Ue già spaccata su come reagire. L’Eurocamera spinge per lo scontro

Prudenza ma soprattutto confusione. In Europa si va in ordine sparso perché mentre per la Commissione la soluzione migliore è mantenere l’accordo sui dazi raggiunto con gli Usa a luglio, l’Europarlamento ha messo in pausa il processo di ratifica. Il portavoce della Commissione europea per il commercio, Olof Gill, ha spiegato che «ciò che ci interessa è tornare a una situazione di stabilità e prevedibilità il più rapidamente possibile». Il quadro che si ha per farlo è la Dichiarazione congiunta Ue-Usa, ma è necessario «che le nostre controparti americane ci spieghino esattamente cosa sta succedendo, in modo da poter tornare a una situazione in cui le aziende nell’Ue e negli Stati Uniti possano continuare a fare ciò che sanno fare meglio: commerciare, investire, creare posti di lavoro, creare prosperità su entrambe le sponde dell'Atlantico». Insomma calma e gesso, mentre il commissario Maros Sefcovic tenta di ricevere rassicurazioni da Washington.
Nell’agenda di ieri, prima una riunione dei ministri del Commercio del G7 nella quale si è parlato molto di riforma del Wto come previsto, ma anche delle novità sul lato dazi appunto, e poi una riunione dei i relatori sui dazi al Parlamento europeo. Al G7 Sefcovic ha spiegato che «stabilità e prevedibilità sono priorità assolute per le nostre imprese: ho ribadito che il pieno rispetto dell’accordo Ue-Usa è fondamentale. Rimango in contatto con le mie controparti per ottenere rassicurazioni». Più tardi nell’incontro dei relatori non si è arrivati a decidere sulla ratifica dell’intesa commerciale Usa-Ue. Il voto, che si sarebbe dovuto tenere oggi, semplicemente è stato rinviato. Il socialista tedesco Bernd Lange, al termine della riunione dei relatori ombra ha spiegato: «È chiaro che le basi legali sono cambiate: ci sono nuove tariffe totalmente diverse dalle precedenti. Molti prodotti al 15% non sono coperti dagli accordi firmati in Scozia. Ci sono molti elementi incerti e quindi abbiamo deciso di non votare domani, ma di tenere un altro incontro dei relatori la prossima settimana». Non un «no» quindi, ma un rinvio che però consegna instabilità e imprevedibilità alle nostre aziende. Tutto il contrario di quello che servirebbe alle imprese come invece raccomandato anche da Sefcovic.
Il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che «è interesse americano non peggiorare la situazione», riportando le discussioni che si sono tenute nella riunione del G7 con i responsabili del commercio. «Noi siamo favorevoli al dialogo, impegnati a far sì che l’accordo Ue-Usa sia rispettato, riteniamo che anche con la nuova base giuridica si possa arrivare allo stesso risultato». Il messaggio che Tajani manda alle imprese è quello di «continuare a lavorare negli Stati Uniti, continuare a progettare, continuare a investire con il sostegno di Ice, Simest e Sace» perché in questo momento «l’unica cosa da non fare è quella di spaventarsi. Il governo accompagnerà le imprese». E dimostrando segni di ulteriore distensione ha aggiunto: «Mi sembra avviata una fase di dialogo costruttivo (con gli Usa, ndr) per cui non c’è atteggiamento aggressivo, non ci saranno risarcimenti per gli esportatori europei, forse qualche risarcimento per gli importatori statunitensi che hanno fatto causa».
Il nodo risarcimento era e resta il più discusso, ma Tajani assicura che non ci sarà alcuna guerra commerciale. Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo è d’accordo per il rinvio della ratifica sull’intesa Usa-Ue sui dazi. «Ora c’è una situazione non chiara e quindi anche per noi è la cosa migliore congelare questa decisione in attesa di capire meglio quali sono i provvedimenti realmente in campo da parte dell’amministrazione americana». Anche perché «la posizione europea deve essere una posizione comune, unitaria, a difesa di un accordo che è in vigore e che ha consentito anche all’Italia di avere dei buoni risultati dal punto di vista dell’export negli Stati Uniti, che quindi dobbiamo cercare di preservare il più possibile». Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, d’altronde, la decisione della Corte ha danneggiato le nostre imprese. Adolfo Urso spiega che la sentenza ci ha «svantaggiati rispetto alla Cina, al Brasile e ad altri partner nostri competitori nel mercato americano per i quali l’amministrazione Trump aveva determinato dei dazi maggiori rispetto al 15% concordato con la commissione Ue». Di fatto perdiamo la posizione di vantaggio, eppure regna grande scetticismo circa l’utilizzo del famoso bazooka ipotizzato dal presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
«Sono fiducioso che troveremo un modo per risolvere queste controversie commerciali senza ricorrere a questo strumento» ha commentato il cancelliere tedesco Friedrich Merz che prevede di recarsi a Washington nei prossimi giorni per presentare «una posizione europea coordinata». Buona fortuna al cancelliere, arrivare ad una sintesi in Europa sarebbe una grande notizia.






