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2021-07-27
Green pass, l’Aula corregge Macron
Emmanuel Macron (Ansa)
Le nuove regole del green pass «alla francese» sono una bacchettata del Parlamento sulle mani di Emmanuel Macron. Il legislatore d'Oltralpe Ha preferito ascoltare gli oppositori al lasciapassare, piuttosto che il presidente della Repubblica. Con il suo discorso alla nazione, del 12 luglio scorso, il capo dello Stato francese aveva espresso l'intenzione di punire i propri connazionali contrari alla vaccinazione obbligatoria del personale sanitario e all'estensione del green pass. Poi, però, migliaia di francesi sono scesi in piazza in varie città del Paese contro queste misure. Il capo dello Stato, il premier Jean Castex e vari membri dell'esecutivo hanno cercato di bollare queste proteste come iniziative volute da complottisti e No vax. Ma i vertici dello Stato ignoravano che il profilo dei manifestanti fosse trasversale. In effetti, nelle piazze francesi sono scesi vaccinati, laureati, operai, genitori, pensionati, giovani, gilet gialli, simpatizzanti di vari partiti e - solo marginalmente - dei negazionisti.
Tornando alla legge sul green pass adottata dal Parlamento francese nella tarda serata di domenica, questa ha confermato l'obbligo di vaccinazione per operatori sanitari, pompieri e badanti. Dal 15 settembre questi lavoratori potranno subire sanzioni, qualora non fossero in regola con gli obblighi. Le principali novità riguardano invece i giovani tra i 12 e i 17 anni, i dipendenti degli esercizi commerciali e il periodo in cui l'uso del pass sarà obbligatorio. Queste novità si riassumono in tre date. Il 30 agosto scatterà l'obbligo per i dipendenti di bar, ristoranti e più in generale degli esercizi pubblici (per i clienti inizierà il primo agosto, ndr). Il Parlamento ha cancellato il Paragrafo del progetto di legge che prevedeva anche il licenziamento per i lavoratori che si rifiutassero di presentare il giustificativo sanitario. Il 30 settembre, invece, l'obbligo della presentazione del passaporto vaccinale - o di un tampone negativo - sarà esteso agli adolescenti, nelle stesse condizioni previste per gli adulti tranne per accedere alle scuole. Infine, il 15 novembre sarà la data alla quale finiranno lo stato di emergenza sanitaria e anche l'uso del pass. I vertici francesi avrebbero voluto imporre la carta verde, per queste categorie, già dall'inizio del mese di agosto, ma anche prolungare lo stato di crisi fino al 31 dicembre 2021.
La nuova legge transalpina sul green pass ha introdotto anche delle regole poco chiare. È stato soppresso l'obbligo della presentazione del Qr code per i centri commerciali, ma è stato esteso ai ristoranti all'aperto. Esperti di diritto del lavoro hanno fatto notare che la soppressione del paragrafo sulle sanzioni ai dipendenti contrari all'obbligo vaccinale potrebbe essere interpretata dai giudici come un'autorizzazione ad applicare la giurisprudenza esistente su altri immunizzanti obbligatori. Intanto, il controllo dell'isolamento di dieci giorni per i positivi viene sottratto alle forze dell'ordine e affidato ai sanitari. Che non hanno i mezzi per effettuarlo.
Alla fine, si può dire che Mario Draghi si sia spinto ben oltre di quanto non sia riuscito a fare Macron. Eppure la Costituzione francese attribuisce molti più poteri a lui, rispetto a quelli di cui gode il presidente del Consiglio italiano. Certo, entrambi hanno usato toni belligeranti per condannare i propri concittadini, contrari a eccessive limitazioni delle libertà fondamentali. Ma, almeno per ora, il presidente francese sembra essere venuto a più miti consigli. La palla passa ora al Consiglio costituzionale francese, che si riunirà il 5 agosto.
Da Berlino a Londra: mezza Europa scettica sulle iniezioni agli under 18
L'Europa si divide anche sulle modalità di vaccinare gli adolescenti e procede, come d'abitudine, in ordine sparso. Nessun Paese obbliga i genitori a inoculare il vaccino nei minori tra i 12 e 17 anni, ma in 18 nazioni, tra cui l'Italia, è consigliata e incentivata la somministrazione a tappeto. Più prudenti Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Finlandia, oltre al Regno Unito, che hanno invece scelto di raccomandare il vaccino anti Covid-19 solo negli under 18 fragili, cioè con patologie che aumentano il rischio di Covid grave. Stanno ancora vagliando la via da prendere l'Irlanda e la Norvegia. Non hanno invece autorizzato la vaccinazione negli adolescenti il Portogallo, la Croazia, il Montenegro, l'Albania, Cipro e l'Ucraina.
Dalla scorsa settimana anche Moderna, dopo Pfizer, ha ottenuto l'autorizzazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) per la somministrazione del vaccino a mRna dai 12 anni. Pfizer però sta già studiando il prodotto nei bambini dai 6 mesi d'età. Lo studio sta valutando la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del vaccino, con un programma di due dosi (a distanza di circa 21 giorni) in tre gruppi: bambini dai 5 agli 11 anni, da 2 ai 5 anni e da 6 mesi a 2 anni. La vaccinazione nei più piccoli però è molto controversa perché nei minori il Covid è praticamente poco più di un raffreddore, se non ci sono già delle patologie pregresse. Intanto, sia Pfizer sia Moderna ampliano gli studi nella fascia 5-11 anni, «su pressione delle autorità federali» americane.
I sostenitori della vaccinazione a tappeto, pur ammettendo che il virus Sars-Cov-2 non causa «una patologia grave nella stragrande maggioranza degli infetti sotto i 18 anni», come spiega Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, può, «molto raramente», dare sindromi gravi (ma curabili). La questione per Locatelli (e supporter) è «pensare a prevenire la diffusione del contagio globalmente e favorire una ripresa della scuola». Sulla stessa linea italiana sono praticamente Lussemburgo, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche la Francia, da metà giugno, ha aperto la vaccinazione per gli adolescenti su base volontaria e accompagnati da almeno un genitore. La Spagna, come Estonia e Lituania, ha autorizzato il vaccino dai 12 anni, ma la somministrazione è rimandata a settembre, prima dell'inizio delle scuole. Dalla scorsa settimana in Grecia, i maggiori di 15 anni possono, con il consenso dei genitori, prenotare il vaccino. Il governo di Atene, per incentivare l'immunizzazione nei giovani, da giugno ha previsto un bonus di 150 euro agli under 25 che ricevono almeno una dose. In Svizzera, ai minorenni, non è richiesto il consenso dei genitori per prenotarsi.
Ha scelto una linea più prudente, non senza dissidi, la Germania che raccomanda la vaccinazione dai 12 ai 17 anni, solo per chi abbia particolari rischi di salute (obesità, immunodeficienza congenita o acquisita, insufficienza cardiaca grave, malattie polmonari croniche, tumori, diabete mellito) o sia a contatto con persone poco protette. In Gran Bretagna, dal 19 luglio scorso, il ministero della Salute ha stabilito che il vaccino anti Covid verrà offerto ai ragazzi che hanno più di 12 anni solo se sono estremamente vulnerabili o se vivono con una persona immunodepressa, per proteggere i familiari a rischio. Una scelta di buonsenso che tiene conto del fatto che i bambini si infettano e trasmettono meno il virus, come spiega un report sull'argomento dell'Istituto Mario Negri. Anche per questo, «al momento», si legge nelle conclusioni del documento, «vaccinare i bambini non rappresenta una priorità, a meno che non si diffonda una variante capace di causare gravi malattie anche in loro, per cui la vaccinazione diventerebbe una priorità».
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Il Parlamento conferma il rinvio dell'obbligo per gli adolescenti. Vietati i licenziamenti dei dipendenti non immunizzati. Stop allo stato di crisi a novembre anziché a fine anno.Iniezione agli under 18: sei Paesi la riservano ai pazienti fragili. In altri sette manca ancora il sì delle autorità.Lo speciale contiene due articoli.Le nuove regole del green pass «alla francese» sono una bacchettata del Parlamento sulle mani di Emmanuel Macron. Il legislatore d'Oltralpe Ha preferito ascoltare gli oppositori al lasciapassare, piuttosto che il presidente della Repubblica. Con il suo discorso alla nazione, del 12 luglio scorso, il capo dello Stato francese aveva espresso l'intenzione di punire i propri connazionali contrari alla vaccinazione obbligatoria del personale sanitario e all'estensione del green pass. Poi, però, migliaia di francesi sono scesi in piazza in varie città del Paese contro queste misure. Il capo dello Stato, il premier Jean Castex e vari membri dell'esecutivo hanno cercato di bollare queste proteste come iniziative volute da complottisti e No vax. Ma i vertici dello Stato ignoravano che il profilo dei manifestanti fosse trasversale. In effetti, nelle piazze francesi sono scesi vaccinati, laureati, operai, genitori, pensionati, giovani, gilet gialli, simpatizzanti di vari partiti e - solo marginalmente - dei negazionisti.Tornando alla legge sul green pass adottata dal Parlamento francese nella tarda serata di domenica, questa ha confermato l'obbligo di vaccinazione per operatori sanitari, pompieri e badanti. Dal 15 settembre questi lavoratori potranno subire sanzioni, qualora non fossero in regola con gli obblighi. Le principali novità riguardano invece i giovani tra i 12 e i 17 anni, i dipendenti degli esercizi commerciali e il periodo in cui l'uso del pass sarà obbligatorio. Queste novità si riassumono in tre date. Il 30 agosto scatterà l'obbligo per i dipendenti di bar, ristoranti e più in generale degli esercizi pubblici (per i clienti inizierà il primo agosto, ndr). Il Parlamento ha cancellato il Paragrafo del progetto di legge che prevedeva anche il licenziamento per i lavoratori che si rifiutassero di presentare il giustificativo sanitario. Il 30 settembre, invece, l'obbligo della presentazione del passaporto vaccinale - o di un tampone negativo - sarà esteso agli adolescenti, nelle stesse condizioni previste per gli adulti tranne per accedere alle scuole. Infine, il 15 novembre sarà la data alla quale finiranno lo stato di emergenza sanitaria e anche l'uso del pass. I vertici francesi avrebbero voluto imporre la carta verde, per queste categorie, già dall'inizio del mese di agosto, ma anche prolungare lo stato di crisi fino al 31 dicembre 2021. La nuova legge transalpina sul green pass ha introdotto anche delle regole poco chiare. È stato soppresso l'obbligo della presentazione del Qr code per i centri commerciali, ma è stato esteso ai ristoranti all'aperto. Esperti di diritto del lavoro hanno fatto notare che la soppressione del paragrafo sulle sanzioni ai dipendenti contrari all'obbligo vaccinale potrebbe essere interpretata dai giudici come un'autorizzazione ad applicare la giurisprudenza esistente su altri immunizzanti obbligatori. Intanto, il controllo dell'isolamento di dieci giorni per i positivi viene sottratto alle forze dell'ordine e affidato ai sanitari. Che non hanno i mezzi per effettuarlo.Alla fine, si può dire che Mario Draghi si sia spinto ben oltre di quanto non sia riuscito a fare Macron. Eppure la Costituzione francese attribuisce molti più poteri a lui, rispetto a quelli di cui gode il presidente del Consiglio italiano. Certo, entrambi hanno usato toni belligeranti per condannare i propri concittadini, contrari a eccessive limitazioni delle libertà fondamentali. Ma, almeno per ora, il presidente francese sembra essere venuto a più miti consigli. La palla passa ora al Consiglio costituzionale francese, che si riunirà il 5 agosto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/green-pass-laula-corregge-macron-2653986060.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-berlino-a-londra-mezza-europa-scettica-sulle-iniezioni-agli-under-18" data-post-id="2653986060" data-published-at="1627336470" data-use-pagination="False"> Da Berlino a Londra: mezza Europa scettica sulle iniezioni agli under 18 L'Europa si divide anche sulle modalità di vaccinare gli adolescenti e procede, come d'abitudine, in ordine sparso. Nessun Paese obbliga i genitori a inoculare il vaccino nei minori tra i 12 e 17 anni, ma in 18 nazioni, tra cui l'Italia, è consigliata e incentivata la somministrazione a tappeto. Più prudenti Germania, Belgio, Olanda, Svezia e Finlandia, oltre al Regno Unito, che hanno invece scelto di raccomandare il vaccino anti Covid-19 solo negli under 18 fragili, cioè con patologie che aumentano il rischio di Covid grave. Stanno ancora vagliando la via da prendere l'Irlanda e la Norvegia. Non hanno invece autorizzato la vaccinazione negli adolescenti il Portogallo, la Croazia, il Montenegro, l'Albania, Cipro e l'Ucraina. Dalla scorsa settimana anche Moderna, dopo Pfizer, ha ottenuto l'autorizzazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) per la somministrazione del vaccino a mRna dai 12 anni. Pfizer però sta già studiando il prodotto nei bambini dai 6 mesi d'età. Lo studio sta valutando la sicurezza, la tollerabilità e l'immunogenicità del vaccino, con un programma di due dosi (a distanza di circa 21 giorni) in tre gruppi: bambini dai 5 agli 11 anni, da 2 ai 5 anni e da 6 mesi a 2 anni. La vaccinazione nei più piccoli però è molto controversa perché nei minori il Covid è praticamente poco più di un raffreddore, se non ci sono già delle patologie pregresse. Intanto, sia Pfizer sia Moderna ampliano gli studi nella fascia 5-11 anni, «su pressione delle autorità federali» americane. I sostenitori della vaccinazione a tappeto, pur ammettendo che il virus Sars-Cov-2 non causa «una patologia grave nella stragrande maggioranza degli infetti sotto i 18 anni», come spiega Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, può, «molto raramente», dare sindromi gravi (ma curabili). La questione per Locatelli (e supporter) è «pensare a prevenire la diffusione del contagio globalmente e favorire una ripresa della scuola». Sulla stessa linea italiana sono praticamente Lussemburgo, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Anche la Francia, da metà giugno, ha aperto la vaccinazione per gli adolescenti su base volontaria e accompagnati da almeno un genitore. La Spagna, come Estonia e Lituania, ha autorizzato il vaccino dai 12 anni, ma la somministrazione è rimandata a settembre, prima dell'inizio delle scuole. Dalla scorsa settimana in Grecia, i maggiori di 15 anni possono, con il consenso dei genitori, prenotare il vaccino. Il governo di Atene, per incentivare l'immunizzazione nei giovani, da giugno ha previsto un bonus di 150 euro agli under 25 che ricevono almeno una dose. In Svizzera, ai minorenni, non è richiesto il consenso dei genitori per prenotarsi. Ha scelto una linea più prudente, non senza dissidi, la Germania che raccomanda la vaccinazione dai 12 ai 17 anni, solo per chi abbia particolari rischi di salute (obesità, immunodeficienza congenita o acquisita, insufficienza cardiaca grave, malattie polmonari croniche, tumori, diabete mellito) o sia a contatto con persone poco protette. In Gran Bretagna, dal 19 luglio scorso, il ministero della Salute ha stabilito che il vaccino anti Covid verrà offerto ai ragazzi che hanno più di 12 anni solo se sono estremamente vulnerabili o se vivono con una persona immunodepressa, per proteggere i familiari a rischio. Una scelta di buonsenso che tiene conto del fatto che i bambini si infettano e trasmettono meno il virus, come spiega un report sull'argomento dell'Istituto Mario Negri. Anche per questo, «al momento», si legge nelle conclusioni del documento, «vaccinare i bambini non rappresenta una priorità, a meno che non si diffonda una variante capace di causare gravi malattie anche in loro, per cui la vaccinazione diventerebbe una priorità».
«Roma e Milano», ha evidenziato il presidente del Consiglio, «sono tra le città europee dove è più difficile acquistare casa: 16 a Roma, 13 a Milano sono i metri quadri di abitazione che un giovane può permettersi se destina un terzo del suo stipendio al pagamento di un prestito a 30 anni a tasso fisso. E quindi capiamo che un problema c’è. Non riguarda esclusivamente le città, perché il problema esiste ovunque».
E visto che c’è un problema che riguarda giovani, famiglie e anziani, il governo è intervenuto con un provvedimento «corposo» che poggia su tre pilastri. Il primo riguarda l’edilizia residenziale popolare e prevede di impiegare inizialmente non meno di 1,7 miliardi per ristrutturare alloggi pubblici che in questo momento non sono «agibili» e quindi restano fuori dalla graduatorie. Quanti? «L’obiettivo», ha sottolineato il vicepremier Matteo Salvini, «è recuperare entro un anno dall’approvazione del decreto 60.000 appartamenti ad oggi non assegnati perché fuori norma, perché occupati abusivamente, perché non hanno gli infissi ecc. in tutte le regioni italiane, con un costo medio per appartamento fra i 15 e i 20.000 euro».
Ma non ci sono solo i soldi. Perché a breve verrà nominato un commissario che avrà il compito di «facilitare» tutte le procedure. Il secondo pilastro invece prevede la nascita di uno strumento finanziario in capo a Invimit nel quale confluiranno le risorse finanziarie sia nazionali che europee destinate all’housing sociale e all’emergenza abitativa e che saranno ripartite tra i vari livelli di governo. Poi c’è la terza gamba, quella che fa perno sui privati, affiancati dalla mano pubblica che vede come protagonista Cassa Depositi e Prestiti, Confindustria e la rete del Real Estate guidata dal manager Mario Abbadessa.
Risorse che dovrebbero aggiungersi ai 10 miliardi di cui parla la Meloni. Secondo quanto risulta alla Verità sarà costituito un fondo immobiliare chiuso che oltre a Cdp (che investirà più di 400 milioni per avere un ruolo soprattutto di supervisione) coinvolgerà anche Mubadala (il fondo sovrano di Abu Dhabi che metterà sul piatto 1 miliardo per poi accrescere la sua partecipazione) e quasi sicuramente anche il fondo sovrano del Kuwait (Kia). E sempre dal Golfo Persico potrebbero arrivare altre sorprese. Anche per la creazione della terza gamba del piano casa il ruolo e i rapporti internazionali della Meloni (pensiamo al bilaterale di dicembre con l’Emiro del Kuwait Misha’al Al-Ahmad Al-Sabah e all’incontro di gennaio con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan) sono stati fondamentali.
I fondi sovrani puntano a un ritorno certo, ma va ricordato che nel piano di Cdp e Abbadessa avranno un ruolo importante le più grandi casse di previdenza del Paese, soggetti che per loro natura hanno una visione poco speculativa (Enpam, Cassa Forense, Inarcassa, Cnpadc ed Enasarco).
Si parla di una potenza di fuco (a leva) di circa 20 miliardi.
Anche per il terzo pilastro è prevista la nomina di un commissario alla semplificazione, ma come ha spiegato la Meloni, «lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, e procedure veloci, ma in cambio il privato dovrà garantire su 100 alloggi che costruisce che 70 siano di edilizia convenzionata. Un prezzo di affitto scontato di almeno il 33% rispetto al costo di mercato, ma speriamo che si possa fare anche meglio».
Sono essenziali per la riuscita del piano anche altre operazioni. Lo stesso presidente del Consiglio ha sottolineato come per la parte di edilizia a prezzi calmierati sia previsto il dimezzamento di tutti gli oneri dei notai: «Significa», ha spiegato, «dimezzare il costo dell’atto di compravendita, del mutuo, della locazione». Così come sarà centrale l’approvazione del disegno di legge con la dichiarazione d’urgenza sul tema degli sgomberi. Un pacchetto di misure per rendere più efficace e veloce la liberazione degli immobili occupati abusivamente intervenendo sulle procedure di notifica di esecuzione dello sfratto, sui tempi per le esecuzioni e sulla procedura accelerata e di urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e quindi il rilascio dell’immobile.
Occhio infine al meccanismo del rent to buy. «C’è per l’edilizia sociale la formula innovativa del rent to buy. Cioè», ha insistito Salvini, «non si paga più a vuoto l’affitto di una lunga locazione perché dopo un tot di anni puoi andare a riscattare quell’immobile. Quindi non è più un affitto ma è un anticipo diluito nel tempo dell’acquisto». A cui si aggiunge anche un «aiuto per i prossimi tre anni dedicato esclusivamente ai genitori separati di 400-500 euro al mese». Mostrano apprezzamento le parti sociali. «Come Confindustria Assoimmobiliare», commenta per esempio il presidente Davide Albertini Petroni, «apprezziamo il forte impegno che Meloni, Salvini e Foti hanno dedicato all’emergenza abitativa, oggi tra le principali urgenze sociali del Paese».
Tutto bellissimo nella pratica, ora arriva il difficile: mettere il piano casa a terra.
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Silvia Salis (Getty Images)
«A Rimini», racconta Massimo Cortesi, responsabile della comunicazione dell’Associazione nazionale Alpini e direttore del mensile nazionale L’Alpino, «siamo stati preceduti da alcuni manifesti che dicevano: “Alpino molesto se mi tocchi ti calpesto”. È in quell’occasione che, per la prima volta, siamo stati travolti da accuse di questo tipo. Tutti hanno raccontato quello che alcuni di noi avrebbero fatto quella volta, ma nessuno, o quasi, ha detto che poi abbiamo creato un sito contro le molestie e prodotto un manuale di consapevolezza. Rigettiamo ogni tipo di comportamento scorretto nei confronti delle donne. Questo genere di cose non ha nulla a che fare con noi».
Stesso copione anche a Genova, dove si terrà la prossima adunata. Non una di meno ha subito pubblicato dei post contro le penne nere, paragonandoli a dei molestatori che coltivano la cultura machista. «Si tratta di un movimento che esiste solo online, senza segreteria e senza un vero e proprio consiglio», prosegue Cortesi. «Ci aveva già preso di mira durante l’adunata del 2018 a Trento». Polemica chiusa, quindi. Anche se il responsabile comunicazione dell’Ana ci tiene ad aggiungere: «Avere come bersaglio la nostra associazione è l’ideale perché abbiamo un’immagine molto positiva. Sparare sugli alpini provoca sempre molto rumore». Cortesi precisa poi una cosa: «Capisco che i genovesi siano a disagio per il fatto che siano state chiuse le scuole e i parchi, ma è una decisione che ha preso il Comune, senza che noi facessimo alcuna richiesta in questo senso. Lo ripeto: capisco che le famiglie potranno risentire della nostra presenza perché hanno i bambini a casa per due giorni. Lo comprendo. Ma non è né una decisione né una richiesta fatta dagli alpini». Anzi... Con un certo orgoglio, Cortesi ricorda un fatto: «Nel 2019, durante l’adunata di Milano, il sindaco Beppe Sala ci chiese quando saremmo tornati visto che avevamo lasciato i parchi in cui eravamo stati meglio di come li avevamo trovati».
A Genova però non è così. A dominare, almeno per il momento, sono le polemiche. Del resto la richiesta di ospitare l’adunata dell’Associazione nazionale Alpini era stata fatta tanto tempo fa, quando il sindaco era un altro, Marco Bucci, certamente più vicino al sentire degli Alpini rispetto a Silvia Salis. «Ai cittadini che protestano per i disagi», precisa Cortesi, «bisogna ricordare che l’adunata a Genova è stata chiesta certamente dalla nostra sezione locale, ma anche dal Comune e dalla Regione. E che portiamo sempre un introito significativo nelle casse delle città in cui passiamo. Mi sorprende che», prosegue poi il responsabile della comunicazione dell’Ana, «il Comune abbia celebrato il 25 aprile e poi abbia voltato le spalle agli Alpini, a cui sono state concesse 62 medaglie al valor militare durante la Resistenza. Non è una critica, ma bisogna dire che il confronto politico è scaduto. Gli interessi di una parte, in questo caso, sono prevalsi sull’oggettività».
Anche perché su queste adunate c’è un grande errore di fondo. Spesso si pensa che abbiano a che fare con il mondo militare o, peggio ancora, con la guerra. Ma non è così. L’Associazione nazionale alpini ha come obiettivo, grazie ai suoi volontari, quello di assistere chi si trova in difficoltà. Certo, l’Ana è una associazione di volontari che hanno in comune l’aver prestato servizio di leva nei reparti alpini, ma che poi hanno continuato tutta la vita in professioni diverse, in ogni campo. Che più che alla guerra pensano alla pace. Del resto, i motti delle ultime adunate sono stati «Il sogno di pace degli alpini» e «Alpini portatori di pace». Quest’anno invece il motto dell’adunata sarà «Un faro per il futuro d’Italia». Anche in questo caso i conflitti non c’entrano: «Vogliamo puntare su solidarietà, condivisione e disponibilità nei confronti degli altri. Come associazione nazionale alpini facciamo memoria degli uomini travolti dalle guerre, quindi delle vittime. Uno dei nostri motti è: “Noi onoriamo i morti aiutando i vivi”. Realizziamo opere a favore di tutti. Dove c’è un’emergenza arriviamo. Abbiamo fatto strutture in tutto il mondo per aiutare le persone», spiega Cortesi.
C’è poi un’altra questione, quella delle polemiche relative alla richiesta dell’Ana di Udine di evitare che la sfilata degli alpini fosse in concomitanza con il gay pride: «La sezione lo ha chiesto perché sono due manifestazioni talmente diverse che sarebbe meglio farle in giorni diversi. Udine non è una città assediata dagli eventi e quindi ci sono date e spazi per tutti».
Sia come sia, un fatto è certo: gli alpini piacciono a gran parte degli italiani. Sia perché ne riconoscono il valore nelle emergenze, sia perché guardando a quelle penne nere si ricordano dei giovani costretti a stare per anni in montagna, senza nulla con sé. Con solo qualche canto malinconico che racconta di ragazze perdute e di una guerra che non volevano fare. O della campagna di Russia, da cui i più non ritornarono, per parafrasare il titolo di un bel libro di Eugenio Corti. O di capitani che chiedevano che il loro corpo venisse spartito. Un po’ alla patria e al battaglione, un po’ alla mamma e al primo amore. E, infine, alle montagne «Ché lo fioriscano di rose e fior».
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Friedrich Merz e Donald Trump (Ansa)
Non solo. Il presidente americano sarebbe anche pronto a ricorrere a una pressione di natura militare. Secondo Axios, Centcom avrebbe infatti preparato dei piani per possibili attacchi «brevi e incisivi» contro obiettivi del regime: attacchi che l’inquilino della Casa Bianca potrebbe decidere di ordinare per indebolire la posizione negoziale di Teheran. In particolare, tra le opzioni sul tavolo, ci sarebbe anche la conquista di alcune parti dello Stretto di Hormuz, nonché l’invio di soldati sul terreno per sequestrare le scorte di uranio arricchito iraniano.
In questo quadro, secondo il Wall Street Journal, il Dipartimento di Stato americano starebbe cercando di creare una nuova coalizione internazionale per rendere navigabile lo Stretto: non è del resto un mistero che lo stallo nei negoziati ruoti attorno al destino di Hormuz e all’uranio arricchito di Teheran. Proprio su quest’ultimo punto è infatti intervenuta, in una dichiarazione scritta, la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. «Novanta milioni di iraniani orgogliosi e onorevoli, dentro e fuori dal Paese, considerano tutte le capacità dell’Iran, siano esse identitarie, spirituali, umane, scientifiche, industriali e tecnologiche - dalle nanotecnologie e biotecnologie alle capacità nucleari e missilistiche - come beni nazionali e le proteggeranno così come proteggono le acque, la terra e lo spazio aereo del Paese», si legge nel comunicato dell’ayatollah.
Parole, quelle di Khamenei, che rischiano di allontanare ancora di più la possibilità di un accordo. Ricordiamo che, secondo la Cnn, i negoziatori iraniani starebbero lavorando a una proposta di pace «rivista», dopo che Trump aveva escluso di raggiungere intese, senza affrontare fin da subito la spinosa questione nucleare. Non è del resto un mistero che il regime khomeinista sia internamente spaccato tra un’ala aperta alla diplomazia e un’altra che, legata ai pasdaran, preme per la linea dura nei confronti degli Usa. Una debolezza, quella iraniana, che si ripercuote paradossalmente sulla Casa Bianca. Le spaccature in seno ai vertici di Teheran stanno infatti allungando i tempi, mentre Trump ha necessità di chiudere il conflitto e di vedere Hormuz riaperto per abbassare il prezzo dell’energia e rafforzare così il Partito repubblicano in vista delle Midterm novembrine.
Inoltre, secondo la Cnn, al costo del conflitto in corso (che, secondo il Pentagono, si aggirerebbe finora attorno ai 25 miliardi di dollari) andrebbero aggiunti gli esborsi che saranno necessari per riparare le basi americane colpite in Medio Oriente. In tal senso, la testata ha riferito che la stima reale delle spese complessive si aggirerebbe attualmente attorno ai 45 miliardi di dollari. Il fattore tempo è quindi cruciale. Trump scommette sul fatto che, a suon di pressione economica e militare, l’Iran ceda rapidamente, per poi accettare di sedersi al tavolo negoziale con meno pretese. Tuttavia, il successo di questa scommessa dipende dall’eventualità che l’ala dialogante del regime riesca ad avere il sopravvento su quella delle Guardie della rivoluzione: uno scenario, questo, che, al momento, è tutt’altro che certo.
Nel frattempo, il presidente americano si sta mostrando sempre più innervosito da Friedrich Merz, che ha recentemente criticato la gestione della crisi iraniana da parte di Washington. «Il cancelliere tedesco dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina (dove si è dimostrato totalmente inefficace!) e a risanare il suo Paese in rovina, soprattutto in materia di immigrazione ed energia, e meno tempo a interferire con coloro che si stanno adoperando per eliminare la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il mondo, Germania compresa, un luogo più sicuro», ha affermato ieri Trump, aprendo inoltre alla possibilità di ridurre le truppe statunitensi di stanza in territorio tedesco. Merz, dal canto suo, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, sostenendo che «la partnership transatlantica ci sta particolarmente a cuore». Il cancelliere ha inoltre affermato che Berlino starebbe contribuendo agli sforzi per riaprire Hormuz.
In tutto questo, ha parlato della crisi iraniana anche il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. «Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in coordinamento con il primo ministro Benjamin Netanyahu, sta guidando gli sforzi per raggiungere gli obiettivi della campagna», ha affermato, per poi aggiungere: «Sosteniamo questo sforzo e stiamo fornendo il supporto necessario, ma è possibile che presto dovremo intervenire nuovamente per garantire il raggiungimento di questi obiettivi». In particolare, secondo Channel 12, lo Stato ebraico si starebbe preparando a riprendere le ostilità, ritenendo che il processo diplomatico tra Washington e Teheran possa naufragare all’inizio della prossima settimana. Non è del resto un mistero che Israele abbia sempre guardato con una certa freddezza al cessate il fuoco tra Usa e Iran. Dall’altra parte, è JD Vance la figura che, in seno all’amministrazione americana, resta maggiormente propensa a una soluzione diplomatica.
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