Trump legalizza le cripto. Concorrenza al dollaro gestito dall’«odiato» Powell

Negli Stati Uniti, patria dei cowboy, è finalmente arrivato il momento di dare un ordine legale alle criptovalute. La Camera dei Rappresentanti ha approvato a colpi di 308 voti a favore (e 222 contrari, decisamente tanti) il Genius Act — che, a dispetto del nome da Silicon Valley, è un tentativo serio di mettere ordine nel caos delle stablecoin, quei token digitali che imitano il dollaro senza avere una banconota in tasca.
Sorpresa delle sorprese: il provvedimento è sostenuto anche da una fetta di Democratici. Sì, proprio loro, che fino a ieri vedevano nel Bitcoin la scomunica monetaria. Ma quando il vento tira forte, anche i più puri si mettono il cappuccio da minatore digitale.
La novità è che stavolta Trump, quello che chiamava le criptovalute «una truffa», si è scoperto cripto-entusiasta. Sarà mica perché nel frattempo ha interessi in società come World Liberty Financial? Macché. Sarà la visione. O forse la provvidenziale occasione di mettere bocca sui portafogli pensionistici americani, dove si vocifera voglia far entrare criptovalute, oro e private equity con un ordine esecutivo che sa tanto di operazione nostalgia (o propaganda elettorale).
Ma non è tutto. In questa Crypto Week made in Washington, sono passati anche altri due provvedimenti: il Digital Asset Market Clarity Act of 2025 e - rullo di tamburi - l’Anti-CBDC Act, quello che vuole impedire alla Fed di emettere una valuta digitale. In pratica: “Bitcoin sì, dollaro digitale statale no, grazie”. Una scelta che fa sorridere chi sperava in una versione digitale della banconota verde. E che invece si ritrova con una jungla di token privati a stelle e strisce.
Intanto, mentre al Congresso si fanno le leggi, Bitcoin fa i massimi: oltre 120.000 dollari. Gli investitori, da buoni segugi, avevano già annusato l’aria di regolamentazione «amica» e sono entrati pesanti. Come ha spiegato Steve Sosnick, strategist di Interactive Brokers: «Il mercato aveva già scontato l'entusiasmo. Ma il fatto che non ci sia stata una svendita post-annuncio dimostra che gli operatori sono fiduciosi: questa volta la politica non si tirerà indietro».
E in effetti, il vento è cambiato. Le stablecoin, una volta relegate agli scambi di nicchia, ora si candidano a diventare la spina dorsale della nuova finanza americana. Collateralizzazione 1:1, cioè ogni dollaro digitale è garantito da un vero dollaro (o quasi), e via libera alle microtransazioni, ai pagamenti istantanei e all’interesse di giganti come Walmart e Amazon, che stanno valutando se emettere stablecoin fatte in casa. Altro che PayPal: qui si parla di moneta da supermercato
Secondo gli analisti di Bloomberg e Reuters, questa nuova infornata legislativa rappresenta un punto di svolta per l’intero settore. La regolamentazione federale sulle stablecoin favorirà la crescita del mercato crypto, ma con un twist: «Le altcoin, Ethereum in primis, stanno già sovraperformando Bitcoin - spiega un report di TradingView - con +43,6% nell’ultimo mese per Eth, contro il +14,1% del re dei token».
Insomma, Bitcoin attira i titoli, ma Ethereum raccoglie i dividendi della fiducia istituzionale. Sempre secondo gli analisti, le criptovalute minori (escluse Bitcoin ed Ethereum) hanno visto una crescita della capitalizzazione del 25,4%, un segnale che l’interesse si sta finalmente diversificando. Non più solo "oro digitale", ma un intero ecosistema che prende forma.
Non mancano, però, le perplessità. E stavolta è il turno della Federal Reserve, messa all’angolo dalla politica. Probabilmente un riflesso della lite fra Trump e Powell. Non potrà emettere la sua versione digitale del dollaro. E mentre le stablecoin private si espandono, c’è chi parla di «dollaro ombra»: una valuta virtuale che viaggia nei circuiti internazionali senza passare dal via (né dalla Fed).
Non a caso, il Financial Times lancia l’allarme: con i big tech in posizione dominante, il rischio è che si crei una moneta parallela, fuori dal controllo delle banche centrali. Uno scenario che potrebbe innescare nuove tensioni tra Stato e colossi privati, in una lotta per la supremazia monetaria 3.0.
E così, mentre il debito americano vola oltre i 34 trilioni e i Treasury bond si trasformano in collaterale per le stablecoin, ci si chiede: chi comanda davvero nella nuova economia digitale? Il Congresso, Wall Street o Jeff Bezos.






