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2026-05-13
Marina fa piangere il Pd
Marina Berlusconi (Getty Images)
Ultima suggestione, un imminente incontro tra Marina Berlusconi ed Elly Schlein. Per la Primogenita, la misura è colma: «Dopo settimane di retroscena del tutto campati in aria», scrive Marina, «in cui sono stata dipinta come artefice di fantomatiche trattative sotterranee tra Forza Italia e il centro-sinistra, l’articolo sulla Stampa di oggi (ieri, ndr) ha avuto l’effetto della classica goccia che fa traboccare il vaso. Voglio dirlo con estrema chiarezza: non esiste alcun mio contatto con esponenti del Partito democratico, e non ho in agenda incontri o interlocuzioni di questo genere. Non sono né artefice, né ispiratrice di manovre volte a ridefinire alleanze e schieramenti, o addirittura a influenzare l’elezione del futuro presidente della Repubblica. Queste sono dinamiche che competono esclusivamente alla politica e ai partiti».
La raffinatezza del centro-sinistra col trattino, leggendaria provocazione politica di Francesco Cossiga che così intendeva tenere comunque distanti il centro moderato alleato con la sinistra, è da incorniciare: «Da cittadina, oltre che da assidua lettrice di giornali», aggiunge Marina Berlusconi, «mi sento di esprimere un auspicio, anche se sono consapevole che è destinato a cadere nel nulla: in una fase così delicata per il Paese, sarebbe meglio vedere più rispetto e più attenzione per i fatti e per la realtà. E non l’ennesima rincorsa a retroscena del tutto fantasiosi, messi in giro ad arte da chi ha un unico obiettivo: indebolire Forza Italia e tutto il centrodestra. Quanto a Forza Italia, credo sia del tutto naturale che io guardi con attenzione e affetto alla creatura politica di mio padre, alla quale ha dedicato trent’anni della sua vita. Ma è un rapporto che si esprime nel pieno rispetto dei ruoli e dell’autonomia della classe dirigente del partito. Aggiungo che provo lo stesso legame ideale con l’intero centrodestra, perché lo considero parte altrettanto integrante, e imprescindibile, dell’eredità politica di Silvio Berlusconi».
In sintesi: nessuno, nel centro-sinistra e dintorni, si sogni di poter contare sull’«aiutino» di Marina per organizzare un ribaltone in quest’ultimo scorcio di legislatura. Per quel che riguarda la prossima, si vedrà: che Forza Italia, così come la Lega, nutra seri dubbi sulla legge elettorale voluta da Giorgia Meloni non è un mistero per nessuno, ma in questo caso non c’entra nulla Marina Berlusconi: sono gli stessi forzisti a temere che tra indicazione del premier prima del voto e conseguente trascinamento per Fdi, il nuovo sistema possa penalizzare entrambi gli alleati. Così come, non manca chi, sempre nel corpaccione berlusconiano, fa un semplice ragionamento: con questa legge elettorale andiamo al governo sia se vinciamo che se pareggiamo, con la nuova no (la Lega e Fdi non entrerebbero mai in un eventuale esecutivo di larghe intese). C’è però pure, tra i big del partito, chi fa notare alla Verità che con la nuova legge Roberto Vannacci potrebbe essere imbarcato in coalizione molto più facilmente: simbolo sulla scheda e via, senza dover garantire collegi blindati ai «futuristi» che dovrebbero essere poi votati da tutta la coalizione. Infine: Marina Berlusconi sa perfettamente che il suo nome viene speso anche per legittimare piccole beghe locali e ribellioni interne, soprattutto al Sud. Non mancano episodi di vera e propria commedia dell’arte, con esponenti locali che utilizzano il vecchio trucco del finto messaggio whatsapp. Si memorizza sul cellulare il nome di un parente o un amico come «Marina Berlusconi», il complice mette la foto della Primogenita nel profilo whatsapp, ed ecco pronti messaggi «di Marina» da mostrare a tavola a militanti estasiati. E che dire di Francesca Pascale? L’ex fidanzata del Cav è assediata da richieste di interlocuzione con «Marina» per le più micragnose e assurde richieste, e agli amici ha confidato di non poterne più.
Detto ciò, c’è però da dire che Marina Berlusconi difficilmente potrebbe smentire di aver caldeggiato il presunto «rinnovamento» di Forza Italia, concretizzatosi fino ad ora con il cambio in corsa dei capigruppo alla Camera e al Senato (da Paolo Barelli a Enrico Costa e da Maurizio Gasparri a Stefania Craxi). Così come, su temi come il fine vita e i diritti civili, è noto che la Primogenita esercita la sua «moral suasion» per una svolta liberal rispetto alle posizioni degli alleati.
Tornando al retroscena smentito, non possiamo risparmiarci una malignità: nei palazzi romani e pure fuori, da mesi e mesi si rincorre la voce secondo la quale Giorgia Meloni avrebbe prospettato ad Antonio Tajani l’ipotesi di una ascesa al Quirinale dell’attuale ministro degli Esteri. Ipotesi che si potrebbe verificare, molto ma molto in astratto, solo se il centrodestra potesse contare, nel prossimo Parlamento, su una solidissima maggioranza, a prova di franchi tiratori. Mettersi d’accorso col Pd sul successore di Mattarella vorrebbe dire spegnere i sogni di Tajani, prima che si spengano da soli. Mai Marina arriverebbe a tanto.
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Dopo un retroscena della «Stampa» su contatti con i dem per decidere il prossimo capo dello Stato, la figlia del Cav rompe il silenzio e precisa: «Nulla di vero, affetto per Forza Italia e tutto il centrodestra».Marina Berlusconi come non l’avete mai vista, anzi letta: la presidente di Fininvest firma in prima persona una durissima smentita a un retroscena apparso ieri sulla Stampa, che la dipingeva come intenta, manco a dirlo attraverso Gianni Letta, a flirtare politicamente con il Pd per scegliere insieme, nel 2029, un successore di Sergio Mattarella non di stretta osservanza meloniana. Per raggiungere questo obiettivo, secondo Marina, a quanto raccontato dalla Stampa, occorre impedire il varo della nuova legge elettorale, puntare sul pareggio e poi dare vita a un «governo di scopo» Fi-Pd-chiunque ci stia (magari pure il M5s) della durata di due anni che porti all’elezione al Quirinale di, ad esempio, Pierferdinando Casini. Ultima suggestione, un imminente incontro tra Marina Berlusconi ed Elly Schlein. Per la Primogenita, la misura è colma: «Dopo settimane di retroscena del tutto campati in aria», scrive Marina, «in cui sono stata dipinta come artefice di fantomatiche trattative sotterranee tra Forza Italia e il centro-sinistra, l’articolo sulla Stampa di oggi (ieri, ndr) ha avuto l’effetto della classica goccia che fa traboccare il vaso. Voglio dirlo con estrema chiarezza: non esiste alcun mio contatto con esponenti del Partito democratico, e non ho in agenda incontri o interlocuzioni di questo genere. Non sono né artefice, né ispiratrice di manovre volte a ridefinire alleanze e schieramenti, o addirittura a influenzare l’elezione del futuro presidente della Repubblica. Queste sono dinamiche che competono esclusivamente alla politica e ai partiti». La raffinatezza del centro-sinistra col trattino, leggendaria provocazione politica di Francesco Cossiga che così intendeva tenere comunque distanti il centro moderato alleato con la sinistra, è da incorniciare: «Da cittadina, oltre che da assidua lettrice di giornali», aggiunge Marina Berlusconi, «mi sento di esprimere un auspicio, anche se sono consapevole che è destinato a cadere nel nulla: in una fase così delicata per il Paese, sarebbe meglio vedere più rispetto e più attenzione per i fatti e per la realtà. E non l’ennesima rincorsa a retroscena del tutto fantasiosi, messi in giro ad arte da chi ha un unico obiettivo: indebolire Forza Italia e tutto il centrodestra. Quanto a Forza Italia, credo sia del tutto naturale che io guardi con attenzione e affetto alla creatura politica di mio padre, alla quale ha dedicato trent’anni della sua vita. Ma è un rapporto che si esprime nel pieno rispetto dei ruoli e dell’autonomia della classe dirigente del partito. Aggiungo che provo lo stesso legame ideale con l’intero centrodestra, perché lo considero parte altrettanto integrante, e imprescindibile, dell’eredità politica di Silvio Berlusconi». In sintesi: nessuno, nel centro-sinistra e dintorni, si sogni di poter contare sull’«aiutino» di Marina per organizzare un ribaltone in quest’ultimo scorcio di legislatura. Per quel che riguarda la prossima, si vedrà: che Forza Italia, così come la Lega, nutra seri dubbi sulla legge elettorale voluta da Giorgia Meloni non è un mistero per nessuno, ma in questo caso non c’entra nulla Marina Berlusconi: sono gli stessi forzisti a temere che tra indicazione del premier prima del voto e conseguente trascinamento per Fdi, il nuovo sistema possa penalizzare entrambi gli alleati. Così come, non manca chi, sempre nel corpaccione berlusconiano, fa un semplice ragionamento: con questa legge elettorale andiamo al governo sia se vinciamo che se pareggiamo, con la nuova no (la Lega e Fdi non entrerebbero mai in un eventuale esecutivo di larghe intese). C’è però pure, tra i big del partito, chi fa notare alla Verità che con la nuova legge Roberto Vannacci potrebbe essere imbarcato in coalizione molto più facilmente: simbolo sulla scheda e via, senza dover garantire collegi blindati ai «futuristi» che dovrebbero essere poi votati da tutta la coalizione. Infine: Marina Berlusconi sa perfettamente che il suo nome viene speso anche per legittimare piccole beghe locali e ribellioni interne, soprattutto al Sud. Non mancano episodi di vera e propria commedia dell’arte, con esponenti locali che utilizzano il vecchio trucco del finto messaggio whatsapp. Si memorizza sul cellulare il nome di un parente o un amico come «Marina Berlusconi», il complice mette la foto della Primogenita nel profilo whatsapp, ed ecco pronti messaggi «di Marina» da mostrare a tavola a militanti estasiati. E che dire di Francesca Pascale? L’ex fidanzata del Cav è assediata da richieste di interlocuzione con «Marina» per le più micragnose e assurde richieste, e agli amici ha confidato di non poterne più. Detto ciò, c’è però da dire che Marina Berlusconi difficilmente potrebbe smentire di aver caldeggiato il presunto «rinnovamento» di Forza Italia, concretizzatosi fino ad ora con il cambio in corsa dei capigruppo alla Camera e al Senato (da Paolo Barelli a Enrico Costa e da Maurizio Gasparri a Stefania Craxi). Così come, su temi come il fine vita e i diritti civili, è noto che la Primogenita esercita la sua «moral suasion» per una svolta liberal rispetto alle posizioni degli alleati. Tornando al retroscena smentito, non possiamo risparmiarci una malignità: nei palazzi romani e pure fuori, da mesi e mesi si rincorre la voce secondo la quale Giorgia Meloni avrebbe prospettato ad Antonio Tajani l’ipotesi di una ascesa al Quirinale dell’attuale ministro degli Esteri. Ipotesi che si potrebbe verificare, molto ma molto in astratto, solo se il centrodestra potesse contare, nel prossimo Parlamento, su una solidissima maggioranza, a prova di franchi tiratori. Mettersi d’accorso col Pd sul successore di Mattarella vorrebbe dire spegnere i sogni di Tajani, prima che si spengano da soli. Mai Marina arriverebbe a tanto.
Imagoeconomica
L’ultimo in ordine di tempo lo si registra ieri, in un curioso gioco a rimpiattino tra la Lega di Serie A, la Prefettura di Roma, con le emittenti televisive a far da convitato di pietra dietro le quinte e la Regione Lazio a commentare in modo non certo benevolo. Il motivo del contendere riguarda il calendario della trentasettesima giornata di campionato, questione oltremodo scottante perché è previsto il derby Roma-Lazio, al quale si affiancheranno Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma. Dettaglio non trascurabile: tutte le partite coinvolgono compagini impegnate nel conquistarsi un posto in Champions League e il regolamento specifica in modo chiaro che negli ultimi due turni di stagione è obbligatorio che le squadre impegnate a conseguire gli stessi obiettivi scendano in campo agli stessi orari. Fosse semplice. L’origine dei mali è scaturita dalla necessità di incastrare il derby capitolino. Giocare domenica sera è fuori discussione: dopo la guerriglia urbana tra tifosi dell’aprile 2025 e il ferimento di 14 agenti, il Viminale, per gestire meglio l’ordine pubblico, ha vietato alle due formazioni di affrontarsi in orario serale. Nemmeno alle 15 sarebbe pensabile. Ci sono gli Internazionali d’Italia di tennis, evento diventato catalizzatore di attenzioni mondiali anche perché tutti i riflettori sono puntati sulle partite di Jannik Sinner, che magari in finale non è detto ci arrivi, ma gode di granitiche probabilità. La soluzione che avrebbe accontentato capra, cavoli e (in parte) gli editori televisivi sarebbe stata convogliare tutti gli incontri nel cosiddetto orario di «lunch match», cioè la domenica all’ora di pranzo. Ma è arrivato il secco no della Prefettura e della Questura capitoline: «Premesso che noi siamo attrezzati per gestire qualsiasi cosa, anche eventi difficili in concomitanza, mi sembrerebbe di buon senso non far giocare un derby nello stesso giorno degli Internazionali di tennis, oggi diventati un evento mondiale di pari importanza», ha dichiarato il questore Roberto Massucci. Dunque contrordine. Se il derby di domenica non si può disputare, e il sabato ci sono già partite che prevedono una messa in onda televisiva, non resta che fissare tutti i match lunedì. Già, ma quando? Alle 18 significherebbe perdere una buona fetta di pubblico ancora impegnata con il lavoro. L’unico orario capace di accontentare tutti sarebbe alle 20.45, cioè in piena contraddizione con la necessità di non disputare Roma-Lazio in orari serali. Eppure per la Prefettura c’è poco da sfogliar margherite: «Alla luce delle valutazioni effettuate in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con particolare riferimento ai profili connessi alla gestione dell’ordine pubblico e della mobilità urbana in concomitanza con un evento di rilevanza mondiale quale gli Internazionali Bnl d’Italia, in corso presso il Foro Italico, è stato disposto che l’incontro di calcio Roma-Lazio si disputerà nella giornata di lunedì 18 maggio 2026, con inizio alle ore 20.45», recita una nota. La Lega Serie A ha annunciato ricorso al Tar del Lazio. «Ormai è deciso che il derby di Roma si giochi lunedì? Non credo proprio, reagiremo in ogni sede opportuna», ha replicato l’amministratore delegato di Lega serie A, Luigi De Siervo. Arduo prevedere ulteriori variazioni: tutte e cinque le partite dovrebbero essere confermate per lunedì sera. Nelle ore precedenti l’ufficialità dello spostamento, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, non solo aveva stigmatizzato la decisione iniziale della Lega Serie A di programmare il derby domenica a pranzo, ma aveva pure rimarcato la totale assenza di pianificazione strategica nel gestire una giornata di campionato che fin da inizio anno si sapeva sovrapposta potenzialmente alla manifestazione tennistica: «L’annuncio di De Siervo circa l’orario di gioco del derby Roma-Lazio mi lascia perplesso, per usare un eufemismo. Assurdo prendere una decisione a pochi giorni dalla partita, la cui data si conosceva da molto tempo e in concomitanza con la finale maschile degli Internazionali di tennis», ha sottolineato. Insomma, si naviga a vista, si rischia il naufragio, e il calendario in formato spezzatino, con date e orari sempre diversi per accontentare i palati e i contratti delle emittenti televisive, ha per giunta trasformato i tifosi di ogni club in consumatori spendenti alla mercé di decisioni dell’ultimo minuto. Non è un caso che da marzo circoli negli stadi e sul web una «petizione nazionale degli ultras per un calcio giusto e popolare». Tra le richieste di cambiamento avanzate dai supporter militanti nella loro raccolta firme, ci sarebbe quella per ottenere «orari che consentano ai lavoratori e alle famiglie di seguire i match, evitando il calcio spezzatino», oltre a «combattere la trasformazione del calcio in mero business televisivo, che allontana famiglie e tifosi». L’iniziativa non pare affatto peregrina. Non si tratterebbe di accondiscendere a derive nostalgiche del calcio che fu, ma di coniugare la necessità di fare affari e generare profitto con quella di mantenere il sostrato popolare e identitario delle squadre di pallone. Impresa in teoria non impossibile. A patto di cominciare a pianificare gli eventi con un minimo di cognizione, o almeno con umano preavviso.
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