Il conduttore di Porta a porta si chiama Bruno, come il fondatore dell’Ordine certosino e, generalmente, ha la «pazienza certosina», ma si chiama anche Vespa e, due sere fa, ha tirato fuori le «spine acuminate genitali» (vedi uno studio della Kobe University giapponese che dimostra che non solo le vespe femmine possono difendersi con pungiglione del quale sono dotate) per difendersi dall’aggressore, un parlamentare del Pd, Peppe Provenzano.
Questa non è una difesa d’ufficio di Bruno Vespa, che non ne ha bisogno, ma una presa di posizione contro chi detesta una tv che faccia parlare tutti. Oggi non va più di moda. E che sono tutti Gesù Cristo, «o con me i contro di me»? Datevi una calmata. Prendete dello Xanax magari associato con del Guttalax: a volte, in alcuni soggetti, gli organi interessati dai due farmaci sono collegati.
Come sintetizza bene l’Ansa, «lo scontro è avvenuto durante uno scambio tra Provenzano e Lucio Malan, capogruppo di Fdi al Senato. «Prima ha parlato, adesso lasci parlare», è intervenuto Vespa rivolgendosi a Provenzano. «Stavamo interloquendo dottor Vespa, è legittimo, siamo in uno studio democratico», la risposta dell’esponente Pd. Il conduttore, indicando la sua poltrona, ha chiesto allora a Provenzano: «Vuole venire al posto mio». E il responsabile esteri del Partito democratico ha replicato: «Ci mancherebbe, non lo farei mai. Forse dovrebbe sedersi da quella parte», ha aggiunto, indicando lo spazio del centrodestra. A quel punto Vespa ha sbottato: «Questo non glielo consento, con quello che vedete in giro sulla par condicio, non glielo consento! Ha fatto una battuta, se la poteva risparmiare. Adesso stia zitto, lasci parlare gli altri per favore».
Expertus loquor, parlo per esperienza, se fai parlare tutti sforzandoti di essere imparziale - mi riferisco a una imparzialità numerica degli ospiti tra maggioranza e opposizione - non sempre vieni ripagato di questo. È successo anche a me con un rappresentante del Pd al quale, in un momento della trasmissione un po’ acceso, dissi: «È dura fare politica. Ma, mi creda, anche fare televisione». Mi rispose una cosa del tipo: «Soprattutto per lei che fa entrambe le cose», volendo riferirsi alla mia mancanza di imparzialità. Io non mi chiamo Vespa e non pungo, ma iniziarono a girarmi due componenti del mio apparato genitale e gli risposi come Bruno: «Questo non glielo consento». Molto infastidito perché costui aveva detto il falso. A meno che un conduttore non debba avere le sue opinioni e debba mimare una paralisi facciale da par condicio non assumendo posture o atteggiamenti che le facciano trasparire.
Propongo di far condurre le trasmissioni ai robot frutto dell’Intelligenza artificiale per evitare tutto ciò e farli programmare dalla commissione parlamentare di Vigilanza.
La quale commissione, o meglio la sua componente piddina, puntualmente ha chiesto alla Rai di prendere le distanze da Vespa finendo per suscitare un vero e proprio vespaio sul nulla.
Ma che cazzo (questo termine Vespa, essendo un cardinale della tv non lo userebbe, ma io, essendo un prevosto, posso farlo, anche in onda) avrebbe dovuto fare Vespa? Lasciarsi insultare - perché di insulto alla sua professionalità si tratta - dal deputato Provenzano e non lasciare finire di parlare l’altro senatore di Fratelli d’Italia, Malan, peraltro persona dai modi molto garbati? E se fosse successo a parti inverse, come è successo altre volte in quella trasmissione, nella quale Vespa ha richiamato esponenti della maggioranza, i rappresentanti del Pd avrebbero chiesto ugualmente di censurare Vespa da parte della Rai? Basti ricordare l’epico scontro tra Matteo Renzi, nella stessa trasmissione, e Giorgia Meloni sulla legge elettorale, nella quale l’attuale premier fu ripreso da Vespa stesso con toni accesi e perentori.
Ma di tutti i talk legittimamente a senso unico il Pd non ha nulla da dire? Dico legittimamente perché se non sei servizio pubblico puoi fare le scelte editoriali che vuoi, per carità, ma non è che devi leccare la mano che ti accarezza e mordere quella che non ti accarezza ma ti fa parlare. E tenta di farlo con professionalità, pur non riuscendoci sempre. Chi è senza peccato, scagli il primo televisore.
Ma che «toni sproporzionati e inaccettabili» (vedi cominciato componente piddina della commissione) avrà mai usato? «La prego», «Non le consento»? E chi è Provenzano, un re? Si tratta forse di un delitto di lesa maestà? Qui se c’è qualcosa di leso mi pare che sia la ragionevolezza.
Scriveva il grande Mark Twain che «È meglio tenere la bocca chiusa e lasciare che le persone pensino che sei uno sciocco piuttosto che aprirla e togliere ogni dubbio». Ecco, se l’altra sera in quello studio, qualcuno avesse taciuto, non sarebbe incorso nel rischio paventato da Twain.
Semper idem, sempre la stessa cosa, diceva Cicerone. Sempre la solita minestrina riscaldata, diciamo noi. O sei uno schierato (dalla loro parte) o non sei imparziale. Sarebbe come dire: o sei di parte o non sei imparziale. O sei becco o sei bastonato. O la pensi come me o non pensi proprio.
Lettura estiva consigliata: Trattato sulla tolleranza di tale Voltaire. Ne esistono anche versioni semplificate con mappe concettuali e riassunti.





