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Tifavano regime, ora danno lezioni agli Usa

Tifavano regime, ora danno lezioni agli Usa
Mario Monti (Ansa)
Monti invocava «meno democrazia nella somministrazione dell’informazione» e adesso fa la predica sull’autoritarismo di Trump. Come se in America non esistessero contrappesi. Intanto l’Europa spinge per eliminare l’unanimità. E far comandare solo i più forti.

Va bene tutto. Va bene Beppe Sala che mischia la Shoah alle violenze dell’Ice. Vanno bene le lettere di Ultima generazione a Matteo Piantedosi, per chiedere la cacciata degli agenti americani dall’Italia. Vanno bene i moniti della Cei sull’ordine pubblico alle Olimpiadi. Però le filippiche sulla deriva autoritaria negli Usa, quelle no. Specie se la predica arriva dal pulpito del Corriere della Sera, il quotidiano delle liste di proscrizione dei «putiniani». E se la firma della ramanzina è di Mario Monti. L’uomo che, nel 2021, invocava «modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione». E che ora, sfidando il senso della vergogna, paragona «certi tratti» dell’operato di Donald Trump «ad alcune caratteristiche che l’Italia per fortuna non ha più visto, dopo il regime fascista». Monti, forse il premier più detestato della storia d’Italia, fondatore di una Scelta civica più sciolta che scelta, che però adesso si mette a misurare, sondaggi alla mano, il calo dei consensi per il presidente. Lui se ne intende…

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Mai dire Blackout | Checkpoint Hormuz

Lo Stretto resta chiuso e il petrolio sale. Si cercano rimedi ma le riserve sono solo una toppa. La Russia intanto sorride. Von der Leyen pentita sul nucleare.

Spiragli di negoziato tra Israele e Libano
Bombardamenti in Libano (Ansa)
Continuano i raid dell’Idf sulla terra dei cedri. Dall’inizio della guerra almeno 826 morti, di cui 106 bambini. Ferito un altro soldato Unifil. Emmanuel Macron chiede di mediare e offre Parigi come sede. Haaretz: «Possibili incontri nei prossimi giorni, più probabile a Cipro».

Israele sta valutando il lancio di una vasta operazione terrestre nel Libano meridionale con l’obiettivo di allontanare Hezbollah dalla linea di confine e distruggere le infrastrutture militari del movimento sciita. La notizia è stata riportata dal sito di informazione statunitense Axios, che cita fonti governative israeliane e americane.

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Il conto della guerra lo paga il referendum
(Ansa)
Piazze, strumentalizzazioni e bugie sono il segno che il cambiamento sulla giustizia fa paura. Ma i timori per le tensioni in Medio Oriente e per i rincari di pieno e bollette possono condizionare il voto del 22-23: il governo ci pensi per evitare flop.

Dicono che la separazione delle carriere serva a mettere i pubblici ministeri sotto il controllo della politica e dunque a indebolirli per poi porli al servizio del governo. Però allo stesso tempo dicono che la separazione delle carriere creerà un gruppo autoreferenziale di magistrati che non risponderà a nessuno. «Così si trasformano i pm in una casta separata di 2.200 Torquemada autoreferenziali, autogestiti con il loro Csm, più potenti e agguerriti di ieri»: Marco Travaglio scripsit.

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Sanzioni e accise, governo diviso. Meloni media ma il tempo stringe
Giorgia Meloni insieme ad Antonio Tajani e Matteo Salvini (Ansa)
Matteo Salvini sposa la linea Donald Trump, Antonio Tajani quella di Bruxelles. E il premier prepara il cdm.

La speculazione sui carburanti e le sanzioni alla Russia fanno accapigliare ancora i due vicepremier. Matteo Salvini, leader della Lega, adotta una linea filotrumpiana. Il numero uno di Forza Italia più filoeuropeista. Secondo Salvini anche l’Italia dovrebbe «allentare le sanzioni»: «Gli Stati Uniti stanno straguadagnando, la Russia pure, la Cina il petrolio lo sta avendo ugualmente dall’Iran» e «chi ne sta pagando le conseguenze siamo noi».

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