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2021-06-27
Per la variante delta più psicosi qui che in Uk
Ansa
Non si placano le preoccupazioni per la variante delta. Secondo un rapporto dell'Istituto superiore di sanità pubblicato venerdì scorso, questa risulta al momento alla base del 16,8% dei contagi totali: un netto aumento rispetto al mese di maggio, quando si arrestava invece a quota 4,2%. Ora, senza dubbio questi numeri non sono troppo rassicuranti. Ed è per questo necessario non abbassare la guardia, proseguendo energicamente la campagna vaccinale e adoperandosi il più possibile anche in materia di sequenziamento.
Ciò detto, bisogna anche prendere atto del fatto che -almeno per ora - l'incidenza effettiva della variante delta in Italia appaia relativamente contenuta. Ieri nel nostro Paese sono stati registrati 40 decessi: un dato fortunatamente ben lontano da quelli dello scorso gennaio, quando si registravano oltre 400 vittime al giorno. Un altro fattore incoraggiante è poi quello delle terapie intensive che, sempre ieri, sono scese di otto unità (per un totale di 298). Lo stesso (significativo) numero di nuovi contagi (838) resta assai distante dagli oltre 20.000 casi giornalieri che si registravano all'inizio dello scorso aprile. Se la situazione generale non va quindi presa sotto gamba, possiamo dire che i dati devono essere letti con attenzione e completezza per evitare inutili allarmismi. Senza poi trascurare di sottolineare l'importanza della campagna vaccinale. Tanto più che lo stesso presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, ha sostenuto che la doppia vaccinazione risulti particolarmente utile per arginare la variante delta, la quale «può provocare patologia anche significativa nei soggetti non vaccinati o che hanno ricevuto una sola dose». Ricordiamo che, secondo il tracciamento del New York Times, al momento nel nostro Paese il 54% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre il 28% ha completato il ciclo vaccinale (dati che mettono l'Italia davanti a Paesi come Francia, Olanda e Irlanda).
Dall'altra parte, anche i numeri britannici devono essere considerati con la dovuta cautela. Indubbiamente il Regno Unito ha registrato, nell'ultimo mese, una decisa impennata nei contagi, con i nuovi casi che ieri sono stati ben 18.270. Anche in questo frangente, tuttavia, è bene considerare tutti i fattori in gioco. Sempre ieri, si sono infatti registrati 23 decessi: una cifra evidentemente piuttosto contenuta. Certo: è vero che il trend generale delle vittime sia in crescita, ma è altrettanto vero che il dato di ieri sia assai distante dagli oltre 600 decessi giornalieri che si verificavano oltremanica a febbraio. Un discorso analogo vale per l'ospedalizzazione. Va detto che, nel Regno Unito, sta aumentando da circa un mese il numero di persone ricoverate per Covid-19. Tuttavia ieri sono stati 227 gli ospedalizzati, quando - a inizio febbraio - superavano i 2.000 giornalieri. Tutto questo, mentre anche il dato delle terapie intensive sembra restare per il momento sotto controllo, a 259 unità. Infine, il numero di test condotti nel Regno Unito risulta particolarmente elevato (ieri se ne sono registrati oltre un milione). Possiamo dire, almeno in parte, gli effetti contenuti della variante delta oltremanica siano dettati anche dai progressi della campagna di vaccinazione, visto che - secondo il New York Times - il 48% della popolazione britannica ha completato il ciclo vaccinale.
Tra l'altro, a livello mediatico, il tema in sé stesso della variante delta non ha generato chissà quale allarmismo. Anche perché a tenere banco oltremanica in questo momento sono altre questioni (come, per esempio, la polemica che ha investito il ministro della Salute, Matt Hancock, per violazione delle norme anti-Covid, pizzicato mentre era intento a scambiare effusioni con una sua consulente: una circostanza che ha portato parte del mondo politico britannico a chiedere le sue dimissioni, consegnate da Hancock ieri sera). Questo poi ovviamente non vuol dire che non si parli di variante delta tout court, ma lo si fa con meno enfasi di quanto sta avvenendo al momento nel nostro Paese. Perché un conto sono la prudenza e la giusta precauzione, altro conto sono gli allarmismi. Allarmismi con cui qualcuno già prematuramente torna a parlare di lockdown.
È pur vero che qualche simpatizzante dell'idea potrebbe sottolineare che la città di Sidney ha appena decretato due settimane proprio di lockdown a causa dell'aumento dei contagi dovuti alla variante delta. Tuttavia bisogna considerare due aspetti. Il primo è che i numeri restano comunque contenuti: si parla di un incremento di 80 casi in città. Il secondo è che la campagna di vaccinazione in Australia non sembra ancora decollata: il New York Times ha riportato che soltanto il 23% della popolazione ha ricevuto almeno una dose nel Paese, a fronte di un 4,4% che ha invece completato il ciclo. Indietro nella vaccinazione è anche la Russia, che sta assistendo a una significativa recrudescenza in questi giorni.
Gli «esperti» sparano sulle ferie: «In vacanza solo dopo il richiamo»
Nemmeno in estate inoltrata gli italiani possono restare senza pareri, consigli e moral suasion da parte degli «esperti», che dopo un anno di dichiarazioni discordanti, confuse e retromarce su virus e vaccini, ora si reinventano pure tour operator.
Sì, perché dopo l'invito dello scorso maggio da parte del membro del Cts, Sergio Abrignani, di tornare dalle ferie appositamente per i vaccini, ritenendolo «non un grosso problema dopo tutto quello che abbiamo passato», sono arrivate dai colleghi nuove indicazioni su come vadano organizzate le altrui vacanze.
L'ultimo appello allo slittamento (o alla rinuncia di fatto) delle ferie arriva dall'immunologa dell'Università di Padova, Antonella Viola: «Bisogna fare il richiamo senza rimandare a dopo le vacanze; finché non si è completamente vaccinati (10 giorni dalla seconda dose), bisogna continuare a usare mascherine e distanziamento.
Solo dopo il ciclo completo di vaccinazione possiamo sentirci al sicuro» ha scritto su Facebook.
Sulla stessa onda, Francesco Vaia, direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma: «È importante che si parta per le vacanze con la seconda dose di vaccino effettuata. Noi dobbiamo convincere a non rinviare il vaccino per andare in ferie», aggiungendo «Allo stesso tempo dobbiamo andare incontro alle persone per agevolarle nelle vaccinazioni. Nel Lazio lo faremo con centri nelle località turistiche».
Tuttavia, e qui sta il punto centrale della questione, resta impossibile ricevere il richiamo nella Regione in cui si è in vacanza se diversa da quella della prima dose. Un cortocircuito che sarebbe dovuto essere quantomeno prevedibile quando la proposta di alcuni governatori, tra cui Emiliano e Zaia, di immunizzare i turisti fu bocciata senza mezzi termini, in primis dal generale Figliuolo, che il mese scorso dichiarava lapidario: «È bene che chi va in ferie regoli le proprie vacanze in funzione dell'appuntamento vaccinale. Sono aperto alle proposte delle Regioni, ma se facciamo voli pindarici e invenzioni, io non ci sto».
Da un mese a questa parte, i dati sui contagi sono innegabilmente incoraggianti (ieri il tasso di positività era stabile allo 0,4%, scendevano i ricoveri e le terapie intensive) ma oltre a far ritornare nel discorso pubblico i lockdown in caso di cluster del ceppo indiano, rimane costante l'invadenza nelle abitudini degli italiani che, se dovessero prendere alla lettera i «consigli» delle ultime ore, sarebbero costretti pure a rinunciare alle ferie, in una sorta di «lockdown light» in attesa della seconda dose, mentre all'appello per la prima mancano, tra l'altro, oltre 2,5 milioni di over 60 (il 14%).
Resta poi da capire come dovrebbe fare una famiglia, in cui vaccini e richiami sono ovviamente in più date, anche distanti tra loro, ad andare in vacanza insieme.
Ma il problema si pone anche per i singoli lavoratori, le cui aziende non possono riscrivere i piani ferie a seconda dei richiami dei dipendenti.
Intanto, per cercare di superare l'impasse, da venerdì in Lombardia è attivo il servizio che permette di spostare la data del richiamo. Solo nel primo giorno, e nonostante una partenza lenta del sito, a scegliere l'opzione salva vacanza sono stati in 50.200.
La modifica va fatta, dal portale di Poste, almeno sette giorni prima della data già calendarizzata. Si può effettuare una sola modifica e, come auspica il Pirellone, «solo nei casi necessari».
Regioni in allerta. Ma sono in arrivo 14 milioni di dosi
Fateci caso: ogni qual volta la campagna vaccinale si inceppa, ecco che qualcuno alza la voce per lanciare l'allarme del «mancano le dosi». È successo già ai tempi della gestione arcuriana, e sta succedendo di nuovo dopo il gran pasticcio su AstraZeneca e sui richiami eterologhi. Le Regioni lamentano la carenza di vaccini e minacciano di sospendere le prenotazioni ma ieri fonti del governo hanno nuovamente assicurato che a luglio arriveranno 14 milioni di dosi (12 di Pfizer più 2 di Moderna) e non ci sarà alcuna emergenza-richiami. Del resto, basta vedere i numeri delle consegne aggiornati sul contatore del ministero della Salute. Prendiamo l'esempio della Lombardia, ma lo stesso vale per le altre Regioni: da inizio giugno a ieri sono state consegnate 2.453.585 dosi di vaccini Pfizer e Moderna. Domani arriveranno altre 620mila dosi solo di Pfizer e in settimana un'altra fornitura di Moderna. Quindi a fine giugno parliamo di oltre 3,1 milioni di vaccini mRna consegnate per un totale, ai dati di venerdì, di 2.471.821 somministrazioni di tutti i vaccini attualmente disponibili.
Quindi le dosi non mancano. Certo, il caos sui richiami Az ha complicato la programmazione e creato grossa confusione nei singoli punti vaccinali ma le fiale a disposizione vanno sapute gestire anche quando spuntano complicazioni impreviste. Mantenendo sempre l'equilibrio tra le tre componenti della catena logistica: vaccini, vaccinandi e vaccinatori. I primi ci sono, i secondi cominciano a scarseggiare. È emerso uno zoccolo duro di italiani che o non intende proprio vaccinarsi, o (nel caso dei più anziani) non riesce a farlo agevolmente o preferisce rimandare la decisione all'autunno. Ci sono ad esempio ancora 2,7 milioni di over 60 che non hanno fatto neanche la prima dose e, dunque, non hanno alcuna copertura contro il Covid. Negli ultimi sette giorni è stata somministrata la prima dose in questa fascia d'età a sole 140 mila persone e di queste, solo una minima percentuale ha ricevuto Astrazeneca o Johnson&Johnson. Vanno infatti considerati gli effetti della pessima comunicazione sui richiami per chi ha avuto la prima dose di AstraZeneca, c'è chi non si fida del mix e chi invece ha paura di fare anche la seconda dose con il vaccino anglosvedese. Non si può parlare di calo delle consegne se il problema è non riuscire a piazzare Az e J&J (comunque disponibili). Da venerdì 18 a venerdì 25 giugno sono state inoculate infatti solo 8.808 prime dosi di Astrazeneca e 13.487 del monodose J&J. Di Pfizer e Moderna sono invece state somministrate rispettivamente 103.522 e 14.370 prime dosi. Non si possono programmare le inoculazioni di luglio come se le Az e le J&J non esistessero e si dovesse fare tutto (anche i richiami per over 60) con le mRna (Pfizer e Moderna). Le fiale basterebbero comunque, ma la gestione delle prenotazioni dovrebbe essere ancora più organizzata considerando anche che per ogni monodose J&J ci vogliono comunque due dosi di vaccino mRna. A questo si aggiungono le ferie e quella flessibilità, chiesta alle Regioni dallo stesso commissario Figliuolo, a spostare le prenotazioni dei richiami per chi non vuol far cadere la data mentre è in vacanza. Senza dimenticare il terzo anello della catena, ovvero i vaccinatori. In luglio e agosto nei singoli hub (ma anche nelle farmacie, negli studi dei medici di famiglia e dei pediatri) andranno gestiti anche i turni per le ferie degli operatori sanitari, per non parlare dei volontari che comprensibilmente potranno diminuire.
Il sospetto, quindi, è che il grido d'allarme del «mancano le dosi» serva piuttosto come alibi a chi ha già capito che a luglio non riuscirà a tenere ritmo di 100mila somministrazioni al giorno per i motivi di cui sopra. E preferisce quindi tenere chiuse prenotazioni piuttosto che ritrovarsi con la gente che non si presenta (o a corto di vaccinatori).
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La prudenza è d'obbligo, ma il terrore sul ceppo indiano è ingiustificato. I numeri, seppur in aumento, non spaventano la stessa Londra, alle prese con le dimissioni del ministro della Salute. Inutili pure i paragoni con l'Australia, dove appena il 4% è immunizzato.Allarmi sui viaggi prima della seconda dose. In Lombardia si può spostare la data.Timori di frenate a luglio. Però l'alibi delle poche fiale non regge: con l'estate mancherà personale e tanti saltano la puntura.Lo speciale contiene tre articoli.Non si placano le preoccupazioni per la variante delta. Secondo un rapporto dell'Istituto superiore di sanità pubblicato venerdì scorso, questa risulta al momento alla base del 16,8% dei contagi totali: un netto aumento rispetto al mese di maggio, quando si arrestava invece a quota 4,2%. Ora, senza dubbio questi numeri non sono troppo rassicuranti. Ed è per questo necessario non abbassare la guardia, proseguendo energicamente la campagna vaccinale e adoperandosi il più possibile anche in materia di sequenziamento. Ciò detto, bisogna anche prendere atto del fatto che -almeno per ora - l'incidenza effettiva della variante delta in Italia appaia relativamente contenuta. Ieri nel nostro Paese sono stati registrati 40 decessi: un dato fortunatamente ben lontano da quelli dello scorso gennaio, quando si registravano oltre 400 vittime al giorno. Un altro fattore incoraggiante è poi quello delle terapie intensive che, sempre ieri, sono scese di otto unità (per un totale di 298). Lo stesso (significativo) numero di nuovi contagi (838) resta assai distante dagli oltre 20.000 casi giornalieri che si registravano all'inizio dello scorso aprile. Se la situazione generale non va quindi presa sotto gamba, possiamo dire che i dati devono essere letti con attenzione e completezza per evitare inutili allarmismi. Senza poi trascurare di sottolineare l'importanza della campagna vaccinale. Tanto più che lo stesso presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, ha sostenuto che la doppia vaccinazione risulti particolarmente utile per arginare la variante delta, la quale «può provocare patologia anche significativa nei soggetti non vaccinati o che hanno ricevuto una sola dose». Ricordiamo che, secondo il tracciamento del New York Times, al momento nel nostro Paese il 54% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre il 28% ha completato il ciclo vaccinale (dati che mettono l'Italia davanti a Paesi come Francia, Olanda e Irlanda). Dall'altra parte, anche i numeri britannici devono essere considerati con la dovuta cautela. Indubbiamente il Regno Unito ha registrato, nell'ultimo mese, una decisa impennata nei contagi, con i nuovi casi che ieri sono stati ben 18.270. Anche in questo frangente, tuttavia, è bene considerare tutti i fattori in gioco. Sempre ieri, si sono infatti registrati 23 decessi: una cifra evidentemente piuttosto contenuta. Certo: è vero che il trend generale delle vittime sia in crescita, ma è altrettanto vero che il dato di ieri sia assai distante dagli oltre 600 decessi giornalieri che si verificavano oltremanica a febbraio. Un discorso analogo vale per l'ospedalizzazione. Va detto che, nel Regno Unito, sta aumentando da circa un mese il numero di persone ricoverate per Covid-19. Tuttavia ieri sono stati 227 gli ospedalizzati, quando - a inizio febbraio - superavano i 2.000 giornalieri. Tutto questo, mentre anche il dato delle terapie intensive sembra restare per il momento sotto controllo, a 259 unità. Infine, il numero di test condotti nel Regno Unito risulta particolarmente elevato (ieri se ne sono registrati oltre un milione). Possiamo dire, almeno in parte, gli effetti contenuti della variante delta oltremanica siano dettati anche dai progressi della campagna di vaccinazione, visto che - secondo il New York Times - il 48% della popolazione britannica ha completato il ciclo vaccinale. Tra l'altro, a livello mediatico, il tema in sé stesso della variante delta non ha generato chissà quale allarmismo. Anche perché a tenere banco oltremanica in questo momento sono altre questioni (come, per esempio, la polemica che ha investito il ministro della Salute, Matt Hancock, per violazione delle norme anti-Covid, pizzicato mentre era intento a scambiare effusioni con una sua consulente: una circostanza che ha portato parte del mondo politico britannico a chiedere le sue dimissioni, consegnate da Hancock ieri sera). Questo poi ovviamente non vuol dire che non si parli di variante delta tout court, ma lo si fa con meno enfasi di quanto sta avvenendo al momento nel nostro Paese. Perché un conto sono la prudenza e la giusta precauzione, altro conto sono gli allarmismi. Allarmismi con cui qualcuno già prematuramente torna a parlare di lockdown. È pur vero che qualche simpatizzante dell'idea potrebbe sottolineare che la città di Sidney ha appena decretato due settimane proprio di lockdown a causa dell'aumento dei contagi dovuti alla variante delta. Tuttavia bisogna considerare due aspetti. Il primo è che i numeri restano comunque contenuti: si parla di un incremento di 80 casi in città. Il secondo è che la campagna di vaccinazione in Australia non sembra ancora decollata: il New York Times ha riportato che soltanto il 23% della popolazione ha ricevuto almeno una dose nel Paese, a fronte di un 4,4% che ha invece completato il ciclo. Indietro nella vaccinazione è anche la Russia, che sta assistendo a una significativa recrudescenza in questi giorni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/variante-delta-psicosi-qui-uk-2653563219.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-esperti-sparano-sulle-ferie-in-vacanza-solo-dopo-il-richiamo" data-post-id="2653563219" data-published-at="1624752763" data-use-pagination="False"> Gli «esperti» sparano sulle ferie: «In vacanza solo dopo il richiamo» Nemmeno in estate inoltrata gli italiani possono restare senza pareri, consigli e moral suasion da parte degli «esperti», che dopo un anno di dichiarazioni discordanti, confuse e retromarce su virus e vaccini, ora si reinventano pure tour operator. Sì, perché dopo l'invito dello scorso maggio da parte del membro del Cts, Sergio Abrignani, di tornare dalle ferie appositamente per i vaccini, ritenendolo «non un grosso problema dopo tutto quello che abbiamo passato», sono arrivate dai colleghi nuove indicazioni su come vadano organizzate le altrui vacanze. L'ultimo appello allo slittamento (o alla rinuncia di fatto) delle ferie arriva dall'immunologa dell'Università di Padova, Antonella Viola: «Bisogna fare il richiamo senza rimandare a dopo le vacanze; finché non si è completamente vaccinati (10 giorni dalla seconda dose), bisogna continuare a usare mascherine e distanziamento. Solo dopo il ciclo completo di vaccinazione possiamo sentirci al sicuro» ha scritto su Facebook. Sulla stessa onda, Francesco Vaia, direttore dell'Inmi Spallanzani di Roma: «È importante che si parta per le vacanze con la seconda dose di vaccino effettuata. Noi dobbiamo convincere a non rinviare il vaccino per andare in ferie», aggiungendo «Allo stesso tempo dobbiamo andare incontro alle persone per agevolarle nelle vaccinazioni. Nel Lazio lo faremo con centri nelle località turistiche». Tuttavia, e qui sta il punto centrale della questione, resta impossibile ricevere il richiamo nella Regione in cui si è in vacanza se diversa da quella della prima dose. Un cortocircuito che sarebbe dovuto essere quantomeno prevedibile quando la proposta di alcuni governatori, tra cui Emiliano e Zaia, di immunizzare i turisti fu bocciata senza mezzi termini, in primis dal generale Figliuolo, che il mese scorso dichiarava lapidario: «È bene che chi va in ferie regoli le proprie vacanze in funzione dell'appuntamento vaccinale. Sono aperto alle proposte delle Regioni, ma se facciamo voli pindarici e invenzioni, io non ci sto». Da un mese a questa parte, i dati sui contagi sono innegabilmente incoraggianti (ieri il tasso di positività era stabile allo 0,4%, scendevano i ricoveri e le terapie intensive) ma oltre a far ritornare nel discorso pubblico i lockdown in caso di cluster del ceppo indiano, rimane costante l'invadenza nelle abitudini degli italiani che, se dovessero prendere alla lettera i «consigli» delle ultime ore, sarebbero costretti pure a rinunciare alle ferie, in una sorta di «lockdown light» in attesa della seconda dose, mentre all'appello per la prima mancano, tra l'altro, oltre 2,5 milioni di over 60 (il 14%). Resta poi da capire come dovrebbe fare una famiglia, in cui vaccini e richiami sono ovviamente in più date, anche distanti tra loro, ad andare in vacanza insieme. Ma il problema si pone anche per i singoli lavoratori, le cui aziende non possono riscrivere i piani ferie a seconda dei richiami dei dipendenti. Intanto, per cercare di superare l'impasse, da venerdì in Lombardia è attivo il servizio che permette di spostare la data del richiamo. Solo nel primo giorno, e nonostante una partenza lenta del sito, a scegliere l'opzione salva vacanza sono stati in 50.200. La modifica va fatta, dal portale di Poste, almeno sette giorni prima della data già calendarizzata. Si può effettuare una sola modifica e, come auspica il Pirellone, «solo nei casi necessari». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/variante-delta-psicosi-qui-uk-2653563219.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="regioni-in-allerta-ma-sono-in-arrivo-14-milioni-di-dosi" data-post-id="2653563219" data-published-at="1624752763" data-use-pagination="False"> Regioni in allerta. Ma sono in arrivo 14 milioni di dosi Fateci caso: ogni qual volta la campagna vaccinale si inceppa, ecco che qualcuno alza la voce per lanciare l'allarme del «mancano le dosi». È successo già ai tempi della gestione arcuriana, e sta succedendo di nuovo dopo il gran pasticcio su AstraZeneca e sui richiami eterologhi. Le Regioni lamentano la carenza di vaccini e minacciano di sospendere le prenotazioni ma ieri fonti del governo hanno nuovamente assicurato che a luglio arriveranno 14 milioni di dosi (12 di Pfizer più 2 di Moderna) e non ci sarà alcuna emergenza-richiami. Del resto, basta vedere i numeri delle consegne aggiornati sul contatore del ministero della Salute. Prendiamo l'esempio della Lombardia, ma lo stesso vale per le altre Regioni: da inizio giugno a ieri sono state consegnate 2.453.585 dosi di vaccini Pfizer e Moderna. Domani arriveranno altre 620mila dosi solo di Pfizer e in settimana un'altra fornitura di Moderna. Quindi a fine giugno parliamo di oltre 3,1 milioni di vaccini mRna consegnate per un totale, ai dati di venerdì, di 2.471.821 somministrazioni di tutti i vaccini attualmente disponibili. Quindi le dosi non mancano. Certo, il caos sui richiami Az ha complicato la programmazione e creato grossa confusione nei singoli punti vaccinali ma le fiale a disposizione vanno sapute gestire anche quando spuntano complicazioni impreviste. Mantenendo sempre l'equilibrio tra le tre componenti della catena logistica: vaccini, vaccinandi e vaccinatori. I primi ci sono, i secondi cominciano a scarseggiare. È emerso uno zoccolo duro di italiani che o non intende proprio vaccinarsi, o (nel caso dei più anziani) non riesce a farlo agevolmente o preferisce rimandare la decisione all'autunno. Ci sono ad esempio ancora 2,7 milioni di over 60 che non hanno fatto neanche la prima dose e, dunque, non hanno alcuna copertura contro il Covid. Negli ultimi sette giorni è stata somministrata la prima dose in questa fascia d'età a sole 140 mila persone e di queste, solo una minima percentuale ha ricevuto Astrazeneca o Johnson&Johnson. Vanno infatti considerati gli effetti della pessima comunicazione sui richiami per chi ha avuto la prima dose di AstraZeneca, c'è chi non si fida del mix e chi invece ha paura di fare anche la seconda dose con il vaccino anglosvedese. Non si può parlare di calo delle consegne se il problema è non riuscire a piazzare Az e J&J (comunque disponibili). Da venerdì 18 a venerdì 25 giugno sono state inoculate infatti solo 8.808 prime dosi di Astrazeneca e 13.487 del monodose J&J. Di Pfizer e Moderna sono invece state somministrate rispettivamente 103.522 e 14.370 prime dosi. Non si possono programmare le inoculazioni di luglio come se le Az e le J&J non esistessero e si dovesse fare tutto (anche i richiami per over 60) con le mRna (Pfizer e Moderna). Le fiale basterebbero comunque, ma la gestione delle prenotazioni dovrebbe essere ancora più organizzata considerando anche che per ogni monodose J&J ci vogliono comunque due dosi di vaccino mRna. A questo si aggiungono le ferie e quella flessibilità, chiesta alle Regioni dallo stesso commissario Figliuolo, a spostare le prenotazioni dei richiami per chi non vuol far cadere la data mentre è in vacanza. Senza dimenticare il terzo anello della catena, ovvero i vaccinatori. In luglio e agosto nei singoli hub (ma anche nelle farmacie, negli studi dei medici di famiglia e dei pediatri) andranno gestiti anche i turni per le ferie degli operatori sanitari, per non parlare dei volontari che comprensibilmente potranno diminuire. Il sospetto, quindi, è che il grido d'allarme del «mancano le dosi» serva piuttosto come alibi a chi ha già capito che a luglio non riuscirà a tenere ritmo di 100mila somministrazioni al giorno per i motivi di cui sopra. E preferisce quindi tenere chiuse prenotazioni piuttosto che ritrovarsi con la gente che non si presenta (o a corto di vaccinatori).
Ansa
Per prima cosa sento il dovere di avvertire i piccoli risparmiatori che per ridurre i rischi di perdite nel settore tecnologico/borsistico futurizzante dovrebbero inserire il loro denaro in strumenti finanziari gestiti da soggetti professionali. Non è roba per il fai da te. Raccomandazione rinforzata da una notevole varietà di opinioni specialistiche sulle prospettive di guadagno di SpaceX. Da un lato lo scenario di medio-lungo termine trova probabilità ottimistiche. Ma, dall’altro, quello di breve-medio individua un’altalena di valori, con rischio di dimezzamento. Come mai, allora, venerdì scorso la domanda di azioni di SpaceX è arrivata a 250 miliardi di dollari a fronte di un’offerta di 75, portando la capitalizzazione dell’azienda verso i 2.000 miliardi di dollari, quasi il Pil italiano?
I grandi fondi finanziari possono gestire senza gravi problemi un’altalena di valori e tra questi i fondi sovrani, in particolare arabi, hanno la forza finanziaria per scambiare investimento con accessi alla tecnologia. L’agenzia Bloomberg ha rilevato che almeno 70 dei 250 miliardi detti sono stati proposti da piccoli risparmiatori trainati dalle aspettative o speranze speculative di brevissimo periodo. Per capire il fenomeno è utile osservare l’andamento dei titoli tecnologici statunitensi negli ultimi 10-15 anni: prevale il numero di quelli (grandi) che hanno moltiplicato in quantità enorme il loro valore e tale evidenza regge una profezia ottimistica sulle capacità delle aziende tecnologiche statunitensi di cambiare il mondo ottenendo per un certo periodo un monopolio super tecnologico con poca concorrenza che favorisce iper-guadagni. Per esempio, l’azienda innovativa Tesla di Musk in pochi anni ha ottenuto una capitalizzazione molto più elevata di altre case automobilistiche tradizionali. Probabilmente nel prossimo futuro ci saranno più competitori e i valori verranno riequilibrati dalla concorrenza, ma per un periodo non breve gli investitori iniziali hanno visto un aumento enorme del loro investimento iniziale. In sintesi, la speranza di superprofitti per le quotate tecnologiche statunitensi non è infondata. Tuttavia, prudenza come detto sopra.
Studio da almeno 25 anni lo scenario di esoeconomia cercando di capire il momento in cui avrà un ciclo di capitale autonomo e dinamico. Finora l’economia extraterrestre è stata finanziata per lo più con denaro statale in buona parte connesso agli investimenti di superiorità militare per scopi di dominio osservativo sulla superficie terrestre. Ora ci sono i primi segnali - in realtà anticipati già da un decennio - di irruzione del capitale privato nel settore. Non parlo di turismo spaziale strapagato che resta una piccola cosa, pur affascinante. Vedo invece nella logica di SpaceX una forte spinta a creare un esociclo specifico del capitale. Lanciatori a parte, Musk ha integrato Starlink (megarete satellitare per comunicazioni) ed esosistemi di Intelligenza artificiale. Questi ultimi hanno il potenziale di semplificare e velocizzare le immagini e altri dati della superficie terrestre ora ottenuti con procedure più complesse e nodi di inefficienza. Qui il potenziale di profitto è enorme. Ma in prospettiva il progetto di portare esseri umani su Marte ne promette di più. Migliaia di nuove tecnologie, dalla costruzione di astronavi in cantieri spaziali alla robotica medica. Siamo, vicini ad un esosalto entro uno scenario di 30-40 anni. Accelerato dalla esocompetizione tra America e Cina che potrebbe essere ancor più velocizzata dall’irruzione dall’Intelligenza artificiale basata su tecnologia quantistica che preferisco chiamare «robotica cognitiva». L’irruzione del capitale privato è un acceleratore dello sfruttamento e concorrenza nell’esospazio. Chi è ottimista su questo scenario secondo me non sbaglia l’analisi di destino, ma deve fare attenzione ai tempi di rendimento di un ciclo di capitale esospecifico. Che secondo me sarà massimo nel settore della robotica.
Non posso evitare di scrivere che, in base ai dati, il potenziale dell’industria italiana per la robotica eso, endo, aerea e sub è enorme. Ma il capitale privato di investimento che servirebbe per ingrandire le aziende specializzate nel settore è scarso. Saranno di manifattura italiana le costruzioni della futura base lunare nel programma statunitense Artemis. Semplificando, sono decine i settori esospaziali dove la tecnologia residente in Italia è la più evoluta nel mondo. Ma tutto questo potenziale è sottocapitalizzato come osservato con amarezza giustamente provocatoria da Mario Draghi: una start up di qualità innovativa promettente in Italia e in Europa deve andare in America per trovare i capitali utili al suo sviluppo. Cioè i Musk li abbiamo - forse anche migliori - ma non le regole e il luogo per capitalizzarli. E aggiungo che paradossalmente in Italia abbiamo un livello di risparmio tra i più alti al mondo. Sto proponendo un Nasdaq in Italia che capitalizzi le aziende tecnologiche residenti e attiri quelle europee e del Mediterraneo e perfino americane o giapponesi?
Sì, senza offesa per Euronext o autorità borsistiche oppure per chi pone troppi limiti ai fondi di investimento. Ma la rivoluzione tecnologica va gestita con più libertà per sperimentazioni ed investimenti e non con più regole.
www.carlopelanda.com
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Si è chiusa la 99ª edizione della Freccia Rossa, tra paesaggi italiani e auto d'epoca. Il successo è andato agli argentini Juan e Margarita Tonconogy, che riportano il loro nome nell'albo d'oro dopo sei anni di dominio di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli.
C'è chi la definisce la corsa più bella del mondo e chi, da quasi un secolo, la considera un rito capace di raccontare l'Italia attraverso le sue strade. La 1000 Miglia continua a essere molto più di una competizione automobilistica: è il fascino senza tempo delle vetture storiche, l'abbraccio delle piazze gremite e il legame tra tradizione sportiva e territorio.
L'edizione 2026 si è chiusa a Brescia con il trionfo degli argentini Juan e Margarita Tonconogy, vincitori a bordo di un'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931. Un successo che interrompe la lunga egemonia di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, protagonisti delle ultime sei edizioni della Freccia Rossa. Per Juan Tonconogy si tratta del quarto successo personale alla 1000 Miglia, dopo quelli conquistati nel 2013, nel 2016 e nel 2018. Questa volta, però, il trionfo assume un significato particolare: a condividere l'abitacolo dell'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931 c'era la sorella Margarita, con cui il pilota argentino conquista la sua prima vittoria in coppia. Alle loro spalle si sono classificati proprio Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, secondi su Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 al termine di un confronto serrato che ha accompagnato gran parte della corsa. Sul terzo gradino del podio sono saliti Lorenzo e Mario Turelli, autori di una prova regolare e precisa sulla O.M. 665 S MM Superba del 1929. Nella Coppa delle Dame si conferma invece Silvia Marini che, insieme a Francesca Ruggeri su Cisitalia 202 S MM Spider del 1947, conquista ancora una volta il successo nella classifica riservata agli equipaggi femminili. Nel Ferrari Tribute 1000 Miglia hanno esultato Vittorino Battaglia e Giordano Mozzi su Ferrari 488 Spider del 2019, mentre nella Gran Turismo Experience il successo è andato a Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Latvala.
L'edizione 2026 si chiude dopo cinque intense tappe e quasi 2.000 chilometri percorsi lungo alcune delle strade più suggestive della Penisola. Un itinerario che ha unito la sfida sportiva alla scoperta del territorio, mettendo alla prova gli equipaggi attraverso 144 Prove Cronometrate e 8 Prove di Media. Partita da Brescia, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato per la prima volta la Val Trompia e la Val Gobbia, per poi proseguire verso il lago di Garda e il Veneto. Dopo il passaggio sul Passo dell'Abetone, la corsa ha toccato Toscana e Lazio, regalando immagini simboliche come le prove sulle mura di Lucca e la sosta in Piazza del Campo a Siena. La risalita verso l'Adriatico ha portato gli equipaggi ad Assisi, con il passaggio sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola nel ricordo di San Francesco, prima di attraversare la Gola del Furlo e raggiungere San Marino. L'ultima tappa, partita da Rimini, ha accompagnato le vetture storiche attraverso Ferrara e Mantova fino al ritorno a Brescia, dove il Controllo Orario finale e la tradizionale passerella in viale Venezia hanno sancito la conclusione della manifestazione.
Archiviata l'edizione numero 99, lo sguardo è già rivolto al prossimo appuntamento. Il 2027 sarà infatti l'anno del Centenario: la 1000 Miglia tornerà alla sua tradizionale collocazione di fine maggio, dal 22 al 29, pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia.
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