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2021-07-27
Green pass, l’Aula corregge Macron
Emmanuel Macron (Ansa)
Le nuove regole del green pass «alla francese» sono una bacchettata del Parlamento sulle mani di Emmanuel Macron. Il legislatore d'Oltralpe Ha preferito ascoltare gli oppositori al lasciapassare, piuttosto che il presidente della Repubblica. Con il suo discorso alla nazione, del 12 luglio scorso, il capo dello Stato francese aveva espresso l'intenzione di punire i propri connazionali contrari alla vaccinazione obbligatoria del personale sanitario e all'estensione del green pass. Poi, però, migliaia di francesi sono scesi in piazza in varie città del Paese contro queste misure. Il capo dello Stato, il premier Jean Castex e vari membri dell'esecutivo hanno cercato di bollare queste proteste come iniziative volute da complottisti e No vax. Ma i vertici dello Stato ignoravano che il profilo dei manifestanti fosse trasversale. In effetti, nelle piazze francesi sono scesi vaccinati, laureati, operai, genitori, pensionati, giovani, gilet gialli, simpatizzanti di vari partiti e - solo marginalmente - dei negazionisti.
Tornando alla legge sul green pass adottata dal Parlamento francese nella tarda serata di domenica, questa ha confermato l'obbligo di vaccinazione per operatori sanitari, pompieri e badanti. Dal 15 settembre questi lavoratori potranno subire sanzioni, qualora non fossero in regola con gli obblighi. Le principali novità riguardano invece i giovani tra i 12 e i 17 anni, i dipendenti degli esercizi commerciali e il periodo in cui l'uso del pass sarà obbligatorio. Queste novità si riassumono in tre date. Il 30 agosto scatterà l'obbligo per i dipendenti di bar, ristoranti e più in generale degli esercizi pubblici (per i clienti inizierà il primo agosto, ndr). Il Parlamento ha cancellato il Paragrafo del progetto di legge che prevedeva anche il licenziamento per i lavoratori che si rifiutassero di presentare il giustificativo sanitario. Il 30 settembre, invece, l'obbligo della presentazione del passaporto vaccinale - o di un tampone negativo - sarà esteso agli adolescenti, nelle stesse condizioni previste per gli adulti tranne per accedere alle scuole. Infine, il 15 novembre sarà la data alla quale finiranno lo stato di emergenza sanitaria e anche l'uso del pass. I vertici francesi avrebbero voluto imporre la carta verde, per queste categorie, già dall'inizio del mese di agosto, ma anche prolungare lo stato di crisi fino al 31 dicembre 2021.
La nuova legge transalpina sul green pass ha introdotto anche delle regole poco chiare. È stato soppresso l'obbligo della presentazione del Qr code per i centri commerciali, ma è stato esteso ai ristoranti all'aperto. Esperti di diritto del lavoro hanno fatto notare che la soppressione del paragrafo sulle sanzioni ai dipendenti contrari all'obbligo vaccinale potrebbe essere interpretata dai giudici come un'autorizzazione ad applicare la giurisprudenza esistente su altri immunizzanti obbligatori. Intanto, il controllo dell'isolamento di dieci giorni per i positivi viene sottratto alle forze dell'ordine e affidato ai sanitari. Che non hanno i mezzi per effettuarlo.
Alla fine, si può dire che Mario Draghi si sia spinto ben oltre di quanto non sia riuscito a fare Macron. Eppure la Costituzione francese attribuisce molti più poteri a lui, rispetto a quelli di cui gode il presidente del Consiglio italiano. Certo, entrambi hanno usato toni belligeranti per condannare i propri concittadini, contrari a eccessive limitazioni delle libertà fondamentali. Ma, almeno per ora, il presidente francese sembra essere venuto a più miti consigli. La palla passa ora al Consiglio costituzionale francese, che si riunirà il 5 agosto.
Da Berlino a Londra: mezza Europa scettica sulle iniezioni agli under 18
L'Europa si divide anche sulle modalità di vaccinare gli adolescenti e procede, come d'abitudine, in ordine sparso. Nessun Paese obbliga i genitori a inoculare il vaccino nei minori tra i 12 e 17 anni, ma in 18 nazioni, tra cui l'Italia, è consigliata e incentivata la somministrazione a tappeto. Più prudenti Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Finlandia, oltre al Regno Unito, che hanno invece scelto di raccomandare il vaccino anti Covid-19 solo negli under 18 fragili, cioè con patologie che aumentano il rischio di Covid grave. Stanno ancora vagliando la via da prendere l'Irlanda e la Norvegia. Non hanno invece autorizzato la vaccinazione negli adolescenti il Portogallo, la Croazia, il Montenegro, l'Albania, Cipro e l'Ucraina.
Dalla scorsa settimana anche Moderna, dopo Pfizer, ha ottenuto l'autorizzazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) per la somministrazione del vaccino a mRna dai 12 anni. Pfizer però sta già studiando il prodotto nei bambini dai 6 mesi d'età. Lo studio sta valutando la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del vaccino, con un programma di due dosi (a distanza di circa 21 giorni) in tre gruppi: bambini dai 5 agli 11 anni, da 2 ai 5 anni e da 6 mesi a 2 anni. La vaccinazione nei più piccoli però è molto controversa perché nei minori il Covid è praticamente poco più di un raffreddore, se non ci sono già delle patologie pregresse. Intanto, sia Pfizer sia Moderna ampliano gli studi nella fascia 5-11 anni, «su pressione delle autorità federali» americane.
I sostenitori della vaccinazione a tappeto, pur ammettendo che il virus Sars-Cov-2 non causa «una patologia grave nella stragrande maggioranza degli infetti sotto i 18 anni», come spiega Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, può, «molto raramente», dare sindromi gravi (ma curabili). La questione per Locatelli (e supporter) è «pensare a prevenire la diffusione del contagio globalmente e favorire una ripresa della scuola». Sulla stessa linea italiana sono praticamente Lussemburgo, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche la Francia, da metà giugno, ha aperto la vaccinazione per gli adolescenti su base volontaria e accompagnati da almeno un genitore. La Spagna, come Estonia e Lituania, ha autorizzato il vaccino dai 12 anni, ma la somministrazione è rimandata a settembre, prima dell'inizio delle scuole. Dalla scorsa settimana in Grecia, i maggiori di 15 anni possono, con il consenso dei genitori, prenotare il vaccino. Il governo di Atene, per incentivare l'immunizzazione nei giovani, da giugno ha previsto un bonus di 150 euro agli under 25 che ricevono almeno una dose. In Svizzera, ai minorenni, non è richiesto il consenso dei genitori per prenotarsi.
Ha scelto una linea più prudente, non senza dissidi, la Germania che raccomanda la vaccinazione dai 12 ai 17 anni, solo per chi abbia particolari rischi di salute (obesità, immunodeficienza congenita o acquisita, insufficienza cardiaca grave, malattie polmonari croniche, tumori, diabete mellito) o sia a contatto con persone poco protette. In Gran Bretagna, dal 19 luglio scorso, il ministero della Salute ha stabilito che il vaccino anti Covid verrà offerto ai ragazzi che hanno più di 12 anni solo se sono estremamente vulnerabili o se vivono con una persona immunodepressa, per proteggere i familiari a rischio. Una scelta di buonsenso che tiene conto del fatto che i bambini si infettano e trasmettono meno il virus, come spiega un report sull'argomento dell'Istituto Mario Negri. Anche per questo, «al momento», si legge nelle conclusioni del documento, «vaccinare i bambini non rappresenta una priorità, a meno che non si diffonda una variante capace di causare gravi malattie anche in loro, per cui la vaccinazione diventerebbe una priorità».
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Il Parlamento conferma il rinvio dell'obbligo per gli adolescenti. Vietati i licenziamenti dei dipendenti non immunizzati. Stop allo stato di crisi a novembre anziché a fine anno.Iniezione agli under 18: sei Paesi la riservano ai pazienti fragili. In altri sette manca ancora il sì delle autorità.Lo speciale contiene due articoli.Le nuove regole del green pass «alla francese» sono una bacchettata del Parlamento sulle mani di Emmanuel Macron. Il legislatore d'Oltralpe Ha preferito ascoltare gli oppositori al lasciapassare, piuttosto che il presidente della Repubblica. Con il suo discorso alla nazione, del 12 luglio scorso, il capo dello Stato francese aveva espresso l'intenzione di punire i propri connazionali contrari alla vaccinazione obbligatoria del personale sanitario e all'estensione del green pass. Poi, però, migliaia di francesi sono scesi in piazza in varie città del Paese contro queste misure. Il capo dello Stato, il premier Jean Castex e vari membri dell'esecutivo hanno cercato di bollare queste proteste come iniziative volute da complottisti e No vax. Ma i vertici dello Stato ignoravano che il profilo dei manifestanti fosse trasversale. In effetti, nelle piazze francesi sono scesi vaccinati, laureati, operai, genitori, pensionati, giovani, gilet gialli, simpatizzanti di vari partiti e - solo marginalmente - dei negazionisti.Tornando alla legge sul green pass adottata dal Parlamento francese nella tarda serata di domenica, questa ha confermato l'obbligo di vaccinazione per operatori sanitari, pompieri e badanti. Dal 15 settembre questi lavoratori potranno subire sanzioni, qualora non fossero in regola con gli obblighi. Le principali novità riguardano invece i giovani tra i 12 e i 17 anni, i dipendenti degli esercizi commerciali e il periodo in cui l'uso del pass sarà obbligatorio. Queste novità si riassumono in tre date. Il 30 agosto scatterà l'obbligo per i dipendenti di bar, ristoranti e più in generale degli esercizi pubblici (per i clienti inizierà il primo agosto, ndr). Il Parlamento ha cancellato il Paragrafo del progetto di legge che prevedeva anche il licenziamento per i lavoratori che si rifiutassero di presentare il giustificativo sanitario. Il 30 settembre, invece, l'obbligo della presentazione del passaporto vaccinale - o di un tampone negativo - sarà esteso agli adolescenti, nelle stesse condizioni previste per gli adulti tranne per accedere alle scuole. Infine, il 15 novembre sarà la data alla quale finiranno lo stato di emergenza sanitaria e anche l'uso del pass. I vertici francesi avrebbero voluto imporre la carta verde, per queste categorie, già dall'inizio del mese di agosto, ma anche prolungare lo stato di crisi fino al 31 dicembre 2021. La nuova legge transalpina sul green pass ha introdotto anche delle regole poco chiare. È stato soppresso l'obbligo della presentazione del Qr code per i centri commerciali, ma è stato esteso ai ristoranti all'aperto. Esperti di diritto del lavoro hanno fatto notare che la soppressione del paragrafo sulle sanzioni ai dipendenti contrari all'obbligo vaccinale potrebbe essere interpretata dai giudici come un'autorizzazione ad applicare la giurisprudenza esistente su altri immunizzanti obbligatori. Intanto, il controllo dell'isolamento di dieci giorni per i positivi viene sottratto alle forze dell'ordine e affidato ai sanitari. Che non hanno i mezzi per effettuarlo.Alla fine, si può dire che Mario Draghi si sia spinto ben oltre di quanto non sia riuscito a fare Macron. Eppure la Costituzione francese attribuisce molti più poteri a lui, rispetto a quelli di cui gode il presidente del Consiglio italiano. Certo, entrambi hanno usato toni belligeranti per condannare i propri concittadini, contrari a eccessive limitazioni delle libertà fondamentali. Ma, almeno per ora, il presidente francese sembra essere venuto a più miti consigli. La palla passa ora al Consiglio costituzionale francese, che si riunirà il 5 agosto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/green-pass-laula-corregge-macron-2653986060.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-berlino-a-londra-mezza-europa-scettica-sulle-iniezioni-agli-under-18" data-post-id="2653986060" data-published-at="1627336470" data-use-pagination="False"> Da Berlino a Londra: mezza Europa scettica sulle iniezioni agli under 18 L'Europa si divide anche sulle modalità di vaccinare gli adolescenti e procede, come d'abitudine, in ordine sparso. Nessun Paese obbliga i genitori a inoculare il vaccino nei minori tra i 12 e 17 anni, ma in 18 nazioni, tra cui l'Italia, è consigliata e incentivata la somministrazione a tappeto. Più prudenti Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Finlandia, oltre al Regno Unito, che hanno invece scelto di raccomandare il vaccino anti Covid-19 solo negli under 18 fragili, cioè con patologie che aumentano il rischio di Covid grave. Stanno ancora vagliando la via da prendere l'Irlanda e la Norvegia. Non hanno invece autorizzato la vaccinazione negli adolescenti il Portogallo, la Croazia, il Montenegro, l'Albania, Cipro e l'Ucraina. Dalla scorsa settimana anche Moderna, dopo Pfizer, ha ottenuto l'autorizzazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) per la somministrazione del vaccino a mRna dai 12 anni. Pfizer però sta già studiando il prodotto nei bambini dai 6 mesi d'età. Lo studio sta valutando la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del vaccino, con un programma di due dosi (a distanza di circa 21 giorni) in tre gruppi: bambini dai 5 agli 11 anni, da 2 ai 5 anni e da 6 mesi a 2 anni. La vaccinazione nei più piccoli però è molto controversa perché nei minori il Covid è praticamente poco più di un raffreddore, se non ci sono già delle patologie pregresse. Intanto, sia Pfizer sia Moderna ampliano gli studi nella fascia 5-11 anni, «su pressione delle autorità federali» americane. I sostenitori della vaccinazione a tappeto, pur ammettendo che il virus Sars-Cov-2 non causa «una patologia grave nella stragrande maggioranza degli infetti sotto i 18 anni», come spiega Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, può, «molto raramente», dare sindromi gravi (ma curabili). La questione per Locatelli (e supporter) è «pensare a prevenire la diffusione del contagio globalmente e favorire una ripresa della scuola». Sulla stessa linea italiana sono praticamente Lussemburgo, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche la Francia, da metà giugno, ha aperto la vaccinazione per gli adolescenti su base volontaria e accompagnati da almeno un genitore. La Spagna, come Estonia e Lituania, ha autorizzato il vaccino dai 12 anni, ma la somministrazione è rimandata a settembre, prima dell'inizio delle scuole. Dalla scorsa settimana in Grecia, i maggiori di 15 anni possono, con il consenso dei genitori, prenotare il vaccino. Il governo di Atene, per incentivare l'immunizzazione nei giovani, da giugno ha previsto un bonus di 150 euro agli under 25 che ricevono almeno una dose. In Svizzera, ai minorenni, non è richiesto il consenso dei genitori per prenotarsi. Ha scelto una linea più prudente, non senza dissidi, la Germania che raccomanda la vaccinazione dai 12 ai 17 anni, solo per chi abbia particolari rischi di salute (obesità, immunodeficienza congenita o acquisita, insufficienza cardiaca grave, malattie polmonari croniche, tumori, diabete mellito) o sia a contatto con persone poco protette. In Gran Bretagna, dal 19 luglio scorso, il ministero della Salute ha stabilito che il vaccino anti Covid verrà offerto ai ragazzi che hanno più di 12 anni solo se sono estremamente vulnerabili o se vivono con una persona immunodepressa, per proteggere i familiari a rischio. Una scelta di buonsenso che tiene conto del fatto che i bambini si infettano e trasmettono meno il virus, come spiega un report sull'argomento dell'Istituto Mario Negri. Anche per questo, «al momento», si legge nelle conclusioni del documento, «vaccinare i bambini non rappresenta una priorità, a meno che non si diffonda una variante capace di causare gravi malattie anche in loro, per cui la vaccinazione diventerebbe una priorità».
(Getty Images)
Il nodo ha un nome e un cognome: Sinochem. Primo azionista con il 37% del capitale, quota robusta, presenza ingombrante, nazionalità cinese. L’arrivo in Pirelli è datato 2015 quando ancora si chiamava ChemChina e l’Italia guardava a Pechino come al bancomat globale e non come al concorrente sistemico. Altri tempi. Oggi lo scenario è capovolto: l’alleato americano diffida, l’Unione europea prende appunti e Palazzo Chigi deve scegliere. In attesa, Pirelli continua a vendere negli Stati Uniti i suoi pneumatici «intelligenti», che servono a migliorare la precisione di guida con le informazioni che mandano a chi sta al volante. Ed è proprio qui che Washington ha messo il lucchetto: niente hardware e software riconducibili a interessi cinesi.
Pirelli senza cervello tecnologico non è più Pirelli.
Negli ultimi mesi, raccontano fonti ben informate, i funzionari americani hanno fatto sapere a Roma che il tempo delle ambiguità è finito. Il governo italiano valuta. Valuta un nuovo intervento, valuta una stretta, valuta soprattutto quanto sia sostenibile tenere insieme tutto. Perché la partita non è solo industriale, è politica. Sinochem non è un’azienda qualsiasi. È un gruppo controllato dallo Stato cinese, figlio della fusione con ChemChina avvenuta nel 2021. Ogni mossa ha inevitabilmente un riflesso diplomatico.
Ed è qui che il gioco si fa delicato. Roma non vuole uno scontro con Pechino, ma non può permettersi di perdere Washington. Un equilibrio delicato, quasi da funamboli, mentre sotto c’è il vuoto del mercato globale. Il management di Pirelli ha provato a chiudere la questione in modo ordinato. Ha presentato opzioni, ha suggerito vie d’uscita, ha lasciato intendere che una cessione sarebbe la soluzione più indolore. Dall’altra parte, però, nessuna fretta. Per mesi. Poi qualcosa si è mosso. Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare possibili opzioni di vendita. Un segnale. Non una resa, ma nemmeno un muro. Un modo per dire: ascoltiamo.
Ma il calendario non è elegante. Marzo incombe. E se non arriva un compromesso, il governo ha già pronto il copione dell’ultimo atto: sospensione dei diritti di voto. Il Golden power nella sua versione più muscolare. Quella che non toglie le azioni, ma toglie la voce. Adolfo Urso prova a raccontarla come una storia di dialogo ritrovato. Dice che è positivo che le parti siano tornate a parlarsi. Ricorda che l’Italia farà la sua parte per evitare l’esclusione di Pirelli dal mercato Usa. È il linguaggio necessario quando si cammina sulle uova, ma sotto quelle uova c’è già il brontolare della crepa.
Perché le tensioni tra Pirelli e Sinochem non nascono oggi. Esplodono quando l’azionista cinese tenta di rafforzare il controllo dopo la fusione, quando la governance diventa un campo minato, quando Marco Tronchetti Provera vice presidente esecutivo, lancia l’allarme sui rischi della presenza cinese.
Da lì parte l’intervento del 2023: limiti all’accesso alle informazioni, protezione della tecnologia, maggioranze qualificate blindate nel consiglio di amministrazione. Nell’aprile 2025 arriva lo strappo vero: Sinochem perde il controllo della governance. Un colpo secco, che aumenta la tensione e costringe il governo a un lavoro diplomatico sotterraneo per evitare l’incidente internazionale. L’indagine archiviata a settembre sulla China National Rubber Company è il classico ramoscello d’ulivo: non risolve, ma calma.
Perché il rischio non è teorico. È scritto nero su bianco: senza una soluzione, Pirelli è tagliata fuori dal mercato Usa. E nessun comunicato stampa, nessuna formula di compromesso lessicale, potrà compensare un colpo del genere. Alla fine, la questione è semplice quanto brutale: chi comanda davvero. Se l’azionariato resta cinese, Washington chiude la porta. Se Roma interviene, Pechino prende nota. Se si tergiversa, il mercato decide. Per questo Palazzo Chgi ha messo sul tavolo l’aut aut: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto utilizzando i poteri speciali del «golden power» . Non è una minaccia, è una constatazione. La geopolitica non fa sconti.
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Berlino durante il blackout del 3 gennaio 2026 (Ansa)
Decine di migliaia di case sono rimaste improvvisamente senza riscaldamento, Internet e telefono, a temperature sotto lo zero e di notte anche sotto i 10 gradi. Ma l’incendio doloso appiccato nel distretto di Steglitz-Zehlendorf è stato già rivendicato dal gruppo di estrema sinistra «Vulkangruppe», la cui denominazione è ispirata all’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull che nel 2010 ha disturbato il traffico aereo in Europa per settimane. «Stanotte abbiamo sabotato con successo la centrale a gas di Berlino-Lichterfelde», si legge nel documento. Gli autori definiscono l’azione un «atto di autodifesa e di solidarietà internazionale verso tutti coloro che proteggono la terra e la vita» nonché «un’azione orientata al bene comune».
«È stato un errore aver guardato per così tanti anni, unilateralmente, all’estremismo politico di destra (che ha criminalizzato il primo partito tedesco Afd, guidato da Alice Weidel, ndr) trascurando l’islamismo e l’estremismo di sinistra», ha dichiarato a Die Welt il ricercatore Hendrik Hansen. In effetti, secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, dal 2011 gli incendi dolosi alle linee elettriche e alle infrastrutture pubbliche si sono moltiplicati, soprattutto a Berlino e Brandeburgo. Nel 2024, le autorità hanno contato undici sabotaggi criminali da quando il gruppo si è manifestato nel 2011, bruciando un ponte alla stazione di Berlino Ostkreuz. Nel marzo 2018, il distaccamento del «Vulkangruppe» a Berlino-Charlottenburg ha rivendicato un incendio doloso alle linee elettriche ad alta tensione. Circa 6.500 appartamenti e 400 aziende sono rimasti senza elettricità per ore, con danni per milioni di euro. Nel 2021, il «Vulkangruppe» ha appiccato un incendio doloso all’alimentazione elettrica dello stabilimento Tesla di Elon Musk a Grünheide. Lo stesso anno, Tesla ha subito altri atti di sabotaggio. Nel marzo 2024, un gruppo appartenente alla rete del Vulcano ha dato fuoco, sempre a Grünheide, a un grande palo dell’elettricità necessario all’approvvigionamento di Tesla: la produzione è stata interrotta per giorni a causa del sabotaggio. La Procura federale ha avviato indagini per sospetto terrorismo e l'Ufficio federale di polizia criminale ha anche indagato per sabotaggio incostituzionale. A maggio 2025, il gruppo ha confessato inoltre un incendio doloso a un impianto di trasformazione e a un impianto di tralicci radio a Berlino-Dahlem. Il messaggio di rivendicazione dell’attacco recitava: «Paralizza i quartieri delle ville. (...) Non possiamo più permetterci questi ricchi». Altri attacchi incendiari, non ultimi quello di febbraio 2025 ai cavi della ferrovia vicino a Tesla e quello di settembre 2025 all’alimentazione elettrica del parco tecnologico berlinese Adlershof, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie, non sono stati ufficialmente attribuiti al gruppo, nonostante le lettere di rivendicazione siano molto simili e riportino sempre la stessa firma degli «anarchici».
Hansen non circoscrive gli attacchi a Berlino: «Ovviamente abbiamo un problema nella capitale, dove si rifugiano gli anarchici. Ma abbiamo sempre più attacchi gravi in tutta la Germania». Lo studioso ha citato il gruppo radicale di sinistra «Angry Birds Kommando», che l’anno scorso ha rivendicato un attacco alla linea ferroviaria tra Duisburg e Düsseldorf. Anche a Monaco di Baviera, nel 2025 sono stati accesi diversi incendi. Pur non escludendo «collegamenti con la Russia», anche il portavoce del sindacato di polizia (GdP) Benjamin Jendro ha osservato una banalizzazione dell’estremismo di sinistra: «Nel nostro Paese lo abbiamo minimizzato per decenni».
Attivi e noti alle forze di sicurezza tedesche da molto tempo, la polizia li inquadra nell’ambiente degli anarchici della scena estremista di sinistra, orientata alla violenza. Nelle lettere di rivendicazione, i gruppi usano nomi diversi ma tutti ispirati a vulcani islandesi come Grimsvötn, Katla o Ok. I target dei gruppi sono quasi sempre i cavi delle linee ferroviarie, le torri radio, le linee dati e i mezzi di trasporto pubblici; l’obiettivo è mostrare la vulnerabilità delle infrastrutture di mobilità e comunicazione, disturbare l’ordine pubblico e causare gravi danni materiali. La matrice climatica è ostentata: il gruppo denuncia la «sete di energia» che distrugge le risorse naturali attraverso il riscaldamento globale. «Intere regioni stanno diventando inabitabili a causa del riscaldamento», dicono gli attivisti, «l’entità di questa devastazione è ignorata».
Gli autori del documento criticano particolarmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, per il suo elevato fabbisogno energetico e i pericoli sociali che comporta, per poi chiosare: «Un giorno moriremo di sete e di fame seduti davanti agli schermi luminosi o ai dispositivi spenti».
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Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.