Europa a pezzi

L’Ue è una minaccia in ogni ambito: a Bruxelles l’evento sui «bimbi Lgbt»
Ursula von der Leyen (Ansa)
Nato su iniziativa del gruppo Renew (Macron), tra i relatori dell’incontro di domani all’Eurocamera persino dei «bambini queer». Inselvini (Fdi-Ecr) insorge: lettera di protesta alla presidente Metsola e interrogazione.

Ci sono i finanziamenti dell’Unione europea dietro l’evento che dovrebbe (e speriamo che il condizionale sia d’obbligo) tenersi domani all’Europarlamento di Bruxelles sui diritti dei «bambini Lgbtiq+».

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Gli esperti svelano che, tramite intermediari e doppie polizze, la flotta ombra copre i viaggi con cui continua a trasportare greggio, nonostante l’embargo. Macron e Sánchez acquirenti record del gas liquido di Mosca.

Ipocrisia: «Simulazione di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni». Così la Treccani ci aiuta a descrivere il comportamento dell’Europa, che con il volto buono inneggia agli eroi ucraini e con la mano santa attinge al portafogli per sostenere la loro resistenza all’invasore russo, ma intanto foraggia la guerra di Vladimir Putin.

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L’idolo della Ue cambia la Costituzione per far fuori il presidente ungherese
Peter Magyar (Ansa)
Peter Magyar si sbarazzerà del capo di Stato sgradito. A Giorgia Meloni certe riforme sono vietate.

Laboratorio di democrazia in Ungheria. Il premier di centrodestra Peter Magyar si prepara a fare una legge costituzionale che manderebbe a casa il presidente Tamàs Sulyok, da lui definito «una marionetta di Orbán».

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Manifattura italiana al top da 4 anni: fa meglio di Spagna, Germania e Francia
iStock
A maggio l’industria accelera, così come il mercato dell’auto I dati buoni però potrebbero spingere Bruxelles a non aiutarci.

L’industria europea ha un nuovo copione e non è quello che si recitava fino a qualche anno fa nei salotti di Bruxelles. La trama si è ribaltata senza chiedere permesso: la Germania rallenta, la Francia inciampa, la Spagna frena.

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La Meloni e Giorgetti sono sempre meno convinti di ricorrere al programma «Safe», dal quale il nostro Paese aveva prenotato 15 miliardi. Il vantaggio sul pagamento degli interessi è praticamente inesistente. E poi ci sarebbe il costo della burocrazia Ue.

Ai cantori delle virtù salvifiche per l’Italia del debito comune Ue pare essersi rotto il giocattolo tra le mani.

Infatti, per quanto riguarda il finanziamento delle spese per la difesa, è passato senza colpo ferire il termine del 31 maggio (non perentorio) per firmare l’accordo di prestito per lo strumento Safe, per il quale l’Italia aveva opzionato la somma di 14,9 miliardi.

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