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2023-05-17
Il Vaticano persevera sull’abusivismo e benedice gli alloggi del cardinal Bolletta
Konrad Krajewski (Ansa)
«Percorsi istituenti di una possibile società a venire». Con questa involontaria minaccia si chiude un reportage pubblicato sabato dall’Osservatore Romano e dedicato al palazzo occupato dell’Esquilino, diventato famoso a maggio del 2019 per via del Cardinal Bolletta, al secolo Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, che riallacciò personalmente la corrente staccata per una morosità che si trascinava da ben sei anni. Il quotidiano della Santa sede si è lanciato in un elogio delle mille attività che si tengono in via di Santa Croce in Gerusalemme, scegliendo di ignorare la cornice di legalità decisamente precaria, con una generosità che ha sorpreso anche il collettivo che gestisce le case occupate. La comune di “Spin Time Labs” ha esultato via Facebook per la paginata di complimenti vaticani e l’ha contestualizzata come «un atto di coraggio e una presa di posizione» nei confronti di Giorgia Meloni, dopo la visita del premier a Bergoglio. Manco la Meloni fosse il capofila della lotta contro i poveri e gli emarginati, a favore della lobby del mattone.
Nell’ex palazzone di Inpdap e Inps, dismesso nel 2010 e di proprietà dal 2004 del Fondo immobili pubblici, vivono 420 persone di 27 etnie diverse. Dentro, sono attive 24 diverse organizzazioni di volontariato e l’occupazione è stata gestita da Action, “movimento per il diritto dell’abitare”, come lo definisce l’Osservatore Romano, sorvolando sull’esercizio molto libero di tale diritto. Per rendere l’occupazione abusiva un’opera meritoria e irrinunciabile, nel palazzo ci sono, come racconta l’articolo, «laboratori di formazione di ogni genere, un’osteria, un barbiere, una falegnameria, spazi per bambini, uno sportello Asl, un centro d’ascolto per migranti, uno spazio multifunzionale che ospita un’orchestra sinfonica e rassegne di teatro e danza, un punto di distribuzione di generi alimentari per interni ed esterni, la redazione di una rivista di studenti e persino un museo». Il luogo è stato per anni oggetto di tentativi di sgombero, ma da un po’ tutto tace e poi ormai c’è il Vaticano che veglia su tutto quanto e non solo sulle bollette da pagare.
A guidare la cronista dell’Osservatore è suor Adriana, vocazione adulta e matrimonio annullato, che vive nel palazzo e anima personalmente mille attività. Ma che ci fa una religiosa in un palazzo occupato, le chiede la giornalista. E lei, serafica: «Annunciare il Vangelo là dove c’è povertà, disagio, malattia, solitudine è la missione della Chiesa. L’ascolto, lo stare insieme uno accanto all’altro sono le cose più importanti per sentirsi fratelli e sorelle». Non fa una piega. La suora, giustamente, fa la suora. Sono altri, come vedremo, che in questa storia non fanno il loro mestiere. E suor Adriana ricorda anche le difficoltà dei primi tempi: «Le persone erano barricate dentro perché c’era sempre il rischio di uno sgombero. La polizia è venuta tante volte, ma non è mai riuscita a entrare. “Tutti giù” era il grido d’allarme. I bambini erano terrorizzati, urlavano e piangevano. Abbiamo avuto molta paura». Poi, purtroppo, la religiosa si avventura nella filosofia spicciola: «Io capisco che viviamo nell’illegalità ma, mi chiedo, chi è illegale, le persone costrette a vivere così o chi permette che avvenga tutto questo?».
L’inchiesta dell’Osservatore Romano si affida anche alle parole di Lorenzo Romito, architetto, artista e cofondatore di Stalker, «un soggetto politico che si occupa di realtà di margine e di luoghi abbandonati in trasformazione». Romito spiega che questo mix di attività e culture, «di spazi e di relazioni, fanno sì che queste occupazioni non siano ghetti chiusi su sé stessi ma veri e propri laboratori di nuove forme dell’abitare, dell’ospitalità e della gestione dei beni comuni». Un modello di gestione dei beni comuni, che in realtà sarebbero privati, che piace molto al foglio vaticano.
La benedizione a mezzo stampa ha ovviamente deliziato gli organizzatori delle attività nel palazzo occupato. Lunedì, sulla pagina Facebook di Spin Time Labs, è stato rilanciato l’articolo ed è comparso un post vagamente politico. «Non diamo scontata questa pagina di giornale a noi dedicata, anzi la riteniamo, all’indomani della visita della premier Giorgia Meloni al Santo Padre Papa Francesco, un atto di coraggio e una presa di posizione», si legge nella nota. Poche righe che creano una misteriosa contrapposizione tra la Meloni, Bergoglio e gli emarginati. Poi, un moto di orgoglio: «Siamo gli ultimi della terra, ma non per questo non voce in causa, e sappiamo che il nostro “Palazzo” a Roma si distingue da tutti gli altri palazzi, quelli del potere reale, dove le decisioni si prendono sul serio».
Ecco, a proposito di palazzi del potere reale, due mesi fa il sindaco Roberto Gualtieri ha dato via all’iter per acquistare l’immobile occupato dell’Esquilino, «in considerazione della sua specificità sotto il piano abitativo, aggregativo e culturale». Sì, funziona proprio così: dopo anni di occupazione abusiva, conti non pagati e protezione vaticana, passa il Campidoglio e con i soldi dei cittadini regolarizza tutto per meriti speciali. Le opposizioni sono sul piede di guerra e daranno battaglia, ma intanto, vista da Oltretevere, si profila un emblematico caso di carità con i soldi degli altri.
Il governo prepara la stretta sulla sottrazione illegale delle case
Si muove qualcosa, a livello parlamentare, sul fronte del contrasto alle occupazioni abusive delle case. Un fenomeno che negli ultimi tempi, come è noto, è diventato una vera e propria emergenza per l’incolumità e la sicurezza economica di milioni di italiani. Sono sempre più frequenti i casi di proprietari di immobili privati o assegnatari di alloggi popolari che, dopo essersi allontanati per i più disparati motivi dalla propria abitazione, al ritorno devono amaramente constatare che in questa si sono introdotti degli abusivi – molto spesso immigrati clandestini – e che incredibilmente non dispongono degli strumenti legislativi per riprendere velocemente possesso della casa. Alla Camera dei deputati, in commissione Giustizia, sta muovendo i primi passi il cammino della proposta di legge che dovrebbe sanare questo paradosso, aumentando in primis le pene per chi occupa e in secundis dotando le forze dell'ordine di strumenti efficaci per intervenire, cacciando gli abusivi e riportando i legittimi padroni entro le mura dell'abitazione. Nelle prossime settimane il compito del relatore Davide Bellomo (Lega) sarà quello di mettere a punto un testo base, sintesi di tutti i pdl presentati finora sulla materia e non sarà un’impresa facile poiché le proposte della sinistra (in particolare una presentata dal dem Matteo Orfini) vanno in tutt’altra direzione, fornendo anche la possibilità agli abusivi (sulla scorta di quanto fatto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri) di prendere la residenza e allacciare utenze. Le proposte del centrodestra (in particolare quelle di Edmondo Cirielli, Tommaso Foti e Patrizia Marrocco) puntano sull’introduzione di una nuova fattispecie di reato e sull’aumento delle pene per chi occupa, oltre che sulla facilitazione degli sgomberi nell’immediatezza dell’occupazione da parte delle forze dell’ordine. Ieri, in vista della redazione del testo base, è stata giornata di audizioni per i soggetti interessati dalla legge, a partire da Confedilizia, per la quale ha parlato il vicepresidente Vincenzo Nasini. Quest’ultimo ha espresso «soddisfazione per la scelta del Parlamento di affrontare con alcune proposte di legge il tema dell’occupazione arbitraria di immobili», aggiungendo che «si tratta di una questione importante e grave, che vede da troppi anni negati diritti che sono teoricamente garantiti dall'ordinamento». Per Nasini, però, l'aumento delle pene non basta perché è necessario «anche intervenire sui meccanismi operativi, problema che alcune delle proposte di legge opportunamente affrontano». Inoltre, Confedilizia ha apprezzato la decisione del governo di eliminare, con l’ultima Legge di Bilancio, l’Imu sugli immobili abusivamente occupati. Sempre sul fronte immobiliare, anche ieri è stata giornata di polemiche politiche rispetto alla questione del caro affitti, a sua volta collegata alla protesta organizzata degli studenti con le tende. Il governo ha infatti deciso di ritirare l'emendamento che sblocca 660 milioni di euro per l'housing universitario, inizialmente inserito nel decreto Pa. Il dietrofront, però, non riguarda la misura bensì il veicolo: verrà infatti dirottato su un altro decreto di argomento più omogeneo, attualmente in esame in commissione alla Camera. Ciò non ha egualmente impedito che si innescasse una polemica tra maggioranza e opposizione, la quale ha accusato con più esponenti il governo di aver «preso in giro gli studenti» e di aver fatto uno «spot elettorale». Per l’esecutivo hanno replicato il ministro per gli Affari Ue Raffaele Fitto (proponente dell’emendamento in questione e il ministro per i Rapporti col Parlamento Luca Ciriani. Quest’ultimo ha spiegato che l’emendamento è stato ripresentato «ieri sera (lunedì, ndr) alle Commissioni prima e quinta della Camera». «Si tratta di una mera questione tecnica – ha concluso - senza nessun risvolto politico».
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Dopo gli allacci illegali di Konrad Krajewski, l’Osservatore Romano spinge il Comune a pagare per il palazzo dell’Esquilino occupato. Spostato su un altro decreto l’emendamento che stanzia 660 milioni contro il caro affitti.Lo speciale contiene due articoli. «Percorsi istituenti di una possibile società a venire». Con questa involontaria minaccia si chiude un reportage pubblicato sabato dall’Osservatore Romano e dedicato al palazzo occupato dell’Esquilino, diventato famoso a maggio del 2019 per via del Cardinal Bolletta, al secolo Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, che riallacciò personalmente la corrente staccata per una morosità che si trascinava da ben sei anni. Il quotidiano della Santa sede si è lanciato in un elogio delle mille attività che si tengono in via di Santa Croce in Gerusalemme, scegliendo di ignorare la cornice di legalità decisamente precaria, con una generosità che ha sorpreso anche il collettivo che gestisce le case occupate. La comune di “Spin Time Labs” ha esultato via Facebook per la paginata di complimenti vaticani e l’ha contestualizzata come «un atto di coraggio e una presa di posizione» nei confronti di Giorgia Meloni, dopo la visita del premier a Bergoglio. Manco la Meloni fosse il capofila della lotta contro i poveri e gli emarginati, a favore della lobby del mattone. Nell’ex palazzone di Inpdap e Inps, dismesso nel 2010 e di proprietà dal 2004 del Fondo immobili pubblici, vivono 420 persone di 27 etnie diverse. Dentro, sono attive 24 diverse organizzazioni di volontariato e l’occupazione è stata gestita da Action, “movimento per il diritto dell’abitare”, come lo definisce l’Osservatore Romano, sorvolando sull’esercizio molto libero di tale diritto. Per rendere l’occupazione abusiva un’opera meritoria e irrinunciabile, nel palazzo ci sono, come racconta l’articolo, «laboratori di formazione di ogni genere, un’osteria, un barbiere, una falegnameria, spazi per bambini, uno sportello Asl, un centro d’ascolto per migranti, uno spazio multifunzionale che ospita un’orchestra sinfonica e rassegne di teatro e danza, un punto di distribuzione di generi alimentari per interni ed esterni, la redazione di una rivista di studenti e persino un museo». Il luogo è stato per anni oggetto di tentativi di sgombero, ma da un po’ tutto tace e poi ormai c’è il Vaticano che veglia su tutto quanto e non solo sulle bollette da pagare. A guidare la cronista dell’Osservatore è suor Adriana, vocazione adulta e matrimonio annullato, che vive nel palazzo e anima personalmente mille attività. Ma che ci fa una religiosa in un palazzo occupato, le chiede la giornalista. E lei, serafica: «Annunciare il Vangelo là dove c’è povertà, disagio, malattia, solitudine è la missione della Chiesa. L’ascolto, lo stare insieme uno accanto all’altro sono le cose più importanti per sentirsi fratelli e sorelle». Non fa una piega. La suora, giustamente, fa la suora. Sono altri, come vedremo, che in questa storia non fanno il loro mestiere. E suor Adriana ricorda anche le difficoltà dei primi tempi: «Le persone erano barricate dentro perché c’era sempre il rischio di uno sgombero. La polizia è venuta tante volte, ma non è mai riuscita a entrare. “Tutti giù” era il grido d’allarme. I bambini erano terrorizzati, urlavano e piangevano. Abbiamo avuto molta paura». Poi, purtroppo, la religiosa si avventura nella filosofia spicciola: «Io capisco che viviamo nell’illegalità ma, mi chiedo, chi è illegale, le persone costrette a vivere così o chi permette che avvenga tutto questo?». L’inchiesta dell’Osservatore Romano si affida anche alle parole di Lorenzo Romito, architetto, artista e cofondatore di Stalker, «un soggetto politico che si occupa di realtà di margine e di luoghi abbandonati in trasformazione». Romito spiega che questo mix di attività e culture, «di spazi e di relazioni, fanno sì che queste occupazioni non siano ghetti chiusi su sé stessi ma veri e propri laboratori di nuove forme dell’abitare, dell’ospitalità e della gestione dei beni comuni». Un modello di gestione dei beni comuni, che in realtà sarebbero privati, che piace molto al foglio vaticano. La benedizione a mezzo stampa ha ovviamente deliziato gli organizzatori delle attività nel palazzo occupato. Lunedì, sulla pagina Facebook di Spin Time Labs, è stato rilanciato l’articolo ed è comparso un post vagamente politico. «Non diamo scontata questa pagina di giornale a noi dedicata, anzi la riteniamo, all’indomani della visita della premier Giorgia Meloni al Santo Padre Papa Francesco, un atto di coraggio e una presa di posizione», si legge nella nota. Poche righe che creano una misteriosa contrapposizione tra la Meloni, Bergoglio e gli emarginati. Poi, un moto di orgoglio: «Siamo gli ultimi della terra, ma non per questo non voce in causa, e sappiamo che il nostro “Palazzo” a Roma si distingue da tutti gli altri palazzi, quelli del potere reale, dove le decisioni si prendono sul serio». Ecco, a proposito di palazzi del potere reale, due mesi fa il sindaco Roberto Gualtieri ha dato via all’iter per acquistare l’immobile occupato dell’Esquilino, «in considerazione della sua specificità sotto il piano abitativo, aggregativo e culturale». Sì, funziona proprio così: dopo anni di occupazione abusiva, conti non pagati e protezione vaticana, passa il Campidoglio e con i soldi dei cittadini regolarizza tutto per meriti speciali. Le opposizioni sono sul piede di guerra e daranno battaglia, ma intanto, vista da Oltretevere, si profila un emblematico caso di carità con i soldi degli altri. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaticano-persevera-sullabusivismo-2660278694.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-governo-prepara-la-stretta-sulla-sottrazione-illegale-delle-case" data-post-id="2660278694" data-published-at="1684280390" data-use-pagination="False"> Il governo prepara la stretta sulla sottrazione illegale delle case Si muove qualcosa, a livello parlamentare, sul fronte del contrasto alle occupazioni abusive delle case. Un fenomeno che negli ultimi tempi, come è noto, è diventato una vera e propria emergenza per l’incolumità e la sicurezza economica di milioni di italiani. Sono sempre più frequenti i casi di proprietari di immobili privati o assegnatari di alloggi popolari che, dopo essersi allontanati per i più disparati motivi dalla propria abitazione, al ritorno devono amaramente constatare che in questa si sono introdotti degli abusivi – molto spesso immigrati clandestini – e che incredibilmente non dispongono degli strumenti legislativi per riprendere velocemente possesso della casa. Alla Camera dei deputati, in commissione Giustizia, sta muovendo i primi passi il cammino della proposta di legge che dovrebbe sanare questo paradosso, aumentando in primis le pene per chi occupa e in secundis dotando le forze dell'ordine di strumenti efficaci per intervenire, cacciando gli abusivi e riportando i legittimi padroni entro le mura dell'abitazione. Nelle prossime settimane il compito del relatore Davide Bellomo (Lega) sarà quello di mettere a punto un testo base, sintesi di tutti i pdl presentati finora sulla materia e non sarà un’impresa facile poiché le proposte della sinistra (in particolare una presentata dal dem Matteo Orfini) vanno in tutt’altra direzione, fornendo anche la possibilità agli abusivi (sulla scorta di quanto fatto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri) di prendere la residenza e allacciare utenze. Le proposte del centrodestra (in particolare quelle di Edmondo Cirielli, Tommaso Foti e Patrizia Marrocco) puntano sull’introduzione di una nuova fattispecie di reato e sull’aumento delle pene per chi occupa, oltre che sulla facilitazione degli sgomberi nell’immediatezza dell’occupazione da parte delle forze dell’ordine. Ieri, in vista della redazione del testo base, è stata giornata di audizioni per i soggetti interessati dalla legge, a partire da Confedilizia, per la quale ha parlato il vicepresidente Vincenzo Nasini. Quest’ultimo ha espresso «soddisfazione per la scelta del Parlamento di affrontare con alcune proposte di legge il tema dell’occupazione arbitraria di immobili», aggiungendo che «si tratta di una questione importante e grave, che vede da troppi anni negati diritti che sono teoricamente garantiti dall'ordinamento». Per Nasini, però, l'aumento delle pene non basta perché è necessario «anche intervenire sui meccanismi operativi, problema che alcune delle proposte di legge opportunamente affrontano». Inoltre, Confedilizia ha apprezzato la decisione del governo di eliminare, con l’ultima Legge di Bilancio, l’Imu sugli immobili abusivamente occupati. Sempre sul fronte immobiliare, anche ieri è stata giornata di polemiche politiche rispetto alla questione del caro affitti, a sua volta collegata alla protesta organizzata degli studenti con le tende. Il governo ha infatti deciso di ritirare l'emendamento che sblocca 660 milioni di euro per l'housing universitario, inizialmente inserito nel decreto Pa. Il dietrofront, però, non riguarda la misura bensì il veicolo: verrà infatti dirottato su un altro decreto di argomento più omogeneo, attualmente in esame in commissione alla Camera. Ciò non ha egualmente impedito che si innescasse una polemica tra maggioranza e opposizione, la quale ha accusato con più esponenti il governo di aver «preso in giro gli studenti» e di aver fatto uno «spot elettorale». Per l’esecutivo hanno replicato il ministro per gli Affari Ue Raffaele Fitto (proponente dell’emendamento in questione e il ministro per i Rapporti col Parlamento Luca Ciriani. Quest’ultimo ha spiegato che l’emendamento è stato ripresentato «ieri sera (lunedì, ndr) alle Commissioni prima e quinta della Camera». «Si tratta di una mera questione tecnica – ha concluso - senza nessun risvolto politico».
Idris Elba (Ansa)
Il naso lungo e dritto scendeva fino a un labbro superiore corto, sotto il quale c’era una bocca larga e finemente disegnata ma crudele. La linea della mascella era dritta e ferma». Così Ian Fleming descrive James Bond in Dalla Russia con amore. È la prima volta che appare, così nel dettaglio, il viso di 007. Un uomo qualunque, tanto che lo scrittore britannico aveva deciso di battezzarlo con il nome di un ornitologo. Non appariscente, quindi. Un uomo con un volto e un fisico normali. Che passa inosservato, o quasi, come si conviene a un agente segreto. Più simile al primo attore che lo ha impersonificato, Sean Connery, che all’ultimo, Daniel Craig.
Ma adesso che anche Craig è uscito di scena, chi lo sostituirà? Qualcuno ha proposto una donna, del resto già intravista in No time to die. «È solo un numero», risponde Lashana Lynch a un esterrefatto Craig dopo che quest’ultimo è venuto a sapere che non è più lui 007, ma lei. Qualcun altro, invece, ha fatto il nome di un attore afro, Idris Elba, il quale però ha messo le cose in chiaro in un’intervista concessa a Gq: «Bond è talmente irreale che un pizzico di realismo ci sta bene, ma non cerchiamo di renderlo politicamente corretto. Credo che si debba rimanere fedeli alla propria essenza. Non bisogna cercare di assecondare i gusti del pubblico. Bisogna essere semplicemente Bond».
Non ci sarà quindi, almeno secondo Elba, alcun 007 afro. E neppure politicamente corretto. Anche perché non avrebbe senso. Il personaggio inventato da Fleming, infatti, è un bianco squisitamente britannico. Un uomo disposto a rischiare la pelle per la regina e per quel che resta dell’impero britannico. E il cui profilo, già nei primi film, è stato parecchio ammorbidito. Su Bond, infatti, Fleming ha riversato tutto sé stesso. Le proprie paure, le proprie passioni. E pure le proprie perversioni. Nei libri è addirittura un sadico, proprio come il suo inventore. Indossa vestiti su misura, realizzati dai migliori sarti di Londra. Beve il Vesper Martini in onore della donna che ha amato, Vesper Lynd appunto, e che gli è stata strappata («la puttana è morta», dirà alla fine di Casinò royale, mentre invece stava morendo dentro lui). Nei romanzi si parla di cocktail e di buon vino, ma non si fa mai riferimento alla birra, che pure appare in uno degli ultimi film, il già citato No time to die, ma solo per una questione di pubblicità (povero James, costretto a sorseggiare con la bottiglia verde in bella vista pur di campare). C’è tanto caviale su pane tostato e ideali ormai vecchi e sepolti. C’è un uomo che è ben lontano dalla figura del super eroe che emerge dai film. Soffre di accidia, si abbatte ed è ferito più volte. Viene addirittura spedito in un centro per disintossicarsi di tutto il cibo e i drink che ha nel corpo ed è costretto a bere strani intrugli dietetici. E infine, dopo essersi innamorato, pensa addirittura di smettere di fare l’agente segreto. Bond è tutto questo. Un personaggio della letteratura inglese del Dopoguerra. E ne conserva i dolori e le speranze. È figlio dei bombardamenti su Londra e della noia di Fleming, l’uomo che voleva essere James Bond.
Sbagliava il personaggio della Lynch a dire, in No time to die, che 007 è solo un numero. È un pezzo di storia britannica. Un brandello di Union Jack che si ostina a resistere, anche se rovinato dal tempo.
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Franco Prodi (Imagoeconomica)
Oppure quando, per fronteggiare alcune crisi degli anni Settanta, nonché l’abbandono del nucleare, si costruirono alcune centrali a policombustibile che, con semplici modifiche ai bruciatori, avrebbero potuto generare elettricità da questo o quel combustibile (gas naturale, petrolio, carbone), a seconda della convenienza, e poi, arrivò la sinistra e dispose ogni impedimento per l’uso del carbone? Scelte scriteriate che ogni tanto si fanno a casa nostra, direte. D’accordo sullo «scriteriate», un po’ meno su «ogni tanto», ché l’elenco è ben lungo. Ecco un altro esempio fresco di questi giorni: per misteriosi motivi la Regione Puglia sta smantellando un modernissimo sistema di radar che avrebbe giovato al monitoraggio degli eventi meteorologici. Il che è tanto più misterioso, posto che quelli che stanno commettendo il delitto sono gli stessi che piangono perché non si fa abbastanza per contrastare quegli eventi. Quei radar li aveva predisposti il professor Franco Prodi.
Professor Prodi, alla Regione Puglia stanno rottamando alcuni radar di avanzato livello tecnologico che lei stesso aveva voluto. È così?
«Sì, è così. La fisica dell’Atmosfera è centrale nel sistema clima, ma studia anche il meteo e i sistemi di precipitazione. Lo strumento principale della ricerca sperimentale è il radar meteorologico. Era il 2010 quando preparavo un progetto in risposta ad un bando della Regione Puglia su fondi europei. Il progetto si chiamava “Rivona. Rischi per il volo e nowcasting aeroportuale”, e risultò vincitore del bando. Tra il 2012 e il 2014, realizzammo quanto il progetto prometteva: installazione di due radar meteorologici di avanzate caratteristiche, collocati a distanza ottimale dall’aeroporto di Brindisi (a Torchiarolo e a Mesagne), su direzioni a 90 gradi fra loro, multiparametrici, Doppler e sincronizzabili».
Cosa ci facevate con quei radar?
«Per esempio, col radar basato in Torchiarolo studiammo i temporali e i sistemi precipitanti, e presentammo interessanti risultati alle conferenze di radarmeteorologia a Breckenridge (Colorado) e a Norman (Oklahoma)».
Per quanto tempo sono stati utilizzati?
«Non per molto. Per ragioni misteriose, sebbene fino al 2010 io avessi diretto l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) del Cnr, decisero di assegnare quelle apparecchiature radar ai ricercatori della sezione di Roma dell’Isac, fino ad allora totalmente estranei al progetto stesso. Purtroppo, questi si rivelarono presto incapaci di gestire quelle strumentazioni - e non posso dargliene una colpa, visto che non l’avevano progettato loro - tanto che dalla data del loro coinvolgimento dal radar di Torchiarolo non uscì più alcuna immagine».
E l’altro radar, quello di Mesagne?
«Sebbene noi lo avessimo consegnato completato, esso non fu mai neanche attivato, per la stessa ragione per la quale l’altro fu messo da parte».
Le conseguenze?
«Anche se il mio gruppo aveva disegnato specificatamente il progetto per la sicurezza dei voli, quei radar e i metodi della radarmeteorologia avrebbero avuto ricadute benefiche importanti in tutti gli altri settori, nella gestione dei rischi meteorologici (alluvioni, temporali distruttivi e grandine), in agricoltura per l’irrigazione, nella gestione dei bacini idroelettrici, nel traffico terrestre, marittimo e ferroviario».
E oggi cosa sta succedendo?
«Un fatto gravissimo. Utilizzando fondi del Pnrr, la Regione Puglia, attraverso la cessione in comodato dell’area di Torchiarolo, sta consentendo l’installazione, da parte della Protezione civile regionale, di un radar di caratteristiche inferiori al radar esistente. Sembrerebbe per restare nei tempi di scadenza (fine giugno) previsti per l’utilizzo di quei fondi Pnrr. In pratica, pur di spendere denaro pubblico disponibile, si sta ignorando che attrezzatura migliore di quella che si vorrebbe installare nuova esiste già».
Ma non avrebbero potuto installare il nuovo radar in altra zona e continuare a beneficiare di quelli più avanzati che esistono già?
«Esatto. Il radar della Protezione civile potrebbe tuttora essere installato in altra località. Una adatta potrebbe essere Grottaglie: la Regione avrebbe tre radar e non commetterebbe il delitto di rottamarne due che sono di grande valore tecnico-scientifico».
Da quel che capisco, chi li ha avuti in carico non sembra sappia usarli. Ma i proprietari dei radar avanzati non hanno battuto ciglio?
«Il proprietario è il Cnr, ma a quanto pare la direzione Isac-Cnr ha preferito subire l’umiliazione. Ed è un’umiliazione alla scienza in generale, cosa cui ormai siamo abituati da quando i decisori politici, soprattutto quelli locali brillano di insipienza. Pensi che hanno venduto la cosa all’opinione pubblica come un miglioramento del progetto che stanno smantellando».
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Ecco #DimmiLaVerità del 10 giugno 2026. La capogruppo di Fdi in Commissione Covid Alice Buonguerrieri rivela gli ultimi clamorosi sviluppi emersi dalle audizioni.