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Dazi Usa, Bruxelles strilla ma cerca l’intesa

Dazi Usa, Bruxelles strilla ma cerca l’intesa
Donald Trump (Ansa)
  • L’Europa fa la voce grossa per le tariffe sui metalli imposte da Trump, ipotizzando contromisure su moto e bourbon. Il «Ft», però, rivela che l’Ue è pronta a tagliare le tasse sulle auto statunitensi e comprare più metano liquido per evitare la guerra commerciale.
  • In Cina rialzi anche su carbone e petrolio americani. Xi verso lo stop alla vendita di TikTok.

Lo speciale contiene due articoli.


Arrivano altri dazi. Donald Trump domenica ha annunciato nuove tasse doganali del 25% su acciaio e alluminio in ingresso negli Usa. Ancora una volta saranno Messico e Canada i Paesi più colpiti: i due esportatori insieme rappresentano il 40% dell’import di acciaio degli Usa, con circa 10 milioni di tonnellate nel 2023 sui 25 milioni di totale importato, per un valore di circa 20 miliardi di dollari. Nel 2023 il mercato statunitense ha richiesto circa 100 milioni di tonnellate di acciaio.

Nella classifica dei maggiori fornitori esteri di acciaio seguono il Brasile, con 3,6 milioni di tonnellate, la Corea del Sud, il Giappone, la Germania, Taiwan e Vietnam. Esiste già un dazio del 100% sull’acciaio cinese (imposto da Joe Biden lo scorso anno) che però rappresenta solo il 2% dell’import. Anche sull’alluminio per il Canada saranno dolori: dei 5,5 milioni di tonnellate di alluminio importato dagli Usa nel 2024, ben 3,2 arrivavano dal Canada (il 58%), per un valore di circa 10 miliardi di dollari. Molto distaccati seguono gli Emirati Arabi, Cina, Russia e Bahrain. A Wall Street ieri le azioni dei produttori statunitensi di acciaio e alluminio sono salite vigorosamente: Nucor, Steel Dynamics, U.S. Steel e Alcoa sono salite tra il 4% e il 6%, mentre Cleveland-Cliffs ha visto decollare le quotazioni fino a un ragguardevole +19,2%. Trump ha altresì detto domenica che sono pronti dazi reciproci verso tutti i Paesi che attualmente applicano dazi sulle merci americane. In questo contesto, dovrebbero essere pronti anche i dazi sulle merci esportate dall’Unione europea.

Non è chiaro come questi nuovi dazi sui metalli si inseriscano nella partita già in corso con Messico e Canada, dopo quelli imposti dieci giorni fa e poi temporaneamente sospesi. Nel frattempo, la ventilata telefonata tra Trump e Xi Jinping per parlare di dazi non c’è stata. «Non ho fretta» ha detto il presidente americano, annunciando che i dazi del 10% sulla Cina sono solo un inizio e che presto seguiranno provvedimenti molto più corposi diretti verso Pechino. Dunque, Trump prosegue nella sua strategia di dare robusti scossoni alla globalizzazione (shock and awe). Per ora sono i vicini Messico e Canada a farne le spese, ma sullo sfondo, oltre alla Cina, c’è l’Unione europea. Tra i Paesi europei messa peggio c’è la Germania, che fa più di un terzo del proprio surplus negli Usa (circa 80 dei 240 miliardi di surplus tedesco nel 2024), mentre per la Cina gli Usa rappresentano il 15% circa del surplus. Il 2 febbraio, parlando con i giornalisti, Trump aveva definito il commercio con l’Europa un’ «atrocità» e aveva annunciato imminenti dazi sulle merci provenienti dall’Unione europea.

L’Ue, nel frattempo, si attesta su dichiarazioni in ordine sparso, facendo la voce grossa ma, sotto sotto, aprendo al negoziato. Ieri il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha scritto su X: «Lo dico con grande prudenza ma anche con grande chiarezza: come Unione europea possiamo agire velocemente ai dazi, se questo dovesse diventare necessario». Da Bruxelles ufficialmente c’è silenzio: «Non reagiremo ad annunci vaghi finché non ci sarà una conferma scritta», dice la Commissione.

Una miscela di toni duri e aperture arriva invece dal presidente della commissione per il commercio al Parlamento europeo, l’europarlamentare socialdemocratico Bernd Lange: «Se Trump impone dazi su acciaio e alluminio come annunciato, allora si applicheranno automaticamente contro-dazi del 50% su motociclette Harley Davidson, bourbon e motoscafi» ha detto ieri. «Le contromisure possono essere riattivate immediatamente, con un atto attuativo veloce della Commissione», ha concluso Lange. Si parla di riattivazione perché si tratterebbe delle stesse contromisure che l’Ue aveva già imposto nel 2018, all’epoca dei primi dazi imposti da Trump su acciaio e alluminio provenienti dall’Europa. Le ritorsioni europee furono sospese dopo un accordo raggiunto con il presidente Joe Biden, ma possono essere riattivate in qualsiasi momento con un semplice atto della Commissione. Inoltre, la sospensione in vigore attualmente scadrà il 31 marzo prossimo. Però, sempre secondo il parlamentare tedesco, l’Unione europea è disposta ad abbassare le attuali tasse d’importazione sulle auto dagli Usa dall’attuale 10% al 2,5%. In effetti il balzello europeo non è applicato alle auto da Giappone e Corea del Sud, ad esempio. «Possiamo cercare di raggiungere un accordo prima che i costi e i dazi aumentino», ha detto Lange, parlando al Financial Times. Sul tavolo negoziale l’Ue metterebbe anche la disponibilità a comprare dagli Stati Uniti maggiori quantitativi di gas naturale liquefatto e sistemi di difesa.

Proprio in questi giorni in Europa arriva il trio di massimi funzionari dell’amministrazione americana, inviati da Trump a tre eventi particolarmente importanti che si svolgono in questi giorni. Il vicepresidente J.D. Vance è da ieri a Parigi per una conferenza sull’intelligenza artificiale, a margine della quale incontrerà Ursula von der Leyen. Vi sono inoltre gli incontri Nato a Bruxelles e la conferenza sulla sicurezza internazionale a Monaco, dove si parlerà di Ucraina, con la presenza del segretario alla difesa Pete Hegseth e del segretario di Stato Marco Rubio. Sono i primi contatti tra i vertici dell’Ue e la nuova amministrazione americana. Tra guerra in Ucraina, spese militari, Intelligenza artificiale e commercio l’agenda è assai ricca.

Pechino dà il via alla contromossa: balzelli su macchine agricole e gas

Pechino risponde con fermezza alle nuove tariffe imposte da Donald Trump, scatenando una nuova ondata di tensioni in un conflitto commerciale che sembra non avere via d’uscita. Il governo cinese ha infatti annunciato un pacchetto di misure che prevede dazi del 15% su carbone e gas naturale liquefatto, e del 10% su petrolio, veicoli di grossa cilindrata e attrezzature agricole. Oltre a queste tariffe, Pechino ha deciso di restringere l’export di tungsteno, tellurio e altri metalli rari, materiali fondamentali per la produzione di tecnologie d’avanguardia.

L’annuncio, fatto appena un minuto dopo l’entrata in vigore delle tariffe statunitensi del 10% sui beni prodotti in Cina - è stato accompagnato da un forte messaggio diplomatico. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha dichiarato: «In una guerra dei dazi non c’è vincitore. Non esiste via d’uscita per il protezionismo, né per una guerra commerciale e tariffaria».

Il ministero del Commercio cinese ha definito l’azione statunitense una grave violazione delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, accusando gli Usa di unilateralismo e protezionismo. Anche il ministero delle Finanze ha sottolineato come la condotta Usa non solo non contribuisca a risolvere le proprie problematiche interne, ma interrompa la normale cooperazione economica e commerciale tra le due potenze. Nel frattempo, Washington ha scelto di sospendere per un mese i dazi del 25% applicati a Canada e Messico, continuando però la sua linea dura contro la Cina. Un accordo temporaneo è stato raggiunto con il Messico, il quale, in cambio della sospensione delle tariffe su tutti gli import, si impegna a inviare 10.000 soldati al confine per contenere i flussi migratori e il traffico di fentanyl. Un patto analogo è stato siglato con il Canada, dove il primo ministro Justin Trudeau ha promesso un maggiore coordinamento per la gestione dei confini. Il nodo dell’Unione europea, invece, resta irrisolto. La Commissione europea ha dichiarato di non aver ricevuto notifiche ufficiali riguardo all’imposizione dei nuovi dazi da parte dell’amministrazione statunitense e ha annunciato di non voler rispondere ad annunci generici privi di dettagli. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha, inoltre, affermato che l’Ue interverrà per difendere i propri interessi, sottolineando che non esiste alcuna esitazione nel proteggere il mercato europeo.

Questa nuova fase del conflitto commerciale dimostra ancora una volta quanto le relazioni economiche tra le due maggiori economie mondiali siano complesse e cariche di tensione, con ripercussioni che rischiano di farsi sentire ben oltre i confini di Washington e Pechino.

Del resto, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti non passa solo dalle tariffe sulle materie prime. In ballo c’è anche il social media cinese TikTok, fondato da ByteDance, colosso che entro il 5 aprile dovrebbe vendere l’app di video brevi a un acquirente americano. Se così non sarà, infatti, il social media smetterà di funzionare negli States.

Il punto è che Pechino non intende mollare la presa su quello che ritiene un asset strategico e preferirebbe che le operazioni americane di TikTok cessassero di esistere piuttosto che darle in pasto agli Yankee. Senza considerare il danno economico per ByteDance: secondo quanto riportato dal Washington Post, TikTok ha incassato negli Stati Uniti circa 9 miliardi di dollari lo scorso anno. Questa somma rappresenta il 25% del totale degli introiti previsti per il 2024 dal social media.

Milano-Cortina, ci pensa la Moioli a darci una gioia. Bronzo nello snowboard cross
Michela Moioli posa con la sua medaglia di bronzo durante la cerimonia di premiazione della finale femminile di snowboard cross ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, a Livigno (Ansa)
La decima giornata dei Giochi porta all’Italia il bronzo di Michela Moioli nello snowboard cross, conquistato in rimonta dopo una caduta in allenamento. Delusione per Tommaso Giacomel nel biathlon e per il pattinaggio di velocità maschile, dove i due azzurri Riccardo Lorello e Davide Ghiotto hanno chiuso la gara dei 10.000 metri fuori dal podio.
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La scuola non educa i nostri figli: li rieduca
Ansa
Negli Usa, l’indottrinamento tra i banchi ha convinto i ragazzi che l’America sia «sistemicamente» razzista. Da noi, già ai tempi di Ramelli si spaccavano le teste dei dissenzienti. Era questo il progetto del Sessantotto: trasformare la propaganda in senso comune.

Uno studio condotto negli Stati Uniti nel 2022 mostra il peso crescente e opprimente che la scuola esercita sugli studenti. Secondo i dati, grazie alla scuola, una larga maggioranza degli studenti americani considera gli Stati Uniti un Paese sistemicamente razzista: si parla diffusamente di «privilegio bianco» e di convinzioni inconsce negative nei confronti dei neri. Affermazioni come «l’America è costruita su terra rubata» vengono presentate come verità acquisite, incontrovertibili, assolutamente certe, come il fatto che due più due faccia quattro. Anzi, molto più certe: lo Stato dell’Oregon ha imposto ai suoi docenti un corso di «aggiornamento» per «spiegare» come l’unicità del risultato in matematica (due più due fa quattro, fa solo quattro e fa sempre quattro), è da considerarsi una forma di «suprematismo bianco». Sul due più due che fa quattro possiamo discutere, sul suprematismo bianco, no. Queste tesi non emergono da un libero confronto di idee, ma vengono apprese a scuola senza contraddittorio, calate dall’alto come dogmi. Teorie discutibili vengono così trasmesse senza discussione a giovani che appartengono alla civiltà occidentale, educandoli non alla conoscenza critica della propria storia, ma al disprezzo di sé.

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Dall’amore alla tragedia: la serie su John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette
«Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette» (Disney+)

Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette, su Disney+ a partire da venerdì 13 febbraio, ripercorre la storia della coppia: dall’incontro al successo mediatico, fino alle crepe causate dall’esposizione e alle tensioni private. Un racconto dell’amore e del prezzo della celebrità, fino alla tragedia del 1999.

Un colpo di fulmine, di quelli capaci di vincere ogni pregiudizio. L'amore fra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette, gli occhi azzurro cielo sotto i capelli biondi e fini, è iniziato come nei film. Ma nessun lieto fine lo ha mai coronato. Il figlio del presidente Usa e sua moglie si sono inabissati nelle acque scure dell'Oceano Atlantico, sette anni dopo essersi conosciuti.

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Soldi pubblici allo show sulla surrogata
Il teatro che mette in scena lo spettacolo «M(Other)», il racconto di una storia di gestazione per altri (vietata dalla legge in Italia), ha ricevuto finanziamenti dal ministero della Cultura, dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano. Roccella: propaganda lesiva.

In Italia la maternità surrogata è reato universale, ma si mette in scena uno spettacolo che gode di contributi pubblici. In questi giorni, la storica associazione milanese Teatro della Cooperativa sta promuovendo la pièce M(Other), diretta da Renato Sarti. Il debutto è stato ieri, repliche fino al 22 febbraio.

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