Confindustria scende in campo contro chi contesta l’accordo sul Mercosur così come è stato concepito, ovvero in modo squilibrato senza quelle reciprocità che dovrebbero tutelare il mondo agricolo. L’associazione delle imprese ne sta facendo una battaglia di bandiera sostenendo che il No della Lega e dei 5 stelle rischia di far perdere al sistema Paese 14 miliardi di euro. Il presidente degli industriali, Emanuele Orsini, sollecita «l’applicazione immediata dell’accordo provvisorio perché sospenderlo sarebbe una pazzia».
E in modo provocatorio ha detto: «Allora eliminiamo le differenze tra industria e agricoltura», sottolineando che gli agricoltori «pagano accise ridotte sul gasolio, hanno agevolazioni sull’Imu e una lista di altri sgravi». A sostegno del settore ci sarebbero misure pari a 13,5 miliardi l’anno come indicato dal Crea, il Consiglio per le ricerche in agricoltura, tra cui l’aliquota media del 15% sui redditi ottenuti dalla vendita dei prodotti agricoli e del 25% sui servizi.
Ma per Coldiretti il tema chiave è la reciprocità e l’assoluta uguaglianza di regole. Il presidente Ettore Prandini, in un lungo articolo per l’Informatore zootecnico, sottolinea che «l’export è la locomotiva dell’agroalimentare made in Italy che ha chiuso il 2025 a 73 miliardi. Ma non possiamo accettare scelte che possano mettere nell’angolo le nostre produzioni e penalizzino i consumatori. Siamo favorevoli alle aperture commerciali con tutti i Paesi del mondo a condizione che le regole ferree imposte dalla Ue su agrofarmaci, sostenibilità e rispetto dei diritti del lavoro siano richiesti a tutti quei Paesi che vogliono esportare sul territorio europeo. Assistiamo, invece, a una deregulation su deforestazione e sistemi di allevamento nei Paesi terzi».
Secondo Prandini è quanto avviene «in particolare in Brasile e Argentina. In Brasile sono applicati oltre 37 fitofarmaci con principi vietati in Europa, così come negli allevamenti è consentito l’uso di ormoni e antibiotici messi al bando da anni nelle stalle europee». L’obiettivo è uno solo, dice Prandini, «fermare le importazioni sleali» e richiama ai controlli. «Attualmente solo il 3% di quello che passa le frontiere europee viene fisicamente verificato».
Nel merito delle politiche di sostegno all’agricoltura, interviene il presidente della Cia, Cristiano Fini: «Il settore agricolo non è come altri. Non percepisce una adeguata remunerazione rispetto ai prodotti che vende sul mercato perch,é a livello europeo, abbiamo standard qualitativi e sanitari diversi dagli altri Paesi e costi energetici e di manodopera più alti». Fini, poi, contesta la tesi che gli agricoltori statunitensi ricevano meno sostegni: «Negli Usa c’è la Farm Bill che è l’equivalente della Pac e sostegni per la transizione green. Quando i prezzi dei fertilizzanti sono schizzati facendo aumentare i costi di produzione, il governo è intervenuto a suon di miliardi. In Sudamerica, hanno costi di manodopera un decimo del nostro, ci manca pure che abbiano contributi generosi».







