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Tifavano regime, ora danno lezioni agli Usa

Tifavano regime, ora danno lezioni agli Usa
Mario Monti (Ansa)
Monti invocava «meno democrazia nella somministrazione dell’informazione» e adesso fa la predica sull’autoritarismo di Trump. Come se in America non esistessero contrappesi. Intanto l’Europa spinge per eliminare l’unanimità. E far comandare solo i più forti.

Va bene tutto. Va bene Beppe Sala che mischia la Shoah alle violenze dell’Ice. Vanno bene le lettere di Ultima generazione a Matteo Piantedosi, per chiedere la cacciata degli agenti americani dall’Italia. Vanno bene i moniti della Cei sull’ordine pubblico alle Olimpiadi. Però le filippiche sulla deriva autoritaria negli Usa, quelle no. Specie se la predica arriva dal pulpito del Corriere della Sera, il quotidiano delle liste di proscrizione dei «putiniani». E se la firma della ramanzina è di Mario Monti. L’uomo che, nel 2021, invocava «modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione». E che ora, sfidando il senso della vergogna, paragona «certi tratti» dell’operato di Donald Trump «ad alcune caratteristiche che l’Italia per fortuna non ha più visto, dopo il regime fascista». Monti, forse il premier più detestato della storia d’Italia, fondatore di una Scelta civica più sciolta che scelta, che però adesso si mette a misurare, sondaggi alla mano, il calo dei consensi per il presidente. Lui se ne intende…

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Macron vola in Africa per provare a recuperare l’influenza perduta
Emmanuel Macron (Ansa)
Nel vertice in Kenya il presidente evoca partnership paritarie, copiando il Piano Mattei.

Il primo vertice fra Francia ed Africa in una nazione angolofona fa parte della strategia di Emmanuel Macron per recuperare influenza dopo il crollo della cosiddetta Francafrique, il dominio neocoloniale di Parigi nelle sue ex colonie.

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Il presidente Usa Donald Trump è atterrato a Pechino per un vertice con Xi Jinping. Si tratta della prima visita di un presidente americano in Cina da quasi un decennio, in un incontro volto a ridurre le tensioni tra le due superpotenze.
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Merz bocciato da nove tedeschi su dieci
Friedrich Merz (Ansa)
Dopo appena un anno di governo, il cancelliere ha solo il 13% dei consensi: non era mai successo a nessuno dei predecessori. Ieri i sindacati lo hanno riempito di fischi quando ha annunciato le sue prossime mosse: tagli alle pensioni e giornata lavorativa di 12 ore.

«I tedeschi devono darsi una mossa». E giù fischi. « Non siamo stati capaci di modernizzarci, ora siamo alla resa dei conti». A questo punto i boati e i lazzi con pollice verso travolgono il palchetto sul quale Friedrich Merz sta spiegando i componenti della medicina amara per far uscire la Germania dalla crisi sistemica in atto.

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Partito in rivolta, ministri dimissionari e tensioni sui bond. Starmer verso l’addio
Keir Starmer (Ansa)
Per andarsene il premier britannico attenderebbe il benservito del Labour. Interessi sui titoli di Stato ai massimi dal 2008.

Downing Street è diventato un bunker. Dentro c’è il premier Keir Starmer, in evidente crisi di popolarità e leadership; fuori ci sono tre ministri e un sottosegretario di peso che si sono già dimessi e un’ottantina di deputati del suo partito, il Labour, che gli hanno manifestato la loro sfiducia.

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