
L'addio di Unicredit (già Comit e Banco di Roma) a Mediobanca, oltre che rappresentare un passaggio storico nel sistema bancario italiano, innesca il risiko di piazzetta Cuccia, un capitolo nuovo, su cui il capitalismo italiano dovrà presto confrontarsi. Del resto l'istituto guidato da Jean Pierre Mustier, «in linea con la strategia di cessione degli asset non strategici» come recita la nota, ha deciso di cedere l'intera quota (8,4%) sul mercato, approfittando del rialzo in borsa delle ultime settimane, dopo l'ingresso nel capitale del patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio. Le mosse del banchiere francese circolavano da alcuni mesi. Di fatto Unicredit potrebbe incassare dalla vendita della propria quota in Mediobanca una cifra intorno agli 800 milioni di euro, considerato l'andamento del titolo di piazzetta Cuccia delle ultime settimane. Ora, però, bisognerà capire chi prenderà in mano la quota di partecipazione più alta. In teoria Del Vecchio, arrivato ora al 7,52 % del capitale, avrebbe avuto il via libera da parte della Bce di salire fino al 20%, anche se la vigilanza Banca centrale europea si è riservata sino a 6 mesi per dare un parere in merito. Per di più l'operazione avviene in una fase di cambiamento al vertice a Francoforte, dove è da poco uscito Mario Draghi che ha lasciato il posto alla francese Christine Lagarde.
Ora gli occhi sono tutti puntati sull'asse Italia-Francia, già sotto i riflettori per la fusione tra Peugeot e Fca. A questo si aggiunge la decisione presa martedì dai vertici di Mediaset e l'azionista Vivendi. Le parti hanno iniziato a dialogare per superare le tensioni emerse negli ultimi anni sulla governance dopo la scalata dei francesi nel 2016. Il tribunale di Milano ha rinviato tutto al prossimo 22 novembre, «per dare modo alle parti di verificare la possibilità di conciliazione della lite, disponendo a tal fine la provvisoria sospensione della delibera impugnata (da Vivendi) sino a detta udienza». Se si arrivasse a un accordo ci potrebbe essere una riappacificazione tra l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il gruppo di Vincent Bollorè. Il banchiere bretone è anche sotto indagine a Milano per aggiotaggio, proprio dopo un esposto del gruppo Fininvest. Ha anche diversi procedimenti giudiziari in corso a Parigi. Che la pace con Berlusconi sia siglata anche attraverso una cessione delle quote in piazzetta Cuccia? Bollorè possiede il 6,73% ma è già uscito dal patto di governo lo scorso anno, quando iniziò anche la partita su Generali. E se decidesse anche lui di vendere la sua quota? Il leone di Trieste è il convitato di pietra di tutte queste operazioni. Nei giorni scorsi si era ipotizzato che ci fosse un asse Del Vecchio con Mustier per una scalata a Generali che in caso di spezzatino di quest'ultima avrebbe favorito una discesa in Italia dei francesi di Axa. Ora però cambiano le carte in tavola. Nell'azionariato di Mediobanca c'è anche il gruppo Mediolanum di Ennio Doris (3,28%) anche lui impegnato nel settore assicurativo. Non bisogna poi dimenticare il ruolo di Intesa San Paolo, con il presidente emerito Giovanni Bazoli che ha avuto sempre nel mirino piazzetta Cuccia. Carlo Messina resterà a guardare? A leggerla in modo semplice forse Mustier potrebbe vendere proprio a Del Vecchio che diventerebbe così, tramite Mediobanca, il dominus di Generali. In questo modo si chiuderebbe anche la partita con l'amministratore delegato Alberto Nagel, da settimane sotto attacco. L'ipotesi è quindi che si firmi una grande pax che includa tutte le poste in gioco: Generali, Ieo, Mediaset e altro ancora. Del resto Nagel, spiegano alcuni analisti, da anni ha rinunciato alla storica centralità dell'istituto a favore dei risultati bilancio e, forse, di un certo disinteresse del sistema Paese.












