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«Senza una proprietà privata diffusa il mercato non può essere libero»

«Senza una proprietà privata diffusa il mercato non può essere libero»
Una protesta contro la concentrazione della ricchezza in un numero limitato di persone e contro il potere di banche e multinazionali (Getty Images). Nel riquadro John C. Medaille
Parla John C. Medaille, uno dei massimi esperti della teoria distributista: «Ciò che possediamo è ordinato a un fine e legato a un dovere. Non si può trattare il lavoro come capitale. Tra cattolicesimo e liberalismo c’è incompatibilità».
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Il Pakistan si dice pronto a mediare tra Iran e Stati Uniti
Shehbaz Sharif (Ansa)
Il primo ministro Shehbaz Sharif: «Islamabad è a disposizione per risolvere le ostilità».

Il Pakistan nei prossimi giorni potrebbe diventare il terreno di confronto fra Iran e Stati Uniti, dove aprire un tavolo di trattative dopo 27 giorni di guerra. La nazione asiatica fa anche parte del gruppo di stati come Cina, Malesia e India che stanno cercando di trovare una soluzione per il passaggio delle navi nello stretto di Hormuz.

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Forza Italia cambia al Senato, Gasparri si dimette da capogruppo
Stefania Craxi e Maurizio Gasparri (Ansa)
Dopo essersi detto già in mattinata a disposizione, il senatore lascia la guida del gruppo azzurro a Palazzo Madama. Alle 16.30 la riunione per il successore: in pole Stefania Craxi, nome gradito anche da Marina Berlusconi.
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Gianluigi Paragone analizza il terremoto politico post-referendario e le dimissioni di Delmastro e Santanchè. Il cuore del problema è la tenuta reale dell’esecutivo. «A chi serve un governo che dura cinque anni se non risolve il caro vita, l’energia e la crisi delle piccole imprese?».

Trump può vincere davvero solo se non segue Netanyahu
Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
La trattativa con l’Iran c’è, però invia marines. E Israele bombarda.

Il solito Donald Trump: cos’ha davvero in mente rispetto alla guerra in Iran? Parla di negoziati, di chiusura delle ostilità, di negoziatori in azione, di un Iran dialogante… Poi però ecco una nuova spia rossa che si accende sui radar della guerra, un nuovo reclutamento con revisione delle regole e anche l’invio di altri soldati. E allora sembra di ritornare alla vigilia dell’attacco a Teheran di fine febbraio quando i negoziati nella neutrale Svizzera suggerivano altri scenari; invece sono arrivate le bombe del mattino, i raid e l’uccisione, tra gli altri, della Guida Suprema Khamenei.

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