
Nonostante la tregua in corso tra Israele e il Libano, l’Unifil è stata presa ancora di mira. L’attacco, sferrato nel Sud del Paese dei cedri, ha colpito un contingente della forza di peacekeeping, uccidendo un soldato francese, mentre altri tre risultano feriti.
A renderlo noto è stato il presidente francese, Emmanuel Macron: «Il sergente capo Florian Montorio del 17° reggimento del genio paracadutista di Montauban è caduto questa mattina nel Sud del Libano durante un attacco contro l’Unifil. Tre dei suoi fratelli d’arme sono feriti e sono stati evacuati». Nel pomeriggio, Parigi ha poi rivelato che due caschi blu sono in gravi condizioni. Secondo il capo dell’Eliseo «tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah», e per questo «la Francia chiede che le autorità libanesi arrestino immediatamente i responsabili e si assumano le proprie responsabilità».
L’appello è stato accolto dal presidente del Libano, Joseph Aoun: dopo aver parlato al telefono con Macron, ha dato «istruzioni alle autorità competenti di indagare immediatamente su questo incidente e di accertare le responsabilità, sottolineando che il Libano non lesinerà gli sforzi nel perseguire i responsabili». Dall’Italia sono intanto arrivate parole di cordoglio. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oltre a «condannare l’uccisione» del soldato francese, ha scritto su X: «A nome del governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza alla Francia, alle sue forze armate e alla famiglia del caduto in missione di pace». Guido Crosetto, invece, al Tg1 ha dichiarato che «fa parte della tattica di Hezbollah non consentire che la tregua si rafforzi», aggiungendo che la missione Unifil «non ha più senso nelle attuali condizioni».
Stando a quanto rivelato dal ministro della Difesa francese, Catherine Vautrin, il casco blu francese «è stato vittima di un’imboscata da parte di un gruppo armato a distanza ravvicinata» nella regione di Deir-Kifa. A rivelare ulteriori dettagli è stata l’Unifil su X: il contingente «stava sgombrando munizioni esplosive lungo una strada nel villaggio di Ghanduriyah per ristabilire i collegamenti con le posizioni isolate» della missione, quando «è stata colpita da fuoco di armi leggere». Come già detto da Macron, anche l’Unifil ha affermato che «la valutazione iniziale indica attori non statali, (presumibilmente Hezbollah)» come responsabili. Dall’altra parte, il gruppo terroristico ha negato il proprio coinvolgimento.
Quello contro la missione Onu non è stato l’unico attacco. Le Idf hanno comunicato di aver eliminato, in due raid, diversi membri di Hezbollah colpevoli di aver «violato gli accordi di cessate il fuoco». Le Forze di difesa israeliane hanno spiegato che «una cellula terroristica ha violato gli accordi di cessate il fuoco e si è avvicinata alle forze in modo da costituire una minaccia immediata, durante le loro attività nel Libano meridionale, a Sud della linea di difesa avanzata». Nell’altro incidente, sempre a Sud della «linea di difesa avanzata», è stato preso di mira un tunnel di Hezbollah dopo che le Idf avrebbero scoperto alcuni terroristi che stavano entrando.
Parallelamente alla situazione di massima tensione sul campo, procedono i preparativi di Beirut per le prime trattative dirette con Tel Aviv. Stando a quanto riferito dall’ufficio presidenziale, Aoun ha condotto insieme al primo ministro, Nawaf Salam, «una valutazione della fase successiva al cessate il fuoco e degli sforzi in corso per consolidarla». Chi boicotta è Hezbollah, secondo cui le trattative sono «un fallimento» e si tratta di «negoziati di sottomissione». Pur sostenendo di essere disponibile a «coordinarsi» con il governo libanese, un alto funzionario della milizia ha puntualizzato: «Non in questo modo che porta alla resa». Quanto a Israele, secondo la Cnn si sta preparando a imporre «la linea gialla»: nell’area sotto il controllo militare israeliano sarà vietato il ritorno dei residenti.








