
Ma come sono buoni in Europa: ci evitano i compiti a casa, nel frattempo però vorrebbero portarci via la casa. Non sembri una barzelletta: nel momento in cui la Commissione valuta positivamente la politica di bilancio dell’Italia - e ci mancava il contrario; sono troppi gli indicatori favorevoli per darci una bastonata in testa - e ammette che abbiamo un tesoretto da 4,2 miliardi da spendere, torna anche a insistere sull’aggiornamento «dei valori catastali nell’ambito di una più ampia revisione delle politiche abitative». A Bruxelles, ma in realtà a Berlino e a Parigi perché lì stanno i maggiori operatori di real estate, insomma quelli che fanno il mercato immobiliare, il fatto che il 77% degli italiani abbia l’appartamento di proprietà (anche se tanti sono gravati da mutuo) non gli va giù. Ci provano da anni ad attaccare la proprietà privata - i provvedimenti delle case green sono tarati in modo tale che le case vecchie perdano di valore: da quest’anno stop all’impianto di caldaie a gas, entro il 2030 riduzione delle emissioni del 16% - ma gli è sempre andata male anche se Mario Monti per compiacere l’Ue mise l’Imu sulla prima casa. Comunque in Italia le tasse immobiliari danno già un gettito pari al 2,6% del Pil che malcontato è pari a 53 miliardi.
Sulla casa c’è poi un «attacco concentrico» visto che anche l’Ocse parlando dei nostri conti ieri è tornata a ribadire: «Per rendere sostenibile il debito è necessario che si contenga la spesa per interessi e che a medio termine si varino nuove riforme sulle pensioni, che si passi alla tassazione sulla proprietà per fare spazio agli investimenti pubblici». È per questo che di nuovo Giorgio Spaziani Testa - presidente di Confedilizia - ha scritto su X: «Dopo il Fondo monetario, puntuale, a consigliare l’Italia di aumentare le tasse sugli immobili arriva l’Ocse. Qui il messaggio è più esplicito: non si usa neppure il giochino del catasto». A Bruxelles lo fanno, ma non cambia la sostanza. Come detto però nel pacchetto di primavera del semestre europeo, la Commissione evita all’Italia - come anche a Francia, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia - correzioni di bilancio perché «non sono necessari ulteriori passi nel quadro della procedura per deficit eccessivo, nonostante i superamenti della soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil». Riguardo all’Italia l’Ue scrive che sta spendendo meno di quanto previsto dall’Europa e ha accumulato un «tesoretto virtuale» senza sforare i parametri. La spesa prevista per l’Italia in corso d’anno è stimata in crescita dell’1,2% ben al di sotto dell’1,6% ipotizzato dalla Commissione nell’ambito del patto di stabilità. Questo mancato aumento dello 0,4 per cento corrisponde all’incirca a 4,2 miliardi disponibili nel bilancio italiano. E non è affatto poco. Ovviamente non ci possono promuove e a piene mani - anche perché al governo c’è Giorgia Meloni, una conservatrice che non fa parte della maggiorana Ursula di Ppe- Pse - ma sono costretti ad ammettere che l’Italia non si è appellata - come invece già hanno fatto 16 Paesi - alla clausola di salvaguardia per aumentare le spese militari e però «l’Italia ha come altri cinque paesi - Ungheria, Grecia, Paesi Bassi, Slovacchia e Svezia - degli squilibri nei conti che restano vulnerabili oltre ad avere difficoltà - come Grecia e Romania - nel ridurre le disuguaglianze e migliorare la qualità dell’occupazione». Forse ai signori Bruxelles sono sfuggiti tre dati e un evento: abbiamo pareggiato i conti del Pil pro-capite con la Francia e dimezzato il gap con la Germania, abbiamo il più consistente avanzo primario tra gli Stati europei, abbiamo il tasso di occupazione più alto di sempre e creato in solo anno 288.000 nuovi posti di lavoro e infine - ecco l’evento - tutte le agenzie ci hanno confermato il rating migliorando però l’outlook (la tendenza). A Bruxelles però non basta e così ci danno una lista delle cose da fare a cominciare dalla riforma del catasto (per poi tassare le case). La lista - come un disco rotto - comprende: «Rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita contrastando ulteriormente l’evasione fiscale, riducendo il cuneo fiscale sul lavoro e le restanti spese fiscali, comprese quelle relative all’imposta sul valore aggiunto e ai sussidi dannosi per l’ambiente, oltre a intensificare gli sforzi per rendere più efficace ed efficiente la spesa pubblica». A Bruxelles sono straordinari: perdono le elezioni (ultimo caso in Polonia) non contano nulla sullo scenario internazionale, ma non perdono il vizio di sentirsi superiori.




Fabien Claude del Team Francia, Nicola Romanin del Team Italia e Campbell Wright del Team Stati Uniti in cammino verso il traguardo ad Anterselva (Getty Images)

