
La notizia è di due giorni fa, ultimo atto, almeno sul piano economico, di una vicenda che si trascina da quasi cinque anni. E che ha distrutto la carriera di un medico. Oltre 240.000 euro di risarcimento per un licenziamento illegittimo, calcolato secondo i criteri indicati dalla Corte costituzionale. Ventiquattro mensilità, interessi e rivalutazione compresi. È questa la decisione che chiude il lungo contenzioso tra l’Azienda sanitaria provinciale e Saverio Tateo, ex primario di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, allontanato nel 2021 nel pieno del caso legato alla scomparsa della ginecologa Sara Pedri.
Il giudice del lavoro Giorgio Flaim, applicando i principi fissati dalla Consulta, ha stabilito che l’indennità per l’illegittimo licenziamento di un dirigente pubblico deve essere parametrata al trattamento di fine rapporto. Una questione tecnica, ma decisiva, che ha prolungato di mesi una vicenda già segnata da anni di esposizione mediatica e giudiziaria. La sentenza certifica un punto fermo: quel licenziamento non era legittimo. Il resto, però, era già accaduto.
È l’ottobre 2021 quando Tateo viene rimosso dalla direzione del reparto di ginecologia del Santa Chiara mentre Trento è scossa dalla scomparsa di Sara Pedri, sparita il 4 marzo di quell’anno e mai più ritrovata. La Procura apre un’inchiesta ipotizzando maltrattamenti e un clima lavorativo vessatorio. Attorno al reparto si addensa un sospetto che travolge la figura del primario, indicato come responsabile di una gestione ritenuta opprimente.
Il procedimento penale segue il suo corso, lento e complesso. Nel frattempo, però, la decisione dell’ente sanitario è definitiva. La carriera di Tateo si interrompe prima che un giudice si pronunci sulle accuse.
Il 31 gennaio 2025 il Tribunale di Trento ribalta l’impianto accusatorio. Il giudice Marco Tamburrino assolve Tateo e la sua vice Liliana Mereu con la formula piena: perché il fatto non sussiste.
Le motivazioni, depositate nel giugno successivo in circa 175 pagine, tracciano un confine netto. Il giudice riconosce tensioni, conflitti, uno stile direttivo esigente, ma esclude che tutto ciò integri il reato di maltrattamenti. Non emerge un disegno persecutorio, né una condotta sistematica penalmente rilevante. Le difficoltà organizzative e lo stress lavorativo restano al di qua della soglia penale.
L’Ordine dei Medici di Forlì-Cesena parla esplicitamente di assoluzione piena e sottolinea come le accuse - mosse anche da numerose parti civili - siano state ritenute non dimostrate dal tribunale.
L’assoluzione, tuttavia, non è definitiva. La Procura di Trento ha impugnato la sentenza, sostenendo che alcune prove e testimonianze non sarebbero state correttamente valutate. Il processo è quindi destinato a proseguire in Corte d’Appello. Si tratta di una rivalutazione del materiale già acquisito, non di nuove contestazioni.
Resta inoltre ancora aperta la questione del reintegro. Già nel 2023 il giudice del lavoro aveva dichiarato illegittimo il licenziamento e disposto il rientro di Tateo in azienda. Su questo punto, però, il procedimento non è concluso: l’Azienda sanitaria ha fatto valere profili di incompatibilità ambientale e il tema è tuttora sub iudice.
Un fronte distinto da quello penale e risarcitorio, ma centrale sul piano professionale, perché riguarda la possibilità - o meno - di un ritorno effettivo nell’organizzazione sanitaria trentina.
Tateo non lavora più a Trento. Ha lasciato l’Italia, oggi esercita in Francia. Il risarcimento riconosciuto a gennaio quantifica un danno giuridico. Non ricostruisce una carriera, non restituisce il tempo trascorso sotto accusa. Sul piano giudiziario, il risarcimento ha chiuso il capitolo economico del licenziamento. Resta aperta anche la partita del reintegro. Per Saverio Tateo, nel frattempo, la carriera professionale si è già spostata altrove, ben prima che i procedimenti arrivassero a definizione.






