Europa a pezzi

Il caso Epstein decima i laburisti. Arrestato il diplomatico Mandelson
Andrea Mountbatten-Windsor (Ansa)
L’ex ministro e ambasciatore negli Usa in manette per i documenti condivisi con il faccendiere pedofilo. Nuove rivelazioni imbarazzanti sul principe Andrea Mountbatten-Windsor: avrebbe fatto pagare i «massaggi» ai contribuenti.

Il caso Epstein continua a produrre nuove scosse. E a finire sotto i riflettori è, ancora una volta, Andrea Mountbatten-Windsor. Le ultime rivelazioni provenienti dal Regno Unito, infatti, aggiungono dettagli sempre più imbarazzanti ai suoi già controversi rapporti con Jeffrey Epstein. Secondo ricostruzioni emerse da fonti britanniche, durante gli anni in cui ricopriva incarichi ufficiali come inviato speciale per il commercio, Andrea avrebbe inserito, tra le note spese rimborsate dallo Stato, anche servizi di «massaggi» non meglio specificati, insieme a spese particolarmente elevate per voli e soggiorni alberghieri.

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Ue già spaccata su come reagire. L’Eurocamera spinge per lo scontro
Ansa
I parlamentari rinviano la ratifica dell’accordo con gli Usa sulle tariffe. Ma il commissario Maros Sefcovic ribadisce: «Il rispetto di quell’intesa è fondamentale». Antonio Tajani: «L’America non ha interesse a peggiorare la situazione».

Prudenza ma soprattutto confusione. In Europa si va in ordine sparso perché mentre per la Commissione la soluzione migliore è mantenere l’accordo sui dazi raggiunto con gli Usa a luglio, l’Europarlamento ha messo in pausa il processo di ratifica. Il portavoce della Commissione europea per il commercio, Olof Gill, ha spiegato che «ciò che ci interessa è tornare a una situazione di stabilità e prevedibilità il più rapidamente possibile». Il quadro che si ha per farlo è la Dichiarazione congiunta Ue-Usa, ma è necessario «che le nostre controparti americane ci spieghino esattamente cosa sta succedendo, in modo da poter tornare a una situazione in cui le aziende nell’Ue e negli Stati Uniti possano continuare a fare ciò che sanno fare meglio: commerciare, investire, creare posti di lavoro, creare prosperità su entrambe le sponde dell'Atlantico». Insomma calma e gesso, mentre il commissario Maros Sefcovic tenta di ricevere rassicurazioni da Washington.

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L’ultima arringa di Lagarde: adesso rinfaccia agli altri i difetti dell’Unione europea
Christine Lagarde (Ansa)
Il capo della Bce contesta il sistema globale fondato su «mercantilismo e coercizione». Ovvero, i pilastri dell’Ue a trazione franco-tedesca. Che lei fa di tutto per ripristinare.

Christine Lagarde giura al Wall Street Journal che terminerà il suo ottennio a capo della Bce, iniziato nel 2019, smentendo la versione del Financial Times: il quotidiano britannico la dava in uscita anticipata, per consentire a Friedrich Merz ed Emmanuel Macron - soprattutto a Emmanuel Macron - di individuare il suo successore all’istituto di Francoforte prima delle presidenziali francesi del 2027, sulle quali incombe lo spettro della vittoria della destra.

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Dopo la stretta di Bruxelles, la Grecia lavora con Germania, Olanda, Austria e Danimarca per creare centri in Paesi terzi. Intanto dieci Stati, tra cui la Spagna, spingono per pattugliare i luoghi di origine e di transito.

I giudici possono pure ostacolare i rimpatri dall’Italia, ma se l’Europa ha davvero deciso di lottare contro l’invasione, non basteranno magistrati democratici e toghe per il No a tenere spalancati i confini del Vecchio continente. Almeno si spera. Il passo più deciso lo sta compiendo la Grecia, che come noi è sommersa dagli sbarchi, nonostante il calo degli arrivi di clandestini (-21% nel 2025 rispetto al 2024) e il buon numero di espulsioni (tra 5.000 e 7.000 l’anno, che però non compensano i 40-50.000 ingressi nel Paese).

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La leghista Silvia Sardone denuncia: milioni per l’inclusione destinati a progetti opachi. Come street art, tracciamento del cibo, sport e «decolonizzazione» del cinema.

L’europarlamentare Silvia Sardone l’ha definito «delirio ideologico a Bruxelles». Nella miriade dei progetti finanziati dall’Unione europea, l’esponente della Lega è andata a cercare i progetti pro immigrazione, individuando almeno 10 milioni di sovvenzioni all’insegna dell’inclusione. «I fondi europei seguono sempre più spesso logiche ideologiche che generano enormi sprechi», protesta l’eurodeputata. «Iniziative discutibili e dagli obiettivi poco chiari».

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