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2022-12-14
L’uomo della Kaili vuota il sacco e l’Ue trema
Eva Kaili (Ansa)
- La deposizione fiume di Francesco Giorgi costringe i pm a stoppare l’interrogatorio. Manon Aubry (The Left): «È la punta di un iceberg». Sequestrati altri dieci uffici dell’Europarlamento, coinvolti anche i funzionari. Si indaga pure sui possibili pagamenti marocchini ad Antonio Panzeri.
- Con 625 voti, un contrario e due astenuti, l’Europarlamento ha rimosso la greca Eva Kaili La sinistra punta sul francese Raphaël Glucksmann, critico sui Mondiali, per rifarsi l’immagine.
Lo speciale contiene due articoli.
Da quando è emersa la notizia che tra gli arrestati per il Qatargate ci sarebbe un pentito, nei corridoi del Parlamento europeo si respira un clima che ricorda quello che aleggiava nei palazzi del potere romani durante Mani pulite, con deputati e portaborse che si chiedono: «Chi sarà il prossimo?».
Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi (gruppo Verdi/Ale) si aspetta il peggio: «Temo che ce ne saranno altri. Basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Una paura esternata dopo l’uscita della notizia che durante i primi interrogatori effettuati dall’Ufficio centrale per la repressione della corruzione, una delle quattro persone imputate ha parlato a lungo con gli inquirenti belgi. Tra gli arrestati il più accreditato per il ruolo che ai tempi di Tangentopoli fu di Mario Chiesa è Francesco Giorgi, già assistente dell’ex eurodeputato (eletto nelle liste del Pd) Antonio Panzeri, finito anche lui agli arresti venerdì scorso, insieme alla moglie e alla figlia, che sono in attesa di essere estradate. La Procura belga, interpellata al riguardo, non ha smentito la ricostruzione su Giorgi, che è anche il compagno dell’eurodeputata greca ed ex vicepresidente del Parlamento Eva Kaili, arrestata anche lei venerdì. L’uomo, che è stato il primo ad essere fermato dalla polizia belga, venerdì mattina e che aveva continuato a lavorare come assistente parlamentare per Andrea Cozzolino (non indagato), avrebbe reso lunghissime deposizioni agli inquirenti di Bruxelles, parlando per ore. Tanto che, secondo i media greci, Giorgi sarebbe un «fiume in piena», che avrebbe parlato per ore con il giudice, riempiendo pagine di verbale e rendendo necessario rinviare la seconda parte dell’interrogatorio. All’ex assistente di Panzeri ieri sono stati sequestrati 20.000 euro in contanti, rinvenuti nella sua abitazione di Abbiategrasso, in provincia di Milano.
L’operazione è stata eseguita dalla Gdf milanese in esecuzione di un ordine di investigazione europeo. Per il quotidiano belga L’Echo, durante le deposizioni rese dai quattro arrestati nei giorni scorsi, uno di loro avrebbe citato più volte il nome dell’eurodeputato Marc Tarabella. Il nome dell’italobelga, che al momento non risulta indagato, era già circolato nei giorni scorsi, dopo che le perquisizioni nell’ufficio di uno dei suoi assistenti, avevano portato gli investigatori ad allargare i controlli alla casa dell’eurodeputato, alla presenza della presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola. Nei giorni scorsi i media belgi hanno ricordato come Tarabella, inizialmente furioso per la designazione del Qatar come Paese ospitante dei Mondiali di calcio, si fosse ammorbidito notevolmente l’anno scorso, aumentando anche i suoi interventi a favore del Paese del Golfo, nel quale avrebbe effettuato anche diverse visite ufficiali. Tarabella ha commentato le indiscrezioni su di lui dicendo di non avere «nulla da nascondere», e di voler collaborare con le indagini, ma al Partito socialista belga non è bastato e il parlamentare ieri è stato sospeso. Nel frattempo, il conteggio delle somme in contante sequestrate è salito rispetto al 1.350.000 di euro ipotizzato a oltre un milione e mezzo. Molte delle banconote sono state trovate dalla polizia belga nel corso delle perquisizioni alle abitazioni di Panzeri e della Kaili, mentre circa 600.000 euro sono stati rinvenuti dagli investigatori belgi in un trolley con il quale il padre della donna, Alexandros Kaili, stava lasciando un albergo del centro di Bruxelles. Una mossa azzardata, che ha spalancato le porte al superamento dell’immunità parlamentare, che tutelava la figlia e la sua abitazione.
Le perquisizioni sono proseguite anche ieri, coinvolgendo per la prima volta l’apparato burocratico dell’Europarlamento. Lunedì sera infatti erano stati messi i sigilli all’ufficio di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti umani. Dopo aver effettuato la perquisizione del locale, i sigilli sono stati tolti ieri in tarda mattinata. Sarebbe stato perquisito (ma non sigillato) anche l’ufficio di un’altra capo unità, Petra Prossliner, che secondo il suo profilo Linkedin ha frequentato il liceo a Merano e si occupa di affari costituzionali. La donna è un tecnico di lungo corso delle istituzioni europee. Nel 2005 infatti aveva preparato, insieme all’ex europarlamentare italiana Monica Frassoni, un «dossier di valutazione del trattato che istituisce una costituzione per l’Europa», mentre nel 2012, si occupava delle relazioni con i Parlamenti nazionali. Nel pomeriggio di ieri sono stati sequestrati altri dieci uffici del Parlamento europeo. Oltre alla pista del Qatar gli inquirenti stanno approfondendo anche quella, indicata anche nei mandati di arresto della moglie e della figlia di Panzeri, della corruzione dell’ex eurodeputato da parte del Marocco. In quello di Silvia Panzeri, ricordano infatti che le due donne «sembrano essere pienamente consapevoli delle attività del marito e padre e hanno perfino partecipato al trasporto dei “doni” fatti in Marocco da Atmouna Abderrahim (non indagato, ndr), ambasciatore del Marocco in Polonia». I reati sono citati nella trascrizione di intercettazioni telefoniche, durante le quali la signora Panzeri ha commentato la consegna dei «doni», di cui sembra aver beneficiato in seguito».
La pista nordafricana è stata commentata ieri da un’ex collega a Bruxelles dell’uomo, la portoghese Ana Gomes. Che ha ricordato così i suoi scontri con Panzeri sul tema: «Il Marocco avrebbe finanziato Panzeri e compagni da tempo per vanificare le risoluzioni sul Western Sahara. Non riesco a contare le liti che abbiamo avuto su questi argomenti». Intanto la francese Manon leader di The Left cerca di sgonfiare la vicenda accusando gli avversari politici: «Il Qatargate è la punta dell’iceberg, Ppe e liberali vogliono mettere la polvere sotto il tappeto». Ma per Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, per capire se altri suoi colleghi possano finire sotto la lente degli inquirenti di Bruxelles, basterebbe «andare a guardarsi gli interventi pubblici fatti dagli europarlamentari in difesa del Qatar rispetto a un’eventuale violazione dei diritti umani».
L’Aula destituisce il vicepresidente
Il Parlamento europeo ha approvato ieri la destituzione dalla carica di vicepresidente dell’eurodeputata greca Eva Kaili, arrestata nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette dal Qatar. L’Aula ha votato sì con la maggioranza di oltre due terzi (625 voti), come previsto dal regolamento. Un solo contrario e due astenuti. Il voto si è svolto per appello nominale sotto richiesta dei gruppi S&D, The Left e Id. Ha votato contro Mislav Kolakušic, croato dei non iscritti. Si sono invece astenuti l’olandese di Ecr, Dorien Rookmaker, e il tedesco di Id, Joachim Kuhs. Ora l’Aula dovrà eleggere un nuovo vicepresidente, che sarà ancora una volta esponente del gruppo dei Socialisti e democratici.
La decisione non è stata ancora presa, ma in molti sperano che l’incarico vada a Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese, figlio del filosofo André . Il parlamentare, 43 anni, è autore di numerosi saggi, e rispetto ai Mondiali in Qatar le sue posizioni sono sempre state durissime: «Mondiali in Qatar. Dopo le Olimpiadi invernali in Cina», ha twittato lo scorso 9 ottobre, «Coppa del Mondo in Russia nel 2018. E prima i Giochi asiatici invernali in Arabia Saudita. La Fifa e il Cio, organizzazioni corrotte, ci rendono sempre complici di regimi criminali». Non solo, in passato aveva dichiarato: «Il fatto che l’estrema destra europea sia stata finanziata da Vladimir Putin è noto, ma non è l’unico. Dobbiamo avere il coraggio di portare alla luce tutti i casi di corruzione». La sua eventuale nomina sarebbe una vera e propria operazione d’immagine: mettere il duro anti Qatar al posto della donna accusata di accumulare mazzette.
I capigruppo di tutte le formazioni politiche del Parlamento europeo hanno diffuso una nota congiunta dopo il voto: «Siamo scioccati e profondamente preoccupati», hanno scritto, «per quanto accaduto e dalle rivelazioni sulla corruzione e l’influenza criminale nei processi decisionali all’Europarlamento. Inizia oggi, con la cessazione anticipata dall’incarico della vicepresidente coinvolta, un processo che continuerà con il rafforzamento delle norme sull’accesso ai suoi locali e sugli incontri. Garantiremo inoltre che il finanziamento di organizzazioni e persone con accesso al Parlamento sia completamente trasparente. Il Parlamento», aggiunge la nota, «continuerà a sostenere pienamente il lavoro della polizia e della magistratura per garantire che giustizia sia fatta». Dopo la votazione sulla decadenza della Kaili , si è svolto il dibattito sulla corruzione, in un’Aula desolatamente semivuota.
Per quel che riguarda l’ormai ex vicepresidente greca, ieri Eva Kaili, come riferito dall’Ansa, è stata trasferita nel carcere di Haren, alla periferia nordorientale di Bruxelles, non lontano dall’aeroporto internazionale di Zaventem. Si tratta di un penitenziario la cui costruzione è stata completata recentemente, per alleggerire il peso agli altri istituti della città, in particolare quello di St. Gilles e quello di Forest. Si tratta di un carcere che può accogliere oltre 1.100 detenuti e che tra i suoi ospiti annovera Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando dei terroristi dell’attentato al Bataclan. La Procura belga non ha voluto confermare se anche gli altri tre arrestati - Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Niccolò Figà Talamanca - si trovino nella stessa struttura. Tutti e quattro dovranno comparire oggi davanti ai magistrati per la prima udienza preliminare. L’avvocato dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato al canale televisivo privato greco Open Tv che la sua assistita è «innocente»: «La sua posizione è di innocenza. Non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar», ha detto il legale.
La deposizione fiume di Francesco Giorgi costringe i pm a stoppare l’interrogatorio. Manon Aubry (The Left): «È la punta di un iceberg». Sequestrati altri dieci uffici dell’Europarlamento, coinvolti anche i funzionari. Si indaga pure sui possibili pagamenti marocchini ad Antonio Panzeri.Con 625 voti, un contrario e due astenuti, l’Europarlamento ha rimosso la greca Eva Kaili La sinistra punta sul francese Raphaël Glucksmann, critico sui Mondiali, per rifarsi l’immagine.Lo speciale contiene due articoli.Da quando è emersa la notizia che tra gli arrestati per il Qatargate ci sarebbe un pentito, nei corridoi del Parlamento europeo si respira un clima che ricorda quello che aleggiava nei palazzi del potere romani durante Mani pulite, con deputati e portaborse che si chiedono: «Chi sarà il prossimo?». Hannah Neumann, eurodeputata dei Gruenen, gli ecologisti tedeschi (gruppo Verdi/Ale) si aspetta il peggio: «Temo che ce ne saranno altri. Basta guardare la cosa razionalmente: cosa ci fai con un eurodeputato? O provi con altre istituzioni, o devi provare con più eurodeputati. Con uno non ottieni niente». Una paura esternata dopo l’uscita della notizia che durante i primi interrogatori effettuati dall’Ufficio centrale per la repressione della corruzione, una delle quattro persone imputate ha parlato a lungo con gli inquirenti belgi. Tra gli arrestati il più accreditato per il ruolo che ai tempi di Tangentopoli fu di Mario Chiesa è Francesco Giorgi, già assistente dell’ex eurodeputato (eletto nelle liste del Pd) Antonio Panzeri, finito anche lui agli arresti venerdì scorso, insieme alla moglie e alla figlia, che sono in attesa di essere estradate. La Procura belga, interpellata al riguardo, non ha smentito la ricostruzione su Giorgi, che è anche il compagno dell’eurodeputata greca ed ex vicepresidente del Parlamento Eva Kaili, arrestata anche lei venerdì. L’uomo, che è stato il primo ad essere fermato dalla polizia belga, venerdì mattina e che aveva continuato a lavorare come assistente parlamentare per Andrea Cozzolino (non indagato), avrebbe reso lunghissime deposizioni agli inquirenti di Bruxelles, parlando per ore. Tanto che, secondo i media greci, Giorgi sarebbe un «fiume in piena», che avrebbe parlato per ore con il giudice, riempiendo pagine di verbale e rendendo necessario rinviare la seconda parte dell’interrogatorio. All’ex assistente di Panzeri ieri sono stati sequestrati 20.000 euro in contanti, rinvenuti nella sua abitazione di Abbiategrasso, in provincia di Milano.L’operazione è stata eseguita dalla Gdf milanese in esecuzione di un ordine di investigazione europeo. Per il quotidiano belga L’Echo, durante le deposizioni rese dai quattro arrestati nei giorni scorsi, uno di loro avrebbe citato più volte il nome dell’eurodeputato Marc Tarabella. Il nome dell’italobelga, che al momento non risulta indagato, era già circolato nei giorni scorsi, dopo che le perquisizioni nell’ufficio di uno dei suoi assistenti, avevano portato gli investigatori ad allargare i controlli alla casa dell’eurodeputato, alla presenza della presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola. Nei giorni scorsi i media belgi hanno ricordato come Tarabella, inizialmente furioso per la designazione del Qatar come Paese ospitante dei Mondiali di calcio, si fosse ammorbidito notevolmente l’anno scorso, aumentando anche i suoi interventi a favore del Paese del Golfo, nel quale avrebbe effettuato anche diverse visite ufficiali. Tarabella ha commentato le indiscrezioni su di lui dicendo di non avere «nulla da nascondere», e di voler collaborare con le indagini, ma al Partito socialista belga non è bastato e il parlamentare ieri è stato sospeso. Nel frattempo, il conteggio delle somme in contante sequestrate è salito rispetto al 1.350.000 di euro ipotizzato a oltre un milione e mezzo. Molte delle banconote sono state trovate dalla polizia belga nel corso delle perquisizioni alle abitazioni di Panzeri e della Kaili, mentre circa 600.000 euro sono stati rinvenuti dagli investigatori belgi in un trolley con il quale il padre della donna, Alexandros Kaili, stava lasciando un albergo del centro di Bruxelles. Una mossa azzardata, che ha spalancato le porte al superamento dell’immunità parlamentare, che tutelava la figlia e la sua abitazione. Le perquisizioni sono proseguite anche ieri, coinvolgendo per la prima volta l’apparato burocratico dell’Europarlamento. Lunedì sera infatti erano stati messi i sigilli all’ufficio di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti umani. Dopo aver effettuato la perquisizione del locale, i sigilli sono stati tolti ieri in tarda mattinata. Sarebbe stato perquisito (ma non sigillato) anche l’ufficio di un’altra capo unità, Petra Prossliner, che secondo il suo profilo Linkedin ha frequentato il liceo a Merano e si occupa di affari costituzionali. La donna è un tecnico di lungo corso delle istituzioni europee. Nel 2005 infatti aveva preparato, insieme all’ex europarlamentare italiana Monica Frassoni, un «dossier di valutazione del trattato che istituisce una costituzione per l’Europa», mentre nel 2012, si occupava delle relazioni con i Parlamenti nazionali. Nel pomeriggio di ieri sono stati sequestrati altri dieci uffici del Parlamento europeo. Oltre alla pista del Qatar gli inquirenti stanno approfondendo anche quella, indicata anche nei mandati di arresto della moglie e della figlia di Panzeri, della corruzione dell’ex eurodeputato da parte del Marocco. In quello di Silvia Panzeri, ricordano infatti che le due donne «sembrano essere pienamente consapevoli delle attività del marito e padre e hanno perfino partecipato al trasporto dei “doni” fatti in Marocco da Atmouna Abderrahim (non indagato, ndr), ambasciatore del Marocco in Polonia». I reati sono citati nella trascrizione di intercettazioni telefoniche, durante le quali la signora Panzeri ha commentato la consegna dei «doni», di cui sembra aver beneficiato in seguito».La pista nordafricana è stata commentata ieri da un’ex collega a Bruxelles dell’uomo, la portoghese Ana Gomes. Che ha ricordato così i suoi scontri con Panzeri sul tema: «Il Marocco avrebbe finanziato Panzeri e compagni da tempo per vanificare le risoluzioni sul Western Sahara. Non riesco a contare le liti che abbiamo avuto su questi argomenti». Intanto la francese Manon leader di The Left cerca di sgonfiare la vicenda accusando gli avversari politici: «Il Qatargate è la punta dell’iceberg, Ppe e liberali vogliono mettere la polvere sotto il tappeto». Ma per Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, per capire se altri suoi colleghi possano finire sotto la lente degli inquirenti di Bruxelles, basterebbe «andare a guardarsi gli interventi pubblici fatti dagli europarlamentari in difesa del Qatar rispetto a un’eventuale violazione dei diritti umani».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/uomo-kaili-vuota-sacco-ue-2658960277.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="laula-destituisce-il-vicepresidente" data-post-id="2658960277" data-published-at="1670966418" data-use-pagination="False"> L’Aula destituisce il vicepresidente Il Parlamento europeo ha approvato ieri la destituzione dalla carica di vicepresidente dell’eurodeputata greca Eva Kaili, arrestata nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette dal Qatar. L’Aula ha votato sì con la maggioranza di oltre due terzi (625 voti), come previsto dal regolamento. Un solo contrario e due astenuti. Il voto si è svolto per appello nominale sotto richiesta dei gruppi S&D, The Left e Id. Ha votato contro Mislav Kolakušic, croato dei non iscritti. Si sono invece astenuti l’olandese di Ecr, Dorien Rookmaker, e il tedesco di Id, Joachim Kuhs. Ora l’Aula dovrà eleggere un nuovo vicepresidente, che sarà ancora una volta esponente del gruppo dei Socialisti e democratici. La decisione non è stata ancora presa, ma in molti sperano che l’incarico vada a Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese, figlio del filosofo André . Il parlamentare, 43 anni, è autore di numerosi saggi, e rispetto ai Mondiali in Qatar le sue posizioni sono sempre state durissime: «Mondiali in Qatar. Dopo le Olimpiadi invernali in Cina», ha twittato lo scorso 9 ottobre, «Coppa del Mondo in Russia nel 2018. E prima i Giochi asiatici invernali in Arabia Saudita. La Fifa e il Cio, organizzazioni corrotte, ci rendono sempre complici di regimi criminali». Non solo, in passato aveva dichiarato: «Il fatto che l’estrema destra europea sia stata finanziata da Vladimir Putin è noto, ma non è l’unico. Dobbiamo avere il coraggio di portare alla luce tutti i casi di corruzione». La sua eventuale nomina sarebbe una vera e propria operazione d’immagine: mettere il duro anti Qatar al posto della donna accusata di accumulare mazzette. I capigruppo di tutte le formazioni politiche del Parlamento europeo hanno diffuso una nota congiunta dopo il voto: «Siamo scioccati e profondamente preoccupati», hanno scritto, «per quanto accaduto e dalle rivelazioni sulla corruzione e l’influenza criminale nei processi decisionali all’Europarlamento. Inizia oggi, con la cessazione anticipata dall’incarico della vicepresidente coinvolta, un processo che continuerà con il rafforzamento delle norme sull’accesso ai suoi locali e sugli incontri. Garantiremo inoltre che il finanziamento di organizzazioni e persone con accesso al Parlamento sia completamente trasparente. Il Parlamento», aggiunge la nota, «continuerà a sostenere pienamente il lavoro della polizia e della magistratura per garantire che giustizia sia fatta». Dopo la votazione sulla decadenza della Kaili , si è svolto il dibattito sulla corruzione, in un’Aula desolatamente semivuota. Per quel che riguarda l’ormai ex vicepresidente greca, ieri Eva Kaili, come riferito dall’Ansa, è stata trasferita nel carcere di Haren, alla periferia nordorientale di Bruxelles, non lontano dall’aeroporto internazionale di Zaventem. Si tratta di un penitenziario la cui costruzione è stata completata recentemente, per alleggerire il peso agli altri istituti della città, in particolare quello di St. Gilles e quello di Forest. Si tratta di un carcere che può accogliere oltre 1.100 detenuti e che tra i suoi ospiti annovera Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando dei terroristi dell’attentato al Bataclan. La Procura belga non ha voluto confermare se anche gli altri tre arrestati - Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Niccolò Figà Talamanca - si trovino nella stessa struttura. Tutti e quattro dovranno comparire oggi davanti ai magistrati per la prima udienza preliminare. L’avvocato dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato al canale televisivo privato greco Open Tv che la sua assistita è «innocente»: «La sua posizione è di innocenza. Non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar», ha detto il legale.
Però, se per la Germania c’è solo da guadagnare, per l’Italia c’è solo da perdere e, dunque, il disegno è da respingere in blocco, perché se l’Ucraina diventasse membro della Ue saremmo cornuti e pure mazziati.
Cominciamo col dire che finora Kiev è costata all’Europa una montagna di miliardi e, siccome il nostro Paese è tra i contributori netti, ossia versa nelle casse di Bruxelles più soldi di quelli che riceve, una parte di quel denaro l’abbiamo pagata noi, cioè i contribuenti italiani. E se passasse il piano tedesco, saremmo ancora noi a sostenere la ricostruzione e l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione. Oltre all’assegno di 200 miliardi che la Ue ha già staccato, oltre a quello di 90 che presto staccherà, dovrà aggiungere molte altre decine di miliardi. Nessuno infatti si può illudere che sarà Mosca a finanziare la ricostruzione, né che i soldi arrivino dagli States: Trump lo ha già fatto capire e ha già stretto l’accordo sulle terre rare che più gli interessava.
L’aspetto più paradossale della proposta del cancelliere di latta (così lo chiamano in patria, dove il consenso è ai minimi) è che a Kiev, pur senza diritto di voto, sarebbe concesso ciò che a un Paese fondatore come l’Italia non è consentito, cioè di non rispettare alcun parametro di bilancio. A noi fanno la predica e minacciano sanzioni nel caso i conti pubblici sforino il limite dello zero virgola. Mentre con l’Ucraina - che tecnicamente, se non fosse sostenuta dai fondi europei (cioè nostri) sarebbe fallita - non si chiude un occhio ma tutti e due. Da anni neghiamo l’ingresso nella Ue alla Serbia e ad altri Paesi, ma con Kiev siamo pronti a srotolare i tappeti rossi. Inoltre, quella dei conti non sarebbe la sola eccezione. L’Europa pretende che gli Stati, oltre a soddisfare determinati parametri di bilancio, rispettino anche alcune regole democratiche, come elezioni, libertà di stampa, diritti delle opposizioni, lotta alla corruzione. E come si fa con un Paese dove la democrazia è sospesa dalla legge marziale, non si vota da tempo e l’opposizione, se non piace a Zelensky, non ha diritto di rappresentanza, mentre l’apparato statale è zeppo di ladri? Come si può accogliere a braccia aperte uno Stato che vieta l’espatrio ai propri cittadini che hanno l’età per essere mandati al fronte? Anche un bambino capirebbe che non puoi far entrare in pace un Paese che è in guerra, perché significherebbe portare dentro casa un conflitto. Ma a Merz tutto ciò importa poco. Al cancelliere, che è riuscito nell’incredibile opera di far scavalcare la sua Cdu dal partito di destra Afd, importa di salvare la poltrona con un incredibile gioco di prestigio, ovvero rilanciare un’economia in crisi con la ricostruzione dopo la guerra.
L’ingresso dell’Ucraina, oltre alle incongruenze e ai probabili costi, avrebbe anche un secondo effetto. Kiev ha una importante produzione agricola e domani, se facesse parte della Ue, avrebbe diritto a ricevere i fondi che oggi vengono divisi fra i principali Paesi dell’Unione. In pratica, la torta dei soldi Ue, che già oggi non riesce a soddisfare le esigenze degli agricoltori, dovrebbe essere divisa con il nuovo ospite che, viste le dimensioni della sua produzione, rischia di prendersi la fetta più grossa. Insomma, avete capito. Così come su gas e bollette il sostegno a Kiev non è stato gratis (ricordate la celebre frase di Mario Draghi, «si tratta di scegliere tra pace e aria condizionata»?), così fare entrare l’Ucraina nella Ue e consentirle di beneficiare dei finanziamenti a sostegno della propria economia non sarebbe indolore, bensì una mossa che verrebbe pagata da contribuenti e produttori.
In altre parole, Merz vuole applicare la solita ricetta würstel e crauti, dove noi però saremmo il würstel. Non so voi, ma io di finire nel piatto della Germania non ho alcuna voglia.
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Vladimir Putin (Ansa)
Rispondere a questa domanda è complesso. Sebbene la Russia sia effettivamente all’offensiva da diverso tempo, l’intensità e l’efficacia delle sue azioni militari sono molto variabili e incostanti, e le linee difensive ucraine non sono affatto crollate. La Russia non ha ottenuto ancora gli obiettivi che si era prefissata: il controllo totale del Donbass e la cosiddetta «denazificazione» del Paese, che si risolverebbe nel cambio di regime e nell’identificazione di un nuovo leader ucraino più vicino agli interessi di Mosca. Conseguentemente, è decisamente difficile sostenere che Vladimir Putin stia vincendo o abbia raggiunto i suoi scopi: voleva rendere l’Ucraina russa, ma il risultato ottenuto è che Kiev si è molto avvicinata all’Europa; puntava a fermare l’espansione della Nato, mentre Finlandia e Svezia hanno aderito all’Alleanza successivamente al suo attacco. In ogni caso, il dato incontrovertibile è che il conflitto continua, e probabilmente sarà proprio il fattore tempo l’elemento chiave a determinarne le sorti. Per quanto tempo il Cremlino sarà disposto e soprattutto sarà in grado di sostenere uno sforzo bellico di tale intensità? Difficile pronosticarlo, anche se non bisogna mai sottovalutare la pazienza e la resilienza russa. Inoltre, gli europei continuano a non mettere nel conto che la Russia dispone di un arsenale nucleare imponente, che ovviamente ci auguriamo tutti non venga mai utilizzato.
E nell’altro campo, per quanto tempo l’Ucraina sarà capace di resistere? Ma soprattutto, per quanto ancora i Paesi occidentali potranno e vorranno sostenerla? Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha recentemente formalizzato la sua proposta di concedere all’Ucraina una «membership associata» all’Ue. L’obiettivo dovrebbe essere quello di accelerare l’integrazione di fatto mentre sono in corso i negoziati con la Russia. Secondo il cancelliere, sarebbe una tappa verso la piena adesione. Ma dietro al pragmatismo di questa mossa si nasconde una pericolosa trappola: si creerebbe una sorta di «sala d’attesa» dove tenere gli ucraini ancora a lungo, forse per sempre. Nella Ue manca assolutamente la volontà politica comune necessaria per affrontare i problemi legati all’adesione dell’Ucraina. La «membership associata» proposta da Merz assomiglia a un’adesione fittizia, come i villaggi di cartapesta fatti costruire dal principe Grigorij Potemkin per Caterina II di Russia. La verità è che l’Ucraina rappresenta un serio problema, e forse anche un pericolo per l’Ue, perché è considerata da molti come troppo grande, pericolosa o corrotta per essere ammessa nel consesso europeo. Alcuni affermano addirittura che con l’adesione ci troveremmo con un milione di ex combattenti, capaci di maneggiare le armi, liberi di circolare nell’Ue: preoccupazioni o accuse che possono sembrare eccessive o infondate, ma di fatto riflettono le percezioni in alcune capitali. In ogni caso nessun leader sembra essere disposto a rischiare per far entrare l’Ucraina, stante l’ostilità più o meno accentuate delle opinioni pubbliche.
Ma c’è un secondo e più grande problema: la Ue sclerotizzata non è capace di riformarsi per procedere a un nuovo grande allargamento. Ventidue anni dopo la riunificazione con i Paesi dell’ex blocco di Varsavia e 13 anni dopo l’ultima adesione della Croazia, la domanda rimane sempre la stessa: l’Ue è in grado di mantenere le sue promesse di integrazione e armonizzazione per un efficace allargamento?
A tutto ciò bisogna aggiungere che la geopolitica mondiale è in continuo movimento. Alcuni osservatori informati sostengono che nel recente vertice a Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump il leader cinese abbia ribadito che non è possibile immaginare che la Russia perda la guerra. Non a caso subito dopo ha ricevuto, in pompa magna, proprio il leader russo Vladimir Putin. L’Europa, oltre che Kiev, è avvertita. Per cui sarebbe consigliabile che i soloni di Bruxelles accogliessero le disponibilità russe per l’apertura di un negoziato invece di prendere tempo nella ricerca di un negoziatore, e usassero nello stesso tempo più cautela nell’affermare che Volodymyr Zelensky stia vincendo la guerra, perché corrono il rischio molto alto di cadere semplicemente in una illusione ottica.
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Matteo Messina Denaro (Ansa)
I 200 milioni di euro sequestrati ieri dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo sono il perimetro di una ricchezza smisurata che affonda le radici negli anni Ottanta, quando i narcos siciliani cominciavano a moltiplicare il denaro della droga con una velocità che la mafia dei corleonesi non aveva mai conosciuto. Il blitz, coordinato dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio ha attraversato mezzo mondo: da Palermo e Trapani a Marbella, da Puerto Banùs, Malaga e Benahavis alla Svizzera, dal Principato di Monaco al Libano, ad Andorra, alle Isole Cayman e a Gibilterra.
Eppure, la scena iniziale sembra quasi stonata rispetto alla montagna di denaro saltata fuori. Giacomo Tamburello, 66 anni, definito come uno storico trafficante di hashish e indicato da chi indaga come vicino, da sempre, a Matteo Messina Denaro, viveva ai domiciliari nella piccola casa della madre, a Campobello di Mazara. Apparentemente ormai ai margini. In realtà, secondo l’inchiesta della Guardia di finanza, sarebbe il custode del tesoro. Quando è scattato il blitz, Tamburello è stato arrestato in provincia di Trapani. Nello stesso momento, in Spagna, sono finite in manette l’ex moglie Maria Antonina Bruno e il figlio Luca.
Intanto i finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo mettevano i sigilli a beni, società e disponibilità finanziarie. Gli inquirenti gli contestano l’autoriciclaggio aggravato dall’avere «agevolato l’attività dell’associazione mafiosa». Ma per capire la portata dell’inchiesta bisogna tornare indietro. Gli investigatori ricostruiscono un sistema economico costruito nel tempo. Secondo i collaboratori di giustizia, Tamburello sarebbe uno dei grandi snodi. Vincenzo Spezia, storico esponente della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, ha raccontato ai magistrati gli intrecci tra Messina Denaro e Tamburello, sostenendo che risalirebbero «al 1983». Finora, spiegano gli investigatori, lo Stato è riuscito a sequestrare a Messina Denaro e ai suoi prestanome circa 4 miliardi di euro.
Ma gli inquirenti sono convinti che quella cifra rappresenti soltanto una porzione della reale disponibilità economica del boss morto dopo 30anni di latitanza. L’inchiesta è nata quasi per caso tre anni fa. Ad Agosto, a Madrid, un finanziere in servizio all’ambasciata italiana segnala al Gico di Palermo una situazione anomala: l’ex moglie di Tamburello, casalinga, risulta avere 12 milioni di euro in conti lussemburghesi e 1 milione e mezzo ad Andorra. L’intuizione avvia l’azione investigativa. Madre e figlio avevano aperto i primi conti ad Andorra nel 2005. Poi erano partiti i trasferimenti internazionali. Conti, società, partecipazioni, immobili, carte di credito, investimenti. Dal 2000 Tamburello e la moglie risultavano separati consensualmente. Lui aveva ufficialmente un’altra compagna. Ma il patrimonio familiare continuava a essere amministrato proprio dall’ex moglie e dal figlio, residenti fra Marbella e la Costa del Sol. Gli investigatori intercettano anche una preoccupazione. Madre e figlio avrebbero valutato di trasferire a Dubai parte delle ricchezze per sottrarle alle indagini. Non hanno fatto in tempo.
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Kaja Kallas (Ansa)
Ieri mattina, a margine della riunione del Consiglio affari esteri dell’Ue a Cipro, Kallas ha annunciato davanti ai giornalisti che i diplomatici americani hanno abbandonato Kiev, ma è falso. «Da quanto abbiamo appreso ieri (mercoledì, ndr) dall’Ucraina, tutte le ambasciate sono rimaste tranne una. Anche questo richiede coraggio da parte di tali ambasciate. Tutti gli Stati europei sono rimasti, l’America se n'è andata», ha detto ai microfoni. Neanche troppo velatamente, ha tacciato la Casa Bianca di non essere risoluta, avendo ceduto alle richieste russe di far evacuare il personale diplomatico dalla capitale ucraina.
Inevitabile è stata la pioggia di smentite. Sul sito dell’ambasciata americana in Ucraina, nella sezione «News», compare la scritta: «L’ambasciata degli Stati Uniti è aperta». Nel portale viene specificato: «Non ci sono cambiamenti nelle nostre operazioni e le notizie contrarie sono false. Il Dipartimento di Stato non ha priorità più alta della sicurezza dei cittadini americani e rivede regolarmente il livello di sicurezza dell’ambasciata di Kiev». Anche l’Ucraina non ha potuto fare altro che negare quanto affermato dall’alleata europea. Il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Georgiy Tykhyi, ha spiegato che «le informazioni sulla partenza dell’ambasciata statunitense non sono vere».
Peraltro, perfino Mosca ha ammesso che da Washington non ha ricevuto alcuna risposta sulla richiesta di evacuazione. «La Russia ha trasmesso una raccomandazione agli Stati Uniti attraverso i canali appropriati riguardo agli attacchi su Kiev, ma non c’è stata ancora alcuna risposta. Nessun messaggio è stato trasmesso da Donald Trump a Vladimir Putin», ha riferito il consigliere presidenziale russo, Yuri Ushakov.
Non deve essere stato poco l’imbarazzo a Bruxelles. Sul sito dell’Ue che riporta la trascrizione delle domande e risposte con i giornalisti, l’affermazione di Kallas è stata modificata. Ora si legge: «Da quanto abbiamo appreso ieri dall’Ucraina, tutte le ambasciate sono rimaste*, il che richiede coraggio da parte di queste ambasciate, ma sì, tutti gli europei sono rimasti*». Gli asterischi sono doverosi perché, al termine della dichiarazione, compare tra parentesi: «*Aggiornato con una correzione riguardo alla presenza diplomatica a Kiev».
Il granchio preso da Kallas, la cui portavoce ha comicamente parlato di un «fraintendimento» nella conversazione col ministro degli Esteri ucraino, suggerisce ancora una volta che la sua nomina ad Alto rappresentante Ue non è probabilmente stata una delle scelte più lungimiranti. Nel 2009, quando Bruxelles ha riformato questo ruolo introducendo una sorta di «ministro» degli Esteri dell’Ue, era convinta di aver risposto al quesito del celebre diplomatico americano Henry Kissinger: «Chi devo chiamare se voglio parlare l’Europa?». Eppure, tralasciando il fatto se ci sia riuscita oppure no, se a qualche cancelleria venisse da snobbare la Kallas, non ci sarebbe troppo da sorprendersi. La donna, ex primo ministro dell’Estonia e ora alla guida della politica estera europea, non ha mai dimostrato la statura del diplomatico. Passo dopo passo, ha collezionato figuracce che hanno assottigliato la sua fragile credibilità. Aveva dichiarato che per lei era una «novità» che Mosca e Pechino avessero sconfitto il nazismo e il fascismo nella Seconda guerra mondiale. E, dimostrando che forse non era la prima della classe a scuola, aveva persino sentenziato: «In 100 anni la Russia ha attaccato 19 Paesi, alcuni dei quali anche tre o quattro volte. Ma nessuno ha attaccato la Russia in quel periodo». Essere estoni, e dunque aver subito l’occupazione sovietica, non esime dal conoscere la storia delle guerre mondiali.
Bruxelles ha a lungo definito la «disinformazione» come la maggiore minaccia alla democrazia. Poi i vertici europei sono i primi a non accertarsi se stanno comunicando o meno notizie veritiere.
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