True
2020-02-21
All’università di Torino la prof premia l’occupazione: «Do il 30 politico a tutti»
Ansa
Va bene che Torino è nota per essere una città esoterica e magica, ma negli ultimi giorni il tasso di stregoneria ha decisamente superato il livello di guardia, producendo una sovversione della realtà grottesca se non inquietante. La sintesi del mondo alla rovescia potrebbe essere questa: l'università ospita un convegno negazionista delle foibe; gli studenti di destra protestano e vengono aggrediti da centri sociali e antagonisti assortiti; una professoressa si schiera con i suddetti antagonisti e distribuisce «30 politici» agli studenti; il rettore istituisce nuove regole al fine di combattere fascismo, razzismo e sessismo. In buona sostanza, vengono premiati i violenti e screditati gli studenti «sovranisti».
Spieghiamo. Il 13 febbraio scorso, nell'aula D5 del campus Luigi Einaudi dell'Università di Torino, viene organizzato dall'Anpi un convegno sulle foibe. Che si tratti di un incontro negazionista è evidente. L'evento s'intitola «Fascismo-colonialismo-foibe. L'uso politico della memoria per la manipolazione delle verità storiche». Partecipano Moni Ovadia e Stojan Spetic, giornalista sloveno, già senatore del Pci, poi in Rifondazione, poi nei Comunisti italiani e via degradando. Costui è noto per aver inviato una lettera al presidente Sergio Mattarella in cui definisce il giorno del ricordo «giornata dell'odio di orwelliana memoria» e spiega che anche sloveni e croati subirono tragedie. Chiaro: questo signore è un negazionista che critica una legge dello Stato che prevede di onorare la memoria delle foibe. Eppure viene invitato - dall'Anpi - a un convegno ospitato in un campus universitario. Per altro, la lettera di Spetic è riportata su siti Web dell'Associazione partigiani, con tanto di rimandi a siti degli antagonisti torinesi.
Lo scandalo, dunque, è che in Italia ci siano associazioni foraggiate da denaro pubblico (l'Anpi) e istituzioni universitarie pronte a dare spazio a certi personaggi. Nessuno, però, si è indignato per questo schifo, se non gli studenti del Fuan, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia. «Abbiamo voluto dimostrare pacificamente il nostro dissenso», spiega il responsabile torinese Andrea Montalbano, «esponendo fuori dall'Università uno striscione e distribuendo dei volantini. Abbiamo, da regolamento, informato l'Ateneo di quello che stavamo facendo». L'Università ha avvisato le forze dell'ordine, temendo disordini. E in effetti, nel giro di poco, vicino al banchetto del Fuan sono comparsi personaggi provenienti dal centro sociale Askatasuna (che si trova poco distante dal campus) e un buon numero di studenti antagonisti, i quali avevano il chiaro scopo di impedire la diffusione dei volantini. «A un certo punto», racconta Montalbano, «sono riusciti a sfondare il cordone e c'è stato un contatto, mi sono preso un calcio». Le forze dell'ordine hanno respinto gli antagonisti, i quali hanno iniziato a scontrarsi con gli agenti (tre della Digos sono rimasti feriti).
Non paghi, gli antagonisti sono riusciti a entrare nella palazzina Einaudi dell'Università, e hanno occupato l'aula - intitolata a Paolo Borsellino - regolarmente assegnata al Fuan in quanto lista universitaria riconosciuta. «L'hanno coperta di scritte», dice Albano, «e si sono tenuti le chiavi. Ad oggi l'aula è chiusa, non sappiamo esattamente chi abbia le chiavi, di certo non l'Università. Così salgono a due le aule occupate in quella palazzina, visto che da anni il Collettivo universitario autonomo occupa una stanza, pur non essendo una organizzazione riconosciuta».
Riepilogando: gli antagonisti cercano di impedire il dissenso contro un convegno negazionista, si scontrano con la polizia, entrano in università e occupano un'aula. Di fronte a tutto ciò, la reazione del rettore è stupefacente. Il magnifico Stefano Geuna sapete con chi se l'è presa? Con i fascisti... «Abbiamo già nel regolamento per le organizzazioni studentesche una richiesta di rispettare i principi di democraticità, libera partecipazione, antirazzismo, antisessismo e antifascismo nelle finalità e nell'organizzazione delle attività», ha dichiarato. «Ora però proporremo al senato accademico e al Cda che sia chiesta una sottoscrizione esplicita di queste caratteristiche». In sostanza: chi vorrà ottenere uno spazio dovrà firmare una dichiarazione di antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Che certo non impedisce di negare la memoria delle foibe o di menare gli avversari politici.
Il rettore, però, è preoccupato dalle violenze fasciste: «Era da parecchi anni che all'università non si verificavano simili fatti che hanno creato allarme in tutta la comunità scientifica anche perché si inseriscono in un clima cittadino in cui di recente si sono registrati episodi di razzismo e fascismo», ha detto. Siamo al delirio: gli antagonisti aggrediscono e occupano e questo pensa al razzismo? Il mondo alla rovescia, appunto.
Fermi che non è finita. Il giorno dopo gli scontri con la polizia, gli antagonisti hanno deciso di occupare l'intera palazzina Einaudi. Nell'edificio era in corso l'ultimo appello dell'esame di Sociologia dei processi culturali, la professoressa associata Raffaella Ferrero Camoletto stava interrogando gli studenti. Quando gli agenti della sicurezza del campus l'hanno invitata a lasciare l'aula, la docente ha protestato. Proprio così: a suo dire, uscire dall'edificio voleva dire favorire le operazioni di sgombero degli occupanti da parte della polizia. Secondo la docente, la vera minaccia era rappresentata dalle forze dell'ordine che mettevano a rischio «il diritto allo studio e al pensiero critico, che è ciò che l'università dovrebbe insegnare». Alla fine, la professoressa antagonista ha sospeso la sessione d'esame e ha deciso di dare a tutti gli studenti lo stesso voto: «30 politico».
«Il sacrosanto diritto allo studio e ancor più l'intoccabile libertà di pensiero nulla hanno a che vedere con scelte volte a mettere in atto azioni di recupero della legalità», dice Eugenio Bravo, segretario del sindacato di polizia Siulp di Torino, comprensibilmente irritato. Ad aumentare il suo sgomento arriva pure un comunicato firmato da «dottorandi, precari e docenti» del campus Einaudi a sostegno della professoressa Camoletto. «Un comunicato che sembra giustificare le foibe, dimenticando che c'è una legge dello Stato a tutelarne la memoria», dice Bravo. «Mi chiedo che cosa insegnino i docenti, che la polizia è fascista? Ricordo che si tratta di professori di una università pubblica». Dal rettore, per ora, non giunge notizia di provvedimenti contro la Camoletto, anche se l'assessore piemontese al Diritto allo studio, Elena Chiorino, ha chiesto una formale presa di distanza. Gli unici provvedimenti sono stati presi «contro i fascisti».
A quanto pare, nelle università italiane, negare le foibe e occupare le aule è un diritto.
Bologna, sardine in cattedra al liceo. La preside benedice: «Corretto»
Domani, al liceo artistico Arcangeli di Bologna le lezioni si fermeranno per dare spazio a un'assemblea studentesca. Invitate al dibattito «Democrazia e attualità» sono nientepopodimeno che le sardine. La comunicazione dell'ordine del giorno, firmata dal dirigente scolastico Maria Grazia Diana, è stata data a docenti, studenti e genitori, si comincerà alle 8.20 per finire alle 13.10 in una sala del Nuovo cinema Nosadella. Le assemblee nella scuola secondaria superiore sono definite «occasione di partecipazione democratica», ma la normativa di riferimento è ben chiara quando specifica che possono essere invitati «su richiesta dei promotori delle assemblee medesime, esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione culturale e civile degli studenti». Che cosa c'entra il movimento 6000 sardine Bologna con tematiche utili alla formazione di giovani allievi? Se l'è chiesto Galeazzo Bignami, parlamentare di Fratelli d'Italia che ha puntato il dito contro la curiosa iniziativa.
La preside però non si scompone, alla Verità ha tenuto a precisare che «la procedura è stata corretta, il consiglio d'istituto ha valutato la proposta dei rappresentati degli studenti. Si parlerà di democrazia, di partecipazione, di cittadinanza attiva, questi saranno i temi che abbiamo approvato». La professoressa Diana non vuol sentir parlare di pericolo di politicizzare un'assemblea che si sostituisce alla didattica per alcune ore ma che deve avere finalità consone agli insegnamenti di un istituto. «Le sardine sono un movimento, non un partito», dichiara la dirigente, sorvolando su come Mattia Santori e gli altri pesciolini girino l'Italia sostenendo la sinistra, ponendo veti alle candidature e senza perdere un'occasione per ribadire il loro odio nei confronti di Matteo Salvini. L'alibi «non diventeremo mai un partito» sostenuto per portare voti a Bonaccini in Emilia Romagna, da tempo è stato smascherato, le sardine scalpitano per strutturarsi anche a costo di epurare attivisti, come è successo nei giorni scorsi a Napoli dove è stato cacciato Bruno Martirani, leader dei pescetti partenopei.
La preside dell'artistico di Bologna non può ignorare come il movimento, anziché sparire da «tv e giornali» fino al prossimo congresso di marzo come aveva assicurato dopo le Regionali, si stia muovendo con incontri a Palazzo e al Sud, nelle stesse piazze dove parla l'ex ministro dell'Interno. Certo, magari l'entusiasmo con cui viene accolto è calato parecchio, basti vedere il flop di Napoli e la piazza mezza vuota in Puglia, a Squinzano «malgrado il richiamo di Arci Lecce per fare, tutti insieme, fronte comune contro il Capitano», osserva Leccenews24.
Invitare sardine a parlare in un'assemblea di istituto significa indottrinare migliaia di studenti sulle tematiche care al movimento di sinistra. Strano che la professoressa Maria Grazia Diana non abbia intuito la pericolosità di un confronto a una voce sola, considerato che a parlare di «Democrazia e attualità» saranno solo gli attivisti che seguono Santori. I temi democratici sono diventati loro esclusività? Eppure la dirigente, che dopo 12 anni al liceo Gaetano Chierici di Reggio Emilia è stata trasferita lo scorso settembre al liceo Arcangeli di Bologna, nel luglio 2013 difendeva con vigore l'intervento da lei promosso all'artistico reggiano dal titolo «Praticare l'antimafia a scuola». L'aveva definito un «percorso della legalità a più voci, per far incontrare i ragazzi del nostro liceo con personaggi, artisti, scrittori che si sono occupati di mafia per aumentare la consapevolezza». Trovava utile coinvolgere gli studenti in una «pratica sociale attiva» e oggi autorizza il teatrino delle sardine in un cinema bolognese? Magari agiteranno tutti le figurine di stoffa che l'associazione Vicini d'Istanti, ospitata gratuitamente nella parrocchia di San Mamolo a Bologna, ha fatto realizzare per contribuire alla raccolta fondi del movimento. In vendita a 10 euro, facendola passare come «erogazione liberale». Possiamo immaginare quanta simpatia continuino a godere le sardine a Bologna se nessuno dei docenti ha sollevato obiezioni o suggerito qualche altra voce «fuori dal coro» per rendere proficuo un incontro sulla democrazia. Domani non ci saranno nemmeno i professori a vigilare sull'assemblea. Non sono tenuti a partecipare, nessun obbligo, solo quello di fare l'appello a inizio e termine incontro, per eventualmente segnare come assenti quelli che hanno marinato la scuola. Se alcuni studenti l'avranno fatto, andando a imbucarsi altrove, sarà stata una scelta democratica.
Continua a leggereRiduci
Gli studenti antagonisti negano le foibe, si scontrano con la polizia e occupano un edificio. La docente li difende e attacca gli agenti. Il rettore pensa ai «fascisti».All'assemblea di istituto, e senza alcun contraddittorio, gli esponenti del gruppo di Mattia Santori istruiranno i ragazzi su «democrazia e attualità». La dirigente giustifica così: «Non sono un partito».Lo speciale contiene due articoli.Va bene che Torino è nota per essere una città esoterica e magica, ma negli ultimi giorni il tasso di stregoneria ha decisamente superato il livello di guardia, producendo una sovversione della realtà grottesca se non inquietante. La sintesi del mondo alla rovescia potrebbe essere questa: l'università ospita un convegno negazionista delle foibe; gli studenti di destra protestano e vengono aggrediti da centri sociali e antagonisti assortiti; una professoressa si schiera con i suddetti antagonisti e distribuisce «30 politici» agli studenti; il rettore istituisce nuove regole al fine di combattere fascismo, razzismo e sessismo. In buona sostanza, vengono premiati i violenti e screditati gli studenti «sovranisti». Spieghiamo. Il 13 febbraio scorso, nell'aula D5 del campus Luigi Einaudi dell'Università di Torino, viene organizzato dall'Anpi un convegno sulle foibe. Che si tratti di un incontro negazionista è evidente. L'evento s'intitola «Fascismo-colonialismo-foibe. L'uso politico della memoria per la manipolazione delle verità storiche». Partecipano Moni Ovadia e Stojan Spetic, giornalista sloveno, già senatore del Pci, poi in Rifondazione, poi nei Comunisti italiani e via degradando. Costui è noto per aver inviato una lettera al presidente Sergio Mattarella in cui definisce il giorno del ricordo «giornata dell'odio di orwelliana memoria» e spiega che anche sloveni e croati subirono tragedie. Chiaro: questo signore è un negazionista che critica una legge dello Stato che prevede di onorare la memoria delle foibe. Eppure viene invitato - dall'Anpi - a un convegno ospitato in un campus universitario. Per altro, la lettera di Spetic è riportata su siti Web dell'Associazione partigiani, con tanto di rimandi a siti degli antagonisti torinesi. Lo scandalo, dunque, è che in Italia ci siano associazioni foraggiate da denaro pubblico (l'Anpi) e istituzioni universitarie pronte a dare spazio a certi personaggi. Nessuno, però, si è indignato per questo schifo, se non gli studenti del Fuan, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia. «Abbiamo voluto dimostrare pacificamente il nostro dissenso», spiega il responsabile torinese Andrea Montalbano, «esponendo fuori dall'Università uno striscione e distribuendo dei volantini. Abbiamo, da regolamento, informato l'Ateneo di quello che stavamo facendo». L'Università ha avvisato le forze dell'ordine, temendo disordini. E in effetti, nel giro di poco, vicino al banchetto del Fuan sono comparsi personaggi provenienti dal centro sociale Askatasuna (che si trova poco distante dal campus) e un buon numero di studenti antagonisti, i quali avevano il chiaro scopo di impedire la diffusione dei volantini. «A un certo punto», racconta Montalbano, «sono riusciti a sfondare il cordone e c'è stato un contatto, mi sono preso un calcio». Le forze dell'ordine hanno respinto gli antagonisti, i quali hanno iniziato a scontrarsi con gli agenti (tre della Digos sono rimasti feriti). Non paghi, gli antagonisti sono riusciti a entrare nella palazzina Einaudi dell'Università, e hanno occupato l'aula - intitolata a Paolo Borsellino - regolarmente assegnata al Fuan in quanto lista universitaria riconosciuta. «L'hanno coperta di scritte», dice Albano, «e si sono tenuti le chiavi. Ad oggi l'aula è chiusa, non sappiamo esattamente chi abbia le chiavi, di certo non l'Università. Così salgono a due le aule occupate in quella palazzina, visto che da anni il Collettivo universitario autonomo occupa una stanza, pur non essendo una organizzazione riconosciuta». Riepilogando: gli antagonisti cercano di impedire il dissenso contro un convegno negazionista, si scontrano con la polizia, entrano in università e occupano un'aula. Di fronte a tutto ciò, la reazione del rettore è stupefacente. Il magnifico Stefano Geuna sapete con chi se l'è presa? Con i fascisti... «Abbiamo già nel regolamento per le organizzazioni studentesche una richiesta di rispettare i principi di democraticità, libera partecipazione, antirazzismo, antisessismo e antifascismo nelle finalità e nell'organizzazione delle attività», ha dichiarato. «Ora però proporremo al senato accademico e al Cda che sia chiesta una sottoscrizione esplicita di queste caratteristiche». In sostanza: chi vorrà ottenere uno spazio dovrà firmare una dichiarazione di antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Che certo non impedisce di negare la memoria delle foibe o di menare gli avversari politici. Il rettore, però, è preoccupato dalle violenze fasciste: «Era da parecchi anni che all'università non si verificavano simili fatti che hanno creato allarme in tutta la comunità scientifica anche perché si inseriscono in un clima cittadino in cui di recente si sono registrati episodi di razzismo e fascismo», ha detto. Siamo al delirio: gli antagonisti aggrediscono e occupano e questo pensa al razzismo? Il mondo alla rovescia, appunto. Fermi che non è finita. Il giorno dopo gli scontri con la polizia, gli antagonisti hanno deciso di occupare l'intera palazzina Einaudi. Nell'edificio era in corso l'ultimo appello dell'esame di Sociologia dei processi culturali, la professoressa associata Raffaella Ferrero Camoletto stava interrogando gli studenti. Quando gli agenti della sicurezza del campus l'hanno invitata a lasciare l'aula, la docente ha protestato. Proprio così: a suo dire, uscire dall'edificio voleva dire favorire le operazioni di sgombero degli occupanti da parte della polizia. Secondo la docente, la vera minaccia era rappresentata dalle forze dell'ordine che mettevano a rischio «il diritto allo studio e al pensiero critico, che è ciò che l'università dovrebbe insegnare». Alla fine, la professoressa antagonista ha sospeso la sessione d'esame e ha deciso di dare a tutti gli studenti lo stesso voto: «30 politico». «Il sacrosanto diritto allo studio e ancor più l'intoccabile libertà di pensiero nulla hanno a che vedere con scelte volte a mettere in atto azioni di recupero della legalità», dice Eugenio Bravo, segretario del sindacato di polizia Siulp di Torino, comprensibilmente irritato. Ad aumentare il suo sgomento arriva pure un comunicato firmato da «dottorandi, precari e docenti» del campus Einaudi a sostegno della professoressa Camoletto. «Un comunicato che sembra giustificare le foibe, dimenticando che c'è una legge dello Stato a tutelarne la memoria», dice Bravo. «Mi chiedo che cosa insegnino i docenti, che la polizia è fascista? Ricordo che si tratta di professori di una università pubblica». Dal rettore, per ora, non giunge notizia di provvedimenti contro la Camoletto, anche se l'assessore piemontese al Diritto allo studio, Elena Chiorino, ha chiesto una formale presa di distanza. Gli unici provvedimenti sono stati presi «contro i fascisti». A quanto pare, nelle università italiane, negare le foibe e occupare le aule è un diritto. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/alluniversita-di-torino-la-prof-premia-loccupazione-do-il-30-politico-a-tutti-2645207649.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bologna-sardine-in-cattedra-al-liceo-la-preside-benedice-corretto" data-post-id="2645207649" data-published-at="1768488292" data-use-pagination="False"> Bologna, sardine in cattedra al liceo. La preside benedice: «Corretto» Domani, al liceo artistico Arcangeli di Bologna le lezioni si fermeranno per dare spazio a un'assemblea studentesca. Invitate al dibattito «Democrazia e attualità» sono nientepopodimeno che le sardine. La comunicazione dell'ordine del giorno, firmata dal dirigente scolastico Maria Grazia Diana, è stata data a docenti, studenti e genitori, si comincerà alle 8.20 per finire alle 13.10 in una sala del Nuovo cinema Nosadella. Le assemblee nella scuola secondaria superiore sono definite «occasione di partecipazione democratica», ma la normativa di riferimento è ben chiara quando specifica che possono essere invitati «su richiesta dei promotori delle assemblee medesime, esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione culturale e civile degli studenti». Che cosa c'entra il movimento 6000 sardine Bologna con tematiche utili alla formazione di giovani allievi? Se l'è chiesto Galeazzo Bignami, parlamentare di Fratelli d'Italia che ha puntato il dito contro la curiosa iniziativa. La preside però non si scompone, alla Verità ha tenuto a precisare che «la procedura è stata corretta, il consiglio d'istituto ha valutato la proposta dei rappresentati degli studenti. Si parlerà di democrazia, di partecipazione, di cittadinanza attiva, questi saranno i temi che abbiamo approvato». La professoressa Diana non vuol sentir parlare di pericolo di politicizzare un'assemblea che si sostituisce alla didattica per alcune ore ma che deve avere finalità consone agli insegnamenti di un istituto. «Le sardine sono un movimento, non un partito», dichiara la dirigente, sorvolando su come Mattia Santori e gli altri pesciolini girino l'Italia sostenendo la sinistra, ponendo veti alle candidature e senza perdere un'occasione per ribadire il loro odio nei confronti di Matteo Salvini. L'alibi «non diventeremo mai un partito» sostenuto per portare voti a Bonaccini in Emilia Romagna, da tempo è stato smascherato, le sardine scalpitano per strutturarsi anche a costo di epurare attivisti, come è successo nei giorni scorsi a Napoli dove è stato cacciato Bruno Martirani, leader dei pescetti partenopei. La preside dell'artistico di Bologna non può ignorare come il movimento, anziché sparire da «tv e giornali» fino al prossimo congresso di marzo come aveva assicurato dopo le Regionali, si stia muovendo con incontri a Palazzo e al Sud, nelle stesse piazze dove parla l'ex ministro dell'Interno. Certo, magari l'entusiasmo con cui viene accolto è calato parecchio, basti vedere il flop di Napoli e la piazza mezza vuota in Puglia, a Squinzano «malgrado il richiamo di Arci Lecce per fare, tutti insieme, fronte comune contro il Capitano», osserva Leccenews24. Invitare sardine a parlare in un'assemblea di istituto significa indottrinare migliaia di studenti sulle tematiche care al movimento di sinistra. Strano che la professoressa Maria Grazia Diana non abbia intuito la pericolosità di un confronto a una voce sola, considerato che a parlare di «Democrazia e attualità» saranno solo gli attivisti che seguono Santori. I temi democratici sono diventati loro esclusività? Eppure la dirigente, che dopo 12 anni al liceo Gaetano Chierici di Reggio Emilia è stata trasferita lo scorso settembre al liceo Arcangeli di Bologna, nel luglio 2013 difendeva con vigore l'intervento da lei promosso all'artistico reggiano dal titolo «Praticare l'antimafia a scuola». L'aveva definito un «percorso della legalità a più voci, per far incontrare i ragazzi del nostro liceo con personaggi, artisti, scrittori che si sono occupati di mafia per aumentare la consapevolezza». Trovava utile coinvolgere gli studenti in una «pratica sociale attiva» e oggi autorizza il teatrino delle sardine in un cinema bolognese? Magari agiteranno tutti le figurine di stoffa che l'associazione Vicini d'Istanti, ospitata gratuitamente nella parrocchia di San Mamolo a Bologna, ha fatto realizzare per contribuire alla raccolta fondi del movimento. In vendita a 10 euro, facendola passare come «erogazione liberale». Possiamo immaginare quanta simpatia continuino a godere le sardine a Bologna se nessuno dei docenti ha sollevato obiezioni o suggerito qualche altra voce «fuori dal coro» per rendere proficuo un incontro sulla democrazia. Domani non ci saranno nemmeno i professori a vigilare sull'assemblea. Non sono tenuti a partecipare, nessun obbligo, solo quello di fare l'appello a inizio e termine incontro, per eventualmente segnare come assenti quelli che hanno marinato la scuola. Se alcuni studenti l'avranno fatto, andando a imbucarsi altrove, sarà stata una scelta democratica.
La meridiana di Enrico Alberto d'Albertis in ricordo del bombardamento di Aquileia del 13 maggio 1917 (IStock)
La luce e l’ombra, i due elementi su cui si basa il principio dell’orologio solare (detto impropriamente «meridiana») sono gli stessi che metaforicamente possono essere riferiti al corso dei grandi eventi storici. L’avvicendarsi perenne del ciclo solare segna il tempo infinito, mentre il motto segnato sul quadrante spesso ricorda quanto la vita umana sia segnata al contrario da una fine ineluttabile.
Questi elementi, presenti da secoli sugli orologi dipinti o scolpiti sui muri o sui pavimenti del mondo, caratterizzano anche alcune meridiane italiane realizzate in occasione di grandi eventi storici, in particolare della Prima guerra mondiale.
Sempre incluse in una lapide marmorea, non ricordano in questo caso specifico l’«ora della fine», piuttosto enfatizzano il significato del luogo dove sono state installate e dell’evento al quale sono legate in un ciclo eterno scandito dall’alternarsi della luce e dell’ombra segnate dallo «gnomone» l’asta che, se correttamente orientata, segna l’ora esatta con la sua ombra proiettata sul quadrante. Almeno tre orologi solari in Italia sono stati realizzati allo scopo di ricordare eventi storici, tutti realizzati da Enrico Alberto d’Albertis, navigatore e filantropo genovese nato prima del Risorgimento e morto tra le due guerre mondiali, che in vita ne realizzò oltre 100. Le sue meridiane ricordano, con enfasi retorica tipica del periodo, diversi episodi dell’Italia della Grande Guerra.
Aquileia, la meridiana delle ore più buie.
Più ombra che luce fu ciò che caratterizzò il periodo in cui fu realizzata la meridiana affissa sulla facciata di un edificio privato nel centro di Aquileia (Udine). L’opera del d’Albertis fu iniziata infatti il 24 ottobre 1917, giorno d’inizio dell’offensiva di Caporetto che porterà alla tragica ritirata oltre il Piave. La sua costruzione fu poi interrotta il 28 ottobre con l’arrivo degli austriaci e sarà portata a termine soltanto alla fine di giugno del 1919. L’orologio solare fu installato a ricordo del bombardamento nemico sull’antichissima città giuliana avvenuto il 13 maggio 1917. All’alba una formazione di idrovolanti dell’aviazione navale (K.u.k Kriegsmarine) si presentò nel cielo di Aquileia dove gli aerei sganciarono alcune bombe che causarono ingenti danni alla Basilica patriarcale, un obiettivo non certo militare come il vicinissimo aeroporto di Cascina Farello. Il fatto, riportato anche nel bollettino di guerra del Comando italiano, suscitò grande sdegno e stimolò il d’Albertis nella realizzazione dell’orologio. L’episodio è ricordato sulla meridiana con queste parole incise nel marmo dove è presente lo stemma della città di Aquileia: «Presso al ferito Tempio, ad ogni aurora su questo muro incolume rimasto ricorderò della Gran Guerra l'ora». Proprio nel cimitero di Aquileia Maria Bergamas sceglierà la salma del Milite Ignoto che dal 1921 riposa nel Vittoriale a Roma.
Quando «fu la luce» sulle terre irredente: le meridiane di Trento e Trieste
Due orologi solari pressoché identici furono realizzati dal capitano d’Albertis rispettivamente sopra la porta meridionale del castello del Buonconsiglio di Trento e sul Colle di San Giusto a Trieste. Entrambi celebrano, con il gioco del sole con l’ombra, la vittoria italiana. In particolare fanno riferimento al giorno 3 novembre 1918 quando le truppe italiane fecero il loro ingresso nelle due città fino ad allora parte dell’impero austroungarico. Il giorno stesso a Villa Giusti (Padova) fu firmata la resa austriaca alla presenza del generale italiano Pietro Badoglio, incaricato dal generale Armando Diaz. Le clausole divennero effettive il giorno seguente e da allora il tricolore sostituì l’aquila imperiale sui monumenti delle due città irredente. Entrambe le meridiane recano il medesimo motto inciso nel marmo di Carrara e sfiorato dall’ombra dello gnomone: «Le nostre truppe hanno occupato Trento (ore 15) e sono sbarcate a Trieste (ore 16). Il tricolore sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla Torre di S. Giusto». - Comando Supremo 3 Novembre 1918- A. Diaz. L’orologio-lapide è sormontato da una frase in latino identica per le due città acquisite dall’Italia: MCMXVII Tridenti (Tergeste sulla lapide di san Giusto) almae matri restitutionis anno
Victorio Emmanuele III Rege.
La meridiana dell’Arsenale a Venezia: la luce della vittoria sulla «Porta da Mar»
Nella torre di Levante della porta dell’Arsenale di Venezia, la antica «Porta da Mar» della marina della Serenissima, campeggia una meridiana di D’Albertis realizzata nel 1919 e donata alla città di Venezia dal «nauta ligur», come egli stesso si firmò. Di semplice lettura ed incorniciata in una cima da marinaio scolpita nel marmo, reca un moto patriottico in latino: «Sit Aurea Patriae Quaevis» (che ogni ora sia d’oro alla Patria). Un auspicio in contrasto con i tipici «memento mori» delle meridiane storiche dedicata ad una città che fu tra le più bombardate della Grande Guerra. Per il ruolo strategico di Venezia come base navale, la città lagunare subì la prima incursione già durante il primo giorno di guerra per l’Italia, il 24 maggio 1915. L’ultimo bombardamento avvenne il 23 ottobre 1918 a pochi giorni dall’armistizio, dopo ben 42 attacchi aerei nel periodo bellico. Più di 50 furono le vittime civili e i danni al patrimonio artistico riguardarono anche Piazza San Marco, la chiesa degli Scalzi che perse un affresco del Tiepolo e la scuola Grande di San Marco. Proprio la zona dell’Arsenale, assieme a Santa Marta e alla stazione ferroviaria fu tra le più colpite. La meridiana fu donata alla Regia Marina in occasione del primo anniversario della vittoria il 4 novembre 1919. Sotto l’ombra dello gnomone, vegliata dal leone di San Marco, la meridiana recita: «Italos nunc in libertate coniunctos, victor sacra ensis» (Gli italiani ora uniti nella libertà. Il vincitore consacra la spada). Nel mezzo del quadrante, un monito ai posteri: «Ruit hora, labora». Ossia: «Il tempo corre, datti da fare».
Continua a leggereRiduci
(Guardia di Finanza)
I finanzieri del Comando Provinciale di Lucca, al termine di un’articolata indagine per il contrasto alle frodi legate ai bonus edilizi, in queste ore stanno dando esecuzione ad una serie di perquisizioni e sequestri di beni per oltre 10 milioni di euro.
I militari, nel corso di una lunga attività investigativa, hanno scoperto una maxitruffa finalizzata all'indebito incasso di crediti d’imposta attraverso i benefici associati al «Superbonus 110» e al «Sismabonus».
Le operazioni, svolte dai militari della Tenenza di Castelnuovo Garfagnana, coordinati dalla Procura della Repubblica di Lucca, hanno avuto origine da alcune querele presentate dai neoproprietari di immobili rurali che dovevano essere interessati da lavori di ristrutturazione e riqualificazione edile. Gli organizzatori della truffa promettevano di eseguire i lavori «a costo zero» utilizzando incentivi statali che, in realtà, non gli spettavano.
L'operazione illecita è stata architettata da 2 imprenditori aiutati da altrettanti professionisti, che rilasciavano la documentazione necessaria per l’ottenimento dei crediti di imposta. Elemento fondamentale per la riuscita della megatruffa è stato un cittadino sudamericano che, operando da procuratore speciale degli ignari acquirenti delle case, usava i crediti di imposta in altre operazioni non autorizzate, mettendoli comunque a disposizione degli altri indagati e delle loro società.
Nel complesso, tra il 2021 e il 2025, sono stati ottenuti oltre 10 milioni di euro di crediti di imposta, in gran parte monetizzati attraverso la cessione del credito.
Gli acquirenti degli edifici da ristrutturare sono stranieri, in prevalenza sudamericani, che avevano visto nel vantaggioso acquisto un’opportunità per il futuro con l’intento di trasferirsi in Italia al raggiungimento dell’età pensionabile.
I 5 indagati ora dovranno rispondere, in concorso tra loro, di diverse accuse tra cui truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (Art. 640 bis c.p.) e falsità ideologica in certificati (art. 481 c.p.).
Le ipotesi investigative sono state accolte anche dal Giudice per le Indagini Preliminari che ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti degli indagati e delle società da loro amministrate disponendo, in caso di incapienza l’aggressione dei patrimoni a loro direttamente riconducibili.
Le operazioni di perquisizione e sequestro sono in corso in tutta Italia e stanno interessando le sedi legali e operative delle società coinvolte presenti nelle provincie di Lucca, Venezia, Treviso, Latina e Napoli.
Continua a leggereRiduci