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2021-07-27
Green pass, l’Aula corregge Macron
Emmanuel Macron (Ansa)
Le nuove regole del green pass «alla francese» sono una bacchettata del Parlamento sulle mani di Emmanuel Macron. Il legislatore d'Oltralpe Ha preferito ascoltare gli oppositori al lasciapassare, piuttosto che il presidente della Repubblica. Con il suo discorso alla nazione, del 12 luglio scorso, il capo dello Stato francese aveva espresso l'intenzione di punire i propri connazionali contrari alla vaccinazione obbligatoria del personale sanitario e all'estensione del green pass. Poi, però, migliaia di francesi sono scesi in piazza in varie città del Paese contro queste misure. Il capo dello Stato, il premier Jean Castex e vari membri dell'esecutivo hanno cercato di bollare queste proteste come iniziative volute da complottisti e No vax. Ma i vertici dello Stato ignoravano che il profilo dei manifestanti fosse trasversale. In effetti, nelle piazze francesi sono scesi vaccinati, laureati, operai, genitori, pensionati, giovani, gilet gialli, simpatizzanti di vari partiti e - solo marginalmente - dei negazionisti.
Tornando alla legge sul green pass adottata dal Parlamento francese nella tarda serata di domenica, questa ha confermato l'obbligo di vaccinazione per operatori sanitari, pompieri e badanti. Dal 15 settembre questi lavoratori potranno subire sanzioni, qualora non fossero in regola con gli obblighi. Le principali novità riguardano invece i giovani tra i 12 e i 17 anni, i dipendenti degli esercizi commerciali e il periodo in cui l'uso del pass sarà obbligatorio. Queste novità si riassumono in tre date. Il 30 agosto scatterà l'obbligo per i dipendenti di bar, ristoranti e più in generale degli esercizi pubblici (per i clienti inizierà il primo agosto, ndr). Il Parlamento ha cancellato il Paragrafo del progetto di legge che prevedeva anche il licenziamento per i lavoratori che si rifiutassero di presentare il giustificativo sanitario. Il 30 settembre, invece, l'obbligo della presentazione del passaporto vaccinale - o di un tampone negativo - sarà esteso agli adolescenti, nelle stesse condizioni previste per gli adulti tranne per accedere alle scuole. Infine, il 15 novembre sarà la data alla quale finiranno lo stato di emergenza sanitaria e anche l'uso del pass. I vertici francesi avrebbero voluto imporre la carta verde, per queste categorie, già dall'inizio del mese di agosto, ma anche prolungare lo stato di crisi fino al 31 dicembre 2021.
La nuova legge transalpina sul green pass ha introdotto anche delle regole poco chiare. È stato soppresso l'obbligo della presentazione del Qr code per i centri commerciali, ma è stato esteso ai ristoranti all'aperto. Esperti di diritto del lavoro hanno fatto notare che la soppressione del paragrafo sulle sanzioni ai dipendenti contrari all'obbligo vaccinale potrebbe essere interpretata dai giudici come un'autorizzazione ad applicare la giurisprudenza esistente su altri immunizzanti obbligatori. Intanto, il controllo dell'isolamento di dieci giorni per i positivi viene sottratto alle forze dell'ordine e affidato ai sanitari. Che non hanno i mezzi per effettuarlo.
Alla fine, si può dire che Mario Draghi si sia spinto ben oltre di quanto non sia riuscito a fare Macron. Eppure la Costituzione francese attribuisce molti più poteri a lui, rispetto a quelli di cui gode il presidente del Consiglio italiano. Certo, entrambi hanno usato toni belligeranti per condannare i propri concittadini, contrari a eccessive limitazioni delle libertà fondamentali. Ma, almeno per ora, il presidente francese sembra essere venuto a più miti consigli. La palla passa ora al Consiglio costituzionale francese, che si riunirà il 5 agosto.
Da Berlino a Londra: mezza Europa scettica sulle iniezioni agli under 18
L'Europa si divide anche sulle modalità di vaccinare gli adolescenti e procede, come d'abitudine, in ordine sparso. Nessun Paese obbliga i genitori a inoculare il vaccino nei minori tra i 12 e 17 anni, ma in 18 nazioni, tra cui l'Italia, è consigliata e incentivata la somministrazione a tappeto. Più prudenti Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Finlandia, oltre al Regno Unito, che hanno invece scelto di raccomandare il vaccino anti Covid-19 solo negli under 18 fragili, cioè con patologie che aumentano il rischio di Covid grave. Stanno ancora vagliando la via da prendere l'Irlanda e la Norvegia. Non hanno invece autorizzato la vaccinazione negli adolescenti il Portogallo, la Croazia, il Montenegro, l'Albania, Cipro e l'Ucraina.
Dalla scorsa settimana anche Moderna, dopo Pfizer, ha ottenuto l'autorizzazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) per la somministrazione del vaccino a mRna dai 12 anni. Pfizer però sta già studiando il prodotto nei bambini dai 6 mesi d'età. Lo studio sta valutando la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del vaccino, con un programma di due dosi (a distanza di circa 21 giorni) in tre gruppi: bambini dai 5 agli 11 anni, da 2 ai 5 anni e da 6 mesi a 2 anni. La vaccinazione nei più piccoli però è molto controversa perché nei minori il Covid è praticamente poco più di un raffreddore, se non ci sono già delle patologie pregresse. Intanto, sia Pfizer sia Moderna ampliano gli studi nella fascia 5-11 anni, «su pressione delle autorità federali» americane.
I sostenitori della vaccinazione a tappeto, pur ammettendo che il virus Sars-Cov-2 non causa «una patologia grave nella stragrande maggioranza degli infetti sotto i 18 anni», come spiega Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, può, «molto raramente», dare sindromi gravi (ma curabili). La questione per Locatelli (e supporter) è «pensare a prevenire la diffusione del contagio globalmente e favorire una ripresa della scuola». Sulla stessa linea italiana sono praticamente Lussemburgo, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche la Francia, da metà giugno, ha aperto la vaccinazione per gli adolescenti su base volontaria e accompagnati da almeno un genitore. La Spagna, come Estonia e Lituania, ha autorizzato il vaccino dai 12 anni, ma la somministrazione è rimandata a settembre, prima dell'inizio delle scuole. Dalla scorsa settimana in Grecia, i maggiori di 15 anni possono, con il consenso dei genitori, prenotare il vaccino. Il governo di Atene, per incentivare l'immunizzazione nei giovani, da giugno ha previsto un bonus di 150 euro agli under 25 che ricevono almeno una dose. In Svizzera, ai minorenni, non è richiesto il consenso dei genitori per prenotarsi.
Ha scelto una linea più prudente, non senza dissidi, la Germania che raccomanda la vaccinazione dai 12 ai 17 anni, solo per chi abbia particolari rischi di salute (obesità, immunodeficienza congenita o acquisita, insufficienza cardiaca grave, malattie polmonari croniche, tumori, diabete mellito) o sia a contatto con persone poco protette. In Gran Bretagna, dal 19 luglio scorso, il ministero della Salute ha stabilito che il vaccino anti Covid verrà offerto ai ragazzi che hanno più di 12 anni solo se sono estremamente vulnerabili o se vivono con una persona immunodepressa, per proteggere i familiari a rischio. Una scelta di buonsenso che tiene conto del fatto che i bambini si infettano e trasmettono meno il virus, come spiega un report sull'argomento dell'Istituto Mario Negri. Anche per questo, «al momento», si legge nelle conclusioni del documento, «vaccinare i bambini non rappresenta una priorità, a meno che non si diffonda una variante capace di causare gravi malattie anche in loro, per cui la vaccinazione diventerebbe una priorità».
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Il Parlamento conferma il rinvio dell'obbligo per gli adolescenti. Vietati i licenziamenti dei dipendenti non immunizzati. Stop allo stato di crisi a novembre anziché a fine anno.Iniezione agli under 18: sei Paesi la riservano ai pazienti fragili. In altri sette manca ancora il sì delle autorità.Lo speciale contiene due articoli.Le nuove regole del green pass «alla francese» sono una bacchettata del Parlamento sulle mani di Emmanuel Macron. Il legislatore d'Oltralpe Ha preferito ascoltare gli oppositori al lasciapassare, piuttosto che il presidente della Repubblica. Con il suo discorso alla nazione, del 12 luglio scorso, il capo dello Stato francese aveva espresso l'intenzione di punire i propri connazionali contrari alla vaccinazione obbligatoria del personale sanitario e all'estensione del green pass. Poi, però, migliaia di francesi sono scesi in piazza in varie città del Paese contro queste misure. Il capo dello Stato, il premier Jean Castex e vari membri dell'esecutivo hanno cercato di bollare queste proteste come iniziative volute da complottisti e No vax. Ma i vertici dello Stato ignoravano che il profilo dei manifestanti fosse trasversale. In effetti, nelle piazze francesi sono scesi vaccinati, laureati, operai, genitori, pensionati, giovani, gilet gialli, simpatizzanti di vari partiti e - solo marginalmente - dei negazionisti.Tornando alla legge sul green pass adottata dal Parlamento francese nella tarda serata di domenica, questa ha confermato l'obbligo di vaccinazione per operatori sanitari, pompieri e badanti. Dal 15 settembre questi lavoratori potranno subire sanzioni, qualora non fossero in regola con gli obblighi. Le principali novità riguardano invece i giovani tra i 12 e i 17 anni, i dipendenti degli esercizi commerciali e il periodo in cui l'uso del pass sarà obbligatorio. Queste novità si riassumono in tre date. Il 30 agosto scatterà l'obbligo per i dipendenti di bar, ristoranti e più in generale degli esercizi pubblici (per i clienti inizierà il primo agosto, ndr). Il Parlamento ha cancellato il Paragrafo del progetto di legge che prevedeva anche il licenziamento per i lavoratori che si rifiutassero di presentare il giustificativo sanitario. Il 30 settembre, invece, l'obbligo della presentazione del passaporto vaccinale - o di un tampone negativo - sarà esteso agli adolescenti, nelle stesse condizioni previste per gli adulti tranne per accedere alle scuole. Infine, il 15 novembre sarà la data alla quale finiranno lo stato di emergenza sanitaria e anche l'uso del pass. I vertici francesi avrebbero voluto imporre la carta verde, per queste categorie, già dall'inizio del mese di agosto, ma anche prolungare lo stato di crisi fino al 31 dicembre 2021. La nuova legge transalpina sul green pass ha introdotto anche delle regole poco chiare. È stato soppresso l'obbligo della presentazione del Qr code per i centri commerciali, ma è stato esteso ai ristoranti all'aperto. Esperti di diritto del lavoro hanno fatto notare che la soppressione del paragrafo sulle sanzioni ai dipendenti contrari all'obbligo vaccinale potrebbe essere interpretata dai giudici come un'autorizzazione ad applicare la giurisprudenza esistente su altri immunizzanti obbligatori. Intanto, il controllo dell'isolamento di dieci giorni per i positivi viene sottratto alle forze dell'ordine e affidato ai sanitari. Che non hanno i mezzi per effettuarlo.Alla fine, si può dire che Mario Draghi si sia spinto ben oltre di quanto non sia riuscito a fare Macron. Eppure la Costituzione francese attribuisce molti più poteri a lui, rispetto a quelli di cui gode il presidente del Consiglio italiano. Certo, entrambi hanno usato toni belligeranti per condannare i propri concittadini, contrari a eccessive limitazioni delle libertà fondamentali. Ma, almeno per ora, il presidente francese sembra essere venuto a più miti consigli. La palla passa ora al Consiglio costituzionale francese, che si riunirà il 5 agosto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/green-pass-laula-corregge-macron-2653986060.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-berlino-a-londra-mezza-europa-scettica-sulle-iniezioni-agli-under-18" data-post-id="2653986060" data-published-at="1627336470" data-use-pagination="False"> Da Berlino a Londra: mezza Europa scettica sulle iniezioni agli under 18 L'Europa si divide anche sulle modalità di vaccinare gli adolescenti e procede, come d'abitudine, in ordine sparso. Nessun Paese obbliga i genitori a inoculare il vaccino nei minori tra i 12 e 17 anni, ma in 18 nazioni, tra cui l'Italia, è consigliata e incentivata la somministrazione a tappeto. Più prudenti Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Finlandia, oltre al Regno Unito, che hanno invece scelto di raccomandare il vaccino anti Covid-19 solo negli under 18 fragili, cioè con patologie che aumentano il rischio di Covid grave. Stanno ancora vagliando la via da prendere l'Irlanda e la Norvegia. Non hanno invece autorizzato la vaccinazione negli adolescenti il Portogallo, la Croazia, il Montenegro, l'Albania, Cipro e l'Ucraina. Dalla scorsa settimana anche Moderna, dopo Pfizer, ha ottenuto l'autorizzazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) per la somministrazione del vaccino a mRna dai 12 anni. Pfizer però sta già studiando il prodotto nei bambini dai 6 mesi d'età. Lo studio sta valutando la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del vaccino, con un programma di due dosi (a distanza di circa 21 giorni) in tre gruppi: bambini dai 5 agli 11 anni, da 2 ai 5 anni e da 6 mesi a 2 anni. La vaccinazione nei più piccoli però è molto controversa perché nei minori il Covid è praticamente poco più di un raffreddore, se non ci sono già delle patologie pregresse. Intanto, sia Pfizer sia Moderna ampliano gli studi nella fascia 5-11 anni, «su pressione delle autorità federali» americane. I sostenitori della vaccinazione a tappeto, pur ammettendo che il virus Sars-Cov-2 non causa «una patologia grave nella stragrande maggioranza degli infetti sotto i 18 anni», come spiega Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, può, «molto raramente», dare sindromi gravi (ma curabili). La questione per Locatelli (e supporter) è «pensare a prevenire la diffusione del contagio globalmente e favorire una ripresa della scuola». Sulla stessa linea italiana sono praticamente Lussemburgo, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche la Francia, da metà giugno, ha aperto la vaccinazione per gli adolescenti su base volontaria e accompagnati da almeno un genitore. La Spagna, come Estonia e Lituania, ha autorizzato il vaccino dai 12 anni, ma la somministrazione è rimandata a settembre, prima dell'inizio delle scuole. Dalla scorsa settimana in Grecia, i maggiori di 15 anni possono, con il consenso dei genitori, prenotare il vaccino. Il governo di Atene, per incentivare l'immunizzazione nei giovani, da giugno ha previsto un bonus di 150 euro agli under 25 che ricevono almeno una dose. In Svizzera, ai minorenni, non è richiesto il consenso dei genitori per prenotarsi. Ha scelto una linea più prudente, non senza dissidi, la Germania che raccomanda la vaccinazione dai 12 ai 17 anni, solo per chi abbia particolari rischi di salute (obesità, immunodeficienza congenita o acquisita, insufficienza cardiaca grave, malattie polmonari croniche, tumori, diabete mellito) o sia a contatto con persone poco protette. In Gran Bretagna, dal 19 luglio scorso, il ministero della Salute ha stabilito che il vaccino anti Covid verrà offerto ai ragazzi che hanno più di 12 anni solo se sono estremamente vulnerabili o se vivono con una persona immunodepressa, per proteggere i familiari a rischio. Una scelta di buonsenso che tiene conto del fatto che i bambini si infettano e trasmettono meno il virus, come spiega un report sull'argomento dell'Istituto Mario Negri. Anche per questo, «al momento», si legge nelle conclusioni del documento, «vaccinare i bambini non rappresenta una priorità, a meno che non si diffonda una variante capace di causare gravi malattie anche in loro, per cui la vaccinazione diventerebbe una priorità».
Il presidente di Taiwan Lai Ching-te (Getty Images)
L’Ufficio di rappresentanza di Taipei a Milano segnala il ritiro dei permessi di sorvolo da parte di Seychelles, Mauritius e Madagascar, che avrebbe impedito la visita ufficiale del presidente Lai Ching-te in Eswatini. Nel mirino le pressioni della Repubblica Popolare Cinese.
Gentile redazione,
in qualità di Console Generale/ Direttore Generale dell’Ufficio di rappresentanza di Taipei a Milano, desidero informarVi in merito a un grave episodio verificatosi in data odierna. Il Presidente di Taiwan, Lai Ching-te, avrebbe dovuto guidare una delegazione in visita ufficiale nel Regno di Eswatini, alleato africano del nostro Paese, su invito di Sua Maestà il Re Mswati III. Tuttavia, a causa
dell’improvviso ritiro dei permessi di sorvolo da parte di Seychelles, Mauritius e Madagascar, avvenuto a seguito delle pressioni esercitate dalla Repubblica Popolare Cinese, l’itinerario non ha potuto svolgersi come previsto.
Il Ministero degli Affari Esteri (MOFA) di Taiwan condanna fermamente la politicizzazione e la strumentalizzazione delle regioni di informazione di volo da parte della Repubblica Popolare Cinese. Tali azioni, volte a interferire nelle decisioni sovrane di altri Paesi, compromettono gravemente il regolare funzionamento dell’aviazione civile globale. Invitiamo la comunità internazionale a riconoscere la coercizione politica ed economica esercitata dalla Cina nei confronti di altri Stati, nonché la sua evidente e ingiustificata ingerenza nelle loro politiche interne. Questo comportamento non è rivolto esclusivamente contro Taiwan, ma rappresenta una minaccia per l’ordine democratico e il diritto internazionale.
Taiwan esprime profonda gratitudine a tutti i Paesi alleati che, in questo momento cruciale, hanno teso la mano e offerto un sostegno tempestivo. La Repubblica di Cina (Taiwan) è una nazione democratica e sovrana: nessuna delle due sponde dello Stretto di Taiwan è subordinata all’altra e rivendichiamo con fermezza il diritto di interagire liberamente e su base paritaria con la comunità internazionale.
Confido nella Vostra sensibilità rispetto alla gravità della situazione e Vi ringrazio sinceramente per l’attenzione che dedicherete a questa rilevante questione.
Colgo l'occasione per porgerVi i miei più cordiali saluti e augurarVi un proficuo lavoro.
di Riccardo Tsan-Nan Lin
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Soldati paramilitari indiani presidiano la città di Pahalgam nel distretto di Anantnag, il 23 aprile 2025, il giorno dopo l'attacco terroristico che ha provocato 26 morti (Ansa)
A distanza di dodici mesi, Islamabad tenta di riscrivere il proprio ruolo. Non più attore del conflitto, ma presunto mediatore di pace in un teatro completamente diverso. Il Pakistan si è proposto come perno nei tentativi di dialogo tra Iran, Stati Uniti e, indirettamente, Israele, ospitando colloqui, facilitando contatti e costruendo un’immagine di rilevanza diplomatica, pur avendo a lungo qualificato il terrorismo islamista contro Israele come «resistenza».
A prima vista, la trasformazione sembra quasi paradossale. Uno Stato segnato da instabilità interna e tensioni croniche nel proprio vicinato che ambisce a stabilizzare uno dei conflitti più esplosivi del Medio Oriente. Un Paese che ha favorito l’ascesa dei talebani, che ha dato rifugio a Osama bin Laden mentre collaborava formalmente con la guerra americana al terrorismo, ora pretende di presentarsi come attore di pace in un conflitto che Teheran stessa definisce una guerra religiosa. Il tutto mentre il capo dell’esercito, Asim Munir, insiste sulla dimensione islamica del potere pakistano, promuove l’immagine di una potenza nucleare islamica e lavora alla costruzione di un asse sunnita con Arabia Saudita, Turchia ed Egitto.
Guardando più da vicino, la contraddizione non è solo evidente. È insanabile. L’attacco di Pahalgam resta il punto di riferimento. Militanti legati a reti radicate nell’ecosistema di sicurezza pakistano hanno compiuto uno degli attacchi più gravi contro civili in India negli ultimi anni, provocando non solo indignazione ma una risposta strategica netta. L’Operazione Sindoor non è stata una semplice rappresaglia. Ha segnato un cambio dottrinale, indicando che il terrorismo transfrontaliero avrebbe comportato conseguenze militari dirette e calibrate.Quel momento ha alterato l’equilibrio regionale e ha mostrato i limiti della negazione plausibile. Che si tratti di sostegno diretto, tolleranza o incapacità di smantellare reti consolidate, il legame del Pakistan con attori militanti resta una costante della sua postura strategica.È in questo quadro che va letta l’attuale ambizione diplomatica. Il tentativo di mediazione nella crisi iraniana non è irrilevante. Islamabad ha ospitato incontri ad alto livello, facilitato comunicazioni tra avversari e cercato di sostenere un fragile processo di de-escalation. Il capo dell’esercito si è ritagliato un ruolo centrale, muovendosi tra Washington, Teheran e le capitali regionali. Ma i risultati contano più delle intenzioni.
I negoziati si sono arenati. Le divergenze di fondo restano intatte. Stati Uniti e Iran continuano a scontrarsi su dossier essenziali, dal nucleare alla sicurezza regionale. Le tregue, quando arrivano, sono precarie, condizionate, reversibili. Il Pakistan può convocare. Non può imporre. Non può convincere. La diplomazia non si fonda solo sull’accesso. Si fonda sulla credibilità. Un mediatore deve essere percepito come neutrale o quantomeno coerente. Il Pakistan non è né l’uno né l’altro. La sua politica estera procede su binari paralleli. In Medio Oriente invoca moderazione e dialogo, perché una guerra più ampia minaccerebbe direttamente la sua sicurezza e la sua economia. In Asia meridionale, invece, la persistenza del terrorismo transfrontaliero continua a funzionare come leva strategica. Questa ambivalenza non sfugge agli interlocutori. Per l’Iran è un vicino necessario ma ambiguo. Per gli Stati Uniti un partner utile ma inaffidabile. Per Israele un attore apertamente ostile. La stessa retorica di Islamabad rende difficile sostenere qualsiasi pretesa di neutralità.Il risultato è una mediazione che esiste nei fatti ma non nella sostanza. Accesso senza fiducia. L’anniversario di Pahalgam rende questa contraddizione ancora più evidente. Ricorda che il principale teatro di instabilità del Pakistan resta il suo immediato vicinato e che il divario tra ambizione globale e comportamento regionale continua ad allargarsi. La lezione è più ampia e riguarda la natura del sistema internazionale.
L’Operazione Sindoor ha segnalato una crescente disponibilità degli Stati a rispondere direttamente alle minacce asimmetriche. La crisi iraniana dimostra quanto i conflitti siano ormai interconnessi, con effetti che vanno dall’energia alla sicurezza marittima. In questo contesto, la mediazione diventa al tempo stesso più necessaria e più difficile. La credibilità non è compartimentabile. Uno Stato percepito come fattore di instabilità in un teatro non può rivendicare autorevolezza in un altro. Il costo reputazionale si accumula e si trasferisce. Il tentativo del Pakistan di proporsi come arbitro tra Iran, Stati Uniti e Israele non è solo un’iniziativa diplomatica. È una prova di maturità strategica. Finora, è una prova fallita. A un anno da Pahalgam, questa non è una valutazione polemica. È una constatazione strutturale.
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