Zaia va per conto suo. «Pronti a comprare i vaccini per i veneti»
  • Il governatore: «C’è la possibilità di un acquisto diretto, abbiamo già preso contatti. Agiremo rispettando la legge».
  • Confermate le anticipazioni della Verità, creato un fondo apposito da 400 milioni Intanto le varianti del virus portano molti Paesi a diffidare del siero di Astrazeneca.

Lo speciale contiene due articoli.

Ognun per sé e vaccino per (quasi) tutti. Mentre il piano del commissario Domenico Arcuri sembra quello di non avere un piano, a parte lo spot delle «evocative» Primule, le Regioni cominciano a muoversi da sole allungando le distanze da Roma e avviando una sorta di federalismo sanitario d’emergenza. Perché quando partiranno le somministrazioni di massa si dovranno convertire in centri vaccinali anche fiere, palestre, palazzetti. Bisogna predisporre il personale necessario, mobilitare medici, infermieri e volontari, attrezzare le unità mobili e gestire le liste di prenotazione. Il peso di questi investimenti ricadrà sui bilanci delle regioni ma non tutte hanno una macchina organizzativa pronta o i fondi sufficienti. Con il rischio di ritrovarci in autunno con una sorta di transumanza vaccinale dove a spostarsi non saranno solo le persone ma anche fiale, siringhe e diluenti.

La prima che ha lanciato la palla in avanti è stata la Lombardia dove la giunta Fontana ha affidato la sfida logistica delle prossime fasi della campagna di somministrazione all’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Ieri dal Veneto si è fatto sentire il governatore Luca Zaia dicendo che «sul mercato ci sono possibilità di acquisto diretto di vaccini autorizzati dall’Ema e dall’Aifa. Per questo la Regione ha preso contatti, anche per iscritto, per valutare se effettivamente ci sia realmente la possibilità di farlo». Zaia ha poi precisato che «l’eventuale acquisto avverrà comunque nell’ambito della legalità totale e rispettosi di tutte le leggi nazionali e europee e non vuole essere in contrapposizione con l’azione del governo». La disponibilità, ha però aggiunto, «sarebbe immediata: per il primo vaccino si tratta di un prezzo più alto di 4-5 volte rispetto al prezzo di acquisto europeo, mentre in un altro caso sarebbe più basso del 10%: una cosa inspiegabile», ha commentato il governatore del Veneto. Non si sa con chi abbia avviato contatti Zaia. E per quali vaccini. Le big come Pfizer e Moderna hanno stipulato finora i contratti con la Commissione Ue e non hanno interesse a vendere separatamente dal canale europeo, figuriamoci a una singola Regione. Nel contratto fatto dalla Ue, inoltre, gli stati firmatari si impegnano a non trattare separatamente l’acquisto dei vaccini per i quali si è già mossa Bruxelles. Zaia potrebbe però acquistare da uno Stato che li ha già comprati (anche se non sono stati ancora consegnati) e dunque gli rivende vaccini già acquistati per sé. Ma se si tratta di un membro dell’Unione (l’Ungheria?), in base ai dettagli dei contratti conosciuti al momento il singolo Stato può vendere un pacchetto solo a un prezzo uguale o inferiore a quello di acquisto e rimborsare l’Europa del pagamento anticipato prima della consegna come contributo allo stesso sviluppo dei vaccini. Questo vale anche per Astrazeneca. Di certo non si tratta dei vaccini russi e cinesi, Sputnik e Sinopharm, che non sono stati ancora autorizzati dall’agenzia italiana del farmaco né da quella europea. E quindi per ora sono esclusi, in base al ragionamento fatto ieri da Zaia. Vedremo se alle parole seguiranno dei fatti.

In Lombardia, intanto, Bertolaso si sta muovendo sul fronte della logistica per raggiungere l’obiettivo annunciato qualche giorno fa: vaccinare tutti i residenti entro giugno. Per i circa 730.000 over 80 la data fissata per l’inizio delle somministrazioni è stata fissata per mercoledì 24 febbraio. Prima ci si dovrà registrare sul portale: l’over 80 se autonomo, o altrimenti un familiare o il medico di famiglia potranno farlo per lui, dichiara l’adesione alla vaccinazione e inserisce tessera sanitaria e un numero di cellulare. Questo servirà per il secondo step della procedura: la chiamata attiva. L’anziano «vaccinando» verrà contattato da un operatore per ricevere l’appuntamento, con data, orario e luogo in cui avverrà la somministrazione. Non spazi esterni in questo caso, ma i centri vaccinali già coinvolti nella Fase 1, essendo previsto per gli over 80 il vaccino Pfizer (per le persone allettate si andrà a domicilio con il Moderna). Il piano lombardo è stato promosso dall’Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimenti e Farmaci (Oitaf) che a novembre aveva inviato un documento di raccomandazioni al commissario Arcuri senza però ricevere alcuna risposta. «Continuiamo il nostro monitoraggio ma ora ci siamo focalizzati sui piani delle Regioni e delle Regioni Autonome che si sono attivate per mancanza di indicazioni indicazioni strutturate da parte degli organi centrali dello Stato», spiega il segretario generale dell’Oitaf, Marco Comelli. Il piano lombardo, nella versione resa nota il 5 febbraio, comprende uno studio molto dettagliato delle possibili modalità di vaccinazione massiva che è il primo ad adottare gli strumenti raccomandati da Oitaf, in particolare l’utilizzo di simulazioni. «La vaccinazione va affrontata in modo industriale, è necessaria l’adozione degli strumenti di calcolo dei tempi di attraversamento, dei tempi delle singole lavorazioni, di stima della forza lavoro necessaria nelle singole mansioni, tutti elementi presenti nello studio», aggiunge Comelli. Nell’ipotesi di inizio della fase massiva ad aprile e completamento entro agosto, 19 settimane, il picco previsto è di 157.000 somministrazioni al giorno. L’analisi prevede che le squadre vaccinali lavorino per 12 ore su turni di 6 ore. «Portare i tempi da 19 settimane a 12/10, come ventilato, non è però un’operazione produttiva dal punto di vista delle somministrazioni», conclude l’esperto. Ricordando che «nei periodi notturni festivi i vaccini e i vaccinatori ci sono, ma è più difficile avere a disposizione i vaccinandi».


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