
Pavese, classe 1971, «leghista fin dal primo vagito», come ama definirsi, raccoglie l'eredità lasciata da Maurizio Martina, oggi segretario reggente del Partito democratico. Un testimone pesantissimo, soprattutto per via delle norme imposte dall'Unione europea, che quasi mai incontrano il favore degli addetti ai lavori. Non è un caso che proprio a questo settore sia dedicato un intero capitolo del contratto di governo Lega-5 Stelle. Nel documento si legge che «gli agricoltori si muovono in un sistema governato da politiche di settore ormai quasi di competenza esclusiva della Politica agricola comune». La promessa è che l'esecutivo gialloverde «non sarà più remissivo e rinunciatario in Europa». Fra le misure ritenute più urgenti ci sono quelle a sostegno all'agricoltura, quelle di sviluppo rurale e quelle che mirano a valorizzare il made in Italy. In primo piano ci sono anche la tutela del paesaggio, la difesa degli assetti idrogeologici e la sicurezza alimentare. Temi fondamentali in un Paese che proprio con l'agricoltura genera 48 miliardi di euro l'anno, occupando circa il 12% dei lavoratori italiani. La Verità ha riassunto in cinque punti alcune questioni che, con ogni probabilità, il ministro Centinaio dovrà affrontare da adesso ai prossimi mesi.
Made in italy
Uno dei punti fondamentali nel capitolo del contratto di governo dedicato all'agricoltura, riguarda la tutela e valorizzazione dei prodotti italiani. L'esecutivo pone l'accento sulla necessità di «adottare un sistema di etichettatura corretto e trasparente, che garantisca una migliore tutela dei consumatori». Ma anche delle migliaia di imprese che operano nel settore. L'obiettivo è, insomma, fare in modo che gli italiani sappiano esattamente cosa stanno mangiando o bevendo. Su questo Centinaio non ha dubbi: «Sarò ministro dell'agri-turismo, eccellenze del made in Italy, valorizzarle sarà uno dei punti principali del mio lavoro». Che si concentrerà su prodotti quali ortofrutta (seconda voce dell'export tricolore), olive, riso e vino. Senza dimenticare tutto il comparto legato alla pesca. Gli addetti ai lavori chiedono da tempo interventi urgenti e decisivi, anche perché la concorrenza sleale estera è una realtà difficile da gestire. Per capirlo basta pensare al caso del miele: attualmente circa il 40% di quello consumato in Italia ed Europa proviene da Paesi extra Ue. La metà di questa quota, secondo Unaapi, arriva dalla Cina. Un vasetto su 4 risulta di dubbia provenienza geografica. Ma ci sono altri esempi eclatanti: dal «sugo bolognese» prodotto in Estonia al «salume Parma» lavorato in Messico.
sofisticazioni
Altro nodo da sciogliere è quello delle frodi alimentari, che sempre più spesso creano problemi ai produttori italiani. Emblematico, ancora una volta, è il caso del miele. L'Italia vanta il record di 51 varietà prodotte, con un valore stimato fra 150 e 170 milioni di euro, più 2 miliardi di euro derivanti dall'attività di impollinazione delle api alle colture agricole. Eppure in questo settore le frodi sono frequenti. Nel nostro Paese arrivano ogni anno quintali di miele tagliato con zuccheri o creato con altri artifici, che nulla hanno a che fare con il lavoro delle api, come spiega Coldiretti. Una vera e propria emergenza per i circa 45.000 apicoltori che operano nel nostro Paese. Ma le frodi si riscontrano in moltissimi altri settori, dal vino all'olio extravergine di oliva. Lo scorso anno il governo Gentiloni ha approvato la riforma dei reati alimentari, dalla quale il nuovo ministro potrà partire per rendere più efficaci le misure di tutela.
lavoro
Altro punto all'ordine del giorno riguarda il lavoro. Un problema che si lega a due fenomeni ai quali il nuovo governo dovrà prestare la massima attenzione: da una parte l'occupazione in nero, che coinvolge moltissimi operatori dell'agroalimentare, dall'altra il caporalato e lo sfruttamento della manodopera immigrata. Centinaio punta il dito contro alcune misure adottate da Paolo Gentiloni, a partire dalla cancellazione dei voucher anche nel settore agricolo. «Questa decisione ha creato non pochi disagi ai tanti settori per i quali questo mezzo di pagamento rappresentava uno strumento indispensabile», spiega, «occorre pertanto porre in essere una riforma complessiva della normativa vigente volta a introdurre un apposito strumento, chiaro e semplice, che non si presti ad abusi, attivabile per via telematica attraverso un'apposita piattaforma digitale, per la gestione dei rapporti di lavoro accessorio». Una soluzione chiesta a gran voce anche dagli addetti al settore che attualmente hanno difficoltà a inquadrare il lavoro occasionale.
politica ue
E poi, naturalmente, c'è la criticatissima, da moltissimi operatori, Politica agricola comune (Pac) dell'Unione europea, soggetta proprio in queste settimane a una profonda revisione. Il neo ministro ha già fatto sapere che l'Italia sarà in prima linea per far valere i propri interessi. Nel frattempo, però, da Bruxelles sta per arrivare la scure dei tagli. Fra il 2021 e il 2027 i fondi europei destinati all'agricoltura previsti dalla Pac dovrebbero diminuire di una cifra compresa fra 1,8 e 2,7 miliardi di euro. Una questione già arrivata sul tavolo dell'esecutivo gialloverde, al lavoro per studiare la strategia giusta. «Stiamo ragionando con quali altri Paesi fare lobby», dice Centinaio, «ma dovrebbero essere Spagna e Francia, quest'ultima penalizzata più di noi». Altro tema caldo riguarda il settore ittico. «Occorre intervenire per dare un concreto aiuto e un sostegno alla piccola pesca», si legge nel contratto di governo. Ovvero riconsiderare in sede europea i vincoli e le direttive impartite al settore (come quelle che impongono i fermi pesca non basati su criteri oggettivi, ma su valutazione di carattere burocratico) per meglio salvaguardare il made in Italy».
ulivi
Infine c'è la questione mai risolta della Xylella, che da anni mette in ginocchio i produttori di olio in Puglia, uccidendo migliaia di alberi. Lo scorso aprile il decreto Martina ha scatenato l'ira degli agricoltori. Il documento prevede l'obbligo di utilizzare pesticidi in tutta la Puglia meridionale, per combattere il famigerato Philaenus spumarius, l'insetto ritenuto il vettore principale del batterio Xylella fastidiosa. L'approccio del neo ministro sul problema è invece diverso. Sua intenzione è chiedere il supporto di scienziati del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, per capire «quale sia la cura migliore da applicare». Centinaio su questo è lapidario: «Voglio capire cosa dice la scienza e non sentire improvvisati botanici».





