Un aspetto positivo della vicenda del botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni è che contribuisce a fare chiarezza su ciò che dovrebbe essere la ragione sociale del centrodestra rispetto alla sinistra.
La solidarietà per le parole rivolte da Trump al presidente del Consiglio italiano, infatti, è arrivata sì da sinistra, ma con il prevedibile rimorchio del logoro slogan «ci vuole più Europa».
Ultimo in ordine di tempo il capogruppo del Pd in Senato, Francesco Boccia, che ieri ha rilasciato una serie di dichiarazioni all’Adnkronos. Boccia ha espresso «il nostro sostegno, la nostra solidarietà a Giorgia Meloni per le frasi tipiche di Trump, vergognose». Ma ha colto l’occasione per attaccare il governo, perché gli attacchi del presidente Usa sono «il fallimento della politica estera nelle relazioni tra Italia e Stati Uniti». «Stiamo parlando di un presidente degli Stati Uniti, di un’amministrazione nazionalista, fuori dagli schemi, che sta facendo molti danni negli Stati Uniti e che ha un’unica ossessione, cioè quella di dividere l’Europa, e Giorgia Meloni purtroppo questa cosa o non l’aveva capita o si era illusa che con la sua relazione speciale, che ci ha narrato e raccontato anche in Parlamento più volte, avrebbe forse cambiato il corso degli eventi, invece è Trump che ha cambiato lei, nel senso che è finita male» ha detto poi Boccia.
«Io penso che l’unica strada seria che possa seguire Giorgia Meloni in questo momento sia l’Europa, l’europeismo del nostro Paese. L’Italia è sempre stata cuore e braccia dell’Europa, negli ultimi tre anni e mezzo l’Italia è stata in punta di piedi in Europa e questo non è il nostro ruolo politico, ora mi auguro che in quest’ultimo anno di legislatura recuperi», ha poi concluso l’esponente dem.
Naturalmente una lettura di questo tipo dovrebbe far suonare ben più di un campanello d’allarme nel centrodestra italiano, mostrando i pericoli politici di un allontanamento dagli Stati Uniti. Le braccia materne della sinistra europeista, infatti, non vedrebbero l’ora di accogliere una maggioranza pentita del rapporto stretto con l’amministrazione Usa.
L’agenda europea però è quanto di più indigeribile ci possa essere per una destra contemporanea. Soprattutto, l’occasione storica di una Casa Bianca a guida repubblicana, nettamente schierata su temi identitari, rappresenta una opportunità storica da capitalizzare, piuttosto che da archiviare prematuramente.
È chiaro che Donald Trump è un presidente da approcciare con circospezione. Tuttavia, le posizioni politiche oggi portate avanti dalla Casa Bianca sono quanto di meglio possa capitare al centrodestra italiano, dando una proiezione e una copertura politica fondamentale.
Basti pensare al documento dello scorso novembre sulla Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nel quale Washington afferma a chiare lettere che l’Unione europea mina la libertà politica e la sovranità delle nazioni. Nel documento si legge infatti: «Tra le maggiori problematiche che l’Europa si trova ad affrontare figurano le attività dell’Unione europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la repressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita di identità nazionali e di fiducia in sé stessi». Questi sono temi dirimenti per il centrodestra italiano, quelli che gli elettori che lo votano desiderano vedere presidiati.
Nella nuova strategia americana si parla di coltivare la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa all’interno delle nazioni europee. I temi su cui esistono assonanze sono molti. Basti pensare alle politiche di decarbonizzazione europee e al loro effetto depressivo sull’economia europea, e a come Trump invece abbia neutralizzato gran parte della legislazione green lanciata da Barack Obama e Joe Biden. Immigrazione e Ucraina sono altri temi su cui l’appoggio americano alle politiche del centrodestra è sostanziale.
Rendere stabile una frattura con gli Stati Uniti non è un buon affare per il centrodestra, mentre le sirene europee cantano cercando di attrarre il governo. Una rottura personale può essere gestita e ricondotta a un superiore interesse politico, ed è un esercizio di maturità che il centrodestra italiano dovrebbe esercitarsi a fare. Sullo sfondo, c’è anche il tema, serissimo, del confronto con la Cina. È stata l’amministrazione Trump ad iniziare un serio confronto con Germania e Cina relativamente all’enorme deficit commerciale americano nei confronti dei due Paesi. Da lì nasce la vicenda dei dazi e la richiesta di abbassare le barriere commerciali non di prezzo che l’Unione europea pone nei confronti degli Stati Uniti.
Insomma, unirsi allo schieramento del «più Europa» per fare dispetto a Trump non è esattamente una strategia lungimirante, considerando anche il fatto che le altre cancellerie europee non godono di ottima salute. Emmanuel Macron è da anni su una china discendente, Friedrich Merz è il più impopolare cancelliere tedesco del dopoguerra e il volenteroso rincalzo inglese Keir Starmer si è appena dimesso.







