A Roma, in tribunale, ci sono i topi: lo rileva Unicost (Unità per la Costituzione), una delle associazioni-partitini della magistratura, dichiarando lo sconcerto per la «perdurante presenza di topi e relativi escrementi in alcuni locali del Tribunale penale di Roma» e che, poiché ci sono i topi in questi locali, è «paradossale» che si prospetti, attraverso una riforma costituzionale approvata dal Parlamento, l’istituzione di due Csm e dell’Alta Corte con un aggravio di spesa annua triplicato rispetto agli attuali costi di un unico Csm».
A una mente di media intelligenza come la mia sembra di poter sintetizzare il tutto nel seguente breve ragionamento: siccome ci sono i topi e gli escrementi in Tribunale a Roma, non è il caso di fare la riforma perché, evidentemente, con due Csm e l’Alta Corte si moltiplicherebbero i topi e, quindi, le spese di derattizzazione. Mah. Io posso capire che la presenza di topi in tribunale, sempre con la presenza di loro escrementi al seguito, soprattutto in tribunali dove la carta ancora prevale sulla digitalizzazione, possa provocare forti disagi, perché mettere un topo tra la carta è come metterlo nel formaggio. Quindi, come dice Unicost, c’è «l’urgenza di interventi e risorse necessari per risolvere anche queste gravi criticità logistiche e di vivibilità… a fronte di una riforma costituzionale che non affronta in alcun modo questi problemi reali».
D’accordo su tutto, ma che per una derattizzazione occorra bloccare la riforma sulla giustizia che prevede la separazione dei giudici inquirenti da quelli giudicanti, per favorire la disinfestazione di un tribunale dalle cacche dei topi, ebbene, in questi mesi ne abbiamo sentite di tutti i colori contro la riforma, tutte opinioni legittime, ma questa dei topi ci pare francamente insostenibile. I topi e la figura dell’acchiappa ratti sono il soggetto di una fiaba tedesca piuttosto famosa, Il pifferaio di Hamelin, che racconta di un evento tragico accaduto nella Bassa Sassonia nel XIII secolo. Per chi vuole approfondire, può andare a leggersi La peste di Albert Camus, con l’invasione dei topi nella città di Orano in Algeria. Questo tipo di ragionamenti somiglia molto a quello che attribuiva il pessimismo di Giacomo Leopardi al fatto che il medesimo avesse la gobba. Cioè, unire delle cose che non c’entrano assolutamente nulla ma, per motivi vari, e certamente non nobili, messe insieme per comodità.
Ci mancava un motivo in più per andare contro la riforma della giustizia e si è trovata la scusa della mancata derattizzazione. Che ci sia un problema di risorse e anche di organico della magistratura non c’è dubbio, così come esiste un problema di efficienza legato alla mancanza di alcuni supporti, quelli digitali e telematici e, quindi, occorre intervenire anche su di essi. Ma che un tribunale, magari con l’ausilio del Comune che a queste cose è spesso delegato, non sia in grado di procedere a una disinfestazione murina, detta derattizzazione, volta a togliere di mezzo la popolazione di surmolotti, che sarebbe il ratto delle chiaviche, tarponi o pantegane, i ratti neri, razza molto invasiva, e topi, detti anche topi comuni per distinguerli dai topi selvatici e dai topi campagnoli, ci pare francamente impossibile.
Anche perché, mentre per la dotazione di organico alla magistratura, magari la costruzione di nuovi tribunali o qualsivoglia spesa importante, occorrono molti soldi, per una derattizzazione si può agire anche direttamente, cioè in proprio, acquistando in qualche negozio delle strisce collose alle quali i ratti rimangono attaccati, o delle sostanze gassose, o le classiche trappole con tanto di mangiatoie da fissare nei luoghi ove si trovano gli escrementi perché il defecatore torna sempre sul luogo della defecazione così come il delinquente torna sempre sul luogo del delitto.
Ora, poiché i magistrati sono purtroppo impegnati tutti i giorni e hanno a che fare con i delinquenti umani, certamente troveranno il modo per eliminare questi delinquenti animali.
Capite bene che scrivere su questo tema è anche complicato perché sono affermazioni talmente fuori dal mondo che non sappiano se ridere o piangere. Nell’incertezza è sempre meglio rilevare il problema e poi, per quanto possibile, giocarci sopra con un po’ di ironia. Anche perché l’alternativa è una disperazione profonda e completa derivante dal fatto che la discussione sulla riforma dell’Ordinamento giudiziario è finita nella tana di un topo.



