2021-08-06
Tutti i guai della carta verde
Ansa
Il green pass è palesemente uno strumento di discriminazione, ma l'unico modo per ovviare parzialmente a questa situazione sarebbe stato di prevedere la gratuità del tampone. Invece ci sarà il prezzo calmierato (tra i 7 e i 10 euro) e solo per gli studenti delle scuole secondarie, tra i 12 e i 18 anni. Con quelle cifre, per una cena al ristorante, significa praticamente dover pagare una pizza due volte. La gratuità è stata scartata perché avrebbe potuto disincentivare i più giovani a immunizzarsi. In questo modo, però, per una famiglia che va a cena fuori, la pizza del figlio verrebbe a costare il doppio, dovendo presentare l'esito del tampone. Il test inoltre ha una durata limitata e va ripetuto ogni volta che si vuole entrare in locale chiuso. Non è certo la più semplice delle soluzioni e ha anche un costo. Poi si stanno creando alcune differenziazioni regionali. La Regione Umbria ha approvato una delibera in base alla quale, a partire dal 9 agosto e fino al 31, i residenti di età compresa tra 12 e 30 anni che hanno già preaderito alla vaccinazione o lo faranno durante questo arco temporale, potranno usufruire gratuitamente dei test diagnostici, se la data dell'appuntamento per il vaccino non consente loro di ottenere il green pass.
I gestori dei locali saranno costretti a svolgere funzioni di pubblici ufficiali
Il green pass è un gran caos anche per chi deve fare da controllore. Proprietari di ristoranti, piscine, palestre, locali dovranno trasformarsi in una sorta di pubblico ufficiale, stando ben attenti che qualcuno non eluda la sorveglianza. Mentre i cittadini sprovvisti del certificato rischiano una multa fino a 400 euro, ridotta se pagata entro cinque giorni, per gli esercenti distratti, la sanzione è più salata. Dopo due violazioni commesse in giornate diverse, si applica la chiusura da uno a dieci giorni. Gli esercenti dovranno fare la spola tra la cassa e l'ingresso o delegare un dipendente a questo particolare servizio. Si prospettano disagi e discussioni e alcune situazioni imbarazzanti. Il gestore dovrà controllare anche l'età dei minori. Il certificato è obbligatorio per frequentare tali esercizi, per chi ha più di 12 anni. Vita difficile per i ristoranti di montagna, che di solito hanno pochi tavoli all'aperto perché la temperatura, specie di sera, anche d'estate richiede un ambiente chiuso. C'è poi una categoria di persone che non ha potuto effettuare la vaccinazione perché con situazioni di salute che non lo consentono. Per costoro è previsto un certificato di esenzione. All'ultimo momento è stato deciso che non è necessario specificare il motivo dell'esenzione dal vaccino, ma può risultare comunque imbarazzante sia per chi deve esporre questo documento sia per chi deve controllare.
Stroncato il turismo che si doveva rilanciare
Il green pass era stato concepito, all'inizio, come uno strumento per facilitare gli spostamenti e quindi rimettere in moto il turismo che aveva sofferto con le restrizioni della pandemia. In realtà tra lentezze della campagna vaccinale, problemi nella consegna del certificato e incertezze sul perimetro dell'obbligatorietà, si è trasformato in un altro ostacolo. Le disposizioni governative arrivano giornalmente. A estate inoltrata, con tante prenotazioni sospese, aleggia l'incognita del passaggio di alcune Regioni in zona gialla. Se questo dovesse avvenire, cosa accadrà a chi ha il green pass? È stato detto che nelle zone gialla, arancione e rossa, il certificato è valido per accedere a tutti «i servizi e le attività consentiti e alle condizioni previste per le singole zone». C'è l'orientamento di tenere la capienza dei trasporti all'80% anche in zona gialla. Insomma, il foglio verde è un pass condizionato. Negli alberghi non è obbligatorio, ma il turista deve averlo se vuole visitare musei, mostre o partecipare a spettacoli. Situazione paradossale per le strutture alberghiere che hanno al loro interno un centro termale e benessere. Quando si entra in zona terme, o in una piscina coperta, si presenta il certificato che non è obbligatorio nelle altre aree dell'albergo.
Regole Ue e professioni discriminate
Il certificato verde è una palese violazione del Regolamento Ue del 15 giugno, in cui si fa espresso divieto di discriminare «in modo diretto e indiretto le persone che non sono vaccinate». Tra le varie situazioni comunque meritevoli di rispetto, infatti, c'è anche quella di chi non vuole vaccinarsi. Ma per il premier Mario Draghi questa volta possiamo snobbare Bruxelles. Ha detto esplicitamente che «bisogna essere pratici. Se il coordinamento europeo non funziona, bisogna andare per conto proprio».
Il green pass è la concreta dimostrazione, allora, che l'Italia può seguire la propria linea, se vuole. Ma allora, è il tema che si porrà a breve quando bisognerà riattivare il Patto di stabilità: potremmo fare lo stesso per l'austerità economica e i vincoli di bilancio, no?
Poi, c'è un secondo livello di discriminazione: quella tra professioni. Non a tutti i lavoratori, infatti, è imposto l'obbligo del certificato verde. Dovrà averlo il personale scolastico, come era già accaduto ai sanitari. I docenti che non si adeguano saranno costretti ad assentarsi e, dopo cinque giorni, rimarranno senza stipendio. Eppure, l'obbligatorietà - almeno al momento - non vale per le altre categorie di lavoratori. Eppure, l'articolo 32, secondo comma, della Costituzione, dice che l'obbligo di un trattamento sanitario deve essere stabilito da una legge.
Sull’Alta velocità sì, sui regionali affollati no
Il paradosso del green pass raggiunge una delle massime vette per quanto riguarda il capitolo trasporti.
Dal primo settembre, il foglio verde sarà obbligatorio sui treni a lunga percorrenza, quindi Alta velocità e Intercity e per i traghetti extraregionali, ma non per i mezzi che viaggiano all'interno della stessa Regione. La stranezza è che proprio i treni regionali sono i più frequentati e affollati, perché servono i pendolari che si spostano quotidianamente per lavoro o per studio. Quindi, i passeggeri di questi convogli prima viaggiano stretti come sardine, gomito a gomito con chi potrebbe non essere vaccinato, poi però, entrando in un ristorante o nella saletta di un bar, devono esibire il certificato verde.
Altro paradosso riguarda i traghetti: nessun obbligo di avere il lasciapassare se si raggiungono isole della stessa Regione, ma se poi da queste ci si sposta in altre, allora è richiesto (con l'eccezione di chi transita sullo Stretto di Messina: perché?). Come dire che il virus viaggia con il contachilometri: più è lungo il percorso e più colpisce. Ma è stato accertato che basta qualche secondo per infettarsi. Inoltre, per la lunga percorrenza (treni, traghetti e aerei) la capienza dovrebbe passare dal 50% all'80% dei posti disponibili. E sui mezzi pubblici, la capienza dovrebbe essere conservata all'80% anche in zona gialla - quando, cioè, inizia a crescere considerevolmente la pressione sugli ospedali. Che senso ha?
«Garanzia» anti virus smentita dagli studi
Il green pass dopo una sola dose è la solita soluzione di compromesso che contraddice le evidenze cliniche. Per farlo digerire più facilmente, il premier Mario Draghi ha detto che avrebbe dato la sicurezza di stare a contatto con persone che non sono contagiose. Niente di più errato. La situazione epidemiologica in Israele e nel Regno Unito, che sono più avanti con la vaccinazione, è la dimostrazione che anche chi ha completato il ciclo con due dosi può essere colpito dal virus e può trasmetterlo. A maggior ragione dopo una sola puntura, che è la condizione prevista per avere il certificato verde. Quindi il green pass non è affatto la garanzia che si è al sicuro dal contagio. Non a caso il governo impone, a chi entra a Palazzo Chigi e anche se ha completato il ciclo vaccinale, il tampone. Per partecipare alla conferenza stampa di Draghi, o all'incontro con il ministro dei sindacati, è stata richiesta questa verifica. La situazione è paradossale. Per entrare nella sede del governo non basta il green pass che è invece sufficiente per chi cena nei locali chiusi di un ristorante. Altra assurdità è che chi ha il certificato potrebbe essere servito da un cameriere che ne è sprovvisto e che non si è vaccinato. Per il personale, al momento, non è obbligatorio.
Centralino ministeriale. L’odissea dei guariti
In molti casi, il numero 1500 è l'unica chiave per ottenere l'agognato green pass ed evitare un'estate in semi isolamento. È una sorta di numero magico, dal momento che occorre molta fortuna per riuscire a collegarsi. Serve soprattutto a coloro che non hanno ancora ricevuto il messaggio o la mail dal ministero della Salute con il codice Authcode da inserire in uno specifico link. Costoro sono in una sorta di limbo.
I dimenticati dalla sanità sono in maggioranza guariti dal Covid che avrebbero dovuto ottenere subito la certificazione, al momento della guarigione o quantomeno essere trattati come gli altri.
Dopo che il governo ha deciso di estendere il green pass ad alcuni servizi, è aumentato il numero delle persone che hanno contattato questo numero, che però risulta spesso occupato. C'è un altro aspetto. Man mano che ci si avvicina a Ferragosto e cresce la voglia di lasciare le città, diventa più difficile vaccinarsi o completare il ciclo con la seconda dose. Nel Lazio, il blackout informatico della Regione sta rallentando il ritmo delle somministrazioni e, per di più, a giorni, numerosi hub chiuderanno per ferie.
Insomma, chi ha avuto, ha avuto. Agli altri, non resta che la trafila dei tamponi.
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La beffa dei tamponi «calmierati»: come pagare due volte la cena.Proprietari di ristoranti, piscine, palestre e locali dovranno trasformarsi in una sorta di pubblico ufficiale.Avrebbe dovuto facilitare gli spostamenti e rimettere in moto il turismo. In realtà si è trasformato in un altro ostacolo.È una palese violazione del Regolamento Ue del 15 giugno, in cui si fa espresso divieto di discriminare «in modo diretto e indiretto le persone che non sono vaccinate».Il paradosso sui trasporti: dal primo settembre, il foglio verde sarà obbligatorio sull'Alta velocità e per i traghetti extraregionali, ma non per i mezzi che viaggiano all'interno della stessa Regione.Il green pass non è affatto la garanzia che si è al sicuro dal contagioIl numero 1500 è l'unica chiave per ottenere il certificato per chi non ha ancora ricevuto il codice Authcode. Ma è una sorta di numero magico, dal momento che occorre molta fortuna per riuscire a collegarsi.Lo speciale contiene sette articoli.Il green pass è palesemente uno strumento di discriminazione, ma l'unico modo per ovviare parzialmente a questa situazione sarebbe stato di prevedere la gratuità del tampone. Invece ci sarà il prezzo calmierato (tra i 7 e i 10 euro) e solo per gli studenti delle scuole secondarie, tra i 12 e i 18 anni. Con quelle cifre, per una cena al ristorante, significa praticamente dover pagare una pizza due volte. La gratuità è stata scartata perché avrebbe potuto disincentivare i più giovani a immunizzarsi. In questo modo, però, per una famiglia che va a cena fuori, la pizza del figlio verrebbe a costare il doppio, dovendo presentare l'esito del tampone. Il test inoltre ha una durata limitata e va ripetuto ogni volta che si vuole entrare in locale chiuso. Non è certo la più semplice delle soluzioni e ha anche un costo. Poi si stanno creando alcune differenziazioni regionali. La Regione Umbria ha approvato una delibera in base alla quale, a partire dal 9 agosto e fino al 31, i residenti di età compresa tra 12 e 30 anni che hanno già preaderito alla vaccinazione o lo faranno durante questo arco temporale, potranno usufruire gratuitamente dei test diagnostici, se la data dell'appuntamento per il vaccino non consente loro di ottenere il green pass.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-gestori-dei-locali-saranno-costretti-a-svolgere-funzioni-di-pubblici-ufficiali" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> I gestori dei locali saranno costretti a svolgere funzioni di pubblici ufficiali Il green pass è un gran caos anche per chi deve fare da controllore. Proprietari di ristoranti, piscine, palestre, locali dovranno trasformarsi in una sorta di pubblico ufficiale, stando ben attenti che qualcuno non eluda la sorveglianza. Mentre i cittadini sprovvisti del certificato rischiano una multa fino a 400 euro, ridotta se pagata entro cinque giorni, per gli esercenti distratti, la sanzione è più salata. Dopo due violazioni commesse in giornate diverse, si applica la chiusura da uno a dieci giorni. Gli esercenti dovranno fare la spola tra la cassa e l'ingresso o delegare un dipendente a questo particolare servizio. Si prospettano disagi e discussioni e alcune situazioni imbarazzanti. Il gestore dovrà controllare anche l'età dei minori. Il certificato è obbligatorio per frequentare tali esercizi, per chi ha più di 12 anni. Vita difficile per i ristoranti di montagna, che di solito hanno pochi tavoli all'aperto perché la temperatura, specie di sera, anche d'estate richiede un ambiente chiuso. C'è poi una categoria di persone che non ha potuto effettuare la vaccinazione perché con situazioni di salute che non lo consentono. Per costoro è previsto un certificato di esenzione. All'ultimo momento è stato deciso che non è necessario specificare il motivo dell'esenzione dal vaccino, ma può risultare comunque imbarazzante sia per chi deve esporre questo documento sia per chi deve controllare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="stroncato-il-turismo-che-si-doveva-rilanciare" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Stroncato il turismo che si doveva rilanciare Il green pass era stato concepito, all'inizio, come uno strumento per facilitare gli spostamenti e quindi rimettere in moto il turismo che aveva sofferto con le restrizioni della pandemia. In realtà tra lentezze della campagna vaccinale, problemi nella consegna del certificato e incertezze sul perimetro dell'obbligatorietà, si è trasformato in un altro ostacolo. Le disposizioni governative arrivano giornalmente. A estate inoltrata, con tante prenotazioni sospese, aleggia l'incognita del passaggio di alcune Regioni in zona gialla. Se questo dovesse avvenire, cosa accadrà a chi ha il green pass? È stato detto che nelle zone gialla, arancione e rossa, il certificato è valido per accedere a tutti «i servizi e le attività consentiti e alle condizioni previste per le singole zone». C'è l'orientamento di tenere la capienza dei trasporti all'80% anche in zona gialla. Insomma, il foglio verde è un pass condizionato. Negli alberghi non è obbligatorio, ma il turista deve averlo se vuole visitare musei, mostre o partecipare a spettacoli. Situazione paradossale per le strutture alberghiere che hanno al loro interno un centro termale e benessere. Quando si entra in zona terme, o in una piscina coperta, si presenta il certificato che non è obbligatorio nelle altre aree dell'albergo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="regole-ue-e-professioni-discriminate" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Regole Ue e professioni discriminate Il certificato verde è una palese violazione del Regolamento Ue del 15 giugno, in cui si fa espresso divieto di discriminare «in modo diretto e indiretto le persone che non sono vaccinate». Tra le varie situazioni comunque meritevoli di rispetto, infatti, c'è anche quella di chi non vuole vaccinarsi. Ma per il premier Mario Draghi questa volta possiamo snobbare Bruxelles. Ha detto esplicitamente che «bisogna essere pratici. Se il coordinamento europeo non funziona, bisogna andare per conto proprio». Il green pass è la concreta dimostrazione, allora, che l'Italia può seguire la propria linea, se vuole. Ma allora, è il tema che si porrà a breve quando bisognerà riattivare il Patto di stabilità: potremmo fare lo stesso per l'austerità economica e i vincoli di bilancio, no? Poi, c'è un secondo livello di discriminazione: quella tra professioni. Non a tutti i lavoratori, infatti, è imposto l'obbligo del certificato verde. Dovrà averlo il personale scolastico, come era già accaduto ai sanitari. I docenti che non si adeguano saranno costretti ad assentarsi e, dopo cinque giorni, rimarranno senza stipendio. Eppure, l'obbligatorietà - almeno al momento - non vale per le altre categorie di lavoratori. Eppure, l'articolo 32, secondo comma, della Costituzione, dice che l'obbligo di un trattamento sanitario deve essere stabilito da una legge. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="sullalta-velocita-si-sui-regionali-affollati-no" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Sull’Alta velocità sì, sui regionali affollati no Il paradosso del green pass raggiunge una delle massime vette per quanto riguarda il capitolo trasporti. Dal primo settembre, il foglio verde sarà obbligatorio sui treni a lunga percorrenza, quindi Alta velocità e Intercity e per i traghetti extraregionali, ma non per i mezzi che viaggiano all'interno della stessa Regione. La stranezza è che proprio i treni regionali sono i più frequentati e affollati, perché servono i pendolari che si spostano quotidianamente per lavoro o per studio. Quindi, i passeggeri di questi convogli prima viaggiano stretti come sardine, gomito a gomito con chi potrebbe non essere vaccinato, poi però, entrando in un ristorante o nella saletta di un bar, devono esibire il certificato verde. Altro paradosso riguarda i traghetti: nessun obbligo di avere il lasciapassare se si raggiungono isole della stessa Regione, ma se poi da queste ci si sposta in altre, allora è richiesto (con l'eccezione di chi transita sullo Stretto di Messina: perché?). Come dire che il virus viaggia con il contachilometri: più è lungo il percorso e più colpisce. Ma è stato accertato che basta qualche secondo per infettarsi. Inoltre, per la lunga percorrenza (treni, traghetti e aerei) la capienza dovrebbe passare dal 50% all'80% dei posti disponibili. E sui mezzi pubblici, la capienza dovrebbe essere conservata all'80% anche in zona gialla - quando, cioè, inizia a crescere considerevolmente la pressione sugli ospedali. Che senso ha? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="garanzia-anti-virus-smentita-dagli-studi" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> «Garanzia» anti virus smentita dagli studi Il green pass dopo una sola dose è la solita soluzione di compromesso che contraddice le evidenze cliniche. Per farlo digerire più facilmente, il premier Mario Draghi ha detto che avrebbe dato la sicurezza di stare a contatto con persone che non sono contagiose. Niente di più errato. La situazione epidemiologica in Israele e nel Regno Unito, che sono più avanti con la vaccinazione, è la dimostrazione che anche chi ha completato il ciclo con due dosi può essere colpito dal virus e può trasmetterlo. A maggior ragione dopo una sola puntura, che è la condizione prevista per avere il certificato verde. Quindi il green pass non è affatto la garanzia che si è al sicuro dal contagio. Non a caso il governo impone, a chi entra a Palazzo Chigi e anche se ha completato il ciclo vaccinale, il tampone. Per partecipare alla conferenza stampa di Draghi, o all'incontro con il ministro dei sindacati, è stata richiesta questa verifica. La situazione è paradossale. Per entrare nella sede del governo non basta il green pass che è invece sufficiente per chi cena nei locali chiusi di un ristorante. Altra assurdità è che chi ha il certificato potrebbe essere servito da un cameriere che ne è sprovvisto e che non si è vaccinato. Per il personale, al momento, non è obbligatorio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutti-guai-carta-verde-2654467353.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="centralino-ministeriale-lodissea-dei-guariti" data-post-id="2654467353" data-published-at="1628190358" data-use-pagination="False"> Centralino ministeriale. L’odissea dei guariti In molti casi, il numero 1500 è l'unica chiave per ottenere l'agognato green pass ed evitare un'estate in semi isolamento. È una sorta di numero magico, dal momento che occorre molta fortuna per riuscire a collegarsi. Serve soprattutto a coloro che non hanno ancora ricevuto il messaggio o la mail dal ministero della Salute con il codice Authcode da inserire in uno specifico link. Costoro sono in una sorta di limbo. I dimenticati dalla sanità sono in maggioranza guariti dal Covid che avrebbero dovuto ottenere subito la certificazione, al momento della guarigione o quantomeno essere trattati come gli altri. Dopo che il governo ha deciso di estendere il green pass ad alcuni servizi, è aumentato il numero delle persone che hanno contattato questo numero, che però risulta spesso occupato. C'è un altro aspetto. Man mano che ci si avvicina a Ferragosto e cresce la voglia di lasciare le città, diventa più difficile vaccinarsi o completare il ciclo con la seconda dose. Nel Lazio, il blackout informatico della Regione sta rallentando il ritmo delle somministrazioni e, per di più, a giorni, numerosi hub chiuderanno per ferie. Insomma, chi ha avuto, ha avuto. Agli altri, non resta che la trafila dei tamponi.
Negli ultimi tre anni, l’indice delle banche italiane ha messo a segno un clamoroso +274,85%, staccando nettamente l’indice settoriale europeo e surclassando colossi come JPMorgan e Bank of America.
Nel primo trimestre 2026 gli utili aggregati dei sei principali gruppi commerciali italiani - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Credem - sono saliti del 4% su base annua, toccando 7,8 miliardi di euro in tre mesi, con un Roe di sistema stabilmente sopra il 15%. Il tutto mentre la discesa dei tassi Bce ha iniziato a limare il margine di interesse. La compensazione è arrivata dalle commissioni: +2,7% complessivo. Unicredit ha archiviato il miglior trimestre di sempre con 3,22 miliardi di utili, mentre Intesa Sanpaolo è salita a 2,76 miliardi. Commissioni sul risparmio gestito, fondi, certificati, polizze, credito al consumo e prestiti «garantiti»: è qui che si concentra il vero business.
«C’è una celebre massima finanziaria che dice “L’arte degli affari consiste nel fare affari con i soldi degli altri”, e le banche italiane la stanno applicando con rigore scientifico», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «Se l’America ha la tecnologia della Silicon Valley e il Medio Oriente ha i giacimenti di petrolio, l’Italia ha una ricchezza altrettanto preziosa, strategica e contesa: i risparmi dei cittadini». Secondo Gaziano, quando i tassi scendono, le banche italiane non puntano tanto sulla crescita organica all’estero o sull’efficienza tecnologica per ridurre i costi ai clienti. «Cercano di allargare il proprio territorio per “catturare” più conti correnti e patrimoni possibili attraverso le fusioni, espandendo il perimetro su cui applicare le commissioni di gestione e vendere i propri prodotti assicurativi e finanziari». La dimostrazione plastica arriva dal nuovo risiko bancario esploso con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Se l’operazione andrà in porto, sommando Intesa, Mps, Mediobanca e la galassia Generali, nascerà un super-polo capace di controllare circa 2.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria complessiva dei clienti: conti correnti, fondi, certificati e polizze. «Ma c’è una differenza geopolitica profonda che i risparmiatori devono comprendere», osserva ancora l’esperto. «Mentre Ubs gestisce capitali sparsi in tutto il pianeta, il nuovo colosso di Carlo Messina, se realizzato, controllerebbe una montagna di denaro concentrata quasi interamente in Italia. È il trionfo della “fortezza Italia”: si diventa leader europei giocando al sicuro in casa».
Nel risiko bancario italiano, fino alle assemblee, tutto può ancora succedere.
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La tangenziale di Napoli, costruita negli anni Settanta con i suoi circa 21 chilometri di tracciato e 22 di svincoli, entra così nella storia della mobilità del nostro Paese, avendo come obiettivo primario la sicurezza e l’efficienza della mobilità attraverso un ecosistema integrato e connesso.
Tre le grandi novità che hanno permesso la certificazione ufficiale del Mit in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018, figurano il monitoraggio intelligente della viabilità, il controllo costante del rischio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, e soprattutto il dialogo diretto tra strada e veicoli connessi. Le auto possono ricevere sul display informazioni su incidenti, cantieri, ostacoli e velocità consigliata per evitare le code, ma anche inviare a loro volta dati all’infrastruttura, rendendo la gestione del traffico più rapida e precisa. Non è quindi solo l’infrastruttura a fornire informazioni al mezzo, avviene anche il contrario: per questo la comunicazione V2i aggiorna anche il gestore autostradale sulle condizioni del traffico in modo molto più preciso e tempestivo. L’operatore diventa così orchestratore della mobilità: potrà cioè gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo.
Una Smart Road che «parla» con le auto grazie a un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli, società del gruppo Autostrade per l’Italia, insieme al Mit e al Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione di Aspi. Un primato costruito con tecnologie all’avanguardia: lungo i 22 chilometri del tracciato sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, otto centraline meteo e 40 antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su traffico, condizioni della strada e possibili criticità. Sono già 30 i mezzi connessi che comunicano con la tangenziale e, nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta, è stato testato con successo per la prima volta in Italia un veicolo a guida autonoma capace di adattare la propria velocità seguendo le indicazioni ricevute dalla strada stessa. Un test che prefigura uno scenario in cui infrastruttura e veicoli non sono entità separate, ma un sistema integrato e cooperativo.
La Smart Road è un traguardo che fa di Napoli il laboratorio italiano della mobilità del futuro e apre la strada alla diffusione di queste tecnologie su scala nazionale considerato che la tangenziale, principale asse a pagamento di attraversamento urbano del capoluogo campano, è tra le tratte più trafficate d’Italia con flussi medi giornalieri di circa 230.000 veicoli, più del doppio dei volumi medi della rete gestita da Autostrade.
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