Israele sta valutando il lancio di una vasta operazione terrestre nel Libano meridionale con l’obiettivo di allontanare Hezbollah dalla linea di confine e distruggere le infrastrutture militari del movimento sciita. La notizia è stata riportata dal sito di informazione statunitense Axios, che cita fonti governative israeliane e americane.
Secondo le ricostruzioni, il piano militare prevederebbe la conquista dell’intera area situata a Sud del fiume Litani, il corso d’acqua che attraversa il Libano da Est a Ovest e che da anni rappresenta una linea strategica per la sicurezza del confine tra i due Paesi. L’operazione sarebbe diventata sempre più probabile dopo il massiccio attacco missilistico lanciato mercoledì da Hezbollah contro il Nord di Israele. La tensione si è ulteriormente aggravata dopo le dichiarazioni del leader del movimento sciita Naim Qassem, che ha ribadito come Hezbollah sia pronto a sostenere uno scontro lungo con Israele.
Un alto funzionario israeliano, citato da Axios, ha spiegato che l’eventuale offensiva terrestre potrebbe seguire un modello simile a quello adottato nella Striscia di Gaza. «Faremo quello che abbiamo fatto a Gaza», ha dichiarato il dirigente, riferendosi alla distruzione sistematica di edifici e tunnel utilizzati dalle milizie per nascondere armi e organizzare attacchi. L’obiettivo sarebbe occupare il territorio, spingere le forze di Hezbollah verso Nord e smantellare i depositi di armi presenti nei villaggi della zona. Lo scenario è cambiato bruscamente dopo il lancio di oltre 200 razzi contro il Nord dello Stato ebraico, avvenuto mercoledì in un’azione coordinata con Teheran, che nello stesso momento ha lanciato missili verso obiettivi israeliani.
Nella mattinata di ieri Hezbollah ha continuato a colpire Israele con razzi e droni facendo scattare le sirene di allarme nella località di confine di Margaliot. Decine di militanti di Hezbollah sono stati uccisi durante «raid mirati» condotti dalle truppe di terra israeliane nel Libano meridionale. Lo ha reso noto l’esercito israeliano spiegando che la scorsa settimana le unità dell’Idf hanno avviato un’operazione nell’area del villaggio di Rab al-Thalathine. Secondo i militari l’obiettivo dell’operazione è individuare e bonificare la zona dalle infrastrutture e dai combattenti di Hezbollah. Nel corso dei raid le truppe avrebbero ucciso decine di miliziani e distrutto numerosi siti appartenenti all’organizzazione sciita, tra cui depositi di armi, un centro di comando e diverse postazioni di osservazione. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno inoltre diffuso immagini che mostrano militanti del movimento sciita mentre trasferiscono razzi all’interno di un deposito di armi nel Libano meridionale prima di essere colpiti.
Le Idf hanno anche annunciato di aver eliminato in Libano un comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Secondo quanto riportato dal Times of Israel si tratterebbe di Hisham Abd al-Karim Yassin, figura coinvolta nel sistema di comunicazioni di Hezbollah e nel cosiddetto Corpo palestinese della Forza Quds. L’aeronautica israeliana ha inoltre reso noto di aver ucciso Murtada Hussein Srour, membro dell’unità aerea 127 di Hezbollah, colpito nell’area dell’Università di Beirut.Il bilancio dei bombardamenti israeliani contro il Libano è salito intanto a 826 morti, di cui 106 bambini, mentre il numero dei feriti ha superato quota 2.000. Nelle ultime ventiquattro ore oltre 50 persone hanno perso la vita.
Nel frattempo continuano gli incidenti anche in prossimità delle postazioni internazionali. Un militare della missione Unifil è rimasto lievemente ferito dopo che una base vicino a Meiss ej Jebel è stata colpita probabilmente da raffiche di mitragliatrice pesante. Le Nazioni Unite hanno annunciato l’apertura di un’indagine. Sul piano diplomatico cresce intanto la pressione per fermare il conflitto.
In un discorso pronunciato a Beirut il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha affermato che «è imperativo che Hezbollah rispetti la decisione del governo di affermare il pieno controllo sulle armi» e che «è altrettanto imperativo che Israele rispetti la sovranità e l’integrità territoriale del Libano».
La Francia ha inoltre elaborato una proposta per porre fine alla guerra che prevederebbe un passo senza precedenti da parte di Beirut: il riconoscimento ufficiale di Israele. Il piano, esaminato da Stati Uniti e Israele, punta a favorire una de-escalation del conflitto, evitare una lunga occupazione israeliana del Sud del Libano e aumentare la pressione internazionale per il disarmo di Hezbollah.
Nei prossimi giorni sono attesi colloqui tra Israele e Libano. I negoziati dovrebbero essere guidati dall’ex ministro israeliano Ron Dermer su incarico del premier Benjamin Netanyahu, con la possibile partecipazione degli Stati Uniti rappresentati da Jared Kushner. Il presidente francese Emmanuel Macron si è offerto come mediatore e ha proposto la capitale francese, ma l’iniziativa dell’Eliseo è guardata con grande diffidenza da Israele che non vuole dargli la possibilità di profilarsi sul tema.




