A Bruxelles si parla di pesca e non solo; l’Ue fa come i gamberi, un passo avanti e due indietro. E come al solito si copre di ridicolo inseguendo il dogma green.
È cominciato nel peggiore dei modi un round molto impegnativo sulla Pac - la politica agricola comunitaria - che peraltro è basato su di una finzione: che non ci sia il convitato di pietra di nome Ucraina. Il commissario all’agricoltura Christophe Hansen non ha ancora parlato perché manda avanti per ora Costa Kadis, suo omologo agli oceani e alla pesca, come se non fosse un pacchetto unico che riguarda la sovranità e la sicurezza alimentare. Si è capito che nel conto pluriennale 2028-2034 ci saranno meno soldi - si rilancia il fondo unico gestito dagli Stati che fa fuori le Regioni e cancella lo sviluppo rurale, tanto a Ursula von der Leyen servono i cannoni non le cascine - e più vincoli, ma se entra Kiev si «mangia» 91 miliardi sui 380 complessivi. Parlarne ora però pare brutto, anche se la Von der Leyen ha una gran voglia di abbracciare Volodymir Zelnsky.
Su una cosa il presidente però non torna indietro: sul dogma ambientale. Si riducono le possibilità di pesca, si insiste sulle etichette terroristiche per il vino, che sta vivendo dal punto di vista commerciale e di consumo, uno dei momenti peggiori. Non si fanno sconti sul Cbam, il balzello sulla CO2 (questa misura l’ha votata l’Eurocamera) con ulteriori costi per chi coltiva in un momento di gravissima crisi economica e di approvvigionamento alimentare, ma si dà una mano alle lobby delle multinazionali, perché vengono attenuate le cautele e le prescrizioni per le bevande energetiche, sui cibi ultraformulati e si ridà fiato al Nutri-score, l’etichetta a semaforo. In breve: il vino che non ha dietro di sé una lobby fa male al punto che bisogna scriverlo in etichetta; i beveroni gonfi di zucchero, taurina e caffeina sono un sorso di salute, le patatine rientrano nella dieta perfetta e l’olio extravergine di oliva (in crisi profondissima) è troppo grasso.
Da Coldiretti arriva un allarme rosso. A partire proprio dalla pesca dove si è toccato il fondo: l’Ue vieterà l’uso del piombo per le lenze e le reti. Lo denuncia l’eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint che da tempo sta seguendo questa «pratica», che è stata allargata anche alla caccia, dove tra cinque anni sarà vietato usare i pallini. Si può pescare solo se le reti restano a galla. Il provvedimento rientra nel Regolamento europeo Reach che impedisce l’uso di pesi di piombo per la pesca professionale - le zavorre oltre i 50 chili vanno eliminate entro cinque anni - e impone l’immediata messa al bando dei fili piombati, provvedimento che riguarda la piccola pesca e 2 milioni di pescasportivi solo in Italia. Scrive la Cisint: «L’eliminazione del piombo negli attrezzi da pesca, che comporta ulteriori balzelli per gli operatori, è l’ultima follia ideologica della Commissione europea». In realtà è la penultima perché, come si è visto, torna in auge tutto l’armamentario pseudo-salutistico su vino, etichette e impronta carbonica, favorendo però gli «amici» della Von der Leyen: le multinazionali del cibo e della distribuzione.
Sul fronte della pesca ci sono altre novità, sempre penalizzanti per l’Italia, che importa circa l’80% del pesce: siamo i più forti consumatori europei, con un esborso di circa 4 miliardi. Costa Kadis ha suggerito: «Siamo a un bivio critico: nonostante un numero maggiore di stock ittici pescati in modo sostenibile, non ci siamo ancora». Dunque altri divieti - soprattutto nel Mediterraneo - e nuove restrizioni. Compensati con l’incentivo alla demolizione dei pescherecci e un sostegno, limitato, all’acquacoltura. Tanto ci sono i Paesi atlantici che vendono il pesce agli altri. La presidenza di turno cipriota ha provato a mediare sostenendo che ci sono 4 miliardi aggiuntivi sul fondo pesca, ma Italia, Francia e Spagna hanno presentato un documento che boccia le proposte della Commissione puntando alla salvaguardia delle nostre flotte attraverso anche stabilità nelle scelte. Che è come sperare di svuotare il mare con un cucchiaio.
Se n’è accorta la Coldiretti che ha dedicato a Bruxelles una giornata speciale alla pesca. Le richieste sono specifiche: almeno 7,3 miliardi da destinare al settore, semplificazione e meno divieti. Luigi Scordamaglia, ad di Filiera Italia e capo area mercati, internazionalizzazione e politiche europee di Coldiretti, ha ricordato che «la piccola pesca rappresenta il 70% della flotta, che si è ridotta del 40% negli ultimi dieci anni, e le nuove regole dovrebbero basarsi su dati concreti e valutazioni d’impatto, non su approcci ideologici». Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca chiede che si rivedano tutte le regole perché «solo nell’ultimo biennio, le giornate di pesca nel Mediterraneo sono calate di oltre il 15%, mettendo a rischio migliaia di pescherecci e famiglie». Ma l’Ue non ci sente. O meglio qualcosa fa: per evitare che la pesca vada a fondo toglie il piombo dalle reti.







