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2022-11-25
Una salute di ferro contro la fame nascosta
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In epoca di carne sintetica, di insetti che cadono nel piatto non come la mosca di un vecchio sketch di Walter Chiari, ma come un’imposizione della Commissione europea, in epoca di offensiva vegana che per molti è una scelta in buona fede, ma che ci sono prove sia spinta a suon di miliardi spesi in comunicazione da chi vuole vincere la battaglia delle proteine – un business a livello mondiale che supera i 300 miliardi di dollari - ecco una giornata creata apposta per riflettere sul rapporto cibo-salute e sulla necessità di far compiere al consumatore scelte consapevoli. Anche per evitare la demonizzazione di uno dei settori cardine dell’agricoltura nazionale ed europea, la zootecnia (vale 4 milioni di occupati e 170 miliardi di fatturati). Che se venisse azzerata creerebbe scompensi sia ambientali – la mancata utilizzazione dei pascoli per dirne una con conseguente inselvatichimento dell’ambiente, perdita di biodiversità e maggiore incidenza di eventi atmosferici avversi- sia economici (mancherebbero i formaggi, le pelli, il latte), si nutrizionali, mancherebbero le proteine nobili e una sostanza indispensabile: il ferro. Proprio da qui l’associazione Carni Sostenibili – associazione no profit che promuove il consumo consapevole di carni e salumi - in accordo con European Livestocke Voice – riunisce le filiere zootecniche europee – è partita per celebrare oggi la “giornata della carenza di ferro” per sottolineare l’importanza dell’assunzione bilanciata e sufficiente di proteine animali all’interno di una corretta alimentazione. Come sottolinea Luigi Scordamaglia- consigliere delegato di Filiera Italia che mette insieme i maggiori produttori agricoli con l’eccellenza dell’industria agroalimentare –“è indispensabile tornare a dialogare con il consumatore per fornirgli la più corretta e migliore informazione possibile sulla qualità e le proprietà del cibo per favorire scelte consapevoli.” E’ il senso ad esempio della battaglia contro il Nutri-score la cosiddetta etichetta a semaforo che si pretende capace di fornire informazioni sintetiche al consumatore quando in realtà finisce per orientare il consumo a vantaggio dei cibi iper-processati e chimici. Da qui la necessità di tornare ad informare sulla indispensabilità di alcune opzioni alimentari e la necessità di alcune sostanze come il ferro. Il primo sintomo che manca è la cosiddetta FAME NASCOSTA. Secondo un recente studio pubblicato su The Lancet Global Health, nel mondo la metà dei bambini in età prescolare e due donne su tre in età riproduttiva soffrono di “fame nascosta”, una forma di malnutrizione dovuta alla carenza di micronutrienti e vitamine, come ferro appunto, ma anche iodio, zinco, folato e vitamina A. Sono tutte sostanze che ci derivano da alimenti di origine animale. Se mancano i dà luogo a una sindrome di malnutrizione silenziosa, che rende il corpo più soggetto ad ammalarsi, e colpisce ampie fasce di popolazione. Secondo lo studio il 56% dei bambini in età prescolare (6-59 mesi) e il 69% delle donne non gravide in età riproduttiva (15-49 anni) sono carenti di almeno un micronutriente. Parliamo di circa 372 milioni di bambini in età prescolare e 1,2 miliardi di donne in età fertile che presentano determinate carenze: ferro, zinco e vitamina A per i bambini in età prescolare, e ferro, zinco e folato per le donne in età riproduttiva. Eventi di malnutrizione che si riscontrano di più nei paesi in via di sviluppo dove l’alimentazione è costituita in larga misura solo da riso, grano e mais che come tuti i carboidrati danno si calorie, ma non offrono vitamine e minerali: nove donne su dieci in Asia meridionale e nell’Africa subsahariana sono affette da carenza di vitamine o minerali essenziali. E tuttavia le nuove mode alimentari che escludono gli alimenti di origine animale hanno determinato anche nei paesi ad alto reddito una sindrome da fame nascosta soprattutto nelle donne (negli Usa e in Gran Bretagna si stima che ne sia colpita almeno la metà delle donne in età fertile). Il che non fa che confermare la necessità di un regime alimentare completo come è necessario per noi che siamo onnivori. Il ferro è indispensabile soprattutto per i bambini. Spiega Elisabetta Bernardi ,–nutrizionista, specialista in Scienza dell’alimentazione e biologa: “Alcuni autori hanno trovato prestazioni significativamente inferiori nelle competenze linguistiche, capacità motorie e attenzione nei bambini i cui livelli di ferritina erano più bassi e vi è un ampio consenso scientifico sul fatto che la carenza di ferro abbia un impatto negativo sulle capacità cognitive, comportamentali motorie e questi deficit cognitivi possono comparire a qualsiasi età, anche in presenza di normali livelli di emoglobina”. Ma a questo punto la domanda è: come far assumere ferro ai bambini?
LE REGOLE D’ORO - Per la dottoressa Bernardi ci sono tre regole da seguire. “Innanzitutto almeno una-due volte a settimana consumare carne bovina o suina - dice Elisabetta Bernardi - poi, quando scegliamo carne bianca, meglio preferire la coscia, che è più ricca di ferro, infine, non mangiare la frutta lontano dai pasti, perché la vitamina C che fornisce deve essere nel pasto per facilitare l’assorbimento del ferro non eme degli alimenti”. E per i bambini è bene abituarli fin da piccoli a mangiare pietanze ricche in ferro e micronutrienti essenziali e il trucco migliore è coinvolgerli nella preparazione dei piatti “Un momento di vero divertimento - commenta Bernardi - che rappresenta anche un tassello importante per l’educazione alimentare dei bambini”. E chi segue – tutte le domeniche - le ricette di Carlo & Petra su La Verità o su Panorama.It sa che sempre a corredo di ogni ricetta c’è la palestra di educazione al gusto e alla cucina dei più piccoli che così prendono confidenza con la giusta alimentazione, ma anche con il piacere di cucinare.
I SINTOMI - Cerchiamo di capire quali sono i sintomi della mancanza di ferro. Stanchezza, frequenti mal di testa, fiato corto, colorito pallido, capelli e unghie fragili, ma anche irritabilità, scarsa concentrazione, maggiore esposizione alle infezioni, sono tutte condizioni riconducibili a un basso livello di ferro nell’organismo. Oggi si stima che un terzo della popolazione mondiale, in particolar modo le donne in età fertile e i bambini sotto i 5 anni, sia colpito dalla carenza di ferro. Eppure è una condizione ancora ampiamente trascurata e sotto diagnosticata, in gran parte proprio per la difficoltà di riconoscerne i sintomi, che spesso appaiono slegati, non correlati fra loro.
LA CURA - Mangiare bene e sapere dove si trova il ferro. E qui ecco altri consigli di Elisabetta Bernardi. Le linee guida raccomandano un’assunzione del minerale fra i 10 e i 18 milligrammi al giorno, valore che può quasi raddoppiare in determinate condizioni: sono consigliati 27 mg per le donne in gravidanza e 11 durante l’allattamento. In questo contesto una corretta alimentazione può fare molto. Elisabetta Bernardi suggerisce: “Il ferro è presente nei prodotti alimentari in due forme, come ferro eme, che si trova nella carne e in alcuni pesci, e come ferro non eme, che si trova sia nei prodotti vegetali che in quelli animali. Differiscono nella loro forma chimica, ma soprattutto nei meccanismi di assorbimento. Il ferro eme è altamente biodisponibile (il 25-30% di questa forma viene assorbito), sebbene rappresenti una parte minore del ferro alimentare, mentre l’assorbimento del ferro non eme è inferiore e più variabile (1-10% di questa forma è assorbita). Quando nel pasto è presente ferro eme, quest’ultimo consentirà un maggiore assorbimento anche del ferro non eme. Anche gli alimenti ricchi di vitamina C, come pomodori, agrumi, possono favorire l'assorbimento del ferro non eme, ma mangiare carne rimane l’arma migliore per combattere quello che viene definito il “deficit marziale”.
E ora non resta che andare in cucina per celebrare con gusto la giornata per la carenza di ferro. Carni sostenibili suggerisce un paio di ricette come Polpette della Nonna o Cosciotto di pollo al forno, ma noi abbiano cercato tra quelle de La Verità e di Panorama.
Eccone alcune.
Le ricette di Braccio di ferro. Dalla cucina di Carlo & Petra
Ecco alcune ricette che possono aiutare nell’assunzione del ferro e soprattutto che piacciono anche ai bambini.
Bocconcini di scottona alla marchigiana - Questi sono i mesi dell’olio extravergine nuovo e delle olive che appena raccolte sono già finite sotto salamoia. Hanno, è vero una punta di amaro, ma se ben trattate in padella offrono profumi eccelsi e una carnosità al palato suadente che perfettamente si armonizza con una carne di pregio come la scottona (una femmina mai ingravidata) di razza Marchigiana che è una delle cinque razze elette da carne del Vitello bianco dell’Appennino. In alcune versioni la carne di questa preparazione è sfumata con il vino, noi preferiamo quella più leggera del portare a cottura la carne in brodo vegetale.
Ingredienti – 500 gr di bocconcini di scottona meglio se di razza Marchigiana, 100 gr di olive in salamoia meglio se tenera Ascolana, quattro o cinque foglie di alloro, un mazzetto di prezzemolo, 4 o 5 foglie di salvia, due spicchi di aglio rosso, due coste di sedano, una carota, una cipolla, 40 gr di farina, olio extravergine di oliva almeno 6 cucchiai, sale e pepe qb.
Procedimento – Mondate la carota, il sedano e la cipolla, ma tenete da parte un gambo di sedano. Con le verdure preparate un brodo vegetale mettendole a freddo in un pentolino d’acqua che porterete a ebollizione senza salare. In una padella ampia mettete a scaldare tutto l’olio extravergine con i due spicchi d’aglio schiacciati, le erbe aromatiche e il gambo di sedano tenuto da parte tritato grossolanamente. Fate prendere colore all’aglio. Infarinate ben bene e uno a uno i bocconcini di scottona e ora passateli in padella. Fateli dorare da tutte le parti a fuoco vivace. Dopo circa 5 minuti irrorate con il brodo vegetale e portate a cottura facendo sfumare il brodo e se serve aggiungendone un po’ di quando in quando. A un minuto dalla cottura della carne aggiustate di sale e generosamente di pepe e aggiungete le olive che farete scaldare bene in padella. Ora servite ricoprendo i bocconcini con le olive e il fondo di cottura.
Come far divertire i bambini – Affidate ai più piccoli il compito di infarinare la carne.
Medaglioni bardati in salsa di ciliegie - Facciamo un’ incursione nel Rinascimento, nelle cucine di messer Cristofaro di Messisbugo o se volete di Mastro Martino da Como -vissuto nel 400 e considerato il Re dei cuochi d’Europa - che erano usi proporre carni con la frutta. Abbiamo scelto le ciliegie che sono la gioia dei bambini e il frutto che rappresenta al meglio il passaggio di testimone tra la Primavera e l’Estate. Dolci sì, ma anche acidule dunque perfette per esaltare la sapidità e sgrassare il palato sono da sempre considerate alleate del sistema immunitario e degli occhi, hanno un ottimo corredo vitaminico di minerali nobili e sono ricche di acido folico che soprattutto per le signore è un prezioso alleato. In più sono buonissime. Ce ne sono di tanti tipi: dal durone di Vignola alle Ferrovia e manco a dirlo quelle italiane sono le migliori. Un’ottima “scusa” per provare questa ricetta.
Ingredienti – 4 medaglioni di filetto di maiale (600 gr), 350 gr di ciliegie ben mature, 100 gr di pancetta stesa, una cipolla fresca di Tropea, 50 gr di burro, 80 gr di olio extravergine di oliva, due foglie di alloro e due di salvia, mezzo bicchiere di Porto o Marsala, sale e pepe qb.
Procedimento – Denocciolate le ciliegie tagliandole a metà, tritate finemente la cipolla e bardate i filettini di maiale con la pancetta avvolgendoli uno a uno nelle fette di salume. In una padella scaldate l’olio extravergine con le foglie di salvia e alloro e un po’ di cipolla tritata, in una altra padella fate fondere il burro e fatevi imbiondire la cipolla restante. Eliminate le foglie di alloro e salvia e fate saltare i medaglioncini a fuoco dolce prima da una parte e poi dall’altra fino a cottura. Aggiustate di sale se serve e di pepe. Nell’altra padella appena la cipolla è rosolata aggiungete le ciliegie, fate appassire per un paio di minuti poi sfumate col Porto e aggiustate di pepe e sale. Ora trasferite la salsa di ciliegie nella padella dove cuoce la carne, fate andare per un altro paio di minuti e servite.
Come far divertire i bambini – Fatevi aiutare a denocciolare le ciliegie. Un’avvertenza: compratene un po’ di più perché non è detto che denocciolando qualcuna non sparisca come per magia!
Rotolo di maiale con asparagi e amarene – Ecco una ricetta che sposa perfettamente carne e prodotti dell’orto. Ingredienti - 800 gr di lonza o di spalla di maiale, 400 gr di asparagi, 50 gr di amarene sciroppate, tre scalogni, 40 gr di granella di pistacchio finissima, un bouquet garni di alloro, rosmarino e salvia, un bicchiere di vino bianco secco (facoltativo), 8 cucchiai di olio extravergine di oliva, 80 gr di burro, sale e pepe di mulinello qb. Necessario lo spago da cucina.
Procedimento – Fatevi aprire la lonza in una fetta sola dal vostro macellaio di fiducia. Mondate gli asparagi ed eliminate la parte più dura e fateli cuocere per qualche minuto in acqua a bollore. Devono restare croccanti. Tritate grossolanamente gli scalogni e fateli appassire in metà dell’olio extravergine di oliva in una casseruola ampia capace di contenere il rotolo di carne. Saltate negli scalogni una volta appassiti per qualche minuto gli asparagi. Nel frattempo distendete la fetta di carne salatela, pepatela nella faccia interna e cospargetela di abbondante granella di pistacchio. Ora adagiate sulla fetta di carne i pistacchi, gli scalogni e aggiungete le amarene. Arrotolate la carne e legatela ben ferma con lo spago da cucina. Nella casseruola fate fondere il burro nel restante olio extravergine di oliva, aggiungete il bouquet garni e fate rosolare la carne da tutti i lati. Alzate la fiamma sfumate col vino bianco lasciando un generoso fondo di cottura. Nel frattempo avrete preriscaldato a 190° il forno. Prendete la placca da forno rivestitela con carta da forno sistematevi il rotolo di maiale irrorano con tutto il fondo di cottura. Fate cuocere per circa 50 minuti avendo cura di girare la carne di quando in quando e se serve di bagnare appena con un po' di acqua o ungendo con altro extravergine di oliva. Portate a tavola affettando il rotolo in fette spesse e nappate con la salsetta che otterrete dalla cottura al forno.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di massaggiare con sale e pepe la carne e di distribuire la granella di pistacchio.
Spezzatino di agnello con funghi – L’agnello è una carne preziosa. Conviene esaltarlo con una buona preparazione.
Ingredienti – 600 gr di spezzatino di agnello (fatevelo dare possibilmente nella spalla); 400 gr di funghi misti (pioppini e cardoncelli) 4 spicchi d’aglio, 4 foglie di alloro, 2 rametti di rosmarino, 6 foglie di salvia, olio extravergine di oliva 100 ml, la buccia di un limone non trattato, alcune foglie di menta (facoltativi) un bicchiere di vino bianco secco o rosato, sale e pepe qb.
Procedimento – In una casseruola scaldate due terzi dell’olio extravergine con 2 foglie di alloro, 2 spicchi d’aglio 4 foglie di salvia e il rosmarino. Quando le aromatiche prendono colore aggiungete l’agnello e fatelo saltare a fiamma vivace girando spesso. Ora sfumate col vino e poi incoperchiate abbassando la fiamma. Nel frattempo mondate i funghi e tagliateli grossolanamente. In una padella scaldate l’olio extravergine rimasto con due spicchi d’aglio, due foglie di alloro e salvia. Saltate i funghi in padella per una decina di minuti, aggiustate di sale e di pepe. Quando i funghi sono cotti (ma lasciateli croccanti) eliminate le aromatiche e l’agio e aggiungeteli all’agnello. Se serve aggiungete appena un po’ d’acqua per portare a cottura (in tutto ci vorranno 40 minuti). L’agnello deve risultare tenero. A cottura aggiustate di sale e di pepe la carne ed eliminate l’aglio e le aromatiche e se piace aromatizzate con un trito di menta e una grattugiata di buccia di limone e servite.
Come far divertire i bambini - Date a loro il compito di mondare i funghi (e ai più grandicelli fateli anche tagliare). Impareranno e conoscerli.
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Il 26 novembre ricorre la giornata contro la carenza del ferro all’associazione Carni Sostenibili consigli per una corretta alimentazione e in accordo con European Livestock Voice un progetto per un’assunzione equilibrata di proteine animali nella dieta quotidiana. In epoca di carne sintetica, di insetti che cadono nel piatto non come la mosca di un vecchio sketch di Walter Chiari, ma come un’imposizione della Commissione europea, in epoca di offensiva vegana che per molti è una scelta in buona fede, ma che ci sono prove sia spinta a suon di miliardi spesi in comunicazione da chi vuole vincere la battaglia delle proteine – un business a livello mondiale che supera i 300 miliardi di dollari - ecco una giornata creata apposta per riflettere sul rapporto cibo-salute e sulla necessità di far compiere al consumatore scelte consapevoli. Anche per evitare la demonizzazione di uno dei settori cardine dell’agricoltura nazionale ed europea, la zootecnia (vale 4 milioni di occupati e 170 miliardi di fatturati). Che se venisse azzerata creerebbe scompensi sia ambientali – la mancata utilizzazione dei pascoli per dirne una con conseguente inselvatichimento dell’ambiente, perdita di biodiversità e maggiore incidenza di eventi atmosferici avversi- sia economici (mancherebbero i formaggi, le pelli, il latte), si nutrizionali, mancherebbero le proteine nobili e una sostanza indispensabile: il ferro. Proprio da qui l’associazione Carni Sostenibili – associazione no profit che promuove il consumo consapevole di carni e salumi - in accordo con European Livestocke Voice – riunisce le filiere zootecniche europee – è partita per celebrare oggi la “giornata della carenza di ferro” per sottolineare l’importanza dell’assunzione bilanciata e sufficiente di proteine animali all’interno di una corretta alimentazione. Come sottolinea Luigi Scordamaglia- consigliere delegato di Filiera Italia che mette insieme i maggiori produttori agricoli con l’eccellenza dell’industria agroalimentare –“è indispensabile tornare a dialogare con il consumatore per fornirgli la più corretta e migliore informazione possibile sulla qualità e le proprietà del cibo per favorire scelte consapevoli.” E’ il senso ad esempio della battaglia contro il Nutri-score la cosiddetta etichetta a semaforo che si pretende capace di fornire informazioni sintetiche al consumatore quando in realtà finisce per orientare il consumo a vantaggio dei cibi iper-processati e chimici. Da qui la necessità di tornare ad informare sulla indispensabilità di alcune opzioni alimentari e la necessità di alcune sostanze come il ferro. Il primo sintomo che manca è la cosiddetta FAME NASCOSTA. Secondo un recente studio pubblicato su The Lancet Global Health, nel mondo la metà dei bambini in età prescolare e due donne su tre in età riproduttiva soffrono di “fame nascosta”, una forma di malnutrizione dovuta alla carenza di micronutrienti e vitamine, come ferro appunto, ma anche iodio, zinco, folato e vitamina A. Sono tutte sostanze che ci derivano da alimenti di origine animale. Se mancano i dà luogo a una sindrome di malnutrizione silenziosa, che rende il corpo più soggetto ad ammalarsi, e colpisce ampie fasce di popolazione. Secondo lo studio il 56% dei bambini in età prescolare (6-59 mesi) e il 69% delle donne non gravide in età riproduttiva (15-49 anni) sono carenti di almeno un micronutriente. Parliamo di circa 372 milioni di bambini in età prescolare e 1,2 miliardi di donne in età fertile che presentano determinate carenze: ferro, zinco e vitamina A per i bambini in età prescolare, e ferro, zinco e folato per le donne in età riproduttiva. Eventi di malnutrizione che si riscontrano di più nei paesi in via di sviluppo dove l’alimentazione è costituita in larga misura solo da riso, grano e mais che come tuti i carboidrati danno si calorie, ma non offrono vitamine e minerali: nove donne su dieci in Asia meridionale e nell’Africa subsahariana sono affette da carenza di vitamine o minerali essenziali. E tuttavia le nuove mode alimentari che escludono gli alimenti di origine animale hanno determinato anche nei paesi ad alto reddito una sindrome da fame nascosta soprattutto nelle donne (negli Usa e in Gran Bretagna si stima che ne sia colpita almeno la metà delle donne in età fertile). Il che non fa che confermare la necessità di un regime alimentare completo come è necessario per noi che siamo onnivori. Il ferro è indispensabile soprattutto per i bambini. Spiega Elisabetta Bernardi ,–nutrizionista, specialista in Scienza dell’alimentazione e biologa: “Alcuni autori hanno trovato prestazioni significativamente inferiori nelle competenze linguistiche, capacità motorie e attenzione nei bambini i cui livelli di ferritina erano più bassi e vi è un ampio consenso scientifico sul fatto che la carenza di ferro abbia un impatto negativo sulle capacità cognitive, comportamentali motorie e questi deficit cognitivi possono comparire a qualsiasi età, anche in presenza di normali livelli di emoglobina”. Ma a questo punto la domanda è: come far assumere ferro ai bambini?LE REGOLE D’ORO - Per la dottoressa Bernardi ci sono tre regole da seguire. “Innanzitutto almeno una-due volte a settimana consumare carne bovina o suina - dice Elisabetta Bernardi - poi, quando scegliamo carne bianca, meglio preferire la coscia, che è più ricca di ferro, infine, non mangiare la frutta lontano dai pasti, perché la vitamina C che fornisce deve essere nel pasto per facilitare l’assorbimento del ferro non eme degli alimenti”. E per i bambini è bene abituarli fin da piccoli a mangiare pietanze ricche in ferro e micronutrienti essenziali e il trucco migliore è coinvolgerli nella preparazione dei piatti “Un momento di vero divertimento - commenta Bernardi - che rappresenta anche un tassello importante per l’educazione alimentare dei bambini”. E chi segue – tutte le domeniche - le ricette di Carlo & Petra su La Verità o su Panorama.It sa che sempre a corredo di ogni ricetta c’è la palestra di educazione al gusto e alla cucina dei più piccoli che così prendono confidenza con la giusta alimentazione, ma anche con il piacere di cucinare.I SINTOMI - Cerchiamo di capire quali sono i sintomi della mancanza di ferro. Stanchezza, frequenti mal di testa, fiato corto, colorito pallido, capelli e unghie fragili, ma anche irritabilità, scarsa concentrazione, maggiore esposizione alle infezioni, sono tutte condizioni riconducibili a un basso livello di ferro nell’organismo. Oggi si stima che un terzo della popolazione mondiale, in particolar modo le donne in età fertile e i bambini sotto i 5 anni, sia colpito dalla carenza di ferro. Eppure è una condizione ancora ampiamente trascurata e sotto diagnosticata, in gran parte proprio per la difficoltà di riconoscerne i sintomi, che spesso appaiono slegati, non correlati fra loro.LA CURA - Mangiare bene e sapere dove si trova il ferro. E qui ecco altri consigli di Elisabetta Bernardi. Le linee guida raccomandano un’assunzione del minerale fra i 10 e i 18 milligrammi al giorno, valore che può quasi raddoppiare in determinate condizioni: sono consigliati 27 mg per le donne in gravidanza e 11 durante l’allattamento. In questo contesto una corretta alimentazione può fare molto. Elisabetta Bernardi suggerisce: “Il ferro è presente nei prodotti alimentari in due forme, come ferro eme, che si trova nella carne e in alcuni pesci, e come ferro non eme, che si trova sia nei prodotti vegetali che in quelli animali. Differiscono nella loro forma chimica, ma soprattutto nei meccanismi di assorbimento. Il ferro eme è altamente biodisponibile (il 25-30% di questa forma viene assorbito), sebbene rappresenti una parte minore del ferro alimentare, mentre l’assorbimento del ferro non eme è inferiore e più variabile (1-10% di questa forma è assorbita). Quando nel pasto è presente ferro eme, quest’ultimo consentirà un maggiore assorbimento anche del ferro non eme. Anche gli alimenti ricchi di vitamina C, come pomodori, agrumi, possono favorire l'assorbimento del ferro non eme, ma mangiare carne rimane l’arma migliore per combattere quello che viene definito il “deficit marziale”. E ora non resta che andare in cucina per celebrare con gusto la giornata per la carenza di ferro. Carni sostenibili suggerisce un paio di ricette come Polpette della Nonna o Cosciotto di pollo al forno, ma noi abbiano cercato tra quelle de La Verità e di Panorama. Eccone alcune.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/una-salute-di-ferro-contro-la-fame-nascosta-2658782079.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-ricette-di-braccio-di-ferro-dalla-cucina-di-carlo-petra" data-post-id="2658782079" data-published-at="1669380311" data-use-pagination="False"> Le ricette di Braccio di ferro. Dalla cucina di Carlo & Petra Ecco alcune ricette che possono aiutare nell’assunzione del ferro e soprattutto che piacciono anche ai bambini.Bocconcini di scottona alla marchigiana - Questi sono i mesi dell’olio extravergine nuovo e delle olive che appena raccolte sono già finite sotto salamoia. Hanno, è vero una punta di amaro, ma se ben trattate in padella offrono profumi eccelsi e una carnosità al palato suadente che perfettamente si armonizza con una carne di pregio come la scottona (una femmina mai ingravidata) di razza Marchigiana che è una delle cinque razze elette da carne del Vitello bianco dell’Appennino. In alcune versioni la carne di questa preparazione è sfumata con il vino, noi preferiamo quella più leggera del portare a cottura la carne in brodo vegetale.Ingredienti – 500 gr di bocconcini di scottona meglio se di razza Marchigiana, 100 gr di olive in salamoia meglio se tenera Ascolana, quattro o cinque foglie di alloro, un mazzetto di prezzemolo, 4 o 5 foglie di salvia, due spicchi di aglio rosso, due coste di sedano, una carota, una cipolla, 40 gr di farina, olio extravergine di oliva almeno 6 cucchiai, sale e pepe qb.Procedimento – Mondate la carota, il sedano e la cipolla, ma tenete da parte un gambo di sedano. Con le verdure preparate un brodo vegetale mettendole a freddo in un pentolino d’acqua che porterete a ebollizione senza salare. In una padella ampia mettete a scaldare tutto l’olio extravergine con i due spicchi d’aglio schiacciati, le erbe aromatiche e il gambo di sedano tenuto da parte tritato grossolanamente. Fate prendere colore all’aglio. Infarinate ben bene e uno a uno i bocconcini di scottona e ora passateli in padella. Fateli dorare da tutte le parti a fuoco vivace. Dopo circa 5 minuti irrorate con il brodo vegetale e portate a cottura facendo sfumare il brodo e se serve aggiungendone un po’ di quando in quando. A un minuto dalla cottura della carne aggiustate di sale e generosamente di pepe e aggiungete le olive che farete scaldare bene in padella. Ora servite ricoprendo i bocconcini con le olive e il fondo di cottura.Come far divertire i bambini – Affidate ai più piccoli il compito di infarinare la carne.Medaglioni bardati in salsa di ciliegie - Facciamo un’ incursione nel Rinascimento, nelle cucine di messer Cristofaro di Messisbugo o se volete di Mastro Martino da Como -vissuto nel 400 e considerato il Re dei cuochi d’Europa - che erano usi proporre carni con la frutta. Abbiamo scelto le ciliegie che sono la gioia dei bambini e il frutto che rappresenta al meglio il passaggio di testimone tra la Primavera e l’Estate. Dolci sì, ma anche acidule dunque perfette per esaltare la sapidità e sgrassare il palato sono da sempre considerate alleate del sistema immunitario e degli occhi, hanno un ottimo corredo vitaminico di minerali nobili e sono ricche di acido folico che soprattutto per le signore è un prezioso alleato. In più sono buonissime. Ce ne sono di tanti tipi: dal durone di Vignola alle Ferrovia e manco a dirlo quelle italiane sono le migliori. Un’ottima “scusa” per provare questa ricetta.Ingredienti – 4 medaglioni di filetto di maiale (600 gr), 350 gr di ciliegie ben mature, 100 gr di pancetta stesa, una cipolla fresca di Tropea, 50 gr di burro, 80 gr di olio extravergine di oliva, due foglie di alloro e due di salvia, mezzo bicchiere di Porto o Marsala, sale e pepe qb.Procedimento – Denocciolate le ciliegie tagliandole a metà, tritate finemente la cipolla e bardate i filettini di maiale con la pancetta avvolgendoli uno a uno nelle fette di salume. In una padella scaldate l’olio extravergine con le foglie di salvia e alloro e un po’ di cipolla tritata, in una altra padella fate fondere il burro e fatevi imbiondire la cipolla restante. Eliminate le foglie di alloro e salvia e fate saltare i medaglioncini a fuoco dolce prima da una parte e poi dall’altra fino a cottura. Aggiustate di sale se serve e di pepe. Nell’altra padella appena la cipolla è rosolata aggiungete le ciliegie, fate appassire per un paio di minuti poi sfumate col Porto e aggiustate di pepe e sale. Ora trasferite la salsa di ciliegie nella padella dove cuoce la carne, fate andare per un altro paio di minuti e servite.Come far divertire i bambini – Fatevi aiutare a denocciolare le ciliegie. Un’avvertenza: compratene un po’ di più perché non è detto che denocciolando qualcuna non sparisca come per magia!Rotolo di maiale con asparagi e amarene – Ecco una ricetta che sposa perfettamente carne e prodotti dell’orto. Ingredienti - 800 gr di lonza o di spalla di maiale, 400 gr di asparagi, 50 gr di amarene sciroppate, tre scalogni, 40 gr di granella di pistacchio finissima, un bouquet garni di alloro, rosmarino e salvia, un bicchiere di vino bianco secco (facoltativo), 8 cucchiai di olio extravergine di oliva, 80 gr di burro, sale e pepe di mulinello qb. Necessario lo spago da cucina.Procedimento – Fatevi aprire la lonza in una fetta sola dal vostro macellaio di fiducia. Mondate gli asparagi ed eliminate la parte più dura e fateli cuocere per qualche minuto in acqua a bollore. Devono restare croccanti. Tritate grossolanamente gli scalogni e fateli appassire in metà dell’olio extravergine di oliva in una casseruola ampia capace di contenere il rotolo di carne. Saltate negli scalogni una volta appassiti per qualche minuto gli asparagi. Nel frattempo distendete la fetta di carne salatela, pepatela nella faccia interna e cospargetela di abbondante granella di pistacchio. Ora adagiate sulla fetta di carne i pistacchi, gli scalogni e aggiungete le amarene. Arrotolate la carne e legatela ben ferma con lo spago da cucina. Nella casseruola fate fondere il burro nel restante olio extravergine di oliva, aggiungete il bouquet garni e fate rosolare la carne da tutti i lati. Alzate la fiamma sfumate col vino bianco lasciando un generoso fondo di cottura. Nel frattempo avrete preriscaldato a 190° il forno. Prendete la placca da forno rivestitela con carta da forno sistematevi il rotolo di maiale irrorano con tutto il fondo di cottura. Fate cuocere per circa 50 minuti avendo cura di girare la carne di quando in quando e se serve di bagnare appena con un po' di acqua o ungendo con altro extravergine di oliva. Portate a tavola affettando il rotolo in fette spesse e nappate con la salsetta che otterrete dalla cottura al forno.Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di massaggiare con sale e pepe la carne e di distribuire la granella di pistacchio.Spezzatino di agnello con funghi – L’agnello è una carne preziosa. Conviene esaltarlo con una buona preparazione.Ingredienti – 600 gr di spezzatino di agnello (fatevelo dare possibilmente nella spalla); 400 gr di funghi misti (pioppini e cardoncelli) 4 spicchi d’aglio, 4 foglie di alloro, 2 rametti di rosmarino, 6 foglie di salvia, olio extravergine di oliva 100 ml, la buccia di un limone non trattato, alcune foglie di menta (facoltativi) un bicchiere di vino bianco secco o rosato, sale e pepe qb.Procedimento – In una casseruola scaldate due terzi dell’olio extravergine con 2 foglie di alloro, 2 spicchi d’aglio 4 foglie di salvia e il rosmarino. Quando le aromatiche prendono colore aggiungete l’agnello e fatelo saltare a fiamma vivace girando spesso. Ora sfumate col vino e poi incoperchiate abbassando la fiamma. Nel frattempo mondate i funghi e tagliateli grossolanamente. In una padella scaldate l’olio extravergine rimasto con due spicchi d’aglio, due foglie di alloro e salvia. Saltate i funghi in padella per una decina di minuti, aggiustate di sale e di pepe. Quando i funghi sono cotti (ma lasciateli croccanti) eliminate le aromatiche e l’agio e aggiungeteli all’agnello. Se serve aggiungete appena un po’ d’acqua per portare a cottura (in tutto ci vorranno 40 minuti). L’agnello deve risultare tenero. A cottura aggiustate di sale e di pepe la carne ed eliminate l’aglio e le aromatiche e se piace aromatizzate con un trito di menta e una grattugiata di buccia di limone e servite.Come far divertire i bambini - Date a loro il compito di mondare i funghi (e ai più grandicelli fateli anche tagliare). Impareranno e conoscerli.
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Allo stesso tempo, la statistica è una scienza e serve proprio a osservare fenomeni collettivi, individuare tendenze e comprendere problemi reali. Se alcuni dati mostrano che determinati fenomeni criminali, sociali o di radicalizzazione sono più frequenti in specifici gruppi religiosi rispetto ad altri, discuterne non significa essere razzisti o prevenuti: significa confrontarsi con la realtà.
Il punto cruciale è distinguere tra l’analisi di un fenomeno e il giudizio indiscriminato sulle persone che appartengono a una determinata comunità. Le regole ideologiche e spirituali di questa comunità devono essere conosciute ed esaminate, nell’ipotesi che siano la causa della maggiore problematicità. La problematicità, l’aggressività, l’odio non nascono dalla miseria e dall’emarginazione, queste semplificazioni sono insegnate come vere nelle facoltà di psicologia e sociologia e imposte come il verbo dalle élite politiche, culturali e purtroppo anche ecclesiastiche. Si tratta di un falso.
Le minoranze cristiane nei Paesi islamici non sono solo «discriminate ed emarginate», sono perseguitate col ferro e col fuoco, col ventre delle madri sventrati, le bambine stuprate a morte, i bambini uccisi o venduti. Queste minoranze hanno tassi di criminalità bassissimi. Poche minoranze sono state discriminate come gli armeni in Turchia durante la prima guerra mondiale e gli ebrei nel Terzo Reich, la discriminazione consisteva nell’ammazzarli in maniera atroce, eppure nessuno dei pochi sopravvissuti di queste comunità ha sviluppato comportamenti criminali, ma la sentenza del comportamento criminale come reazione a una qualche torto subito continua a tenere banco indisturbata. È un’assoluta bestialità: i veri perseguitati hanno un profilo basso. La protervia è propria dei padroni, e degli aspiranti tali. Dal punto di vista sociologico è evidente che l’assioma «i violenti sono violenti in quanto emarginati», è falso, mentre è vero il contrario. «I violenti sono emarginati in quanto violenti». E soprattutto, persone che rifiutano deridendo ogni ordine sociale, per quale incredibile magia dovrebbero non restare emarginati? È indispensabile che tutti conoscano le parti più violente del Corano, così da rendersi conto che la violenza islamica non è reattiva, ma costituzionale. Per quanto riguarda il terrorismo, sta aumentando: è emblematico il caso della Francia. Il 7 gennaio 2015, alle 11:30 del mattino, due uomini armati fanno irruzione nella redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. In pochi minuti aprono il fuoco contro giornalisti, vignettisti e agenti di polizia. Dodici persone vengono uccise. I responsabili, i fratelli Saïd e Chérif Kouachi, non erano sconosciuti alle autorità francesi: erano già stati arrestati, processati e condannati per attività legate all’estremismo islamista. Eppure erano tornati in libertà e avevano potuto preparare uno degli attentati più scioccanti della storia recente della Francia. Dieci mesi dopo, il 13 novembre 2015, il Paese viene nuovamente colpito. Tre gruppi di terroristi si dirigono verso il cuore della capitale e attaccano quasi simultaneamente sei obiettivi diversi. Le esplosioni e le sparatorie trasformano una normale serata parigina in un incubo. Il bilancio finale è devastante: 130 morti e centinaia di feriti. Gli attacchi colpiscono il teatro Bataclan, diversi café e ristoranti tra il decimo e l’undicesimo arrondissement e l’area esterna dello Stade de France, dove si stava disputando una partita internazionale. Ancora una volta emerge un elemento inquietante: molti degli attentatori erano già noti ai servizi di sicurezza e avevano alle spalle precedenti legati alla radicalizzazione.
Il 2015 rappresenta per la Francia un anno spartiacque. È il momento in cui il Paese prende definitivamente coscienza che la minaccia jihadista non arriva soltanto dall’esterno, ma può nascere e svilupparsi all’interno delle stesse società europee. I fratelli Kouachi erano francesi, cresciuti a Parigi. Abdelhamid Abaaoud, considerato il coordinatore operativo degli attentati del 13 novembre, era nato e cresciuto in Belgio. Samy Amimour, uno degli uomini che parteciparono alla strage del Bataclan, aveva lavorato per oltre un anno come conducente della metropolitana parigina. Bilal Hadfi, appena ventenne, conduceva apparentemente una vita simile a quella di tanti suoi coetanei europei e pubblicava fotografie in costume da bagno vicino a una piscina pochi mesi prima di farsi esplodere nei pressi dello Stade de France.
Questa è la storia dell’anno più sanguinoso vissuto dalla Francia dalla fine della Seconda guerra mondiale. Due attentati separati da dieci mesi, centinaia di vittime e una ferita che ancora oggi non si è completamente rimarginata. Ma è anche la storia di una domanda che continua a dividere il dibattito pubblico francese ed europeo: come è possibile che giovani cresciuti nelle nostre città, educati nelle nostre scuole e inseriti nelle nostre società abbiano deciso di rivolgere le armi contro i propri concittadini?
Se non si conosce il Corano, questa domanda resta senza risposta. Il problema è che non si tratta solo di terrorismo, il terrorismo è la punta di enorme iceberg, e l’iceberg è la violenza spicciola quotidiana. Si tratta della violenza esistenziale dello studente che accoltella il docente dopo aver posizionato il cellulare per riprenderlo e bearsene con i compagni, delle aggressioni continue, gli stupri, l’immenso piacere del vandalismo.
A questo quadro si aggiungono i recenti e violenti disordini che hanno interessato Parigi e altre città francesi, dove episodi di guerriglia urbana, incendi, saccheggi e scontri con le forze dell’ordine hanno riportato al centro del dibattito il tema dell’integrazione, della sicurezza e delle tensioni sociali presenti in alcune aree urbane. Qualsiasi scusa, una partita, vinta, una partita persa, è una scusa sufficiente a scatenare un inferno di cui nessuno chiederà conto, se non con la solita lagna: occorre più integrazione, dobbiamo amarli di più, essere più servili. Gli eventi sportivi e calcistici, che dovrebbero rappresentare momenti di aggregazione e appartenenza comune, sono diventati puntualmente il pretesto per esplosioni di violenza collettiva. Fenomeni teoricamente diversi tra loro, in realtà sempre uguali, alimentano una riflessione più ampia sulla capacità delle società europee di affrontare un odio culturale e identitario di tipo religioso, che si cerca di negare camuffandolo da problema sociologico.
Qualcuno può pensare che i protagonisti appartengano a una minoranza discriminata? I protagonisti sono islamici e disprezzano profondamente i non islamici. Gli islamici, tutti, considerano gli infedeli, tutti, kafir, esseri inferiori, è una prescrizione coranica. Se sono molto educati e se sono in una condizione di non poterlo manifestare, lo nascondono, ma non esiste un islamico che non consideri i kafir esseri inferiori, e che non trovi ripugnante ogni ordinamento giuridico dove essi abbiano gli stessi diritti di un musulmano. I kafir hanno diritto ad esistere solo da sottomessi, cioè dhimmi. Un fenomeno paradigmatico sono le violenze sui treni, capotreni aggrediti perché, benché kafir, esseri inferiori, si sono permessi di chiedere il biglietto, bande di nordafricani che assaltano un viaggiatore, depredandolo, picchiandolo e soprattutto umiliandolo, come un kafir essere inferiore merita, e bande di nordafricani che tengono in pugno un intero vagone. Questi episodi non vengono sanzionati, come se nessun reato fosse stato commesso. L’analisi dei dati mostra che noi siamo una maggioranza discriminata. E una maggioranza può essere discriminata solo se, magari senza saperlo, è sotto occupazione militare. La disparità di trattamento riservata da magistrati e giornalisti ai reati compiuti dagli italiani rispetto a quelli compiuti dagli islamici è plateale. Per questo è così fondamentale svegliare l’Europa e l’Italia dall’anestesia, perché a ogni funzionario, ogni insegnante, ogni uomo politico siano note le parti del Corano che rendono gli islamici degni solo di essere i nostri padroni e noi degni solo di essere loro servi. Tra gli islamici ci sono innumerevoli persone che vorrebbero convertirsi, che vorrebbero essere liberi. Abbiamo già gli esempi straordinari di Hirsi Alì e Magdi Cristiano Allam. La nostra vigliaccheria li rende tragicamente soggetti alla violenza contro gli apostati anche qui.
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Trevaillon (Ansa)
Perché il mondo progressista e una parte del mondo cattolico non hanno colto la potente spinta innovativa e valoriale della sfida off grid di Nathan e Catherine, limitandosi a una generica solidarietà umana e sostenendo la deriva giudiziaria di una faccenda che, nel sentire degli italiani, appare come uno strappo troppo doloroso? Perché il mondo degli intellettuali ha sottovalutato la portata rivoluzionaria del laboratorio off grid della famiglia Trevallion-Birmimgham (già i cognomi sono due perché qui proprio il patriarcato non c’è)? Provo a riassumere la sfida off grid di Nathan e Catherine e ditemi se questo non è un programma politico progressista e francescano.
Nei tanti colloqui con Nathan e Catherine, ho ricostruito la loro straordinaria storia di viandanti inquieti del mondo. Non hanno nascosto le contraddizioni, le incompiutezze, le difficoltà e la consapevolezza che questo percorso non è affatto concluso. Ma la meta del percorso è ben definita: il pacifismo estremo e la rinuncia al conflitto come forma di autoaffermazione, l’ambientalismo radicale vissuto in prima persona e senza proclami, la ricerca dell’armonia e del rispetto totale della natura, la lotta allo spreco delle risorse e dell’acqua, la totale rinuncia allo sfruttamento della Terra, la scelta di costruire relazioni compassionevoli e non giudicanti, l’unità della famiglia, l’amore per i figli, il digital detox e la rinuncia a modelli educativi fondati sullo schema giudizio-punizione-ricompensa, la non sottomissione alla schiavitù del danaro, del profitto, dell’effimero e del successo, l’aiuto reciproco, la ricchezza dei legami e delle relazioni, la cooperazione, la consapevolezza informata, la libertà di scelta e l’assecondare le inclinazioni e i talenti dei figli, la totale uguaglianza nell’educazione di maschi e femmine senza distinzione del genere, la spiritualità e la scintilla del divino.
Ecco, questa è la sfida. Catherine e Nathan hanno scelto questa meta e la loro vita familiare era, prima dell’intervento clamoroso dei servizi sociali, un laboratorio, ancora imperfetto, ma un laboratorio coraggioso verso una nuova umanità, verso quella meta che abbiamo appena sintetizzato. Un laboratorio che andava rispettato, compreso, sostenuto, incoraggiato e accompagnato. Un laboratorio per nulla improvvisato. Se la loro straordinaria storia fosse stata ascoltata, avremmo difeso quel laboratorio. Non vi sembra che questo laboratorio abbia la potenzialità di sfidare la nostra società tecnocratica, ingiusta e diseguale, narcisistica e schiava dell’esteriorità, sottomessa al dio danaro e clamorosamente fondata sul censo, crudele e bullizzante e per niente compassionevole, incessante e veloce senza alcun rispetto dell’armonia della natura, surriscaldata, ignorante e in guerra permanente?
Perché il mondo progressista, cattolico e intellettuale ha fatto finta di non capire che per lo sviluppo di un bimbo sano, consapevole e dotato di pensiero critico il laboratorio di Nathan e Catherine sarebbe stato una sfida da accogliere? Perché abbiamo fatto finta di non capire che questa sfida avrebbe necessitato di altre risposte, non giudiziarie?
I bambini hanno diritto innanzitutto a essere amati. Sì, anche all’istruzione: ma questa sfida mette in discussione la nostra scuola, che è diventata un ambiente pericoloso e bullizzante. Siamo sicuri che la nostra scuola davvero garantisca istruzione e pensiero critico? Sì, hanno diritto anche alla socializzazione, ma questa sfida mette in discussione la crudeltà dei coltelli, delle bande dei minorenni, del bullismo e della dipendenza social. Al di là della vicenda giudiziaria e della rituale fiducia nelle istituzioni, non pensate che sia giusto rivalutare la portata della sfida off grid o va bene soffocarla nelle relazioni del servizio sociale o nelle ordinanze del Tribunale?
Psichiatra e consulente della famiglia del bosco
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L’ultima «lagnanza» è partita da Roberto Gualtieri. Poverino, c’è da capirlo. I turisti nella Capitale crescono (+3% anche nel primo quadrimestre del 2026) e il sindaco, già ministro dell’Economia dem, non sa che pesci prendere per garantire servizi, strutture e ordine pubblico adeguato. Quindi? «Proporremo al ministro Mazzi (del Turismo)», ha spiegato qualche ore fa, «di avere una maggiore modulazione e autonomia per esempio sulla tassa di soggiorno». Viene da chiedersi: ma perché? Quanto paga oggi «un forestiero» che vuol dormire una notte a Roma? Le tariffe variano e passano dai 10 euro degli alberghi a 5 Stelle per arrivare ai 4 euro degli hotel a 1 e 2 stelle con una forchetta che oscilla leggermente più in basso per le strutture non alberghiere. Non poco se consideriamo che tra le città d’arte Roma svetta per incassi: ben 288 milioni nel 2025 con un trend, parola del primo cittadino, destinato a lievitare.
Così come cresce il tendenziale in un’altra città governata dal centrosinistra: Milano. Nella capitale finanziaria del Paese, anche per effetto dei continui rialzi, il bottino 2025 ha sfiorato il tetto dei 110 milioni (109,3 milioni, +43%) e si stima che nell’anno in corso si possa raggiungere quota 113,5 milioni. Ma pure sui Navigli, Beppe Sala, il sindaco uscente di centrosinistra, chiede di più. «È profondamente ingiusto», ha rimarcato, «che Roma, Firenze, Venezia abbiano una tassa più alta di Milano». Quindi? Oggi Milano ha una deroga per le Olimpiadi invernali - tassa di soggiorno più alta fino alla fine dell’anno visto l’extra-impegno per i Giochi invernali - e l’ex uomo Expo vuole che l’eccezione diventi strutturale. Come se ci fosse un’Olimpiade all’anno.
Il punto è che al terzo posto della classifica (i dati sono dell’Osservatorio nazionale di Jfc) c’è Firenze, che nonostante il + 8% a 82,7 milioni, è stata scavalcata dalla tumultuosa corsa del capoluogo lombardo. E che se guardiamo alle altre città che non molti mesi fa hanno deciso di metter mano (aumentandola ovviamente) all’imposta, troviamo tante amministrazioni rosse. Da Napoli a Torino fino ad arrivare a Perugia, Livorno e Salerno. Chiariamoci, il fenomeno è molto legato ai centri turistici ed è fondamentalmente bipartisan, basti pensare a Venezia, Imperia, Trieste e Lecce. Ma la pervicacia con la quale i sindaci di sinistra fanno a gara per incrementare l’imposta non ha uguali.
Del resto, in soli 5 anni il gettito è passato dai 628 milioni di euro del 2022 a più di 1,2 miliardi di stima per il 2026. Perché la tendenza è duplice: da una parte crescono i comuni tassatori e dall’altra quelli che già prevedevano l’imposta l’hanno incrementata. Lo stesso osservatorio nazionale Jfc di cui sopra ci dice che a fine anno il balzello sarà operativo in 1.411 comuni con ben 24 nuove entrate. E che la situazione stia sfuggendo di mano lo dimostra un altro dato che gli autori dello studio hanno evidenziato. Molti primi cittadini, e qui la tendenza appare davvero bipartisan, ammettono di voler usare gli incassi per la spesa corrente che spesso ha poco o nulla a che fare con il turismo.
Poi c’è un altro fenomeno che spesso va a braccetto con l’imposta di soggiorno. La corsa a mettere paletti agli affitti brevi. Agli Airbnb che deturperebbero l’humus delle città. E qui l’ideologia di sinistra prende il sopravvento. Perché che ci sia un problema di overtourism nei centri d’arte è fuor di dubbio, ma che questo porti a individuare negli affitti brevi il nemico numero uno da eliminare, con l’amministrazione dem di Firenze che ha bandito nuove locazioni anche in periferia, sembra paradossale.
Il problema è che l’esempio di Firenze sta facendo proseliti. Nei paesi vicini (la sindaca piddina di Scandicci vuole introdurre dei tetti e al Mugello ci stanno pensando) e nelle grandi città lontane. Bologna in primis, poi Napoli, ma soprattutto Roma. Con Gualtieri che è stato molto chiaro. «Serve una legge per regolamentare il settore extralberghiero», ha spiegato, «che consenta di migliorare questo settore e di evitare fenomeni negativi come quelli dello spopolamento. Dobbiamo introdurre dei limiti di concentrazione perché se si svuota il centro poi chiudono i negozi e peggiora la qualità della vita dei romani e anche degli stessi turisti che vogliono venire in Italia».
Principi di buon senso. Il problema è che quando la sinistra li mette in pratica spesso si materializzano in provvedimenti illiberali.
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Elon Musk (Ansa)
Ieri SpaceX ha debuttato contemporaneamente al Nasdaq e al nuovo listino del Texas, una prima assoluta per i mercati americani. Lo ha fatto con numeri che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascienza. L’offerta ha attribuito alla società spaziale una valutazione iniziale di 1.780 miliardi di dollari, la più alta mai registrata per una quotazione. Vuol dire che la società di Musk vale quanto il Pil annuale dell’Italia. Gli investitori istituzionali e i piccoli risparmiatori si sono letteralmente gettati sull’operazione acquistando 555,6 milioni di azioni collocate a 135 dollari ciascuna. Ma il mercato ha immediatamente deciso che quel prezzo era troppo basso. Nelle prime contrattazioni il titolo è schizzato fino a 175 dollari. E non importa se al momento il gruppo aerospaziale è solo una costosissima promessa: ha un fatturato di 18,7 miliardi e ne perde 4,9. Ma Wall Street voleva SpaceX a qualunque costo.
Il principale beneficiario dell’entusiasmo è stato naturalmente Elon Musk. Già uomo più ricco del pianeta prima della quotazione, con un patrimonio stimato da Forbes in 981 miliardi di dollari, il fondatore della società è diventato il primo individuo della storia a superare la soglia psicologica dei 1.000 miliardi. Vuol dire che da solo vale metà del Pil dell’Italia. Un traguardo che fino a ieri apparteneva alla categoria delle fantasie futuristiche. La raccolta complessiva dell’offerta ha sfiorato i 75 miliardi di dollari, altro record assoluto. Ma sarebbe un errore leggere questa operazione soltanto come una gigantesca operazione di Borsa.
Per Musk il mercato azionario rappresenta soprattutto un gigantesco serbatoio di capitale per alimentare la sua vera ossessione: Marte. Perché, come emerge dai documenti societari, una parte della futura remunerazione del fondatore è legata a un obiettivo che nessun consiglio di amministrazione aveva mai osato scrivere. Non fatturato. Non utili. Non dividendi. Una colonia permanente di almeno un milione di persone su Marte. In pratica, mentre i manager tradizionali sono premiati se aumentano i margini operativi, Musk potrà incassare se riuscirà a trasformare Marte in un nuovo continente abitato. È la differenza che passa tra gestire una società e tentare di riscrivere il sistema solare. Durante una conversazione trasmessa sulla piattaforma X con Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, Musk ha raccontato che da circa dieci anni amici, consulenti e banchieri gli ripetevano sempre la stessa frase: «Quota SpaceX». Per anni ha resistito. Ora invece ha cambiato idea. Il motivo è semplice. O meglio: semplice secondo gli standard di Musk. SpaceX intende mettere in orbita 100.000 satelliti Starlink di nuova generazione. Non qualche centinaio. Non qualche migliaio. Centomila. A questo si aggiunge un progetto ancora più ambizioso: la costruzione di grandi data center di Intelligenza artificiale direttamente nello spazio.
Secondo Musk, questa potrebbe diventare una gigantesca fonte di ricavi. Secondo i suoi banchieri, potrebbe soprattutto richiedere una quantità di capitale mai vista prima.
Ecco perché la Borsa è diventata improvvisamente necessaria. Anche dopo la quotazione, grazie a una speciale categoria di azioni con diritti di voto rafforzati, il fondatore manterrà il controllo assoluto delle decisioni strategiche, finanziarie e manageriali. Ma il dettaglio più sorprendente è un altro.
Nei documenti si scopre infatti che l’unica persona che può licenziare Elon Musk dal ruolo di amministratore delegato è... Elon Musk. Per la sua dimensione colossale, SpaceX potrebbe entrare nel Nasdaq 100 (l’élite della Silicon Valley) dopo appena 15 giorni di contrattazione. Sarebbe un passaggio fondamentale perché costringerebbe una miriade di fondi indicizzati ad acquistare automaticamente il titolo.
L’ingresso nello S&P 500 (il listino di eccellenza di Wall Street) richiederà invece tempi più lunghi. Ma dopo aver conquistato lo spazio, superato il trilione personale e realizzato la più grande quotazione della storia, attendere un po’ potrebbe sembrare il problema meno complicato.
Soprattutto per un uomo che non misura il successo in trimestri o in esercizi fiscali. Lo misura in pianeti.
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