È fuoco incrociato sulla nomina del presidente del Consiglio di sorveglianza di Siemens, il danese Jim Hagemann Snabe, come inviato speciale della Commissione Ue per l’Intelligenza artificiale.
In particolare, stando all’annuncio dell’incarico fatto la scorsa settimana, Snabe fornirà consulenza al presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e al vicepresidente Henna Virkkunen, fino alla fine di marzo del prossimo anno.
Le critiche, arrivate da più fronti, riguardano soprattutto il fatto che Snabe, pur sospendendo la sua partecipazione in organismi di gestione di altri due colossi americani del digitale, il Comitato consultivo di Google Cloud e il Consiglio di amministrazione di C3.ai, resterà invece nel Consiglio di sorveglianza (Supervisory board) della tedesca Siemens Ag, senza che la Commissione abbia nulla da obiettare.
Quaranta eurodeputati che fanno parte dei Verdi, dei Socialisti e democratici, di Renew e di The Left (quindi anche della maggioranza di Ursula von der Leyen) hanno chiesto alla Commissione maggiori dettagli. L’interrogazione non è stata firmata da nessuno del Ppe. La preoccupazione, come scrive Politico, è di un possibile conflitto di interessi. Nel dettaglio hanno chiesto informazioni sul «mandato, la selezione e la valutazione del conflitto di interessi». Ciò che insospettisce è la pressione esercitata da Siemens contro le misure prese in Europa per regolamentare l’uso dell’Intelligenza artificiale. Ora, come riferito da una nota della Commissione, Snabe «consiglierà il presidente Von der Leyen e il vicepresidente esecutivo per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, su questioni legate proprio all’Intelligenza artificiale industriale, al fine di massimizzare il potenziale di trasformazione dell’IA in tutta l’Ue».
Quattro organizzazioni anti corruzione, tra cui Transparency international e Lobbycontrol, hanno chiesto la revoca della nomina in una lettera aperta indirizzata alla Commissione. Nella missiva, visionata dalla Deutsche presse-agentur, si legge che la nomina del manager danese rischia di minare la fiducia dell’opinione pubblica nei processi decisionali della Ue. «Anche con le più rigorose misure di salvaguardia, non sarebbe in grado di agire in modo imparziale, indipendente e obiettivo nell’interesse pubblico», si afferma nel documento, sottoscritto anche dalle organizzazioni non profit Corporate Europe observatory e The good lobby. Le Ong vedono criticità nel possesso di azioni di una società di IA. «Chi continua a trarre profitto dal successo dei grandi gruppi tecnologici e industriali attraverso il possesso di azioni non può agire come un architetto indipendente della politica europea in materia di IA», ha dichiarato Felix Duffy di Lobbycontrol.
Anche il vicepresidente del Parlamento Europeo, la tedesca Katarina Barley (Spd), ha criticato la nomina: «La scelta del presidente del Consiglio di sorveglianza di Siemens come consulente speciale per l’IA fa temere che la politica industriale in questo settore venga d’ora in poi dettata principalmente dalle e per le grandi aziende tecnologiche, a scapito della protezione del clima e del bene comune».
Il portavoce della Commissione, Balazs Ujvari, venerdì scorso, rispondendo alla richiesta di chiarimenti, aveva detto che saranno adottate specifiche misure di sicurezza per evitare conflitti di interesse, ma senza fornire ulteriori dettagli.
L’eurodeputato (S&D), Dario Nardella, nonché relatore al Parlamento Ue della legge sull’Intelligenza artificiale, ha denunciato attività di lobbying da parte di Siemens contro il provvedimento legislativo. Su tali accuse la Commissione si è limitata a dire che «oramai la legge è in vigore e il consigliere speciale non sarà coinvolto negli aspetti legislativi o normativi, ma solo nell’innovazione».






