Com’era prevedibile la frase del segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha scatenato il finimondo nel vero senso dell’espressione e ha provocato un paradossale cortocircuito: avere puntati contro l’Italia gli occhi sia dell’America che dell’Iran. Tant’è che il ministro della Difesa Guido Crosetto è andato dritto al punto.
«Le parole “a caso” del segretario generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il governo pro tempore, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale».
I risvolti sul piano nazionale pesano poco visto che per la sinistra un’occasione vale l’altra pur di attaccare il governo e suonare la solita tiritera. I guai invece sono in ben altre latitudini ed è qui che esce la inadeguatezza del politico olandese. Com’è ormai noto, intervistato dalla Fox News, Rutte aveva parlato del contributo dei Paesi Nato all’azione militare statunitense e quindi anche dell’Italia, che forse ha citato non tanto per difendere l’azione della Nato quanto per ingraziarsi come al solito Trump: «Se si guarda l’Italia, 500 aerei militari statunitensi sono decollati da basi statunitensi in Italia per partecipare all’operazione Epic fury. Un sostegno enorme». Apriti cielo: 500 aerei? Per fare cosa? Decollati dalle basi senza passaggio parlamentare?
Ecco perché la battuta di Crosetto («condivido ogni sua parola», ha detto Giorgia Meloni) sulla casualità delle parole pesa parecchio e ci riporta all’adagio andreottiano per cui a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. E infatti Trump ha rincarato la dose e l’Iran ha colto la palla al balzo per accusare l’Italia infilandola nel calderone generale di una situazione tutt’altro che conclusa e tutt’altro che agevole, specie per il traffico di navi italiane o estere che però hanno scambi commerciali con il nostro Paese, specie per l’energia.
«L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all’aggressione contro l’Iran», ha scritto il portavoce degli Esteri iraniani su X. «Essi, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l’aggressione americano-israeliana contro l’Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione. Si tratta di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato - afferma il portavoce dei ministero degli Esteri - in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni unite: una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni unite. L’Organizzazione e i suoi singoli Stati membri che hanno partecipato a tale processo decisionale devono essere ritenuti responsabili di tutte le conseguenze».
A queste dichiarazioni ha dovuto far eco, sempre su X, il nostro ministro, Antonio Tajani: «Ho parlato con il ministro degli esteri iraniano Araghchi», sottolineando che l’Italia ha agito «nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti». Il titolare della Farnesina ha aggiunto di aver chiesto «che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz», così da favorire «il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate».
Finito qui? Macché, nella tradizionale capacità di negoziare fino allo sfinimento delle parti, il ministro iraniano ha ringraziato Tajani per la telefonata e la precisione, ma ha sottolineato «la necessità di una smentita chiara e ufficiale di tali dichiarazioni da parte del governo italiano» per definire che l’Italia «non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare» contro l’Iran e «non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra» contro Teheran.
Insomma un bel ginepraio per tutti. Messo in moto dalla subalternità di Rutte, il quale tra l’altro non ha spento l’irascibilità di Trump nei nostri confronti. «Ho parlato con il presidente Trump, è molto deluso, perché sente che non solo l’Italia ma anche altri Paesi europei, in un momento in cui affrontavamo una minaccia, non solo contro di noi ma più in particolare contro l’Europa, non si sono fatti avanti», ha svelato ai giornalisti il segretario di Stato Marco Rubio. Insomma la vicenda torna a scaldarsi, motivo per cui Crosetto ha preferito la massima chiarezza rispetto al giochino di Rutte. «Il punto di vista di Trump su questo è stato chiaro, non dovrebbe sorprendere nessuno e sono sicuro che queste posizioni emergeranno ancora durante il summit della Nato tra un paio di settimane», ha aggiunto Rubio riferendosi al vertice che si svolgerà ad Ankara il 7 e 8 luglio. «La nostra relazione con l’Italia continua senza impedimenti a ogni livello, a livello militare e ad altri livelli (…) Abbiamo una serie di accordi su minerali critici e anche altre cose che abbiamo messo in fila e che verranno firmati» ma «ovviamente il presidente è molto arrabbiato».
La morale di questa incredibile storia è che quindi siamo attaccati dal regime iraniano perché abbiamo agito accanto all’America nella violazione del diritto internazionale e quindi nei bombardamenti. E siamo attaccati contestualmente dagli Usa perché non abbiamo sostenuto la Casa Bianca contro il pericolo iraniano. Il capolavoro di Rutte è compiuto: produrre il massimo danno col minimo sforzo, cioè una intervista rilasciata senza strategia (o no?). A questo punto vale davvero la pena domandarsi se dobbiamo indebitarci oltre il necessario per comprare armi da «girare» a sostegno di una sovrastruttura talmente cruciale da essere guidata da uno come Mark Rutte.







