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2019-03-23
Mattarella spiazza i fan. Uomo Usa? Mica vero, è lui che ha aperto ai cinesi
Ansa
Quanti diversi Sergio Mattarella esistono per i mainstream media italiani? E - soprattutto - quante semplificazioni, quanti schemini interpretativi troppo rigidi sono stati messi in campo da molti commentatori in questi mesi, rischiando di allontanare dalla comprensione, di rendere più difficile una lettura realistica ed equilibrata delle cose? Proprio la complicata - e non sempre chiarissima - vicenda del Memorandum of Understanding tra Cina e Italia che sarà firmato oggi si è incaricata di mettere in crisi molte «narrazioni» ufficiali. Proviamo a mettere a fuoco sei nodi, sei punti da provare a sviscerare in modo non banale.
1 Da molte settimane, alcuni descrivono l'intesa tra Pechino e Roma come il frutto di una fuga in avanti dell'iperattivo sottosegretario Michele Geraci. Si ricorda il suo viaggetto cinese con Luigi Di Maio (quello reso noto dalla tarantella mediatica sul volo in economy), più una raffica di interviste, e un intenso lavorio, si evince tutt'altro che sgradito alla Cina, dove peraltro Geraci ha lavorato per ben dieci anni. Ma, con tutto il rispetto per il sottosegretario – economista e sinofilo – che ieri mattina cantava vittoria sulle colonne del Financial Times, solo gli ingenui possono credere che abbia fatto tutto da sé, senza che altri se ne accorgessero. Vasti settori istituzionali – a seconda dei punti di vista: purtroppo o per fortuna – hanno concorso alla scelta, o l'hanno avallata. Lo stesso vertice al Quirinale del 13 marzo scorso, quando Sergio Mattarella convocò mezzo governo (il premier Conte, i due vicepremier Salvini e Di Maio, svariati ministri a partire dal titolare della Farnesina Moavero) fu presentato dai media schiacciati sul Quirinale (cioè quasi tutti) come un'occasione in cui il Capo dello Stato aveva posto dei «paletti», aveva «transennato» l'accordo, quasi come un preside costretto a richiamare gli alunni troppo precipitosi. La sensazione è che non sia andata così: quel vertice - più che un freno - fu un avallo del Colle, un timbro del Quirinale all'intesa.
2 Per mesi, i soliti giornaloni hanno descritto il presidente Mattarella come un campione di atlantismo, come il titolare di un filodiretto con Washington. Anche qui, una lettura sfocata: semmai, Mattarella appartiene a una tradizione di sinistra Dc che, almeno da Vittorino Colombo in poi, ha sempre subìto una fascinazione filo-Pechino. Per non dire dell'attenzione democristiana al Vaticano, oggi lanciato in una strategia di intesa con la Cina, anche sacrificando – questa è l'opinione di molti – la libertà religiosa dei cattolici cinesi. È a quelle filiere che Mattarella sembra richiamarsi: e non a caso, nei suoi discorsi dell'altro ieri e di ieri, si è esposto moltissimo a favore della Cina. Tutte cose – è da immaginare – che a Washington non saranno piaciute.
3 Chi in modo ingenuo, chi in modo sincero, molti leader politici italiani tentano da giorni di derubricare la valenza dell'accordo, di presentarlo come occasione commerciale, senza grande valenza geopolitica. Ma due giorni fa ci ha pensato proprio il presidente cinese Xi, dalla prima pagina del Corriere della Sera, a smentirli, affermando la portata strategica dell'intesa. E le immagini di ieri e di oggi avranno (viste da Washington) una forza simbolica: con Pechino che fa intendere a Trump di «essere entrata in casa» del paese ritenuto più amico dell'attuale amministrazione Usa.
4 Guai a sottovalutare le reazioni americane. L'amministrazione Trump ha aperto un ombrello di amicizia verso l'Italia in questi mesi: sia sulla Libia (rispetto alle ambizioni francesi), sia nella dura trattativa con Bruxelles sulla legge di bilancio, sia alimentando fiducia verso i nostri titoli del debito pubblico. Si tratta di cose che tutti – non solo il governo – dovrebbero considerare.
5 La sinistra ha ben pochi motivi per pontificare. Proprio La Verità ha ricordato in questi giorni che cinque anni fa furono Renzi e Padoan (gran cerimoniere l'allora presidente di Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini) a celebrare la cessione al gigante di stato cinese China State Grid del 35% di Cdp Reti, la società della Cassa depositi e prestiti che si occupa delle reti (rete elettrica, rete gas, ecc), cioè l'asset forse in assoluto più strategico.
6 Attenzione al tema telecomunicazioni e 5G. Da giorni, gli attori italiani si sbracciano per dire che il tema è di fatto escluso dall'intesa. Ma proprio Xi, sempre dalla prima del Corriere, ha esplicitamente scritto il contrario, smentendo clamorosamente la controparte italiana. E le dichiarazioni del Quirinale dell'altro ieri («I nuovi strumenti di scienza e tecnologia siano utilizzati e regolati insieme, per la collaborazione e non per competizione e predominio, con cui ciascuno ne riceverebbe minor beneficio») non sono parse granché convincenti: davvero qualcuno è convinto di poter indurre Pechino a decidere pariteticamente con l'Italia?
«Fra i nostri Paesi nessun conflitto»
Il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato ieri, al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accompagnato dalla moglie, il leader cinese si è recato al Colle: sono stati suonati gli inni nazionali italiano e cinese ed è stata issata anche la bandiera della Repubblica Popolare. Successivamente, i due capi di Stato sono entrati nel palazzo per dare inizio al loro incontro.
«La cooperazione tra Italia e Cina sarà rafforzata con intese commerciali», ha dichiarato Mattarella dopo il colloquio con il leader cinese. «La firma del Memorandum è cornice ideale per imprese italiane e cinesi» e - ha proseguito - la Via della seta «è una strada a doppio senso». «Il 2020 sarà l'anno culturale e del turismo tra Italia e Cina», ha continuato il capo dello Stato, per poi ribadire l'auspicio di «rimuovere le barriere per i prodotti italiani». Mattarella si è poi augurato che Roma e Pechino possano avviare un dialogo dedicato alla spinosa questione dei diritti umani.
Il presidente cinese, dal canto suo, è apparso soddisfatto, definendo quello con Mattarella un «incontro fruttuoso». La Cina «vuole uno scambio commerciale a due sensi», ha affermato Xi Jinping. Pechino e Roma «sono due importanti forze nel mondo per salvaguardare la pace e promuovere lo sviluppo», ha proseguito il presidente cinese, per poi dichiarare: «I rapporti tra Cina e Ue sono molto importanti, guardiamo con favore a una Unione Europea unita, stabile, aperta e prospera», sottolineando di «guardare con rispetto al dibattito in corso all'interno dell'Europa» e di essere «ottimista» che i problemi potranno essere superati, dal momento che la direzione intrapresa è quella «giusta». Il presidente cinese - raccogliendo l'invito di Mattarella - si è inoltre detto disponibile a dialogare con l'Unione Europea in materia di diritti umani. «Cina e Italia sono partner strategici con mutuo rispetto e fiducia. Fra di noi non c'è nessun conflitto di interesse e sappiamo entrambi come rispettare le preoccupazioni della controparte», ha affermato Xi Jinping incontrando - insieme al presidente italiano - i rappresentanti del Business forum, del Forum culturale e del Forum sulla cooperazione nei Paesi terzi. Il leader cinese ha quindi affermato che Cina e Italia «dovrebbero mantenere scambi ad alto livello» dando inoltre «il benvenuto al presidente Mattarella perché visiti ancora la Cina».
Successivamente Xi si è recato al Senato, dove ha incontrato il presidente, Maria Elisabetta Casellati, la quale - nel corso del colloquio - ha dichiarato: «La sua visita qui è un segno di grande attenzione e vicinanza alle istituzioni parlamentari, che sottolinea l'amicizia e il rispetto che legano i nostri Paesi". In particolare, l'incontro si è concentrato sullo scambio culturale tra le due nazioni, nell'auspicio di una sempre crescente cooperazione. Il leader cinese ha infine incontrato il presidente della Camera Roberto Fico, il quale ha evidenziato come «dal Parlamento italiano» ci sia «grande interesse ai rapporti con la Cina, come dimostra il dibattito alla Camera di pochi giorni fa con il presidente del Consiglio». Per poi aggiungere: «Siamo pronti a riattivare il protocollo di collaborazione parlamentare fra Camera dei deputati e Assemblea nazionale del popolo cinese inaugurato nel 2001».
L'intensa giornata del presidente cinese si è quindi conclusa con una cena al Quirinale alla presenza di centosessanta ospiti.
Dagli appalti al fisco: i punti del patto
Il Memorandum of Understanding tra Roma e Pechino si avvia ad essere firmato oggi. Italia e Cina si impegneranno così a collaborare nel più ampio contesto della Belt and road initiative: un'iniziativa strategica, annunciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, per espandere l'influenza del Dragone nella regione euroasiatica. Un impegno importante che ha visto la Repubblica popolare investire, sino ad oggi, settecento miliardi di dollari in sessantacinque Paesi.
In quest'ottica, l'accordo quadro dovrebbe comportare un generale rafforzamento dei legami commerciali e delle relazioni politico-diplomatiche tra i due partner. Più nello specifico, uno degli obiettivi del memorandum è quello di incrementare il libero scambio tra i due Paesi: Roma e Pechino puntano infatti ad aumentare gli investimenti bilaterali, la cooperazione nel settore industriale, oltre che a promuovere una maggiore integrazione tra i rispettivi mercati. Sotto questo aspetto, una particolare attenzione sarà riservata agli appalti e alla questione della proprietà intellettuale. Nella fattispecie, l'accordo intende «realizzare scambi commerciali e investimenti aperti e liberi, per contrastare gli eccessivi squilibri macroeconomici, e opporsi all'unilateralismo e al protezionismo», Inoltre, al di là delle mere dinamiche commerciali, un altro punto fondamentale dell'accordo si rivelerà la finanza: verrà infatti istituito un coordinamento bilaterale sulle politiche fiscali e sulle riforme strutturali. Il tutto, rinsaldando la collaborazione tra le istituzioni finanziarie italiane e cinesi.
Una notevole importanza verrà poi conferita agli scambi culturali: l'accordo mira infatti a «sviluppare la rete di gemellaggio tra le città, e a sfruttare appieno la piattaforma dei Meccanismi di cooperazione culturale tra l'Italia e la Cina per portare a termine il gemellaggio tra i siti Unesco dei rispettivi Paesi, allo scopo di promuovere la collaborazione su istruzione, cultura, scienze, innovazione, salute, turismo e benessere pubblico tra le rispettive amministrazioni». Tutto questo, auspicando l'incremento delle collaborazioni tra i think tank e le università.
Infine, il memorandum si trova ad affrontare la questione dell'ambiente: Roma e Pechino si impegnano a «sostenere pienamente l'obiettivo di sviluppare la connettività tramite un approccio sostenibile ed ecologico, promuovendo attivamente la tendenza globale verso lo sviluppo ecologico, circolare e a basse emissioni di carbonio». Sotto questo profilo, i due Paesi dichiarano di voler agire nel rispetto degli accordi di Parigi, con l'obiettivo di contrastare l'inquinamento e il cambiamento climatico. Nelle prossime ore, nel contesto di questo accordo quadro saranno siglate una serie di specifiche intese economiche e istituzionali: nel dettaglio si parla di trenta accordi (undici fra enti privati e diciannove istituzionali) tra aziende italiane e cinesi per un valore globale di almeno sette miliardi di euro. Si tratta di accordi che mireranno evidentemente a rafforzare i legami già esistenti tra Pechino e Roma.
Si pensi che, nel 2018, i rapporti commerciali tra Italia e Cina hanno raggiunto un valore di circa quarantaquattro miliardi di euro: di questi, il 40% afferirebbe alla sola Lombardia per un giro d'affari da 17,6 miliardi di euro. Senza poi trascurare che, secondo la Fondazione Italia-Cina, le imprese cinesi a partecipazione italiana risulterebbero più di 1.700, per un volume d'affari complessivo di ventidue miliardi di euro.
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Indicato come il padre severo che richiama i monelli del governo alla fedeltà atlantica, in realtà il presidente si è esposto moltissimo in favore dell'accordo.Xi Jinping ha incontrato il capo dello Stato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati e ha chiarito di «guardare con rispetto al dibattito in corso all'interno della Ue».Nel Memorandum, i due Stati si impegnano a «realizzare scambi commerciali e investimenti aperti e liberi, per contrastare gli squilibri dell'unilateralismo».Lo speciale contiene tre articoli.Quanti diversi Sergio Mattarella esistono per i mainstream media italiani? E - soprattutto - quante semplificazioni, quanti schemini interpretativi troppo rigidi sono stati messi in campo da molti commentatori in questi mesi, rischiando di allontanare dalla comprensione, di rendere più difficile una lettura realistica ed equilibrata delle cose? Proprio la complicata - e non sempre chiarissima - vicenda del Memorandum of Understanding tra Cina e Italia che sarà firmato oggi si è incaricata di mettere in crisi molte «narrazioni» ufficiali. Proviamo a mettere a fuoco sei nodi, sei punti da provare a sviscerare in modo non banale. 1 Da molte settimane, alcuni descrivono l'intesa tra Pechino e Roma come il frutto di una fuga in avanti dell'iperattivo sottosegretario Michele Geraci. Si ricorda il suo viaggetto cinese con Luigi Di Maio (quello reso noto dalla tarantella mediatica sul volo in economy), più una raffica di interviste, e un intenso lavorio, si evince tutt'altro che sgradito alla Cina, dove peraltro Geraci ha lavorato per ben dieci anni. Ma, con tutto il rispetto per il sottosegretario – economista e sinofilo – che ieri mattina cantava vittoria sulle colonne del Financial Times, solo gli ingenui possono credere che abbia fatto tutto da sé, senza che altri se ne accorgessero. Vasti settori istituzionali – a seconda dei punti di vista: purtroppo o per fortuna – hanno concorso alla scelta, o l'hanno avallata. Lo stesso vertice al Quirinale del 13 marzo scorso, quando Sergio Mattarella convocò mezzo governo (il premier Conte, i due vicepremier Salvini e Di Maio, svariati ministri a partire dal titolare della Farnesina Moavero) fu presentato dai media schiacciati sul Quirinale (cioè quasi tutti) come un'occasione in cui il Capo dello Stato aveva posto dei «paletti», aveva «transennato» l'accordo, quasi come un preside costretto a richiamare gli alunni troppo precipitosi. La sensazione è che non sia andata così: quel vertice - più che un freno - fu un avallo del Colle, un timbro del Quirinale all'intesa.2 Per mesi, i soliti giornaloni hanno descritto il presidente Mattarella come un campione di atlantismo, come il titolare di un filodiretto con Washington. Anche qui, una lettura sfocata: semmai, Mattarella appartiene a una tradizione di sinistra Dc che, almeno da Vittorino Colombo in poi, ha sempre subìto una fascinazione filo-Pechino. Per non dire dell'attenzione democristiana al Vaticano, oggi lanciato in una strategia di intesa con la Cina, anche sacrificando – questa è l'opinione di molti – la libertà religiosa dei cattolici cinesi. È a quelle filiere che Mattarella sembra richiamarsi: e non a caso, nei suoi discorsi dell'altro ieri e di ieri, si è esposto moltissimo a favore della Cina. Tutte cose – è da immaginare – che a Washington non saranno piaciute. 3 Chi in modo ingenuo, chi in modo sincero, molti leader politici italiani tentano da giorni di derubricare la valenza dell'accordo, di presentarlo come occasione commerciale, senza grande valenza geopolitica. Ma due giorni fa ci ha pensato proprio il presidente cinese Xi, dalla prima pagina del Corriere della Sera, a smentirli, affermando la portata strategica dell'intesa. E le immagini di ieri e di oggi avranno (viste da Washington) una forza simbolica: con Pechino che fa intendere a Trump di «essere entrata in casa» del paese ritenuto più amico dell'attuale amministrazione Usa. 4 Guai a sottovalutare le reazioni americane. L'amministrazione Trump ha aperto un ombrello di amicizia verso l'Italia in questi mesi: sia sulla Libia (rispetto alle ambizioni francesi), sia nella dura trattativa con Bruxelles sulla legge di bilancio, sia alimentando fiducia verso i nostri titoli del debito pubblico. Si tratta di cose che tutti – non solo il governo – dovrebbero considerare.5 La sinistra ha ben pochi motivi per pontificare. Proprio La Verità ha ricordato in questi giorni che cinque anni fa furono Renzi e Padoan (gran cerimoniere l'allora presidente di Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini) a celebrare la cessione al gigante di stato cinese China State Grid del 35% di Cdp Reti, la società della Cassa depositi e prestiti che si occupa delle reti (rete elettrica, rete gas, ecc), cioè l'asset forse in assoluto più strategico.6 Attenzione al tema telecomunicazioni e 5G. Da giorni, gli attori italiani si sbracciano per dire che il tema è di fatto escluso dall'intesa. Ma proprio Xi, sempre dalla prima del Corriere, ha esplicitamente scritto il contrario, smentendo clamorosamente la controparte italiana. E le dichiarazioni del Quirinale dell'altro ieri («I nuovi strumenti di scienza e tecnologia siano utilizzati e regolati insieme, per la collaborazione e non per competizione e predominio, con cui ciascuno ne riceverebbe minor beneficio») non sono parse granché convincenti: davvero qualcuno è convinto di poter indurre Pechino a decidere pariteticamente con l'Italia? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/52pt-mattarella-spiazza-i-fan-uomo-usa-mica-vero-e-lui-che-ha-aperto-ai-cinesi-2632498760.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fra-i-nostri-paesi-nessun-conflitto" data-post-id="2632498760" data-published-at="1779373934" data-use-pagination="False"> «Fra i nostri Paesi nessun conflitto» Il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato ieri, al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accompagnato dalla moglie, il leader cinese si è recato al Colle: sono stati suonati gli inni nazionali italiano e cinese ed è stata issata anche la bandiera della Repubblica Popolare. Successivamente, i due capi di Stato sono entrati nel palazzo per dare inizio al loro incontro. «La cooperazione tra Italia e Cina sarà rafforzata con intese commerciali», ha dichiarato Mattarella dopo il colloquio con il leader cinese. «La firma del Memorandum è cornice ideale per imprese italiane e cinesi» e - ha proseguito - la Via della seta «è una strada a doppio senso». «Il 2020 sarà l'anno culturale e del turismo tra Italia e Cina», ha continuato il capo dello Stato, per poi ribadire l'auspicio di «rimuovere le barriere per i prodotti italiani». Mattarella si è poi augurato che Roma e Pechino possano avviare un dialogo dedicato alla spinosa questione dei diritti umani. Il presidente cinese, dal canto suo, è apparso soddisfatto, definendo quello con Mattarella un «incontro fruttuoso». La Cina «vuole uno scambio commerciale a due sensi», ha affermato Xi Jinping. Pechino e Roma «sono due importanti forze nel mondo per salvaguardare la pace e promuovere lo sviluppo», ha proseguito il presidente cinese, per poi dichiarare: «I rapporti tra Cina e Ue sono molto importanti, guardiamo con favore a una Unione Europea unita, stabile, aperta e prospera», sottolineando di «guardare con rispetto al dibattito in corso all'interno dell'Europa» e di essere «ottimista» che i problemi potranno essere superati, dal momento che la direzione intrapresa è quella «giusta». Il presidente cinese - raccogliendo l'invito di Mattarella - si è inoltre detto disponibile a dialogare con l'Unione Europea in materia di diritti umani. «Cina e Italia sono partner strategici con mutuo rispetto e fiducia. Fra di noi non c'è nessun conflitto di interesse e sappiamo entrambi come rispettare le preoccupazioni della controparte», ha affermato Xi Jinping incontrando - insieme al presidente italiano - i rappresentanti del Business forum, del Forum culturale e del Forum sulla cooperazione nei Paesi terzi. Il leader cinese ha quindi affermato che Cina e Italia «dovrebbero mantenere scambi ad alto livello» dando inoltre «il benvenuto al presidente Mattarella perché visiti ancora la Cina». Successivamente Xi si è recato al Senato, dove ha incontrato il presidente, Maria Elisabetta Casellati, la quale - nel corso del colloquio - ha dichiarato: «La sua visita qui è un segno di grande attenzione e vicinanza alle istituzioni parlamentari, che sottolinea l'amicizia e il rispetto che legano i nostri Paesi". In particolare, l'incontro si è concentrato sullo scambio culturale tra le due nazioni, nell'auspicio di una sempre crescente cooperazione. Il leader cinese ha infine incontrato il presidente della Camera Roberto Fico, il quale ha evidenziato come «dal Parlamento italiano» ci sia «grande interesse ai rapporti con la Cina, come dimostra il dibattito alla Camera di pochi giorni fa con il presidente del Consiglio». Per poi aggiungere: «Siamo pronti a riattivare il protocollo di collaborazione parlamentare fra Camera dei deputati e Assemblea nazionale del popolo cinese inaugurato nel 2001». L'intensa giornata del presidente cinese si è quindi conclusa con una cena al Quirinale alla presenza di centosessanta ospiti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/52pt-mattarella-spiazza-i-fan-uomo-usa-mica-vero-e-lui-che-ha-aperto-ai-cinesi-2632498760.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="dagli-appalti-al-fisco-i-punti-del-patto" data-post-id="2632498760" data-published-at="1779373934" data-use-pagination="False"> Dagli appalti al fisco: i punti del patto Il Memorandum of Understanding tra Roma e Pechino si avvia ad essere firmato oggi. Italia e Cina si impegneranno così a collaborare nel più ampio contesto della Belt and road initiative: un'iniziativa strategica, annunciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, per espandere l'influenza del Dragone nella regione euroasiatica. Un impegno importante che ha visto la Repubblica popolare investire, sino ad oggi, settecento miliardi di dollari in sessantacinque Paesi. In quest'ottica, l'accordo quadro dovrebbe comportare un generale rafforzamento dei legami commerciali e delle relazioni politico-diplomatiche tra i due partner. Più nello specifico, uno degli obiettivi del memorandum è quello di incrementare il libero scambio tra i due Paesi: Roma e Pechino puntano infatti ad aumentare gli investimenti bilaterali, la cooperazione nel settore industriale, oltre che a promuovere una maggiore integrazione tra i rispettivi mercati. Sotto questo aspetto, una particolare attenzione sarà riservata agli appalti e alla questione della proprietà intellettuale. Nella fattispecie, l'accordo intende «realizzare scambi commerciali e investimenti aperti e liberi, per contrastare gli eccessivi squilibri macroeconomici, e opporsi all'unilateralismo e al protezionismo», Inoltre, al di là delle mere dinamiche commerciali, un altro punto fondamentale dell'accordo si rivelerà la finanza: verrà infatti istituito un coordinamento bilaterale sulle politiche fiscali e sulle riforme strutturali. Il tutto, rinsaldando la collaborazione tra le istituzioni finanziarie italiane e cinesi. Una notevole importanza verrà poi conferita agli scambi culturali: l'accordo mira infatti a «sviluppare la rete di gemellaggio tra le città, e a sfruttare appieno la piattaforma dei Meccanismi di cooperazione culturale tra l'Italia e la Cina per portare a termine il gemellaggio tra i siti Unesco dei rispettivi Paesi, allo scopo di promuovere la collaborazione su istruzione, cultura, scienze, innovazione, salute, turismo e benessere pubblico tra le rispettive amministrazioni». Tutto questo, auspicando l'incremento delle collaborazioni tra i think tank e le università. Infine, il memorandum si trova ad affrontare la questione dell'ambiente: Roma e Pechino si impegnano a «sostenere pienamente l'obiettivo di sviluppare la connettività tramite un approccio sostenibile ed ecologico, promuovendo attivamente la tendenza globale verso lo sviluppo ecologico, circolare e a basse emissioni di carbonio». Sotto questo profilo, i due Paesi dichiarano di voler agire nel rispetto degli accordi di Parigi, con l'obiettivo di contrastare l'inquinamento e il cambiamento climatico. Nelle prossime ore, nel contesto di questo accordo quadro saranno siglate una serie di specifiche intese economiche e istituzionali: nel dettaglio si parla di trenta accordi (undici fra enti privati e diciannove istituzionali) tra aziende italiane e cinesi per un valore globale di almeno sette miliardi di euro. Si tratta di accordi che mireranno evidentemente a rafforzare i legami già esistenti tra Pechino e Roma. Si pensi che, nel 2018, i rapporti commerciali tra Italia e Cina hanno raggiunto un valore di circa quarantaquattro miliardi di euro: di questi, il 40% afferirebbe alla sola Lombardia per un giro d'affari da 17,6 miliardi di euro. Senza poi trascurare che, secondo la Fondazione Italia-Cina, le imprese cinesi a partecipazione italiana risulterebbero più di 1.700, per un volume d'affari complessivo di ventidue miliardi di euro.
Lo ha detto il premier all’uscita dal Municipio di Niscemi, parlando con i giornalisti: «A febbraio scorso abbiamo varato un decreto, poi convertito in legge ad aprile, per stanziare 150 milioni che avevano l’obiettivo della messa in sicurezza, degli indennizzi e della demolizione delle case. E domani portiamo in Consiglio dei ministri due diversi programmi: uno sulla messa in sicurezza del territorio e sulle opere infrastrutturali; un altro per quanto riguarda gli indennizzi per le famiglie che hanno perso la casa e anche tutto il tema delle demolizioni necessarie».
«Stiamo facendo la differenza rispetto al 1997», ha aggiunto il presidente del Consiglio, che prima di lasciare il comune siciliano ha incontrato in Comune una delegazione di sfollati.
Piero Portaluppi (Fondazione Portaluppi-FAI)
Nei grandi palazzi che hanno disegnato la storia abitativa della grande borghesia industriale della prima metà del secolo XX, sono talvolta i piccoli dettagli a svelare il carattere unico di Piero Portaluppi, uno dei massimi esponenti dell’architettura italiana tra gli anni Venti e gli Anni Cinquanta. Nei particolari poetici e sognanti, inseriti nel contesto dei capolavori più importanti dell’architettura borghese di Milano, è la sintesi di un’opera grandiosa e unica. Un’opera che ha firmato per sempre l’aspetto della capitale industriale d’Italia negli anni della massima espressione della borghesia industriale e allo stesso tempo intellettuale della città. Da oggi, a Villa Necchi Campiglio, sarà possibile rivivere l’opera del grande architetto grazie all’acquisizione da parte del Fondo per l’Ambiente Italiano del patrimonio archivistico proveniente dalla Fondazione Piero Portaluppi, gestita per decenni dai discendenti dell’architetto ed ora messa a disposizione del pubblico. Stiamo parlando di oltre 1.000 disegni autografi tra il 1909 e il 1967, di altrettante stampe fotografiche, appunti e schizzi, 15.000 cartoline oltre a 100 bobine di pellicola che fanno rivivere la storia dei grandi personaggi con cui Portaluppi si relazionava. E ancora, all’ultimo piano della residenza milanese che fu degli industriali Necchi, la ricostruzione fedele dello studio dell’architetto. Da quella scrivania particolare, battezzata «Omnibus» dal suo inventore, nacquero i progetti che cambiarono il volto della Milano che produceva e cresceva vertiginosamente all’inizio del XX secolo.
Piero Portaluppi era nato a Milano nel 1888, quando la città era nel vivo del progresso positivista delle scienze e dell'industria. Figlio di un ingegnere edile, si laurea al Politecnico nel 1910. Nel 1915 partecipando poco più tardi alla Grande Guerra come ufficiale nel Corpo del Genio. La carriera di architetto prese piede da quell’elemento che fece grande la Milano della «belle époque», l’elettricità. Nel 1913 sposa Lia Baglia, nipote dell’industriale elettrico Ettore Conti, che aprì le porte all’estro di Portaluppi affidandogli la realizzazione degli edifici di centrali idroelettriche come quelle ossolane di Verampio e Cadarese, caratterizzate dallo stile eclettico tipico della cultura architettonica industriale dell’epoca. Il carattere estremamente versatile di Portaluppi, rigoroso ma ironico allo stesso tempo (era autore di vignette e bozzetti satirici pubblicati su alcuni giornali), lo resero presto famoso tra la borghesia industriale più in vista del capoluogo lombardo.
Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 Portaluppi viveva il momento di massimo successo professionale. Non solo come architetto, ma anche come urbanista, designato come membro insigne della commissione per il piano di sviluppo milanese. Tra le due guerre, nascono i progetti e le realizzazioni più importanti dell'architetto, tra cui la stessa Villa Necchi Campiglio, concepita con canoni che superavano il razionalismo dominante del ventennio con elementi caratteristici del modernismo, con un’attenzione particolare alla distribuzione degli spazi e all’importanza nei dettagli che resero unica la firma dell’architetto milanese. Per la grande borghesia realizza Palazzo Crespi, dimora della grande famiglia di industriali tessili e proprietari del «Corriere della Sera». Edificio monumentale per imponenza, è alleggerito dalle invenzioni e dalla creatività di Portaluppi, nelle geometrie delle scalinate a spirale, nelle nicchie, nei dettagli impreziositi da una scelta precisa dei materiali, funzionali alle forme. La casa degli Atellani fu anche la sua dimora. Originariamente palazzo storico risalente al Quattrocento (dove è custodita la famosa vigna di Leonardo da Vinci), viene riletto totalmente da Portaluppi nella distribuzione degli spazi e, ancora una volta, dà sfogo ad una creatività che superava le mode e gli stili canonici. L’ironia e la maestria si leggono bene nella facciata interna dell’edificio, dove l’architetto-proprietario realizza una sorta di neobarocco inserito armonicamente nel contesto della casa dell’epoca di Ludovico il Moro. Del periodo è anche il progetto del Planetario Ulrico Hoepli, donato alla città di Milano dall’editore, caratterizzato da elementi apertamente neoclassici come il pronao alleggeriti all’interno dalle decorazioni con scie di costellazioni e elementi geometrici. Quasi di fronte al Planetario, Portaluppi realizza per la borghesia milanese il palazzo della Società Buonarroti-Carpaccio-Giotto in corso Venezia, un edificio con pianta a «u» ispirato dallo stile Secessionista e caratterizzato da un imponente passaggio coperto da un grande arco a tutto sesto decorato al suo interno con elementi romboidali.
Nel dopoguerra, decadute totalmente le ipotesi di collaborazione con il regime fascista, Portaluppi rimase al centro del dibattito sul futuro architettonico di una Milano da ripensare assieme ai più grandi studi come BBPR e Giò Ponti, continuando l’attività di progettazione di palazzi e interni per la committenza alto borghese. Piero Portaluppi si ritira dalla docenza al Politecnico nel 1958, muore nella sua Milano il 6 luglio 1967.
Oggi, grazie alla Fondazione che porta il suo nome ed al Fondo per l’Ambiente Italiano, possiamo immaginare nuovamente il grande architetto al lavoro nel suo studio di via Morozzo della Rocca, fedelmente ricostruito nelle stanze all’ultimo piano di Villa Necchi Campiglio, tra i suoi capolavori più apprezzati nel mondo. A Milano, in via Mozart 14.
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