla rovescia potrebbe essere questa: l'università ospita un convegno negazionista delle foibe; gli studenti di destra protestano e vengono aggrediti da centri sociali e antagonisti assortiti; una professoressa si schiera con i suddetti antagonisti e distribuisce «30 politici» agli studenti; il rettore istituisce nuove regole al fine di combattere fascismo, razzismo e sessismo. In buona sostanza, vengono premiati i violenti e screditati gli studenti «sovranisti». Spieghiamo. Il 13 febbraio scorso, nell'aula D5 del campus Luigi Einaudi dell'Università di Torino, viene organizzato dall'Anpi un convegno sulle foibe. Che si tratti di un incontro negazionista è evidente. L'evento s'intitola «Fascismo-colonialismo-foibe. L'uso politico della memoria per la manipolazione delle verità storiche». Partecipano Moni Ovadia e Stojan Spetic, giornalista sloveno, già senatore del Pci, poi in Rifondazione, poi nei Comunisti italiani e via degradando. Costui è noto per aver inviato una lettera al presidente Sergio Mattarella in cui definisce il giorno del ricordo «giornata dell'odio di orwelliana memoria» e spiega che anche sloveni e croati subirono tragedie. Chiaro: questo signore è un negazionista che critica una legge dello Stato che prevede di onorare la memoria delle foibe. Eppure viene invitato - dall'Anpi - a un convegno ospitato in un campus universitario. Per altro, la lettera di Spetic è riportata su siti Web dell'Associazione partigiani, con tanto di rimandi a siti degli antagonisti torinesi. Lo scandalo, dunque, è che in Italia ci siano associazioni foraggiate da denaro pubblico (l'Anpi) e istituzioni universitarie pronte a dare spazio a certi personaggi. Nessuno, però, si è indignato per questo schifo, se non gli studenti del Fuan, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia. «Abbiamo voluto dimostrare pacificamente il nostro dissenso», spiega il responsabile torinese Andrea Montalbano, «esponendo fuori dall'Università uno striscione e distribuendo dei volantini. Abbiamo, da regolamento, informato l'Ateneo di quello che stavamo facendo». L'Università ha avvisato le forze dell'ordine, temendo disordini. E in effetti, nel giro di poco, vicino al banchetto del Fuan sono comparsi personaggi provenienti dal centro sociale Askatasuna (che si trova poco distante dal campus) e un buon numero di studenti antagonisti, i quali avevano il chiaro scopo di impedire la diffusione dei volantini. «A un certo punto», racconta Montalbano, «sono riusciti a sfondare il cordone e c'è stato un contatto, mi sono preso un calcio». Le forze dell'ordine hanno respinto gli antagonisti, i quali hanno iniziato a scontrarsi con gli agenti (tre della Digos sono rimasti feriti). Non paghi, gli antagonisti sono riusciti a entrare nella palazzina Einaudi dell'Università, e hanno occupato l'aula - intitolata a Paolo Borsellino - regolarmente assegnata al Fuan in quanto lista universitaria riconosciuta. «L'hanno coperta di scritte», dice Albano, «e si sono tenuti le chiavi. Ad oggi l'aula è chiusa, non sappiamo esattamente chi abbia le chiavi, di certo non l'Università. Così salgono a due le aule occupate in quella palazzina, visto che da anni il Collettivo universitario autonomo occupa una stanza, pur non essendo una organizzazione riconosciuta». Riepilogando: gli antagonisti cercano di impedire il dissenso contro un convegno negazionista, si scontrano con la polizia, entrano in università e occupano un'aula. Di fronte a tutto ciò, la reazione del rettore è stupefacente. Il magnifico Stefano Geuna sapete con chi se l'è presa? Con i fascisti... «Abbiamo già nel regolamento per le organizzazioni studentesche una richiesta di rispettare i principi di democraticità, libera partecipazione, antirazzismo, antisessismo e antifascismo nelle finalità e nell'organizzazione delle attività», ha dichiarato. «Ora però proporremo al senato accademico e al Cda che sia chiesta una sottoscrizione esplicita di queste caratteristiche». In sostanza: chi vorrà ottenere uno spazio dovrà firmare una dichiarazione di antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Che certo non impedisce di negare la memoria delle foibe o di menare gli avversari politici. Il rettore, però, è preoccupato dalle violenze fasciste: «Era da parecchi anni che all'università non si verificavano simili fatti che hanno creato allarme in tutta la comunità scientifica anche perché si inseriscono in un clima cittadino in cui di recente si sono registrati episodi di razzismo e fascismo», ha detto. Siamo al delirio: gli antagonisti aggrediscono e occupano e questo pensa al razzismo? Il mondo alla rovescia, appunto. Fermi che non è finita. Il giorno dopo gli scontri con la polizia, gli antagonisti hanno deciso di occupare l'intera palazzina Einaudi. Nell'edificio era in corso l'ultimo appello dell'esame di Sociologia dei processi culturali, la professoressa associata Raffaella Ferrero Camoletto stava interrogando gli studenti. Quando gli agenti della sicurezza del campus l'hanno invitata a lasciare l'aula, la docente ha protestato. Proprio così: a suo dire, uscire dall'edificio voleva dire favorire le operazioni di sgombero degli occupanti da parte della polizia. Secondo la docente, la vera minaccia era rappresentata dalle forze dell'ordine che mettevano a rischio «il diritto allo studio e al pensiero critico, che è ciò che l'università dovrebbe insegnare». Alla fine, la professoressa antagonista ha sospeso la sessione d'esame e ha deciso di dare a tutti gli studenti lo stesso voto: «30 politico». «Il sacrosanto diritto allo studio e ancor più l'intoccabile libertà di pensiero nulla hanno a che vedere con scelte volte a mettere in atto azioni di recupero della legalità», dice Eugenio Bravo, segretario del sindacato di polizia Siulp di Torino, comprensibilmente irritato. Ad aumentare il suo sgomento arriva pure un comunicato firmato da «dottorandi, precari e docenti» del campus Einaudi a sostegno della professoressa Camoletto. «Un comunicato che sembra giustificare le foibe, dimenticando che c'è una legge dello Stato a tutelarne la memoria», dice Bravo. «Mi chiedo che cosa insegnino i docenti, che la polizia è fascista? Ricordo che si tratta di professori di una università pubblica». Dal rettore, per ora, non giunge notizia di provvedimenti contro la Camoletto, anche se l'assessore piemontese al Diritto allo studio, Elena Chiorino, ha chiesto una formale presa di distanza. Gli unici provvedimenti sono stati presi «contro i fascisti». A quanto pare, nelle università italiane, negare le foibe e occupare le aule è un diritto. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/alluniversita-di-torino-la-prof-premia-loccupazione-do-il-30-politico-a-tutti-2645207649.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bologna-sardine-in-cattedra-al-liceo-la-preside-benedice-corretto" data-post-id="2645207649" data-published-at="1778620480" data-use-pagination="False"> Bologna, sardine in cattedra al liceo. La preside benedice: «Corretto» Domani, al liceo artistico Arcangeli di Bologna le lezioni si fermeranno per dare spazio a un'assemblea studentesca. Invitate al dibattito «Democrazia e attualità» sono nientepopodimeno che le sardine. La comunicazione dell'ordine del giorno, firmata dal dirigente scolastico Maria Grazia Diana, è stata data a docenti, studenti e genitori, si comincerà alle 8.20 per finire alle 13.10 in una sala del Nuovo cinema Nosadella. Le assemblee nella scuola secondaria superiore sono definite «occasione di partecipazione democratica», ma la normativa di riferimento è ben chiara quando specifica che possono essere invitati «su richiesta dei promotori delle assemblee medesime, esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione culturale e civile degli studenti». Che cosa c'entra il movimento 6000 sardine Bologna con tematiche utili alla formazione di giovani allievi? Se l'è chiesto Galeazzo Bignami, parlamentare di Fratelli d'Italia che ha puntato il dito contro la curiosa iniziativa. La preside però non si scompone, alla Verità ha tenuto a precisare che «la procedura è stata corretta, il consiglio d'istituto ha valutato la proposta dei rappresentati degli studenti. Si parlerà di democrazia, di partecipazione, di cittadinanza attiva, questi saranno i temi che abbiamo approvato». La professoressa Diana non vuol sentir parlare di pericolo di politicizzare un'assemblea che si sostituisce alla didattica per alcune ore ma che deve avere finalità consone agli insegnamenti di un istituto. «Le sardine sono un movimento, non un partito», dichiara la dirigente, sorvolando su come Mattia Santori e gli altri pesciolini girino l'Italia sostenendo la sinistra, ponendo veti alle candidature e senza perdere un'occasione per ribadire il loro odio nei confronti di Matteo Salvini. L'alibi «non diventeremo mai un partito» sostenuto per portare voti a Bonaccini in Emilia Romagna, da tempo è stato smascherato, le sardine scalpitano per strutturarsi anche a costo di epurare attivisti, come è successo nei giorni scorsi a Napoli dove è stato cacciato Bruno Martirani, leader dei pescetti partenopei. La preside dell'artistico di Bologna non può ignorare come il movimento, anziché sparire da «tv e giornali» fino al prossimo congresso di marzo come aveva assicurato dopo le Regionali, si stia muovendo con incontri a Palazzo e al Sud, nelle stesse piazze dove parla l'ex ministro dell'Interno. Certo, magari l'entusiasmo con cui viene accolto è calato parecchio, basti vedere il flop di Napoli e la piazza mezza vuota in Puglia, a Squinzano «malgrado il richiamo di Arci Lecce per fare, tutti insieme, fronte comune contro il Capitano», osserva Leccenews24. Invitare sardine a parlare in un'assemblea di istituto significa indottrinare migliaia di studenti sulle tematiche care al movimento di sinistra. Strano che la professoressa Maria Grazia Diana non abbia intuito la pericolosità di un confronto a una voce sola, considerato che a parlare di «Democrazia e attualità» saranno solo gli attivisti che seguono Santori. I temi democratici sono diventati loro esclusività? Eppure la dirigente, che dopo 12 anni al liceo Gaetano Chierici di Reggio Emilia è stata trasferita lo scorso settembre al liceo Arcangeli di Bologna, nel luglio 2013 difendeva con vigore l'intervento da lei promosso all'artistico reggiano dal titolo «Praticare l'antimafia a scuola». L'aveva definito un «percorso della legalità a più voci, per far incontrare i ragazzi del nostro liceo con personaggi, artisti, scrittori che si sono occupati di mafia per aumentare la consapevolezza». Trovava utile coinvolgere gli studenti in una «pratica sociale attiva» e oggi autorizza il teatrino delle sardine in un cinema bolognese? Magari agiteranno tutti le figurine di stoffa che l'associazione Vicini d'Istanti, ospitata gratuitamente nella parrocchia di San Mamolo a Bologna, ha fatto realizzare per contribuire alla raccolta fondi del movimento. In vendita a 10 euro, facendola passare come «erogazione liberale». Possiamo immaginare quanta simpatia continuino a godere le sardine a Bologna se nessuno dei docenti ha sollevato obiezioni o suggerito qualche altra voce «fuori dal coro» per rendere proficuo un incontro sulla democrazia. Domani non ci saranno nemmeno i professori a vigilare sull'assemblea. Non sono tenuti a partecipare, nessun obbligo, solo quello di fare l'appello a inizio e termine incontro, per eventualmente segnare come assenti quelli che hanno marinato la scuola. Se alcuni studenti l'avranno fatto, andando a imbucarsi altrove, sarà stata una scelta democratica.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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