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2021-11-04
Viva Terminator: lo strano revival italiano dell’accelerazionismo
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Columbia Tristar
Nel giro di pochi mesi, tra ottobre 2020 e luglio 2021, la pur compassata Luiss university press, casa editrice dell'omonimo ateneo romano, ha fatto uscire Zero, uno, di Sadie Plant, Collasso, di Nick Land, e Cyclonopedia, di Reza Negarestani. L'Illuminismo oscuro, sempre di Nick Land, è invece uscito nello stesso periodo per la casa editrice Gog. Una vera e propria... accelerata, è proprio il caso di dire, su un tema che, fino a poco tempo fa era caro a pochi esperti di sottoculture e avanguardie. Ma andiamo con ordine. Cos'è, innanzitutto, l'accelerazionismo?
La corrente filosofica nasce negli anni Novanta attorno alla mitologica Ccru, la Cybernetic culture research unit dell'università inglese di Warwick, animata dal visionario e controverso Nick Land, sin lì rispettabile professore con all'attivo un saggio «tradizionale» su Georges Bataille. L'intuizione di fondo, maturata a partire da alcuni spunti di Nietzsche e Marx, è quella di abbandonare qualsiasi tentazione di uscita dal sistema della tecnica e del capitalismo, per spingere, al contrario, il processo alle sue estreme conseguenze. «Il processo» capitalistico, scrive Land, «non va criticato. Il processo è la critica, che si alimenta in se stessa, mentre si intensifica. L'unico modo per andare avanti è attraverso, il che significa andare ancora più dentro». Nell'ambito della tradizionale critica al capitalismo dei collettivi di sinistra, quindi, il Ccru decide di rinunciare a qualsiasi nostalgia del mondo pre capitalistico, come se la fuoriuscita del sistema fosse possibile unicamente incrementando al massimo tutti gli aspetti del sistema stesso, compresi quelli più alienanti e disturbanti.
Gli accelerazionisti si appoggiano soprattutto sui teorici francesi del postmodernismo, in particolare Deleuze, Guattari e Lyotard. Tale scuola filosofica aveva visto nel capitalismo un connubio di elementi territorializzati e deterritorializzati, per usare il loro stesso gergo, ovvero da una parte flussi di desideri e velleità di liberazione, dall'altra la tendenza a canalizzare tali istanze in sempre nuove strutture repressive. Da questa contraddizione si usciva per appunto «accelerando il processo». Land e sodali approfondivano questo punto, coniugando queste intuizioni con la letteratura cyberpunk, con i film di fantascienza, con il gergo della rete e della comunità hacker. Tutti gli incubi tecnofobi della letteratura e del cinema venivano cambiati di segno, per cui, per esempio, il mondo di Terminator, con le macchine che prendono il posto dell'uomo, veniva rivendicato come ideale. Ne uscirono una serie di testi illuminanti e deliranti allo stesso tempo, spesso quasi illeggibili, perché scritti con un linguaggio per metà filosofico e per metà preso dalle chat e dai forum del sottobosco ribelle della rete. A un certo punto, in uno sperimentalismo portato all'eccesso, Land cominciò a coniugare le tesi accelerazioniste con influenze esoteriche, accentuando oltre ogni limite il carattere di cenacolo sperimentale del suo gruppo.
Dopo un po', Land farà perdere le sue tracce, finendo a fare non si sa bene cosa in Cina, tutto sommato con una certa coerenza: quale luogo migliore per sperimentare gli aspetti più alienanti della tecnica e della società di massa?
Mentre Mark Fisher, nel frattempo, cercava di dare all'accelerazionismo una declinazione più marcatamente di sinistra, sostanzialmente ricollegandolo alle pagine più «futuriste» di Marx, quelle in cui viene raccontato il profondo spirito innovativo della borghesia, precondizione per qualsiasi rivoluzione comunista (che anzi avrebbe liberato le forze produttive dalle contraddizioni dell'apparato capitalistico), Land rispuntava fuori negli ultimi anni, virando invece decisamente a destra. Nel frattempo aveva stretto un sodalizio con Curtis Yarvin, un ingegnere informatico meglio noto in Rete come Mencius Moldbug, teorico del neocameralismo, filosofia politica a dir poco singolare che prevede l'estinzione dello Stato e un suo superamento in direzione di città autonome interamente privatizzate, gestite come delle multinazionali. Tali tesi avranno una certa eco in alcuni settori della Silicon Valley e influiranno sul variegato mondo della cosiddetta Alt-right, una galassia di siti, forum e case editrici che tirerà la volata a Donald Trump al tempo della sua elezione a presidente.
Leggere oggi i testi accelerazionisti fa una strana impressione: il gergo è spesso respingente, la formulazione quasi mai è chiara, ma le intuizioni che trapelano, inserite in un contesto di maggiore intelligibilità, non sono affatto banali. Se l'idea di essere governati dalle multinazionali è un incubo distopico, peraltro non lontano dalla sua effettiva realizzazione, l'idea di risolvere le contraddizioni del presente in avanti, anziché all'indietro, come se l'accelerazione possa far emergere l'impensato di un'epoca, meriterebbe di essere sviluppata altrove.
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Sarà per esorcizzare il clima da decrescita più o meno infelice, le ansie luddiste propagandate da Greta e il generale tono dimesso dell'epoca del Covid, ma in Italia si sta assistendo a un vero revival dell'accelerazionismo filosofico. Nel giro di pochi mesi, tra ottobre 2020 e luglio 2021, la pur compassata Luiss university press, casa editrice dell'omonimo ateneo romano, ha fatto uscire Zero, uno, di Sadie Plant, Collasso, di Nick Land, e Cyclonopedia, di Reza Negarestani. L'Illuminismo oscuro, sempre di Nick Land, è invece uscito nello stesso periodo per la casa editrice Gog. Una vera e propria... accelerata, è proprio il caso di dire, su un tema che, fino a poco tempo fa era caro a pochi esperti di sottoculture e avanguardie. Ma andiamo con ordine. Cos'è, innanzitutto, l'accelerazionismo?La corrente filosofica nasce negli anni Novanta attorno alla mitologica Ccru, la Cybernetic culture research unit dell'università inglese di Warwick, animata dal visionario e controverso Nick Land, sin lì rispettabile professore con all'attivo un saggio «tradizionale» su Georges Bataille. L'intuizione di fondo, maturata a partire da alcuni spunti di Nietzsche e Marx, è quella di abbandonare qualsiasi tentazione di uscita dal sistema della tecnica e del capitalismo, per spingere, al contrario, il processo alle sue estreme conseguenze. «Il processo» capitalistico, scrive Land, «non va criticato. Il processo è la critica, che si alimenta in se stessa, mentre si intensifica. L'unico modo per andare avanti è attraverso, il che significa andare ancora più dentro». Nell'ambito della tradizionale critica al capitalismo dei collettivi di sinistra, quindi, il Ccru decide di rinunciare a qualsiasi nostalgia del mondo pre capitalistico, come se la fuoriuscita del sistema fosse possibile unicamente incrementando al massimo tutti gli aspetti del sistema stesso, compresi quelli più alienanti e disturbanti. Gli accelerazionisti si appoggiano soprattutto sui teorici francesi del postmodernismo, in particolare Deleuze, Guattari e Lyotard. Tale scuola filosofica aveva visto nel capitalismo un connubio di elementi territorializzati e deterritorializzati, per usare il loro stesso gergo, ovvero da una parte flussi di desideri e velleità di liberazione, dall'altra la tendenza a canalizzare tali istanze in sempre nuove strutture repressive. Da questa contraddizione si usciva per appunto «accelerando il processo». Land e sodali approfondivano questo punto, coniugando queste intuizioni con la letteratura cyberpunk, con i film di fantascienza, con il gergo della rete e della comunità hacker. Tutti gli incubi tecnofobi della letteratura e del cinema venivano cambiati di segno, per cui, per esempio, il mondo di Terminator, con le macchine che prendono il posto dell'uomo, veniva rivendicato come ideale. Ne uscirono una serie di testi illuminanti e deliranti allo stesso tempo, spesso quasi illeggibili, perché scritti con un linguaggio per metà filosofico e per metà preso dalle chat e dai forum del sottobosco ribelle della rete. A un certo punto, in uno sperimentalismo portato all'eccesso, Land cominciò a coniugare le tesi accelerazioniste con influenze esoteriche, accentuando oltre ogni limite il carattere di cenacolo sperimentale del suo gruppo. Dopo un po', Land farà perdere le sue tracce, finendo a fare non si sa bene cosa in Cina, tutto sommato con una certa coerenza: quale luogo migliore per sperimentare gli aspetti più alienanti della tecnica e della società di massa?Mentre Mark Fisher, nel frattempo, cercava di dare all'accelerazionismo una declinazione più marcatamente di sinistra, sostanzialmente ricollegandolo alle pagine più «futuriste» di Marx, quelle in cui viene raccontato il profondo spirito innovativo della borghesia, precondizione per qualsiasi rivoluzione comunista (che anzi avrebbe liberato le forze produttive dalle contraddizioni dell'apparato capitalistico), Land rispuntava fuori negli ultimi anni, virando invece decisamente a destra. Nel frattempo aveva stretto un sodalizio con Curtis Yarvin, un ingegnere informatico meglio noto in Rete come Mencius Moldbug, teorico del neocameralismo, filosofia politica a dir poco singolare che prevede l'estinzione dello Stato e un suo superamento in direzione di città autonome interamente privatizzate, gestite come delle multinazionali. Tali tesi avranno una certa eco in alcuni settori della Silicon Valley e influiranno sul variegato mondo della cosiddetta Alt-right, una galassia di siti, forum e case editrici che tirerà la volata a Donald Trump al tempo della sua elezione a presidente. Leggere oggi i testi accelerazionisti fa una strana impressione: il gergo è spesso respingente, la formulazione quasi mai è chiara, ma le intuizioni che trapelano, inserite in un contesto di maggiore intelligibilità, non sono affatto banali. Se l'idea di essere governati dalle multinazionali è un incubo distopico, peraltro non lontano dalla sua effettiva realizzazione, l'idea di risolvere le contraddizioni del presente in avanti, anziché all'indietro, come se l'accelerazione possa far emergere l'impensato di un'epoca, meriterebbe di essere sviluppata altrove.
Carlo Nordio (Ansa)
Il chiarimento delle Forze di difesa israeliane, secondo cui il fermo sarebbe stato effettuato da un soldato riservista e non da un colono armato, non ha chiuso la vicenda, ma ha spostato il nodo sulla qualificazione giuridica dell’atto e sulle relative responsabilità.
«È evidente che manchi a oggi una sufficiente tutela legislativa per gli atti ostili commessi nei confronti dei nostri militari impegnati in operazioni fuori area in contesti di conflitto armato» spiega l’avvocato Massimiliano Strampelli, docente di diritto militare all’Università Link, richiamando un quadro normativo frammentato e fortemente condizionato da valutazioni politiche più che giuridiche.
Dal punto di vista del diritto penale, il riferimento è l’articolo 8 del Codice penale, che estende la giurisdizione italiana ai delitti commessi all’estero quando ledono un interesse politico dello Stato. In questa prospettiva, la convocazione dell’ambasciatore israeliano costituisce un implicito riconoscimento di tale interesse.
La norma, tuttavia, pone un limite decisivo: la procedibilità dipende dalla richiesta del ministro della Giustizia, trasformando la tutela penale in una scelta politica. In assenza di tale atto, anche ipotesi di reato come il sequestro di persona o la minaccia armata restano sul piano della sola protesta diplomatica: è Carlo Nordio che dovrebbe muoversi in prima persona.
Secondo Strampelli, tuttavia, il problema è ancora più profondo. «L’unica reale tutela sarebbe offerta dal Codice penale militare di guerra che consentirebbe l’applicazione della legge penale militare italiana anche per gli atti ostili commessi in danno di militari italiani da appartenenti ad altre forze armate o comunque belligeranti». Una soluzione tutt’altro che teorica, già sperimentata nella storia recente della Repubblica.
«In effetti tale soluzione è stata percorsa nella Storia della nostra Repubblica solo nel caso di “Enduring Freedom”, quando il Parlamento deliberò l’applicazione per la guerra in Afghanistan della legge n. 6 del 2002, con applicazione del codice penale militare di guerra». Una scelta che ampliava la tutela dei militari italiani, ma che esponeva anche gli stessi militari a un regime sanzionatorio particolarmente severo.
Non a caso, quell’esperienza venne successivamente abbandonata. Il timore era quello di sottoporre il personale italiano a pene molto più afflittive in caso di reati militari, anche quando commessi in danno della popolazione locale o di altri belligeranti. Un equilibrio fragile, che ha portato negli anni a preferire un approccio prudente, se non rinunciatario.
«Oggi però», aggiunge Strampelli, «vi è la consapevolezza che l’attuale regime normativo non tuteli i nostri militari nell’ambito di operazioni in aree operative e conflittuali, essendo ormai ineludibile l’intervento del legislatore». Le missioni definite «di pace» hanno infatti assunto nel tempo caratteristiche sempre più simili a operazioni di sicurezza armata, senza che a tale evoluzione sia corrisposto un adeguamento delle regole.
Ne deriva una tutela disomogenea, spesso rimessa alla sola diplomazia, che il caso dei carabinieri in Cisgiordania ha riportato al centro del dibattito pubblico e giuridico.
«Mi lasci dire che come cittadino e ufficiale dei carabinieri in congedo mi auguro per la dignità dell’Arma che il ministro avanzi richiesta di procedibilità a norma dell’articolo 8 del codice penale, augurandomi che i carabinieri sporgano querela per quanto sofferto», conclude Strampelli. Una presa di posizione che richiama una questione più ampia: la credibilità dello Stato nella tutela dei propri militari all’estero. Senza una riforma chiara, questi episodi rischiano di restare affidati alla politica. Ma la tutela di chi agisce in nome dello Stato non può essere occasionale.
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L'ingresso del locale Le Constellation di Crans-Montana (Ansa)
Non solo bengala e candele pirotecniche. Ma anche petardi e lanciarazzi per i fuochi d’artificio. Un vero «arsenale» per i festeggiamenti accatastato nel magazzino de Le Constellation. È quanto scoperto dagli esperti dell’Istituto forense di Zurigo incaricati dalla procura di Sion. Secondo Jacques Moretti, proprietario del locale insieme alla moglie Jessica, il tutto sarebbe arrivato per iniziativa dei clienti. «Li avranno portati loro», ha detto l’imprenditore, eludendo controlli e sorveglianza. Almeno 6 lanciarazzi Thunder King, 8 petardi lupo p1, oltre a 100 fontane pirotecniche. L’ennesimo elemento fuori posto che va ad aggiungersi alle immagini dei pannelli sorretti da stecche da biliardo. E dei pacchetti di fazzoletti per puntellarli meglio. Una storia, quella degli ormai tristemente famosi strati di poliuretano che hanno preso fuoco e causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116, che sembra non finire man mano che emergono dettagli che aggravano lo scenario di incuria e pressappochismo con cui si facevano le cose a Le Constellation. Dopo il fai da te di Jacques, con i pannelli acquistati in un negozio di bricolage e da lui stesso incollati al soffitto, video e chat diffusi dalla tv Svizzera Rts raccontano i tentativi di quello che in linguaggio gergale si direbbe «metterci una pezza». Il goffo tentativo di tenere la «schiuma» incollata in qualche modo almeno fino alle delle gran serate di Capodanno.
Un video di 8 secondi girato a metà dicembre e raccolto dall’avvocato Romain Jordan che assiste numerose famiglie delle vittime, mostra come i pannelli tenuti fermi dalle stecche da biliardo in certi punti sporgono verso il basso. Quindi «a portata» di bengala e scintille.
I messaggi vocali rivelano invece lo scambio di battute tra Moretti e un dipendente di nome Gaetan che gli mostra il cedimento dei pannelli. Jacques gli risponde: «Sì Gaetan, prova a toglierne uno e vedi se cade perché ho messo della schiuma che non conosco… Fammi sapere se va bene… se cade o no, se cade dovremo lasciarli lì, purtroppo». Gaetan ribatte con una serie di messaggi e video fino a che l’imprenditore chiude la conversazione con un certo grado di soddisfazione. «Ok, ne metteremo altri, grazie» e «sì, sembra abbastanza bello, togliete gli altri per favore». Un quadro desolante aggravato ora dalle dichiarazioni di un supertestimone, un fornitore coinvolto nella ristrutturazione del locale che avrebbe consigliato di installare protezioni in schiuma ignifuga che però sarebbero state respinte dai Moretti per ragioni di budget.
Intanto dalla Svizzera arriva un segnale all’Italia. Dopo il rientro a Roma per consultazioni dell’ambasciatore italiano fino a quando la Svizzera non avesse accettato l’immediata costituzione di una squadra investigativa comune, la Procura di Sion ha comunicato che le indagini congiunte tra Italia e Svizzera vedranno il via entro il fine settimana.
Un altro segnale, seppur tardivo, cerca di darlo anche il sindaco di Crans Montana Nicolas Feraud, ben 22 giorni dopo la controversa conferenza stampa del 6 gennaio in cui aveva ammesso che il comune non controllava il locale dal 2020. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa svizzera Keystone-Sda il primo cittadino ha pensato bene di chiedere scusa per non essersi scusato. E di ammettere di aver sbagliato a non aver dato libero sfogo alle emozioni, tant’è che le preoccupazioni sarebbero talmente intense da non permettergli di dormire la notte e costringendolo a ricorrere ad uno psicologo. «Non mi ha disturbato» la richiesta di dimissioni della stampa italiana, ma piuttosto l’insinuazione di aver «accettato bustarelle», ha aggiunto il primo cittadino. Uno sfogo non richiesto ma probabilmente mosso dalla speranza di placare le critiche che da settimane piovono contro il Comune svizzero e la gestione delle indagini da parte del Cantone. Critiche alle quali si è aggiunto ieri anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della cerimonia del Giorno della memoria al Quirinale. «Le indagini hanno pregiudicato i diritti dei cittadini italiani perché l’arresto è avvenuto in ritardo, loro stessi hanno detto che c’era pericolo di fuga. La reiterazione del reato purtroppo abbiamo scoperto che c’è anche quella e l’inquinamento delle prove è probabile». E poi il tema della cauzione. Troppo bassa. «Se vuoi dare un segnale non chiedi una cauzione di soli 200.000 franchi ma da 1 milione di franchi svizzeri. Sono tutte cose che lasciano sgomenti». Il problema però non sarebbe la Svizzera, ha tenuto a precisare il ministro. Bensì il Cantone che sta seguendo le indagini dov’è accaduto il disastro. «L’unica cosa che si può fare è cambiare i magistrati di Cantone, però è una richiesta che deve fare la Procura». Commenti duri ai quali non si è fatta attendere la stoccata di Berna. «Un principio fondamentale del nostro sistema democratico - ha fatto sapere una nota del Dipartimento degli Affari esteri Svizzero - è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri». Della serie, non si accettano lezioni. Meglio darle agli altri. Si fa per dire.
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(Esercito Italiano)
La cerimonia ha rappresentato un momento significativo nel percorso di ammodernamento della componente terrestre, sviluppato presso il CEPOLISPE, centro di riferimento per la sperimentazione e la validazione dei mezzi e dei sistemi d’arma di interesse dell’Esercito.
Il Lynx costituirà la base del «sistema di sistemi» A2CS (Army Armoured Combat System), imperniato su una flotta di Armored Infantry Fighting Vehicle (AIFV) e su piattaforme derivate. Il sistema è concepito per operare nei moderni scenari operativi e per implementare il concetto di cooperative combat, grazie a soluzioni tecnologiche di nuova generazione, elevata interoperabilità e piena integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2).
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato: «La consegna del veicolo corazzato Lynx, frutto della collaborazione industriale italo-tedesca, rappresenta un passo concreto nel rafforzamento delle capacità terrestri dell’Esercito. Il CEPOLISPE svolge un ruolo centrale nel garantire che i nuovi sistemi rispondano pienamente ai requisiti operativi».
Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, ha sottolineato: «L’avvio delle consegne segna una tappa fondamentale del programma e conferma l’alleanza tra Leonardo e Rheinmetall come punto di riferimento per il rafforzamento della difesa nazionale e della base industriale europea».
In merito alla prima consegna, l’Amministratore Delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha evidenziato: «Il Lynx stabilisce nuovi standard in termini di protezione, versatilità e scalabilità, rafforzando al contempo la cooperazione europea nel settore della difesa».
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha infine aggiunto: «Con l’introduzione di questo mezzo inizia concretamente il percorso di meccanizzazione dell’Esercito. La disponibilità di tecnologie avanzate è fondamentale per affrontare le sfide operative future».
La Joint Venture LRMV ha inoltre presentato le principali caratteristiche del nuovo veicolo da combattimento, che costituirà la base tecnologica per oltre 1.000 piattaforme, articolate in diverse varianti e ruoli operativi.
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