Inseguendo Coppi lungo il Monferrato. Tra cantine e dolci che sono una favola

Tutto cominciò con una fetta di salame. Perché proprio a 14 anni un giovanissimo garzone di nome Fausto trovò lavoro come addetto alle consegne in una salumeria di Novi Ligure. Fu così che cominciò a pedalare. Sempre in bicicletta, mattina e sera. E poi il ritorno a casa e quella interminabile salita da Villalvernia a Castellania.
Cosa altro dire se non che quel giovane, Fausto di nome, faceva Coppi di cognome? Oggi il museo dei Campionissimi di Novi, all’interno di un insediamento industriale dismesso, celebra i suoi trionfi e quelli di tanti che resero lo sport italiano celebre nel mondo. Erano gli anni del ciclismo eroico, i primi decenni del Novecento, quando i campionissimi, Coppi, Costante Girardengo, Gino Bartali, Felice Gimondi, Francesco Moser si sfidavano a colpi di pedale, quando le e-bike non esistevano e il cicloturismo non era ancora di moda.
In Monferrato oggi sono in tanti a pedalare, non più per necessità o sfida, ma solo per diletto. Un modo per godere in ogni stagione di panorami straordinari. Non è per caso che i Paesaggi vitivinicoli del Piemonte - che comprendono Langhe, Roero e Monferrato - siano Patrimonio Unesco dal 2014.
Novi Ligure, quieta cittadina nella valle dello Scrivia, a ridosso dell’Appenino, vanta palazzi dipinti, la Collegiata di Santa Maria Assunta e il Teatro Marenco. Nonostante sia in Provincia di Alessandria mantiene il suffisso «Ligure» che indica l’antica appartenenza a Genova, durata quasi tre secoli, dal 1447 al 1815, grazie a un regio decreto del 1863.
Un territorio rinomato per le eccellenze enogastronomiche: deliziosa la farinata cotta nel forno a legna del ristorante Il Banco. Come il cioccolato di Bodrato, già bottega artigianale, oggi moderno laboratorio di delizie. Boeri, cremini, gianduiotti, ma anche tavolette alle spezie, praline al tèmatcha, cremini al sale per palati esigenti. Le fantasiose ricette utilizzano materie prime piemontesi come la ciliegia Bella di Garbagna, presidio Slow food, e le nocciole Igp Piemonte.
Un’altra degustazione è alla pasticceria del Vicolo, Da Bianca, dove assaggiare i canestrelli al Gavi, biscotti secchi rustici senza uova conditi al Cortese.
Il Gavi in Monferrato è re indiscusso: anche i tipici ravioli locali - un’autentica prelibatezza - vengono intinti nel vino purpureo. La cooking class del raviolo di Gavi - ricetta antichissima, gelosamente custodita dall’Ordine Obertengo dei Cavalieri del raviolo e del Gavi - nel laboratorio del ristorante Cantine del Gavi, ovviamente a Gavi, è un’esperienza. Il locale, gestito da due affabili sorelle, Roberta ed Elisa Rocchi, è nelle stanze di un antico palazzo ed è composto da una sala con volte a botte, una cappella privata, un giardino all’italiana con roseto e piante aromatiche.
Altra visita d’obbligo è alla Cantina dei Produttori del Gavi che rappresenta la principale realtà vitivinicola del territorio. Il Cortese di Gavi docg è, tra l’altro, uno dei vini bianchi italiani più esportati nel mondo: ben l’85% della produzione. Dal 1951 la cooperativa cura la coltivazione e la produzione del più̀ grande vigneto della denominazione Gavi docg: 80 soci, 300.000 bottiglie, 200 ettari distribuiti tra gli 11 Comuni che costituiscono le Terre del Gavi.
Nel cuore di quelle colline s’incontra anche La Raia, azienda agricola biodinamica: 180 ettari, dei quali 50 coltivati a vigneto, 60 a seminativo e i restanti occupati da pascoli, boschi di castagno, acacia e sambuco in un microclima unico che favorisce la maturazione dell’uva. Vera oasi di biodiversità anche per api ed insetti impollinatori. L’azienda, infatti, produce pure mieli biologici: un aromatico millefiori e un monofloreale di acacia. Ma la sorpresa è quella di un itinerario artistico legato al paesaggio.
Architetti, artisti, agronomi, fotografi sono stati invitati a vivere e sperimentare i vigneti, i campi e i boschi della tenuta. E ad offrire, attraverso opere d’arte e installazioni permanenti, un percorso che dialoga con la natura circostante. Oggi a La Raia, che gestisce anche un raffinato ristorante e una locanda di design, si producono tre tipi di Gavi docg: Gavi, Gavi riserva vigna Madonnina e Gavi pisé che ha una permanenza di 20 mesi sui lieviti e fa un passaggio in botte. E due tipi di Piemonte doc Barbera – Barbera e Barbera largé, affinata in barrique di rovere per 18 mesi prima di invecchiare. «Perché quando si stappa una bottiglia, è casa».






