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2023-12-06
Così i terroristi si finanziano con il crowdfunding
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Ansa
La Financial Action Task Force, nota anche con il nome francese Groupe d'Action Financière (Gafi), è un'organizzazione intergovernativa fondata nel 1989 su iniziativa del G7 per sviluppare politiche di lotta al riciclaggio di denaro, è composta da rappresentanti di 39 governi nazionali e organizzazioni regionali e stabilisce standard internazionali per l’integrità finanziaria. Lo scorso ottobre il Gafi ha pubblicato il rapporto sull’utilizzo delle piattaforme di crowdfunding da parte di organizzazioni terroristiche ed estremiste. Il crowdfunding prevede la raccolta di fondi per un progetto o un’impresa, spesso tramite piccole somme donate da un gran numero di contributori attraverso piattaforme dedicate su Internet. Questa attività è del tutto legale e numerose cause meritevoli, startup, piccole imprese e organizzazioni no-profit hanno utilizzato il crowdfunding per ottenere risorse. Tuttavia, la mancanza di trasparenza e l’opacità di alcune piattaforme sommate alla frammentazione dei dati su chi invia e riceve denaro fanno sì che queste piattaforme siano attraenti per le organizzazioni terroristiche e per altri attori illeciti. I terroristi e gli estremisti violenti raccolgono i fondi tramite enti di beneficenza e organizzazioni no-profit che utilizzano piattaforme di crowdfunding per sfruttare cause umanitarie (ad esempio, Gaza o la Siria), approfittando della compassione dei donatori e utilizzando i loro contributi per finanziare le loro operazioni illecite. Gli obiettivi nominali di tale crowdfunding ingannevole potrebbero essere quelli di sostenere eventi sportivi, sostegno sociale o medico, aiuti umanitari o costruire delle infrastrutture ad esempio ospedali. Gli enti di beneficenza che fungono da copertura per le organizzazioni terroristiche possono intraprendere aiuti umanitari dirottando una parte dei fondi per attività terroristiche. Gli esempi sono molti. Nel 2001 l’amministrazione Bush definì la Holy Land Foundation – la più grande organizzazione di beneficenza islamica negli Stati Uniti – un’organizzazione terroristica e ne sequestrò i beni. Nel 2004 un gran giurì federale ha accusato l'organizzazione e cinque ex ufficiali e dipendenti di aver fornito sostegno materiale ad Hamas distribuendo fondi attraverso comitati di beneficenza in Cisgiordania che pagavano stipendi alle famiglie degli attentatori suicidi e ai prigionieri di Hamas. Gli imputati furono condannati nel 2008. Le organizzazioni no-profit talvolta possono anche essere involontariamente sfruttate da organizzazioni terroristiche, soprattutto se operano in luoghi ad alto rischio, diventando vittime di estorsioni o di skimming. Come si legge in un recente report della Foundation for Defense of Democracies (FDD) sono più di 1.400 piattaforme di crowdfunding che operano a livello globale e molte di esse offrono ai donatori la possibilità di donare tramite abbonamento oltre alle donazioni «una tantum». Gli utenti possono anche creare su misura le proprie piattaforme o siti Web di crowdfunding utilizzando applicazioni online o codici open source. I siti di social media e le app di messaggistica consentono agli utenti di connettersi con comunità locali o globali, amplificare il loro messaggio e generare slancio per le loro cause, raggiungendo un numero molto maggiore di potenziali donatori. La direzione esecutiva del Comitato antiterrorismo delle Nazioni Unite ha osservato nel 2022 che per la raccolta fondi sui social media c’è la funzione di «super chat», rappresentata con il simbolo della banconota da un dollaro di YouTube nella schermata della chat. Gli spettatori possono così fare clic su questo simbolo e utilizzare un dispositivo di scorrimento per inviare un importo in dollari specificato allo YouTuber, consentendo agli utenti di donare durante i live streaming.
Dodici dei quaranta membri del GAFI hanno notato che i gruppi terroristici, come al-Qaeda e Isis, hanno utilizzato sempre più risorse virtuali nelle iniziative di crowdfunding, soprattutto negli ultimi tre anni e non è un caso che la propaganda dei terroristi sia tornata ad essere fortissima sul web. Tuttavia, l’uso delle nuove tecnologie di pagamento non è esente da rischi per i jihadisti perché convertire asset virtuali in valuta reale non è sempre facile e conveniente. Inoltre, la volatilità degli asset virtuali può introdurre rischi aggiuntivi, come il potenziale di un rapido deprezzamento, che non rappresentano una preoccupazione per coloro che fanno affidamento sulle principali valute. Un recente rapporto di Kharon, società che si occupa di identificare un'ampia gamma di sanzioni e rischi di conformità (fondamentali per la gestione dei crimini finanziari, dell'esposizione alla catena di fornitura, dei controlli sulle esportazioni, del rischio di investimento e altro ancora) cita l’esempio del canale Telegram Gaza Now che ha celebrato i recenti attacchi di Hamas in Israele e il rapimento, la tortura e l'omicidio di israeliani. Il gruppo ha lanciato diverse campagne di raccolta fondi sui social media in seguito agli attacchi e ha sollecitato donazioni in dollari statunitensi, euro e criptovalute. Oltre a sollecitare donazioni online, Gaza Now e il suo fondatore Mustafa Ayyash hanno espresso il loro sostegno ad Hamas e ai suoi leader militanti sui social media. Ayyash nel 2017 è stato arrestato dalle autorità austriache per i suoi legami con Hamas. Ha negato l'accusa e (forse) vive ancora in Austria da dove gestisce l'account Gaza Now su X. Gli operatori della maggior parte delle piattaforme di crowdfunding non sono regolamentati da regimi antiriciclaggio o antiterrorismo (AML/CFT). Di conseguenza, non hanno obblighi di segnalazione o meccanismi sofisticati di monitoraggio e/o segnalazione come le istituzioni finanziarie consolidate. Questa mancanza di un’efficace condivisione delle informazioni tra il settore pubblico e gli enti privati coinvolti nel crowdfunding potrebbe incoraggiare i gruppi terroristici a continuare ad utilizzare queste piattaforme. È inoltre necessaria una maggiore condivisione delle informazioni tra le giurisdizioni. I servizi di intelligence e le forze dell’ordine potrebbero non avere informazioni dettagliate su gruppi e individui stranieri e sui loro collegamenti con possibili organizzazioni terroristiche. Detto questo, il coordinamento e la condivisione delle informazioni tra le giurisdizioni spesso richiedono molto tempo e possono ritardare il processo investigativo, evidenziando la necessità di sviluppare meccanismi più efficienti. Infine, le piattaforme di raccolta fondi online potrebbero non richiedere la verifica dell’identificazione dei raccoglitori e fare affidamento su elaboratori di pagamento per svolgere tale funzione, ostacolando le indagini delle Forze dell’Ordine. Il rapporto del GAFI identifica una serie di segnali di allarme che potrebbero riflettere lo sfruttamento delle piattaforme di crowdfunding, tra cui: l'utilizzo di piattaforme dedicate di pagamento e crowdfunding che abbiano dichiarato esplicitamente la propria disponibilità a offrire servizi legati a gruppi estremisti o terroristici; l’uso di piattaforme di crowdfunding con politiche di revisione dei progetti deboli, i cui termini di servizio non vietano specificamente l’incitamento o il sostegno al terrorismo, o piattaforme o intermediari che ospitano o consentono altri progetti legati all’estremismo violento o al terrorismo; l'uso di piattaforme di crowdfunding o di tecnologia finanziaria e/o indirizzi di portafogli di risorse virtuali associati a individui o gruppi legati al terrorismo. L'incoraggiamento delle donazioni tramite criptovalute che migliorano l'anonimato, come Monero, Bytecoin o Zcash; l'uso di piattaforme che consentono o richiedono pagamenti tramite istituti finanziari non regolamentati. Le società che si occupano di crowdfunding dovrebbero considerare sospette le campagne che ne oscurano lo scopo, gli obiettivi e i beneficiari finali.
Oltre a verificare i contenuti e la retorica online di organizzatori, intermediari e donatori, le piattaforme dovrebbero esaminare l’importo medio dei contributi alle campagne e determinare se l’obiettivo della raccolta fondi è insolito o incoerente con altri progetti dello stesso tipo. Inoltre secondo il Gafi anche le e banche e gli istituti finanziari dovrebbero fare la loro parte ad esempio porre ulteriori domande ed esaminare le persone coinvolte in una campagna sospetta. Ad esempio, gli organizzatori o altre persone coinvolte nella campagna di crowdfunding sono state oggetto di indagini e procedimenti penali per crimini legati al terrorismo o all'estremismo violento? Le ricevute, gli importi richiesti o altri componenti della campagna di crowdfunding contengono simboli ampiamente utilizzati da note organizzazioni terroristiche o estremiste violente? La campagna mira a sostenere un particolare gruppo di persone, come i parenti di terroristi o combattenti stranieri, piuttosto che aiutare una comunità più ampia? Anche i promotori dei progetti dovrebbero essere sottoposti a maggiori approfondimenti. Potrebbe essere necessario uno sguardo più attento se il promotore non sembra avere familiarità con il progetto o sembra essere una terza parte estranea allo scopo della raccolta fondi. Se sono presenti ulteriori segnali d’allarme, come ad esempio il promotore del progetto che cerca contributi esclusivamente in valute virtuali – in particolare le privacy coin – o se il promotore del progetto chiude la pagina di crowdfunding molto rapidamente dopo aver raggiunto l’obiettivo della raccolta fondi, il Gafi raccomanda un’ulteriore due diligence. I depositi provenienti da siti di crowdfunding seguiti da rapidi prelievi strutturati di contanti dovrebbero essere contrassegnati. Anche i fondi ricevuti o raggruppati da più conti e poi immediatamente inviati a campagne di crowdfunding dovrebbero comportare un migliore controllo di due diligence. Il Gafi raccomanda inoltre: «Verificare attentamente i donatori e i rischi geografici associati alla campagna di crowdfunding. Una campagna può rappresentare un rischio giurisdizionale più significativo se la campagna di crowdfunding ha sede in Paesi (o Paesi avvantaggiati) che non dispongono di una forte legislazione sul finanziamento del terrorismo e/o sul crowdfunding; Paesi con scarsa attuazione degli standard GAFI relativi ad asset virtuali, organizzazioni no-profit o servizi di trasferimento finanziario; scarsa supervisione del settore del crowdfunding; o regioni in cui è noto che operano organizzazioni terroristiche o che sono soggette a sanzioni globali».
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L'ultimo report del Financial Action Task Force (Fatf), l’organismo di vigilanza globale sul riciclaggio di denaro e sulla finanza del terrorismo, lancia l'allarme: gli estremisti violenti raccolgono i fondi tramite enti di beneficenza e organizzazioni no-profit che utilizzano piattaforme di crowdfunding per sfruttare cause umanitarie.La Financial Action Task Force, nota anche con il nome francese Groupe d'Action Financière (Gafi), è un'organizzazione intergovernativa fondata nel 1989 su iniziativa del G7 per sviluppare politiche di lotta al riciclaggio di denaro, è composta da rappresentanti di 39 governi nazionali e organizzazioni regionali e stabilisce standard internazionali per l’integrità finanziaria. Lo scorso ottobre il Gafi ha pubblicato il rapporto sull’utilizzo delle piattaforme di crowdfunding da parte di organizzazioni terroristiche ed estremiste. Il crowdfunding prevede la raccolta di fondi per un progetto o un’impresa, spesso tramite piccole somme donate da un gran numero di contributori attraverso piattaforme dedicate su Internet. Questa attività è del tutto legale e numerose cause meritevoli, startup, piccole imprese e organizzazioni no-profit hanno utilizzato il crowdfunding per ottenere risorse. Tuttavia, la mancanza di trasparenza e l’opacità di alcune piattaforme sommate alla frammentazione dei dati su chi invia e riceve denaro fanno sì che queste piattaforme siano attraenti per le organizzazioni terroristiche e per altri attori illeciti. I terroristi e gli estremisti violenti raccolgono i fondi tramite enti di beneficenza e organizzazioni no-profit che utilizzano piattaforme di crowdfunding per sfruttare cause umanitarie (ad esempio, Gaza o la Siria), approfittando della compassione dei donatori e utilizzando i loro contributi per finanziare le loro operazioni illecite. Gli obiettivi nominali di tale crowdfunding ingannevole potrebbero essere quelli di sostenere eventi sportivi, sostegno sociale o medico, aiuti umanitari o costruire delle infrastrutture ad esempio ospedali. Gli enti di beneficenza che fungono da copertura per le organizzazioni terroristiche possono intraprendere aiuti umanitari dirottando una parte dei fondi per attività terroristiche. Gli esempi sono molti. Nel 2001 l’amministrazione Bush definì la Holy Land Foundation – la più grande organizzazione di beneficenza islamica negli Stati Uniti – un’organizzazione terroristica e ne sequestrò i beni. Nel 2004 un gran giurì federale ha accusato l'organizzazione e cinque ex ufficiali e dipendenti di aver fornito sostegno materiale ad Hamas distribuendo fondi attraverso comitati di beneficenza in Cisgiordania che pagavano stipendi alle famiglie degli attentatori suicidi e ai prigionieri di Hamas. Gli imputati furono condannati nel 2008. Le organizzazioni no-profit talvolta possono anche essere involontariamente sfruttate da organizzazioni terroristiche, soprattutto se operano in luoghi ad alto rischio, diventando vittime di estorsioni o di skimming. Come si legge in un recente report della Foundation for Defense of Democracies (FDD) sono più di 1.400 piattaforme di crowdfunding che operano a livello globale e molte di esse offrono ai donatori la possibilità di donare tramite abbonamento oltre alle donazioni «una tantum». Gli utenti possono anche creare su misura le proprie piattaforme o siti Web di crowdfunding utilizzando applicazioni online o codici open source. I siti di social media e le app di messaggistica consentono agli utenti di connettersi con comunità locali o globali, amplificare il loro messaggio e generare slancio per le loro cause, raggiungendo un numero molto maggiore di potenziali donatori. La direzione esecutiva del Comitato antiterrorismo delle Nazioni Unite ha osservato nel 2022 che per la raccolta fondi sui social media c’è la funzione di «super chat», rappresentata con il simbolo della banconota da un dollaro di YouTube nella schermata della chat. Gli spettatori possono così fare clic su questo simbolo e utilizzare un dispositivo di scorrimento per inviare un importo in dollari specificato allo YouTuber, consentendo agli utenti di donare durante i live streaming.Dodici dei quaranta membri del GAFI hanno notato che i gruppi terroristici, come al-Qaeda e Isis, hanno utilizzato sempre più risorse virtuali nelle iniziative di crowdfunding, soprattutto negli ultimi tre anni e non è un caso che la propaganda dei terroristi sia tornata ad essere fortissima sul web. Tuttavia, l’uso delle nuove tecnologie di pagamento non è esente da rischi per i jihadisti perché convertire asset virtuali in valuta reale non è sempre facile e conveniente. Inoltre, la volatilità degli asset virtuali può introdurre rischi aggiuntivi, come il potenziale di un rapido deprezzamento, che non rappresentano una preoccupazione per coloro che fanno affidamento sulle principali valute. Un recente rapporto di Kharon, società che si occupa di identificare un'ampia gamma di sanzioni e rischi di conformità (fondamentali per la gestione dei crimini finanziari, dell'esposizione alla catena di fornitura, dei controlli sulle esportazioni, del rischio di investimento e altro ancora) cita l’esempio del canale Telegram Gaza Now che ha celebrato i recenti attacchi di Hamas in Israele e il rapimento, la tortura e l'omicidio di israeliani. Il gruppo ha lanciato diverse campagne di raccolta fondi sui social media in seguito agli attacchi e ha sollecitato donazioni in dollari statunitensi, euro e criptovalute. Oltre a sollecitare donazioni online, Gaza Now e il suo fondatore Mustafa Ayyash hanno espresso il loro sostegno ad Hamas e ai suoi leader militanti sui social media. Ayyash nel 2017 è stato arrestato dalle autorità austriache per i suoi legami con Hamas. Ha negato l'accusa e (forse) vive ancora in Austria da dove gestisce l'account Gaza Now su X. Gli operatori della maggior parte delle piattaforme di crowdfunding non sono regolamentati da regimi antiriciclaggio o antiterrorismo (AML/CFT). Di conseguenza, non hanno obblighi di segnalazione o meccanismi sofisticati di monitoraggio e/o segnalazione come le istituzioni finanziarie consolidate. Questa mancanza di un’efficace condivisione delle informazioni tra il settore pubblico e gli enti privati coinvolti nel crowdfunding potrebbe incoraggiare i gruppi terroristici a continuare ad utilizzare queste piattaforme. È inoltre necessaria una maggiore condivisione delle informazioni tra le giurisdizioni. I servizi di intelligence e le forze dell’ordine potrebbero non avere informazioni dettagliate su gruppi e individui stranieri e sui loro collegamenti con possibili organizzazioni terroristiche. Detto questo, il coordinamento e la condivisione delle informazioni tra le giurisdizioni spesso richiedono molto tempo e possono ritardare il processo investigativo, evidenziando la necessità di sviluppare meccanismi più efficienti. Infine, le piattaforme di raccolta fondi online potrebbero non richiedere la verifica dell’identificazione dei raccoglitori e fare affidamento su elaboratori di pagamento per svolgere tale funzione, ostacolando le indagini delle Forze dell’Ordine. Il rapporto del GAFI identifica una serie di segnali di allarme che potrebbero riflettere lo sfruttamento delle piattaforme di crowdfunding, tra cui: l'utilizzo di piattaforme dedicate di pagamento e crowdfunding che abbiano dichiarato esplicitamente la propria disponibilità a offrire servizi legati a gruppi estremisti o terroristici; l’uso di piattaforme di crowdfunding con politiche di revisione dei progetti deboli, i cui termini di servizio non vietano specificamente l’incitamento o il sostegno al terrorismo, o piattaforme o intermediari che ospitano o consentono altri progetti legati all’estremismo violento o al terrorismo; l'uso di piattaforme di crowdfunding o di tecnologia finanziaria e/o indirizzi di portafogli di risorse virtuali associati a individui o gruppi legati al terrorismo. L'incoraggiamento delle donazioni tramite criptovalute che migliorano l'anonimato, come Monero, Bytecoin o Zcash; l'uso di piattaforme che consentono o richiedono pagamenti tramite istituti finanziari non regolamentati. Le società che si occupano di crowdfunding dovrebbero considerare sospette le campagne che ne oscurano lo scopo, gli obiettivi e i beneficiari finali.Oltre a verificare i contenuti e la retorica online di organizzatori, intermediari e donatori, le piattaforme dovrebbero esaminare l’importo medio dei contributi alle campagne e determinare se l’obiettivo della raccolta fondi è insolito o incoerente con altri progetti dello stesso tipo. Inoltre secondo il Gafi anche le e banche e gli istituti finanziari dovrebbero fare la loro parte ad esempio porre ulteriori domande ed esaminare le persone coinvolte in una campagna sospetta. Ad esempio, gli organizzatori o altre persone coinvolte nella campagna di crowdfunding sono state oggetto di indagini e procedimenti penali per crimini legati al terrorismo o all'estremismo violento? Le ricevute, gli importi richiesti o altri componenti della campagna di crowdfunding contengono simboli ampiamente utilizzati da note organizzazioni terroristiche o estremiste violente? La campagna mira a sostenere un particolare gruppo di persone, come i parenti di terroristi o combattenti stranieri, piuttosto che aiutare una comunità più ampia? Anche i promotori dei progetti dovrebbero essere sottoposti a maggiori approfondimenti. Potrebbe essere necessario uno sguardo più attento se il promotore non sembra avere familiarità con il progetto o sembra essere una terza parte estranea allo scopo della raccolta fondi. Se sono presenti ulteriori segnali d’allarme, come ad esempio il promotore del progetto che cerca contributi esclusivamente in valute virtuali – in particolare le privacy coin – o se il promotore del progetto chiude la pagina di crowdfunding molto rapidamente dopo aver raggiunto l’obiettivo della raccolta fondi, il Gafi raccomanda un’ulteriore due diligence. I depositi provenienti da siti di crowdfunding seguiti da rapidi prelievi strutturati di contanti dovrebbero essere contrassegnati. Anche i fondi ricevuti o raggruppati da più conti e poi immediatamente inviati a campagne di crowdfunding dovrebbero comportare un migliore controllo di due diligence. Il Gafi raccomanda inoltre: «Verificare attentamente i donatori e i rischi geografici associati alla campagna di crowdfunding. Una campagna può rappresentare un rischio giurisdizionale più significativo se la campagna di crowdfunding ha sede in Paesi (o Paesi avvantaggiati) che non dispongono di una forte legislazione sul finanziamento del terrorismo e/o sul crowdfunding; Paesi con scarsa attuazione degli standard GAFI relativi ad asset virtuali, organizzazioni no-profit o servizi di trasferimento finanziario; scarsa supervisione del settore del crowdfunding; o regioni in cui è noto che operano organizzazioni terroristiche o che sono soggette a sanzioni globali».
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».