2021-08-06
Tutti i guai della carta verde
Ansa
Il green pass è palesemente uno strumento di discriminazione, ma l'unico modo per ovviare parzialmente a questa situazione sarebbe stato di prevedere la gratuità del tampone. Invece ci sarà il prezzo calmierato (tra i 7 e i 10 euro) e solo per gli studenti delle scuole secondarie, tra i 12 e i 18 anni. Con quelle cifre, per una cena al ristorante, significa praticamente dover pagare una pizza due volte. La gratuità è stata scartata perché avrebbe potuto disincentivare i più giovani a immunizzarsi. In questo modo, però, per una famiglia che va a cena fuori, la pizza del figlio verrebbe a costare il doppio, dovendo presentare l'esito del tampone. Il test inoltre ha una durata limitata e va ripetuto ogni volta che si vuole entrare in locale chiuso. Non è certo la più semplice delle soluzioni e ha anche un costo. Poi si stanno creando alcune differenziazioni regionali. La Regione Umbria ha approvato una delibera in base alla quale, a partire dal 9 agosto e fino al 31, i residenti di età compresa tra 12 e 30 anni che hanno già preaderito alla vaccinazione o lo faranno durante questo arco temporale, potranno usufruire gratuitamente dei test diagnostici, se la data dell'appuntamento per il vaccino non consente loro di ottenere il green pass.
I gestori dei locali saranno costretti a svolgere funzioni di pubblici ufficiali
Il green pass è un gran caos anche per chi deve fare da controllore. Proprietari di ristoranti, piscine, palestre, locali dovranno trasformarsi in una sorta di pubblico ufficiale, stando ben attenti che qualcuno non eluda la sorveglianza. Mentre i cittadini sprovvisti del certificato rischiano una multa fino a 400 euro, ridotta se pagata entro cinque giorni, per gli esercenti distratti, la sanzione è più salata. Dopo due violazioni commesse in giornate diverse, si applica la chiusura da uno a dieci giorni. Gli esercenti dovranno fare la spola tra la cassa e l'ingresso o delegare un dipendente a questo particolare servizio. Si prospettano disagi e discussioni e alcune situazioni imbarazzanti. Il gestore dovrà controllare anche l'età dei minori. Il certificato è obbligatorio per frequentare tali esercizi, per chi ha più di 12 anni. Vita difficile per i ristoranti di montagna, che di solito hanno pochi tavoli all'aperto perché la temperatura, specie di sera, anche d'estate richiede un ambiente chiuso. C'è poi una categoria di persone che non ha potuto effettuare la vaccinazione perché con situazioni di salute che non lo consentono. Per costoro è previsto un certificato di esenzione. All'ultimo momento è stato deciso che non è necessario specificare il motivo dell'esenzione dal vaccino, ma può risultare comunque imbarazzante sia per chi deve esporre questo documento sia per chi deve controllare.
Stroncato il turismo che si doveva rilanciare
Il green pass era stato concepito, all'inizio, come uno strumento per facilitare gli spostamenti e quindi rimettere in moto il turismo che aveva sofferto con le restrizioni della pandemia. In realtà tra lentezze della campagna vaccinale, problemi nella consegna del certificato e incertezze sul perimetro dell'obbligatorietà, si è trasformato in un altro ostacolo. Le disposizioni governative arrivano giornalmente. A estate inoltrata, con tante prenotazioni sospese, aleggia l'incognita del passaggio di alcune Regioni in zona gialla. Se questo dovesse avvenire, cosa accadrà a chi ha il green pass? È stato detto che nelle zone gialla, arancione e rossa, il certificato è valido per accedere a tutti «i servizi e le attività consentiti e alle condizioni previste per le singole zone». C'è l'orientamento di tenere la capienza dei trasporti all'80% anche in zona gialla. Insomma, il foglio verde è un pass condizionato. Negli alberghi non è obbligatorio, ma il turista deve averlo se vuole visitare musei, mostre o partecipare a spettacoli. Situazione paradossale per le strutture alberghiere che hanno al loro interno un centro termale e benessere. Quando si entra in zona terme, o in una piscina coperta, si presenta il certificato che non è obbligatorio nelle altre aree dell'albergo.
Regole Ue e professioni discriminate
Il certificato verde è una palese violazione del Regolamento Ue del 15 giugno, in cui si fa espresso divieto di discriminare «in modo diretto e indiretto le persone che non sono vaccinate». Tra le varie situazioni comunque meritevoli di rispetto, infatti, c'è anche quella di chi non vuole vaccinarsi. Ma per il premier Mario Draghi questa volta possiamo snobbare Bruxelles. Ha detto esplicitamente che «bisogna essere pratici. Se il coordinamento europeo non funziona, bisogna andare per conto proprio».
Il green pass è la concreta dimostrazione, allora, che l'Italia può seguire la propria linea, se vuole. Ma allora, è il tema che si porrà a breve quando bisognerà riattivare il Patto di stabilità: potremmo fare lo stesso per l'austerità economica e i vincoli di bilancio, no?
Poi, c'è un secondo livello di discriminazione: quella tra professioni. Non a tutti i lavoratori, infatti, è imposto l'obbligo del certificato verde. Dovrà averlo il personale scolastico, come era già accaduto ai sanitari. I docenti che non si adeguano saranno costretti ad assentarsi e, dopo cinque giorni, rimarranno senza stipendio. Eppure, l'obbligatorietà - almeno al momento - non vale per le altre categorie di lavoratori. Eppure, l'articolo 32, secondo comma, della Costituzione, dice che l'obbligo di un trattamento sanitario deve essere stabilito da una legge.
Sull’Alta velocità sì, sui regionali affollati no
Il paradosso del green pass raggiunge una delle massime vette per quanto riguarda il capitolo trasporti.
Dal primo settembre, il foglio verde sarà obbligatorio sui treni a lunga percorrenza, quindi Alta velocità e Intercity e per i traghetti extraregionali, ma non per i mezzi che viaggiano all'interno della stessa Regione. La stranezza è che proprio i treni regionali sono i più frequentati e affollati, perché servono i pendolari che si spostano quotidianamente per lavoro o per studio. Quindi, i passeggeri di questi convogli prima viaggiano stretti come sardine, gomito a gomito con chi potrebbe non essere vaccinato, poi però, entrando in un ristorante o nella saletta di un bar, devono esibire il certificato verde.
Altro paradosso riguarda i traghetti: nessun obbligo di avere il lasciapassare se si raggiungono isole della stessa Regione, ma se poi da queste ci si sposta in altre, allora è richiesto (con l'eccezione di chi transita sullo Stretto di Messina: perché?). Come dire che il virus viaggia con il contachilometri: più è lungo il percorso e più colpisce. Ma è stato accertato che basta qualche secondo per infettarsi. Inoltre, per la lunga percorrenza (treni, traghetti e aerei) la capienza dovrebbe passare dal 50% all'80% dei posti disponibili. E sui mezzi pubblici, la capienza dovrebbe essere conservata all'80% anche in zona gialla - quando, cioè, inizia a crescere considerevolmente la pressione sugli ospedali. Che senso ha?
«Garanzia» anti virus smentita dagli studi
Il green pass dopo una sola dose è la solita soluzione di compromesso che contraddice le evidenze cliniche. Per farlo digerire più facilmente, il premier Mario Draghi ha detto che avrebbe dato la sicurezza di stare a contatto con persone che non sono contagiose. Niente di più errato. La situazione epidemiologica in Israele e nel Regno Unito, che sono più avanti con la vaccinazione, è la dimostrazione che anche chi ha completato il ciclo con due dosi può essere colpito dal virus e può trasmetterlo. A maggior ragione dopo una sola puntura, che è la condizione prevista per avere il certificato verde. Quindi il green pass non è affatto la garanzia che si è al sicuro dal contagio. Non a caso il governo impone, a chi entra a Palazzo Chigi e anche se ha completato il ciclo vaccinale, il tampone. Per partecipare alla conferenza stampa di Draghi, o all'incontro con il ministro dei sindacati, è stata richiesta questa verifica. La situazione è paradossale. Per entrare nella sede del governo non basta il green pass che è invece sufficiente per chi cena nei locali chiusi di un ristorante. Altra assurdità è che chi ha il certificato potrebbe essere servito da un cameriere che ne è sprovvisto e che non si è vaccinato. Per il personale, al momento, non è obbligatorio.
Centralino ministeriale. L’odissea dei guariti
In molti casi, il numero 1500 è l'unica chiave per ottenere l'agognato green pass ed evitare un'estate in semi isolamento. È una sorta di numero magico, dal momento che occorre molta fortuna per riuscire a collegarsi. Serve soprattutto a coloro che non hanno ancora ricevuto il messaggio o la mail dal ministero della Salute con il codice Authcode da inserire in uno specifico link. Costoro sono in una sorta di limbo.
I dimenticati dalla sanità sono in maggioranza guariti dal Covid che avrebbero dovuto ottenere subito la certificazione, al momento della guarigione o quantomeno essere trattati come gli altri.
Dopo che il governo ha deciso di estendere il green pass ad alcuni servizi, è aumentato il numero delle persone che hanno contattato questo numero, che però risulta spesso occupato. C'è un altro aspetto. Man mano che ci si avvicina a Ferragosto e cresce la voglia di lasciare le città, diventa più difficile vaccinarsi o completare il ciclo con la seconda dose. Nel Lazio, il blackout informatico della Regione sta rallentando il ritmo delle somministrazioni e, per di più, a giorni, numerosi hub chiuderanno per ferie.
Insomma, chi ha avuto, ha avuto. Agli altri, non resta che la trafila dei tamponi.
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La beffa dei tamponi «calmierati»: come pagare due volte la cena.Proprietari di ristoranti, piscine, palestre e locali dovranno trasformarsi in una sorta di pubblico ufficiale.Avrebbe dovuto facilitare gli spostamenti e rimettere in moto il turismo. In realtà si è trasformato in un altro ostacolo.È una palese violazione del Regolamento Ue del 15 giugno, in cui si fa espresso divieto di discriminare «in modo diretto e indiretto le persone che non sono vaccinate».Il paradosso sui trasporti: dal primo settembre, il foglio verde sarà obbligatorio sull'Alta velocità e per i traghetti extraregionali, ma non per i mezzi che viaggiano all'interno della stessa Regione.Il green pass non è affatto la garanzia che si è al sicuro dal contagioIl numero 1500 è l'unica chiave per ottenere il certificato per chi non ha ancora ricevuto il codice Authcode. Ma è una sorta di numero magico, dal momento che occorre molta fortuna per riuscire a collegarsi.Lo speciale contiene sette articoli.Il green pass è palesemente uno strumento di discriminazione, ma l'unico modo per ovviare parzialmente a questa situazione sarebbe stato di prevedere la gratuità del tampone. Invece ci sarà il prezzo calmierato (tra i 7 e i 10 euro) e solo per gli studenti delle scuole secondarie, tra i 12 e i 18 anni. Con quelle cifre, per una cena al ristorante, significa praticamente dover pagare una pizza due volte. La gratuità è stata scartata perché avrebbe potuto disincentivare i più giovani a immunizzarsi. In questo modo, però, per una famiglia che va a cena fuori, la pizza del figlio verrebbe a costare il doppio, dovendo presentare l'esito del tampone. Il test inoltre ha una durata limitata e va ripetuto ogni volta che si vuole entrare in locale chiuso. Non è certo la più semplice delle soluzioni e ha anche un costo. Poi si stanno creando alcune differenziazioni regionali. La Regione Umbria ha approvato una delibera in base alla quale, a partire dal 9 agosto e fino al 31, i residenti di età compresa tra 12 e 30 anni che hanno già preaderito alla vaccinazione o lo faranno durante questo arco temporale, potranno usufruire gratuitamente dei test diagnostici, se la data dell'appuntamento per il vaccino non consente loro di ottenere il green pass.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-gestori-dei-locali-saranno-costretti-a-svolgere-funzioni-di-pubblici-ufficiali" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> I gestori dei locali saranno costretti a svolgere funzioni di pubblici ufficiali Il green pass è un gran caos anche per chi deve fare da controllore. Proprietari di ristoranti, piscine, palestre, locali dovranno trasformarsi in una sorta di pubblico ufficiale, stando ben attenti che qualcuno non eluda la sorveglianza. Mentre i cittadini sprovvisti del certificato rischiano una multa fino a 400 euro, ridotta se pagata entro cinque giorni, per gli esercenti distratti, la sanzione è più salata. Dopo due violazioni commesse in giornate diverse, si applica la chiusura da uno a dieci giorni. Gli esercenti dovranno fare la spola tra la cassa e l'ingresso o delegare un dipendente a questo particolare servizio. Si prospettano disagi e discussioni e alcune situazioni imbarazzanti. Il gestore dovrà controllare anche l'età dei minori. Il certificato è obbligatorio per frequentare tali esercizi, per chi ha più di 12 anni. Vita difficile per i ristoranti di montagna, che di solito hanno pochi tavoli all'aperto perché la temperatura, specie di sera, anche d'estate richiede un ambiente chiuso. C'è poi una categoria di persone che non ha potuto effettuare la vaccinazione perché con situazioni di salute che non lo consentono. Per costoro è previsto un certificato di esenzione. All'ultimo momento è stato deciso che non è necessario specificare il motivo dell'esenzione dal vaccino, ma può risultare comunque imbarazzante sia per chi deve esporre questo documento sia per chi deve controllare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="stroncato-il-turismo-che-si-doveva-rilanciare" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Stroncato il turismo che si doveva rilanciare Il green pass era stato concepito, all'inizio, come uno strumento per facilitare gli spostamenti e quindi rimettere in moto il turismo che aveva sofferto con le restrizioni della pandemia. In realtà tra lentezze della campagna vaccinale, problemi nella consegna del certificato e incertezze sul perimetro dell'obbligatorietà, si è trasformato in un altro ostacolo. Le disposizioni governative arrivano giornalmente. A estate inoltrata, con tante prenotazioni sospese, aleggia l'incognita del passaggio di alcune Regioni in zona gialla. Se questo dovesse avvenire, cosa accadrà a chi ha il green pass? È stato detto che nelle zone gialla, arancione e rossa, il certificato è valido per accedere a tutti «i servizi e le attività consentiti e alle condizioni previste per le singole zone». C'è l'orientamento di tenere la capienza dei trasporti all'80% anche in zona gialla. Insomma, il foglio verde è un pass condizionato. Negli alberghi non è obbligatorio, ma il turista deve averlo se vuole visitare musei, mostre o partecipare a spettacoli. Situazione paradossale per le strutture alberghiere che hanno al loro interno un centro termale e benessere. Quando si entra in zona terme, o in una piscina coperta, si presenta il certificato che non è obbligatorio nelle altre aree dell'albergo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="regole-ue-e-professioni-discriminate" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Regole Ue e professioni discriminate Il certificato verde è una palese violazione del Regolamento Ue del 15 giugno, in cui si fa espresso divieto di discriminare «in modo diretto e indiretto le persone che non sono vaccinate». Tra le varie situazioni comunque meritevoli di rispetto, infatti, c'è anche quella di chi non vuole vaccinarsi. Ma per il premier Mario Draghi questa volta possiamo snobbare Bruxelles. Ha detto esplicitamente che «bisogna essere pratici. Se il coordinamento europeo non funziona, bisogna andare per conto proprio». Il green pass è la concreta dimostrazione, allora, che l'Italia può seguire la propria linea, se vuole. Ma allora, è il tema che si porrà a breve quando bisognerà riattivare il Patto di stabilità: potremmo fare lo stesso per l'austerità economica e i vincoli di bilancio, no? Poi, c'è un secondo livello di discriminazione: quella tra professioni. Non a tutti i lavoratori, infatti, è imposto l'obbligo del certificato verde. Dovrà averlo il personale scolastico, come era già accaduto ai sanitari. I docenti che non si adeguano saranno costretti ad assentarsi e, dopo cinque giorni, rimarranno senza stipendio. Eppure, l'obbligatorietà - almeno al momento - non vale per le altre categorie di lavoratori. Eppure, l'articolo 32, secondo comma, della Costituzione, dice che l'obbligo di un trattamento sanitario deve essere stabilito da una legge. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="sullalta-velocita-si-sui-regionali-affollati-no" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Sull’Alta velocità sì, sui regionali affollati no Il paradosso del green pass raggiunge una delle massime vette per quanto riguarda il capitolo trasporti. Dal primo settembre, il foglio verde sarà obbligatorio sui treni a lunga percorrenza, quindi Alta velocità e Intercity e per i traghetti extraregionali, ma non per i mezzi che viaggiano all'interno della stessa Regione. La stranezza è che proprio i treni regionali sono i più frequentati e affollati, perché servono i pendolari che si spostano quotidianamente per lavoro o per studio. Quindi, i passeggeri di questi convogli prima viaggiano stretti come sardine, gomito a gomito con chi potrebbe non essere vaccinato, poi però, entrando in un ristorante o nella saletta di un bar, devono esibire il certificato verde. Altro paradosso riguarda i traghetti: nessun obbligo di avere il lasciapassare se si raggiungono isole della stessa Regione, ma se poi da queste ci si sposta in altre, allora è richiesto (con l'eccezione di chi transita sullo Stretto di Messina: perché?). Come dire che il virus viaggia con il contachilometri: più è lungo il percorso e più colpisce. Ma è stato accertato che basta qualche secondo per infettarsi. Inoltre, per la lunga percorrenza (treni, traghetti e aerei) la capienza dovrebbe passare dal 50% all'80% dei posti disponibili. E sui mezzi pubblici, la capienza dovrebbe essere conservata all'80% anche in zona gialla - quando, cioè, inizia a crescere considerevolmente la pressione sugli ospedali. Che senso ha? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="garanzia-anti-virus-smentita-dagli-studi" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> «Garanzia» anti virus smentita dagli studi Il green pass dopo una sola dose è la solita soluzione di compromesso che contraddice le evidenze cliniche. Per farlo digerire più facilmente, il premier Mario Draghi ha detto che avrebbe dato la sicurezza di stare a contatto con persone che non sono contagiose. Niente di più errato. La situazione epidemiologica in Israele e nel Regno Unito, che sono più avanti con la vaccinazione, è la dimostrazione che anche chi ha completato il ciclo con due dosi può essere colpito dal virus e può trasmetterlo. A maggior ragione dopo una sola puntura, che è la condizione prevista per avere il certificato verde. Quindi il green pass non è affatto la garanzia che si è al sicuro dal contagio. Non a caso il governo impone, a chi entra a Palazzo Chigi e anche se ha completato il ciclo vaccinale, il tampone. Per partecipare alla conferenza stampa di Draghi, o all'incontro con il ministro dei sindacati, è stata richiesta questa verifica. La situazione è paradossale. Per entrare nella sede del governo non basta il green pass che è invece sufficiente per chi cena nei locali chiusi di un ristorante. Altra assurdità è che chi ha il certificato potrebbe essere servito da un cameriere che ne è sprovvisto e che non si è vaccinato. Per il personale, al momento, non è obbligatorio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="centralino-ministeriale-lodissea-dei-guariti" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Centralino ministeriale. L’odissea dei guariti In molti casi, il numero 1500 è l'unica chiave per ottenere l'agognato green pass ed evitare un'estate in semi isolamento. È una sorta di numero magico, dal momento che occorre molta fortuna per riuscire a collegarsi. Serve soprattutto a coloro che non hanno ancora ricevuto il messaggio o la mail dal ministero della Salute con il codice Authcode da inserire in uno specifico link. Costoro sono in una sorta di limbo. I dimenticati dalla sanità sono in maggioranza guariti dal Covid che avrebbero dovuto ottenere subito la certificazione, al momento della guarigione o quantomeno essere trattati come gli altri. Dopo che il governo ha deciso di estendere il green pass ad alcuni servizi, è aumentato il numero delle persone che hanno contattato questo numero, che però risulta spesso occupato. C'è un altro aspetto. Man mano che ci si avvicina a Ferragosto e cresce la voglia di lasciare le città, diventa più difficile vaccinarsi o completare il ciclo con la seconda dose. Nel Lazio, il blackout informatico della Regione sta rallentando il ritmo delle somministrazioni e, per di più, a giorni, numerosi hub chiuderanno per ferie. Insomma, chi ha avuto, ha avuto. Agli altri, non resta che la trafila dei tamponi.
Nicole Minetti (Ansa)
Secondo il procuratore Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa l’ulteriore approfondimento non sarebbe necessario dopo le ricostruzioni ritenute «poco attendibili» fatte da Mabel De Los Santos Torres a mezzo stampa.
«Per ora il parere sulla grazia è confermato». A indurre i magistrati milanesi a prendere questa posizione sarebbero tre novità: l’arrivo di un primo fascicolo dell’Interpol, che non comprova il racconto impressionista della donna; il riscontro negativo dei colleghi di Montevideo che hanno negato l’esistenza di fascicoli aperti per reati contro la morale a carico dell’ex igienista dentale; le smentite della stessa testimone (con ritrattazioni e «non ricordo») durante conversazioni con le televisioni uruguaiane. Un passo avanti che consente anche ai corazzieri del Quirinale di dormire sonni tranquilli.
Qualche giorno fa la signora Torres aveva riaperto i dubbi sull’opportunità di concedere il massimo atto di clemenza, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un’intervista al Fatto Quotidiano nella quale sosteneva che Minetti non aveva mai cambiato vita e aveva continuato a fare ciò per cui era stata condannata in Italia: il favoreggiamento della prostituzione. La massaggiatrice aveva parlato di «festini con escort di imprenditori e politici anche italiani». E aveva aggiunto - lei che per 20 anni aveva lavorato nella proprietà - che ragazze pure minorenni reclutate in Argentina, Brasile, Italia e Uruguay facevano passerella nella riedizione «gaucha» delle cene eleganti di vecchia memoria.
«Ho cominciato a lavorare per Cipriani a 23 anni», ha detto Mabel De Los Santos Torres. «Facevo massaggi anche a casa sua. All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Ha anche avanzato accuse di molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi e smisero di chiamarmi». Secondo la sua narrazione, Nicole Minetti «viveva lì per lunghi periodi ed era lei a scegliere le ragazze. Al figlio invece (sempre secondo il racconto della donna, ndr) badava la tata uruguaiana».
Una ricostruzione shock non confermata da nessuna indagine, anzi smentita dagli approfondimenti giudiziari. La massaggiatrice in un primo tempo si era detta disponibile a testimoniare davanti ai pm milanesi «a condizione di essere protetta perché ho paura». I legali di Minetti-Cipriani, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra avevano replicato così alle nuove accuse: «Sono falsità. I giornalisti, invece di prendere atto della realtà, rilanciano diffondendo ulteriori notizie che nulla hanno a che vedere con la verità. Si tratta di circostanze del tutto inveritiere, anche queste facilmente smentibili documenti alla mano. Procederemo in sede giudiziaria nei confronti dei responsabili di questa violenta campagna mediatica».
Ora la Procura generale ha fatto un passo ufficiale. Aveva ricevuto il nullaosta dal ministero della Giustizia per concretizzare la rogatoria ma ha ritenuto di non dover proseguire nelle verifiche per «l’inattendibilità della teste» in una ricostruzione «priva di fondamento». Il nodo di tutto è il cambiamento dello stile di vita di Minetti, alla base del recepimento della domanda di grazia da parte degli uffici del Quirinale. Nel caso che non fosse confermato, l’architrave comincerebbe a scricchiolare. Non sembra così.
Sulla liceità dell’adozione del bambino affetto da grave patologia le certezze sono ormai granitiche: l’iter è stato formalmente validato da una sentenza del tribunale di Maldonado e riconosciuto anche dal Tribunale dei minori di Venezia. Un altro punto riguarda le cure mediche del minore. Nella richiesta di grazia, Minetti aveva riferito di avere consultato in via informale medici italiani - tra cui specialisti dell’ospedale San Raffaele e di una struttura di Padova - prima di decidere di portare il bambino a Boston, dove opera un centro all’avanguardia per quella specifica malattia. L’iter era stato autorizzato dall’Inau (istituto uruguaiano per i minori) poiché il bimbo era ancora in regime di pre-adozione.
In ogni caso la vicenda non si conclude qui. La Procura generale di Milano è alla ricerca di nuove testimonianze e attende per i primi di giugno un nuovo dossier dall’Interpol per completare l’istruttoria. Ci sarebbe anche l’inchiesta di Sigfrido Ranucci, ma da quel fronte nessuna novità. Sta ancora verificando.
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