True
2020-08-26
Allarme in Calabria, Campania e Sardegna per i nuovi contagiati
Ansa
La Sicilia resta l'avamposto della guerra estiva - anche se, a onor del vero, il tema non è stagionale - sui flussi di migranti che hanno ripreso, copiosi, a riversarsi sulle nostre coste. Le notizie si rincorrono minuto dopo minuto, e l'equilibrio delle forze in campo rende impossibile un pronostico su chi vincerà. I più esposti restano però le istituzioni di prossimità che da un lato devono seguire le disposizioni nazionali e dall'altro provare a frenare l'insofferenza della cittadinanza. A dispetto delle posizioni politiche, la corsa alla dichiarazione tocca però un po' tutti. Come dimostra il caso del primo cittadino di Pozzallo, Roberto Ammatuna, sui 62 migranti positivi al Covid-19, fino a ieri ospitati nell'hotspot cittadino, finalmente trasferiti ad altra sede. «La mia preoccupazione è stata sempre indirizzata verso questo particolare aspetto del problema immigrazione non certamente verso la politica dell'accoglienza, che continua ad essere una delle scelte etiche fondamentali per questa amministrazione», si è giustificato il sindaco. Che però ha dovuto ammettere: «Tutto ciò non significa che non esistano problemi nella gestione dei flussi migratori e ribadisco la necessità che il presidente Conte dia la massima priorità alla questione, coinvolgendo il governo nella sua interezza, prendendo visione diretta delle difficoltà esistenti nei Comuni interessati dal fenomeno, magari ascoltando i sindaci e le autorità locali che hanno una visione diretta e completa del problema».
Nelle ultime 48 ore, i casi di migranti risultati positivi al Covid sono stati 58, tutti di stanza a Lampedusa. La criticità è però nazionale: in Sardegna, ad esempio, otto migranti sono stati dichiarati infetti. In Calabria (nel Cara di Crotone) ce ne sono altri 4. Altri 4 sono a Napoli, ricoverati presso il Covid hospital del Loreto mare. Per un totale di 16 nuovi contagiati nella giornata di ieri. Fin qui quelli che vengono visitati e messi in quarantena. Ma ce ne sono tanti altri – uomini e donne –, a rischio contagio o addirittura già infetti, che sono scappati dai centri di accoglienza e che tuttora sfuggono alle maglie dei controlli. E non solo a Sud. Sono infatti più di cento i migranti rintracciati da domenica a ieri dalla polizia di frontiera sul Carso triestino, vicino al confine con la Slovenia. Si tratta per lo più di persone provenienti dall'Afghanistan e dal Pakistan e che sono giunte in Italia attraverso la rotta balcanica. Tra di loro anche alcuni minorenni e nuclei famigliari, originari questi ultimi della Siria e dell'Iraq. Lunedì le forze dell'ordine hanno rintracciato più di 40 migranti mentre a piedi camminavano verso la città, ieri mattina altri 21. Domenica erano stati intercettati oltre 40. Dopo le operazioni di fotosegnalamento, per loro è previsto un periodo di quarantena. Restando a nord-est, c'è anche da segnalare la dura presa di posizione del sindaco di Tolmezzo (Udine) Francesco Brollo contro l'ipotesi di «ospitare la quarantena dei cittadini extracomunitari sul nostro territorio» come paventato dal prefetto. «Lo Stato negli anni ha tolto a Tolmezzo alcuni presidi fondamentali per il tessuto cittadino come le caserme, il tribunale e la procura della Repubblica, la sede della polstrada, il tutto per meri scopi di centralizzazione, impoverendo il territorio carnico. Ciò ha contribuito, oltre a una riduzione dei servizi, al calo demografico». Per questo, ha concluso il primo cittadino, «affermiamo convintamente la nostra contrarietà».
Ma torniamo alla Sicilia. E a un problema che non tarderà ad esplodere nelle prossime ore. Ovvero quello della nave Sea Watch4 che, c'è da scommettere, farà rotta sull'Italia dopo aver raccolto oltre 200 migranti nelle ultime 48 ore. «Senza assetti ong in mare anche loro sarebbero morte, come le oltre 100 vittime dei 4 naufragi documentati da Alarm phone, che ha raccolto le testimonianze dei superstiti (“Stavamo annegando, c'era fuoco ovunque")», scrive l'organizzazione non governativa su Twitter. La nave della ong tedesca ha soccorso ieri circa 100 migranti, 50 miglia a nord della costa libica: 30 erano in ipotermia, altri intossicati dal carburante. A bordo della Sea Watch ci sono altre 104 persone (tra cui 9 bambini) soccorse in gran parte lunedì. Tutte sono assistite dal team di Sea Watch e da quello di Medici senza Frontiere. Nella settimana tra il 13 e il 20 agosto ci sono stati quattro naufragi documentati da Alarm Phone al largo della Libia invece. Complessivamente, scrive su Twitter lo stesso servizio telefonico diventato punto di riferimento per i migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo, 900 persone su 14 barche hanno chiamato Alarm phone: cento sono state respinte in Libia, 540 sono giunte in Europa, oltre cento sono morte o disperse e «il destino di 160 persone è sconosciuto».
Intanto, solo oggi la nave-quarantena Aurelia potrebbe riuscire ad attraccare nel porto di Lampedusa. Da lunedì è infatti in rada davanti all'isola per il forte vento. L'operazione servirà all'imbarco di una parte dei migranti ospitati nell'hotspot di contrada Imbriacola. Come annunciato dalla Prefettura di Agrigento, la priorità di imbarco verrà data agli attuali positivi al Covid-19. Di fatto si libererà il padiglione dove queste persone vengono tenute in isolamento.
Infine, spazio ai 63 ex dipendenti del Cara di Mineo, da tempo sgomberato, a cui in questi giorni termineranno gli ammortizzatori sociali. «In questi giorni registriamo una “pioggia di no" alla proposta di riattivazione del Cara di Mineo», hanno scritto in una lettera aperta. «Tuttavia nessuna soluzione viene offerta al problema accoglienza, ma inutilmente cresce solo il conflitto tra le istituzioni. Ovviamente noi abbiamo proposto la “riapertura in sicurezza", sapendo che comunque in qualche luogo i migranti dovranno trascorrere la loro quarantena e il Cara di Mineo si può organizzare, anche frazionare, e presidiare bene, tutelando la salute dei cittadini».
Lo strano blackout del contatore del Viminale per gli ultimi sbarchi
Un giallo vero e proprio ha caratterizzato la giornata di ieri sul fronte degli sbarchi di immigrati sulle coste italiane. Il dato relativo agli sbarchi viene pubblicato ogni giorno sul cosiddetto «cruscotto del Viminale», ovvero una apposita sezione del sito del ministero dell'Interno, dove i numeri vengono comparati con quelli dello scorso anno. Ieri, però, il cruscotto risultava fuori uso: «Per un problema tecnico al sistema informatico», si leggeva sul sito del Viminale, «non è possibile l'aggiornamento quotidiano dei dati relativi agli sbarchi sul territorio nazionale. Appena possibile i dati saranno nuovamente disponibile on line». La rilevazione era ferma allo scorso 21 agosto. Un guasto proprio a questa così importante sezione del sito del ministero dell'Interno, e proprio in questo periodo? A pensare male si fa peccato ma quasi sempre si indovina, diceva Giulio Andreotti, e così la Lega è andata all'attacco: «Mentre infuria la polemica con la Regione Siciliana», hanno sottolineato i deputati del Carroccio Nicola Molteni e Stefano Candiani, «e perfino i sindaci isolani di Pd e M5s non vogliono gli sbarchi, il sito del Viminale ha smesso di aggiornare i dati degli arrivi degli immigrati, fermi a venerdì 21 agosto. È l'ennesima inefficienza di un governo allo sbando o c'è qualcosa da nascondere?».
«Il governo», ha rincarato la dose il leader della Lega, Matteo Salvini, «non è neppure in grado di aggiornare i dati sugli sbarchi e di risolvere un presunto problema informatico al sito del Viminale, figuriamoci se riuscirà a gestire l'immigrazione o a risollevare il paese. Incapaci di ribattere con le idee e terrorizzati dalle urne, cercano di fermarmi con la magistratura sperando nel Palamara di turno: oggi Italia viva mi ha denunciato», ha aggiunto Salvini, «perché sostengo le ragioni della Sicilia stufa dei clandestini, e Conte-Pd-5Stelle-Renzi mi manderanno a processo il 3 ottobre perché ho difeso l'Italia. Pericolosi e incapaci: per sistemare il sito del Viminale chiamino Casaleggio».
Una stoccata al veleno, quella di Salvini: fatto sta che dopo le insistenti proteste dei leghisti, in serata il sito è tornato a funzionare. I numeri: fino a ieri, gli sbarchi di immigrati in Italia nel 2020 sono stati la bellezza di 17.504, rispetto ai 4.826 dello stesso periodo del 2019. In sostanza, con i giallorossi al governo, gli sbarchi si sono quadruplicati: un dato imbarazzante, che la dice lunga sulle politiche lassiste e senza alcun tipo di buon senso che Giuseppi Conte, Luciana Lamorgese e compagnia accogliente stanno portando avanti. Una situazione insostenibile, tanto più che l'emergenza coronavirus dovrebbe suggerire atteggiamenti ben più responsabili.
«3.487 sbarchi dall'inizio di agosto a oggi», incalza Salvini, «contro i 1.268 dell'agosto 2019 (con la Lega al governo). Dopo più di quattro giorni e solo grazie alle richieste della Lega, il governo riesce ad aggiornare i dati sull'immigrazione che erano fermi a venerdì mattina. L'invasione continua: 17.504 arrivi nel 2020 contro i 4.826 dell'anno scorso. Conte-Pd-5Stelle-Renzi», argomenta Salvini, «faticano perfino a fare delle somme elementari, come potranno far ripartire la scuola, risolvere il dramma economico di famiglie e imprese o gestire l'immigrazione?».
Continua a leggereRiduci
Oggi (forse) la nave-quarantena potrà attraccare a Lampedusa. E gli ex dipendenti insistono: riaprire subito il Cara di Mineo.Per 4 giorni, la sezione del sito del ministero è rimasta bloccata. I sospetti di Matteo Salvini.Lo speciale contiene due articoliLa Sicilia resta l'avamposto della guerra estiva - anche se, a onor del vero, il tema non è stagionale - sui flussi di migranti che hanno ripreso, copiosi, a riversarsi sulle nostre coste. Le notizie si rincorrono minuto dopo minuto, e l'equilibrio delle forze in campo rende impossibile un pronostico su chi vincerà. I più esposti restano però le istituzioni di prossimità che da un lato devono seguire le disposizioni nazionali e dall'altro provare a frenare l'insofferenza della cittadinanza. A dispetto delle posizioni politiche, la corsa alla dichiarazione tocca però un po' tutti. Come dimostra il caso del primo cittadino di Pozzallo, Roberto Ammatuna, sui 62 migranti positivi al Covid-19, fino a ieri ospitati nell'hotspot cittadino, finalmente trasferiti ad altra sede. «La mia preoccupazione è stata sempre indirizzata verso questo particolare aspetto del problema immigrazione non certamente verso la politica dell'accoglienza, che continua ad essere una delle scelte etiche fondamentali per questa amministrazione», si è giustificato il sindaco. Che però ha dovuto ammettere: «Tutto ciò non significa che non esistano problemi nella gestione dei flussi migratori e ribadisco la necessità che il presidente Conte dia la massima priorità alla questione, coinvolgendo il governo nella sua interezza, prendendo visione diretta delle difficoltà esistenti nei Comuni interessati dal fenomeno, magari ascoltando i sindaci e le autorità locali che hanno una visione diretta e completa del problema».Nelle ultime 48 ore, i casi di migranti risultati positivi al Covid sono stati 58, tutti di stanza a Lampedusa. La criticità è però nazionale: in Sardegna, ad esempio, otto migranti sono stati dichiarati infetti. In Calabria (nel Cara di Crotone) ce ne sono altri 4. Altri 4 sono a Napoli, ricoverati presso il Covid hospital del Loreto mare. Per un totale di 16 nuovi contagiati nella giornata di ieri. Fin qui quelli che vengono visitati e messi in quarantena. Ma ce ne sono tanti altri – uomini e donne –, a rischio contagio o addirittura già infetti, che sono scappati dai centri di accoglienza e che tuttora sfuggono alle maglie dei controlli. E non solo a Sud. Sono infatti più di cento i migranti rintracciati da domenica a ieri dalla polizia di frontiera sul Carso triestino, vicino al confine con la Slovenia. Si tratta per lo più di persone provenienti dall'Afghanistan e dal Pakistan e che sono giunte in Italia attraverso la rotta balcanica. Tra di loro anche alcuni minorenni e nuclei famigliari, originari questi ultimi della Siria e dell'Iraq. Lunedì le forze dell'ordine hanno rintracciato più di 40 migranti mentre a piedi camminavano verso la città, ieri mattina altri 21. Domenica erano stati intercettati oltre 40. Dopo le operazioni di fotosegnalamento, per loro è previsto un periodo di quarantena. Restando a nord-est, c'è anche da segnalare la dura presa di posizione del sindaco di Tolmezzo (Udine) Francesco Brollo contro l'ipotesi di «ospitare la quarantena dei cittadini extracomunitari sul nostro territorio» come paventato dal prefetto. «Lo Stato negli anni ha tolto a Tolmezzo alcuni presidi fondamentali per il tessuto cittadino come le caserme, il tribunale e la procura della Repubblica, la sede della polstrada, il tutto per meri scopi di centralizzazione, impoverendo il territorio carnico. Ciò ha contribuito, oltre a una riduzione dei servizi, al calo demografico». Per questo, ha concluso il primo cittadino, «affermiamo convintamente la nostra contrarietà».Ma torniamo alla Sicilia. E a un problema che non tarderà ad esplodere nelle prossime ore. Ovvero quello della nave Sea Watch4 che, c'è da scommettere, farà rotta sull'Italia dopo aver raccolto oltre 200 migranti nelle ultime 48 ore. «Senza assetti ong in mare anche loro sarebbero morte, come le oltre 100 vittime dei 4 naufragi documentati da Alarm phone, che ha raccolto le testimonianze dei superstiti (“Stavamo annegando, c'era fuoco ovunque")», scrive l'organizzazione non governativa su Twitter. La nave della ong tedesca ha soccorso ieri circa 100 migranti, 50 miglia a nord della costa libica: 30 erano in ipotermia, altri intossicati dal carburante. A bordo della Sea Watch ci sono altre 104 persone (tra cui 9 bambini) soccorse in gran parte lunedì. Tutte sono assistite dal team di Sea Watch e da quello di Medici senza Frontiere. Nella settimana tra il 13 e il 20 agosto ci sono stati quattro naufragi documentati da Alarm Phone al largo della Libia invece. Complessivamente, scrive su Twitter lo stesso servizio telefonico diventato punto di riferimento per i migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo, 900 persone su 14 barche hanno chiamato Alarm phone: cento sono state respinte in Libia, 540 sono giunte in Europa, oltre cento sono morte o disperse e «il destino di 160 persone è sconosciuto».Intanto, solo oggi la nave-quarantena Aurelia potrebbe riuscire ad attraccare nel porto di Lampedusa. Da lunedì è infatti in rada davanti all'isola per il forte vento. L'operazione servirà all'imbarco di una parte dei migranti ospitati nell'hotspot di contrada Imbriacola. Come annunciato dalla Prefettura di Agrigento, la priorità di imbarco verrà data agli attuali positivi al Covid-19. Di fatto si libererà il padiglione dove queste persone vengono tenute in isolamento.Infine, spazio ai 63 ex dipendenti del Cara di Mineo, da tempo sgomberato, a cui in questi giorni termineranno gli ammortizzatori sociali. «In questi giorni registriamo una “pioggia di no" alla proposta di riattivazione del Cara di Mineo», hanno scritto in una lettera aperta. «Tuttavia nessuna soluzione viene offerta al problema accoglienza, ma inutilmente cresce solo il conflitto tra le istituzioni. Ovviamente noi abbiamo proposto la “riapertura in sicurezza", sapendo che comunque in qualche luogo i migranti dovranno trascorrere la loro quarantena e il Cara di Mineo si può organizzare, anche frazionare, e presidiare bene, tutelando la salute dei cittadini».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/allarme-in-calabria-campania-e-sardegna-per-i-nuovi-contagiati-2647088933.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-strano-blackout-del-contatore-del-viminale-per-gli-ultimi-sbarchi" data-post-id="2647088933" data-published-at="1598396781" data-use-pagination="False"> Lo strano blackout del contatore del Viminale per gli ultimi sbarchi Un giallo vero e proprio ha caratterizzato la giornata di ieri sul fronte degli sbarchi di immigrati sulle coste italiane. Il dato relativo agli sbarchi viene pubblicato ogni giorno sul cosiddetto «cruscotto del Viminale», ovvero una apposita sezione del sito del ministero dell'Interno, dove i numeri vengono comparati con quelli dello scorso anno. Ieri, però, il cruscotto risultava fuori uso: «Per un problema tecnico al sistema informatico», si leggeva sul sito del Viminale, «non è possibile l'aggiornamento quotidiano dei dati relativi agli sbarchi sul territorio nazionale. Appena possibile i dati saranno nuovamente disponibile on line». La rilevazione era ferma allo scorso 21 agosto. Un guasto proprio a questa così importante sezione del sito del ministero dell'Interno, e proprio in questo periodo? A pensare male si fa peccato ma quasi sempre si indovina, diceva Giulio Andreotti, e così la Lega è andata all'attacco: «Mentre infuria la polemica con la Regione Siciliana», hanno sottolineato i deputati del Carroccio Nicola Molteni e Stefano Candiani, «e perfino i sindaci isolani di Pd e M5s non vogliono gli sbarchi, il sito del Viminale ha smesso di aggiornare i dati degli arrivi degli immigrati, fermi a venerdì 21 agosto. È l'ennesima inefficienza di un governo allo sbando o c'è qualcosa da nascondere?». «Il governo», ha rincarato la dose il leader della Lega, Matteo Salvini, «non è neppure in grado di aggiornare i dati sugli sbarchi e di risolvere un presunto problema informatico al sito del Viminale, figuriamoci se riuscirà a gestire l'immigrazione o a risollevare il paese. Incapaci di ribattere con le idee e terrorizzati dalle urne, cercano di fermarmi con la magistratura sperando nel Palamara di turno: oggi Italia viva mi ha denunciato», ha aggiunto Salvini, «perché sostengo le ragioni della Sicilia stufa dei clandestini, e Conte-Pd-5Stelle-Renzi mi manderanno a processo il 3 ottobre perché ho difeso l'Italia. Pericolosi e incapaci: per sistemare il sito del Viminale chiamino Casaleggio». Una stoccata al veleno, quella di Salvini: fatto sta che dopo le insistenti proteste dei leghisti, in serata il sito è tornato a funzionare. I numeri: fino a ieri, gli sbarchi di immigrati in Italia nel 2020 sono stati la bellezza di 17.504, rispetto ai 4.826 dello stesso periodo del 2019. In sostanza, con i giallorossi al governo, gli sbarchi si sono quadruplicati: un dato imbarazzante, che la dice lunga sulle politiche lassiste e senza alcun tipo di buon senso che Giuseppi Conte, Luciana Lamorgese e compagnia accogliente stanno portando avanti. Una situazione insostenibile, tanto più che l'emergenza coronavirus dovrebbe suggerire atteggiamenti ben più responsabili. «3.487 sbarchi dall'inizio di agosto a oggi», incalza Salvini, «contro i 1.268 dell'agosto 2019 (con la Lega al governo). Dopo più di quattro giorni e solo grazie alle richieste della Lega, il governo riesce ad aggiornare i dati sull'immigrazione che erano fermi a venerdì mattina. L'invasione continua: 17.504 arrivi nel 2020 contro i 4.826 dell'anno scorso. Conte-Pd-5Stelle-Renzi», argomenta Salvini, «faticano perfino a fare delle somme elementari, come potranno far ripartire la scuola, risolvere il dramma economico di famiglie e imprese o gestire l'immigrazione?».
Marco Baldassari @Eleventy
Un percorso costruito all’insegna del Made in Italy, della qualità e di un’idea di lusso contemporaneo lontana dall’ostentazione. Per celebrare questo traguardo, la nuova collezione introduce nuove silhouette, colori più sofisticati e due capsule che raccontano da vicino il mondo personale del fondatore: The Indigo Blue e Active Moments. Ne abbiamo parlato con Marco Baldassari.
La Primavera-Estate 2027 coincide col ventesimo anniversario di Eleventy. Che significato ha per lei questo traguardo?
«Rappresenta la realizzazione di un sogno. In vent’anni siamo riusciti a costruire un marchio internazionale restando fedeli ai nostri valori: produzione italiana, qualità, responsabilità e attenzione alle persone. Oggi guardiamo al futuro con la stessa passione, con l’obiettivo di creare qualcosa di duraturo».
Quanto c’è di lei nelle capsule The Indigo Blue e Active Moments?
«Molto. Cerco sempre di raccontarmi attraverso le collezioni. The Indigo Blue nasce dal mio legame con il denim, reinterpretato in chiave sofisticata e contemporanea. Active Moments, invece, riflette il mio stile di vita: sport, benessere e dinamismo. Sono due mondi che mi rappresentano profondamente».
Chi è oggi il cliente Eleventy?
«È una persona che ama la qualità ma non l’ostentazione. Cerca prodotti autentici, ben fatti e dal valore concreto. Apprezza il Made in Italy e riconosce l’equilibrio tra qualità, design e prezzo che caratterizza il nostro marchio».
Come si è evoluto il concetto di smart luxury negli ultimi vent’anni?
«Il principio è rimasto lo stesso: offrire il massimo valore possibile. Oggi, però, lo smart luxury include anche un forte elemento di contemporaneità. Chi sceglie Eleventy cerca qualità e raffinatezza, ma con uno stile più moderno e rilassato».
La collezione introduce volumi più morbidi e nuove interpretazioni della giacca. È cambiato il modo di vivere l’eleganza?
«Sì. Oggi l’uomo desidera capi più confortevoli e versatili. Abbiamo lavorato su nuove proporzioni, nuove tonalità e nuove forme per offrire qualcosa di distintivo, mantenendo sempre coerenza con il nostro Dna».
Come si evolve il concetto di giacca?
«La giacca oggi è più fluida. L’overshirt, per esempio, è diventata una valida alternativa al blazer tradizionale. Abbiamo inoltre reinterpretato modelli ispirati alla tradizione con materiali nobili e costruzioni più contemporanee».
Se dovesse descrivere l’uomo Eleventy della Primavera-Estate 2027?
«Un uomo contemporaneo e sicuro di sé. Lo immagino con una giacca in lino effetto denim della capsule Indigo Blue, pantaloni dai volumi più morbidi e una polo realizzata in filati pregiati. Un guardaroba raffinato ma disinvolto».
Qual è oggi la vostra definizione di eleganza contemporanea?
«È l’incontro tra qualità, discrezione e funzionalità. L’uomo moderno ha bisogno di capi versatili, capaci di accompagnarlo durante tutta la giornata senza rinunciare a comfort ed eleganza».
Quali sono i valori che restano intoccabili?
«La qualità, innanzitutto. Poi la cura artigianale, l’attenzione ai dettagli e la produzione italiana. Sono le fondamenta di tutto ciò che facciamo».
Oggi il prodotto basta ancora?
«Non più. Oggi il prodotto deve essere eccellente, ma da solo non è sufficiente. I clienti cercano esperienze, relazioni e valori condivisi. Per questo stiamo lavorando per costruire una vera community attorno a Eleventy, creando luoghi e occasioni di incontro che vadano oltre l’acquisto. Un primo passo in questa direzione è stato il concept sviluppato a Istanbul, dove abbiamo aperto un flagship store di circa 400 metri quadrati con un caffè integrato. L’idea è offrire ai clienti uno spazio accogliente in cui fermarsi anche senza l’intenzione di acquistare, vivendo l’universo Eleventy attraverso un’esperienza che unisce design, ospitalità e qualità. Il progetto sta dando ottimi risultati e verrà replicato a breve anche a Doha e in Libano. Stiamo inoltre lavorando per arricchire ulteriormente i nostri spazi con contenuti culturali. L’obiettivo è trasformare i negozi in luoghi di ispirazione, dove moda, arte, design e cultura possano dialogare tra loro. A breve presenteremo anche una nuova collaborazione legata al mondo dell’editoria e dei libri, un progetto che contribuirà a rafforzare questa visione».
Quali sono le prossime aperture internazionali?
«Il 2026 è un anno particolarmente importante per il nostro sviluppo internazionale. A fine giugno inaugureremo un nuovo store stagionale a Saint-Tropez, in Place des Lices, una delle location più prestigiose della Costa Azzurra. Per noi rappresenta un traguardo significativo perché ci permette di entrare in contatto con una clientela internazionale molto qualificata e di consolidare ulteriormente il nostro posizionamento nel segmento del lusso contemporaneo. A luglio sarà invece la volta di Chicago, una piazza strategica per il mercato americano, che continua a essere uno dei più dinamici e promettenti per il brand. Gli Stati Uniti rappresentano oggi un’area di forte crescita e un mercato particolarmente ricettivo nei confronti dei valori di Eleventy. Prosegue inoltre il dialogo tra moda e hospitality, un ambito in cui crediamo molto. Siamo recentemente approdati a Santorini all’interno del Sandblu Resort, una delle strutture più esclusive delle isole greche. Essere presenti in contesti di questo livello significa intercettare i clienti nei luoghi che frequentano durante il tempo libero, in un momento in cui sono più disponibili a vivere un’esperienza di brand autentica e rilassata».
Continua a leggereRiduci
Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
Continua a leggereRiduci
Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Il Pontefice ha ricordato ai membri della Fondazione Jérôme Lejeune che la scienza «non può decidere sul destino delle persone». Un intervento frontale nel dibattito in corso sulla legge per il suicidio assistito.
In un’epoca in cui l’efficienza tecnica sembra voler dettare le coordinate dell’esistenza umana, le parole pronunciate ieri da papa Leone XIV sono un chiaro antidoto contro la tentazione di trasformare l’arte medica in uno strumento di selezione: «nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana!
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?