2022-10-01
I gufi del virus ora rialzano la testa. Il centrodestra non cada in trappola
Walter Ricciardi e Roberto Speranza (Imagoeconomica)
Guai se gli alleati si limitassero ad aspettare che scada la norma sull’obbligo vaccinale: la aboliscano subito, ridando dignità (e stipendi) a sanitari e personale degli ospedali. Anche sulle mascherine serve più coraggio.Il centrodestra, una volta formato il governo, dovrà mantenere un complicato bilanciamento: né rivoluzione, né pura e semplice continuità. In ogni caso, per il Covid vale lo stesso discorso dell’economia: un conto è la transizione ordinata, un conto è la brutta copia dell’agenda Draghi. Dopo l’ultimo (si spera) blitz di Roberto Speranza, che ha firmato l’ordinanza per prorogare l’obbligo di mascherine in Rsa e ospedali, il partito delle restrizioni ha rimesso fuori la testa. Il consigliere dell’ex assessore potentino, Walter Ricciardi, indossati i consueti panni del poliziotto cattivo, ha provato a giocare al rialzo: l’uso coatto delle museruole, s’è messo a incalzare, va mantenuto «fino a quando la pandemia sarà finita». Ilaria Capua, esperta di polli pur essendo un gufo, ha spiegato che «la mascherina quest’inverno bisognerà rimetterla», alla faccia della quarta dose, buona soltanto per non mandare gli ospedali «in sofferenza». Gianni Rezza parla di aumento della circolazione del virus che «comincia a essere sostenuto». Fabrizio Pregliasco - ormai dà più numeri lui del Superenalotto - ha vaticinato, entro novembre, 90.000 contagi al giorno. È un martellamento che sembra funzionale a incendiare l’atmosfera. L’obiettivo, con ogni probabilità, è di condizionare il programma liberale di Fdi e degli alleati. Il tenore delle accuse che sarebbero rivolte alla coalizione vincente alle urne, qualora essa allentasse la morsa dei provvedimenti, l’ha anticipato l’altro giorno il viropiddino Andrea Crisanti: il centrodestra è «come Trump e Bolsonaro». Il disastro peggiore, però, il prossimo governo lo combinerebbe proprio cadendo nella trappola degli irriducibili. Partiamo dall’obbligo vaccinale, la questione che ha il maggior impatto ideologico, oltre che economico, giacché in ballo ci sono stipendi e tredicesime di medici e infermieri sospesi. Ieri, nella sua intervista a Repubblica, il responsabile sanità di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato, ha ribadito che la misura non sarà rinnovata. Dunque, arriverà a scadenza, il 31 dicembre, ma non sarà abolita appena Giorgia Meloni si insedierà a Palazzo Chigi? Eppure, oltre al valore simbolico del gesto, quale risposta migliore ci sarebbe all’emergenza paventata dalla Capua, se non rimettere in corsia i camici bianchi cacciati e umiliati, nel nome di una persecuzione priva di qualsiasi appiglio scientifico? Ci sono strutture, quali il pronto soccorso di Ciriè, nel Torinese, in cui lavora un solo medico. Gli altri, ha raccontato La Stampa, arrivano da una coop romana. Se, come dimostra l’esempio piemontese, il sistema è di per sé piagato dalla cronica penuria di personale, una sciagura cui sarà difficile porre rimedio in due mesi, almeno vogliamo ridare un po’ di ossigeno ai nosocomi? E reintegrare nel loro diritto costituzionale al lavoro i professionisti defenestrati?Pure sulle mascherine serve coraggio. Altrimenti, si diventa facili prede dell’infida strategia alla Ricciardi. Badate alla prava raffinatezza: l’uomo che sussurra al ministro sostiene che le museruole debbano restare in auge fino alla fine della pandemia. Ma chi decide la fine della pandemia? In virtù di quali parametri? Sottrarsi al mantra «Proteggiamo i fragili» è complicato. Ma giocare al gioco del team Speranza significa cascare in un tranello. Il centrodestra ha gli strumenti per promuovere un radicale cambio di paradigma: basta con costrizioni e divieti, ci si affidi all’intelligenza e al buon senso degli italiani. Per stabilire, come ha ipotizzato l’onorevole Gemmato, che in oncologia magari è utile la Ffp2 e in ortopedia no, è proprio necessaria un’ordinanza del dicastero? Infine, va abbandonata qualunque esitazione sul green pass. Come da programma, Fdi garantisce che non sarà mai più richiesto. Ma si lascerà, semplicemente, decadere il decreto che lo rende indispensabile per visitare i parenti nei reparti e nelle case di riposo? Perché, invece, non abrogare immediatamente questo inservibile orpello? Che senso ha limitare la gioia dell’incontro con un familiare, una delle poche che restano a un nonnino in una Rsa, se già è obbligatorio presentarsi da lui con naso e bocca coperti? E soprattutto, che ne sarà della disposizione con cui, lo scorso marzo, la validità del codice a barre è stata prolungata per quasi tre anni? Una cosa è fare in modo che nessuno sia più costretto a esibire la tesserina verde; un’altra è eliminare per sempre il Qr code, protagonista dell’atroce stagione dell’apartheid vaccinale. Tanto più che la tecnologia alla base del suo funzionamento, la blockchain, si presta a diventare il grimaldello della sorveglianza elettronica targata Ue: dal fascicolo sanitario telematico all’euro digitale, peraltro alacremente promosso da quel Fabio Panetta che, essendo gradito alle cancellerie europee e a Sergio Mattarella, sarebbe stato nella lista meloniana dei papabili per il Mef.La linea è sottile. L’equilibrio è precario. Non si tratta di incarnare il lato deteriore dei negazionisti, ma nemmeno ci si può appiattire sulla macchietta dei responsabili, surrogati di Mr Bce - o, peggio, del fallimentare segretario pd. Sia chiaro: chi voleva ritrovarsi Speranza, ha votato direttamente l’originale.
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Sergio Mattarella e Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)