2023-08-10
Entro agosto possibile l’accordo tra Tesoro, F2i e Cdp col fondo Usa per acquistare la rete. Resta l’ostacolo dell’Antitrust Ue.Tim corre in Borsa. Il titolo ha guadagnato ancora il 5,7% a 0,27 euro collocandosi fra le migliori blue chips della giornata. Piazza Affari scommette su un poker di compratori per chiudere l’acquisto della scatola in cui verranno raggruppate la rete telefonica e Sparkle. Sarebbe la conclusione positiva della partita della rete unica nazionale aperta nel 2020 quando ancora governava Giuseppe Conte a capo della maggioranza giallorossa. Allora venne sottoscritta una lettera d’intenti con Cdp che però non ebbe alcun seguito. Stavolta i tempi sono maturi visto che la trattativa può contare sul poker d’assi composto da Mef, Cdp, F21 e dagli americani di Kkr che potrebbero chiamare al tavolo altri soggetti, a cominciare da Cppib, il più grande fondo pensione pubblico del Canada, che gestisce in totale 400 miliardi di euro. Nella cordata potrebbero entrare anche gli arabi di Adia, il fondo sovrano di Abu Dhabi e altri fondi pensione con i quali i contatti sarebbero in corso. Stando alle indiscrezioni, il Mef, Cdp e F2i rileverebbero una quota di minoranza, intorno al 35%, e avrebbero poteri di governance, ma il pallino resterebbe in mano a Kkr che già due anni fa si era fatta avanti con un’Opa a 0,505 euro per tutta la Tim. Operazione che venne fermata. Kkr nel frattempo aveva rilevato il 37,5% di Fibercop (la rete secondaria di Tim) per 1, 8 miliardi. Non stupisce quindi che la Borsa in questi mesi abbia trattenuto il fiato, nonostante il moltiplicarsi delle indiscrezioni.Ma la firma di un Mou (memorandum of ) tra Kkr e la cordata tricolore è davvero così vicina? Stando alle informazioni raccolte dalla Verità è davvero difficile che si possa chiudere entro Ferragosto o la prossima settimana e più plausibile è ipotizzare che qualcosa possa essere ufficializzato prima della fine del mese. C’è un tema importante di Antitrust Ue da superare (l’ingresso del Mef potrebbe configurare l’ipotesi degli aiuti di Stato) e di risorse, con la Ragioneria di Stato molto attenta sul dossier. Qualcuno a Piazza Affari ha scommesso su una conclusione molto ravvicinata dell’operazione, ma evidentemente non sarà così. Secondo la geografia che si sta delineando, il governo sarebbe intenzionato a rilevare una quota del 30-35% di NetCo, facendo leva anche sul coinvolgimento con una piccola quota, si parla del 3% di Cdp (ma senza diritti di governance per ragioni di Antitrust, vista la presenza nella rete concorrente di Open Fiber), e di F2i. Riflettori sulla questione economica: da dove tirerebbe fuori le risorse il Mef? Sempre secondo rumors, per F2i non sarebbe così scontato raccogliere 3 miliardi per rilevare una partecipazione del 15% in NetCo e il ministero dell’Economia starebbe lavorando a una norma ad hoc per raccogliere 3 miliardi da sottoporre al vaglio della Corte dei conti, a fronte dei possibili ostacoli di natura politica e regolatoria. Dal canto suo Kkr ha chiesto un finanziamento da 10,5 miliardi a cinque anni a un consorzio di dieci banche. La risposta è attesa per fine agosto. L’offerta presentata dal fondo americano vale 21 miliardi di euro (compresi due possibili revisioni in caso di matrimonio con Open Fiber) aumentati di altri due per arrivare così a 23 (ma con varie condizioni) durante l’ultima tornata di rilanci Sullo sfondo si agita la principale criticità che rischia di mandare nuovamente a monte tutta l’operazione. Vivendi, azionista di maggioranza relativa di Tim ritiene l’offerta di Kkr troppo avara. Valuta la rete almeno 30 miliardi e, ovviamente, potrebbe mettersi di traverso. Non tanto in consiglio, dove ha ritirato tutti i rappresentanti per non dover consolidare Tim nel perimetro del gruppo. Questa assenza ora pesa, perché i francesi non possono opporsi in sede di deliberazione. Ma avrebbero un forte potere interdittivo in un’assemblea straordinaria per valutare la congruità della vendita. In questo caso, infatti, il rischio di un nuovo stop sarebbe molto alto perché nelle assemblee straordinarie servono maggioranze qualificate e Vivendi ha i numeri per bloccare la delibera. C’è da notare comunque che l’eventuale presenza del Tesoro nell’operazione potrebbe anche facilitare il dialogo con i francesi, con un incontro Mef-Vivendi che potrebbe essere previsto già a settembre. Nonostante le criticità, gli analisti restano ottimisti. «Continuiamo a ritenere che un’offerta congiunta di Kkr e Cdp con il supporto del governo e di altri soggetti a trazione pubblica rappresenti lo scenario ideale per Tim», commentano gli analisti di Intermonte, «perché farebbe venir meno i rischi di veti incrociati tra Cdp (esercizio golden power del governo) e Kkr (placet per cessione di FiberCop) e portare verosimilmente ad un miglioramento della valutazione di NetCo (in questo caso, upside da sinergie derivante dalla combinazione di NetCo con aree grigie e bianche di Of in caso di break-up) almeno sopra i 23 miliardi inizialmente proposti».
(IStock)
Svanisce l’accusa di falso ideologico per una professionista di Roma che aveva esentato alcune persone a rischio. Finisce un calvario fatto di incursioni dei Nas e documenti spacciati per falsi. La storia della pandemia viene riscritta poco alla volta.
Niente falso ideologico. Niente reato. Invece piena assoluzione per un medico di base di Roma che nel 2022 aveva firmato l’esenzione al vaccino anti Covid a quattro pazienti. L’ennesima di una serie di sentenze che ormai, una dopo l’altra, stanno riscrivendo la storia della pandemia in Italia e soprattutto della sua malagestione.
Il caso è quello di una dottoressa accusata perché avrebbe avuto l’ardire di esentare dalla vaccinazione alcune sue pazienti. E di aver prodotto certificazioni false. Documenti che il medico aveva firmato perché le pazienti erano portatrici di una serie di fattori di rischio e se vaccinate, avrebbero potuto sviluppare malattie gravi o incorrere in un peggioramento del loro quadro clinico. Come purtroppo è successo a molti pazienti che dopo la vaccinazione hanno visto l’insorgere di danni collaterali gravi e invalidanti.
Christine Lagarde (Ansa)
Nel consueto bollettino, gli economisti della Bce (a guida francese) parlano di una Ue a due velocità trainata dalla crescita del Pil di Macron & C. Non citano la crisi politica più grave degli ultimi 70 anni, deficit fuori controllo, tagli al rating e spread zero con l’Italia.
Qualche settimana fa (inizio ottobre), era balzato agli onori delle cronache un report degli analisti di Berenberg che per la prima volta parlavano di un vero e proprio scambio di ruoli all’interno dell’Ue: «La Francia sembra la nuova Italia». Dietro a quel giudizio tranchant ci passa un’epoca di almeno tre lustri che parte da un altro mese di ottobre, quello del 2011, e dalla risatina tra gli allora leader di Parigi e Berlino, Sarkozy e Merkel. Il sorrisetto beffardo nascondeva un giudizio di inaffidabilità politica ed economica rispetto alla traballante situazione del governo Berlusconi e ai conti pubblici che a detta dei sostenitori dell’austerity dell’epoca, nel Belpaese non rispettavano gli impegni presi.
Jeffrey Epstein (Getty Images)
Pubblicati i primi file. Il trafficante morto misteriosamente in carcere disse: «Sono l’unico in grado di abbattere Trump».
La torbida vicenda che ruota attorno alla controversa figura di Jeffrey Epstein è tornata di prepotenza al centro del dibattito politico americano: nuovi documenti, nuovi retroscena e nuove accuse. Tutte da verificare, ovviamente. Anche perché dal 2019, anno della morte in carcere del miliardario pedofilo, ci sono ancora troppi coni d’ombra in questa orribile storia fatta di abusi, ricatti, prostituzione minorile, silenzi, depistaggi e misteri. A partire proprio dalle oscure circostanze in cui è morto Epstein: per suicidio, secondo la ricostruzione ufficiale, ma con i secondini addormentati e l’assenza delle riprese delle telecamere di sicurezza.
Nel riquadro, Giancarlo Tulliani in una foto d'archivio
Requisiti una villa, conti correnti accesi in Italia e all’estero e due automobili, di cui una di lusso. I proventi di attività illecite sono stati impiegati nuovamente per acquisizioni di beni immobili e mobili.
Lo Scico della Guardia di finanza ha eseguito ieri un decreto di sequestro per circa 2,2 milioni di euro emesso dal Tribunale di Roma su proposta dei pm della Direzione distrettuale Antimafia, nei confronti di Giancarlo Tulliani, attualmente latitante a Dubai e fratello di Elisabetta Tulliani, compagna dell’ex leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. La sezione Misure di prevenzione del Tribunale della Capitale ha disposto nei confronti di Tulliani il sequestro di una villa a Roma, di conti correnti accesi in Italia e all’estero e due autovetture di cui una di lusso, per un valore complessivo, come detto, di circa 2,2 milioni di euro. «Il profitto illecito dell’associazione, oggetto di riciclaggio, veniva impiegato, oltre che in attività economiche e finanziarie, anche nell’acquisizione di immobili da parte della famiglia Tulliani, in particolare Giancarlo», spiega una nota. «Quest’ultimo, dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro di provenienza illecita, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, ha trasferito le somme all’estero, utilizzando i propri rapporti bancari.






