C’è chi entra in una stanza e abbassa la voce per non disturbare. Christine Lagarde, invece entra in conferenza stampa e abbassa le Borse. Lo farà anche in maniera inconsapevole ma diciamo che ha una certa propensione a seminare il panico. Come dimenticare la conferenza stampa di esordio quando scatenò uno tsunami sui listini annunciando che non era compito della Bce chiudere gli spread. Così quando dice che sui tassi «siamo ben posizionati», i mercati capiscono subito che non c’è spazio per sconti, saldi o tagli di stagione. Viceversa coglie sensazioni negative.
Con tutta probabilità il prossimo movimento sarà al rialzo. Per il momento, comunque, i tassi restano fermi al 2%. Infatti l’ inflazione è «in una buona posizione», l’economia europea – parole sue – regge meglio del previsto ai venti contrari della geopolitica, alle tensioni commerciali e al solito catalogo di incertezze globali.
Traduzione simultanea per Piazza Affari e dintorni: rassegnatevi, perché tanto non arriverà nessun sostegno monetario.
Così l’Europa della finanza si veste di rosso. Non quello elegante delle grandi occasioni, ma il colore cupo delle giornate storte. Madrid si prende la maglia nera con un sonoro -2,15%, Milano segue a ruota a -1,75%. Francoforte perde lo 0,63%, Londra lo 0,98%, Parigi prova a limitare i danni ma cede comunque lo 0,29%. Wall Street spinge giù il pedale del pessimismo.
Il messaggio è chiaro: Lagarde non taglia i tassi, e i mercati tagliano le gambe al rialzo. Ma il vero nervo scoperto, quello che fa arricciare il sopracciglio alla Bce, è il cambio. L’euro che gira stabilmente attorno a quota 1,20 sul dollaro comincia a pesare. Ufficialmente la banca centrale non persegue un livello di cambio – lo ripete come un mantra – ma ufficiosamente lo monitora con attenzione quasi affettuosa. Perché un euro troppo forte raffredda troppo l’inflazione, facendola scivolare sotto il target del 2% che a Francoforte guardano con la stessa espressione con cui si parla di una buca improvvisa sull’autostrada.
Christine Lagarde rassicura: il dollaro è debole da marzo 2025, quindi è già nei conti. Tutto incorporato. Tutto previsto. Ma poi ammette che un ulteriore rafforzamento della moneta unica potrebbe costringere la Bce a reagire. Non oggi, non domani. «Ma siamo agili» ripete. Agili come può esserlo una banca centrale che non è esattamente un ginnasta olimpico. Ma il concetto passa.
E mentre i mercati provano a capire se «agile» significhi colomba o falco con scarpe da corsa, Lagarde esonda nella politica. Annuncia che invierà ai leader europei un elenco di riforme indispensabili ad aumentare la competitività del sistema. Non sarà pubblica – perché le cose serie si fanno sempre lontano dai riflettori – ma dentro ci sarà tutto il catalogo dei sogni europei incompiuti: unione del mercato dei capitali, euro digitale, innovazione, autonomia strategica, semplificazione delle regole, rafforzamento delle istituzioni. Insomma, il grande romanzo europeo in versione promemoria.
A Piazza Affari, intanto, si consumano drammi più concreti. Stellantis crolla del 5,71%, trascinata giù dall’intero settore auto europeo, con Volvo che fa da apripista al tonfo. Le banche non se la passano meglio: i «campioni» del credito finiscono sotto pressione, segno che tassi alti sì, ma senza crescita esuberante diventano un’arma a doppio taglio.
E poi c’è lui, il termometro dell’umore globale, il barometro dell’azzardo, il Bitcoin. Che non gradisce per niente l’aria da falco della Bce, né il clima generale di paura. Scende sotto i 67.000 dollari, livello che non vedeva dalla vittoria elettorale di Donald Trump nel novembre 2024. Solo ieri ha perso un altro 7%. Nel giro di un mese il conto è salatissimo: -25%. Più che una correzione, una dieta forzata.
Nel finale, Lagarde si concede una nota diplomatica: benvenuto Kevin Warsh alla guida della Fed, vecchia conoscenza dai tempi della grande crisi finanziaria. Toni cordiali, sorriso istituzionale. Ma il messaggio resta quello: la politica monetaria non farà regali.
E così, mentre l’Europa ufficiale si dice solida, robusta e ben posizionata, l’Europa dei mercati prende appunti, conta le perdite e guarda l’orologio. Perché Lagarde avrà anche detto che l’inflazione è «in una buona posizione», ma a giudicare dalle Borse, gli investitori non lo sono affatto.





