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2023-11-11
Sventato il blitz al Csm per salvare la toga del «fisico spettacolare»
Il luogo del delitto di Rovereto. Nel Riquadro, la pm Viviana Del Tedesco (Ansa)
Il Consiglio superiore della magistratura ha tentato di salvare la pm che lo scorso agosto definì il nigeriano che a Rovereto uccise con una gragnola di pugni un’inerme sessantenne, Iris Setti, uno con il fisico «spettacolare». L’apprezzamento per i muscoli mortiferi del trentasettenne Chukwuka Nweke, un vagabondo che si allenava nei giardini tra una birra e un’altra e che aveva anche precedenti per droga, finirono al centro di un’intervista raccolta dalla Verità che fece sobbalzare perfino l’Associazione nazionale magistrati trentina. Il parlamentino delle toghe prese in modo netto le distanze dalla collega, definendo le parole usate nell’intervista come «inopportune». E le due consigliere laiche del parlamentino dei giudici Claudia Eccher (Lega) e Isabella Bertolini (Fratelli d’Italia) qualche giorno dopo formalizzarono al Comitato di presidenza del Csm una richiesta per avviare una pratica nei confronti della toga, Viviana Del Tedesco, che in quel momento era anche facente funzioni di procuratore. La pratica, però, si apprende ora, è finita in un blocco con altre quattro, tutte su femminicidi. E tutte dirette verso una richiesta di archiviazione con un’unica votazione, prima della discussione dell’ordine del giorno. Una istanza del pentastellato Michele Papa e lo sbarramento della leghista Claudia Eccher, però, hanno smosso le acque, riportando il caso indietro alla Prima commissione. Era stata infatti quest’ultima, che si occupa delle incompatibilità dei magistrati e che è presieduta dal laico di Forza Italia Enrico Aimi, a decidere all’unanimità di chiudere l’intero blocco, ritenendo che non ci fossero (anche perché erano stati trasmessi gli atti al vice presidente per l’inoltro ai titolari dell’azione disciplinare) provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare. Le valutazioni quindi non si sono basate su una vera e propria istruttoria, che proprio Eccher ha chiesto invece a gran voce.
«È necessario un ulteriore approfondimento da parte della Commissione. Per rispetto delle vittime ritengo che queste pratiche necessitino di un supplemento istruttorio e di una motivazione specifica», ha precisato Eccher durante il Plenum di mercoledì scorso. «Ricordo a tutti», ha affermato la consigliera leghista durante il suo intervento, «che la Del Tedesco nel caso riguardante l’omicidio di Mara Fait (altro caso avvenuto poco tempo prima a Rovereto), aveva negato il «codice rosso» archiviando la sua richiesta in sette giorni e motivando la sua scelta con la frase: «Che le persone non vadano d’accordo è un discorso, che poi si arrivi a un omicidio è un altro». Fait, infermiera in pensione, è stata uccisa dal suo vicino di casa, un albanese, con il quale da tempo c’erano forti attriti. E in questo caso c’è anche una richiesta di opposizione all’archiviazione avanzata dagli avvocati della vittima che non è stata acquisita né esaminata.
«Una morte annunciata», l’avevano definita gli avvocati Rosa Rizzi e Flavio Dalbosco che da tempo seguivano l’infermiera e che solo poco tempo prima avevano depositato l’ultima denuncia, chiedendo una misura di allontanamento che, però, fu archiviata. Poi Eccher è passata al caso del nigeriano dal fisico bestiale: «Non si può archiviare senza avere nemmeno esaminato i profili problematici della vicenda e motivato su di essi», ha affermato la Eccher, aggiungendo: «Non ci dimentichiamo che vi sono delle dichiarazioni della Del Tedesco che hanno avuto una importante eco mediatica a livello nazionale, tra l’altro quantomeno lesive della memoria di Iris Setti. Vorrei citare testualmente le sue parole: “È un uomo che fisicamente è spettacolare, aveva una puntualità nel firmare in caserma che se gli studenti fossero così puntuali saremmo a cavallo”». Secondo Eccher, «la questione necessita di un approfondimento ulteriore e di una motivazione adeguata sul profilo dell’incompatibilità ambientale». Inoltre, ha sottolineato la consigliera laica, «vi sono dichiarazioni successive della Del Tedesco che anticipa l’esito di tale pratica, già percependo l’archiviazione da parte del Csm». Eccher quindi ha denunciato sia una istruttoria superficiale da parte della Commissione (si potevano, per esempio, chiamare in audizione i dirigenti o la stessa Del Tedesco, il direttivo dell’Anm del Trentino, oppure acquisire altri documenti a disposizione della cancelleria) sia la mancanza di una motivazione sull’archiviazione delle pratiche».
La richiesta al Plenum, avanzata anche dal pentastellato Papa, era quindi di far tornare le cinque pratiche alla Commissione disciplinare che si occupa delle incompatibilità per una nuova e approfondita valutazione. All’unanimità, e senza alcun intervento da parte di nessun consigliere, il Plenum ha votato per il ritorno in Commissione. La palla è tornata quindi al forzista Aimi, che ora dovrà riesaminare tutti e cinque i casi che erano stati bocciati, compresi quelli che riguardano la pm del fisico bestiale.
Killer torna in libertà perché obeso
Obeso e fumatore incallito, pertanto può andare agli arresti domiciliari. Nonostante una condanna a 30 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata da scontare. La motivazione dei giudici del Tribunale di sorveglianza di Torino è che bisogna assicurargli l’assistenza necessaria. Dimitri Fricano, 36 anni, di Biella, l’uomo che nell’estate del 2017 a Sassari assassinò con 57 coltellate Erika Preti durante una vacanza a San Teodoro (Sassari), martedì scorso, dopo sei anni di detenzione, ha lasciato il penitenziario torinese delle Vallette per stabilirsi in una piccola frazione di un comune del Biellese, dalla quale, hanno prescritto i giudici di Sorveglianza, non si potrà allontanare se non per andare dai medici e, in ogni caso, senza mai lasciare la provincia. Quando fu arrestato Fricano era un omone di 120 chili. Oggi il suo peso ha raggiunto i 200 chilogrammi e, stando alle relazioni mediche, non riesce a muoversi se non con l’aiuto delle stampelle o di una sedia a rotelle. I giudici di Sorveglianza nella loro ordinanza hanno elencato tutti i problemi di salute del detenuto. Non solo quelli fisici. A cominciare dalla meningite che lo colpì nel 1989 per passare alla sindrome ansioso depressiva da bulimia, al disturbo di personalità, alla depressione e alle apnee notturne. Inoltre Fricano sarebbe un soggetto a «forte rischio cardiovascolare» sia per la sua condizione di «grande obeso» sia perché è un fumatore incallito. Sarebbero quindi particolarmente elevati i rischi di complicanze cardiache.
Nella documentazione presentata dai suoi difensori, gli avvocati Alessandra Guarini e Roberto Onida, è spiegato che arriva a fumare anche cento sigarette al giorno. Valutazioni che hanno convinto le toghe, che hanno valutato le sue condizioni non compatibili con la permanenza in un istituto di pena. «Non è in grado», è scritto nell’ordinanza, «di assolvere autonomamente le proprie necessità quotidiane e ha bisogno di un’assistenza che non è possibile dispensare nell’istituto». Inoltre, «non può uscire dalla sua cella perché in carrozzina non riesce a spostarsi. Glielo impedirebbero anche le barriere architettoniche interne». L’obesità, poi, appare come irrisolvibile in carcere, perché, valutano i giudici, Fricano sarebbe impossibilitato a seguire una dieta.
«Nel corso della restrizione», annotano i giudici,« si è riscontrato un ulteriore aumento ponderale, in quanto il paziente non può disporre di un pasto ipocalorico (non dispensato dalla cucina dell’istituto) e non segue le indicazioni dietetiche». La depressione e la detenzione, insomma, lo spingerebbero «a consumare in maniera compulsiva alimenti contro indicati». A queste valutazioni si sommano quelle psichiche. Nel corso delle indagini si appurò che Fricano avrebbe scatenato la sua furia omicida su Erika dopo un banale litigio. Lui prima si proclamò innocente, ma confessò un mese dopo. Solo quando ormai tutti gli indizi stavano convergendo su di lui. Nel 2020 la Corte d’appello di Cagliari lo ha condannato a 30 anni. Una pena che lui stesso, scrivono i giudici di Sorveglianza, ora riconosce come «equa», nonostante affermi di non ricordare assolutamente nulla del delitto. Quella con Erika, a suo dire, era una relazione «appagante». E ancora oggi non riesce a spiegare perché l’abbia uccisa.
«Con il tempo», è il parere degli psicologi, «si è abituato ad attribuire la causa ai problemi mentali di cui soffre». L’ennesimo boccone amaro per i genitori di Erika. Mentre il procuratore generale Alberto Benso ha dato il suo parere favorevole, anche perché la detenzione non sarebbe «funzionale alla rieducazione» se Fricano è costretto a restare in una cella «nella passiva sopportazione di una condizione di inferiorità rispetto agli altri detenuti».
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Lo sbarramento di due consiglieri, grillino e leghista, ha impedito l’archiviazione della pratica aperta dopo la nostra intervista alla pm Viviana Del Tedesco sul boia nigeriano. Il dossier rispedito in commissione.Dimitri Fricano uccise con 57 coltellate la fidanzata dopo un litigio in vacanza: condannato a 30 anni, è stato scarcerato con l’ok della Procura. «In cella mangia troppo e male».Lo speciale contiene due articoli.Il Consiglio superiore della magistratura ha tentato di salvare la pm che lo scorso agosto definì il nigeriano che a Rovereto uccise con una gragnola di pugni un’inerme sessantenne, Iris Setti, uno con il fisico «spettacolare». L’apprezzamento per i muscoli mortiferi del trentasettenne Chukwuka Nweke, un vagabondo che si allenava nei giardini tra una birra e un’altra e che aveva anche precedenti per droga, finirono al centro di un’intervista raccolta dalla Verità che fece sobbalzare perfino l’Associazione nazionale magistrati trentina. Il parlamentino delle toghe prese in modo netto le distanze dalla collega, definendo le parole usate nell’intervista come «inopportune». E le due consigliere laiche del parlamentino dei giudici Claudia Eccher (Lega) e Isabella Bertolini (Fratelli d’Italia) qualche giorno dopo formalizzarono al Comitato di presidenza del Csm una richiesta per avviare una pratica nei confronti della toga, Viviana Del Tedesco, che in quel momento era anche facente funzioni di procuratore. La pratica, però, si apprende ora, è finita in un blocco con altre quattro, tutte su femminicidi. E tutte dirette verso una richiesta di archiviazione con un’unica votazione, prima della discussione dell’ordine del giorno. Una istanza del pentastellato Michele Papa e lo sbarramento della leghista Claudia Eccher, però, hanno smosso le acque, riportando il caso indietro alla Prima commissione. Era stata infatti quest’ultima, che si occupa delle incompatibilità dei magistrati e che è presieduta dal laico di Forza Italia Enrico Aimi, a decidere all’unanimità di chiudere l’intero blocco, ritenendo che non ci fossero (anche perché erano stati trasmessi gli atti al vice presidente per l’inoltro ai titolari dell’azione disciplinare) provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare. Le valutazioni quindi non si sono basate su una vera e propria istruttoria, che proprio Eccher ha chiesto invece a gran voce. «È necessario un ulteriore approfondimento da parte della Commissione. Per rispetto delle vittime ritengo che queste pratiche necessitino di un supplemento istruttorio e di una motivazione specifica», ha precisato Eccher durante il Plenum di mercoledì scorso. «Ricordo a tutti», ha affermato la consigliera leghista durante il suo intervento, «che la Del Tedesco nel caso riguardante l’omicidio di Mara Fait (altro caso avvenuto poco tempo prima a Rovereto), aveva negato il «codice rosso» archiviando la sua richiesta in sette giorni e motivando la sua scelta con la frase: «Che le persone non vadano d’accordo è un discorso, che poi si arrivi a un omicidio è un altro». Fait, infermiera in pensione, è stata uccisa dal suo vicino di casa, un albanese, con il quale da tempo c’erano forti attriti. E in questo caso c’è anche una richiesta di opposizione all’archiviazione avanzata dagli avvocati della vittima che non è stata acquisita né esaminata. «Una morte annunciata», l’avevano definita gli avvocati Rosa Rizzi e Flavio Dalbosco che da tempo seguivano l’infermiera e che solo poco tempo prima avevano depositato l’ultima denuncia, chiedendo una misura di allontanamento che, però, fu archiviata. Poi Eccher è passata al caso del nigeriano dal fisico bestiale: «Non si può archiviare senza avere nemmeno esaminato i profili problematici della vicenda e motivato su di essi», ha affermato la Eccher, aggiungendo: «Non ci dimentichiamo che vi sono delle dichiarazioni della Del Tedesco che hanno avuto una importante eco mediatica a livello nazionale, tra l’altro quantomeno lesive della memoria di Iris Setti. Vorrei citare testualmente le sue parole: “È un uomo che fisicamente è spettacolare, aveva una puntualità nel firmare in caserma che se gli studenti fossero così puntuali saremmo a cavallo”». Secondo Eccher, «la questione necessita di un approfondimento ulteriore e di una motivazione adeguata sul profilo dell’incompatibilità ambientale». Inoltre, ha sottolineato la consigliera laica, «vi sono dichiarazioni successive della Del Tedesco che anticipa l’esito di tale pratica, già percependo l’archiviazione da parte del Csm». Eccher quindi ha denunciato sia una istruttoria superficiale da parte della Commissione (si potevano, per esempio, chiamare in audizione i dirigenti o la stessa Del Tedesco, il direttivo dell’Anm del Trentino, oppure acquisire altri documenti a disposizione della cancelleria) sia la mancanza di una motivazione sull’archiviazione delle pratiche». La richiesta al Plenum, avanzata anche dal pentastellato Papa, era quindi di far tornare le cinque pratiche alla Commissione disciplinare che si occupa delle incompatibilità per una nuova e approfondita valutazione. All’unanimità, e senza alcun intervento da parte di nessun consigliere, il Plenum ha votato per il ritorno in Commissione. La palla è tornata quindi al forzista Aimi, che ora dovrà riesaminare tutti e cinque i casi che erano stati bocciati, compresi quelli che riguardano la pm del fisico bestiale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/viviana-del-tedesco-csm-2666233283.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="killer-torna-in-liberta-perche-obeso" data-post-id="2666233283" data-published-at="1699695140" data-use-pagination="False"> Killer torna in libertà perché obeso Obeso e fumatore incallito, pertanto può andare agli arresti domiciliari. Nonostante una condanna a 30 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata da scontare. La motivazione dei giudici del Tribunale di sorveglianza di Torino è che bisogna assicurargli l’assistenza necessaria. Dimitri Fricano, 36 anni, di Biella, l’uomo che nell’estate del 2017 a Sassari assassinò con 57 coltellate Erika Preti durante una vacanza a San Teodoro (Sassari), martedì scorso, dopo sei anni di detenzione, ha lasciato il penitenziario torinese delle Vallette per stabilirsi in una piccola frazione di un comune del Biellese, dalla quale, hanno prescritto i giudici di Sorveglianza, non si potrà allontanare se non per andare dai medici e, in ogni caso, senza mai lasciare la provincia. Quando fu arrestato Fricano era un omone di 120 chili. Oggi il suo peso ha raggiunto i 200 chilogrammi e, stando alle relazioni mediche, non riesce a muoversi se non con l’aiuto delle stampelle o di una sedia a rotelle. I giudici di Sorveglianza nella loro ordinanza hanno elencato tutti i problemi di salute del detenuto. Non solo quelli fisici. A cominciare dalla meningite che lo colpì nel 1989 per passare alla sindrome ansioso depressiva da bulimia, al disturbo di personalità, alla depressione e alle apnee notturne. Inoltre Fricano sarebbe un soggetto a «forte rischio cardiovascolare» sia per la sua condizione di «grande obeso» sia perché è un fumatore incallito. Sarebbero quindi particolarmente elevati i rischi di complicanze cardiache. Nella documentazione presentata dai suoi difensori, gli avvocati Alessandra Guarini e Roberto Onida, è spiegato che arriva a fumare anche cento sigarette al giorno. Valutazioni che hanno convinto le toghe, che hanno valutato le sue condizioni non compatibili con la permanenza in un istituto di pena. «Non è in grado», è scritto nell’ordinanza, «di assolvere autonomamente le proprie necessità quotidiane e ha bisogno di un’assistenza che non è possibile dispensare nell’istituto». Inoltre, «non può uscire dalla sua cella perché in carrozzina non riesce a spostarsi. Glielo impedirebbero anche le barriere architettoniche interne». L’obesità, poi, appare come irrisolvibile in carcere, perché, valutano i giudici, Fricano sarebbe impossibilitato a seguire una dieta. «Nel corso della restrizione», annotano i giudici,« si è riscontrato un ulteriore aumento ponderale, in quanto il paziente non può disporre di un pasto ipocalorico (non dispensato dalla cucina dell’istituto) e non segue le indicazioni dietetiche». La depressione e la detenzione, insomma, lo spingerebbero «a consumare in maniera compulsiva alimenti contro indicati». A queste valutazioni si sommano quelle psichiche. Nel corso delle indagini si appurò che Fricano avrebbe scatenato la sua furia omicida su Erika dopo un banale litigio. Lui prima si proclamò innocente, ma confessò un mese dopo. Solo quando ormai tutti gli indizi stavano convergendo su di lui. Nel 2020 la Corte d’appello di Cagliari lo ha condannato a 30 anni. Una pena che lui stesso, scrivono i giudici di Sorveglianza, ora riconosce come «equa», nonostante affermi di non ricordare assolutamente nulla del delitto. Quella con Erika, a suo dire, era una relazione «appagante». E ancora oggi non riesce a spiegare perché l’abbia uccisa. «Con il tempo», è il parere degli psicologi, «si è abituato ad attribuire la causa ai problemi mentali di cui soffre». L’ennesimo boccone amaro per i genitori di Erika. Mentre il procuratore generale Alberto Benso ha dato il suo parere favorevole, anche perché la detenzione non sarebbe «funzionale alla rieducazione» se Fricano è costretto a restare in una cella «nella passiva sopportazione di una condizione di inferiorità rispetto agli altri detenuti».
Jacques Moretti (Ansa)
A restituire la libertà al titolare del locale e a far cadere le braccia al mondo è bastata una cauzione di 200.000 franchi, 215.000 euro, grazie alla quale è tornato a casa il principale accusato per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposo. Secondo i giudici svizzeri, l’obbligo di firma sarebbe sufficiente a evitare il pericolo di fuga. Soldi (pure pochi) che ancora una volta contano più dei sentimenti nella scala gerarchica dei valori; un affronto alle 40 vittime, 6 italiane più 11 feriti, arrivato come uno schiaffo fino a palazzo Chigi e alla Farnesina.
Per questo ieri il premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, hanno preso una decisione di sensibilità: richiamare l’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Corrado, per «rappresentare alla procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del Tribunale delle misure coercitive di Sion di scarcerare Moretti nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico».
L’iniziativa italiana ha un valore diplomatico di prim’ordine e costituisce un precedente, anche se non ha effetti concreti sui rapporti istituzionali fra i due Paesi. Arriva al culmine di un’escalation emotiva contro lungaggini e tecnicismi che inducono a scambiare il garantismo per sottovalutazione d’una strage. «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia», prosegue la nota. «E chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie. La decisione di scarcerare Jacques Moretti rappresenta una grave offesa e un’ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». Il ministro Tajani ha aggiunto: «Siamo molto indignati, come rappresentanti delle istituzioni e come genitori. Per 200.000 franchi si è venduta la giustizia del Canton Vallese. Vogliamo sapere chi ha pagato la cauzione e se ci sono complicità in quanto avvenuto la notte di Capodanno a Le Constellation. È inaccettabile quello che è accaduto ed è inaccettabile la lentezza». Allude al misterioso amico dei coniugi Moretti e ai buchi riguardanti autopsie superficiali, responsabilità comunali, documentazione carente e modalità nebulose nei controlli relativi all’agibilità e alle misure di sicurezza del locale.
Per la cronaca, la moglie del proprietario, Jessica Maric, non è stata incarcerata anche se deve firmare ogni giorno in gendarmeria. Moretti libero è un nuovo colpo alla credibilità - nella prevenzione, nell’organizzazione, nella tradizione di rigore procedurale - della Confederazione, da sempre punto di riferimento per chi vive a Sud delle Alpi e viene deriso, spesso con ragione, per lassismo e maneggi del sistema. Ora, è pur vero che alle nostre latitudini e con il ponte Morandi sulle spalle non possiamo impancarci a dare lezioni di efficienza agli svizzeri, ma l’intera gestione della vicenda (a meno di un mese dallo choc determinato dal rogo maledetto) appare rivedibile soprattutto nella declinazione delle parole «umanità» e «opportunità».
Colto di sorpresa dall’iniziativa di Meloni e Tajani, il governo di Berna ha inteso replicare ai massimi livelli con una dichiarazione del presidente Guy Parmelin in un video pubblicato da Blick, con la quale di fatto giustifica la liberazione del principale presunto responsabile della strage. «Possiamo comprendere l’indignazione ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti. Dobbiamo rispettare la separazione dei poteri e la politica non deve interferire. La giustizia deve svolgere le indagini in modo trasparente e pagare eventuali errori. La stessa cosa sul piano politico».
Una posizione legittima ma fredda come un ghiacciaio, peraltro non condivisa da una parte della società civile di quel Paese. Lo dimostra la decisione di tagliare un buon numero degli eventi organizzati per le Olimpiadi di Milano-Cortina. Alexandre Edelmann, capo di Presenza Svizzera, nei giorni scorsi ha spiegato che «il contesto che si è creato, l’ampiezza mediatica e la dimensione politica ci hanno spinti a ridimensionare tutto», soprattutto a Milano. Concretezza e profilo basso sono indispensabili in questa delicata fase di elaborazione del lutto. Una sensibilità che non si può chiedere al magistrato che ha accettato la cauzione. «Ci sono state omissioni gravi, pecche scandalose», scuote il capo Andrea Costanzo, papà di Chiara, davanti alla foto della figlia. «Sono trascorse tre settimane e lassù c’è chi continua a fare la bella vita».
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E’ cominciato il periodo più “dolce” dell’anno: Carnevale! Le ricette di dolcetti sono infinite, ma la caratteristica gastronomica del “carnem levare” è sicuramente il fritto. Noi allora ci siamo rivolti a una preparazione che accontenta tutti, che risolve una cena o un pranzo, che è una base per un ottimo aperitivo e fa felici i bambini. La mozzarella in carrozza! Non è difficile da fare però dovete avere l’ accortezza di sigillare bene le fette di pane. Per questo potete anche pensare di usare il pane morbido da tramezzini che si sigilla meglio, ma non sarà mai un problema insormontabile. Dunque in carrozza.
Ingredienti – 400 gr di pane in cassetta (o da tramezzini) 400 gr di mozzarella fiordilatte (abbiate cura di scolarla bene) 150 gr di prosciutto cotto, 8 filetti di acciughe sott’olio, 5 uova grandi o 6 medie, farina, pangrattato, sale q.b., 1 litro di olio per friggere (noi usiamo il girasole alto oleico italiano). Se serve un mezzo bicchiere di latte.
Preparazione – Tagliate sottilmente la mozzarella, adagiatene un po’ su una fetta di pancarrè a cui avrete eliminato la crosta (tenete però i ritagli da parte: potete farci dell’ottimo pangrattato), aggiungete o un po’ di prosciutto cotto o un’acciuga, e ricoprite con un’altra fretta di pane. Per far aderire bene potete bagnare con un po’ di latte il perimetro delle fette di pane. Una volta esaurite le fette di pane, sbattete ben bene le uova con un po’ di sale e nel frattempo mettete a scaldare in una padella di generoso diametro l’olio di semi. Ora passate le fette di mozzarella in carrozza prima nella farina, poi nell’uovo e nel pangrattato e di nuovo nell’uovo e nel pangrattato facendo attenzione che il “portafoglio” non vi si apra. Controllate la temperatura dell’olio e friggete un po’ alla volta le mozzarelle in carrozza (ci vorranno circa due minuti per lato).
Come fa divertire i bambini – Date a loro il compito di sistemare gli ingredienti sulle fette di pane.
Abbinamento – Abbiamo scelto una Passerina spumante metodo Charmat, ottima scelta Prosecco, Cartizze o Lugana, volendo andare su una bollicina metodo classico va benissimo il Lessini Durello.
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