
L’attuale amministrazione Usa sa di svolgere un ruolo storico cruciale e dopo aver dedicato il suo primo anno allo smantellamento del sistema di frodi attraverso l’opera del Doge guidato da Elon Musk e alla riscrittura degli assetti mondiali, passando dal globalismo novecentesco alla nuova configurazione multipolare basata sugli interessi nazionali, si trova ora alle prese con il passaggio democratico cruciale, rappresentato dall’approvazione finale del Save Act, il provvedimento che garantisce la partecipazione al voto solo ai cittadini americani e solo dietro presentazione di documento di identità.
Ma insieme agli atti destinati a cambiare il volto agli Stati Uniti e al mondo, esistono molti altri provvedimenti cosiddetti «minori» in grado di segnare in maniera netta e decisiva una nuova visione delle cose. In questi casi noi, distanti europei, possiamo solo osservare e ispirarci ma, come ribadito dal segretario di Stato Marco Rubio pochi giorni fa, il legame culturale che lega Stati Uniti ed Europa rimane imprescindibile. Quando meno di un mese fa Donald Trump emanò l’ordine esecutivo dal nome «Stopping Wall Street from Competing with Main Street Homebuyers», la chiarezza del titolo consentì di comprendere immediatamente il fine di tale provvedimento: limitare fortemente l’acquisto di case unifamiliari da parte di grandi investitori istituzionali, Blackrock in primis; concedere priorità agli acquirenti individuali e familiari nelle vendite di proprietà federali; vietare la concessione di finanziamenti statali ai fondi immobiliari che operano nel contesto delle case unifamiliari e, infine, introdurre disincentivi fiscali finalizzati a penalizzare la speculazione sugli immobili unifamiliari, sia in fase di acquisto massivo, impedendo così il rialzo artificiale dei prezzi delle case, sia in fase di vendita massiva, tecnica utilizzata dai fondi immobiliari per abbassare le quotazioni di una intera zona ed espandere così le proprie acquisizioni costringendo le famiglie all’affitto.
Il provvedimento intende così porre un freno al controllo di interi quartieri da parte dei fondi immobiliari, impedendo così agli stessi di acquisire una posizione dominante in una determinata zona grazie alla quale possono attuare strategie di distorsione del mercato a scapito delle famiglie e dei piccoli proprietari.
Non si tratta di una misura soltanto tecnica o unicamente indirizzata a ristabilire un’equità di base tra investitori di enormi proporzioni e famiglie, ma si tratta di qualcosa che va oltre, si tratta di una visione della società molto chiara e precisa, una visione in base alla quale lo Stato interviene per ottemperare al suo compito essenziale: difendere il debole ed impedire le distorsioni di mercato che consentono l’usura. Si tratta di una visione in netta controtendenza al neoliberismo globalista inaugurato da Clinton e Blair e continuato da Obama, una concezione che intende la società come costruita sulla famiglia e sull’individuo e sul presidio di libertà irrinunciabile rappresentato dalla proprietà privata a scapito di una visione finanziaria della società in base alla quale la speculazione - sia essa immobiliare o di qualsiasi altra natura - rappresenta il motore ed il valore fondamentale sul quale uniformare ogni altro aspetto sociale, civile, culturale e politico. In un recente discorso tenuto in Ohio, il vicepresidente J. D. Vance è tornato su questo ordine esecutivo citandolo come esempio del nuovo corso della politica statunitense, in piena convergenza sia con Trump che con Rubio, affermando la priorità della difesa della piccola proprietà ed il valore reale e simbolico della proprietà della casa intesa come presidio di libertà per l’individuo.
Ma la nuova impostazione politica e culturale che proviene dall’America non è affatto qualcosa di inedito o di distante da noi: tutti i concetti e i valori citati nei provvedimenti legislativi e nei documenti programmatici correlati affondano le proprie radici in quella Dottrina Sociale della Chiesa che vede nel nome dell’attuale pontefice un richiamo implicito a colui che tale Dottrina inaugurò, il Leone XIII della Rerum Novarum. Ed è proprio nei documenti sociali della Chiesa che si possono ritrovare le stesse idee che animano oggi il nuovo corso americano, dalla proprietà privata come «naturale diritto dell’uomo il cui esercizio nella vita sociale non è solo lecito ma assolutamente necessario» della Rerum Novarum (1891), alla sussidiarietà basata sul principio secondo il quale «[...] è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così allo stesso modo è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare» citato nella Quadragesimo Anno (1931).
La nuova destra valoriale che si sta strutturando negli Usa si pone così come imprescindibile punto di riferimento mondiale nell’epoca della «fine del lavoro» che avanza inesorabile e lo fa prendendo posizione contro la deriva finanziaria che, proprio a causa delle nuove tecnologie, minaccia di assumere connotati sempre più transumani e antiumanisti.







